Tutte le domande

Categorie: Morfologia, Sintassi

QUESITO:

Nel Credo si dice:¬† ¬ęIl quale fu concepito DI spirito santo nacque da Maria Vergine¬Ľ; sono corrette o sbagliate e perch√©? ¬ęFu concepito Di spirito santo¬Ľ, oppure ¬ędello Spirito santo¬Ľ, ¬ęda spirito santo¬Ľ, o ¬ędallo spirito santo¬Ľ?. Inoltre, ¬ęda Maria Vergine¬Ľ o ¬ędalla Maria Vergine¬Ľ, ¬ędi Maria Vergine¬Ľ o ¬ęDella Maria Vergine¬Ľ? Se invece di ¬ęMaria Vergine¬Ľ si usa ¬ęVergine Maria¬Ľ cambia la preposizione?

 

RISPOSTA:

La preghiera del Credo, nella sua versione ufficiale in italiano, recita: ¬ęPer noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo, e per opera dello Spirito Santo si √® incarnato nel seno della Vergine Maria e si √® fatto uomo¬Ľ. Circolano anche versioni pi√Ļ o meno scorrette di questa preghiera, quali ad esempio: ¬ęfu concepito di Spirito Santo¬Ľ, che √® una cattiva traduzione dal latino ¬ęconceptus est de Spiritu Sancto¬Ľ, in cui de indica in questo caso un complemento di agente (e con moto dall‚Äôaltro verso il basso), traducibile in italiano con la preposizione da e non con la preposizione di. Inoltre, la preposizione in questo caso deve essere articolata: ¬ędallo Spirito santo¬Ľ (e non ¬ęda Spirito santo¬Ľ), in quanto si riferisce a un elemento noto e determinato. Per rispondere alle altre domande, ecco i corretti usi preposizionali in italiano: ¬ęfu concepito dallo spirito santo¬Ľ (tutte le altre forme sono sbagliate); ¬ędalla Vergine Maria¬Ľ e ¬ęda Maria Vergine¬Ľ sono entrambe corrette. In ¬ęMaria Vergine¬Ľ la testa del sintagma √® Maria, che √® un nome proprio e come tale non richiede l‚Äôarticolo, mentre in ¬ęla Vergine Maria¬Ľ l‚Äôarticolo √® necessario in quanto richiesto dal sostantivo vergine. Quindi, analogamente, con le preposizioni: ¬ędella Vergine Maria¬Ľ oppure ¬ędi Maria Vergine¬Ľ (ma non ¬ędi Vergine Maria¬Ľ). L‚Äôordine delle parole non influisce sulla preposizione, ma sull‚Äôarticolo, e dunque sull‚Äôuso della preposizione semplice oppure articolata: di o della, da o dalla ecc.

Fabio Rossi

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Si dice: ¬ęMio padre, prima di morire, dieci anni fa (o prima?), aveva gi√† pensato al futuro dei suoi ragazzi¬Ľ.

 

RISPOSTA:

