Tutte le domande

QUESITO:

Perché a volte l’articolo si concorda con l’aggettivo (ovvero con la parola che lo segue)? Ad esempio: il tuo amico invece di lo tuo amico, l’ultimo compito da fare invece di il ultimo compito da fare. Si concorda così per evitare la cacofonia?

 

RISPOSTA:

Bisogna distinguere tra l’accordo, che regola la scelta del genere e del numero dell’articolo, e l’armonizzazione della catena fonica, che regola la scelta della forma dell’articolo. L’articolo concorda sempre con il nome; infatti, nei suoi esempi,¬†il¬†e¬†l’¬†sono maschili singolari perch√©¬†amico¬†e¬†compito¬†sono nomi maschili singolari. La forma dell’articolo, poi, cambia a seconda dell’iniziale della parola subito successiva per facilitare la pronuncia dell’intera espressione che contiene l’articolo. L’articolo determinativo maschile singolare, per esempio, ha tre forme:¬†il,¬†lo,¬†l’, ognuna selezionata in base all’iniziale della parola successiva nella frase. Come lei stesso ha notato, del resto, la forma dell’articolo cambia anche se l’articolo √® seguito direttamente dal nome (l’amico, ma¬†il compito); in questo caso, infatti, il nome √® non solo la testa che governa l’accordo, ma anche la parola subito successiva all’articolo.
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Il mio notaio √® una donna, ma preferisce essere chiamata¬†notaio¬†anzich√©¬†notaia. Come devo accordare l‚Äôaggettivo quando mi riferisco a lei? √ą corretto dire ‚ÄúIl mio notaio √® bravissimA / preparatissimA‚ÄĚ o devo usare sempre e solo l‚Äôaggettivo al maschile?

 

RISPOSTA:

L’accordo √® un fenomeno grammaticale; √®, quindi, regolato dal genere, non dal sesso. Questo principio funziona senza sbavature quando i nomi designano oggetti inanimati (“La porta √® rossa” / “Il tavolo √® basso”), e non desta particolari problemi neanche con gli animali (“La giraffa maschio √® altissima”, ma “Il maschio della giraffa √® altissimo”). I dubbi, invece, sorgono nei rari casi in cui un nome che designa una categoria di persone ha un genere che non corrisponde al sesso del designato. L’italiano possiede un piccolo numero di questi nomi (che rientrano nel gruppo dei nomi promiscui, insieme a quelli come giraffa,¬†pavone¬†ecc.), quasi tutti femminili ma riferiti tanto a uomini quanto a donne:¬†la guida,¬†la guardia,¬†la persona¬†e pochi altri. Anche a questi nomi si applica la regola dell’accordo, per cui “Mario √® una guida bravissima / una persona generosa” ecc.
I nomi mobili (come¬†amico¬†/¬†amica) adattano il genere al sesso del designato modificando la desinenza; non hanno, quindi, il problema dell’accordo. In questo gruppo, per√≤, rientrano alcuni nomi di professione e carica pubblica usati al maschile anche quando designano referenti femminili (notaio,¬†architetto,¬†il presidente¬†e tanti altri). Questi nomi non fanno eccezione per l’accordo; Il femminile con nomi maschili va considerato scorretto anche in questi casi: non solo, quindi¬†il notaio¬†sar√† sempre¬†bravissimo¬†e mai¬†bravissima, ma anche la frase iniziale della sua domanda dovr√† essere corretta in “Il mio notaio √® una donna, ma preferisce essere¬†chiamato¬†notaio¬†anzich√©¬†notaia).
L’uso di un nome mobile maschile per un designato femminile – ricordiamo – √® scorretto: cos√¨ come non si pu√≤ dire “Il mio amico Maria √® una ragazza simpatica”, non si pu√≤ dire “Il mio avvocato / notaio / architetto… Maria Rossi √® una professionista eccellente”. La maggiore tolleranza per il maschile sovraesteso di nomi come¬†notaio¬†√® un fatto puramente culturale e non riguarda le regole della lingua italiana. Bisogna, certo, ammettere che le regole della lingua sono permeate dalla cultura; per questo motivo, per esempio, alcune parole usate comunemente in una certa epoca divengono inappropriate e persino censurate in un’altra (inutile fare degli esempi). Se, per√≤, l’italiano √® stato modellato dalla cultura nel senso della sovraestensione del maschile dei nomi di professione in un’epoca in cui questo era normale e accettato, per lo stesso principio il femminile di questi nomi deve tornare a essere usato in un’epoca in cui il pensiero comune √® cambiato.
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Morfologia, Sintassi

QUESITO:

Ho un dubbio relativo all’analisi grammaticale degli aggettivi possessivi¬†loro¬†e¬†altrui.
Essendo entrambi invariabili vorrei capire se nel momento in cui devo analizzarli √® sufficiente scrivere “aggettivo possessivo invariabile” o se devo anche specificare maschile, femminile, singolare e plurale osservando il nome dell’oggetto posseduto.
Per esempio: “Le formiche portavano delle provviste nel loro formicaio”.
In questa frase devo scrivere: “aggettivo possessivo invariabile” o anche “maschile e singolare” perch√© si riferisce a formicaio, che √® appunto maschile singolare? O lo devo analizzare come femminile plurale perch√© √® riferito a formiche?

 

RISPOSTA:

La questione √® duplice: bisogna capire con quale sintagma concorderebbe¬†loro¬†se fosse variabile e come √® meglio descrivere tale accordo nell’ambito dell’analisi grammaticale. Per il primo punto possiamo servirci di uno stratagemma: osserviamo come si comportano gli aggettivi possessivi variabili in italiano, per esempio nella frase “Abbiamo preso il¬†suo¬†zaino”. Come si vede, la scelta dell’aggettivo √® determinata dalla persona o cosa che detiene il possesso (nella frase lo zaino appartiene a una terza persona, quindi si usa l’aggettivo di terza persona singolare), ma la forma dell’aggettivo dipende dal nome accompagnato (nella frase¬†suo¬†concorda con¬†zaino). Allo stesso modo, nella sua frase¬†loro¬†√® scelto perch√© il possessore √® una terza persona plurale (le formiche), ma se l’aggettivo fosse variabile concorderebbe con¬†formicaio¬†(e lo stesso vale per¬†altrui). Per quanto riguarda la descrizione dell’aggettivo nell’analisi grammaticale,¬†loro¬†deve essere descritto come invariabile; a rigore, infatti, attribuire a¬†loro¬†un genere e un numero √® scorretto, perch√© qualsiasi scelta non corrisponderebbe all’effettiva forma della parola (che, per l’appunto, non ha n√© genere n√© numero).
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Morfologia, Sintassi

QUESITO:

Nel Credo si dice:¬† ¬ęIl quale fu concepito DI spirito santo nacque da Maria Vergine¬Ľ; sono corrette o sbagliate e perch√©? ¬ęFu concepito Di spirito santo¬Ľ, oppure ¬ędello Spirito santo¬Ľ, ¬ęda spirito santo¬Ľ, o ¬ędallo spirito santo¬Ľ?. Inoltre, ¬ęda Maria Vergine¬Ľ o ¬ędalla Maria Vergine¬Ľ, ¬ędi Maria Vergine¬Ľ o ¬ęDella Maria Vergine¬Ľ? Se invece di ¬ęMaria Vergine¬Ľ si usa ¬ęVergine Maria¬Ľ cambia la preposizione?

 

RISPOSTA:

La preghiera del Credo, nella sua versione ufficiale in italiano, recita: ¬ęPer noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo, e per opera dello Spirito Santo si √® incarnato nel seno della Vergine Maria e si √® fatto uomo¬Ľ. Circolano anche versioni pi√Ļ o meno scorrette di questa preghiera, quali ad esempio: ¬ęfu concepito di Spirito Santo¬Ľ, che √® una cattiva traduzione dal latino ¬ęconceptus est de Spiritu Sancto¬Ľ, in cui de indica in questo caso un complemento di agente (e con moto dall‚Äôaltro verso il basso), traducibile in italiano con la preposizione da e non con la preposizione di. Inoltre, la preposizione in questo caso deve essere articolata: ¬ędallo Spirito santo¬Ľ (e non ¬ęda Spirito santo¬Ľ), in quanto si riferisce a un elemento noto e determinato. Per rispondere alle altre domande, ecco i corretti usi preposizionali in italiano: ¬ęfu concepito dallo spirito santo¬Ľ (tutte le altre forme sono sbagliate); ¬ędalla Vergine Maria¬Ľ e ¬ęda Maria Vergine¬Ľ sono entrambe corrette. In ¬ęMaria Vergine¬Ľ la testa del sintagma √® Maria, che √® un nome proprio e come tale non richiede l‚Äôarticolo, mentre in ¬ęla Vergine Maria¬Ľ l‚Äôarticolo √® necessario in quanto richiesto dal sostantivo vergine. Quindi, analogamente, con le preposizioni: ¬ędella Vergine Maria¬Ľ oppure ¬ędi Maria Vergine¬Ľ (ma non ¬ędi Vergine Maria¬Ľ). L‚Äôordine delle parole non influisce sulla preposizione, ma sull‚Äôarticolo, e dunque sull‚Äôuso della preposizione semplice oppure articolata: di o della, da o dalla ecc.

Fabio Rossi

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Morfologia, Sintassi

QUESITO:

¬ęQuesta critica √® rivolta a me, che non ho seguito i tuoi consigli¬Ľ.

Non so se la costruzione sia corretta. Non ravviso niente di illogico o di irregolare in essa; tuttavia non sono convinta che, dal punto di vista grammaticale, il riferimento del ¬ęche¬Ľ sia valido.

La frase, parafrasata, sarebbe questa:

¬ęQuesta critica √® rivolta a me. Io non ho seguito i tuoi consigli¬Ľ.

Ma nell’esempio, il ¬ęche¬Ľ, se non erro, si riferisce a un soggetto non espresso. Mi domando se la mia osservazione sia giusta.

 

RISPOSTA:

La frase √® ben formata e il che non si riferisce a un soggetto non espresso, bens√¨ a un complemento di termine (della reggente), svolgendo tuttavia la funzione di soggetto della subordinata relativa. Il fatto che l‚Äôantecedente del relativo (cio√® il nome cui il relativo si riferisce) sia in un complemento indiretto non crea alcuna difficolt√†; l‚Äôimportante √® che il pronome relativo, all‚Äôinterno della proposizione relativa, svolga il ruolo o di soggetto o di oggetto, e nessun altro (salvo eccezioni d‚Äôambito colloquiale e al limite dell‚Äôaccettabilit√†). Dunque, sarebbe substandard un esempio del genere: ¬ęla critica √® rivolta a me, che non me ne importa niente¬Ľ (cio√® ¬ęa cui non importa niente¬Ľ). In questo caso, saremmo di fronte a una cosiddetta relativa debole, o che polivalente, da evitare nello stile formale o anche di media formalit√†.

Fabio Rossi

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Sintassi

QUESITO:

Nel linguaggio, spesso frettoloso e trascurato, della messaggistica, ho ravvisato esempi del genere:

1) Visto due film, stasera: spettacolari.

2) Fatto. Comprato pane e marmellate.

Si tratta evidentemente di due casi in cui si √® scelto di omettere l’ausiliare coniugato.

(Ho) visto due film. (Ho) comprato pane e marmellate.

Innanzitutto, vi domando se le costruzioni così presentate sono corrette.

Se si volesse unire l’economicit√† della comunicazione, che sembra essere fondamentale in questo contesto, con il rispetto della sintassi, si potrebbe optare, secondo voi, per il compromesso di flettere il participio passato secondo il genere e il numero?

Dal punto di vista della brevit√† (e dell’immediatezza) non ci sarebbero differenze.

3) Visti due film, stasera: spettacolari.

4) Fatto. Comprati pane e marmellate.

 

RISPOSTA:

Entrambe le costruzioni (visto/visti, fatto/fatti) sono corrette, ma non v‚Äô√® dubbio sulla maggiore formalit√† della seconda, che dunque √® da preferire. Infatti, mentre nel primo caso (¬ęvisto due film¬Ľ, ¬ęcomprato pane e marmellate¬Ľ) l‚Äôunico modo per giustificare la presenza del participio passato √® quello di ricorrere all‚Äôellissi dell‚Äôausiliare, col risultato di ottenere una frase telegrafica e, in quanto tale, traballante, assolutamente da evitare nello stile anche di media formalit√†, nel secondo caso, invece, il participio passato al plurale, e cio√® accordato col soggetto di una frase passiva (¬ęsono stati visti due film¬Ľ, ¬ęsono stati comprati pane e marmellate¬Ľ), √® perfettamente standard e adatto a qualunque contesto, interpretabile come costrutto implicito, senza bisogno di invocare l‚Äôellissi dell‚Äôausiliare. Tant‚Äô√® vero che le stesse proposizioni potrebbero trovarsi come subordinate implicite: ¬ęvisti due film, sono poi andato a letto¬Ľ; ¬ęcomprati pane e marmellate, sono pronto per una bella colazione¬Ľ. La stessa possibilit√† √® negata al participio singolare maschile, che in questo caso sarebbe agrammaticale: *¬ęvisto due film, sono poi andato a letto¬Ľ; *¬ęcomprato pane e marmellate, sono pronto per una bella colazione¬Ľ

Fabio Rossi

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Morfologia

QUESITO:

Ho un dubbio su questa frase: ¬ęLa funzionalit√† non protegge gli altri servizi e app¬Ľ.

√ą corretto indicare ¬ęaltri¬Ľ al maschile anche se app √® al femminile? Oppure √® meglio dire: ¬ęLa funzionalit√† non protegge gli altri servizi e le altre app¬Ľ? Qual √® la regola grammaticale al riguardo?

 

RISPOSTA:

Le frasi sono entrambe corrette, ma la seconda √® pi√Ļ formale. L‚Äôitaliano prevede il maschile sovraesteso in caso di due o pi√Ļ elementi di genere diverso. Certamente, per√≤, la forma ¬ęgli altri servizi e le altre app¬Ľ √® preferibile, soprattutto perch√©, nel caso di due soli elementi, non allunga troppo il testo.

Fabio Rossi

Parole chiave: Accordo/concordanza, Registri
Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Morfologia, Semantica

QUESITO:

  1. Esiste una varietà di discipline, quali quelle umanistica, artistica e scientifica.

Vorrei sapere se la costruzione è corretta, o se sarebbe consigliato strutturarla in maniera leggermente diversa sul piano della flessione.

  1. Esiste una varietà di discipline, quale quella umanistica, quella artistica e quella scientifica.
  2. Esiste una varietà di discipline, quali quella umanistica, quella artistica e quella scientifica.

 

RISPOSTA:

La 1 e la 3 sono parimenti corrette, mentre la seconda presenta un errore di accordo in quale, che deve concordare con discipline, da cui dipende, e non con quella n√© con variet√†. In verit√†, pur corrette, la prima e la terza frase sono entrambe un po‚Äô faticose e ridondanti, soprattutto la terza, per via della ripetizione di quella. Forse si potrebbe snellire il tutto cos√¨: ¬ęci sono diversi ambiti disciplinari: umanistico, artistico e scientifico¬Ľ. In effetti, pi√Ļ che di disciplina, si sta qui trattando di ambiti disciplinari (ciascuno strutturato, al suo interno, in diverse discipline: la letteratura, la filologia ecc.; la biologia, la fisica ecc.

Fabio Rossi

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Sintassi

QUESITO:

Ho un dubbio sulla seguente frase: “Non vorrei che dopo siamo in troppi”. √ą preferibile usare il congiuntivo imperfetto, ma la frase √® comunque corretta, oppure √® sbagliata?

 

RISPOSTA:

In questa frase agiscono due ragioni contrarie: da una parte ci si aspetta “Non vorrei che dopo fossimo in troppi”, perch√© i verbi di desiderio al condizionale presente richiedono il congiuntivo imperfetto nella proposizione completiva (per un approfondimento su questa norma si veda¬†qui); dall’altra l’avverbio¬†dopo¬†sottolinea la posteriorit√† dell’essere¬†rispetto al¬†volere, e questo rinforza la legittimit√† del congiuntivo presente con funzione di proiezione nel futuro. Da queste premesse si pu√≤ ricavare, come soluzione ragionevole, che l’imperfetto √® comunque la soluzione oggi considerata preferibile, ma il presente √® giustificabile (anche se sarebbe visto con sospetto da molti parlanti, quindi dovrebbe essere riservato a contesti informali).
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Morfologia, Sintassi

QUESITO:

Nella frase “Noi non li assomigliamo o li assomigliamo troppo poco” √® corretto l’uso di¬†li¬†per¬†loro?

 

RISPOSTA:

No: il verbo¬†assomigliare¬†regge un sintagma introdotto da¬†a¬†(assomiglio a mio padre), mentre il pronome¬†li¬†pu√≤ fungere soltanto da complemento oggetto, non da complemento indiretto. Pertanto √® corretto¬†li chiamiamo¬†(ovvero¬†chiamiamo loro), mentre con il verbo¬†assomigliare¬†si possono usare¬†gli¬†oppure¬†a loro¬†(quindi¬†gli assomigliamo¬†o¬†assomigliamo a loro). In teoria √® possibile anche¬†loro¬†(assomigliamo loro), visto che¬†loro¬†pu√≤ sostituire¬†a loro, ma tale sostituzione √® pi√Ļ comune quando il pronome ha una chiara funzione di complemento di termine (per esempio¬†do loro un regalo); in questo caso, invece, in cui il sintagma √® piuttosto un complemento oggetto obliquo (sul quale si veda¬†questa risposta), √® preferibile a loro.
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Vorrei sapere a quale persona si riferisce il pronome _questi _nella seguente frase:
“Con l’acquisto operato dal donante, Caio trasferiva a Tizio lo stesso bene con i relativi confini e questi con atto del 2002 enunciava che il trasferimento avveniva nello stato di fatto e di diritto in cui si trovava il cespite”.

 

RISPOSTA:

In base alle regole del riferimento anaforico¬†questi¬†riprende (o √® coreferente con)¬†Tizio, ovvero quello tra i due possibili antecedenti (Caio¬†e¬†Tizio) che non √® il soggetto della proposizione reggente (Con l’acquisto Caio trasferiva lo stesso bene con i relativi confini). Per riprendere il soggetto di una proposizione reggente, infatti, bisogna usare l’ellissi del soggetto; per riprendere¬†Caio¬†nella coordinata, quindi, la frase avrebbe dovuto essere “… Caio trasferiva a Tizio lo stesso bene con i relativi confini e con atto del 2002 enunciava…”. Esiste un’alternativa all’ellissi per riprendere il soggetto della reggente, ma non √®¬†questi, bens√¨ un pronome esplicito come¬†lo stesso¬†(preferibilmente completato dal nome): “… Caio trasferiva a Tizio lo stesso bene con i relativi confini e lo stesso Caio con atto del 2002 enunciava…”.
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Queste frasi sono tutte grammaticalmente corrette?
Non hai pensato all’eventualit√† che sia lui il colpevole?
Non hai pensato all’eventualit√† che sia stato lui il colpevole?
Non hai pensato all’eventualit√† che fosse lui il colpevole?
Non hai pensato all’eventualit√† che fosse stato lui il colpevole?

 

RISPOSTA:

Le frasi sono tutte corrette; il diverso tempo del congiuntivo nella subordinata dichiarativa instaura di volta in volta un rapporto temporale diverso tra lo stato descritto nella dichiarativa e l’evento della reggente. Nello stabilire quale sia tale rapposto bisogna considerare che nella reggente figura un passato prossimo, un tempo che si comporta a volte come storico, a volte come presente, perch√© indica un evento passato ancora valido nel presente. Nella prima frase, per esempio, il presente¬†sia¬†instaura un rapporto di contemporaneit√† nel presente con¬†hai pensato, perch√© in questa frase¬†hai pensato¬†indica che il¬†pensare¬†iniziato nel passato √® ancora in corso (deve essere cos√¨, altrimenti non avrebbe senso rappresentare l’essere colpevole¬†come presente). Anche nella seconda frase¬†hai pensato¬†stabilisce un punto di vista presente, rispetto al quale¬†l’essere colpevole¬†√® anteriore, quindi passato. Nella terza frase possiamo avere due interpretazioni: se¬†hai pensato¬†stabilisce un punto di vista presente¬†fosse¬†esprime uno stato anteriore (nonch√© continuato nel passato); se, per√≤,¬†hai pensato¬†stabilisce un punto di vista passato (in questa frase ci√≤ √® possibile proprio perch√© questo verbo √® messo in relazione con un imperfetto),¬†fosse¬†indica contemporaneit√† nel passato. Per vedere pi√Ļ chiaramente questa differenza si osservino le seguenti frasi:
1. Quando l’ho visto in manette, quel giorno, ho pensato che lui fosse colpevole;
2. Stamattina ho pensato che lui fosse colpevole.
Nella prima frase l’essere colpevole¬†√® contemporaneo nel passato rispetto a¬†ho pensato; nella seconda √® anteriore (e continuato) rispetto al presente, perch√© qui¬†ho pensato¬†stabilisce un punto di vista presente. Si noti, comunque, che nella frase 1 non √® esclusa l’interpretazione anteriore (per esempio “Quando l’ho visto in manette, quel giorno, ho pensato che lui fosse colpevole anche le altre volte che l’avevano arrestato”) cos√¨ come nella 2 non √® esclusa quella contemporanea (per esempio “Stamattina ho pensato che proprio mentre lo guardavo lui fosse colpevole”).
Nella quarta frase, infine, il trapassato indica che lo stato dell’essere colpevole¬†√® anteriore a un altro evento, anch’esso passato; questo altro evento pu√≤ coincidere con il¬†pensare¬†se¬†hai pensato¬†funziona da tempo storico, altrimenti deve essere un altro evento, non esplicitato. Anche in questo caso, per vedere meglio la differenza si osservino queste frasi:
3. Quando l’ho visto in manette, quel giorno, ho pensato che lui fosse stato colpevole;
4. Stamattina ho pensato che lui fosse stato colpevole.
Nella prima l’essere colpevole¬†precede nel tempo il¬†pensare, che √® passato; nella seconda l’essere colpevole¬†precede un altro evento (per esempio “Stamattina ho pensato che lui fosse stato colpevole anche di altri crimini prima di essere arrestato per rapina”), perch√© il¬†pensare¬†funziona da presente. La presenza di un terzo evento non √®, comunque, esclusa dalla frase 3 (per esempio “Quando l’ho visto in manette, quel giorno, ho pensato che lui fosse stato colpevole anche di altri crimini prima di essere arrestato per rapina”).
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Nella frase “Sono venuti tutti”, tutti¬†potrebbe sostituire, per esempio,¬†tutti gli invitati, che √® soggetto del verbo. Mi chiedo se entrambe le posizioni, pre e postberbale, di¬†tutti pronome siano del tutto valide e se c’√® una prevalenza di una posizione rispetto all’altra. A me la posizione postverbale sembra pi√Ļ naturale, ma non so spiegarmi il motivo.

 

RISPOSTA:

Bisogna fare un ragionamento in due passaggi.

Consideriamo innanzitutto la frase in astratto. Il soggetto pu√≤ essere collocato quasi sempre in posizione postverbale: con i verbi non inaccusativi (gli inergativi, cio√® gli intransitivi con l’ausiliare¬†avere, e i transitivi), per√≤, tale posizione √® tendenzialmente focalizzata (il soggetto ha un valore informativo di rilievo), mentre con i verbi inaccusativi (gli intransitivi con l’ausiliare¬†essere) questa posizione √® tendenzialmente non marcata. Al contrario, con i verbi non inaccusativi la posizione preverbale √® non marcata (al netto di intonazioni speciali), quella postverbale √® focalizzata. Si confrontino le seguenti frasi:

1. Al ricevimento tutti hanno mangiato [verbo inergativo] a sazietà;

2. Al ricevimento hanno mangiato tutti a sazietà.

Nella 1 il soggetto preverbale √® non marcato; nella seconda √® focalizzato, cio√® rappresentato come l‚Äôinformazione pi√Ļ rilevante nella frase. Come si √® detto, un‚Äôintonazione speciale pu√≤ marcare il soggetto rendendolo focalizzato anche se √® collocato in posizione non marcata: in questo caso un‚Äôintonaziona enfatica su tutti nella frase 1 renderebbe il soggetto focalizzato.

Ora si osservino queste due frasi:

3. Dieci persone sono venute alla festa;

4. Sono venute dieci persone alla festa / Alla festa sono venute dieci persone.

In 3 il soggetto preverbale è automaticamente focalizzato; nella coppia 4 è non marcato, perché forma un’informazione unitarica con il verbo (sono venute dieci persone). Si potrebbe al limite focalizzare anche nelle due frasi della coppia 4, ma soltanto pronunciandolo con enfasi.

Nel suo caso, ‚ÄúSono venuti tutti‚ÄĚ ricalca, in astratto, la costruzione della coppia 4; una eventuale costruzione ‚ÄúTutti sono venuti‚ÄĚ, invece, ricalcherebbe la frase 3. Diversamente, ‚ÄúHanno tutti voti alti‚ÄĚ (verbo transitivo) e ‚ÄúGiocano tutti a calcio‚ÄĚ (verbo inergativo) ricalcano la coppia 2.

Secondo passaggio. Il pronome tutti, se la frase è inserita in una sequenza, quindi in un testo, assume una funzione anaforica ineludibile, che è associata, al netto di costruzioni particolari della frase e di intonazioni speciali, al valore marcato tematico (il soggetto è rappresentato nettamente come argomento della frase al fine di collegare con chiarezza la frase al discorso sviluppato precedentemente). Tale funzione si manifesterà a prescindere dal verbo della frase, quindi si manterrà anche in posizione focalizzata, anche se il valore focalizzato è nettamente distinto da quello tematico:

5. Gli studenti della terza C sono bravissimi; hanno tutti voti alti!

6. I miei amici fanno sport; giocano tutti a calcio!

Nelle frasi, tutti √® anaforico e focalizzato. La focalizzazione non √® evidente proprio a causa della funzione anaforica di tutti, che sfuma la rilevanza dell‚Äôinformazione; essa, per√≤, emerge chiaramente se sostituiamo tutti con un sintagma nominale, privo di funzione anaforica: ‚ÄúAl ricevimento hanno mangiato a saziet√† tutti gli ospiti‚ÄĚ. Con il sintagma nominale, si noti, sarebbe molto innaturale inserire il soggetto tra il verbo e il sintagma preposizionale (‚ÄúAl ricevimento hanno mangiato tutti gli ospiti a saziet√†‚ÄĚ), perch√© tale sintagma risulta fortemente legato al verbo (√® un suo circostante). La stessa cosa avviene con i verbi transitivi, che richiedono il complemento oggetto come argomento (‚ÄúAl ricevimento hanno mangiato tutti gli ospiti la torta‚ÄĚ): con i verbi transitivi e i verbi inergativi accompagnati da un circostante, quindi, la posizione postverbale del soggetto √® possibile soltanto se tra il verbo e il soggetto si inserisce il complemento oggetto o il circostante.

7. Ho invitato dieci persone alla festa; sono venute tutte.

8. Ho invitato dieci persone alla festa; tutte sono venute.

Nella frase 7 il pronome è anaforico e non marcato; nella 8 è anaforico e focalizzato. Anche in questo caso, sostituendo il pronome anaforico con un sintagma non anaforico si fa emergere il valore informativo del sintagma, come avviene nelle frasi 3 e 4.

Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
1
0
Categorie: Morfologia, Sintassi

QUESITO:

‚ÄúI bambini dovranno allegare un file in formato pdf, elaborato secondo lo schema allegato, contenente l‚Äôelenco dei disegni trasmessi, in pdf non modificabile, di seguito indicati:‚ÄĚ
Nella frase precedente √® il file contenente l’elenco che deve essere in pdf non modificabile, o ciascuno dei disegni?

 

RISPOSTA:

Il sintagma in pdf non modificabile non può che essere interpretato dal lettore come retto da disegni, perché si trova tra disegni e di seguito indicati, che è inequivocabilmente concordato con disegni.
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Quali frasi sono corrette?

1a. Chissà se esistano i fantasmi
1b. Chissà se esistono i fantasmi
Oppure:
2a. Alcuni mi chiedono se esistano i fantasmi
2b. Alcuni mi chiedono se esistono i fantasmi

Inoltre:
3a. Mi piace un sacco le persone
3b. Mi piacciono un sacco le persone

 

RISPOSTA:

Le frasi 1a, 1b, 2a e 2b sono tutte varianti ben formate. Si tratta di interrogative indirette che ammettono sia il congiuntivo sia l’indicativo. La soluzione con il congiuntivo √® pi√Ļ aderente alla grammatica standard ed √® preferibile in contesti di alta formalit√†; quella con l’indicativo invece √® meno formale, ma comunque corretta.
Fra 3a e 3b la variante corretta √® soltanto 3b. Il verbo piacere √® intransitivo e non pu√≤ reggere un complemento oggetto; una delle particolarit√† di questo verbo (le cui sfumature si possono approfondire qui) √® il soggetto, che solitamente si trova posposto al verbo e sembra comportarsi come un complemento oggetto. In questo caso, il soggetto √® le persone, quindi l’accordo grammaticale andr√† al plurale piacciono. La frase riscritta in altro modo sarebbe: “Le persone piacciono a me un sacco”. Aggiungo, come nota di chiusura, che un sacco, che qui equivale a ‘molto’, ha valore avverbiale ed √® tipico del linguaggio colloquiale.
Raphael Merida

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

A volte ho difficolt√† nel riconoscere se¬†uno¬†e¬†una¬†sono articoli indeterminativi o aggettivi. Per esempio nella frase: “Sono andato a Pisa per una visita”, in analisi logica¬†per una visita = complemento di fine pi√Ļ attributo, oppure una √® semplicemente articolo?

 

RISPOSTA:

In italiano √® possibile distinguere l’articolo indeterminativo dall’aggettivo numerale soltanto considerando il contesto della frase. Diversa la situazione di altre lingue, nelle quali le due parole hanno forme diverse; per esempio l’inglese, in cui un’espressione come¬†a ticket for an hour¬†suona molto bizzarra, perch√© significa ‘un biglietto per un’ora qualsiasi’, mentre del tutto normale √®¬†a ticket for one hour, cio√® ‘un biglietto per un’ora, valido per un’ora’.
Un modo molto pratico per accertarsi se¬†uno¬†sia da considerarsi articolo o numerale √® provare a parafrasarlo con¬†uno indeterminato¬†e con¬†uno solo. Se la parafrasi pi√Ļ calzante √® la prima saremo davanti a un articolo, se √® la seconda avremo un numerale. Nella sua frase¬†una visita¬†√® da intendersi probabilmente come ‘una visita indeterminata’, non come ‘una sola visita’, quindi¬†una¬†√® articolo.
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Ho un dubbio reltivo alla seguente frase esterapolata dagli atti di un processo:
“i coniugi dichiarano di avere provveduto alla divisione dei beni mobili e di ogni altro oggetto di valore al di fuori di questa convenzione e di non avere null‚Äôaltro a pretendere una dall’altra”.
Qual √® la forma corretta:¬†una dall’altra,¬†uno dall’altro¬†oppure¬†uno dall’altra?

 

RISPOSTA:

I pronomi¬†uno¬†e¬†altro¬†hanno quattro forme (diversamente, per esempio, da¬†che, che ne ha una sola), quindi concordano con la parola a cui si riferiscono. Quando i due pronomi sono usati nell’espressione reciproca¬†l’un l’altro¬†o in varianti della stessa, pu√≤ capitare che la concordanza influenzi soltanto il genere, non il numero. Questo avviene quando la parola a cui entrambi i pronomi si riferiscono √® plurale, mentre ciascuno dei due pronomi rimanda a un referente singolare. L’esempio della frase da lei proposta √® proprio il caso in cui la parola a cui i pronomi si riferiscono,¬†coniugi, √® plurale, mentre ciascuno dei due pronomi rimanda a un referente singolare, ovvero ciascuno dei due coniugi. Da questo consegue che la forma grammaticalmente ineccepibile sia, nel suo caso,¬†l’uno dall’altro¬†(ovvero ‘un coniuge dall’altro coniuge’). Comunemente, se i due referenti dei due pronomi sono uno maschile, l’altro femminile, √® possibile anche costruire un accordo “logico”, cio√® non con la parola, ma con i referenti. In questo modo, se i coniugi in questione sono un uomo e una donna la forma sar√†¬†uno dall’altra¬†(ovvero ‘il marito dalla moglie’) o, viceversa,¬†una dall’altro. Un testo come una sentenza o simili, comunque, richiede il maggior rigore grammaticale possibile; in un simile testo, pertanto, √® preferibile usare la forma che concorda con¬†coniugi.
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Sintassi

QUESITO:

Leggo che ‚Äúcui‚ÄĚ si accorda sia con il singolare che con il plurale, quindi vorrei chiedere se c‚Äô√® differenza tra le seguenti due frasi o se sono intercambiabili:

Vorrei persone con cui essere me stesso.

Vorrei persone con le quali essere me stesso.

 

RISPOSTA:

Le due forme sono sovrapponibili: cui, in questo caso, si riferisce solamente a persone, quindi non crea equivoci di numero o di genere grammaticale.
Raphael Merida

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Quale di queste due espressioni è corretta:

“Sconcerta il nostro (come esseri umani) dibattersi o dibatterci per cose banali”.

 

RISPOSTA:

Il verbo dibattersi, intransitivo pronominale, viene usato all‚Äôinterno dell‚Äôesempio proposto con la funzione di sostantivo, preceduto da articolo. Entrambe le forme del verbo sono possibili, ma hanno significati diversi: il dibattersi √® impersonale, ed equivale a ‚Äėil fatto che ci si dibatta‚Äô; il dibatterci contiene il pronome di prima persona plurale, quindi potremmo parafrasarlo come ‚Äėil fatto che noi ci dibattiamo‚Äô. L‚Äôaggettivo possessivo nostro produce, pertanto, una precisazione determinante quando si unisce a dibattersi, perch√© personalizza di fatto la forma impersonale (il nostro dibattersi = ‚Äėil fatto che noi ci dibattiamo‚Äô); quando si unisce a dibatterci, invece, produce soltanto un rafforzamento del concetto gi√† espresso dal pronome ci. Tale rafforzamento √® a rigore superfluo, ma √® del tutto ammissibile, specie all‚Äôinterno di un contesto informale, perch√© conferisce alla proposizione una maggiore enfasi, e perch√© √® giustificato proprio dalla presenza di nostro, che √® percepito come semanticamente coerente con ci (laddove la combinazione di nostro e dibattersi √® sentita come insufficiente per esprimere la personalit√† dell‚Äôazione, ovvero chi sia il soggetto logico del dibattersi).