La locuzione temporale ‚ÄúX fa‚ÄĚ (per es. ¬ędieci anni fa¬Ľ) pu√≤ essere usata soltanto se il riferimento cronologico rispetto al quale si sta dicendo ‚ÄúX fa‚ÄĚ √® il momento stesso in cui si riporta l‚Äôaffermazione. Quindi, ponendo che chi sta parlando lo stia facendo adesso, nel 2024: ¬ęMio padre, prima di morire, dieci anni fa, aveva gi√† pensato al futuro dei suoi ragazzi¬Ľ vuol dire che il povero padre, nel momento in cui √® morto (cio√® dieci anni fa, rispetto al momento in cui si fa l‚Äôaffermazione, e dunque nel 2014), aveva gi√† pensato al futuro dei figli. ¬ęPrima¬Ľ, invece, √® usato rispetto a un altro termine temporale, sempre al passato, oltre al momento in cui si riporta l‚Äôevento. Quindi, sempre ponendo che chi sta parlando lo stia facendo adesso, nel 2024: ¬ęMio padre, prima di morire, dieci anni prima, aveva gi√† pensato al futuro dei suoi ragazzi¬Ľ significa che il padre dieci anni prima di morire aveva gi√† pensato al futuro dei figli. Per cui, ponendo che il padre sia morto nel 2014, gi√† nel 2004 aveva pensato al loro futuro. Per riassumere: si usa ¬ędieci anni fa¬Ľ se i riferimenti temporali sono soltanto due, cio√® il momento in cui si parla o scrive dell‚Äôevento e il momento in cui l‚Äôevento √® avvenuto; si usa invece ¬ędieci anni prima¬Ľ se i riferimenti temporali sono tre, cio√® il momento in cui si parla o scrive dell‚Äôevento, il momento in cui l‚Äôevento √® avvenuto e un terzo momento (cio√®, per l‚Äôappunto, ¬ędieci anni prima dell‚Äôevento 2, cio√® quello della morte). Se io dico, nel 2024, ¬ęci siamo conosciuti due anni fa¬Ľ, vuol dire che ci siamo conosciuti nel 2022; ma non posso dire ¬ęci siamo conosciuti due anni prima¬Ľ, perch√© chi mi ascolta chiederebbe ¬ęprima di che cosa?¬Ľ. Posso invece dire: ¬ęci siamo conosciuti due anni prima della maturit√† (oppure: due anni prima che finissimo la scuola)¬Ľ, perch√©, oltre al 2024 e al momento in cui ci siamo conosciuti, viene specificato anche un terzo riferimento cronologico (cio√® la maturit√†, o la fine della scuola).

Fabio Rossi

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Morfologia, Sintassi

QUESITO:

Pongo il seguente quesito. Nella frase “il gatto gli balz√≤ addosso”, il termine “addosso” √® da considerarsi avverbio o preposizione impropria riferita a “gli”? Io lo interpreto come avverbio e quindi penso a due complementi diversi in analisi logica, ma la presenza della particella pronominale prima del verbo mi pone qualche imbarazzo. Il problema si ripresenta in frasi come: “il bambino gli and√≤ incontro; gli salt√≤ sopra; gli rimase dietro; le mise sopra un cappello” e simili. Voi come lo interpretate?

 

RISPOSTA:

I casi portati a esempio rientrano nella tipologia dell‚Äôestrazione della preposizione nei casi di locuzione formata da preposizione polisillabica (o impropria, secondo la grammatica tradizionale) e preposizione semplice (cfr. L. Renzi, Grande grammatica italiana di consultazione, Bologna, il Mulino, 1988, vol. I, pp. 524-528; si veda anche la voce Preposizione, curata da Hanne Jansen, nell‚ÄôEnciclopedia dell‚Äôitaliano Treccani, 2011, liberamente accessibile online nel sito treccani.it). L‚Äôestrazione consiste in questo: in determinate condizioni (per es. in presenza di clitico, o particella pronominale atona), viene eliminata (tecnicamente, estratta; o meglio: viene estratto il sintagma preposizionale, ovvero il complemento: gli = a lui ecc.) la preposizione semplice, mentre il clitico viene anticipato: ¬ęil gatto balz√≤ addosso a lui¬Ľ > ¬ęil gatto gli balz√≤ addosso¬Ľ. Quindi addosso, in questo caso (oppure incontro, dietro, contro, accanto ecc.) √® una preposizione e non un avverbio. Dunque vi √® un solo complemento, non due.

Fabio Rossi

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Semantica, Sintassi

QUESITO:

Gradirei sapere se entrambe le soluzioni riportate di seguito sono corrette, oppure se ve ne sia una meno formale rispetto all’altra:
√ą una sfumatura semantica che risulta difficile cogliere.
√ą una sfumatura semantica che risulta difficile da cogliere.