Francesca Rodolico

Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Morfologia, Sintassi

QUESITO:

Vorrei chiedere quale sarebbe il verbo corretto da usare in questa frase:
“Il ricordo del tuo luminoso sorriso e del tuo buon cuore sar√†/saranno per sempre la nostra forza”.

 

RISPOSTA:

Il soggetto della frase √®¬†il ricordo, quindi il verbo va concordato alla terza persona singolare:¬†sar√†. Il verbo sarebbe al plurale se il soggetto fosse¬†il tuo luminoso sorriso e il tuo buon cuore, per esempio se la frase fosse costruita cos√¨: “Il tuo luminoso sorriso e il tuo buon cuore saranno per sempre la nostra forza”.
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

‚ÄúHai scelto il brano peggiore tra i tanti possibili”.
Vorrei sapere se l’aggettivo¬†possibili¬†nella suddetta costruzione √® corretto.

S√¨, la costruzione √® corretta: l’aggettivo¬†possibile¬†√® comunemente usato in contesti simili senza un significato preciso, ma con la funzione di rafforzare proprio l’aggettivo o il pronome (ogni possibile candidato,¬†tutti i libri possibili…).
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Sintassi

QUESITO:

“Mi fai sentire come (ipotesi) un insegnante del dopoguerra che rimproverasse (presente o passato?) un alunno che si comporta / comporti / comportasse male”.
Con l’imperfetto ci si riferisce al passato?

“Che il castigo, se al giuramento vengo / venissi / venga meno, ricada sulla mia testa”.
Le varianti sono tutte legittime?

“Se ti portassi qui due scale e ti chiedessi quale delle due fosse / sia / √® / sarebbe la pi√Ļ alta, tu che cosa risponderesti?”.
Di nuovo, con l’imperfetto ci si riferisce al passato?

 

RISPOSTA:

Nella prima frase il congiuntivo imperfetto¬†rimproverasse¬†rappresenta correttamente l’evento come passato. La proposizione costruita intorno a¬†rimproverasse¬†√® una subordinata di tipo relativo, che si colorisce di una sfumatura eventuale per via del congiuntivo. Le forme¬†si comporta¬†/¬†comporti¬†/¬†comportasse¬†sono tutte possibili: con il congiuntivo imperfetto si rappresenta l’evento del¬†comportarsi¬†come passato, sullo stesso piano di¬†rimproverare; con il presente si sposta il punto di vista al passato per rappresentare l’atto del¬†comportarsi¬†come fosse attuale. La scelta tra l’indicativo e il congiuntivo presente in questo caso dipende dal grado di formalit√† che si vuole conferire alla frase. Sarebbe possibile anche¬†si era comportato¬†/¬†si fosse comportato, per collocare l’atto del¬†comportarsi¬†prima di quello del¬†rimproverare.
Nella seconda frase la subordinata √® ipotetica: in questa subordinata il tempo del verbo determina il grado di realt√† dell’evento: l’indicativo presente rappresenta l’evento come fattuale, il congiuntivo imperfetto come possibile, il congiuntivo trapassato come controfattuale, ovvero non pi√Ļ realizzabile. In questa proposizione il congiuntivo presente non si usa.
Nella terza frase la parte su cui ci si concentra (Se ti portassi qui due scale e ti chiedessi) √® una sequenza di due ipotetiche coordinate. Come detto sopra, in questa proposizione la forma del verbo esprime il grado di realt√† dell’evento; questa funzione √® indirettamente collegata al tempo, perch√© la fattualit√† (espressa dall’indicativo presente) √® legata al presente o al massimo a un futuro gi√† programmato; la possibilit√† √® legata ugualmente al presente o al futuro; la controfattualit√† √® legata al passato. Per quanto riguarda l’interrogativa diretta (quale delle due fosse / sia / √® / sarebbe la pi√Ļ alta), la scelta tra l’indicativo e il congiuntivo presente dipende dal registro, come per¬†si comporta¬†/¬†comporti. Il condizionale in questo caso non √® giustificato, perch√© non √® indicata nessuna ipotesi tale da condizionare la qualit√† dell’altezza.
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

“Le citt√† iniziano ad occuparsi da loro delle leggi”.

Mi chiedo se nella frase da loro sia corretto; a me verrebbe spontaneo utilizzare da sé, anche se si tratta di plurale.
Qual è la forma corretta?

 

RISPOSTA:

La forma corretta √®¬†da s√©: questo pronome, infatti, sostituisce sia¬†lui/lei, sia¬†loro¬†quando si riferisce al soggetto. Nella frase in questione, la sostituzione del pronome con¬†loro¬†√® favorita da due fattori:¬†s√©¬†√® associato pi√Ļ facilmente al singolare che al plurale; non √® presente un altro possibile referente del pronome. La sostituzione sarebbe, infatti, ben pi√Ļ grave in una frase come “Le citt√† greche iniziano a fare alleanze con citt√† asiatiche; iniziano anche ad approvvigionarsi di merci da loro”, in cui¬†loro¬†sarebbe certamente riferito dal lettore alle citt√† asiatiche, non alle citt√† greche.
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Morfologia, Sintassi

QUESITO:

Desidero porre una domanda in merito a un tema molto discusso: quale tipo di concordanza usare. Ad esempio:

Mi serve un mucchio di oggetti.
Mi servono un mucchio di oggetti.

La prima frase presenta una concordanza di tipo grammaticale. La seconda frase di una concordanza ‚Äúa senso‚ÄĚ.
Ora sono quasi sicuro che per l’italiano formale si dovrebbe usare la concordanza grammaticale; tuttavia suona meglio a mio avviso la concordanza a senso. La concordanza grammaticale sembra quasi stonare.

 

RISPOSTA:

La concordanza grammaticale in questi casi pu√≤ sembrare ‚Äústonata‚ÄĚ rispetto alla concordanza a senso perch√© si scontra con la rappresentazione logica soggiacente (un mucchio di oggetti¬†=¬†molti oggetti). Tale rappresentazione √® talmente evidente che la concordanza a senso √® percepita come pi√Ļ naturale rispetto a quella rispettosa della regola dell’accordo tra il soggetto e il verbo. Per questo motivo essa √® considerata generalmente accettabile, tranne che in contesti scritti formali.
Per una spiegazione pi√Ļ dettagliata pu√≤ leggere¬†questa risposta¬†gi√† presente in archivio.
Fabio Ruggiano
Francesca Rodolico

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Sintassi

QUESITO:

Vorrei sapere se entrambe le soluzioni sotto proposte possono essere giudicate valide.

1) Si è dovuto intervenire per placare gli animi.
2) Si è dovuti intervenire per placare gli animi.

A condizione di non essermi confusa durante la consultazione e l’analisi, in letteratura le due costruzioni coesistono.

 

RISPOSTA:

I verbi intransitivi (come¬†intervenire) concordano il participio passato con il soggetto (Luisa √® intervenuta). Nella costruzione impersonale, in cui, per definizione, manca il soggetto grammaticale, il participio viene concordato con un soggetto “logico”, che coincide con una prima persona plurale (maschile o femminile secondo le normali regole dell’accordo). La costruzione, pertanto, pu√≤ essere¬†si √® intervenuti¬†o¬†si √® intervenute. La presenza del verbo servile¬†dovere¬†complica questa regola, perch√© questo verbo ha come ausiliare¬†avere, quindi nella forma impersonale mantiene il participio passato invariabile. Si pensi, per esempio, a una conversazione del genere:
-Siete intervenuti?
-Si è dovuto (impossibile *si è dovuti).
Come si può immaginare, le due costruzioni concorrenti entrano in conflitto, creando la doppia possibilità. Per le ragioni spiegate, entrambe le costruzioni sono giustificabili, anche se la seconda è preferibile, perché il verbo servile ha una forte tendenza a prendere la costruzione del verbo retto, che è semanticamente dominante. Questo si vede, per esempio, nella netta preferenza dei parlanti per forme come sono dovuto andare rispetto a ho dovuto andare.
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Accordo/concordanza, Pronome, Verbo
Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Quale sarebbe la forma corretta?
‚ÄúLe citt√† presenti nel grafico sono molto popolate. Un esempio sono Milano e Roma‚ÄĚ
‚ÄúLe citt√† presenti nel grafico sono molto popolate. Ne sono un esempio Milano e Roma‚ÄĚ
‚ÄúLe citt√† presenti nel grafico sono molto popolate. Esempi sono Milano e Roma‚ÄĚ

 

RISPOSTA:

Le frasi sono tutte corrette. I dubbi legati a questa frase riguardano da una parte la concordanza tra il soggetto e il verbo, dall’altra l’inserimento del pronome anaforico ne. Per quanto riguarda il primo dubbio, la regola richiede che il verbo di una frase concordi con il soggetto, ma nel caso in cui nella frase ci sia un predicato nominale con il nome del predicato rappresentato da un sintagma nominale o da un pronome di una persona diversa dal soggetto, la concordanza del verbo con il soggetto pu√≤ risultare, per quanto in astratto corretta, innaturale. La soluzione spesso adottata, allora, √® concordare il verbo essere¬†con il nome del predicato, come nella prima variante della frase da lei proposta. La stessa cosa succederebbe, per esempio, in una frase come “Il problema siete voi” (non *”Il problema √® voi”). Si noti che questa soluzione pu√≤ essere considerata a tutti gli effetti regolare, visto che il ruolo della parte nominale e quello del soggetto sono intercambiabili (“Un esempio sono Milano e Roma” pu√≤ essere riformulata come “Milano e Roma sono un esempio”). In alternativa, se la frase lo permette si pu√≤ far coincidere il numero del soggetto e quello della parte nominale, come nella terza variante della sua frase.
Per quanto riguarda l’inserimento di ne, √® una scelta possibile ma non necessaria: il pronome riprende come incapsulatore tutta la frase precedente, trasformando la frase in qualche modo in ‚ÄúLe citt√† presenti nel grafico sono molto popolate. Del fatto che le citt√† presenti nel grafico sono molto popolate¬†sono un esempio Milano e Roma‚ÄĚ. L’accostamento delle due frasi, per√≤, √® sufficiente a permettere al lettore di ricavare facilmente il collegamento logico; la coesione, pertanto, √® garantita anche senza il pronome.
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

“I rigori sono sempre una sfida di nervi tra chi calcia e il portiere, e stavolta ha vinto lui”. Lui chi? Il portiere o chi calcia?

 

RISPOSTA:
La frase non √® ben composta, proprio perch√© non √® decidibile quale sia l’antecedente di lui. Pu√≤ essere corretta in diversi modi, per esempio sostituendo lui con il primo o il secondo (o anche quest’ultimo), a seconda di chi abbia effettivamente vinto.
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

So che bene si usa con un verbo, ma non il verbo essere. Esempio: “Sto bene”, ma “La pizza √® buona”. Vorrei sapere se le seguenti frasi siano corrette:

Non è bene fare questa cosa.
Non è buono fare questa cosa.
Non è un bene fare questa cosa.

 

RISPOSTA:

Bene pu√≤ essere avverbio o nome: quando accompagna stare √® usato come avverbio (sto bene = ‘mi sento in salute, a mio agio’); quando accompagna essere √® usato come nome (√® bene = ‘√® cosa giusta, utile, vantaggiosa’, √® un bene ‘√® una cosa giusta, utile, vantaggiosa’). La variante “Non √® buono fare questa cosa” √® anche possibile (come, per esempio, “Non √® onesto evadere le tasse”), ma √® sfavorita proprio per la concorrenza di¬†bene.

Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

“Era uno slancio limitato, che non era collegato a quelli incondizionati di quando era giovane.”

Vi chiedo se √® corretto l’uso dell’aggettivo (in questo caso “incondizionati”) dopo il dimostrativo “quelli”, che, in tale costruzione, se non vado errata assume la funzione di pronome.

Vi chiedo infine se sia possibile, per ottenere particolari effetti retorici, isolare l’aggettivo tra due virgole, creando cos√¨ un inciso:

“Era uno slancio limitato, che non era collegato a quelli, incondizionati, di quando era giovane.”

“Era uno slancio limitato, che non era collegato a quelli incondizionati di quando era giovane.”

 

RISPOSTA:

La frase √® corretta. Il referente slancio √® singolare ma pu√≤ capitare che un elemento anaforico (in questo caso il pronome quelli) rimandi a un referente con il quale non √® grammaticalmente in accordo, senza che questo si configuri come un errore. L‚Äôaggettivo incondizionati deve accordarsi, naturalmente, con il pronome cui si riferisce, cio√® quelli. Inoltre, l‚Äôaggettivo isolato tra due virgole crea una doppia focalizzazione nella sequenza narrativa. Dei due fuochi (‚Äúquelli‚ÄĚ e ‚Äúincondizionati‚ÄĚ) il pi√Ļ marcato √® il secondo grazie all‚Äôeffetto dell‚Äôisolamento e del lavoro inferenziale a cui questo invita il lettore (gli slanci di una volta non erano semplici slanci; erano incondizionati).

Raphael Merida

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

 

Vorrei capire se in questo elenco (¬ęcamicie a righe, a disegni, a scacchi color corallo e verde mela e lavanda e arancione chiaro, coi monogrammi in indaco¬Ľ) le due coppie di colori ‚Äď corallo e verde mela, lavanda e arancione chiaro ‚Äď sono riferite soltanto alle camicie a scacchi o all‚Äôintero elenco di camicie. E, nel secondo, caso se a tutt‚Äôe tre i tipi di camicia.

Questa citazione √® tratta da ‚ÄúIl grande Gatsby‚ÄĚ.

 

RISPOSTA:

 

Il dubbio pu√≤ essere sciolto controllando la versione originale del testo: ¬ęshirts with stripes and scrolls and plaids in coral and apple-green and lavender and faint orange, with monograms of Indian blue¬Ľ. Stando al testo in inglese, sarei orientato ad affermare che i colori non si riferiscono necessariamente ai tipi di camicie descritti prima; lo si deduce dalle preposizioni che seguono la parola shirts ‚Äėcamicie‚Äô: with, in e dopo ancora with. Si suppone, quindi, che le camicie siano di vario genere (a righe e a disegni e a scacchi) e di vari colori (color corallo e verde-mela e lavanda e arancione chiaro). La presenza della virgola prima di with monograms (coi monogrammi in indaco) mi pare dimostri quasi sicuramente il riferimento dei monogrammi a tutti i tipi di camicia. Del resto, una persona cifra tutte le camicie (per marcarne l‚Äôappartenenza e l‚Äôidentit√†), non solo un certo tipo. Sia i colori sia il monogramma, quindi, si riferiscono, a mio modo di vedere, a tutte le camicie, non soltanto a quelle a scacchi.

La traduzione in italiano, pur fedele, rende meno tutta la distinzione che, invece, si nota meglio nel testo originale (anche se l’assenza della virgola dopo plaids lascia un certo margine di ambiguità). La differenza fra testo originale e traduzione risiede nel modo di elencare: il primo per polisindeto, cioè attraverso l’accumulo della congiunzione and (e); il secondo per asindeto nella prima parte (a righe, a disegni, a scacchi) e per polisindeto nella seconda (color corallo e verde-mela e lavanda e arancione chiaro). L’elencazione per polisindeto rallenta la prosa, quella per asindeto, al contrario, la velocizza.

Raphael Merida

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Morfologia, Sintassi

QUESITO:

Potreste indicarmi quale delle due versioni che seguono sia pi√Ļ corretta?

  1. Mi ha chiamato o mi ha chiamata (se donna);
  2. Ci hai inibito o ci hai inibiti?

 

RISPOSTA:

Tutte le varianti sono corrette. In casi come questi, cio√® quando le particelle pronominali ricoprono la funzione di complemento oggetto e si trovano prima del verbo, √® possibile scegliere liberamente l‚Äôaccordo sia per il genere (anche se il pronome indica una persona di sesso femminile), sia per il numero. Questa libert√† non vale per i pronomi di terza persona singolare e plurale per i quali l‚Äôaccordo di genere e numero del participio con l‚Äôoggetto √® obbligatorio: ¬ęLi ho visti¬Ľ (e non *li ho visto); ¬ęl(a) ho mangiata¬Ľ (e non *l(a) ho mangiato).

Raphael Merida

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

Non so se esista una regola precisa per quanto riguarda l’uso dell’apostrofo in casi come quello che segue: “Hai visto le due sorelle?” “S√¨, le ho viste ieri”. Si potrebbe anche scrivere con l’apostrofo: “S√¨, l’ho viste ieri”? Sono corrette entrambe le forme?

L’elisione degli articoli e dei pronomi √® da evitare quando questi sono plurali: l’amica, ma non l’amiche; l’ho visto, ma non l’ho visti. Impossibile √® l’elisione di gli, perch√© in una sequenza come gl’alberi il nesso -gl- sarebbe pronunciato come in glabro.
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Sono molto comuni costruzione col “di” partitivo nelle quali manca un soggetto/oggetto perch√© sottinteso:

  1. a) Ce ne sono (tante) di cose!
  2. b) Ne ha fatte (tante) di cose!

Costruzioni analoghe sono quelle seguite da un modificatore nominale:

  1. c) Direi che (di persone) ce ne sono (tante) che non vanno mai al cinema.
  2. d) Di situazioni simili ne ho vissute (tante) di tutti i colori.
  3. e) Nella vita di cose ne vedrai (tante) di belle e di brutte.

Nella frase “e” il modificatore del sintagma nominale sottinteso (“tante) √® preceduto dalla preposizione “di”, ma a differenza della frase “d”, dove il modificatore nominale √® un vero e proprio sintagma preposizionale, qui abbiamo un aggettivo che fa modificatore nominale, aggettivo che di norma non √® preceduto da nessuna preposizione, tranne in questi specifici casi.

Quello che mi chiedo è:

Se rendessimo esplicito il sintagma nominale “tante”, l’aggettivo richiederebbe lo stesso quel “di” o perlomeno sarebbe facoltativa la scelta di inserirlo o meno?

  1. f) Nella vita di cose ne vedrai tante di belle e di brutte. A me non convince proprio quel “di” in quest’ultima frase , anzi lo casserei proprio, poich√© al mio orecchio suona malissimo, ma a rigor di logica forse √® corretto?

 

RISPOSTA:

La ragione della presenza del sintagma preposizionale introdotto da di √® dovuto al fatto che il clitico ne pronominalizza un sintagma preposizionale introdotto da di. Tant‚Äô√® vero che senza ne il di cade: ¬ęci sono tante cose/persone¬Ľ, ¬ęha fatto tante cose¬Ľ, ¬ęci sono tante persone che non vanno al cinema¬Ľ ecc.

In ¬ęDi situazioni simili ne ho vissute (tante) di tutti i colori¬Ľ, ¬ędi tutti i colori¬Ľ √® un‚Äôespressione idiomatica ammissibile soltanto se introdotta da di, tant‚Äô√® vero che il di rimane anche senza ne: ¬ęho vissuto (tante) situazioni (simili) (che erano) di tutti i colori¬Ľ.

In ¬ęNella vita di cose ne vedrai tante di belle e di brutte¬Ľ, come giustamente dice lei, il secondo (e il terzo) di √® di troppo (e dunque da evitare), perch√©, per via del clitico ne, serve il sintagma preposizionale ¬ędi cose¬Ľ, mentre belle e brutte sono aggettivi che, come tali, si collegano al nome (cose) senza preposizione. Esattamente come ¬ęvedrai cose belle e brutte¬Ľ. A meno che non siano aggettivi sostantivati (cio√® con cose sottinteso): ¬ęNella vita ne vedrai (tante) di belle e di brutte¬Ľ. Meno bene ¬ęNella vita ne vedrai (tante) belle e brutte¬Ľ. Del resto, l‚Äôespressione idiomatica √® ¬ęvederne delle belle¬Ľ, non certo *¬ęvederne belle¬Ľ.

Fabio Rossi

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Morfologia, Sintassi

QUESITO:

Quale fra le due seguenti affermazioni √® la pi√Ļ corretta e formale?

1) serve un sacco di cose

2) servono un sacco di cose

Io personalmente credo che la prima sia la pi√Ļ formale in quanto richiama una concordanza grammaticale, mentre la seconda pi√Ļ diffusa nel linguaggio confidenziale sembra accordata ‚Äúad orecchio‚ÄĚ.

 

RISPOSTA:

Senza dubbio la prima √® pi√Ļ formale e ineccepibile, dal punto di vista grammaticale, dato che ¬ęun sacco¬Ľ, testa del sintagma, √® singolare. Il secondo √® un caso normalissimo (e ormai accettato anche dall‚Äôitaliano standard) di concordanza a senso, in cui la concordanza del verbo al plurale si spiega con il fatto che l‚Äôintera espressione ¬ęun sacco di X¬Ľ indica una molteplicit√†, del tutto equivalente a ¬ęmolti X¬Ľ. Inoltre, dato che √® la stessa espressione ¬ęun sacco di¬Ľ ad essere informale e colloquiale, e dato che essa si √® del tutto lessicalizzata come pressoch√© assoluto sinonimo di ¬ęmolti¬Ľ, la concordanza ‚Äúgrammaticale‚ÄĚ col verbo al singolare appare in questo caso un‚Äôinutile, e un po‚Äô goffa, pedanteria. Si pu√≤ aggiungere, infine, che talora al Nord pu√≤ essere preferita la prima forma (col verbo al singolare) non in quanto pi√Ļ formale, bens√¨ in quanto pi√Ļ vicina ad analoghi casi (ma stavolta non standard) di italiano regionale con verbo al singolare accordato a soggetto plurale, come per esempio ¬ęce n‚Äô√® molti¬Ľ.

Fabio Rossi

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Il condizionale passato pu√≤ essere impiegato – come spiegato a pi√Ļ riprese – per indicare il futuro nel passato; pu√≤, per√≤, esprimere anche anteriorit√† rispetto a un dato momento di riferimento e, nel contempo, mantenere la sua funzione di eventualit√†?

In un periodo come quello riportato pi√Ļ sotto, l’azione descritta con il condizionale passato sarebbe interpretata come anteriore, posteriore (rispetto a quella della subordinata) o sarebbero possibili entrambe le soluzioni?

1. Laura sapeva che nel momento in cui (valore ipotetico-temporale) avesse raggiunto lo stabilimento balneare, i suoi amici avrebbero lasciato la spiaggia.

In assenza di altri elementi, la semantica mi porterebbe a optare per l’interpretazione posteriore; ma, in astratto, potrebbe anche essere vero il contrario.

Con verbi differenti, ad esempio, non avrei alcuna esitazione a stabilire il rapporto tra le due proposizioni.

2. Laura sapeva che nel momento in cui (valore ipotetico-temporale) avesse raggiunto lo stabilimento balneare, i suoi amici sarebbero andati a casa (condizionale passato = posteriorità rispetto al congiuntivo trapassato: Laura raggiunge lo stabilimento e i suoi amici, dopo, vanno a casa).

3. Laura sapeva che nel momento in cui (valore ipotetico-temporale) avesse raggiunto lo stabilimento balneare, i suoi amici sarebbero stati a casa (condizionale passato = anteriorità rispetto al congiuntivo trapassato. Laura raggiunge lo stabilimento, ma i suoi amici se ne sono andati a casa).

In sintesi, il condizionale passato, a seconda dei casi, pu√≤ esprimere anteriorit√† o posteriorit√† rispetto a un momento di riferimento (anche tralasciando l’enunciazione), come negli esempi sopra indicati?

Riguardo al periodo 1, l’inserimento di un avverbio come gi√† potrebbe fugare ogni dubbio circa la collocazione temporale dell’azione, spingendo a considerare la proposizione espressa con il condizionale passato nel passato rispetto alla subordinata? (“Laura sapeva che nel momento in cui avesse raggiunto lo stabilimento balneare, i suoi amici avrebbero gi√† lasciato la spiaggia” = Gli amici di Laura hanno lasciato la spiaggia prima che lei abbia raggiunto lo stabilimento).

 

RISPOSTA:

Il condizionale descrive un evento condizionato rispetto a un altro condizionante (tipicamente costruito con una proposizione ipotetica); il rapporto tra la condizione e la conseguenza attiva automaticamente un rispecchiamento temporale in cui la condizione precede la conseguenza. Questa funzione modale e temporale che lega la proposizione con il condizionale alla proposizione con il congiuntivo (o l’indicativo) da essa dipendente si intreccia con quella relativamente temporale che lega la stessa proposizione con il condizionale a quella che la regge (se la frase la prevede). In questa seconda relazione entra in gioco il valore di futuro nel passato.

In particolare, quando la reggente √® al presente, quindi il momento dell’enunciazione √® presente, il condizionale passato descrive un evento anteriore, quindi passato: “Penso [adesso] che lui avrebbe agito diversamente [nel passato] se le condizioni lo avessero consentito”. Lo stesso vale se il momento dell’enunciazione √® futuro: “Ti renderai conto che lui avrebbe agito diversamente…”. Se il momento dell’enunciazione √® passato, la funzione relativamente temporale del condizionale passato diviene di posteriorit√† (√® il cosiddetto futuro nel passato). Per questo, nelle sue tre frasi, gli eventi al condizionale passato sono sempre successivi a quello del sapere espresso nella proposizione principale Laura sapeva. Per quanto riguarda la relazione tra la proposizione con il¬† condizionale e la subordinata al congiuntivo nelle sue frasi, bisogna considerare l’ambiguit√† provocata dalla semantica dei verbi e dalla congiunzione che introduce la subordinata stessa. Nella frase 1 non c’√® dubbio che l’evento del lasciare sia conseguente, quindi anche successivo, a quello del raggiungere;¬† nella frase 2 l’evento dell’andare potrebbe essere avvenuto precedentemente a quello del raggiungere, quindi potrebbe non esserne la conseguenza. Questa possibilit√† vale perch√© la locuzione congiuntiva nel momento in cui ammette un’interpretazione temporale, quindi √® possibile che l’andare segua il sapere ma preceda il raggiungere. Questa interpretazione non sarebbe possibile se al posto di nel momento in cui ci fosse se (“Se avesse raggiunto lo stabilimento balneare, i suoi amici sarebbero andati a casa” = gli amici vanno certamente via come conseguenza dell’arrivo di Laura, quindi dopo). Lo stesso vale a maggior ragione per la frase 3, in cui il verbo essere costringe a un’interpretazione anteriore rispetto a raggiungere (ma comunque sempre successiva a sapere), perch√© indica uno stato e non un’azione (diversamente da lasciare e andare). Nella frase, infatti, la congiunzione se sarebbe ammessa soltanto con una sfumatura concessiva (se = anche se), perch√© rappresentare un evento precedente a un altro come la conseguenza di quest’ultimo sarebbe incoerente. Ovviamente, l’aggiunta di gi√† enfatizza la precedenza dell’essere rispetto al raggiungere.

Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Quale delle seguenti frasi è corretta dal punto di vista grammaticale?
1. La sua destinazione? l’Italia.
2. La sua destinazione? Italia.
Oppure sono corrette entrambe?

 

RISPOSTA:

In italiano i nomi degli Stati richiedono l’articolo determinativo (l’Italia, il Cile, gli Stati Uniti, lo Zambia ecc.). Fanno eccezione Israele, che non vuole l’articolo perch√© √® un nome proprio di persona (infatti la dizione corretta sarebbe lo Stato di Israele), San Marino, per la stessa ragione di Israele, Andorra, che tende a coincidere con una citt√†, e le isole piccole (Cipro, Malta), per la stessa ragione.
La frase 2, comunque, non √® impossibile, ma veicola una sfumatura retorica: in essa Italia suggerisce che nel nome siano comprese implicazioni pi√Ļ ampie di quelle legate allo Stato, che riguardano, per esempio, la vita futura della persona. Possiamo fare un altro esempio con un nome comune, per chiarire il concetto: “- Che cosa desideri? – La pace” / “- Che cosa desideri? – Pace”. Nella seconda risposta il nome pace¬†√® caricato di un valore pi√Ļ pregnante, come se, appunto, il desiderio riguardasse non soltanto la pace, ma anche le conseguenze e le implicazioni della pace stessa.
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Ormai siamo (quasi) tutti d’accordo che QUAL, avendo forma autonoma, non necessiti di apostrofo. Si dir√† quindi: “Qual √® la tua opinione, qual era la tua opinione” etc. Ma davanti a un sostantivo si usa QUAL o QUALE? Esempio: si pu√≤ scrivere “Quale insalata preferisci?” oppure, avendo forma autonoma, si deve scrivere “Qual insalata preferisci?” Ancora: Lei scriverebbe “Quale evento della tua vita…” oppure “Qual evento della tua vita…”.

 

RISPOSTA:

La forma apocopata qual non ha restrizioni: in astratto √® utilizzabile sempre. √ą, per√≤, di fatto rarissima; si usa quasi esclusivamente davanti alle forme verbali √® e era e nell’espressione qual buon vento. Per il resto si usa sempre quale.
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Accordo/concordanza, Pronome
Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Morfologia

QUESITO:

Nella frase “Tutto bene, davvero non vi preoccupate per me”, tutto √® pronome, aggettivo o nessuno dei due? Inoltre, ha la funzione sintattica di soggetto?

 

RISPOSTA:

Nella frase tutto equivale a ‘tutte le cose, ogni cosa’, quindi √® un pronome. La frase ‚ÄúTutto bene‚ÄĚ √® analizzabile come frase nominale, cio√® priva di verbo. In una frase senza verbo l‚Äôidentificazione del soggetto √® complicata, visto che quest‚Äôultimo si definisce come il costituente sintattico con cui il verbo concorda. D‚Äôaltro canto, √® facile riconoscere la costruzione verbale soggiacente quella non verbale: ‚ÄúVa tutto bene‚ÄĚ; in questa frase tutto ha proprio la funzione di soggetto.

Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

 

Anche dopo aver fatto alcune ricerche online, con i seguenti verbi non so quale sia l’ausiliare corretto.

 

1.Questi Paesi sono progrediti/hanno progredito nella civiltà.

2. Sono progredito/ho progredito nel cammino.

3. Ho/sono proceduto lentamente.

4. Ho/sono proceduto lentamente negli studi.

5. Le proteste hanno proseguito/sono proseguite.

6. La casa è bruciata/ha bruciato.

7a. Ho scivolato con la moto per 20 metri (forse è intenzionale?)

7b. Sono scivolato con la moto per una ventina di metri (forse non è intenzionale).

 

RISPOSTA:

 

Non esiste una regola che determini la scelta dell‚Äôausiliare con i verbi intransitivi e per sciogliere il dubbio spesso bisogna consultare il vocabolario. Tuttavia, una delle proposte pi√Ļ diffuse e accettata da grammatiche e vocabolari suggerisce di usare essere se il participio del verbo intransitivo pu√≤ essere usato come attributo (per esempio ‚Äúgli avvenimenti accaduti un anno fa‚ÄĚ > ‚Äúgli avvenimenti sono accaduti un anno fa‚ÄĚ); suggerisce di usare avere se il participio del verbo non pu√≤ assumere funzione attributiva (con il verbo dormire, per esempio, non si pu√≤ costruire una frase come ‚Äúil ragazzo dormito qua‚ÄĚ). Ma andiamo all‚Äôanalisi delle frasi qui proposte.

1. Il verbo progredire ha il significato di ‚Äėevolversi per migliorare‚Äô e pu√≤ essere costruito sia con essere sia con avere.

2. Il verbo progredire ha il significato di ‚Äėandare avanti‚Äô e, anche in questo caso, pu√≤ essere costruito sia con essere sia con avere.

3. Il verbo procedere, qui con il significato di ‚Äėavanzare‚Äô, pu√≤ avere sia l‚Äôausiliare essere sia l‚Äôausiliare avere.

4. Il verbo procedere, qui con il significato di ‚Äėcontinuare qualcosa che si √® intrapreso‚Äô richiede soltanto l‚Äôausiliare avere, quindi ‚ÄúHo proceduto negli studi‚ÄĚ.

5. Anche con il verbo proseguire si possono avere entrambi gli ausiliari.

6. Nel significato proprio di ‚Äėandare a fuoco‚Äô, il verbo bruciare richiede soltanto l‚Äôausiliare essere; quando bruciare √® usato in senso transitivo, per esempio nel significato di ‚Äėscottare‚Äô si pu√≤ avere l‚Äôausiliare avere: ‚ÄúIl caff√® mi ha bruciato la lingua‚ÄĚ.

7a e 7b. In entrambe le frasi l‚Äôausiliare richiesto √® essere. L‚Äôausiliare avere, ma sempre in alternanza con essere, √® possibile soltanto nell‚Äôaccezione di ‚Äėscorrere rapidamente su una superficie che non oppone resistenza‚Äô: ‚ÄúLo slittino ha scivolato sulla pista ghiacciata‚ÄĚ, ma pi√Ļ comune ‚ÄúLo slittino √® scivolato sulla pista ghiacciata‚ÄĚ.

Raphael Merida

Parole chiave: Accordo/concordanza, Verbo
Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Sintassi

QUESITO:

A) Spererei che venisse.

B) Spererei che venga.

C) Spererei che verrebbe.

Sono tutte accettabili? Il mio dubbio riguarda l’ultima opzione.

Dopo i verbi di volontà e desiderio solitamente non si può utilizzare il condizionale, e il verbo sperare mi sembra che ne faccia parte, come volere, preferire e simili.

√ą anche vero che la frase C potrebbe sottintendere una protasi dipendente dall‚Äôoggettiva e una dipendente dal verbo principale:

‚Äú[Se fossi l√¨] spererei che [se ci fosse la possibilit√†] verrebbe‚ÄĚ.

 

RISPOSTA:

La soluzione preferibile √® la A; la B √® accettabile, anche se il verbo sperare rientra tra quelli di desiderio, che preferiscono il congiuntivo imperfetto nell’oggettiva per esprimere contemporaneit√† (si veda¬†questa risposta). La C √® la pi√Ļ sospetta: per quanto non ci siano ostacoli grammaticali alla costruzione di questa oggettiva con il condizionale (un caso simile √® la soggettiva¬†sarebbe impensabile che rimarrei a casa commentata nella stessa risposta a cui si √® rimandato sopra), tale costruzione √® sicuramente sconsigliabile, perch√© la sfumatura semantica aggiunta dal condizionale √® appena percepibile, vista la presenza del condizionale nella proposizione reggente, ed √® ottenuta al costo di appesantire notevolmente la costruzione. Anche se l’oggettiva reggesse a sua volta una proposizione condizionale, come nella sua riformulazione della frase, il condizionale non sarebbe comunque necessario (anzi, risulterebbe ancora pi√Ļ innaturale), e il congiuntivo imperfetto rimarrebbe la soluzione migliore: “Spererei che se ci fosse la possibilit√† venisse”.

Raphael Merida

Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

1)Ripensandoci meglio, ho dovuto rettificare/emendare/correggere il mio precedente “s√¨” in un “no”.

2) ho dovuto specificare il mio “no, grazie, non posso venire” in “no, non verr√≤ MAI”.

√ą legittimo questo uso di questi verbi con la preposizione “in”?

La sua funzione che sembra avere, ammesso che siano corrette le frasi, √® la stessa che hanno verbi come “trasformare”, “cambiare” e simili:

– Lo ha trasformato in un brav’uomo.

– Ho cambiato una banconota da 20 euro in monete da 2 euro.

– Il malcontento si tradusse in rivolta.

Il complemento in questione non saprei descriverlo, in quanto in maniera generica parlerei di “complemento di moto a luogo figurato”, per via del passaggio/della transizione che sembra essere da una condizione all’altra, da uno stato all’altro.

Per quanto riguarda la prima frase sono sicuro di aver letto e sentito frasi simili.

Per quanto riguarda la seconda, col verbo “specificare”, invece no, in quanto ho pensato che potesse avere senso e rientrare in quel tipo di frase che riguarda appunto “trasformare” e affini.

 

RISPOSTA: solitamente

La preposizione in non √® appropriata con nessuno dei quattro verbi. Semmai, potrebbe essere usata la preposizione con, con funzione di introduttore di complemento di mezzo: correggere/emendare/rettificare/specificare A con B. Inoltre, emendare solitamente √® costruito soltanto con il complemento oggetto e non con altro complemento che indichi la versione sostituita a quella emendata. Pi√Ļ o meno lo stesso vale per rettificare. Se segue un altro complemento, oltre all‚Äôoggetto, con emendare, esso √® introdotto o da da o da di, per intendere i difetti dai quali (o dei quali) il documento √® stato emendato: ¬ęemendare qualcosa dai (o dei) vizi¬Ľ.

Fabio Rossi

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Morfologia, Sintassi

QUESITO:

Vorrei proporvi questa frase: ¬ęGli studiosi si sono chiesti come sarebbe andata a finire¬Ľ. In questo caso ¬ęchiesti¬Ľ mi pare decisamente corretto. Se dico per√≤: ¬ęGli studiosi se lo sono chiesti¬Ľ, quel ¬ęchiesti¬Ľ √® altrettanto corretto o √® necessario dire ¬ęchiesto¬Ľ? Oppure entrambe le soluzioni sono accettabili?

 

RISPOSTA:

Entrambe le soluzioni sono corrette e con frequenze analoghe, in italiano. Infatti, se ricerchiamo le frequenze odierne in Google, troviamo 55.200 risultati per ¬ęse lo sono chiesti¬Ľ, contro 58.400 per ¬ęse lo sono chiesto¬Ľ. Quindi con una lieve prevalenza per l‚Äôaccordo con l‚Äôoggetto. Come si pu√≤ facilmente verificare sia nella Grammatica di Serianni (per es. la Garzantina), sia nella Grande grammatica italiana di consultazione di L. Renzi, G. Salvi e A. Cardinaletti (il Mulino), cio√® le due pi√Ļ accreditate grammatiche dell‚Äôitaliano, opposte nella concezione tanto da essere complementari, l‚Äôaccordo del participio passato presenta una tipologia variegatissima in italiano, secondo mille variabili: a volte si tratta di cambiamento nel tempo, altre volte di usi regionali, altre volte di registro, altre volte ancora dipende dal tipo di verbo e finanche dal suo significato; molto spesso, infine, l‚Äôaccordo √® del tutto libero, cio√® sono ammesse entrambe le forme (cio√® con accordo o col soggetto, o con l‚Äôoggetto, o, addirittura, senza accordo, cio√® al maschile indistinto non marcato). Data la ricchezza di usi e possibilit√† √® impossibile ripercorrerne qui le coordinate dei vari costrutti. Pensi per√≤ a usi (tutti possibili) come i seguenti:

– me ne sono bevuta/o una (di birra) ‚Äď ma: ho bevuto una birra

– se lo sono visti/o davanti (l‚Äôorso) ‚Äď ma: hanno visto l‚Äôorso

– ne hanno prese/o/i due (di scatole) ‚Äď hanno preso due scatole

– ne ho comprati/o/e due chili (di mele) ‚Äď ma: ho comprato due chili di mele

– Paola non se ne √® mangiati/a per niente (di biscotti) ‚Äď ma: Paola non ha mangiato i biscotti.

Come linea di tendenza molto generale, l‚Äôaccordo col soggetto e la forma senza accordo sono pi√Ļ rari, nei verbi pronominali con oggetto, laddove la forma preferita √® quella dell‚Äôaccordo con l‚Äôoggetto. Ma, come ha visto, le eccezioni sono numerose.

La lingua italiana, e qualunque altra lingua del mondo, √® fatta di un‚Äôestesa ¬ęzona grigia¬Ľ, come la chiamava Serianni, cio√® di usi plurimi tutti ammessi dalla norma. Il grigio (con tutte le sue sfumature), dunque, pi√Ļ del bianco o del nero, √® il colore che si addice alla grammatica.

Fabio Rossi

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Morfologia, Sintassi

QUESITO:

Quale fra queste due affermazioni è corretta dal punto di vista grammaticale?
1) L’ultima sua opera è stato un libro.
2) L’ultima sua opera è stata un libro.

 

RISPOSTA:

Entrambe le frasi sono corrette: il participio passato della copula pu√≤ concordare con il soggetto o con il nome del predicato, se √® un nome di genere diverso dal soggetto, come in questo caso. Si noti che il participio passato dei verbi copulativi preferisce di gran lunga l’accordo con il soggetto (“L’ultima sua opera √® sembrata un capolavoro”; meno comune “… √® sembrato un capolavoro”), mentre il participio passato dei verbi che richiedono il complemento predicativo del soggetto concorda soltanto con il soggetto (“L’ultima sua opera √® stata ritenuta un capolavoro”; non *”… √® stato ritenuto un capolavoro”).
Si noti che se il nome del predicato o il complemento predicativo √® plurale mentre il soggetto √® singolare, il verbo in qualsiasi sua forma preferisce di gran lunga la concordanza con il nome del predicato o il complemento predicativo, non con il soggetto (“Il suo miglior piatto sono / sono state / sembrano / sono sembrate / sono ritenute le lasagne”). Al contrario, nei pochi casi in cui il soggetto √® plurale e il nome del predicato o il complemento predicativo √® singolare, il verbo concorda con il soggetto (“I suoi amici sono la sua famiglia”).
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Morfologia, Sintassi

QUESITO:

Il soggetto della proposizione implicita pu√≤ avere due interpretazioni: impersonale oppure coreferente col soggetto della reggente, e spesso, ma non sempre, c’√® la doppia possibilit√†. Avrei da proporre alcune frasi che secondo possono essere da esempio:

1) Mario era ‚Äätroppo grande per capirlo = doppia interpretazione: “Mario era troppo grande affinch√© lui stesso potesse capire ci√≤ / Mario era troppo grande affinch√© si potesse capire Mario”.

2) Mario era ‚Äätroppo grande da capirlo = interpretazione che ha un soggetto coreferente con quello della reggente: “Mario era troppo grande affinch√© lui stesso potesse capire ci√≤”.

3) Mario era troppo grande da capire = interpretazione con soggetto impersonale/ generico: “Mario era troppo grande affinch√© soggetto generico potesse capire Mario”.

Le interpretazioni che ho dato alle precedenti frasi sono corrette o c’√® qualcosa da rivedere?

 

RISPOSTA:

Le proposizioni implicite richiedono identit√† di soggetto con la reggente, tranne casi specifici (come quelle all’infinito rette da verbi di comando e il gerundio e il participio assoluti), che, per√≤, sono a loro volta regolati. Nei suoi esempi l’interpretazione con il soggetto non coreferenziale √® favorita dalla presenza del pronome atono diretto, che l’interlocutore √® tentato di riferire al soggetto della reggente, escludendo di conseguenza quest’ultimo dal ruolo di soggetto della subordinata. Tale interpretazione “logica” √® possibile in contesti parlati informali, ma sarebbe ovviamente sconveniente anche in questi contesti se facesse sorgere ambiguit√†. Nello scritto e anche nel parlato mediamente formale, le varianti con soggetto non coreferenziale vanno costruite con il verbo esplicito, per esempio “Mario era ‚Äätroppo grande perch√© lo si capisse”.

Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

‚ÄúEra uno dei miei pregi, o almeno credevo che fosse tale.‚ÄĚ

Tale dovrebbe equivalere a un pregio. Dal punto di vista logico, non mi pare che la costruzione presenti grandi difficoltà interpretative; ma, dal punto di vista sintattico, _tale_ si riferisce a un termine che nel testo non compare, se non nella forma plurale (uno dei miei pregi).

Considerando ciò, il periodo è corretto?

 

RISPOSTA:

Il periodo √® corretto. Bisogna precisare intanto che il referente uno dei miei pregi √® singolare (appunto uno), non plurale. Pu√≤, comunque, capitare che un elemento anaforico rimandi a un referente con il quale non √® grammaticalmente in accordo, senza che questo si configuri come un errore, ma semmai come una costruzione tipica del parlato; per esempio “Non c’√® neanche uno yogurt in frigo? Ma se ne ho presi sei l’altro giorno!” (ovvero ho preso sei yougurt).

Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Ho preparato questo quesito perché, talvolta, ho difficoltà a capire su chi ricada l’azione della subordinata. La regola secondo cui, se non vado errata, è consigliata (tranne alcuni casi) la forma implicita, laddove vi sia identità di soggetto tra la reggente e appunto la subordinata, non so se possa essere applicata agli esempi proposti:

1) Stefano ha chiesto ad Alessia di uscire.

2) Stefano ha detto quella bugia ad Alessia per illuderla di aver ragione.

Riguardo al primo esempio: Stefano ha chiesto ad Alessia che fosse lei ad uscire, oppure Stefano ha chiesto il permesso per uscire ad Alessia?

Riguardo al secondo esempio: la bugia è stata detta ad Alessia per illuderla che Stefano avesse ragione, oppure Stefano, con quella bugia, ha voluto illudere Alessia?

Vorrei infine aggiungere un terzo esempio. Stavolta si tratta di un’interrogativa indiretta; ma l‚Äôincertezza sui rapporti semantici tra le parti permangono:

3) Stefano ha chiesto ad Alessia se poteva/potesse uscire.

Stessa criticit√†: chi ‚Äúpoteva (o potesse) uscire‚ÄĚ tra i due?

 

RISPOSTA:

La regola generale dice che la subordinata completiva implicita presuppone che il soggetto sia lo stesso della reggente; ci sono, per√≤, dei casi in cui questa regola entra in competizione con altre regole, oppure con la logica ingenua del parlante, con l‚Äôeffetto di creare confusione nel parlante stesso. Nella frase 1) il problema √® causato dalla polisemia del verbo chiedere: se lo intendiamo come ‚Äėchiedere il permesso‚Äô allora la subordinata rientra nella regola dell‚Äôidentit√† di soggetto, per cui √® Luca che vuole uscire; se, invece, lo intendiamo come ‚Äėrichiedere‚Äô, la subordinata rientra nella regola della costruzione con i verbi di comando, che prevede l‚Äôidentit√† tra il soggetto della subordinata e l‚Äôoggetto del comando. In questo secondo caso, quindi, √® Alessia che deve uscire. C‚Äô√® anche una terza possibilit√†, attivata dal verbo chiedere in combinazione con uscire, e cio√® che Luca abbia invitato Alessia a un appuntamento romantico. In questo caso la subordinata ha come soggetto loro, che non coincide n√© con Luca n√© con Alessia: la soluzione regolare sarebbe, quindi, ‚ÄúLuca ha chiesto ad Alessia che uscissero‚ÄĚ, che, per√≤, sarebbe interpretata piuttosto come ‚Äė‚Ķ ha richiesto ad Alessia di far uscire altre persone‚Äô. Con questo terzo significato, la costruzione pi√Ļ comune sarebbe ancora ‚ÄúLuca ha chiesto ad Alessia di uscire‚ÄĚ, a rigore non corretta. La disambiguazione tra le tre possibilit√† sar√† garantita dal contesto; la soluzione 3), invece (pure possibile), non aiuta completamente, perch√© l‚Äôinserimento di potere esclude la terza interpretazione, ma lascia aperte le prime due (anche se la seconda sarebbe molto favorita): nel primo caso potere¬†sar√† interpretato propriamente come ‚Äėavere il permesso‚Äô; nel secondo sar√† interpretato come segnale di cortesia, quindi la frase sarebbe la variante indiretta di ‚ÄúAlessia, puoi uscire, per favore?‚ÄĚ.

Per quanto riguarda la frase 2), l‚Äôidentificazione del soggetto di aver ragione √® problematica perch√© l‚Äôoggetto pronominale della proposizione reggente (la) √® sentito come un possibile candidato, anche se a rigore non lo √®: il soggetto di aver √® Stefano, ovvero il soggetto della proposizione reggente; se, invece, si vuole che il soggetto sia Alessia, bisogner√† costruire la subordinata in modo esplicito: ‚Äú‚Ķilluderla che avesse ragione‚ÄĚ.

Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Vorrei sapere se le due soluzioni indicate pi√Ļ sotto sono, per motivi di registro, ammissibili.

1) Esserci impegnate / 2) Essersi impegnate.

Cerco di contestualizzare.

Un gruppo di studentesse contesta una valutazione da parte di un’insegnante. Una di esse, a nome del gruppo, si pronuncia in questi termini:

‚ÄúPrendiamo atto che (l‚Äô)esserci/essersi impegnate al massimo e (l‚Äô)aver applicato, laddove possibile, gli insegnamenti ricevuti nel corso del tempo, non √® bastato per ottenere una valutazione almeno sufficiente‚ÄĚ (ho incluso l‚Äôarticolo determinativo tra parentesi perch√© credo che il parlante possa liberamente decidere se esplicitarlo od ometterlo).

Vorrei inoltre domandarvi se, modificando dati elementi della costruzione ed esulando dal caso specifico, si possa ‚Äúspersonalizzare‚ÄĚ il concetto, creando cos√¨ una sorta di ‚Äúcausa-effetto‚ÄĚ generale:

‚ÄúPrendiamo atto che (l‚Äô)essersi impegnati [non pi√Ļ femminile plurale, ma maschile] al massimo e (l‚Äô) aver applicato gli insegnamenti ricevuti negli anni, potrebbe non bastare per ottenere una valutazione sufficiente‚ÄĚ.

 

RISPOSTA:

L‚Äôespressione da lei evidenziata si trova all‚Äôinterno di una proposizione subordinata soggettiva retta dall‚Äôoggettiva non √® bastato, che √® impersonale; se la soggettiva condivide lo stesso soggetto della reggente essa deve essere ugualmente impersonale, quindi deve prendere la forma essersi impegnato, con il pronome si¬†e il participio al singolare maschile. Tale soluzione risulta doppiamente controintuitiva, perch√© il soggetto logico √® plurale e di sesso femminile (anche se il costrutto √® grammaticalmente impersonale) e perch√© la proposizione che regge l‚Äôoggettiva √® a sua volta dipendente dalla principale (per giunta collocata subito alla sinistra della soggettiva) costruita con il soggetto noi. Ne deriva un comprensibile rifiuto della forma che sarebbe corretta. Le alternative a questa soluzione sono: 1. la forma essersi impegnate, che a rigore √® scorretta, perch√© √® per met√† impersonale (l‚Äôinfinito essersi) e per met√† personale (il participio concordato con il soggetto logico plurale femminile); 2. la forma esserci impegnate, che √® internamente ben formata, ma sintatticamente scorretta perch√© costruisce la proposizione dipendente da una proposizione impersonale con un soggetto logico personale; 3. la costruzione personale, ma esplicita, della soggettiva: che ci siamo impegnate, corretta da tutti i punti di vista ma resa impossibile dalla coincidenza della presenza di un altro che¬†subito prima (‚ÄúPrendiamo atto che che ci siamo impegnate al massimo‚Ķ‚ÄĚ). Insomma, presupponendo di voler scartare la costruzione impersonale essersi impegnato¬†e l‚Äôalternativa 3, bisogna ammettere che scegliere una delle altre due comporta una scorrettezza tutto sommato veniale; in particolare la soluzione 2 sarebbe la pi√Ļ facilmente giustificabile, vista la costruzione personale della proposizione principale. Una soluzione del tutto corretta e priva di controindicazioni √® ovviamente possibile, ma comporta una riorganizzazione sintattica della frase; per esempio: ‚ÄúPrendiamo atto che non √® bastato che ci siamo impegnate al massimo e abbiamo applicato, laddove possibile, gli insegnamenti ricevuti nel corso del tempo per ottenere una valutazione almeno sufficiente‚ÄĚ, oppure ‚ÄúPrendiamo atto che non √® bastato il nostro massimo impegno e l‚Äôapplicazione, laddove sia stata possibile, degli insegnamenti ricevuti nel corso del tempo per ottenere una valutazione almeno sufficiente‚ÄĚ (che ha il vantaggio di evitare la sgradevole ripetizione di che¬†a breve distanza).

A margine aggiungo che la virgola tra tempo e non non è richiesta, e anzi è al limite dell’errore, perché separa due parti non separabili della frase (prendiamo atto che… non è bastato) per il solo fatto che si trovano collocate a distanza.

In ultimo, la sua ipotesi di ‚Äúspersonalizzazione‚ÄĚ √® valida, purch√© la forma sia quella corretta, ovvero essersi impegnato.

Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Morfologia, Sintassi

QUESITO:

La costruzione sotto indicata dovrebbe essere valida:

‚ÄúSia l‚Äôindicativo sia il congiuntivo sono ammessi.‚ÄĚ

Due domande in proposito: sarebbe accettabile anche la coniugazione al singolare del verbo (è ammesso)?

E se il parlante decidesse di anteporre il predicato, quale soluzione sarebbe preferibile?

‚Äú√ą ammesso sia l‚Äôindicativo sia il congiuntivo‚ÄĚ, ‚ÄúSono ammessi sia l‚Äôindicativo sia il congiuntivo.‚ÄĚ

 

 

RISPOSTA:

La correlazione di sia… sia equivale alla coordinazione con e, quindi sia l’indicativo sia il congiuntivo equivale a l’indicativo e il congiuntivo. Ne consegue che il verbo deve essere coniugato al plurale, qualunque sia la sua posizione rispetto al soggetto. Il verbo al singolare, attratto dalla forma singolare del soggetto pi√Ļ vicino (“Sia l’indicativo sia il congiuntivo √® ammesso“, o “√ą ammesso sia l’indicativo sia il congiuntivo “), √® un errore non grave, accettabile in contesti informali.

Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Morfologia, Sintassi

QUESITO:

Ho dei dubbi sulle frasi seguenti.

1a. √ą la prima volta che vedo questo film.

1b. √ą la prima volta che ho visto questo film.

1c. √ą stata la prima volta che ho visto questo film.

 

2a. Visto/viste tutte le poesie, abbiamo deciso che…

2b. Dato/dati i risultati, abbiamo deciso che…

 

RISPOSTA:

Nel primo gruppo di frasi la proposizione subordinata √® di fatto una relativa (il che che la introduce √® detto polivalente, ma la proposizione si comporta comunque come una relativa), quindi ha ampia libert√† nella scelta del tempo verbale. La logica esclude la 1b, perch√© se la prima volta √® presente anche la visione del film deve essere presente. Le altre due sono corrette. Nel secondo gruppo i participi passati concordano con i soggetti delle subordinate implicite (le poesie e i risultati): le proposizioni, infatti, sono equivalenti a “Essendo state viste tutte le poesie” e “Essendo stati dati tutti i risultati”.

Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
1
0
Categorie: Morfologia, Sintassi

QUESITO:

Chiedo gentilmente delucidazioni su un dubbio che mi √® sorto. Scrivendo la frase ‚ÄúGran parte del merito √® ‚Ķ‚ÄĚ, dove ci sono i puntini va messo ‚Äúla sua‚ÄĚ o ‚Äúil suo‚ÄĚ?

Es.: ‚ÄúSe sono riusciti a fare questa cosa gran parte del merito √® la sua‚ÄĚ o ‚ÄúSe sono riusciti a fare questa cosa gran parte del merito √® il suo‚ÄĚ?

In pratica: ‚ÄúIl suo/la sua‚ÄĚ segue ‚Äúgran parte‚ÄĚ o ‚Äúmerito‚ÄĚ?

Nello specifico la frase precisa sarebbe: ‚ÄúIl tempo per lui sembra non passare mai: ennesima prestazione sontuosa; puntuale nelle chiusure, preciso negli interventi e provvidenziale in pi√Ļ di un‚Äôoccasione: se i biancoverdi sono riusciti a limitare il passivo nella prima frazione gran parte del merito √® la sua/il suo‚ÄĚ

 

RISPOSTA:

La concordanza a rigor di grammatica, e dunque consigliabile in uno stile sorvegliato, √® al femminile, dal momento che la testa del sintagma √® femminile (¬ęgran parte¬Ľ). Il maschile si configura come una cosiddetta concordanza a senso, molto comune nell‚Äôitaliano colloquiale ma da evitare in quello scritto formale.

C‚Äô√® per√≤ un‚Äôalternativa per usare il maschile, ovvero quella di anticipare ¬ęil merito¬Ľ. Basterebbe scrivere cos√¨: ¬ęil merito √® in gran parte suo¬Ľ.

Sarebbe inoltre preferibile, in una prosa pi√Ļ agile ed elegante, eliminare l‚Äôarticolo, nella frase da lei segnalata: ¬ęgran parte del merito √® sua¬Ľ, considerando dunque sua (o suo) come aggettivo piuttosto che some pronome.

Fabio Rossi

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Tutte e tre le varianti sono ammissibili?

“Il fatto non √® dovuto a negligenza / a una negligenza / a una qualche negligenza” (da parte dell‚Äôimputato, ad esempio).

Nello specifico _a qualche_ e _a un qualche_ sono intercambiabili?

“Chiedilo a qualche medico / a un qualche medico”.

 

RISPOSTA:

Per quanto riguarda a negligenza / a una negligenza, la variante senza l’articolo √® generica e non specifica, ovvero si riferisce alla classe designata dal sintagma nominale, mentre la variante con l’articolo indeterminativo √® individuale non specifica, ovvero si riferisce a un esempio non specifico della classe designata dal sintagma. In altre parole, a negligenza rappresenta il referente come astratto e non collegato direttamente alla situazione descritta, a una negligenza lo rappresenta come un elemento qualsiasi integrato nella situazione. Come conseguenza pragmatica, a una negligenza veicola un’intenzione comunicativa di accusa, perch√© identifica una responsabilit√† circostanziale, mentre a negligenza rileva soltanto la circostanza, senza evidenziare alcuna responsabilit√†. Il terzo caso possibile in italiano, quello del referente individuale specifico, √® costruito con l’articolo determinativo o un aggettivo dimostrativo; ad esempio: “La negligenza che hai dimostrato √® grave”, oppure “Quella negligenza mi √® costata cara”. Si noti che il nome negligenza √® astratto quando √® generico, concreto quando √® individuale, perch√© passa a identificare un atto e le sue conseguenze.

La variante un qualche √® ridondante rispetto al solo un; l’aggettivo indefinito non aggiunge alcuna informazione al sintagma costruito con l’articolo indeterminativo, per quanto sia ipotizzabile che sia inserito per aumentarne la non specificit√†, ovvero l’indeterminatezza. Inoltre, qualche rende automaticamente il sintagma logicamente plurale, anche se grammaticalmente √® singolare (qualche dottore = ‘alcuni dottori’), quindi non √® compatibile con l’articolo indeterminativo. Per questi motivi la sequenza un qualche √® da evitare in contesti di formalit√† media e alta, specie se scritti; la ridondanza, e persino la forzatura grammaticale, invece, sono tollerabili nel parlato informale.

Va sottolineato che un qualche dottore non √® equivalente a un dottore qualsiasi / qualunque (possibili, ma meno formali, anche le varianti un qualsiasi / qualunque dottore), che indica l’assenza di qualit√† particolari (o il fatto che l’individuazione di qualit√† particolari sia trascurabile). Ad esempio: “Chiedilo a un qualche medico” = ‘chiedilo a un medico’ / “Chiedilo a un medico qualsiasi” = ‘chiedilo a un medico a prescindere da chi esso sia’.

Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Morfologia

QUESITO:

Salve quale affermazione è corretta?

Grazie per esserci stata vicinO

Grazie per esserci stata vicinA

 

RISPOSTA:

Entrambe le frasi sono corrette, perch√© vicino ha due diversi valori in italiano: come aggettivo o come avverbio. Come aggettivo richiede l‚Äôaccordo di genere e di numero (¬ęstati vicini¬Ľ, ¬ęstate vicine¬Ľ) con il nome o il pronome cui si riferisce, come avverbio √® invece invariabile. Pertanto in ¬ęGrazie per esserci stata vicina¬Ľ, vicino √® un aggettivo e come tale va accordato con il soggetto (sottinteso) cui si riferisce (cio√® tu). In ¬ęGrazie per esserci stata vicino¬Ľ invece vicino √® un avverbio e come tale non cambia n√© nel genere n√© nel numero (¬ęstati vicino¬Ľ, ¬ęstate vicino¬Ľ). Come avverbio vicino √® simile a ¬ęaccanto¬Ľ.

Il significato delle due frasi non cambia nella sostanza, anche se il valore aggettivale √® meno impersonale e dunque, in certo qual modo, pi√Ļ caloroso.

Fabio Rossi

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Vorrei sottoporre due quesiti che mi attanagliano:

¬ę√ą/√® stata la cosa migliore che avremmo/avessimo potuto fare¬Ľ?

¬ęMi sembra tutto/tutta una follia¬Ľ

Credo siano tutte forme corrette, ma vorrei capire nello specifico che cosa cambi.

 

RISPOSTA:

Sì, in entrambi i casi entrambe le varianti sono corrette, senza alcun cambiamento semantico rilevante.

Nella prima variante della prima frase, la prospettiva √® quella di considerare la cosa da fare come un futuro nel passato: io adesso racconto che nel passato avremmo potuto fare una cosa (cio√® nel futuro rispetto al passato, ma comunque nel passato rispetto a ora) che effettivamente poi abbiamo fatto (nel passato). Nel secondo caso, invece, prevale il punto di vista di considerare la cosa come semplicemente passata. Esiste inoltre una terza possibilit√†, cio√® quella dell‚Äôimperfetto congiuntivo: ¬ę√ą/√® stata la cosa migliore che potessimo fare¬Ľ. Quest‚Äôultima variante, che indica contemporaneit√† (e/o possibilit√†) nel passato, funziona meglio con la reggenza al passato (¬ę√ą stata la cosa¬Ľ), tuttavia funziona anche in dipendenza dal presente (¬ę√ą la cosa¬Ľ), in quanto rimane tuttora, a ripensarci, la cosa migliore (che potessimo/avremmo potuto/avessimo potuto fare). Tra tutte le soluzioni, quella che mi pare pi√Ļ naturale √® ¬ę√ą [perch√© lo √® tuttora] la cosa migliore che potessimo fare¬Ľ, oppure, in modo ancora pi√Ļ semplice e chiaro (e dunque sempre preferibile: perch√© complicare e complicarci la vita?), ¬ęAbbiamo fatto la cosa migliore¬Ľ.

Nella seconda frase, l‚Äôaccordo pu√≤ avere come testa sia il soggetto ([Ci√≤] mi sembra tutto una follia¬Ľ), sia il predicativo del soggetto (¬ęuna follia¬Ľ). Nel primo caso, inoltre, si pu√≤ anche sostenere che ¬ętutto¬Ľ sia un soggetto posposto e comunque il significato della frase non cambierebbe.

Fabio Rossi

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Morfologia

QUESITO:

Nel caso seguente, cos’√® pi√Ļ corretto?

¬ęLa ZIPPO √® un tipo di sedia completamente nuova, nata da un esperimento interessante¬Ľ

oppure

¬ęLa ZIPPO √® un tipo di sedia completamente nuovo, nato da un esperimento interessante¬Ľ.

Ossia, la concordanza dell’aggettivo va fatta con “un tipo” o con “sedia”?

 

RISPOSTA:

La concordanza corretta √® soltanto quella al maschile, con ¬ęun tipo¬Ľ, che √® la testa del sintagma ¬ęun tipo di sedia¬Ľ. Se vuole la concordanza al femminile non deve usare ¬ęun tipo di sedia¬Ľ ma ¬ęuna sedia¬Ľ: ¬ęLa ZIPPO √® una sedia completamente nuova, nata da un esperimento interessante¬Ľ.

Fabio Rossi

Parole chiave: Accordo/concordanza, Aggettivo
Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Morfologia, Semantica

QUESITO:

Leggo su un giornale a diffusione nazionale quanto dichiara un noto giornalista: ¬ęVi spiego come si diventa giornalista¬Ľ. Io avrei usato il plurale: ¬ęVi spiego come si diventa giornalisti¬Ľ. Sono corrette entrambe le varianti? Se s√¨, quale si fa preferire?

 

RISPOSTA:

Le due forme sono del tutto equivalenti, sul piano strutturale e stilistico, e dunque entrambe perfettamente corrette in italiano. Il singolare si riferisce al ruolo, mentre il plurale d√† pi√Ļ rilievo alle persone che ricoprono quel ruolo. Capisco la sua preferenza: parlando a un uditorio ampio, per esempio a studenti e studentesse, puntare alla concreta possibilit√† che ciascuna/o di loro diventi giornalista pu√≤ sembrare pi√Ļ efficace. Per√≤ a favore del singolare rema l‚Äôessere adatto sia a un uomo sia a una donna, laddove il plurale al maschile indistinto, oggi pi√Ļ che mai, pu√≤ essere comprensibilmente avvertito come discriminatorio. Allora al plurale sarebbe bene aggiungere ‚Äúe giornaliste‚ÄĚ. Il singolare √® pi√Ļ economico e pi√Ļ inclusivo e quindi, in fin dei conti, preferibile: laddove la morfologia aiuta l‚Äôinclusivit√† √® sempre bene sfruttarne le risorse.

Fabio Rossi

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Morfologia, Sintassi

QUESITO:

Quale tra le due √® la costruzione pi√Ļ appropriata a un uso formale?

¬ęPerch√© non si √® ricorso/i prima a questo stratagemma?¬Ľ

O ancora:

¬ęPerch√© non si √® intervenuto/i prima?¬Ľ.

 

RISPOSTA:

Abbiamo fornito molte risposte analoghe a questa, sugli usi del si passivante e del si impersonale: le suggerisco pertanto di ricercare nell‚Äôarchivio delle risposte di Dico, scrivendo ‚Äúpassivante‚ÄĚ o ‚Äúpassivato‚ÄĚ o ‚Äúsi impersonale‚ÄĚ nel campo della ricerca libera. I due casi specifici da lei segnalati, comunque, non rientrano nella tipologia del si passivante, bens√¨ del si impersonale, poich√© entrambi i verbi (ricorrere e intervenire) sono intransitivi e come tali non possono ammettere la forma passiva, dunque neppure il si passivante. Tuttavia la sua domanda √® molto interessante, perch√© consente di riflettere sull‚Äôuso dell‚Äôaccordo del participio passato nel caso di si impersonale con verbi composti.

I verbi intransitivi che hanno come ausiliare avere non accordano il participio con il soggetto; il participio rimane pertanto invariato, cio√® sempre al maschile singolare: ¬ęper oggi si √® lavorato abbastanza¬Ľ, ¬ęsi √® giocato a pallone¬Ľ; mentre i verbi che hanno come ausiliare essere, richiedono l‚Äôaccordo del participio: ¬ęsi √® andati (o andate) al mare¬Ľ, ¬ęsi √® morte (o morti) di noia¬Ľ. Pertanto l‚Äôunica forma corretta della sua seconda frase √®: ¬ęPerch√© non si √® intervenuti prima?¬Ľ, dal momento che intervenire ha come ausiliare essere. A rigore, anche nella sua prima frase il participio passato dovrebbe essere accordato: ¬ęPerch√© non si √® ricorsi/e prima a questo stratagemma?¬Ľ; tuttavia non sono rari (bench√© minoritari rispetto a essere) i casi in cui ricorrere possa reggere l‚Äôausiliare avere; pertanto √® corretta (ma meno formale) anche la forma con il participio non accordato, cio√® al maschile singolare: ¬ęPerch√© non si √® ricorso prima a questo stratagemma?¬Ľ.

Fabio Rossi

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Morfologia, Sintassi

QUESITO:

Ho dei dubbi riguardo all’uso del termine quest’ultimo, per il fatto che ho paura che ci siano dei fraintendimenti nelle frasi e nei concetti espressi. L’esempio √® questo:

¬ęCarla l’ultima volta che l’ho vista indossava una giacca di lana, quest’ultima era molto bella e aveva un colore blu scuro”. In questa frase √® possibile che ci sia l’ambiguit√† quando si usa quest’ultima insieme agli aggettivi bella e di colore blu scuro, che magari non si capisce se questi aggettivi sono riferiti alla giacca come capo d’abbigliamento nella sua interezza o specificamente e solamente alla stoffa di lana di cui √® composta la giacca? Chiedo questo perch√© l’ultimo sostantivo in ordine di apparizione nella frase √® la parola lana che viene dopo la parola giacca, quindi quest’ultima potrebbe sembrare si riferisca solo a lana anzich√© a giacca.

 

RISPOSTA:

In effetti √® spesso problematico il recupero anaforico di quest‚Äôultimo, motivo per cui, in casi dubbi, √® meglio ripetere il sintagma piuttosto che pronominalizzarlo con quest‚Äôultimo. Ora nel caso che pone lei il buon senso aiuta a non riferirsi alla lana, ma all‚Äôintero capo di abbigliamento, per√≤ ci sono casi davvero problematici, soprattutto nei giornali, e soprattutto, come dice lei, nel caso di sintagmi che dipendono da altri sintagmi. Per esempio: ¬ęIl figlio del tabaccaio √® stato rapito. Quest‚Äôultimo aveva trent‚Äôanni¬Ľ. Chi, il tabaccaio o suo figlio? Meglio ripetere: Il figlio aveva trent‚Äôanni.

Fabio Rossi

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Vorrei sapere se le seguenti frasi sono corrette e ben scritte, e se non lo sono, perché. Tra parentesi inserisco i punti che mi interessano:

1) Avere un’amica, come riteneva necessaria la madre, ecc. (necessaria)

2) Chi è senza, non usa le dovute maniere. (La virgola).

3) Piuttosto che: “Il lavoro nobilita l’uomo”, dovresti dire ecc. (Il “piuttosto che” con discorso diretto)

4) La scuola non solo ti insegna tante cose, ma ti d√† la possibilit√† di conoscere tante persone. (Nessuna virgola dopo “scuola”).