 

RISPOSTA:

Entrambe le frasi sono possibili e praticamente equivalenti dal punto di vista semantico; la prima, però, ha una costruzione sintattica intricata, per quanto del tutto comprensibile e ammessa dalla grammatica.
L’intrico dipende dalla natura della proposizione¬†che cogliere, contemporaneamente relativa e soggettiva; da una parte, infatti,¬†che¬†riprende il sintagma¬†una sfumatura semantica¬†(quindi introduce una relativa), dall’altra la proposizione funge da soggetto di¬†risulta difficile¬†(quindi √® una soggettiva). Per evidenziare questa sovrapposizione di funzioni, potremmo parafrasare questa parte della frase con¬†cogliere la quale risulta difficile.
La seconda frase √® pi√Ļ lineare dal punto di vista sintattico:¬†che¬†√® il soggetto della proposizione relativa¬†che risulta difficile;¬†da cogliere¬†√® una proposizione completiva assimilabile a una oggettiva, retta dall’aggettivo¬†difficile. Non √® facile associare le due frasi a determinati registri: in linea generale, mentre la seconda √® adatta a tutti i contesti, la prima √® pi√Ļ adatta a contesti medio-alti, soprattutto scritti, per via della complessit√† della costruzione.
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Semantica, Sintassi

QUESITO:

Desidererei sapere se l’espressione¬†per via di¬†pu√≤ essere usata anche come sinonimo di¬†per merito di,¬†grazie a, oltre che con il significato di¬†a causa di. Ad esempio: “Ha ottenuto un posto di prestigio per via delle sue benemerenze”. Il giudizio veicolato va valutato¬†dal punto di vista del parlante o del soggetto della frase? Se io dico che una persona √® stata promossa perch√© ha goduto di forti raccomandazioni, per me parlante il fatto va visto come negativo; √® stato promosso un soggetto che non lo meritava, con danno per la societ√† e forse anche per me personalmente; al contrario per il soggetto della frase √® stato sicuramente un vantaggio. In questo caso devo usare¬†per via di¬†o¬†a causa di¬†oppure¬†grazie a¬†o¬†per merito di?

 

RISPOSTA:

La locuzione preposizionale¬†per via di¬†indica letteralmente che quanto segue √® la via, il percorso seguito per arrivare a un risultato; √®, quindi, equivalente a¬†per mezzo di. Non √® facile, per√≤, distinguere il percorso dalla spinta iniziale che porta a intraprendere il percorso, ovvero la causa; per questo motivo questa locuzione preposizionale ha finito per essere usata per indicare che quanto segue √® la causa di un fenomeno (quindi come sinonimo di¬†a causa di), non il mezzo con il quale questo si √® manifestato. Le locuzioni¬†per merito di¬†e¬†grazie a¬†rimangono ancora pi√Ļ ambigue tra la causa e il mezzo: non √® possibile stabilirne nettamente il significato. Per quanto, per√≤, queste locuzioni possano indicare che quanto segue √® la causa di un fenomeno, al pari di¬†per via di, la sostituzione di¬†per via di¬†con una di queste altererebbe l’interpretazione complessiva della frase, perch√©¬†per merito di¬†e¬†grazie a¬†veicolano una sfumatura connotativa positiva assente in¬†per via di.