5) Gli uomini hanno costruito le strade per spostarsi. (Hanno costruito).

6) Nel mondo di oggi la vita √® pervasa da ecc. (L’assenza della virgola dopo “oggi).

 

RISPOSTA:

Su alcune si queste abbiamo già pubblicato una risposta, ma la ripetiamo in sintesi.

1) Necessario: qui l’accordo non è con amica, ma con avere un’amica.

2) La virgola pu√≤ andare, per segnalare l‚Äôellissi, che tuttavia √® strana (per l‚Äôellissi e per l‚Äôadiacenza senza non), quindi sarebbe bene evitarla (l‚Äôellissi e conseguentemente anche la virgola) prima di aver nominato l‚Äôoggetto in forma piena. Per esempio: ¬ęChi √® senza cappello dovrebbe indossarne uno¬Ľ, in questo caso senza virgola, per non separare il soggetto dal predicato.

3) Va bene ma elimini i due punti, perché non è né un vero e proprio discorso diretto (piuttosto la citazione di un proverbio) né un elenco, sibbene una frase linearizzata, senza bisogno di staccarne i costituenti.

4) Senza dubbio senza virgola: mai separare il soggetto dal predicato.

5) Corretta. Costruite sarebbe ridicolmente pomposo e arcaico.

6) Senza virgola, per carit√†: mai separare il soggetto…

Fabio Rossi

Hai trovato questa risposta utile?
2
0
Categorie: Morfologia, Sintassi

QUESITO:

Vorrei sapere se l’espressione esclusi eventi imprevedibili pu√≤ essere definita corretta. Ho letto che, secondo alcuni studiosi, il termine escluso dovrebbe essere trattato come una sorta di avverbio quando significa ‚Äėad eccezione di‚Äô, per cui nella fattispecie sarebbe corretto usare l’espressione escluso eventi imprevedibili. Io penso che entrambe le soluzioni siano corrette, comunque vorrei il vostro piacere a riguardo.

 

RISPOSTA:

Il processo di grammaticalizzazione del participio passato (con valore aggettivale o nominale) di escluso, ancora in corso, non pu√≤ certo dirsi concluso (come invece √® accaduto per eccetto). Quindi oggi √® decisamente minoritario l‚Äôuso di escluso (invariabile) come preposizione (e non avverbio), in casi come escluso la domenica. Decisamente maggioritario (43 mila contro 16 mila oggi in Google) l‚Äôuso aggettivale: esclusa la domenica (impossibile invece, oggi, eccetta la domenica). Quindi, oggi √® decisamente pi√Ļ corretta (e accetta in tutte le variet√† di lingua) la sua frase (esclusi eventi imprevedibili), piuttosto che l‚Äôaltra (escluso eventi imprevedibili). Chiss√†, per√≤, che tra cent‚Äôanni (pi√Ļ o meno, a grammaticalizzazione conclusa) le cose non si invertano.

Fabio Rossi

Hai trovato questa risposta utile?
2
0

QUESITO:

Vorrei sapere se con piuttosto che si possano usare i due punti, come nel caso: ¬ęPiuttosto che: “L’occasione fa l’uomo ladro”, si dovrebbe dire…¬Ľ.

Inoltre, se nella frase “Avere un’amica, come riteneva necessaria la madre”, sia giusto mettere “necessaria” e non “necessario”.

 

RISPOSTA:

No, nel primo caso non si tratta di un elenco, ma di una frase legata, che come tale non richiede i due punti.

Nel secondo caso, l’accordo corretto è al maschile (necessario), perché l’aggettivo non si riferisce all’amica, bensì all’azione (e alla proposizione) avere un’amica.

Fabio Rossi

Hai trovato questa risposta utile?
2
0

QUESITO:

Nel vostro archivio sono molteplici gli articoli inerenti all’alternanza, spesso ostica per i parlanti, tra il si passivante e il si impersonale. Alcuni di questi sono stati pubblicati di recente; approfitto pertanto dell’attualit√† dell’argomento per presentare una mia domanda.

Parto dall’esempio: Noi da giovani si mangiavano cibi genuini.

La costruzione √® corretta? Quando il soggetto di prima persona plurale √®, come nell’esempio, esplicito, ma anche quando √® implicito purch√© facilmente ricavabile dal contesto, il parlante ha l’obbligo di scegliere il si impersonale, oppure anche il si passivante √® possibile?

 

RISPOSTA:

L‚Äôesempio da lei proposto √® il si di prima persona plurale tipico del toscano e non rientra dunque n√© nel si impersonale n√© nel si passivante. Tuttavia la sua frase presenta un errore: in (italiano regionale) toscano infatti il si ‚Äėprima persona plurale‚Äô si costruisce con la terza persona singolare (e non plurale) del verbo: ¬ęNoi si mangiava cibi genuini¬Ľ = ‚Äėnoi mangiavamo cibi genuini‚Äô. A meno che la sua frase non costituisca un anacoluto (pure possibile nel parlato), con cambio di progetto da personale (noi) a passivante con valore di impersonale (si mangiavano).

Ecco poche regole per districarsi nell‚Äôuso del si impersonale/passivante. Se c‚Äô√® un soggetto espresso, non si pu√≤ utilizzare il si impersonale (altrimenti non sarebbe impersonale…). Se il verbo √® intransitivo, e dunque non ammette la forma passiva, non si pu√≤ utilizzare il si passivante (altrimenti non sarebbe passivante…). Nella pratica, il significato di entrambi i si √® pressoch√© identico e l‚Äôincertezza di cui parla lei √® dunque pi√Ļ teorica (e metalinguistica) che pratica.

Per esempio: in ¬ęsi mangiavano cibi genuini¬Ľ (senza soggetto espresso), il si √® passivante (‚Äėcibi genuini venivano mangiati‚Äô) ma il significato di fatto non cambia rispetto a un uso impersonale (o quasi): ‚Äėqualcuno (o tutti, in generale) mangiava…‚Äô .

Il si impersonale si costruisce soltanto con la terza persona singolare del verbo (si pensa, si dice, si teme, si arriva), mentre il si passivante ammette sia il singolare (si vede il mare, che può essere sia si passivante sia si impersonale), sia il plurale (non si mangiano cibi avariati). In caso di verbo intransitivo, come in si andava,  è possibile soltanto la terza persona singolare. Nei verbi transitivi è ammessa sia la terza singolare sia la terza plurale (si mangia, si mangiano).

Insomma, nella produzione e nell’interpretazione degli enunciati grossi problemi, almeno per i madrelingua, non ve ne sono: il significato, infatti, sia per il si impersonale sia per il si passivante, di fatto è sempre impersonale (o quasi), come ripeto: qualcuno (o tutti in generale) va, mangia ecc. A essere ostico, quindi, non è l’uso, quanto l’analisi, che tutto sommato mi sembra un problema (molto) secondario.

Fabio Rossi

Hai trovato questa risposta utile?
0
2
Categorie: Morfologia

QUESITO:

E’ giusto scrivere: “Quadri orario o quadri orari” , “Moduli orari o moduli orario”?
 

 

RISPOSTA:

Vanno bene entrambe le soluzioni, in italiano. L’una, pi√Ļ tradizionale (quadri orari,¬†moduli orari), tratta il secondo termine come aggettivale e dunque lo accorda col sostantivo precedente, mentre l’altra (pi√Ļ sul modello inglese, e dunque forse meno apprezzata in uno stile pi√Ļ tradizionale) tratta¬†orario¬†come sostantivo con ellissi della preposizione reggente: cio√®¬†quadro orario¬†= quadro dell’orario. I sintagmi con omissione della preposizione (come anche, ad es.,¬†monte ore), ancorch√© ammissibili, hanno spesso un sapore tra il tecnologico e il burocratico sgradito ai palati pi√Ļ raffinati e pertanto, se possibile, potrebbero essere utilmente sostituiti dai costrutti pi√Ļ tradizionali (quadri orari,¬†moduli orari,¬†monte orario¬†ecc.).

Fabio Rossi
 

Hai trovato questa risposta utile?
2
0
Categorie: Morfologia, Sintassi

QUESITO:

  • Io avevo vent’anni, mentre mia sorella poteva averne avuto compiuti trenta da qualche giorno.

 

La lettura di questa frase all’interno di un romanzo, mi ha lasciato alquanto perplessa.¬†

√ą corretta o l’autore/traduttore ha preso un abbaglio?

 

Mi è venuto spontaneo formulare due composizioni alternative, che vorrei sottoporre al vostro vaglio.

 

  • Io avevo vent’anni, mentre mia sorella potrebbe averne avuto compiuti trenta da qualche giorno.

  • Io avevo vent’anni, mentre mia sorella avrebbe potuto averne compiuti trenta da qualche giorno.

 

Mi rendo conto che quest’ultima alternativa potrebbe risultare un po’¬†‚Äúpesante‚Äú, ma sarebbe grammaticalmente accettabile?

 

RISPOSTA:

Nessuno degli esempi riportati è corretto. Le uniche versioni corrette sono le seguenti:

Io avevo vent’anni, mentre mia sorella poteva averne compiuti trenta da qualche giorno.

Io avevo vent’anni, mentre mia sorella poteva averne avuti trenta da qualche giorno.

In italiano infatti il passato di compiere è ho compiuto, non certo ho avuto compiuto/i.
Per lo stesso motivo, le alternative corrette delle frasi da lei proposte sono le seguenti:

  • Io avevo vent’anni, mentre mia sorella potrebbe averne compiuti (o averne avuti) trenta da qualche giorno.

  • Io avevo vent’anni, mentre mia sorella avrebbe potuto averne (o compierne) trenta da qualche giorno.

    Le ultime due frasi sono comunque troppo faticose (soprattutto la seconda, che, con quel condizionale passato riferito a¬†potere¬†sembra escludere, contraddittoriamente, l’ipotesi dei trent’anni): per esprimere l’eventualit√† del fatto (cio√® l’ipotesi sull’et√† della sorella), basta o il verbo¬†potere¬†o il condizionale passato, non c’√® bisogno di usarli entrambi (il troppo stroppia).
    Il motivo dell’errore di¬†avere avuto compiuti¬†in luogo di¬†avere compiuti¬†(nessun errore √® immotivato e ogni errore segue sue proprie regole) pu√≤ essere duplice:
    1) lo/la scrivente si confonde tra due possibili costrutti, che combina erroneamente: A) ho trent’anni / B) ho compiuto trent’anni. La confusione √® incoraggiata dalla sintassi complessa data dalla formulazione di un’ipotesi fatta su un evento del passato.
    2) lo/la scrivente √® siciliano/a e dunque tende a preferire costrutti sintetici col participio passato che ritiene italiani mentre invece sono solo regionali. Per es. molti siciliani (quasi tutti) sono persuasi che “come vuoi cucinata la carne”, o “che cosa vuoi regalato per il compleanno” sia costrutti italiani, mentre invece sono validi soltanto in alcune aree regionali. In italiano si dice: “come vuoi che cucini la pasta” e “che cosa vuoi che ti regali (o per/come regalo) per il compleanno”.

    Fabio Rossi

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Quale forma è corretta?
Una volta sola
Una volta solo

Marco non era a casa
Marco non c’era a casa

Inoltre ad una donna non sposata anche se ha una età avanzata si può dire ancora signorina?

 

RISPOSTA:

“Una volta sola” (o “Una sola volta”) e “Una volta solo” (o “Solo una volta”) sono entrambe frasi corrette, sebbene la seconda sia meno adatta a un contesto formale. Nella prima, l’aggettivo¬†solo¬†√®, come di consueto, accordato con il sostantivo femminile¬†volta. Nella seconda, invece,¬†solo¬†non ha valore di aggettivo bens√¨ di avverbio, ovvero sta per¬†soltanto.
“Marco non era a casa” va bene sempre e in tutte le variet√† di italiano, mentre “Marco non c‚Äôera a casa” va bene soltanto nel parlato informale o nello scritto che lo imita. Tra l’altro, l’enunciato sarebbe pronunciato con una leggera pausa prima di “a casa”. L’avverbio/pronome locativo¬†ci¬†in questo caso risulta pleonastico per via della presenza del sintagma locativo pieno “a casa”. L’intera frase, dunque, possibile ma informale, si configura come una dislocazione a destra. Pu√≤ essere utile in un contesto in cui “a casa” sia considerato elemento dato, per es. nel dialogo seguente:
– Ho cercato Marco ma non si trova da nessuna parte.
– Hai cercato a casa?
– Non c’era, a casa!
Una donna non sposata anche se ha un’et√† avanzata si pu√≤ dire ancora¬†signorina, anche se l’uso di questa parola √® giustamente sempre meno frequente, in quanto fortemente discriminatorio nei confronti delle donne. Perch√© mai, infatti, di una donna si dovrebbe rilevare lo stato civile mentre di un uomo no? Lei chiamerebbe mai un uomo non sposato signorino?

Fabio Rossi

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Morfologia, Sintassi

QUESITO:

Nelle seguenti frasi si accorda o no il participio passato con il pronome diretto?

Frase 1:
Il senso dell’umorismo lo ha aiutato¬†¬†(lui)

Frase 2:
L’ironia lo¬†¬†ha aiutato¬†¬†¬†¬†o
L’ironia lo ha aiutata? (lui)
 

RISPOSTA:

Il participio passato si accorda, in questo caso, con il pronome, che esprime il complemento oggetto: dunque, essendo maschile, l’unica forma corretta √® al maschile. Se ci fosse “la” come pronome, allora il participio andrebbe al femminile:¬†L’ironia la¬†ha (o l’ha) aiutata (cio√® lei, per es. Giulia).
Di norma, il participio passato nei verbi composti o non si accorda (√® cio√® al maschile indistinto): ti ho scritto una lettera. Oppure si accorda con l’oggetto se √® transitivo attivo (l’ho salutata), con il soggetto se √® intransitivo (Giulia √® andata) oppure transitivo passivo (Giulia √® stata promossa).

Fabio Rossi

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Quali forme del pronome dovrei usare nelle frasi seguenti?
“I ragazzi di oggi sono quello/quelli che sono”.
“Tu, figlia mia, sei quello/quella che tutti vorrebbero”.
Il pronome quello tanto nel primo quanto nel secondo esempio potrebbe essere valutato quale sinonimo di ciò?

 

RISPOSTA:

Proprio cos√¨:¬†quello¬†pu√≤ avere la funzione (pi√Ļ che il significato) di pronome neutro, equivalente a¬†ci√≤¬†o¬†la cosa. Per questo motivo nelle prime due frasi vanno bene sia¬†quello¬†sia il pronome concordato con il sintagma di cui √® anaforico. La scelta, per√≤, modifica il significato della frase:
“I ragazzi di oggi sono quello che sono” = ‘sono la cosa che sono, non ci si pu√≤ aspettare altro da loro’ (con una sfumatura negativa, di critica).
“I ragazzi di oggi sono quelli che sono” = ‘sono proprio cos√¨, non li si pu√≤ cambiare’ (con una sfumatura positiva).
Nella seconda coppia di frasi è decisamente preferibile quello:
“Tu, figlia mia, sei quello che tutti vorrebbero” = ‘sei il sogno di chiunque’.
“Tu, figlia mia, sei quella che tutti vorrebbero” = ‘sei la ragazza che tutti sceglierebbero all’interno del gruppo’. Quest’ultima frase suona innaturale dal punto di vista testuale, perch√©¬†quella¬†evoca un gruppo, o una coppia, che √® stato gi√† introdotto nel discorso, per cui, visto che gi√† √® stato detto che c’√® un gruppo tra cui scegliere, ci si aspetterebbe una forma come¬†“Sei tu, figlia mia, quella che tutti vorrebbero”, con enfasi su¬†sei tu, non su¬†quella che tutti vorrebbero. Per un giudizio pi√Ļ preciso, per√≤, bisognerebbe inserire la frase in un contesto pi√Ļ ampio.
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Come già chiarito in passato, nonostante alle scuole mi abbiano insegnato che
quando si dal del Lei ad una persona si accorda al femminile (es. “Signor Verdi la
vedo stanca), Lei mi ha insegnato che al giorno d’oggi è consentito l’accordo al
maschile anche quando si da del Lei (es. “Signor Verdi La vedo stanco)…
Io sono d’accordo con Lei e la ringrazio per questo suo chiarimento, tuttavia
alcuni insegnanti di lettere miei amici dicono che accordare al maschile “la vedo
stanco‚ÄĚ sia errato.
Ribadisco che invece io sono d’accordo con Lei.
Cosa ne pensa di questi insegnanti?
Volevo porLe una domanda ancora:
dando appunto del Lei ad una persona di sesso maschile, si dice “Signor Verdi
l‚Äôavrei chiamata o l‚Äôavrei chiamato?‚ÄĚ

 

RISPOSTA:

Come giustamente ricorda Lei, sebbene l’accordo grammaticale richieda il femminile con l’allocutivo di cortesia Lei, l’italiano comune prevede che, per gli aggettivi connessi a un destinatario maschile, si violi l’accordo preferendo il maschile al femminile. Tuttavia questo non pu√≤ accadere per l’accordo del participio passato, dal momento che l’accordo al maschile lascerebbe intendere, erroneamente, che ci si riferisse, non deitticamente, a qualcuno diverso dall’allocutario. Infatti, nell’esempio da Lei fornito,¬†‚ÄúSignor Verdi l‚Äôavrei chiamata” √® l’unica forma corretta per rivolgersi all’uomo cui ci si sta rivolgendo, laddove, invece, “l‚Äôavrei chiamato” si riferirebbe ad altro uomo esterno alla conversazione. Naturalmente, in caso di allocutaria, il fraintendimento rimane, sebbene nel contesto dialogico l’interpretazione preferenziale sia sempre quella del riferimento alla persona cui si sta dando del Lei: “Signora l’avrei chiamata”. Ovviamente sarebbe la stessa forma anche se il “chiamata” si riferisse ad altra persona: “L’avrei chiamata, sua figlia”.

Fabio Rossi

Parole chiave: Accordo/concordanza, Pronome, Verbo
Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Quali delle seguenti varianti sono corrette?

“Grazie per averci supportato”.
“Grazie per averci supportati”.

“Il geometra Federica”.
“La geometra Federica”.

 

RISPOSTA:

Nella prima coppia entrambe le varianti sono corrette. L’accordo del participio passato di un verbo transitivo con il complemento oggetto √® obbligatorio quando il complemento oggetto √® rappresentato dai pronomi¬†lo,¬†la,¬†li,¬†le, che esprimono morfologicamente il genere (quindi¬†grazie per averla supportata¬†ma non *grazie per averla supportato); con¬†mi,¬†ti,¬†ci,¬†vi,¬†ne, invece, si pu√≤ scegliere se accordare il participio con il genere del referente del pronome o no (oltre al suo esempio, si veda un caso come questo: “Siamo le sorelle Rossi: ci ha accompagnato / accompagnate nostro padre”).
Nella seconda coppia la forma corretta √®¬†la geometra Federica; il nome¬†geometra, infatti, √® di genere comune, o epiceno (come¬†atleta,¬†artista,¬†collega,¬†nipote¬†e tanti altri) e si accorda al genere del suo referente grazie alla modulazione dell’articolo o di un aggettivo che lo accompagna (atleta talentuosa).
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Ho un dubbio sull’uso della parola¬†ore. In un elenco di attivit√† quale¬†forma √® corretta?
‚ÄĘ H 12.00-13.00 SAGGIO DI CHITARRA
‚ÄĘ H 15.30 SAGGIO PIANOFORTE, ECC.
oppure
‚ÄĘ 12.00-13.00 SAGGIO DI CHITARRA
‚ÄĘ 15.30 SAGGIO PIANOFORTE, ECC.
Ne approfitto per chiarire un altro dubbio: se in un testo si elencano i tempi scuola di un Istituto, il titolo dovrà essere al singolare o al plurale, precisamente:
Tempo scuola / Tempi scuola
РScuola Carducci dal lunedì al sabato dalle ore 8.00 alle 16.00
РScuola Falcone dal lunedì al venerdì dalle ore 8.30 alle 16.30

 

RISPOSTA:

Per la verit√† nei suoi esempi la parola¬†ore¬†non appare, ma appare¬†H, che sta per l’inglese¬†hour¬†ed √® entrato stabilmente nell’uso. La presenza dell’intervallo di tempo rende non necessario specificare che si tratta, appunto, di un orario, ma niente vieta di specificarlo ugualmente, come fa lei oppure con¬†ore 12:00-13:00 saggio di chitarra…¬†Nella stringa¬†15.30 SAGGIO PIANOFORTE, ovviamente, sarebbe bene indicare anche l’orario di chiusura dell’attivit√†. Aggiungo che negli orari in italiano si preferisce separare i minuti dalle ore non con il punto, come fa lei (uso che rimanda al mondo anglofono), ma con la virgola o i due punti.
L’espressione polirematica¬†tempo scuola¬†indica i limiti temporali massimi all’interno dei quali possono essere organizzati schemi orari diversi, a seconda delle attivit√† offerte e selezionate dalle famiglie degli studenti. Ne consegue che la forma pi√Ļ calzante sia il singolare nel caso ci si riferisca a un istituto, plurale, ma anche singolare, se ci si riferisce a pi√Ļ istituti (o pi√Ļ plessi dello stesso istituto).
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Vorrei sapere se email è da considerarsi di genere femminile o maschile

 

RISPOSTA:

Il nome¬†e-mail¬†(o¬†email) √® stabilmente usato come femminile, sulla base della vicinanza semantica con il nome italiano¬†lettera¬†(oppure¬†posta). In astratto sarebbe possibile considerarlo maschile, visto che la regola del genere dei nomi stranieri stabilisce di usarli tutti come maschili (tranne quelli che nella lingua d’origine sono femminili), ma l’uso femminile √® talmente radicato da essere difficilmente modificabile.
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Morfologia, Sintassi

QUESITO:

La seguente concordanza fra aggettivo e sostantivi è corretta? Le sue grandissime esperienza e capacità.
Grandissime sarebbe rivolto a tutti e due i nomi.

 

RISPOSTA:

La concordanza √® corretta, anche se la sequenza aggettivo plurale – nome singolare pu√≤ risultare sgradevole, per la sua rarit√†.¬†Tale sequenza si pu√≤¬†evitare ripetendo l’aggettivo:¬†la sua grandissima esperienza e la sua grandissima capacit√†, oppure riformulando la frase, per esempio:¬†la sua esperienza e la sua capacit√†, entrambe grandissime.
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Accordo/concordanza, Aggettivo
Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Vorrei sapere se nella frase “L’istituto comprensivo… nelle persone della Dirigente, i docenti, il personale ATA desiderano…” √® scorretto l’uso del verbo al plurale.

 

RISPOSTA:

Il soggetto della frase √®¬†L’istituto comprensivo, quindi il verbo va concordato al singolare. La concordanza al plurale √® accettabile soltanto in un contesto informale (quale non sembra essere quello in questione). Attenzione: bisogna anche chiudere il complemento incidentale con una virgola, pertanto:¬† “L’istituto comprensivo… nelle persone della¬†Dirigente, i docenti, il personale ATA, desidera…”
Fabio Ruggiano 

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Quale fra le due affermazioni √® la pi√Ļ formale?
Quanto alto è Mario?
Quanto alto sarà Mario?
Inoltre ho visto che va molto di moda ultimamente mettere l‚Äôasterisco per rendere ‚Äúneutri‚ÄĚ i sostantivi (asterisco egualitario di genere) che se non ho capito male,¬†sarebbe invece consigliato rivolgersi ad entrambi i sessi con il maschile plurale secondo canoni formali della lingua italiana.

 

RISPOSTA:

Le frasi sono entrambe corrette (anche se sarebbe meglio anteporre il verbo: Quanto √® alto, Quanto sar√† alto Mario?), soltanto che in questo caso il futuro ha un valore epistemico, cio√® indica un certo grado di dubbio o probabilit√†: “mi chiedo quanto possa essere alto Mario” ecc. Dato che ogni domanda (che non sia retorica) contiene in s√© un elemento dubitativo (altrimenti se si sapesse gi√† la risposta non si farebbe la domanda), in questo caso il futuro √® tutto sommato pleonastico, in quanto equivalente al presente.
Il problema dell’uso dell’asterisco, o dello schwa, a scopo inclusivo, ovvero per rendere sia il maschile, sia il femminile, sia per includere nel novero persone non binarie, √®, soprattutto in questi giorni, pi√Ļ vivo che mai e non pu√≤ essere riassunto in poche battute qui. Ognuno ha le sue idee, legittimamente. Ovviamente la soluzione dell’asterisco e dello schwa violano le attuali norme ortografiche e morfologiche dell’italiano, ma ogni lingua evolve anche a costo di infrazioni del sistema. Pertanto se tali istanze inclusive (di per s√© nobilissime, ovviamente, in qualunque societ√† civile) venissero sentite dalla maggioranza degli utenti come necessarie alla comunicazione, il sistema linguistico non potr√† non esserne influenzato e dunque l’asterisco e/o lo schwa saranno inclusi nel nostro sistema ortografico e morfologico, con buona pace degli oppositori e delle petizioni. Del resto, non √® questo l’unico caso, nella storia della lingua, di vistosi cambiamenti del sistema ortografico: quando io andavo alle scuole elementari era ancora ammessa la grafia √≤, √†i, √†, in luogo di ho, hai ha.
Morale della favola: non parlerei di corretto/scorretto, nei casi di asterisco o di schwa, ma di sentito o no come urgente, usato o no da un congruo numero di utenti ecc. Peraltro, il fatto che oggi si utilizzi il maschile indistinto (eviterei l’uso della parola “neutro”, visto che l’italiano, differentemente da altre lingue, non ha il genere neutro) per rivolgersi sia agli uomini, sia alle donne, sia alle persone non binarie, non relega certo al rango di scorrettezza altri usi possibili, quali per esempio quello, perch√© no, di utilizzare il solo femminile sempre.
Accada quel che accada nella lingua italiana (che, come ripeto, √® in continua evoluzione e non pu√≤ non riflettere le istanze sociali di chi la usa, visto che ogni lingua umana √®, in primo luogo, uno strumento sociale), di qui a qualche mese o anno o decennio, mi pare si debba comunque guardare con favore al fatto che molte persone ritengano importante ridurre il pi√Ļ possibile la discriminazione e l’esclusione, presenti purtroppo ancora largamente nelle nostre societ√† e dunque, di riflesso, anche nelle nostre lingue.

Fabio Rossi

Hai trovato questa risposta utile?
2
0
Categorie: Morfologia

QUESITO:

Si dice¬†un ragazzo e una ragazza biondi¬†(perch√© con l’aggettivo, il genere¬†maschile prevale sul femminile¬† quando il numero √® plurale); per√≤, per quanto¬†riguarda il sostantivo, in specie quando si riferisce agli¬† aggettivi numerali¬†ordinali, non √® cos√¨:

Questi sono il primo e il secondo posto.
Terzo e quarto premio assegnato.

Scrivendo il primo e il secondo posti o terzo e quarto premi assegnati si incorrerebbe in forme grammaticalmente errate o soltanto insolite?

 

RISPOSTA:

L’accordo al plurale tra il nome e l’aggettivo √® corretto: √® percepito come inatteso per via del forte legame sintattico che si crea tra l’aggettivo preposto al nome e il nome stesso. Se il nome √® accompagnato anche dall’articolo, per giunta, si crea un paradosso: l’articolo concorda non con il nome ma con l’aggettivo. Impossibile, del resto, sarebbe una frase come *i primo e secondo posti.
Il paradosso e, almeno in parte, la sensazione di stranezza spariscono se si anticipa il nome:¬†i posti primo e secondo;¬†premi terzo e quarto assegnati. Per evitare la costruzione problematica con gli aggettivi preposti al nome √® possibile, oltre che anticipare il nome, ripeterlo:¬†il primo posto e il secondo posto;¬†terzo premio e quarto premio assegnati. Possibile, in fondo, √® anche la costruzione con il nome posposto al singolare, che √® grammaticalmente imperfetta, ma non ambigua e giustificabile (per il gi√† ricordato legame stretto tra l’aggettivo preposto e il nome).
Fabio Ruggiano 

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Morfologia

QUESITO:

Sono una studentessa straniera di origine russa all’universit√† per stranieri di
Perugia, sono 4 anni che sto in Italia e ho sempre avuto difficoltà a definire il
genere delle squadre di calcio. Inizialmente pensavo che tutte le squadre fossero
di genere femminile, visto che la parola sottintesa è  la squadra (come ad esempio
nel caso delle macchine: la Fiat,  la Mercedes ecc) e, giustamente, la mia
convinzione è stata subito sciolta appena ho cominciato a seguire il campionato.
Quindi, la mia domanda è perché si dice Lo Spezia, il Napoli ma la Roma e la
Lazio?
 

 

RISPOSTA:

Dipende, di solito, dal sintagma reggente: se il nome della squadra dipendeva (all’epoca della nascita della squadra) da “Football club” allora la squadra √® al maschile (perch√© in italiano¬†club¬†vuole in genere maschile), se dipendeva invece da “Associazione calcistica” o simili (la Roma, la Lazio ecc.) allora √® femminile.

Fabio Rossi 

Parole chiave: Accordo/concordanza, Nome
Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Morfologia, Sintassi

QUESITO:

Ho un grande dubbio. Quale frase è corretta?
– Il numero delle preferenze ottenute / Il numero delle preferenze ottenuto.
– Il numero dei voti ottenuti, conseguiti, raggiunti / Il numero dei voti ottenuto, conseguito, raggiunto.

 

RISPOSTA:

Entrambe le versioni sono corrette: i participi possono concordare sia con il sintagma nominale che fa da testa del sintagma complesso (il numero | delle preferenze | ottenuto, ovvero il numero ottenuto | delle preferenze), sia con quello che lo determina (il numero | delle preferenze ottenute). Diversamente, il verbo deve concordare con il sintagma che fa da testa, che rappresenta il soggetto della frase, quindi, per esempo:
РIl numero delle preferenze ottenute / ottenuto è stato 1000 (e non sono state 1000). 
Anche per il verbo, comunque, l’accordo con il sintagma che determina √® oggi¬†tollerato in molti casi (√® un fenomeno noto come¬†accordo a senso) e va evitato soltanto in contesti scritti formali.
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Morfologia, Sintassi

QUESITO:

√ą¬†possibile accordare il pronome indefinito¬†qualcosa¬†a un aggettivo¬†femminile?
“Cerco qualcosa bella” √® completamente sbagliato?

 

RISPOSTA:

L’accordo al femminile √® sbagliato, perch√©¬†qualcosa¬†√® maschile sia come pronome, sia come nome (un qualcosa, non *una qualcosa). Bisogna dire che tale errore √® molto comune, perch√© i parlanti riconoscono il nome femminile¬†cosa¬†all’interno di questa parola e sono tratti in inganno; rimane, per√≤, sicuramente un errore.¬†
Fabio Ruggano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Morfologia

QUESITO:

Quale affermazione è corretta?

Ci porterà molto fortuna.
Ci porterà molta fortuna.

 

RISPOSTA:

Le frasi sono entrambe corrette, ma la seconda, nella quale¬†molta¬†√® un aggettivo che accompagna¬†fortuna, √® di gran lunga pi√Ļ comune. Nella prima¬†molto¬†√® un avverbio che si riferisce a tutta la frase. Per cogliere con pi√Ļ chiarezza il significato della prima frase si pu√≤ sostituire¬†molto¬†con il sinonimo¬†grandemente: “Ci porter√† grandemente fortuna”.
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Sintassi

QUESITO:

orrei chiedere se queste frasi con il pronome NE ma senza la quantità e con la  concordanza del participio sono giuste o no:

Hai comprato del vino?              Sì, ne ho comprato.
Hai comprato della pasta?         Sì, ne ho comprata.
Hai comprato dei pomodori?     Sì, ne ho comprati.
Hai comprato delle mele?         Sì, ne ho comprate.

 

RISPOSTA:

S√¨, sono corrette e sono migliori e pi√Ļ formali rispetto alle rispettive forme non accordate (cio√®:¬†ne ho comprato, per tutte e cinque i casi).

Fabio Rossi

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Sintassi

QUESITO:

La frase “Non mi aveva colpito il suo sguardo, quanto la sua voce e la sua postura” √® ben costruita?
In particolare, sono corrette le ellissi della congiunzione tanto dopo colpito per stabilire la correlazione con quanto e quella del predicato verbale nella seconda metà della frase? Peraltro tale predicato, relativo a la sua voce e il suo portamento, dovrebbe essere al plurale; è comunque accettabile che il predicato non mi aveva colpito, singolare, regga tutta la frase?

 

RISPOSTA:

L’avverbio¬†quanto¬†√® usato spesso in correlazione con¬†tanto; l’assenza di quest’ultimo, per√≤, √® possibile e non pu√≤ essere, pertanto, considerata un errore.
La concordanza tra il predicato singolare¬†non mi aveva colpito¬†e il soggetto plurale¬†la sua voce e il suo comportamento¬†√® a rigor di grammatica scorretta, ma visto che la comprensione non √® messa in discussione si pu√≤ considerare accettabile, per quanto imprecisa. L’alternativa pi√Ļ precisa, si badi, non √®¬†non mi avevano colpito il suo sguardo, quanto…, che sarebbe ancora peggiore di quella iniziale, bens√¨¬†non mi aveva colpito il suo sguardo, quanto¬†mi avevano colpito…
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Quanto √® difficile per uno che non √® un grammatico non fare errori grammaticali? O per uno che ha “solo” delle buone conoscenze di grammatica? Succede che degli scrittori, anche affermati, facciano degli errori?

 

RISPOSTA:

La risposta a questa domanda, solo apparentemente banale, richiede una precisazione preliminare sui concetti di grammatica e di errore. Va distinta la Grammatica (che per convenzione scrivo con l’iniziale maiuscola) dalla grammatica (minuscola). La Grammatica √® l’insieme delle regole di funzionamento di una lingua che ogni parlante ha ormai introiettato pi√Ļ o meno pienamente all’et√† delle scuole elementari. Dopo si arricchiscono il lessico e la sintassi, e magari si evita la maggior parte degli errori di ortografia, ma il grosso della lingua a 10 anni √® bell’e imparato. Esistono poi i libri di grammatica, tutti pi√Ļ o meno puristici, che prescrivono cio√® una serie di regole. Non tutte queste regole sono sullo stesso piano e non tutti gli errori descritti come tali dalle grammatiche sono veri e propri errori di Grammatica, ma semplicemente opzioni meno formali della lingua, perfettamente corrette nello stile informale ma meno adatte in quello formale. Un tipico esempio √® il congiuntivo nelle completive come “penso che √® tardi”, forma del tutto corretta secondo la Grammatica ma tacciata d’errore dalle grammatiche solo perch√© meno formale di “penso che sia tardi”. Di errori veri e propri i parlanti e scriventi adulti ne commettono pochissimi. Per la maggior parte dei casi si tratta di forme meno formali e inadatte alla scrittura ufficiale e colta. Sicuramente, per√≤, oggi sono in pochissimi gli scriventi che riescono a dominare perfettamente tutti i livelli della lingua, e specialmente quelli pi√Ļ formali. Neppure alcuni scrittori odierni, anche affermati, riescono a usare la lingua con consapevolezza in tutte le sue variet√†. In questo senso, dunque, se vuole dare a “errore” il significato di “impropriet√† stilistica” o “povert√† lessicale” o “scarsa coesione sintattica e testuale”, allora taluni scrittori commettono errori. Io per√≤ non li chiamerei errori ma impropriet√†. Non bisogna essere grammatici per usare la lingua in tutta la sua ricchezza. Direi che √® utile essere lettori umili e curiosi. Essere bacchettoni non aiuta mai, in questi casi, perch√© ci si arrocca su posizioni indifendibili, sotto il profilo scientifico, come quella di tacciare d’errore l’uso dell’indicativo al posto del congiuntivo. Raramente una forma attestata in migliaia di scriventi pu√≤ essere considerata errata. Anche molti errori, oltretutto, hanno una loro ragion d’essere, cio√® una loro motivazione, sebbene non ritenuta valida dalla maggior parte degli scriventi colti. Ovvero quasi nessun errore √® casuale o immotivato. Qual √® la motivazione della forma “qual’√®” con l’apostrofo, per fare un esempio? Il fatto che nell’italiano d’oggi¬†qual¬†non √® quasi mai seguito da consonante (tranne che nell’espressione cristallizzata “qual buon vento ti porta?”). Nel momento in cui le grammatiche, i giornali cartacei e la gran parte degli scrittori colti considereranno normale “qual’√®”, essa (che gi√† oggi √® maggioritaria online rispetto a “qual √®” senza apostrofo) diventer√† in tutto e per tutto una forma corretta dell’italiano standard. Morale della favola: gli errori non¬†¬†sono ontologici e una volta per tutte ma storici e legati alle dinamiche sociali (come tutto nelle lingue, fenomeni storico-sociali per antonomasia). Molte delle forme un tempo normali in italiano oggi sarebbero scorrette, come “opra” per opera o “canoscere” per conoscere.
Per concludere, oggi pi√Ļ che errori veri e propri (cio√® forme non previste dalla Grammatica, ovvero dal sistema di una lingua, come gli errori di ortografia o di desinenza: “la sedia si √® rotto”) la gran parte degli scriventi mostra un notevole e pericoloso analfabetismo funzionale, ovvero l’incapacit√† di capire e usare la lingua in tutto l’ampio spettro delle sue variet√†. E dunque c’√® chi non comprende, e quindi non √® in grado di usare, parole dal significato anche molto comune come¬†tuttavia,¬†bench√©,¬†¬†acconsentire,¬†tollerare¬†ecc. Sembra molto pi√Ļ grave questo fenomeno che non il singolo erroretto d’ortografia, che pu√≤ sfuggire a chiunque, o lo strafalcione di una parola usata al posto di un’altra, o una caduta nell’uso della consecutio temporum. Mediamente, dunque, una discreta conoscenza della grammatica italiana ci mette sicuramente al riparo da troppi errori di Grammatica, anche se soltanto una regolare esposizione alla lingua formale letta e scritta ci allontana dal rischio di diventare analfabeti funzionali.

Fabio Rossi

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Sintassi

QUESITO:

Vorrei sapere se il sintagma¬†quest’ultimo¬†risale sempre fino al nome pi√Ļ vicino in assoluto.
Il dubbio nasce da questo esempio:
“Ho sempre avuto una grande stima per il nonno di Luca e quest’ultimo ha gradito il mio sentimento”.
Chi ha gradito: Luca o suo nonno? Mi domando se sia una questione prettamente logica che prescinde da regole rigide in ambito grammaticale.
Nell’esempio
“Ho sempre avuto una grande stima per il nonno di Alice e quest’ultima ha gradito il mio sentimento” √®¬†evidente che il parlante ha in mente Alice e non suo nonno; ma il dubbio rimane,¬†per me. Ci sono regole che stabiliscono in che modo usare il sintagma, oppure ci¬†si affida, come nel secondo esempio, alle declinazioni, quando presenti?

 

RISPOSTA:

Come suggerisce l’aggettivo¬†ultimo, il sintagma¬†quest’ultimo¬†rimanda all’antecedente pi√Ļ vicino possibile. Il problema della sua prima frase √® che l’antecedente pi√Ļ vicino possibile √® un sintagma complesso, ovvero¬†il nonno di Luca, che raggruppa due possibili antecedenti,¬†il nonno¬†e¬†Luca. A rigore, l’antecedente dovrebbe essere la testa del sintagma complesso, cio√® l’elemento che identifica il referente, quindi¬†il nonno, ma di fatto il rimando rimane ambiguo. In casi come questo si pu√≤ propendere per una proforma pi√Ļ esplicita per evitare l’ambiguit√†, per esempio¬†…¬†per il nonno di Luca e l’anziano ha gradito…¬†Se, invece, si intende rimandare a¬†Luca¬†si dovrebbe senz’altro evitare¬†quest’ultimo¬†e¬†usare, invece, una proforma come¬†Luca, oppure¬†il nipote.
Nella seconda frase l’ambiguit√† √® disinnescata dalla differenza di genere tra la testa e l’altro componente del sintagma. In questo caso, sebbene si debba in teoria riservare¬†quest’ultimo¬†alla testa del sintagma antecedente, quindi a¬†il nonno, usare¬†quest’ultima¬†per rimandare ad¬†Alice¬†risulta del tutto accettabile.
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Accordo/concordanza, Verbo
Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Morfologia, Sintassi

QUESITO:

Per motivi di lavoro mi trovo spesso a dovermi rivolgere a enti, istituzioni, aziende e simili.
L’impostazione iniziale √® quindi al singolare; puntualmente, durante la stesura della comunicazione formale, mi viene naturale volgere la concordanza al plurale. In parole povere, aggettivi e pronomi in particolare si ricollegano alle seconda o alla terza persona plurale. Sia che mi rivolga a un ente sia che mi rivolga a un’azienda, so infatti di avere a che fare con un gruppo di persone, non con un qualcosa di inanimato (e singolare).

¬ęSpettabile associazione, [‚Ķ] mi permetto di suggerire una modifica della vostra iniziativa. [‚Ķ] vi ringrazio per la vostra attenzione¬Ľ; ¬ęvi invito a porgere i miei ringraziamenti alla giuria per il loro lavoro¬Ľ.

Qual è la concordanza consigliata: singolare o plurale?

 

RISPOSTA:

La concordanza al singolare in questi casi risulterebbe grammaticamente corretta, ma comunicativamente inaccettabile. Ovviamente, infatti, non ci si rivolge all’ente, ma ai suoi membri: sarebbe ben strano suggerire una modifica o ringraziare un ente astratto. La concordanza al plurale, quindi, √® un’infrazione formale inevitabile e del tutto giustificata. L’alternativa (un po’ innaturale) che consente di ristabilire la correttezza grammaticale √® intestare la lettera non all’ente ma direttamente ai destinatari effettivi:¬†Gentili rappresentanti / membri / responsabili…
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Accordo/concordanza
Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Sintassi

QUESITO:

In un testo che parla degli stereotipi sugli spagnoli ho trovato questa frase:¬†“Un’altra delle nostre caratteristiche sarebbe che siamo religiosi.”
A me questa frase sembra corretta, ma vorrei una conferma.
Nello stesso testo ho trovato
“Se vieni dalla Catalogna, la tua etichetta sar√† quella di “Taccagno”, avaro,¬†radicato dal XVIII secolo, quando i catalani erano grandi commercianti, con un¬†sacco di soldi, e diventano usurai”.
Io avrei scritto “radicata nel” e ho dei dubbi sul resto della frase. Io avrei¬†scritto “da grandi commercianti diventano”.¬†Secondo voi √® accettabile la frase cos√¨ come √® scritta?

 

RISPOSTA:

La prima parte della frase √® corretta. Il condizionale qui esprime una sfumatura di dubbio sulla veridicit√† di quanto affermato. La seconda parte della frase ha due punti deboli. Il primo √® quello da lei individuato:¬†l’etichetta¬†√®¬†radicata, non¬†radicato (ma forse si tratta di un semplice refuso). Il secondo punto infelice √® il passaggio dal passato al presente nella stessa frase, che √® sconsigliabile; la frase risulterebbe meglio costruita cos√¨: quando i catalani erano grandi commercianti, con un¬†sacco di soldi, e diventarono usurai. Anche la riscrittura che lei propone sana questo problema, eliminando l’imperfetto: risulta, pertanto, corretta.
Fabio Ruggiano 

Parole chiave: Accordo/concordanza, Verbo
Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Morfologia, Sintassi

QUESITO:

Vorrei sapere se questa frase √® corretta: “Non intendo insegnare a nessuno il suo mestiere”. Dal punto di vista grammaticale mi sembra una frase corretta perch√© uso l’aggettivo¬†suo¬†collegandolo a un complemento di termine. L’unico problema √® che quel¬†suo¬†mi suona male: mi suonerebbe meglio¬†proprio,¬†che per√≤ credo sia errato.

 

RISPOSTA:

La scelta corretta è suo: come da lei suggerito, infatti, proprio si può riferire soltanto al soggetto, che deve, inoltre, essere di terza persona. 
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Morfologia, Sintassi

QUESITO:

Vi propongo questa frase:¬†“Il seme di un’amicizia devota o devoto”?
Si usa il maschile o il femminile? Si segue la parola seme (maschile) o la parola amicizia (femminile)?
Quale lezione di grammatica devo studiare per imparare a distinguerli?

 

RISPOSTA:

La lezione di grammatica da studiare √® quella sull’accordo tra il nome e l’aggettivo, che lei dimostra di conoscere gi√† bene. Per risolvere il suo dubbio dovr√† soltanto chiedersi se a essere devoto sia il seme o l’amicizia. La risposta pi√Ļ semplice √® che sia l’amicizia a essere devota, quindi l’aggettivo sar√† femminile; non √®, per√≤, obbligatorio che sia cos√¨: c’√® la possibilit√† che lei voglia esprimere un concetto meno scontato, ovvero che sia il seme a essere devoto. Se cos√¨ fosse potrebbe anche decidere di anticipare l’aggettivo, in modo da evitare del tutto ambiguit√†:¬†il seme devoto di un’amicizia.¬†
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Accordo/concordanza
Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Sintassi

QUESITO:

“Non si pu√≤ allestire la mostra”: √® corretto dire che il soggetto √®¬†la mostra?

 

RISPOSTA:

La frase pu√≤ avere due interpretazioni, che comportano due ruoli sintattici diversi per¬†la mostra. Se¬†si pu√≤ allestire¬†√® un’espressione impersonale¬†la mostra¬†ne √® il complemento oggetto; se, invece, √® una forma passivata di¬†potere allestire, equivalente a¬†pu√≤ essere allestita, allora¬†la mostra¬†ne √® il soggetto. Si noti che al plurale la frase verrebbe formata senz’altro come passivata:¬†si possono allestire le mostre¬†(ovvero¬†le mostre possono essere allestite); la variante impersonale, pur possibile, √® sgradita ai parlanti (perch√© sembra sbagliata):¬†si pu√≤ allestire le mostre.
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Punteggiatura, Sintassi

QUESITO:

vorrei domandarvi se e quanto le proposizioni incidentali condizionano, a livello di accordo (e di scelta) dei modi verbali, le altre proposizioni alle quali si legano.
Presento alcuni esempi per chiarire:
1) Marco, credo, ha realizzato un buon lavoro.
2) Marco, e con lui tutti i tuoi amici, è (sono) andato (andati) al mare.
3) Marco, nonché i suoi amici, è (sono) andato (andati) al mare.
Per la frase 1 non riuscirei a immaginare un modo diverso; il congiuntivo mi parrebbe fuori luogo.
Per le frasi 2 e 3 l’accordo √® al singolare, al plurale o sono permessi entrambi?
Limitatamente all’ultimo esempio, se eliminassimo le virgole e perdessimo dunque¬†l’inciso (Marco nonch√© i suoi amici‚Ķ) il plurale sarebbe d’obbligo (sono andati al¬†mare)?

 

RISPOSTA:

Nelle sue frasi l’unica proposizione incidentale √® quella inserita nella prima frase, perch√© contiene un verbo (anzi, in questo caso coincide con un verbo). Come detto da lei, l’unica forma possibile per il verbo della proposizione reggente √®¬†ha realizzato, perch√© √® chiaro che la proposizione¬†credo¬†√® sintatticamente autonoma (ha come soggetto¬†io), sebbene si possa considerare subordinata a¬†Marco ha realizzato…
Nella seconda e nella terza frase i sintagmi (non proposizioni) incidentali modificano il soggetto dell’unica proposizione presente nella frase, perch√© trasformano¬†Marco¬†in¬†Marco e i suoi amici¬†e in¬†Marco nonch√© i suoi amici (assimilabile a¬†Marco e i suoi amici). Con questi soggetti il verbo richiesto √® alla terza plurale,
quindi¬†Marco, e con lui tutti i suoi amici, sono andati…¬†e¬†Marco, nonch√© i suoi amici, sono andati…¬†
Al contrario, l’accordo sarebbe al singolare in una frase come¬†Marco, con i suoi amici, √® andato, perch√©¬†con i suoi amici¬†non rientrerebbe nel sintagma del soggetto.
La prova dell’accordo corretto si ottiene spostando l’inciso (anche costituito da una proposizione) dopo il verbo:¬†
1) Marco ha realizzato un buon lavoro, credo.
2) Marco è andato al mare, e con lui tutti i tuoi amici.
3) Marco è andato al mare, nonché i suoi amici.
Come si pu√≤ vedere, nella prima frase la sintassi non ha sbavature; nella seconda il sintagma finale si giustifica soltanto ipotizzando un verbo sottinteso, ovvero trasformando il sintagma in una proposizione, a dimostrazione che¬†tutti i suoi amici¬†√® soggetto: “Marco √® andato al mare, e con lui¬†sono andati¬†tutti i tuoi amici”.
Nella terza, infine, il sintagma finale non si può proprio giustificare, quindi si deve per forza associare al soggetto Marco.
L’eliminazione delle virgole nell’ultima frase non cambierebbe niente nell’accordo con il verbo. Va detto, per√≤, che la congiunzione¬†nonch√©¬†richiede preferibilmente la virgola; ma se inseriamo la virgola prima di¬†nonch√©¬†siamo giocoforza indotti a inserire anche la seconda, per non trovarci con uno strano soggetto diviso in due dalla virgola e da una congiunzione. La stranezza salta meglio agli occhi se sostituiamo¬†nonch√©¬†con¬†e:¬†Marco, e tutti i suoi amici sono andati…
Ne consegue che o scriviamo¬†Marco nonch√© tutti i suoi amici sono andati¬†(variante sconsigliata perch√©¬†nonch√©¬†preferisce la virgola), oppure¬†Marco, nonch√© tutti i suoi amici, sono andati…¬†Difficile da giustificare, invece,¬†Marco, nonch√© i suoi amici sono andati al mare.
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Sintassi

QUESITO:

Vorrei una delucidazione riguardo alla scelta tra costruzione implicita ed esplicita.
Nella frase “Ho bisogno che lei comunichi i dati per essere identificato” la¬†logica porta chiaramente a ricollegare il sintagma¬†per essere identificato¬†al¬†lei¬†cui si rivolge il soggetto; ma questa valutazione √® valida anche dal punto¬†di vista sintattico, oppure sarebbe meglio una formula quale “Ho bisogno che lei
comunichi i suoi dati affinch√© possa essere identificato (in questo caso, per√≤, mi¬†pare che ci sarebbe ugualmente un’ambiguit√†, dato che il predicato¬†possa¬†potrebbe ricollegarsi anche a un’altra persona non menzionata nella frase)?¬†
Nella frase “Non avrei mai immaginato che sarei stata sola” o “Non avrei mai immaginato che avrei potuto essere sola” i soggetti di subordinata e sovraordinata¬†coincidono,¬†ergo¬†si dovrebbe preferire la costruzione implicita.¬†Ma con “Non avrei mai immaginato di essere sola”, “Non avrei mai immaginato di poter essere sola” non si sfuma un po’ troppo l’enunciato sotto il profilo temporale, non distinguendo il passato dal presente o questo dal futuro?¬†
E infine, la frase “Mi faccia sapere se le informazioni cos√¨ inoltrate le¬†consentono di essere elaborate e inserite nel sistema” √® corretta sintatticamente¬†per “Mi faccia sapere (lei) se le informazioni cos√¨ inoltrate consentono a lei di¬†(le informazioni) essere elaborate e inserite nel sistema”? D’impulso, assocerei
quel¬†di¬†che apre la costruzione implicita al complemento di termine (= ‘consentono¬†a lei’); ma il soggetto della frase non sono proprio¬†le informazioni? Se √® cos√¨, la¬†costruzione implicita, che mi lascia un po’ titubante, non dovrebbe essere¬†corretta?

 

RISPOSTA:

Per quanto riguarda la prima frase, la soluzione iniziale √® quella migliore. Il problema della concordanza tra il pronome personale di cortesia¬†lei¬†e il participio passato maschile (qui¬†identificato) √® insolubile, ma fortunatamente non troppo dannoso per la comprensione (rimando su questo punto alla FAQ¬† “… sentirla abbattuto” o “… sentirla abbattuta”? dell’archivio di DICO). La formulazione esplicita chiamerebbe in causa un terzo referente, come da lei immaginato, provocando confusione.
Anche per la seconda frase lei ha ragione: la versione implicita schiaccia tutto sul presente, perché i modi indefiniti non hanno il tempo futuro; per questo, proprio nel caso in cui la subordinata è al futuro la costruzione esplicita è legittima anche con identità di soggetti tra la stessa subordinata e la reggente.
Nella terza frase la sua ricostruzione non √® corretta, perch√© il soggetto della proposizione oggettiva subordinata di secondo grado √®¬†lei, non¬†le informazioni. Le completive dipendenti da verbi di comando, richiesta, consiglio, opportunit√† assumono come soggetto non il soggetto della reggente, ma il destinatario del comando, la richiesta, il consiglio, l’opportunit√† (√® il caso di “Ti ordino di uscire” = ‘ordino¬†a te¬†che¬†tu¬†esca’). Nel suo caso, quindi, la costruzione della proposizione sar√†¬†(le consentono) di elaborarle e inserirle nel sistema, perch√© il destinatario dell’opportunit√†,¬†lei, diviene il soggetto logico della proposizione oggettiva. Al contrario,¬†le¬†consentono di essere elaborate e inserite nel sistema¬†non √® ben costruita.
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Vorrei sapere se, rivolgendosi ad un uomo, ci si pu√≤ esprimere indifferentemente in uno dei due modi che andr√≤ ad esporre oppure se uno solo dei due √® corretto: “Mi dispiace molto di sentirla cos√¨ abbattuto / abbattuta (nel senso di ‘gi√Ļ di morale’)”.¬†

 

RISPOSTA:

Per la risposta a questa domanda rimando alle FAQ¬† “Lei”, “voi”, “loro” e¬†“La avrei chiamata” dell’archivio di DICO. L’accordo con il pronome di cortesia riferito a un uomo √® chiaramente frutto di un compromesso tra la grammatica e la logica: la grammatica richiederebbe che gli aggettivi concordassero con il pronome, quindi fossero femminili, mentre la logica impedisce di riferire aggettivi femminili a referenti maschili. Su questo punto vince la logica (quindi¬†sentirla abbattuto). Sull’accordo del participio passato di un verbo in una forma composta preceduto dal complemento oggetto pronominale, invece, vince la grammatica, quindi “Signor Bianchi,¬†l‘ho¬†vista¬†al bar ieri”. La stessa cosa vale con la forma implicita:¬†“Mi dispiace di averla¬†disturbata“.
Questo compromesso pu√≤ produrre frasi con un accordo altalenante, eppure da considerarsi corrette, come “Signor Bianchi, l’ho¬†vista¬†stanco¬†ieri”.
Fabio Ruggiano 

Parole chiave: Accordo/concordanza, Pronome, Verbo
Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Sintassi

QUESITO:

In un caso come il seguente, si può considerare l’ultimo elemento (né alcun’altra creatura) come riassuntivo, perciò dominante per la concordanza del verbo al singolare (potrà)?
‚ÄúIo sono infatti persuaso che n√© morte n√© vita, n√© angeli n√© principati, n√©¬†presente n√© avvenire, n√©¬† potenze, n√© altezza n√© profondit√†, n√© alcun’altra¬†creatura potr√† mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Ges√Ļ, nostro Signore‚Ä̬†(Lettera ai Romani 8:38, 39, CEI).

 

RISPOSTA:

L’aggettivo¬†altra¬†contenuto nel sintagma¬†n√© alcun’altra creatura¬†esclude che questo sintagma riassuma in s√© tutti gli elementi precedenti, ma configura le possibili creature evocate come aggiuntive rispetto agli elementi elencati precedentemente. Del resto, il nome¬†creatura¬†non pu√≤ essere usato correttamente come iperonimo di¬†morte,¬†vita,¬†presente,¬†avvenire,¬†altezza,¬†profondit√†, che identificano stati dell’essere o qualit√†, non certo creature.
Non bisogna, comunque, ritenere il verbo singolare¬†potr√†¬†un errore (sebbene sia, in effetti, una forzatura grammaticale): quando il soggetto √® rappresentato da pi√Ļ elementi collegati tra loro mediante la congiunzione¬†o¬†o, come in questo caso, mediante¬†n√©,¬†la concordanza al singolare √® comune e ci sono buone ragioni per ammetterla al pari di quella al plurale. Con la congiunzione¬†o, infatti, gli elementi dell’elenco sono l’uno in alternativa all’altro, quindi soltanto uno di essi realizza l’azione; con¬†n√©, invece,¬†addirittura tutti gli elementi sono esclusi dall’azione: nessuno di essi, infatti, √® il soggetto logico,¬†Nella sua frase, per esempio, il soggetto logico, soggiacente a tutta la costruzione, √®¬†niente.
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Parlando con uno straniero mi √® venuto un dubbio. √ą meglio dire¬†ero interessato a¬†questa cosa¬†o¬†me ne ero interessato? Gli ho detto che erano due espressioni equivalenti invece ora mi rendo conto che hanno un significato diverso. Lui¬†intendeva dire che una cosa aveva destato interesse in lui per un po’, ma voleva sapere come dirlo senza indicare quella cosa specifica.
Il mio dubbio è questo: posso dire ero interessato a questa cosa senza un pronome indiretto o devo dire
mi interessava questa cosa? Mi ha chiesto se si può usare il ne al posto di questa cosa, ma così mi sembra che cambi il senso. Leggendo sulla Treccani sembra che sia giusto solo interessarsi a, ma a me le frasi ero interessato a lui e mi sono interessata a lui sembrano diverse.

 

RISPOSTA:

Nella sua domanda si sovrappongono due questioni diverse: da una parte la differenza tra il verbo¬†interessarsi¬†e l’espressione¬†essere interessato; dall’altra la possibilit√† di pronominalizzare (ovvero sostituire con un pronome) il sintagma proposizionale¬†a questa cosa¬†con¬†ne.¬†
Per quanto riguarda la prima questione,¬†interessarsi¬†√® quasi un sinonimo di¬†essere interessato; contiene, per√≤, una sfumatura di partecipazione emotiva del soggetto non riscontrabile in¬†essere interessato. Con¬†interessarsi, cio√®, si descrive l’interesse come attivo, non statico; per questo motivo¬†interessarsi¬†significa anche ‘prendersi cura, occuparsi’, e persino ‘intervenire per la risoluzione di un problema’.¬†
Oltre alla differenza semantica, tra le due forme c’√® una differenza sintattica, perch√©¬†interessarsi¬†richiede la preposizione¬†a¬†quando √® sinonimo di¬†essere interessato, la preposizione¬†di¬†quando¬†significa ‘prendersi cura, occuparsi’ o ‘provvedere per la risoluzione di un problema’;¬†essere interessato, invece, richiede sempre la preposizione¬†a, mai¬†di. Come conseguenza,¬†essere interessato a una cosa¬†√® molto simile a¬†interessarsi a una cosa;¬†interessarsi di una cosa, invece, significa tutt’altro, ovvero ‘occuparsi di una cosa’, oppure ‘provvedere’ (nel caso in cui¬†la cosa¬†sia una problema da risolvere).¬†
A rigore, un complemento di termine (come¬†a una cosa) pu√≤ essere pronominalizzato con¬†gli¬†o¬†le; questi pronomi, per√≤, hanno un chiaro riferimento umano e difficilmente li associamo a oggetti inanimati; in questo caso, inoltre, il complemento di termine non indica una persona a cui viene dato qualcosa, ma soltanto l’oggetto di un interesse (e pu√≤ essere definito, infatti,¬†complemento oggetto preposizionale), quindi rifiuta a maggior ragione la pronominalizzazione con i pronomi indiretti. Per questo motivo un parlante nativo non direbbe mai¬†esserle interessato¬†(o¬†io le sono interessato), ma preferir√† sempre¬†essere interessato a una / quella cosa¬†(e¬†io sono interessato a una / quella cosa). Lo stesso vale per¬†interessarsi: nessun parlante direbbe¬†interessarlesi¬†(o¬†io le mi interesso), ma dir√† sempre¬†interessarsi a una / quella cosa¬†(e¬†mi interesso a una / quella cosa).¬†
Diversamente, un complemento di specificazione o partitivo pu√≤ essere pronominalizzato quasi sempre con¬†ne, per questo √® possibile dire¬†interessarsene. Si badi, per√≤, che non √® possibile dire *esserne interessato¬†perch√© significherebbe *essere interessato di una cosa, che non √® corretto. Inoltre,¬†interessarsene¬†non significa¬†essere interessato a una cosa, ma ‘occuparsi di una cosa’ oppure ‘provvedere alla risoluzione di un problema’.
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Morfologia

QUESITO:

Non so quale frase – o quali, nel caso ce ne sia pi√Ļ di una – tra queste sia¬†scorretta.
Il dubbio verte sulla declinazione del termine dritto.
1a) I ragazzi guardarono dritto negli occhi le ragazze.
1b) I ragazzi guardarono dritti negli occhi le ragazze.
1c) I ragazzi guardarono dritte negli occhi le ragazze.

 

RISPOSTA:

L’unica forma possibile √®¬†dritto, perch√© il termine qui √® usato come avverbio di modo ed √®, quindi, invariabile.
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Si dice lesionare una cosa o si dice ledere una cosa?

 

RISPOSTA:

Dipende dalla cosa e da quanto si vuole essere precisi.¬†Lesionare¬†significa ‘danneggiare procurando una lesione’ e pu√≤ avere come complemento oggetto soltanto cose concrete che possono subire una lesione, ovvero una frattura, come muri, costruzioni, edifici, ma anche ossa e tessuti del corpo, se si intende sottolineare che si siano incrinati o fratturati. Anche¬†ledere¬†significa ‘danneggiare’, ma senza la specificazione della lesione; inoltre si usa raramente con complementi oggetto concreti, che sono perlopi√Ļ ossa o organi del corpo. Pi√Ļ frequentemente, invece, questo verbo si usa in riferimento a beni immateriali, come i diritti, la reputazione, la dignit√†, l’onore, l’interesse, il valore, il benessere, l’orgoglio…
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Quale delle seguenti frasi è corretta?
“Domani chiameremo ognuno di noi questo numero”.
“Domani chiamer√† ognuno di noi questo numero”.

 

RISPOSTA:

Il soggetto è ognuno, quindi la forma corretta è chiamerà.
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Accordo/concordanza
Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Vorrei sapere se in italiano √®¬†pi√Ļ corretto dire:
“il kit si compone di una macchina e delle capsule”
oppure
“il kit √® composto da una macchina e delle capsule”.
Mi √® stata contestata la forma adducendo l’esistenza di un complemento oggetto implicito¬†(?).

 

RISPOSTA:

Immagino che la forma contestata sia la prima. Il problema con questa costruzione √® che la forma del verbo¬†comporre¬†con il¬†si¬†passivante richiede obbligatoriamenre la preposizione¬†di, che viene a sommarsi all’articolo indeterminativo plurale¬†delle. Si noti, infatti, che¬†delle capsule¬†√® un complemento oggetto al pari di¬†una macchina; in questo caso¬†delle¬†non serve da preposizione, ma assolve la funzione, appunto, di articolo intedeterminativo plurale.¬†La frase dovrebbe pertanto risultare cos√¨ costruita:¬†“il kit si compone di una macchina e di delle capsule”; opzione da evitare per ovvi motivi. Sarebbe possibile sottintendere la seconda preposizione, come √® fatto nel suo esempio, ma la costruzione risultante √® straniante, perch√© non si capisce se¬†delle¬†funzioni da preposizione o da articolo.
Per inciso, definire delle capsule un complemento oggetto implicito è fantasioso: questo complemento oggetto è del tutto esplicito. Sottolineo, inoltre, che la costruzione con di sottinteso, per quanto poco chiara, non si può dire scorretta.
Sostituire¬†si compone¬†con¬†√® composta¬†consente di aggirare il problema. Al passivo, il verbo¬†comporre¬†ammette tanto¬†di¬†quando¬†da, quindi, scegliendo¬†da, la seconda preposizione si pu√≤ sottintendere senza cadere nell’ambiguit√† di¬†delle.¬†
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Accordo/concordanza
Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Semantica, Sintassi

QUESITO:

“I sovranisti, accortisi che manifestare senza mascherina, fare selfie a stretto contatto con la gente e urlare tutto il bene possibile nei confronti degli italiani con gli occhi fuori dalle orbite non avrebbero / avrebbe pi√Ļ pagato, hanno cavalcato il malcontento per alimentare lo scontro sociale”.¬†
Il correttore mi dice avrebbe, ma è giusto?

 

RISPOSTA:

Il soggetto del verbo in questione √® rappresentato dalle tre proposizioni soggettive ruotanti intorno ai verbi¬†manifestare,¬†fare,¬†urlare, quindi dovrebbe essere coniugato alla terza plurale. Quando il soggetto del verbo √® rappresentato, come in questo caso, da pi√Ļ di una proposizione soggettiva, per√≤, i parlanti tendono a preferire la terza singolare, probabilmente perch√© non associano le proposizioni facilmente come associano i sintagmi nominali.¬†La terza plurale rimane comunque la scelta pi√Ļ corretta.
Va aggiunto che la terza singolare √® anche possibile se si vogliono rappresentare le tre azioni come un tutt’uno, in quanto aspetti diversi dello stesso comportamento.¬†
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Sintassi

QUESITO:

Se molti di noi non sanno ancora con chi trascorreranno / trascorrerà le feste, altri cittadini, invece, sanno già molto bene con chi non le passeranno / passerà: sono i familiari delle persone decedute per Covid.

 

RISPOSTA:

Il soggetto di entrambe le proposizioni relative √® loro, che rimanda nel primo caso a¬†molti, nel secondo a¬†altri cittadini. La persona del verbo all’interno delle proposizioni relative, pertanto, deve essere la terza plurale.
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Semantica, Sintassi

QUESITO:

√ą corretto il periodo¬†“Una preoccupazione che ha spinto vari governatori a schierare la guardia nazionale, temendo scontri se la sentenza non sarebbe stata considerata¬†esemplare.”?

 

RISPOSTA:

Il periodo √® corretto, Un dubbio pu√≤ nascere dal collegamento tra la proposizione condizionale introdotta da¬†se¬†e la reggente. Normalmente le proposizioni subordinate dipendono dal verbo della reggente, tranne la proposizione relativa, che dipende da un sintagma nominale presente nella reggente. La condizionale¬†se la sentenza…, per√≤, dipende non dal verbo¬†temendo, bens√¨¬†dal sintagma nominale¬†scontri, e questo la rende un po’ forzata, per quanto non scorretta. Questa lieve forzatura si pu√≤ superare in due modi, o trasformando¬†scontri¬†in una proposizione oggettiva (temendo che ci sarebbero stati scontri se la sentenza…), in modo che la condizionale si colleghi al verbo¬†ci sarebbero stati, oppure sostituendo¬†se¬†con¬†nel caso in cui, cos√¨ da avere una condizionale che sintatticamente √® una relativa il cui pronome introduttivo,¬†in cui, √® collegato al sintagma nominale¬†nel caso.
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Morfologia

QUESITO:

Qual √® la pi√Ļ corretta di queste opzioni? Propendo per¬†gli¬†(resto¬†√®¬†maschile),¬†ma anche¬†le, riferito a¬†umanit√†,¬†puo‚Äô essere foneticamente, ma¬†non so quanto grammaticalmente, accettabile. Possibile siano corrette entrambe? Ecco la frase in oggetto: “Ampio mandato al resto dell‚Äôumanit√† di occuparsi di quello che¬†gli¬†/¬†le¬†pare”.¬†

 

RISPOSTA:

Entrambi i pronomi sono accettabili, in quanto il riferimento può essere tanto a resto quanto a umanità.
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Accordo/concordanza, Pronome
Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Semantica, Sintassi

QUESITO:

In questa frase¬†chiamato¬†√®¬†corretto o l’accordo va al femminile?
“Valanga di nuvole chiamato anche perfetto collasso delle nuvole”.¬†

 

RISPOSTA:

Il participio passato di un verbo con ausiliare¬†essere¬†dovrebbe concordare sempre con il soggetto.¬†Non √® raro l’accordo con il nome del predicato:¬†“La lettura √® stata / stato il mio passatempo preferito per molto tempo”.¬†
Nei casi in cui il participio passato fa parte di un tempo composto (come nell’esempio appena fatto da me) l’accordo con il nome del predicato √® una forzatura ma¬†non si pu√≤ considerare un vero e proprio errore.
Nella sua frase, per√≤, il participio passato √® autonomo, e rappresenta una proposizione relativa implicita:¬†chiamato¬†=¬†che √® chiamato. In questo contesto, la concordanza con¬†valanga¬†√® decisamente pi√Ļ raccomandabile (e, di conseguenza, la concordanza con il nome del predicato √® sconsigliabile), perch√© la relativa si aggancia chiaramente al soggetto della reggente, appunto¬†valanga, di cui rappresenta un ampliamento.
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Da vocabolario Treccani: “Retrostante – Di luogo o ambiente, che sta dietro a un altro”.¬†Gli esempi lasciano intendere che il luogo o ambiente si debba trovare dietro un¬†altro, ma sullo stesso piano o livello (es.¬†la stanza R.,¬†il prato R. la casa).
Vorrei sapere se si pu√≤ considerare retrostante un luogo/ambiente che non si trova sullo stesso piano/livello dell’altro luogo/ambiente preso a riferimento (es.¬†un balcone retrostante un altro, ma i due balconi sono su piani differenti).

 

RISPOSTA:

Il significato dell’aggettivo¬†retrostante¬†punta l’attenzione su una sola coordinata spaziale, avanti-dietro, e trascura le altre, quindi non esclude che l’elemento cos√¨ qualificato si trovi su un piano diverso rispetto all’altro elemento che fa da riferimento. Ovviamente, se la posizione relativa dei due elementi non √® ulteriormente chiarita, il ricevente potrebbe presumere che la rappresentazione di tale posizione non richieda altri dettagli, e quindi che questi si trovino sullo stesso piano.
Segnalo, a margine, che¬†retrostante¬†pu√≤ essere usato assolutamente (la cucina retrostante); quando ha un elemento di riferimento, invece, pu√≤ essere¬†costruito direttamente (retrostante la casa), ma √® pi√Ļ frequente con la preposizione¬†a¬†(retrostante alla casa).
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Accordo/concordanza, Aggettivo
Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Quale affermazione è corretta?
“Di cosa si tratti”.
“Di cosa si tratta”.
E in questo caso?
“Basta poco, massimo 2 minuti”.
“Basta pochi minuti”.
“Bastano pochi minuti”.
“Bastano poco minuti”.

 

RISPOSTA:

Riguardo alla prima richiesta, se la frase √® autonoma, quindi √® per forza una interrogativa diretta, il modo da usare √® senz’altro l’indicativo: “Di cosa si tratta?”. Se, invece, √® una interrogativa indiretta¬†il congiuntivo √® una scelta pi√Ļ formale dell’indicativo: “Vorrei sapere di cosa si tratti” (anche corretto, ma meno formale, “Vorrei sapere di cosa si tratta”). Tranne che tale proposizione sia introdotta dal verbo¬†dire, che preferisce sempre l’indicativo: “Dimmi di cosa si tratta”.¬†
Per quanto riguarda la seconda richiesta, bisogna ricordare che¬†bastare¬†√® un verbo, quindi concorda con il soggetto della frase. Nella prima frase il soggetto √® il pronome¬†poco, quindi la forma di¬†bastare¬†richiesta √® proprio la terza singolare. Ci√≤ che segue,¬†massimo 2 minuti, √® una apposizione del soggetto, costruita correttamente, con l’avverbio¬†massimo¬†(andrebbe bene anche¬†al massimo) che accompagna l’aggettivo numerale¬†2, a sua volta unito al nome¬†minuti. Si noti che se togliamo¬†poco¬†il soggetto diventa¬†massimo 2 minuti, per cui il verbo deve andare al plurale: “Bastano massimo 2 minuti”.
La seconda frase √® costruita male, perch√© il verbo non concorda con il soggetto. Il verbo, infatti, √® singolare mentre il soggetto,¬†pochi minuti, √® plurale. L’errore √® corretto nella terza frase: “Bastano pochi minuti”. Nell’ultima frase, infine, a essere scorretto √® l’accordo tra l’aggettivo¬†poco¬†e il nome da questo accompagnato,¬†minuti. Se¬†poco¬†√® da solo, infatti (come nella prima frase), √® un pronome ed √® invariabile; se √® accompagnato da un nome √® un aggettivo e deve concordare con il nome accompagnato.
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Morfologia, Sintassi

QUESITO:

Si dice “mai visto una cosa del genere” oppure “mai vista una cosa del genere”?

 

RISPOSTA:

Entrambi i modi sono corretti. L’accordo del participio passato di un verbo transitivo con il complemento oggetto (vista una cosa) √® una possibilit√† oggi abbandonata, quindi dal sapore antiquato, ma sempre corretta. La forma pi√Ļ comune √®¬†visto una cosa, con il participio passato invariabile. C’√® da dire che se questo vale in generale, l’espressione¬†mai vista una cosa…¬†√® cristallizzata, tanto che risulta perfettamente normale anche la variante con l’accordo. Per approfondire la questione dell’accordo del participio passato pu√≤ leggere la risposta n.¬†2800277 dell’archvio di DICO.
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Accordo/concordanza, Coesione
Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Morfologia, Sintassi

QUESITO:

Nella seguente frase qual √® il soggetto? “L√† non c‚Äô√® nulla da mangiare”.¬†

 

RISPOSTA:

Il soggetto √®¬†nulla da mangiare,¬†non¬†c’√®¬†√® il predicato verbale e¬†l√†¬†√® il complemento di stato in luogo.
Soltanto come inutile e scolastica pignoleria si potrebbe poi analizzare ulteriormente il soggetto nulla da mangiare come formato da un soggetto (nulla) + una subordinata relativa implicita passiva: che possa essere mangiato.

Fabio Rossi

Parole chiave: Accordo/concordanza
Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Nella frase “Dopo aver visto il video ‘Il racconto di avventura e¬†horror’, scrivi la differenza / le differenze tra i due generi” √® meglio usare¬†differenza¬†o¬†differenze¬†e perch√©?

 

RISPOSTA:

La scelta dipende dal significato che si intende dare alla frase: se si ritiene che tra i due generi ci sia una sola differenza si user√† il singolare; se, invece, si ritiene che le differenze siano pi√Ļ di una si user√† il plurale. In questo caso specifico ritengo che¬†differenze¬†sia la scelta migliore, visto che tra il genere di avventura e quello horror sussistono molte differenze.
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Accordo/concordanza
Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

√ą¬†pi√Ļ corretto dire¬†una volta solo¬†o¬†una volta sola? So che comunque si dice spesso¬†solo una volta.

 

RISPOSTA:

Solo una volta e una volta sola sono espressioni comuni, corrette e praticamente sinonimiche. Nella prima solo è un avverbio, equivalente a solamente, nella seconda sola è un aggettivo, concordato con volta. Una volta solo è possibile e corretta, al pari di una volta solamente, ma è sfavorita dai parlanti rispetto a una volta sola. 
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Leggendo le risposte alle domande in archivio, ho letto questa vostra risposta:
“Nella frase (“Giuseppe, come studente, √® molto superficiale”), […] come¬†studente √® un complemento predicativo”.¬†Perch√© la grammatica di R. Zordan analizza le espressioni introdotte da “come, in
qualit√† di…” apposizioni?
Ho poi un dubbio su questa espressione. Si deve dire “il mio percorso di studi¬†universitariO” o “il mio percorso di studi universitarI”?
Infine, si deve dire (se parla un uomo) “Se fossi stato una persona…” o “Se¬†fossi stata una persona…”?

 

RISPOSTA:

La classificazione delle espressioni nominali costruite con¬†come¬†√® a met√† strada tra l’apposizione e il complemento predicativo. Io preferisco distinguere tra casi come¬†lo studente Giuseppe, in cui il sintagma¬†lo studente¬†√® strettamente legato al nome che accompagna, al pari di un aggettivo, ed √® apposizione, e¬†Giuseppe, come studente, in cui il sintagma ha maggiore autonomia sintattica (potremmo spostarlo in molte posizioni:¬†Giuseppe √® bravo, come studente, diversamente dall’altro: *Giuseppe √® bravo lo studente). Per comodit√†, molte grammatiche non fanno una simile distinzione e accomunano le due espressioni nella categoria delle apposizioni, associando il complemento predicativo esclusivamente alla presenza di un verbo copulativo (Giuseppe √® diventato uno studente modello) o di un verbo predicativo con funzione copulativa:¬†Giuseppe √® stato premiato come studente.
La concordanza dell’aggettivo con espressioni internamente solidali ma non cristallizzate √® libera: entrambe le soluzioni,¬†percorso di studi universitario¬†e¬†percorso di studi universitari, sono accettabili e difendibili. Propenderei, comunque, per la concordanza con¬†percorso, visto che √® il costituente pi√Ļ simile alla testa di un composto. Nei composti e nelle unit√† polirematiche (per un approfondimento sul concetto di¬†unit√† polirematica¬†rimando all’archivio di DICO), infatti, √® la testa, cio√® il costituente dominante, che guida la concordanza:¬†un capostazione rigoroso¬†(non *un capostazione rigorosa)¬†un treno merci lunghissimo¬†(non *un treno merci lunghissime),¬†occhiali da sole nuovi¬†(non *occhiali da sole nuovo).
Anche quando la parte nominale o il complemento predicativo contiene un nome di genere e/o numero diversi da quelli del soggetto (il suo terzo dubbio) si crea un problema di accordo, questa volta del participio passato o della persona del verbo. A rigore, il verbo (quindi anche il participio passato che ne fa parte, concorda con il soggetto (quindi¬†se fossi stato una persona); l’attrazione della parte nominale, per√≤, √® molto forte, perch√© la parte nominale √® il sintagma adiacente al verbo e perch√©, tutto sommato, con il verbo¬†essere¬†o un verbo copulativo la parte nominale identifica il soggetto al pari del soggetto stesso. Ne consegue che entrambe le soluzioni sono accettabili, con una preferenza, anche in questo caso, per l’accordo con il soggetto.
Un esempio di dubbio sull’accordo della persona del verbo potrebbe essere il seguente: “I miei amici sono la mia famiglia” / “la mia famiglia √® i miei amici”. Si noter√† dall’esempio che quando il soggetto √® plurale e il nome del predicato √® singolare il verbo difficilmente va al singolare:¬†i miei amici √® la mia famiglia¬†√® possibile al pari di¬†se fossi stata una persona, ma sfavorito; al contrario, quando il soggetto √® singolare e il nome del predicato plurale √® l’accordo con il nome del predicato a essere preferito:¬†la mia famiglia sono i miei amici. Difficile spiegare la ragione di questa differenza di trattamento dell’accordo, ma probabilmente essa dipende dalla maggiore salienza semantica del plurale rispetto al singolare: il plurale, cio√®, attrae l’accordo del verbo pi√Ļ fortemente del singolare, a prescindere dalla funzione sintattica dei sintagmi.
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Da sempre – spero a ragione – uso l’aggettivo¬†suo¬†(con le dovute declinazioni di genere e numero) in riferimento al soggetto della proposizione o del complemento, data la versatilit√† che lo contraddistingue; per contro,¬†proprio¬†nelle mie costruzioni ha avuto – e ha tuttora – un ruolo circoscritto al solo soggetto. Se la premessa √® valida, mi sentirei di segnalarvi alcune criticit√†.
Prendiamo ad esempio la proposizione Paolo era insieme al suo amico e a sua moglie. 
Mettiamo, inoltre, che per ragioni a noi ignote non si possa modificare l’assetto della costruzione (che ci permetterebbe di agevolarne la comprensione).¬†A rigore, la moglie in esame sarebbe quella dell’amico di Paolo. Se invece si fosse trattato della moglie di Paolo, si sarebbe optato per¬†propria.¬†
Sviluppando per√≤ questa circostanza, per omogenit√† di stile e di messaggio, a mio avviso, dovremmo sostituire anche l’aggettivo¬†suo¬†in relazione all’amico del soggetto, vale a dire Paolo.
La frase, così rielaborata, avrebbe questo effetto (su cui vorrei interpellarvi): Paolo era insieme al proprio amico e alla propria moglie. 
Per tirare le somme, e aggiungendo una subordinata, vi chiederei se le seguenti chiose sono valide:¬†Paolo parl√≤ al proprio amico, che decise di confidarsi con la propria moglie¬†(in questo caso la moglie √® dell’amico di Paolo).¬†
Paolo parlò al proprio amico, che decise di confidarsi con sua moglie (in questo caso la moglie è di Paolo).

 

RISPOSTA:

La distinzione tra¬†suo¬†e¬†proprio¬†√® nei termini da lei indicati:¬†proprio¬†si pu√≤ usare soltanto in riferimento al soggetto della proposizione, mentre¬†suo¬†pu√≤ riferire a qualsiasi sintagma della frase (immagino che lei intenda questo quando parla di¬†soggetto del complemento). Detto questo, una frase come “Paolo era insieme al suo amico e alla propria moglie”¬†√® ineccepibile; la¬†omogeneit√† di stile e di messaggio¬†da lei evocata √® un fattore del tutto soggettivo, non generalizzabile; al contrario, direi che la variante¬†insieme al proprio amico e alla propria moglie¬†risulterebbe inutilmente farraginosa, sebbene non scorretta. Lo stesso dicasi per la seconda frase: la variante¬†Paolo parl√≤ al suo amico¬†√® del tutto legittima, visto che non c’√® nella frase un altro referente concorrente di¬†Paolo. La terza frase presenta lo stesso problema della prima: a rigore tanto¬†propria moglie¬†quanto¬†sua moglie¬†possono rimandare alla moglie del soggetto della proposizione, il pronome¬†che, a sua volta coreferente di¬†il proprio amico;¬†sua moglie, per√≤, potrebbe essere¬†la moglie di Paolo, per cui,¬†per escludere ogni ambiguit√†, √® preferibile usare¬†propria moglie¬†se la moglie √® dell’amico e usare una perifrasi (per esempio¬†con la moglie di Paolo)¬†nel caso in cui la moglie sia di Paolo.
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Accordo/concordanza, Aggettivo
Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Vorrei presentarvi alcune costruzioni per chiedere lumi circa il pronome.
“Poteva anche essere un semplice amico, visto il calore con cui lui / egli / questo¬†l’aveva salutata”.¬†A prescindere dalla scelta tra¬†lui¬†/¬†egli¬†/¬†questo¬†– che suppongo libera senza tema di incorrere in un errore -, il pronome √® consigliato o facoltativo?
“Domandami se io sono/sia d’accordo”. Come sopra. L’inserimento del pronome pu√≤ avere una funzione enfatica se si opta per l’indicativo presente? Nel caso invece si opti per il congiuntivo, immagino che esso sia obbligatorio per disambiguare il riferimento alla persona.
“Camminando da solo per il parco che lui amava, pensai ai ricordi pi√Ļ vivi di mio padre”.¬†L’anticipazione del pronome √® corretta?
Infine, mi piacerebbe conoscere quali sono i contesti sintattici in cui l’inserimento del pronome √® non gi√† facoltativo o sconsigliato, ma addirittura errato.

 

RISPOSTA:

Nella prima frase il pronome √® superfluo perch√© il soggetto della proposizione relativa coincide con quello della proposizione reggente. Si pu√≤, comunque, inserire per enfatizzare il soggetto (per esempio per esprimere un contrasto:¬†lui¬†diversamente da un altro)¬†o disambiguarne l’identit√† nel caso in cui ci siano pi√Ļ referenti possibili. La differenza tra¬†lui¬†e¬†egli¬†√® diafasica:¬†egli¬†√® pi√Ļ formale;¬†questo¬†accentua la distinzione con un¬†quello¬†eventualmente presente nel cotesto pi√Ļ ampio. Per ottenere una sfumatura distintiva si pu√≤ optare anche per¬†questi¬†o¬†costui, pronomi dimostrativi soggetto singolari di sapore letterario.
Nella seconda frase √® vero che il pronome √® superfluo (ma comunque possibile per le stesse ragioni viste per la prima frase) se si usa l’indicativo; se si usa il congiuntivo, invece, esso non √® obbligatorio, ma consigliabile. Per convenzione √® obbligatorio soltanto quando il soggetto del congiuntivo presente o imperfetto √® di seconda persona (se tu sia,¬†se tu fossi).
Nella terza frase l’anticipazione, o catafora, √® possibile, quindi corretta.
Un pronome può essere superfluo, come nei casi commentati sopra, ma difficilmente il suo inserimento può essere giudicato errato.
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Accordo/concordanza, Pronome
Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Semantica, Sintassi

QUESITO:

Considerando corretta la seguente frase: “Nei giorni feriali sono vietate le¬†visite”, mi domando se lo siano anche: “I giorni feriali sono vietate le visite” oppure: “I giorni feriali sono vietati alle visite”.

 

RISPOSTA:

La variante¬†i giorni feriali…¬†√® corretta, visto che le espressioni¬†nel giorno¬†e¬†il giorno¬†sono entrambe valide per esprimere il tempo determinato.¬†
Vietato a¬†√® usato tradizionalmente soltanto in relazione alla persona che non pu√≤ compiere l’azione, non all’azione stessa. In altre parole, un’azione pu√≤ essere vietata a qualcuno, ma non si pu√≤ vietare qualcuno all’azione.¬†Ancora meno √® possibile vietare un luogo o un tempo a un’azione, come avviene nel suo esempio.¬†
Una ricerca in Internet rivela l’esistenza attuale della struttura da lei immaginata, ma con pochissimi esempi (quindi da considerare eccezioni) e comunque tutti legati al luogo, non al tempo:¬†monastero / ospedale / stadio vietato alle visite¬†e pochi altri casi.¬†
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Accordo/concordanza
Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Rivolgendosi ad una persona di sesso maschile con il pronome di cortesia¬†lei¬†√® corretto dire¬†l’avrei chiamato?

 

RISPOSTA:

La questione √® stata affrontata nella risposta n. “Lei”, “voi”, “loro” , che si pu√≤ leggere nell’archivio di DICO. La situazione √® cos√¨ esemplificata: “Signor Bianchi, la ho (l’ho) chiamata¬†perch√© lei mi sta¬†simpatico“. In altre parole, l’aggettivo¬†concorda al maschile (simpatico), il participio passato del verbo composto con ausiliare¬†avere¬†e preceduto dal pronome (la) concorda al femminile (chiamata). Il participio passato del verbo composto con ausiliare¬†essere, invece, concorda al maschile (si comporta, cio√®, come un aggettivo): “Signor Bianchi, sono contento che lei sia¬†arrivato“.
Fabio Ruggiano 

Parole chiave: Accordo/concordanza, Pronome, Verbo
Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Morfologia, Sintassi

QUESITO:

Quali varianti sono corrette?
a) Ci siamo fatte / fatti / fatto un regalo.
b) Dal possibile vantaggio dei padroni di casa si è passati / passato al gol degli ospiti.
c) Hai recitato le preghiere ieri sera, o ne hai recitata / recitate / recitato pi√Ļ di una.

 

RISPOSTA:

Tutte le varianti sono corrette. Per quanto riguarda la prima frase, ci si aspetta che¬†il participio passato di un verbo con l’ausiliare¬†essere¬†concordi con il soggetto, che nella frase in questione √®¬†noi.¬†In quanto al genere (fatti¬†o¬†fatte)¬†il pronome¬†ci¬†non √® trasparente,¬†per cui si user√†¬†fatte¬†se il soggetto √® femminile,¬†fatti¬†se √® maschile. A favore di¬†fatto, per√≤,¬†depone la presenza nella frase del complemento oggetto (un¬†regalo), che quando il verbo ha l’ausiliare¬†avere¬†pu√≤ concordare con il participio passato¬†(ho fatta una torta). Questa situazione rende anche la costruzione¬†ci siamo fatto un regalo¬†possibile, per quanto pi√Ļ rara.
Nella seconda frase non c’√® un soggetto, perch√© il verbo √® impersonale; per questo motivo il participio rimarr√† invariato:¬†si √® passato. L’italiano, per√≤, ammette anche la struttura¬†(noi) si √® passati, diffusa soprattutto in Toscana e nella tradizione letteraria (si confronti questa costruzione con “oppure, quando¬†si √® arrivati¬†a fondare un partito” estratto da¬†L’orologio¬†di Carlo Levi, 1951).
Nella terza, infine, il participio pu√≤ rimanere invariato (recitato), visto che¬†ne¬†non richiede necessariamente l’accordo del participio di un verbo con ausiliare¬†avere¬†(al contrario di¬†lo,¬†la,¬†li,¬†le), oppure pu√≤ concordare con il complemento oggetto (come nell’esempio visto sopra di¬†ho fatta una torta), che √®¬†una¬†(quindi¬†recitata). Discutibile, ma ammissibile, √® l’accordo con il nome a cui rimanda¬†ne, ovvero¬†preghiere¬†(quindi¬†recitate).
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Accordo/concordanza, Pronome, Verbo
Hai trovato questa risposta utile?
1
0
Categorie: Morfologia, Sintassi

QUESITO:

√ą corretto dire “Questi sono i bambini che li ha salvati” per esprimere appunto che una persona ha salvato dei bambini?
Si dice¬†arriva subito¬†o¬†arriver√† subito?¬†√ą¬†fallita¬†o¬†era fallita?

 

RISPOSTA:

Nella prima frase c’√® un problema a monte della concordanza del participio passato. Il pronome¬†che¬†rimanda a¬†i bambini¬†e svolge, nella proposizione relativa¬†che li ha salvati,¬†la funzione di complemento oggetto (perch√© qualcun altro, il soggetto, ha salvato i bambini). La presenza di¬†che¬†con la funzione di complemento oggetto rende superflua la presenza di¬†li, che svolge la stessa funzione. Se eliminiamo¬†li, che √® ridondante,¬†cade il problema della concordanza del participio passato, perch√© il pronome¬†che¬†non richiede la concordanza (che, invece, √® richiesta da¬†li).¬†La forma pi√Ļ corretta della frase, pertanto, √®¬†“Questi sono i bambini che ha salvato” (o, se vogliamo enfatizzare il soggetto, “Questi sono i bambini che lui ha salvato”). Non √® esclusa “Questi sono i bambini che ha salvati”, che, per√≤, suona artificiale e antiquata.
Entrambe le espressioni¬†arriva subito¬†e¬†arriver√† subito¬†sono corrette; tra le due, quella con il futuro √® pi√Ļ formale e quella con il presente, di conseguenza, di registro pi√Ļ colloquiale.
Tra¬†√® fallita¬†e¬†era fallita, infine, c’√® una differenza semantica, legata ai due diversi tempi verbali usati: la scelta tra le due varianti pu√≤ essere fatta non in astratto, ma soltanto all’interno di una frase.
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Accordo/concordanza, Pronome, Verbo
Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Morfologia, Sintassi

QUESITO:

n

RISPOSTA:

Parole chiave: Accordo/concordanza
Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Ho un dubbio in merito alla comprensione di questa frase:
“Anche se ora non sono in grado di identificare l‚Äôorigine e di risalire alla causa di questo mio disagio,¬† scelgo di rilasciare ora con amore incondizionato tutte le convinzioni e memorie emozionali collegate che lo hanno generato e che sono entrambe limitanti”.
In particolare, collegate deve indicare che le memorie emozionali sono collegate solamente alle convinzioni, ma la frase potrebbe avere significato ambiguo in quanto le convinzioni e le memorie emozionali potrebbero essere intese come collegate al disagio?

 

RISPOSTA:

In questa formulazione la frase √® ambigua, ma l’interpretazione pi√Ļ probabile √® che¬†collegate¬†sia concordato con il sintagma¬†le convinzioni e memorie¬†e rimandi al disagio. Per rimandare inequivocabilmente a¬†convinzioni¬†bisogna inserire l’articolo prima di¬†memorie¬†e aggiungere un pronome:¬†tutte le convinzioni e¬†le¬†memorie emozionali¬†a esse¬†collegate.
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Accordo/concordanza
Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Semantica, Sintassi

QUESITO:

√ą corretto dire¬†portarsi in casa¬†come nella frase “portarsi in casa un cane”?

 

RISPOSTA:

Portarsi in¬†in cui¬†in¬†indichi l’ingresso in un luogo non √® escluso, anzi in alcuni casi non ha alternative:¬†“Che cosa bisogna portarsi in Danimarca?” (non si pu√≤ entrare *a Danimarca¬†o¬†*alla Danimarca,¬†mentre si pu√≤ entrare¬†a Milano); “Luca si √® portato il figlio in chiesa” (non sarebbe possibile *a chiesa¬†o¬†*alla chiesa). Nel caso di¬†portarsi a casa¬†o¬†in casa¬†si pu√≤ scegliere, ma, come sempre quando c’√® una scelta, c’√® una differenza tra le varianti:¬†a casa¬†significa ‘nell’ambiente familiare, nella propria sfera privata’;¬†in casa¬†significa ‘nel luogo in cui si vive’. Di conseguenza¬†portarsi in casa un cane¬†suggerisce, rispetto a¬†portarsi¬†a casa,¬†un certo distacco emotivo, al limite un certo fastidio, per la situazione (che, ovviamente, potrebbe essere ironico, quindi, antifrastico).¬†
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Andare in pallone è un errore? Soltanto andare nel pallone è corretto?

 

RISPOSTA:

Le espressioni idiomatiche (come¬†andare nel pallone¬†‘confondersi, perdere l’orientamento’) hanno una forma rigida. Nel caso di¬†andare nel pallone¬†l’unico cambiamento che si pu√≤ fare (che non √® veramente un cambiamento) √® coniugare il verbo:¬†io¬†sono andato¬†nel pallone,¬†lui¬†andrebbe¬†nel pallone,¬†non¬†andare¬†nel pallone¬†ecc. La parte¬†nel pallone, invece, non si pu√≤ cambiare, altrimenti si perde il senso della frase idiomatica.
Fabio Ruggiano 

Parole chiave: Accordo/concordanza, Nome, Verbo
Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Desidererei avere alcune delucidazioni in merito al verbo¬†entrarci: perch√© non si pu√≤ scrivere “se l’avessi fatto, NON SAREBBE C’ENTRATO PER NULLA”? Cio√®: come mai nella coniugazione del verbo¬†entrarci¬†in tutti i tempi che non comportano l’ausiliare (essere, in quanto il verbo √® intransitivo) la particella¬†ci¬†pu√≤ essere anteposta con elisione al verbo¬†entrare¬†(c’entrare), mentre in quelli che necessitano dell’ausiliare la particella deve essere messa per intero prima dello stesso?

 

RISPOSTA:

Entrarci¬†si comporta esattamente come tutti gli altri verbi pronominali, cio√® costruiti con un pronome (o particella pronominale): all’infinito, al gerundio, all’imperativo il pronome √® enclitico, cio√® si appoggia (e si scrive attaccato) all’infinito, al gerundio, all’imperativo (entrarci,¬†entrandoci,¬†entraci), nelle forme semplici il pronome si sposta prima del verbo (ci entrai). Al participio passato il pronome si comporta in due modi: quando il participio √® una forma autonoma, senza ausiliare, il pronome √® enclitico:¬†entratoci, scopr√¨ chi vi si nascondeva); quando il participio fa parte di una forma composta, dal momento che l’unione con l’ausiliare √® molto stretta il pronome non va a inserirsi in mezzo, ma “risale” fino a prima dell’ausiliare. Abbiamo cos√¨¬†ci sarebbe entrato¬†e simili. Venendosi a trovare prima di¬†essere, il pronome si pronuncia e si scrive per forza per intero davanti alle forme del verbo che cominciano per consonante (ci sono entrato,¬†ci sei entrato…), si pu√≤ pronunciare attaccato e scrivere con o senza elisione davanti alle forme che cominciano per vocale (c’√® / ci √® entrato,¬†c’era¬†/ ci era entrato…).
Come dicevo, tutti i verbi pronominali si comportano allo stesso modo. Prendiamo andarsene: andarsene (infinito); me ne andai (forma semplice), andatosene (participio passato senza ausiliare), me ne sono andato (forma composta con ausiliare e participio passato).
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
1
0
Categorie: Morfologia, Sintassi

QUESITO:

Vorrei sapere se √® errata la frase¬†“Anche questo √® un uomo e la sua vita”.

 

RISPOSTA:

La frase √® del tutto corretta se si considera¬†questo¬†come pronome “neutro”, con il significato di ‘questa cosa’. In questo caso la frase diviene equivalente a “Anche questa cosa √® un uomo e la sua vita’.¬†
Se, invece, si attribuisce a¬†questo¬†la funzione di aggettivo dimostrativo la frase non √® perfettamente corretta, perch√© il sintagma concordato con¬†questo¬†√®¬†un uomo e la sua vita, che contiene due nomi, uno maschile e uno femminile, quindi richiede un accordo plurale maschile. La frase corretta √®, pertanto, “anche questi sono un uomo e la sua vita”. Una terza alternativa, che evita questo accordo, corretto ma poco trasparente, √®¬†modificare leggermente la sintassi della frase, per esempio cos√¨: “Anche questo √® un uomo, e anche questa √® la sua vita”.
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Ho qualche dubbio in merito alla seguente affermazione. Il¬†vogliate¬†che spesso si usa all’interno di questa frase non mi convince:
“Nel caso in cui aveste ricevuto questo mail per errore, vogliate avvertire il mittente al pi√Ļ presto a mezzo posta elettronica e distruggere il…”

 

RISPOSTA:

La forma √® pienamente legittima, sebbene adatta a contesti molto formali o burocratici. Si tratta del congiuntivo presente, seconda persona plurale, del verbo¬†volere, qui con la funzione esortativa, ovvero finalizzato a indurre il ricevente a fare una certa azione. Il congiuntivo esortativo √® la forma che sostituisce l’imperativo in contesti formali; l’alternativa a¬†vogliate avvertire, infatti, √®¬†avvertite, decisamente pi√Ļ diretta e aggressiva.
L’accordo al maschile con il nome¬†mail¬†(ma in realt√† dovrebbe essere¬†e-mail, o¬†email) √® al limite dell’accettabilit√†. Il nome¬†e-mail¬†√® comunemente femminile, per cui ci si aspetterebbe¬†questa e-mail, non¬†questo mail. Il maschile non si pu√≤ definire un errore in assoluto, visto che il genere dei prestiti dall’inglese √® soggetto a oscillazione, ma visto che questo nome √® saldamente femminile, il maschile appare discutibile.
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Morfologia

QUESITO:

“Perdonare una persona significa regarLe” oppure “regalarGLI”…?
E poi:
“Il puro potenziale √® una energia con la quale √® stato creato l’universo” oppure “con il quale √® stato creato l’universo”?

 

RISPOSTA:

La persona è femminile, quindi il pronome che si riferisce a questo nome è le, non gli.
Nella seconda frase il pronome relativo deve riferirsi a¬†una energia, quindi deve essere femminile (la quale): il pronome relativo, infatti, si riferisce sempre al nome pi√Ļ vicino. Se si volesse rimandare a¬†il puro potenziale¬†bisognerebbe cambiare la costruzione della frase, per esempio cos√¨:¬†il puro potenziale √® una energia; con esso √® stato creato…
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Morfologia, Semantica

QUESITO:

Vorrei sapere gentilmente se la particella ci talvolta sia superflua e dunque trascurabile.
1) (Ci) tengo a precisare che…
2) La notizia (ci) ha commosso / commossi tutti.
3) Dentro la casa, (c’)√® uno splendido affresco.
Infine, permettetemi una domanda collaterale: ci con valore pronominale, riferito a terza persona sia singolare che plurale, è corretto?
4) Sono diversi anni che non ci parlo (vale a dire che non parlo a lui / lei oppure a loro).

 

RISPOSTA:

Il pronome atono¬†ci¬†risulta a volte non chiaramente decifrabile, eppure necessario per completare il senso della frase. Sebbene¬†tenere a¬†possa significare ‘avere a cuore’,¬†tenerci a¬†veicola una maggiore partecipazione emotiva del soggetto (un po’ come¬†mangiarsi un panino¬†rispetto al neutrale¬†mangiare un panino). Addirittura, nel verbo¬†esserci¬†‘trovarsi, stare in un luogo’, la particella √® del tutto desemantizzata, tanto che spesso ne ribadiamo il senso con un complemento di luogo. Succede nella sua terza frase, in cui troviamo sia¬†dentro la casa¬†sia¬†ci. Sebbene la particella non abbia un significato specifico, per√≤, non possiamo eliminarla, perch√©¬†esserci¬†√® del tutto cristallizzato e i suoi componenti non possono essere pi√Ļ separati: la variante¬†dentro la casa √® un affresco¬†√® al limite dell’accettabilit√† (pochi parlanti nativi la considererebbero corretta).¬†
Il suo secondo esempio si distingue dagli altri, perché in esso ci è un pronome personale, la cui presenza modifica chiaramente la frase: 
ha commosso tutti¬†= ‘ha commosso tutte le persone’;
ci ha commosso tutti¬†= ‘ha commosso tutti noi’.
Ci¬†in¬†parlarci, infine, pronominalizza¬†con lui¬†/¬†lei¬†/¬†loro, quindi¬†“Non voglio parlarci” = ‘non voglio parlare con lui / lei / loro’.¬†A lui¬†/¬†loro¬†√® pronominalizzato da¬†parlargli;¬†a lei¬†da¬†parlarle.
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Quale tra le due espressioni √® la pi√Ļ formale?
– Dottore mi dispiace disturbarla;
– Dottore mi dispiace disturbarlo.

 

RISPOSTA:

Quando si d√† del lei a una persona, i pronomi vanno concordati con¬†lei, mentre gli aggettivi si concordano con la persona a cui ci si rivolge; quindi “Dottore, mi dispiace¬†disturbarla, perch√© so che lei √®¬†occupato“. La variante¬†dottore, … disturbarlo¬†√® scorretta, a meno che non ci si riferisca a un’altra persona: “Dottore, mi dispiace disturbarlo¬†ma potrebbe passarmi¬†suo figlio?”.
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Accordo/concordanza, Pronome
Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Si dice ‚ÄúQuesto verbo regge il dativo della persona che si comanda‚ÄĚ oppure bisogna dire ‚ÄúQuesto verbo regge il dativo della persona a cui si comanda‚ÄĚ?

 

RISPOSTA:

Molti verbi italiani (e anche latini) hanno diverse reggenze. Comandare, In particolare può reggere in italiano:
1. il complemento oggetto della cosa e il complemento di termine della persona (comandare qualcosa a qualcuno); 
2. il complemento oggetto della persona e un complemento che indica una destinazione (comandare qualcuno a un luogo o una mansione);
3. solo il complemento oggetto della persona.
Nel primo caso il verbo prende il¬†significato di ‘dare un ordine’ e la cosa che viene comandata √® quasi esclusivamente rappresentata da una proposizione oggettiva all’infinito introdotta da¬†di: “Ho comandato a Luca di star fermo”.¬†
Nel secondo caso il verbo significa ‘inviare, destinare, spostare’: “Luca √® stato comandato a un nuovo ufficio”. Come si vede, questo uso √® prettamente burocratico.
Nel terzo caso il verbo significa ‘dirigere, governare’: “Luca comanda suo figlio a bacchetta”; “Il generale comanda l’esercito con fermezza” (ma, per esempio,¬†comanda all’esercito di avanzare).
In conclusione, la risposta alla sua domanda √®¬†che si comanda¬†se il verbo significa ‘dirigere, governare, avere il comando di’ (o, ma √® meno probabile, se significa ‘inviare’), oppure¬†a cui si comanda¬†se significa ‘dare un ordine’.
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Sintassi

QUESITO:

La mamma, che insieme al pap√† ha fatto…¬†o¬†hanno fatto?

 

RISPOSTA:

Il soggetto della proposizione relativa è che, che rimanda a la mamma. Il verbo, pertanto, deve andare alla terza singolare: ha fatto.
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

A proposito delle preposizioni che servono a caratterizzare una persona, perché le seguenti espressioni si formano con preposizioni differenti? Mi sembrano avere la stessa struttura. O potrebbero essere intercambiabili?
con una grande umanità;
di bassa statura;
dal cuore d’oro;
dall’intelligenza non comune.
Inoltre, molte volte le preposizioni di / da + articolo segnano il motivo: piangere di gioia, dalla gioia. Ma posso usare anche per? piangere dalla / di / per la commozione.
E infine:¬†andare da una stanza all’altra. Perch√© si dice cosi? Perch√© non si dice¬†andare da una stanza nell’altra?

 

RISPOSTA:

Le qualit√† delle persone o delle cose possono essere espresse in modi diversi. Prima di tutto c’√® la possibilit√† di usare un aggettivo qualificativo (una donna¬†di bassa statura¬†=¬†una donna¬†bassa).¬†Se si vuole usare un sintagma preposizionale si pu√≤ scegliere soprattutto tra¬†di¬†e¬†da. La differenza tra le due preposizioni √® vaga e la scelta tra l’una e l’altra dipende soprattutto dalla preferenza dei parlanti. Volendo essere precisi,¬†di¬†√® piuttosto rara, √® seguita preferibilmente da un aggettivo e non vuole l’articolo:¬†di bassa statura¬†(non *della bassa statura),¬†di poco conto¬†(non *del poco conto). Dal punto di vista del significato,¬†di¬†rappresenta la qualit√† come inseparabile dal possessore: questa preposizione, infatti, indica una relazione¬†stretta tra due elementi (√® usata, non a caso, nel complemento di specificazione);¬†da, invece, rappresenta la qualit√† come caratterizzante, posseduta in modo parziale o temporaneo.¬†Con, infine, introduce una qualit√† che accompagna una persona o una cosa rimanendo ben distinta dalla persona o la cosa. Introduce anche il modo in cui un’azione √® compiuta. Si osservino i seguenti esempi:
Luca è una persona di grande umanità;
Luca è una persona dalla grande umanità;
Luca è una persona con una grande umanità.
Il primo indica che l’umanit√†¬†√® connaturata in¬†Luca, tanto che l’uno e l’altra non sono separabili.
Il secondo indica che¬†Luca¬†√® caratterizzato dall’umanit√†, ma quest’ultima non lo identifica.
Il terzo √® un po’ forzato; nell’uso sarebbe costruito con una proposizione relativa (Luca √® una persona che ha una grande umanit√†) oppure con¬†dalla grande umanit√†. Rispetto a¬†da,¬†con¬†indica che la qualit√† √® associabile a¬†Luca, ma in modo non stabile. Questa preposizione √® pi√Ļ comunemente legata a un verbo, per introdurre il modo in cui l’evento descritto dal verbo avviene: “Luca si √® comportato con grande umanit√†” (meno comune¬†con una grande umanit√†).¬†
Di, da + articolo e per + articolo possono esprimere anche la causa di un evento. Anche in questo caso di è raro e indica una relazione stretta tra i due elementi collegati (in questo caso il verbo e la causa). Piangere di gioia, quindi, è la descrizione di un tipo speciale di pianto, diverso da tutti gli altri. Piangere dalla gioia instaura una relazione meno stretta tra i due elementi, ma ancora speciale, tipica. Piangere per la gioia, infine, indica semplicemente la causa del pianto in una determinata situazione. Si noti che di e da non si possono usare sempre per esprimere la causa, ma descrivono soltato situazioni uniche o tipiche: si può, per esempio, piangere di dolore, ma piangere dal dolore è forzato; si può, invece, piangere dal gran dolore (e, al contrario, non è possibile *piangere di gran dolore). Non si può *piangere di fidanzato, né *piangere dal fidanzato, ma si può piangere per il fidanzato. 
Infine,¬†andare¬†da un luogo a un altro¬†√® preferito ad¬†andare¬†da un luogo in un altro¬†perch√© il verbo¬†andare¬†non esprime l’ingresso, ma soltanto l’avvicinamento a un luogo.¬†Andare in una stanza, infatti, √® un po’ forzato (molto meglio √®¬†entrare in una stanza), anche se in un contesto poco sorvegliato √® accettabile.¬†
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Morfologia, Sintassi

QUESITO:

Quale delle due frasi è corretta?
1. L’esercito Romano √® stata l’entit√† militare pi√Ļ potente di tutti i tempi.
2. L’esercito Romano √® stato l’entit√† militare pi√Ļ potente di tutti i tempi.¬†

 

RISPOSTA:

La regola generale √® che l’accordo sia tra il soggetto e il verbo, quindi la frase corretta √® la 2. L’accordo con il nome del predicato nel caso in cui quest’ultimo abbia un genere o un numero diverso dal soggetto (come nella frase 1.) non √® esattamente un errore, ma √® piuttosto un’imprecisione.
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Accordo/concordanza, Nome, Verbo
Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Dopo cento e uno è possibile dire cento e due, cento e tre, cento e tredici eccetera?
Si dice centouno favole / libri (plurale) però cento e una favola / cento e uno libro (singolare)?
E con mille vale la stessa regola? Mille e due, mille e tredici, mille e trecentodue, e poi milleuno favole, mille e una favola?
Lo stesso vale per un milione e novantunmila, due milioni e centocinquemila, quattrocentoottantottomila e novecentocinquantuno. Dopo milione, miliardo, mila si mette la e?
Ancora, si scrive¬†anni ’80¬†o¬†anni 80,¬†nel 45¬†o¬†nel ’45?
E quando si scrivono insieme e attaccati i numeri grandi?

 

RISPOSTA:

I composti con¬†cento,¬†mille¬†e¬†-mila¬†si possono scrivere attaccati, senza¬†e¬†o staccati, con la congiunzione; sono, quindi, corretti, sia¬†centotredici¬†sia¬†cento e tredici, sia¬†milletredici¬†sia¬†mille e tredici, sia¬†duemila e novantanove¬†sia¬†duemilanovantanove. Molto pi√Ļ comune oggi, comunque, √® la forma unita.¬†Si noti che la decina¬†ottanta¬†perde l’iniziale in composizione con¬†cento:¬†centottanta,¬†centottantuno¬†(oppure¬†cento e ottanta,¬†cento e ottantuno) ecc. Quindi non¬†quattrocentoottantottomila¬†ma¬†quattrocentottantottomila.
Centouno e centouna sono per forza plurali, visto che indicano un gruppo numeroso di elementi. Quando si scrivono separati può sembrare strano concordare uno e una con un nome plurale, ma è ancora possibile: mille e una case, cento e un libri. Diviene possibile, però, anche concordarli al singolare: mille e una casa, cento e un libro.
Milione e miliardo si scrivono sempre separati dalle altre cifre, con la congiunzione e: un milione e novantunmila (non un milionenovantunmila), due milioni e centocinquemila (non due milionicentocinquemila).
I decenni e gli anni si scrivono sempre con l’apostrofo quando viene omesso il migliaio corrispondente al secolo:¬†gli anni ’80¬†(=¬†gli anni 1980),¬†il ’45¬†(=¬†il 1945). Possibile anche riferirsi a decenni di altri secoli, specificando il secolo:¬†gli anni ’80 dell’Ottocento.
Queste regole coprono tutti i casi possibili.
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Accordo/concordanza, Nome
Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Mi chiedo da sempre come mai si dice la fine (femminile), la settimana (femminile), ma il fine settimana (maschile). In italiano, il genere delle parole composte non è collegato ai generi delle parole singole che contengono?

 

RISPOSTA:

La questione è effettivamente aperta. Di norma il genere dei composti corrisponde al genere della loro testa, ovvero del costituente che detta le caratteristiche morfologiche e semantiche. Per esempio, un pescecane è maschile e definisce un tipo di pesce perché la testa del composto è pesce.
Nel caso di¬†fine settimana¬†ci si aspetterebbe che il genere fosse femminile, perch√©¬†fine, che √® la testa del composto, √® femminile (ma pu√≤ essere anche maschile, con il significato di ‘obiettivo, scopo’). La ragione della scelta del genere maschile per questo composto √® probabilmente che esso √® un calco traduzione dell’inglese¬†week end, e quindi √® trattato come una parola straniera. Le parole straniere che entrano in italiano provenendo da lingue prive del genere (come √® l’inglese) sono di solito maschili, ma possono essere anche femminili se richiamano alla memoria dei parlanti altre parole femminili gi√† esistenti in italiano (per esempio,¬†e-mail¬†√® femminile perch√© richiama¬†posta¬†o¬†lettera). Nel caso di¬†fine settimana¬†i parlanti non hanno sentito l’eco di¬†la fine, ma hanno, invece, assimilato questa parola ai giorni della settimana, che sono tutti maschili tranne uno.
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Un insegnante, rivolgendosi agli studenti, dice:‚Äô “Per malattia domani non sar√≤¬†presente per la lezione di scienze”. La frase √® corretta oppure avrebbe dovuto dire¬†presente alla lezione di scienze? C‚Äô√® una qualche¬†differenza?

 

RISPOSTA:

Entrambe le frasi sono corrette. Presente a sottolinea il luogo, la situazione in cui si è (o non si è) presenti; presente per sottolinea la funzione, lo scopo per cui si è (o non si è) presenti.
Fabio Ruggiano 

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Se mi rivolgo ad un uomo con la forma di cortesia, dir√≤: ” La terr√≤ informato” oppure ” la terr√≤ informata”?

 

RISPOSTA:

Lo stile pi√Ļ formale, e anche il rispetto pi√Ļ rigoroso della regola dell’accordo grammaticale, imporrebbero il femminile, dal momento che¬†Lei, anche come allocutivo di cortesia, √® femminile e non maschile.
Per taluni, tuttavia, l’affiancamento di un pronome rivolto a un uomo e parole (participi passati o aggettivi) con desinenze femminili pare assai stridente, per cui optano per (o inconsapevolmente adottano) l’accordo al maschile.
A questi ultimi “risentiti”, tuttavia, ricordiamo che una cosa √® il genere in natura (o anche nella personale immagine di s√©), un’altra cosa √® il genere grammaticale. Il pronome¬†Lei¬†rimane femminile (nel genere grammaticale) indipendentemente dal genere (fisico o psicologico) della persona cui si riferisce,¬†

Fabio Rossi
 

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Ho letto in un testo due periodi che a mio parere non sono propriamente corretti. Riporto il primo:¬†“C’erano diverse persone, uno solo era uomo”.¬†Non mi convincono n√© la sintassi n√© la punteggiatura. Avrei scritto: “C’erano diverse persone: tra queste c’era solo un uomo”, oppure “C’erano diverse persone: tra di esse c’era solo un uomo”.

 

RISPOSTA:

La sua critica √® fondata: la coesione della frase che ha letto √® imprecisa, visto che¬†uno solo¬†rimanda a¬†persona, quindi dovrebbe essere femminile. Dobbiamo sottolineare che si tratta di una imprecisione non grave, perch√© non intacca la coerenza (non si crea ambiguit√† ed √® facile capire il senso della frase). L’imprecisione, inoltre, non √® immotivata, ma √® indotta dall’accordo “logico” di¬†uno solo¬†con¬†uomo, referente profondo del pronome.
Neanche la scelta della virgola al posto di un segno di interpunzione pi√Ļ forte, che sarebbe pi√Ļ adatto, impedisce la comprensione della frase.
In conclusione, la frase che lei ha letto è costruita in modo trascurato e sarebbe adatta a un contesto informale, specie se parlato.
Le sue due riscritture sanano l’imprecisione e rendono la frase pi√Ļ formale.
A margine faccio notare che sarebbe possibile anche sostituire i due punti con un punto e virgola, per sottolineare il passaggio a una nuova unit√† informativa senza implicare che essa sia da considerarsi la conseguenza logica della prima. La separazione tra le due unit√† potrebbe essere anche pi√Ļ netta, con un punto fermo, che creerebbe due enunciati distinti.
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

se scrivo a proposito di Mario : “Quella persona (Mario) √® un¬†ipocrita”. Dovrei scrivere¬†un’ ipocrita¬†con l’apostrofo (persona¬†√® femminile)¬†oppure, essendo Mario un uomo, senza l’apostrofo? Propendo per il femminile, quindi con l’apostrofo. Del resto, se dicessi, sempre a proposito di Mario, che un falso, dovrei dire “Quella persona √® falsa” (al femminile) e non¬†“Quella persona √® falso”.¬†

 

RISPOSTA:

I suoi due esempi (“Quella persona √® un¬†ipocrita” e¬†“Quella persona √® falsa”) non si equivalgono, perch√© nel primo la parte nominale √® rappresentata da un nome (un ipocrita), nel secondo √® rappresentata da un aggettivo (falsa). Questa differenza √® determinante: l’aggettivo, infatti, concorda con il nome a cui si riferisce in numero e genere (quindi¬†Mario √® falso¬†ma¬†la persona √® falsa); il nome concorda soltanto in numero.¬†
In questo caso specifico c’√® una difficolt√†:¬†ipocrita¬†√® un nome di genere comune, che pu√≤ essere sia maschile che femminile, rimanendo invariabile. In teoria i nomi che hanno sia il maschile che il femminile possono essere concordati anche nel genere con l’altro nome a cui si riferiscono, come propone lei. In pratica, per√≤, questo non avviene, perch√© il soggetto logico (nel suo caso¬†Mario) √® pi√Ļ strettamente collegato al nome che funge da parte nominale di quanto non sia collegato all’aggettivo. La frase, pertanto, viene di norma costruita con¬†un ipocrita. Questo √® un caso in cui la logica vince sulla grammatica.
Il caso di¬†ipocrita¬†le sembra particolarmente dubbio perch√© questo nome pu√≤ essere usato come aggettivo; ma se proviamo a confrontarlo con ci sono altri nomi di genere mobile che non lasciano dubbi: “Quella persona (Mario) √® un giornalista” (e non *”Quella persona (Mario) √® una giornalista”).
Lo stesso dubbio relativo a¬†ipocrita¬†potrebbe valere¬†per alcuni nomi mobili (quelli che cambiano la desinenza a seconda del genere):¬†“Quella persona (Mario) √® un amico” o “Quella persona (Mario) √® un’amica”? Inevitabilmente, se si scegliesse la seconda soluzione si darebbe l’impressione che¬†la persona¬†sia una donna. Al contrario:¬†“Mario √® una persona amica”, perch√© qui¬†amica¬†√® usato come aggettivo. Nessun dubbio con un nome mobile come¬†maestro¬†/¬†maestra:¬†“Quella persona (Mario) √® un maestro”, e non *”Quella persona (Mario) √® una maestra”.
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

“Credo che la tua tesi di rara completezza e profondit√†”.
Questa frase può apparire ambigua? La collocazione di rara prima o dopo completezza e profondità altererebbe il senso della frase?

 

RISPOSTA:

La posizione dell’aggettivo qualificativo rispetto al nome altera sempre il valore dell’aggettivo. Di norma, gli aggettivi preposti al nome¬†(quindi nella posizione pi√Ļ insolita) servono a qualificare emotivamente l’oggetto designato dal nome. Cos√¨¬†rara completezza¬†comunica una certa enfasi emotiva, assente in¬†completezza rara. Non si apprezza, invece, alcun cambiamento nel significato dell’aggettivo¬†raro¬†in ragione della sua posizione rispetto al nome. Questo avviene per altri aggettivi, per esempio¬†grande:¬†un grande artista¬†(‘molto capace’)¬†/¬†un artista grande¬†(‘corpulento’, oppure ‘anziano’).
Per un approfondimento di questo tema rimando alla FAQ¬† Usi enfatici di aggettivi come “determinato” dell’archivio di DICO.
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Accordo/concordanza, Aggettivo
Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

L’espressione¬†La vedo stanco¬†√® corretta? La prima lettera dentro le virgolette va maiuscola? E quella dopo le virgolette? Comunque¬†stanco¬†pu√≤ essere usato al maschile dando del lei?¬†

 

RISPOSTA:

Per l’iniziale della prima parola all’interno delle virgolette c’√® una convenzione molto radicata che la vuole maiuscola sempre se le virgolette contengono un discorso diretto (disse: “Vieni”.). Se le virgolette non contengono un discorso diretto non richiedono la lettera maiuscola (il tuo “mal di testa” √® molto sospetto).¬†All’esterno delle virgolette (quindi anche dopo) vigono le regole comuni: la maiuscola √®, quindi, regolata dalla punteggiatura (disse: “Vieni” e le fece un cenno¬†/¬†disse: “Vieni”. E le fece un segno).
Per la concordanza del pronome di cortesia rimando alla FAQ “Lei”, “voi”, “loro” dell’archivio di DICO.
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Leggo stamane quanto scrive un quotato giornalista italiano in¬†un articolo pubblicato su un giornale a diffusione nazionale: “La sinistra √®¬†insorta indignata e non so dargli torto”. Ora,¬†sinistra¬†√® femminile, quindi il¬†giornalista avrebbe dovuto scrivere¬†non so darle torto. A meno che il¬†giornalsta non intendesse¬†non so dare torto a quelli di sinistra. Non saprei¬†altrimenti come giustificare questo strafalcione di un giornalista da tutti¬†considerato un vero intellettuale.

 

RISPOSTA:

La distinzione tra¬†gli¬†‘a lui’ e¬†le¬†‘a lei’ √® un caposaldo della norma grammaticale italiana contemporanea, sebbene sia molto comune, in contesti informali, usare¬†gli¬†per entrambi i generi. Non c’√® dubbio che, in astratto,¬†la sinistra¬†vada pronominalizzato con¬†le, ma, a difesa del giornalista, faccio notare che i pronomi personali¬†lui,¬†lei,¬†gli,¬†le¬†suonano un po’ male quando sono riferiti a entit√† non animate. Tra questi pronomi, poi, quelli pi√Ļ stridenti sono proprio quelli femminili, che ci si aspetta rimandino a referenti animati (ci si aspetta, cio√®, che il genere coincida con il sesso). Pensi a quanto sia strana una frase come questa: “Non ho visto la porta e le ho dato una testata”. Di solito, il parlante tenta di evitare questa situazione, usando altri pronomi o modificando la frase. Nel mio esempio, potremmo risolvere il problema cos√¨:¬†“Non ho visto la porta e ci ho dato una testata”, trattando¬†la porta¬†come un luogo. Con¬†la sinistra¬†non si pu√≤ usare¬†ci; si potrebbe usare¬†non so dare torto a essa, che, per√≤, suonerebbe artificioso. Ecco, allora, che il giornalista ha optato per quello che gli sembrava il male minore, ovvero¬†gli, che √® pi√Ļ accettabile (sebbene non ineccepibile) in riferimento a entit√† inanimate.
Così facendo, però, ha prodotto un errore per evitare una sbavatura. Per giunta, il referente la sinistra non è del tutto inanimato, quindi non so darle torto non stride troppo.
La sua interpretazione (gli¬†= ‘a loro) √® ingegnosa, ma, se anche il giornalista avesse inteso questo, la frase risulterebbe infelice, perch√© ambigua. Si potrebbe, per√≤, cogliere il suo spunto e superare qualsiasi difficolt√† cos√¨: “La sinistra √®¬†insorta indignata e non so dare torto ai suoi militanti”.
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Se dico¬†la grande attenzione e passione¬†con l’intento di rivolgere¬†grande¬†sia ad¬†attenzione¬†che a¬†passione¬†la frase √® corretta?

 

RISPOSTA:

In un contesto informale la costruzione andrebbe bene; formalmente, per√≤, l’aggettivo al singolare non pu√≤ riferirsi a due nomi. Si dovrebbe, allora, riformulare l’espressione con¬†le grandi attenzione e passione, oppure¬†la grande attenzione e la grande passione,¬†la grande attenzione e l’altrettanto grande passione¬†o simili.
Fabio Ruggiano

 

Parole chiave: Accordo/concordanza, Registri
Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

√ą¬†corretto dire “Non manca la professionalit√† e l’attenzione”?¬†Forse va usato¬†non mancano.

 

RISPOSTA:

Il soggetto della frase √®¬†la professionalit√† e l’attenzione, che √® equivalente alla terza persona plurale; il verbo, pertanto, deve essere¬†mancano.
L’accordo al singolare √® ammissibile in un contesto di parlato informale; nello scritto, invece, √® bene rispettare la regola.
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Accordo/concordanza, Verbo
Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Ho un dubbio in merito alla frase che segue: “A meno di necessit√† specifiche da¬†parte tua che potrai fare presenti…”; √® corretto declinare al plurale¬†presenti?

 

RISPOSTA:

Certo: presenti concorda con necessità (come specifiche), che è femminile plurale. Essendo un aggettivo a due uscite, una (presente) per il singolare, una (presenti) per il plurale, il genere del nome con cui concorda non conta: necessità presenti / alunni presenti.
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Vorrei sapere se nei numeri composti con uno è possibile o obbligatorio il troncamento: ventun o ventuno libri, ventun, ventuno o ventuna ragazze, ventun o ventuno aule, centuno, centouno o cento uno ragazze?
Il numero ordinale, inoltre, come si forma? centounesimo o centunesimo? centoduesimo o centoundicesimo,
millesimo primo o milleunesimo?

 

RISPOSTA:

I composti di¬†uno¬†sono invariabili:¬†ventuni,¬†ventuna¬†e¬†ventune¬†non esistono.¬†Il troncamento, o apocope, con questi composti¬†√® possibile, ma non obbligatorio:¬†ventuno libri¬†ma anche¬†ventun libri,¬†ventuno ragazze¬†ma anche¬†ventun ragazze,¬†ventuno aule¬†ma anche¬†ventun aule. La forma non apocopata √® la pi√Ļ frequente nell’italiano contemporaneo, soprattutto davanti a parole femminili inizianti per¬†a:¬†ventuno aule¬†√® molto pi√Ļ comune di¬†ventun aule.
Diversamente dall’apocope, l’elisione con questi numerali √® impossibile: *ventun’amici¬†o *ventun’amiche¬†sono forme scorrette.¬†
Quando nei numerali composti oltre il¬†cento¬†si incontrano due vocali, queste si mantengono:¬†centouno,¬†milleuno¬†ecc., persino se sono uguali:¬†centootto. Al contrario, al di sotto di¬†cento¬†la prima vocale cade:¬†ottantuno,¬†ottantotto¬†ecc. Per il numerali cardinali oltre il¬†mille, inoltre, √® possibile la forma¬†mille¬†e uno¬†(mille e due…), accanto a¬†milleuno¬†(milledue…). Al di sopra di¬†un milione, la forma separata diviene l’unica possibile:¬†un milione¬†e uno. Nelle forme in cui √® separato dal resto,¬†uno¬†si accorda anche al femminile:¬†mille e una stella¬†(o¬†milleuno stelle),¬†un milione e una stella.

Anche per gli ordinali, le vocali si mantengono al di sopra di cento: centounesimo (e ovviamente centoduesimo), centoundicesimo ecc. Al di sopra di millesimo gli ordinali divengono rarissimi; le forme ufficiali, comunque, sono milleunesimo, milleduesimo ecc.
La forma alternativa degli ordinali, composta dall’ordinale che indica la decina, il centinaio  o il migliaio seguito da quello che indica le unità, è possibile per tutti i numeri oltre il dieci: decimoprimo, decimosecondo, centesimoprimo, millesimoprimo ecc. Si può scrivere sempre anche staccata: decimo primo ecc. 
Queste forme, che corrispondono alla traduzione delle cifre romane (MI = millesimoprimo), sono usate in contesti molto formali.
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Accordo/concordanza
Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Sintassi

QUESITO:

Qual è la forma giusta di queste frasi?
1. Necessita / necessiti cambiare il parabrezza della tua auto (forma impersonale).
2. La si è fatta / si è fatto la composizione (forma passiva al passato).
3. Lo si sono fatti…
Bisogna, insomma, concordare il participio con il soggetto? 
4. Quando (non avere) ________________ la febbre alta e il mal di gola, è meglio non prendere antibiotici.
In questa frase bisogna usare non si ha o non si hanno?

 

RISPOSTA:

Nella prima frase si deve scegliere¬†necessita, perch√© la forma impersonale √® sempre la terza singolare. L’altra forma,¬†necessiti, non sarebbe sbagliata, ma non √® impersonale: assume come soggetto¬†tu. Va detto che il verbo¬†necessitare¬†√® raro e usato quasi esclusivamente con il complemento oggetto (“Quel palazzo necessita una ristrutturazione”, ma anche “Quel palazzo necessita di una ristrutturazione”); quando il complemento diretto √® rappresentato da una proposizione (di tipo soggettivo) si preferisce¬†c’√® bisogno¬†di¬†o¬†√® necessario.
Nella seconda frase l’accordo del participio con il complemento oggetto,¬†la composizione, √® obbligatorio se interpretiamo il verbo come passivo. In questo caso, per√≤,¬†la composizione¬†√® il soggetto e non pu√≤ essere ripreso con un pronome diretto. Il pronome si pu√≤ usare se interpretiamo il verbo come impersonale, e quindi¬†la composizione¬†ne √® il complemento oggetto. Si noti che, senza il pronome, il verbo impersonale diviene invariabile, quindi¬†si √® fatto la composizione.
In conclusione, la frase può prendere queste forme: 1. la si è fatta la composizione (il verbo non è passivo, bensì impersonale e la composizione è complemento oggetto); 2. si è fatto la composizione (il verbo è impersonale, senza pronome di anticipazione); 3. si è fatta la composizione (il verbo è passivo e la composizione ne è il soggetto).
Lo stesso vale per la terza frase. Lo si sono fatti è impossibile (come anche li si sono fatti); possibili forme sono li si è fatti e si è fatto (con il verbo impersonale) e si sono fatti (con il verbo passivo, equivalente a sono stati fatti).
Nella quarta frase, la forma verbale pi√Ļ comune √®¬†non si hanno, perch√©¬†la febbre alta e il mal di gola¬†sono il soggetto della frase equivalente (molto improbabile nell’uso): “Quando la febbre alta e il mal di gola non sono avuti”. Possibile, ma raro, anche¬†non si ha, con il verbo impersonale, quindi invariabile.
‚ÄčFabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Semantica, Sintassi

QUESITO:

Il correttore mi ha mandato nel pallone: mi suggerisce di sostituire stavano con stava. Chi ha ragione?
√ą meglio¬†assopendo¬†o¬†facendo assopire¬†nella seguente frase?

Il leggero movimento del vagone, il rumore ritmato e lo scorrere del paesaggio fuori dai finestrini stavano  facendo assopire (assopendo) i viaggiatori e, dopo pochi minuti di viaggio, anche Marco cedette al dolce arrivo della sonnolenza.

 

RISPOSTA:

Vista la presenza di pi√Ļ soggetti singolari (il leggero movimento,¬†il rumore ritmato,¬†lo scorrere del paesaggio), il verbo richiesto √® di sesta persona, perci√≤¬†stavano. Il correttore digitale ha spesso difficolt√† a riconoscere i soggetti multipli.
Sulla scelta del gerundio deve pesare il genere (transitivo o intransitivo) del verbo assopire. Dal momento che il verbo è transitivo, esso non necessita della perifrasi fattitiva (fare + infinito) per essere completato dal complemento oggetto; può, al contrario, reggere direttamente il complemento oggetto: stavano assopendo i viaggiatori. 
Raphael Merida
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Accordo/concordanza, Verbo
Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Sintassi

QUESITO:

“Ci sono un tavolo e una sedia”, oppure “C’√® un tavolo e una sedia”?
“Ci sono una camera, un bagno e un salotto” oppure “C’√® una camera, un bagno e un salotto”.

RISPOSTA:

In entrambe le frasi il soggetto √® rappresentato da pi√Ļ di un elemento (nella prima¬†un tavolo e una sedia), nella seconda¬†una camera, un bagno e un salotto). Il verbo, pertanto, deve andare al plurale.
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Accordo/concordanza
Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Morfologia, Sintassi

QUESITO:

Nella seguente affermazione quale pronome si usa? “Ho visto Lisa a pranzo e gli / le ho detto di venire stasera”.

 

RISPOSTA:

Dal momento che il complemento di termine è femminile (= a Lisa), si usa le. Il pronome gli si riferisce, invece, a nomi maschili.
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Morfologia

QUESITO:

Quando si d√† del lei a una persona di sesso maschile si dice ad esempio:¬†la vedo¬†stanco, o¬†la vedo stanca? L’accordo va fatto al maschile o al femminile?¬†
Se ad esempio dico: tavoli e specchi quadrati, l’aggettivo quadrati riguarda solo gli specchi? Mi verrebbe da dire tavoli e specchi entrambi quadrati.
Se fosse pennelli e scarpe rossi si intenderebbe entrambi perché rossi è accordato al plurale. Ma è corretto dire rossi per comprendere entrambi?

 

RISPOSTA:

Quando si d√† del lei a qualcuno l’accordo con il pronome va fatto alla terza persona e secondo il genere della persona. Quindi, ad esempio:¬†signora Verdi, la vedo stanca, ma¬†signor Verdi, la vedo stanco¬†(e inoltre, ovviamente non¬†signor Verdi, lo vedo stanco). Quest’uso, oggi praticamente obbligatorio, non √® l’unico possibile in teoria (e si noti che si tratta di una infrazione della regola grammaticale dell’accordo); se fosse ancora vitale l’espressione¬†sua signoria, sottintesa dal¬†lei, l’accordo sarebbe sempre al femminile:¬†vedo la sua signoria stanca (signor Verdi).¬†
L’aggettivo che si riferisce a pi√Ļ nomi dello stesso genere si accorda al plurale nel genere dei nomi. Questo pu√≤ ingenerare ambiguit√†; nella frase¬†tavoli e specchi quadrati, ad esempio,¬†l’aggettivo¬†quadrati¬†pu√≤ riferirsi tanto a¬†specchi¬†quanto a¬†tavoli e specchi. Non pu√≤, invece, riferirsi al solo¬†tavoli, perch√© altrimenti dovrebbe essere posto accanto a questo nome (tavoli quadrati e specchi). Per evitare questa ambiguit√† si pu√≤ costruire la frase come fa lei, aggiungendo l’aggettivo¬†entrambi. L’aggettivo¬†entrambi, per√≤,¬†suona un po’ strano riferito a due gruppi di elementi, perch√© per la precisazione significa ‘tutti e due’, non ‘tutti’. Al suo posto si potrebbe usare¬†tutti¬†(in questo caso non √® possibile intendere¬†tutti quadrati¬†come ‘completamente quadrati’, perch√©¬†completamente quadrati¬†non ha senso). Un’altra soluzione ineccepibile potrebbe essere¬†ugualmente quadrati.¬†
Ancora, se¬†quadrati¬†fosse riferito soltanto a¬†specchi, si potrebbe dire¬†specchi quadrati e tavoli, o¬†tavoli e, inoltre, specchi quadrati¬†o in altri modi (bisognerebbe considerare l’intera frase).
Quando l’aggettivo si riferisce a pi√Ļ nomi di generi diversi, come nel suo terzo esempio, l’accordo va fatto al plurale maschile:¬†pennelli e scarpe rossi, quindi, significa ‘pennelli rossi e scarpe rosse’.
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Accordo/concordanza, Aggettivo
Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Morfologia, Sintassi

QUESITO:

Volevo sapere se √® giusto dire “La vita non √® qualcosa che merita di essere PRESO sul serio‚ÄĚ.
Preso si riferisce a qualcosa e quindi va al maschile?

 

RISPOSTA:

Per essere precisi, il soggetto di¬†essere preso¬†√® lo stesso della proposizione reggente, quindi¬†che, a sua volta collegato all’antecedente¬†qualcosa. Sebbene attraverso passaggi intermedi, quindi,¬†preso¬†va concordato con¬†qualcosa, ovvero al maschile.
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Sintassi

QUESITO:

Può capitare che il soggetto non concordi nel genere e nel numero con il sostantivo che funge da nome del predicato del predicato nominale?

 

RISPOSTA:

Il soggetto pu√≤¬†non concordare con il nome del predicato rappresentato da un sostantivo quando siano coinvolti nomi collettivi; per esempio: “La famiglia √® i suoi membri”. I parlanti di solito evitano tali costruzioni, che istintivamente ritengono scorrette, preferendo concordare la copula con il nome del predicato: “La famiglia sono i suoi membri”. Anche cos√¨, per√≤, si crea una stranezza, perch√© il verbo non concorda con il soggetto. L’unico modo per aggirare il problema √® formulare la frase diversamente, per esempio “La famiglia √® rappresentata dai suoi membri”.
Il mancato accordo pu√≤ avvenire anche quando il nome collettivo √® nel predicato; per esempio: “I giocatori sono la squadra”.
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Semantica, Sintassi

QUESITO:

Vorrei sapere se le due varianti di ognuna delle coppie di frasi presentate si differenziano a livello di formalità: 
  
1a. Non sono io a dover rispondere. 
1b. Non sono io che devo rispondere.

2a. Lei mi prese la mano.  
2b. Lei prese la mia mano. 

 

RISPOSTA:

‚ÄčNella prima coppia, la soluzione con la subordinata implicita √® pi√Ļ formale. Essa ha il vantaggio di nascondere il problema dell’accordo del verbo con il soggetto della subordinata (detta¬†pseudorelativa). Se si considera attentamente, infatti, il¬†che¬†che introduce la subordinata √® a met√† strada tra la prima e la terza persona, come se ci fosse un¬†colui¬†(o¬†quello¬†o simili) sottinteso: “Non sono io (colui) che deve rispondere”. A riprova di questo, se capovolgiamo le posizioni del soggetto e del verbo¬†essere¬†nella proposizione reggente¬†colui¬†diventa obbligatorio, e di conseguenza l’accordo del verbo della subordinata √® alla terza persona: “Io non sono colui / quello / la persona che deve rispondere”. La concordanza alla terza persona, che in presenza di¬†colui¬†√® obbligatoria, √®, per√≤, innaturale senza¬†colui, quindi preferiamo concordare il verbo “logicamente” con¬†io, oppure aggirare il problema con l’infinito.
Nella seconda coppia, la variante con l’aggettivo possessivo √® decisamente poco comune e formale, tanto da essere adatta a uno scritto letterario ed essere, invece, da evitare in qualsiasi altra sede. Si pensi a quanto suonerebbe ironica tale costruzione associata a un evento quotidiano: “Il parrucchiere taglia i miei capelli”. Se, per√≤, rendiamo la frase pi√Ļ aulica, ecco che la costruzione diviene accettabile: “Il parrucchiere acconci√≤ la mia chioma con maestria”.
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Le seguenti costruzioni ellittiche (tra parentesi le parti omesse) sono accettabili?

1) Aveva preso l’autostrada, (aveva) pagato il pedaggio, (aveva) raggiunto il lavoro.¬†
2) Le lampade erano state spente e la musica (era stata) abbassata. 
3) Lunghi pomeriggi d’estate, (noi/essi) distesi sulla spiaggia o sognanti sul molo.¬†
4) Non era bello; ma, tuttavia, (era) affascinante.

 

RISPOSTA:

‚ÄčLe frasi 1) e 4) sono ben formate. In una sequenza di pi√Ļ participi costruiti con lo stesso ausiliare si esprime, generalmente, soltanto quello iniziale.¬†
Se gli ausiliari sono diversi, anche nel caso in cui cambi soltanto la persona, come in 2), √® preferibile esplicitarli tutti: “Le lampade erano state spente e la musica era stata abbassata”. L’ellissi dell’ausiliare nel caso in cui cambi solamente la persona √® accettabile nel parlato o in uno scritto non sorvegliato.¬†
In 3) l‚Äôellissi del soggetto √® da evitare, altrimenti¬†distesi¬†e¬†sognanti¬†viene concordato con¬†lunghi pomeriggi¬†e la frase cambia di senso. Quindi: “Lunghi pomeriggi d‚Äôestate, noi / loro distesi sulla spiaggia o sognanti sul molo”. Sarebbe possibile non esprimere il soggetto se la frase continuasse con un verbo di modo finito; ad esempio: “Lunghi pomeriggi d‚Äôestate; distesi sulla spiaggia o sognanti sul molo rimanevamo / rimanevano ore ad aspettare il tramonto”. Come si vede, anche in questo caso √® meglio separare i due blocchi della frase con un punto e virgola o un punto fermo, in modo da prevenire l’ambiguit√† del riferimento di¬†distesi¬†e¬†sognanti.
Raphael Merida
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Morfologia, Sintassi

QUESITO:

Ho letto su un libro di scrittura e comunicazione il seguente passo: “La lettura – e intendiamo riferirci alla lettura in quanto attivit√† anche libera,disinteressata – √® stato il vero serbatoio della scrittura”. Il passato prossimo non si dovrebbe concordare con¬†lettura: “La lettura √® stata il vero serbatoio della scrittura”?

 

RISPOSTA:

L’accordo del participio passato √® un motivo ricorrente di dubbio. Nel suo caso, il participio di¬†essere¬†pu√≤ accordarsi sia con il soggetto sia con il nome del predicato, quindi entrambe le forme (“La lettura √® stato il vero serbatoio” / “la lettura √® stata il vero serbatoio”) sono corrette.
Per un approfondimento sull’accordo del participio passato, la rimando alla risposta della FAQ¬† Tutti gli accordi del participio passato dell’archivio di DICO.
Raphael Merida

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Punteggiatura, Sintassi

QUESITO:

Sono corrette queste frasi?

1. Se rappresentava il compenso per una settimana di lavoro, lo considerava inadeguato; se invece fosse stato un regalo per le sue prestazioni sullo yacht, significava che era stata considerata una puttana. 
2. Se a te fa piacere, sarei felice di invitarti a prendere un gelato o se preferisci, potremmo andare al cinema.
3. Due giorni prima dell’esame, Marco ricordò alla sua ragazza l’impegno che si era preso/a? di accompagnarlo.  
4. Inoltre, vista la mia situazione, un aumento di stipendio era proprio ciò che ci volesse / voleva?
5. Ci vorranno ancora secoli perché tutto questo cambi.

 

RISPOSTA:

1. Corretta; l’alternanza tra un periodo ipotetico con protasi all’indicativo imperfetto (rappresentava) e al congiuntivo trapassato (fosse stato) √® ammissibile come scelta stilistica.
2. L’unica sbavatura √® la mancanza delle virgole prima della coordinata disgiuntiva (non sempre richiesta, ma in questo caso preferibile perch√© la coordinata presenta un’alternativa netta rispetto alla prima proposizione), e in apertura dell’incidentale. Quindi,¬†un gelato, o, se preferisci,.
3.¬†l’impegno che si era presa. Il participio passato unito all’ausiliare essere concorda con il soggetto.
4. Corrette entrambe le varianti. Il congiuntivo √® pi√Ļ formale.
5. Corretta.
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Morfologia, Sintassi

QUESITO:

In una frase come “loro si vestono eleganti”,¬†l’aggettivo, che mi pare un¬†avverbio, si concorda con il soggetto o no?
 

 

RISPOSTA:

La frase “loro si vestono eleganti” √® corretta, ma informale. Sarebbe pi√Ļ formale “loro si vestono elegantemente”, con l’avverbio al posto dell’aggettivo (che, infatti, ha funzione avverbiale). Possibile, ma molto informale, anche “loro si vestono elegante”, con l’aggettivo che rimane invariato proprio perch√© ha la funzione di avverbio.
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Morfologia, Sintassi

QUESITO:

Posso scrivere “I diversi membri del gruppo hanno ognuno la sua parte specifica”?¬†Oppure dovrei scrivere¬†hanno ognuno la loro parte specifica?
Cioè ognuno può essere anche accordato al singolare con sua?

 

RISPOSTA:

‚ÄčOgnuno¬†√® singolare, quindi richiede l’accordo al singolare. La forma corretta, pertanto, √®¬†ognuno la sua parte.¬†Ognuno la loro parte, che √® scorretto,¬†pu√≤ essere descritto come un caso di concordanza a senso, cio√® non con la parola effettivamente usata (ognuno), ma con il referente “logico” (i diversi membri).
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Accordo/concordanza
Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Sintassi

QUESITO:

Ho un dubbio sulla concordanza degli aggettivi. Si dice maglie e scarpe rosse o rossi se intendo entrambe? Sono due soggetti femminili e non so come accordarli se voglio considerarli entrambi. 
Si dice i minerali e sostanze ferrosi intendendoli entrambi? O ancora gli applausi e le risate furono uditi o udite?
Se dico tutte le case e i condomini, infine, quel tutte è riferito ad entrambi i nomi?

 

RISPOSTA:

Nel caso di due o pi√Ļ nomi tutti femminili l’accordo dell’aggettivo sar√† plurale femminile, quindi¬†maglie e scarpe rosse. Nel caso di due o pi√Ļ nomi tra i quali almeno uno sia maschile l’accordo sar√† plurale maschile, quindi¬†gli applausi e le risate furono uditi. Nell’espressione¬†i minerali e sostanze ferrosi¬†√® necessario inserire l’articolo davanti a¬†sostanze¬†(ogni nome dovrebbe avere il suo articolo, soprattutto se √® di genere o numero diversi da quelli dell’articolo inserito):¬†i minerali e le sostanze ferrosi.
In astratto la regola dell’accordo vale anche quando l’aggettivo precede i nomi con cui deve concordare. In questo caso, per√≤, se il primo nome √® femminile risulta molto sgradevole mettere l’aggettivo al maschile (tutti le case e i condomini), come vuole la regola. Si pu√≤ ovviare facilmente al problema ripetendo l’aggettivo:¬†tutte le case e tutti i condomini. In alternativa, si pu√≤ cambiare l’ordine dei nomi:¬†tutti i condomini e le case.
Si noti che¬†nell’espressione¬†tutti i condomini e le case¬†l’aggettivo pu√≤, ma non deve necessariamente, riferirsi a entrambi i sintagmi nominali:¬†rimane, cio√®, la possibilit√† che¬†tutti¬†sia riferito soltanto a¬†condomini. Se fosse davvero necessario specificare oltre ogni dubbio che¬†tutti¬†va riferito a¬†condomini¬†e a¬†case¬†l’unica soluzione √® ripetere l’aggettivo:¬†tutti i condomini e tutte le case. Se fosse, al contrario, necessario specificare che¬†tutti¬†va riferito soltanto a¬†condomini¬†si potrebbe optare per una forma come¬†tutti i condomini, nonch√© le case, che separa i due sintagmi nominali. Si tratta, comunque, di una sottolineatura un po’ pignola, perch√© l’ambiguit√† risultante da¬†tutti i condomini e le case¬†non pregiudica, nella maggior parte dei contesti, la comprensione del significato della frase.
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Accordo/concordanza
Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Morfologia, Sintassi

QUESITO:

Quale tra le due forme è corretta?
Sapevamo che vi sareste presi cura di lui.
Sapevamo che vi sareste preso cura di lui.

 

RISPOSTA:

‚ÄčLa forma corretta √® la prima (se il soggetto √® maschile). Quando l’ausiliare √®¬†essere, il participio passato concorda con il soggetto; se il soggetto √® femminile, quindi, avremo “Sapevamo che vi sareste prese cura di lui”. Maggiori informazioni sull’accordo del participio passato sono nella risposta¬†Tutti gli accordi del participio passato dell’archvio di DICO.
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Accordo/concordanza, Verbo
Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Sarò molto grato se Loro potranno aiutarmi e spiegare quando si usano agg. poss. Sua, Vostra, Loro in formule di cortesia e di cerimoniale.
Nel Vocabolario online (http://www.treccani.it/vocabolario/maesta) ho trovato la seguente spiegazione:
 

Maest√†…¬†2. a. Titolo e appellativo spettante in origine all’imperatore, in seguito¬†esteso anche ai re:¬†Sua M. reale e imperiale, o pi√Ļ comunem.¬†Sua M. il Re Imperatore,¬†o meglio¬†la M. del Re Imperatore, espressioni con le quali si indica un re che √® anche¬†imperatore; in usi assol.:¬†Sua M., il re o la regina;¬†le Loro Maest√†, il re e la¬†regina; nel discorso diretto:¬†Vostra M.,¬†le Vostre Maest√†

Cio√®, se ho capito bene, quando si rivolge direttamente a un Re o Imperatore, si¬†dice:¬†Vostra Maest√†¬†(con valore di 2a persona sing.),¬†le Vostre Maest√†¬†(con valore di 2a¬†persona pl.). Per es.: “Il sottoscritto chiede alla Vostra Maest√† / alle Vostre Maest√†”. Quando parliamo di un Re o Imperatore, invece, si dice:¬†Sua Maest√†¬†(con valore di 3a persona sing.),¬†le Loro Maest√†¬†(con valore di 3a persona¬†pl.). Per es.: “Vorrei parlare con Sua Maest√†”; “le Loro Maest√† sono occupate e non¬†possono riceverLa”.
Lo stesso principio nell’articolo (http://www.treccani.it/vocabolario/signoria):
 

Signoria‚Ķ 3. Titolo di grande onore e rispetto attribuito nell’ultimo medioevo ad¬†alti dignitar√ģ, funzionar√ģ e magistrati e a signori di stati assolutistici, esteso poi¬†dal primo Cinquecento, anche per influsso spagnolo, a persone di media condizione:¬†Vostra Signoria,¬†Sua S., e, al plur.,¬†le Vostre,¬†le Loro Signorie‚Ķ

Però nello Zingarelli 2004, p. 1017 trovo:
 

Loro B agg. poss. di 3a pers. pl. … preposto o postposto a un sostantivo si usa in formule di cortesia e di cerimoniale (con valore di seconda persona pl.): le signorie loro; le Loro maestà; le Loro altezze!

Questo significa che le Loro maestà si può usare come forma equivalente a le Vostre Maestà quando si rivolge direttamente al Re e alla Regina? 
Vorrei anche sapere:
Рse il principio spiegato nel Vocabolario Treccani è valido anche per: Altezza, Eccellenza, Grazia, Santità, Signoria, Eminenza?
РSe questi titoli / appellativi si possono usare quando ci si rivolge a una donna (per es. una principessa, una ambasciatrice, una donna autorevole.

 

RISPOSTA:

I pronomi di cortesia e gli aggettivi possessivi che li accompagnano,¬†Lei¬†/¬†Loro¬†(Suo¬†e¬†Loro) e¬†Voi¬†(Vostro), si distinguono soprattutto per il grado di formalit√† che veicolano: il¬†Voi¬†(quindi l’aggettivo¬†Vostro) √® sentito come massimamente rispettoso, mentre il¬†Lei¬†/¬†Loro¬†(con gli aggettivi¬†Suo¬†e¬†Loro) √® leggermente meno formale. L’unica distinzione funzionale tra le due persone riguarda le¬†allocuzioni:¬†Vostra Maest√†¬†/¬†Signoria¬†/¬†Grazia¬†difficilmente pu√≤ essere sostituito da¬†Sua Maest√†¬†o simili, che suona al limite dell’accettabilit√†. Fuori da questo contesto,¬†Voi¬†e¬†Lei¬†(e i rispettivi aggettivi possessivi) sono intercambiabili; si pu√≤ dire, per esempio:¬†“Vostra¬†Signoria,¬†la¬†prego di concedermi il¬†suo¬†perdono”, oppure¬†“Vostra¬†Signoria,¬†vi¬†prego di concedermi il¬†vostro¬†perdono”. Nel caso ci si rivolga a un re, sarebbe pi√Ļ indicata questa seconda soluzione, pi√Ļ ossequiosa.
Si noti che, se √® comune scrivere con lettera maiuscola i pronomi di cortesia, meno comune √® scrivere con maiuscola anche gli aggettivi possessivi.¬†√ą, inoltre, possibile sostituire¬†Lei¬†con¬†Ella¬†(quando √® soggetto), ma la rarit√† di questo pronome nell’italiano contemporaneo rischia di caratterizzare il discorso come troppo cerimonioso.¬†
La possibilità di passare al Lei dopo una allocuzione con il Voi è ben attestata anche nella tradizione; si legga questa lettera di Giacomo Leopardi del 1823:
 

Signoria Illustrissima Padrona Colendissima. Trovandomi sul punto di partire per Recanati mia patria, e non avendo avuto la sorte di poter inchinare¬†Vostra S. Ill.¬†[ovvero¬†Vostra Signoria Illustrissima] nelle due volte che mi sono recato presso di¬†Lei¬†a questo effetto, mi fo coraggio di servirmi della presente per chiedere i di¬†Lei¬†comandi nel mio imminente ritorno alla mia patria, dove sar√≤ disposto e pronto agli ordini di S. Em. [ovvero¬†Sua Eminenza]¬†il Signor Cardinale Segretario di Stato, e attender√≤ con fiducia gli effetti della¬†sua¬†alta beneficenza.¬†Avrei desiderato e voluto personalmente fare omaggio all’Eminenza Sua, offrirmi umilmente ai cenni della Medesima, e profondamente ringraziarla¬†delle benigne disposizioni che¬†si¬†√® degnata¬†di mostrare in favor mio, ma straniero come io sono alla Corte, timido per natura e per abitudine, e persuaso che ciascuno istante rapito alle vaste occupazioni di¬†sua Eminenza¬†sia rapito allo Stato, e al bene de’ sudditi Pontificii, ho sperato che¬†V.S. Ill.¬†si¬†sarebbe¬†compiaciuta di supplire alla mia insufficienza, rappresentando questi miei umili sentimenti all’Eminenza Sua, ed invocando la benignit√† della Medesima sulla mia rispettosa ritenutezza.¬†

Come si vede, Leopardi passa dal¬†Vostra¬†al¬†Lei¬†rivolgendosi alla stessa persona, e in ogni caso usa il verbo alla terza persona singolare quando il soggetto √® questa persona (ho sperato che¬†V.S. Ill.¬†si¬†sarebbe¬†compiaciuta). Quando si riferisce a un terzo personaggio illustre, usa ovviamente il¬†Lei¬†e l’aggettivo¬†sua¬†(sua Eminenza), perch√© non si tratta di una allocuzione, ma di un riferimento.
Per quanto riguarda il genere, i pronomi e gli aggettivi possessivi di cortesia sono ambigenere: potremmo dire che quando li usiamo ci rivolgiamo e ci riferiamo non alle persone ma ai ruoli politici che ricoprono, quindi non facciamo distinzione tra uomini e donne.
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Morfologia, Sintassi

QUESITO:

Riferendosi ad una donna la frase corretta √® “Carla non ti abbiamo mai dimenticato” oppure “Carla non ti abbiamo mai dimenticata”?

 

RISPOSTA:

‚ÄčLa variante con il participio passato accordato con il complemento oggetto √® in linea di principio preferibile, sul modello delle frasi in cui il verbo √® preceduto da un pronome di terza persona (ad esempio¬†“Non la abbiamo mai dimenticata”), nelle quali l’accordo √® obbligatorio. La variante senza l’accordo, per√≤, non pu√≤ dirsi scorretta, anche se √® meno precisa; su essa opera l’analogia con la costruzione pi√Ļ comune, nella quale il participio passato √® invariabile (“Non abbiamo mai dimenticato Carla”).
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Accordo/concordanza, Verbo
Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

I miei dubbi sono i seguenti:
1. nella frase “Al giorno d’oggi √® importante essere sul web”, √® giusto scrivere¬†sul¬†web?
2.¬†√ą¬†pi√Ļ corretto dire cerco in Internet o su Internet?
3. nella frase “L’agenzia si occupa della realizzazione di siti internet in provincia¬†di Genova, di Savona e di La Spezia”, √® corretto ripetere la preposizione¬†di¬†¬†oppure √® meglio scrivere¬†di Genova, Savona e La Spezia?
4. Nella frase “√ą¬†necessaria una fase di studio e progettazione iniziali”, √® corretto¬†il plurale¬†iniziali?

 

RISPOSTA:

‚Äč1.¬†Sul web,¬†sul Web, o¬†sul¬†web (vale a dire “sul¬†web“) √® la costruzione pi√Ļ comune, motivata dal fatto che i contenuti del¬†web¬†ci raggiungono sotto forma di stringhe di testo e immagini su uno schermo. I parlanti, quindi, assimilano per metonimia il contenuto al contenitore. Pi√Ļ preciso √®¬†nel web, visto che il¬†web¬†√® l’ambiente figurato nel quale si trovano i contenuti. Si ripropone con questa espressione la stessa alternanza che c’era gi√† tra¬†in un libro¬†e¬†su un libro,¬†nel giornale¬†e¬†sul giornale.
2. Come sopra.
3. Le due varianti sono ugualmente corrette; visto che non c’√® ragione di ripetere la preposizione, per√≤, √® preferibile non ripeterla.
4. S√¨, un aggettivo riferito con due o pi√Ļ nomi di genere diverso (a prescindere dal loro numero) concorda di norma al maschile plurale.
‚ÄčFabio Ruggiano
 

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Sintassi

QUESITO:

Leggevo in un giornale: “√® anni che il marito la tradisce”.¬†E’ accettabile, oppure √® corretto scrivere solamente: “sono anni che il marito…”

 

RISPOSTA:

Il costrutto da Lei segnalato ‚Äú√® anni che‚ÄĚ √® detto, in linguistica,¬†frase scissa, ed √® molto frequente (almeno a partire dal Settecento) e molto studiato. Serve a dare maggiore rilievo, a mettere in evidenza, a focalizzare, la parte dell‚Äôenunciato subito dopo il verbo¬†essere. Bench√© si possa trovare in ogni tipo di lingua, √® chiaro che, al pari degli altri costrutti di sintassi marcata, la frase scissa sia pi√Ļ frequente, e appropriata, in quei tipi di testo in cui sale l‚Äôesigenza di coinvolgere l‚Äôattenzione dell‚Äôinterlocutore, o anche in quelli in cui √® necessario ripristinare la coesione riagganciandosi a quanto gi√† detto. Pertanto, il regno delle frasi scisse saranno, per esempio, i testi giornalistici e anche alcuni tipi di testo pi√Ļ informali, pi√Ļ vicini alla mimesi del parlato. Ma, a differenza di altri costrutti marcati (come le dislocazioni a destra o gli anacoluti), le frasi scisse si trovano anche in testi letterari e molto formali, proprio come tecnica di coesione e di focalizzazione. Proprio perch√© il verbo¬†essere¬†e il¬†che¬†sono, per dir cos√¨, abbastanza desemantizzati e grammaticalizzati, cio√® utili al fenomeno della focalizzazione (si tratta infatti di un¬†che¬†pseudorealtivo, e non relativo puro, come dimostra l‚Äôimpossibile sostituzione con¬†il quale), non √® infrequente, nell‚Äôitaliano di ieri e di oggi, incontrare l‚Äôaccordo di¬†√®¬†singolare con un soggetto plurale, perch√©, come ripeto, il verbo serve qui a introdurre qualcosa da focalizzare (focus), indipendentemente dal suo ruolo sintattico. Per es., nelle quattrocentesche lettere di Alessandra Macinghi Strozzi (nel CD della Biblioteca italiana Zanichelli) leggo: ‚Äúma egli √® anni che tu cominciasti a fare delle cose non ben fatte‚ÄĚ. √ą chiaro che la forma senza accordo (‚Äú√® anni che‚ÄĚ) sia da intendersi come la soluzione meno formale, meno adatta a un testo scritto ufficiale, ma comunque possibile e non scorretta¬†tout court.
Ci√≤ detto, possiamo provare a istituire una sorta di scala di formalit√†, dal pi√Ļ al meno formale, per esprimere un concetto analogo:
1. il marito la tradisce da anni
2. sono anni che il marito la tradisce
3. √® anni (o anche ‚Äú√® da anni‚ÄĚ) che il marito la tradisce.
Aggiungo in coda che recentemente m‚Äô√® capitato di studiare un fenomeno analogo, sempre sul terreno del labile accordo nelle frasi scisse. Il verso, splendido, √® nella conclusione del Falstaff di Verdi/Boito: ‚ÄúSon io che vi fa scaltri‚ÄĚ. In questo caso ci si aspetterebbe l‚Äôaccordo ‚Äúfaccio‚ÄĚ, ma proprio la natura della focalizzazione pseudorelativa consente di considerare quel¬†che¬†come una ripresa neutra, svincolata da quanto riprende. In verit√†, il discorso sarebbe ben pi√Ļ complesso, ma questa √® un‚Äôaltra storia.
 
Fabio Rossi

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Sintassi

QUESITO:

Facendo un piccolo ritorno all’uso di NE vorrei chiedere se queste forme sono giuste con l’accordo e se esso *√® obbligatorio*:
Come sono i libri di Moravia? Buonissimi!          Ne ho letto uno.
Ne ho letti due/molti/tanti/parecchi/alcuni.¬†¬†// *Ne ho letto due/molti/parecchi… ???*
Non mi piacciono.         Non ne ho letto nessuno.
Non ne ho letto nessuna (delle poesie)
Come sono le banane? Buonissime!       Ne ho presa una. // *Ne ho preso una. ???*
Ne ho prese due/molte/tante/parecchie/alcune. // *Ne ho preso molte/tante…
???*
Non mi piacciono.       Non ne ho mangiata nessuna. // *Non ne ho mangiato nessuna.  ???*
*E in questo caso e obblagatorio la concordanza o possiamo prescinderne?*
Hai comprato del vino?               Sì, ne ho comprato. /ne ho comprato
Hai comprato della pasta?          Sì, ne ho comprata. /ne ho comprato
Hai comprato dei pomodori?     Sì, ne ho comprati. /ne ho
Hai comprato le mele?                   Sì, ne ho comprato / i due chili.
Alla domanda: Hai mangiato del pane? Hai preparato degni gnocchi?
qual e la risposta giusta?
Si, l’ho mangiato. o : Si, ne ho mangiato.
Si, li ho preparati. o Si, ne ho preparato. / ne ho preparati alcuni.

 

RISPOSTA:

Rispondo caso per caso:
‚ÄúCome sono i libri di Moravia? Buonissimi! Ne ho letto uno‚ÄĚ: va bene la forma al maschile singolare:¬†uno¬†si riferisce a¬†libro.¬†Buonissimi¬†per√≤ non √® adatto ai libri, ma a qualcosa che si mangia, o altro, ma non ai libri. Meglio¬†Bellissimi,¬†interessantissimi,¬†ottimi¬†o altro.
‚ÄúNe ho letti due/molti/tanti/parecchi/alcuni‚ÄĚ: l‚Äôaccordo al plurale √® fortemente richiesto, anche se nell’uso informale esiste la variante senza accordo: “Ne ho letto due”.
‚ÄúNon mi piacciono. Non ne ho letto nessuno‚ÄĚ: va bene.
‚ÄúNon ne ho letto nessuna (delle poesie)‚ÄĚ: vale lo stesso che per “Ne ho letto / letti due”, l’accordo al femminile √® corretto; la variante senza accordo √® ammessa ma meno formale.
‚ÄúCome sono le banane? Buonissime!¬†Ne ho presa una‚ÄĚ: va bene con accordo.
‚ÄúNe ho prese due/molte/tante/parecchie/alcune‚ÄĚ: va bene accordato.
‚ÄúNon mi piacciono. Non ne ho mangiata nessuna‚ÄĚ: va bene con accordo.
‚ÄúHai comprato del vino?¬†S√¨, ne ho comprato”. “Ne ho comprato” va bene, ma andrebbe bene anche: ‚Äús√¨, l‚Äôho comprato‚ÄĚ, visto che il partitivo di qualcosa di cui non ci specifica la quantit√† si presta sempre ad essere interpretato come un intero, a meno che non si specifichi un peso preciso, o una misura ecc., per es.: ‚ÄúS√¨, ne ho comprati due litri‚ÄĚ, meglio di ‚Äúne ho comprato due litri‚ÄĚ. Sarebbe scorretto, invece, in questo caso: ‚ÄúL‚Äôho comprato due litri‚ÄĚ, appunto perch√© in presenza di quantit√† va specificato il partitivo¬†ne.
‚ÄúHai comprato della pasta?¬†S√¨, ne ho comprata‚ÄĚ: identico al discorso fatto sopra per il vino: se non si specifica la quantit√† il partitivo √® inutile, e dunque si pu√≤ rispondere anche: ‚ÄúS√¨, l‚Äôho comprata‚ÄĚ, ma: ‚ÄúNe ho comprati due chili‚ÄĚ, meglio di ‚Äúne ho comprato due chili‚ÄĚ. Possibile in astratto, ma rarissima, anche la variante “Ne ho comprata due chili”, con il participio accordato con¬†pasta.
‚ÄúHai comprato dei pomodori? S√¨, ne ho comprati‚ÄĚ: come sopra.
‚ÄúHai comprato le mele? S√¨, ne ho comprato / i due chili‚ÄĚ. La forma pi√Ļ corretta √® ‚ÄúNe ho comprati due chili‚ÄĚ, ma andrebbe bene, in astratto, anche “Ne ho comprate due chili”, con l’accordo con¬†mele.¬†Pi√Ļ informale,¬†ma possibile,¬†“Ne ho comprato due chili”, senza accordo.
Quanto infine alle ultime due domande,¬†entrambe le risposte alla prima sono giuste, per il discorso fatto sopra sulla quantit√† non specificata. Alla seconda domanda, sono corrette, per lo stesso motivo, tutte le varianti; tra “Ne ho preparati alcuni” e “Ne ho preparato alcuni” la prima √® pi√Ļ formale.
Fabio Rossi
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Sintassi

QUESITO:

Provo a riassumere le cose:
Con l’avverbio NE e obbligatorio la concordanza se c’e solo un pronome¬†indefinito o un numerale:
Delle banane ho comprata una/ho comprate due/ ho comprate molte, parecchie.
Ma se c’e una quantit√†: pagina, chilo, pezzi, fette: come va l’accordo?¬†Cio√® non posso concordare con il soggetto se c’e la¬†quantit√† come oggetto.
Delle arance ne ho presi due chili. va bene con la concordanza con la quantità.
Ne ho preso due chili. va bene-non è obbligatorio la concordanza, il participio rimane invariato
Ne ho prese due chili. non va bene, non posso concordare con le arance, o rimane invariato il participio o va concordato con la quantità.
Mi scusino per insistere su questo punto, insegno l’italiano e ho spiegato¬†secondo le vecchie regole questo uso e adesso quando mi correggo non voglio¬†sbagliare di nuovo.
Adesso sono nel giusto?

 

RISPOSTA:

I suoi dubbi sono pi√Ļ che legittimi, anche per un madrelingua, dal momento che l‚Äôaccordo con il¬†ne √® uno dei punti d‚Äôombra della nostra grammatica, ovvero uno di quelli poco normati e in cui gli usi valgono pi√Ļ delle regole. Le risposte presenti nell’archivio di DICO sull’argomento (si vedano almeno le domande “Ancora sull’accordo con “ne” e Ancora sull‚Äôuso del ne: con o senza accordo del participio passato con l‚Äôoggetto? ) riflettono le scelte pi√Ļ comuni e quelle che non destano alcuna reazione negativa nella gran parte dei parlanti. Tutti gli altri usi che cita Lei sono in realt√† pure attestati, ma non da tutti condivisi. Pertanto, riassumendo a partire dalle sue parole: tutto vero quello che scrive nella prima parte del suo messaggio. Per quanto riguarda la seconda parte, ovvero in presenza di un quantificatore, la scelta pi√Ļ comune (e dunque da me suggerita) √® quella dell‚Äôaccordo con l‚Äôoggetto. Quindi:
‚ÄúDelle arance ne ho presi due chili‚ÄĚ va bene sempre. Le altre due possibilit√† suscitano qualche perplessit√† nei parlanti e nei grammatici: ‚ÄúNe ho preso due chili‚ÄĚ (pi√Ļ frequente, ma meno formale) e ‚ÄúNe ho prese due chili‚ÄĚ (pi√Ļ rara).
Fabio Rossi

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Sintassi

QUESITO:

Vorrei chiedere qualcosa sull’uso del pronome¬†ne.¬†Come si sa, si pu√≤¬†concordarlo sia con il sostantivo sia con la quantit√†: “Delle caramelle ne ho comprate tre / ne ho comprati due chili”.¬†Mi pare che anche le seguenti frasi abbiano due risposte giuste.
1. Ho tutti i libri di Harry Potter in fila in libreria e ne ho regalato / regalata qualche copia agli amici.
2. Mi sono addormentato guardando la tv e del film ne ho visto / vista solo una parte.
3. Ne ho bevuto / bevuti due bicchieri (di vino).
4. Ne ho bevuta / bevuto un bicchiere (della birra).
5. Ne ho mangiata / mangiate due fette (della torta).

 

RISPOSTA:

Come spiegato in questa risposta dell’archivio, il participio passato dei verbi transitivi preceduto dal pronome ne pu√≤ concordare con il complemento oggetto oppure rimanere invariato (quest’ultima possibilit√† √® meno formale) . Tutte le sue frasi, quindi, ammettono entrambe le soluzioni: “Delle caramelle ne ho comprate tre” (con comprate concordato con caramelle, sottinteso accanto a tre ) e “Delle caramelle ne ho comprato tre” (con comprato invariabile) . “Delle caramelle ne ho comprati due chili” e “Delle caramelle ne ho comprato due chili”. L’accordo con il referente di ne, pur attestato, √® la soluzione pi√Ļ rara (e in alcuni casi risulta artificiosa) : “Ne ho bevuta un bicchiere (della birra) “; pi√Ļ comune: “Ne ho bevuto un bicchiere (della birra) “, perch√© la forma bevuto √® sia quella invariabile, sia quella concordata con il complemento oggetto, un bicchiere. Lo stesso vale per la frase 5: le due forme ineccepibili sono mangiate (concordato con il complemento oggetto, due fette ) e mangiato (invariabile) ; mangiata suscita perplessit√†.
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
1
0
Categorie: Morfologia, Sintassi

QUESITO:

Ho un dubbio sull’uso del plurale in questa frase: “Mantenendo meglio che¬†possiamo la dignitosa posizione seduta che abbiamo adottato, ci¬†concentriamo sulle sensazioni date dal respiro nelle parti del corpo in cui¬†sono pi√Ļ evidenti, di solito le narici o l’addome.”¬†
La mia domanda √® questa: utilizzando la congiunzione¬†o¬†tra le parole¬†le¬†narici¬†e¬†l’addome, non si dovrebbe scrivere “nella parte del corpo”?

 

RISPOSTA:

Entrambe le soluzioni, parte del corpo e parti del corpo, sono accettabili, con un piccolo scarto semantico tra l’una e l’altra. Il singolare suggerisce che la prima parte nominata, le narici, sia l’unica propriamente contemplata, e l’altra sia marginale. Per questo motivo, se si usa parte, ci si aspetta una separazione pi√Ļ netta tra le narici e l’addome, per esempio cos√¨: “di solito le narici, o, pi√Ļ difficilmente, l’addome”. Il plurale, invece, mette le due parti sullo stesso piano, suggerendo che abbiano la stessa probabilit√† di essere interessate dal fenomeno.
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

‚ÄčQUESITO:

Mi piacerebbe sapere¬†se, in un testo scolastico (es. la simulazione di una lettera o di un diario), si pu√≤ accettare l’espressione¬†“Siamo migliori amiche”.

 

RISPOSTA:

La lettera a un amico o a un’amica e il diario sono generi caratterizzati da un registro informale, nel quale figurano a loro agio, e sono pienamente giustificate, espressioni “brillanti”, non canoniche, vicine al parlato.
Ma vediamo perch√©¬†migliore amico/a¬†e¬†migliori¬†amici/amiche¬†sono espressioni non canoniche.¬†Molto diffuse oggi, presentano tre difficolt√† se passate al vaglio della grammatica standard: non hanno l’articolo determinativo e non hanno il complemento partitivo, entrambi¬†richiesti dal superlativo relativo¬†migliore;¬†mancano del complemento di specificazione (o dell’aggettivo possessivo), richiesto dal nome¬†amico.
In una frase standard come “Il migliore amico dell’uomo √® il cane” si nota¬†che l’aggettivo al grado superlativo relativo sia preceduto dall’articolo determinativo;¬†amico, inoltre,¬†√® correttamente specificato (molto strano sarebbe *”Il miglior amico √® il cane”). Anche in questa frase, invece, manca il complemento partitivo, che, per la verit√†, pu√≤ facilmente essere sottinteso nel caso in cui coincida con¬†tra tutti gli altri¬†o simili:¬†“(Tra tutti gli altri amici,) il migliore amico dell’uomo √® il cane”.
Delle tre difficolt√† individuate nell’espressione qui analizzata, quindi, una √® trascurabile:¬†migliore amico¬†presuppone¬†tra tutti.
Pi√Ļ strana sembra la mancanza del complemento di specificazione per¬†amico/a/i/e. A ben vedere, per√≤, anche questa si spiega con il sottinteso: “Siamo migliori amiche” √® implicitamente completata da¬†l’una dell’altra. Come si vede, questo costrutto appesantisce l’espressione e la rende molto meno agevole e immediata: si capisce, quindi, perch√© i parlanti lo eludano. Rispetto allo