La responsabilit√† dell’enunciazione, quindi del modo di rappresentare la realt√† al suo interno, √® sempre dell’emittente (chi parla o scrive). La connotazione positiva o negativa di un fenomeno, quindi, deriva dal punto di vista dell’emittente e dipende da come quest’ultimo sceglie di costruirla (in base, per esempio, alle sue credenze e al contesto in cui si trova). L’emittente, per√≤, pu√≤ scegliere, con un artificio retorico, di rappresentare un punto di vista evidentemente opposto al proprio, per far risaltare quest’ultimo per contrasto.
Spieghiamo meglio. In ogni frase il senso complessivo √® il risultato dell’intreccio dei significati e dei sensi evocati da ciascuna parola o espressione. Nel caso in questione, una frase come “La persona √® stata promossa per via di / a causa di forti raccomandazioni” fa interagire l’implicita inevitabile condanna complessiva (in Italia la raccomandazione √® ufficialmente considerata una pratica scorretta) con l’oggettivit√† di¬†per via di. Questa rappresentazione sarebbe adatta a una denuncia formale (ovvero che vuole essere rappresentata come formale), in cui possibilmente si portino le prove di tali raccomandazioni e si voglia dimostrare con queste che la promozione √® stata un abuso. Se, invece, la denuncia √® informale (uno sfogo emotivo o un’accusa di principio, per esempio), sarebbe pi√Ļ adatta la costruzione “La persona √® stata promossa grazie a / per merito di forti raccomandazioni”, nella quale la locuzione preposizionale connotata positivamente colorisce l’affermazione di una sfumatura di soggettivit√†. Ovviamente, in questo caso la connotazione positiva √® in contrasto con il senso complessivamente negativo della frase, quindi non ci sono dubbi che l’emittente stia usando un artificio retorico per far risaltare,¬†a contrario, la sua posizione. Sta, in altre parole, facendo dell’ironia.
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

√ą corretto usare espressioni come¬†risposta inviata a mezzo mail,¬†richiesta evasa a mezzo pec, oppure √® pi√Ļ corretto l‚Äôuso della locuzione¬†per mezzo mail,¬†per mezzo pec?

 

RISPOSTA:

Le locuzioni preposizionali¬†a mezzo,¬†con il mezzo,¬†per il mezzo,¬†per mezzo¬†sono tutte attestate nella storia della lingua italiana, con fortuna diversa a seconda delle epoche e del gusto dei parlanti. Il Grande dizionario della lingua italiana, infatti, le riporta tutte insieme come varianti della stessa locuzione (s. v.¬†M√®zzo^2^). Bisogna, per√≤, ricordare che tutte queste varianti sono, nell’italiano standard, completate dalla preposizione¬†di, quindi¬†a mezzo di,¬†con il mezzo di,¬†per il mezzo di,¬†per mezzo di. Contro¬†a mezzo di¬†si pronunciano Pietro Fanfani e Costantino Arl√≠a nel loro famoso “Lessico dell’infima e corrotta italianit√†” del 1881, un dizionario di voci considerate dai due studiosi scorrette o ingiustificate. Il dizionario ottocentesco suggerisce che¬†a mezzo di¬†sia un calco del francese¬†au moyen¬†(ma chiaramente intende¬†au moyen de) e sostiene che non ci sia motivo per usare in italiano questa espressione perch√©¬†a¬†non pu√≤ sostituire¬†per¬†(quindi¬†a mezzo¬†non pu√≤ sostituire il ben pi√Ļ comune¬†per mezzo) e perch√© la locuzione¬†a mezzo¬†esiste gi√† e significa ‘a met√†’. Il dizionario registra persino l’uso del simbolo matematico¬†1/2¬†al posto della parola¬†mezzo¬†nella locuzione, ovviamente condannandolo sprezzantemente, a testimonianza che la sostituzione delle parole con i numeri era una strategia gi√† sfruttata a met√† Ottocento.
Gli argomenti dei due studiosi contro¬†a mezzo di¬†funzionano in ottica puristica: non c’√® motivo di introdurre in una lingua nuove espressioni se la lingua ha gi√† gli strumenti per esprimere gli stessi concetti. Bisogna, per√≤, rilevare che molte parole ed espressioni sono entrate in italiano da altre lingue in ogni epoca, anche se la lingua italiana in quel momento aveva strumenti espressivi equivalenti; l’innovazione, l’accrescimento, l’adattamento ai tempi sono fenomeni fisiologici in una lingua. Inoltre, l’ipotesi che¬†a mezzo di¬†si confonda con¬†a mezzo¬†√® pretestuosa: intanto la preposizione¬†di¬†distingue nettamente le due espressioni, e poi il loro significato e la loro funzione sintattica sono talmente diversi che √® impossibile scambiare l’una per l’altra.
Rispetto ad¬†a mezzo di, oggi si va diffondendo¬†a mezzo, senza la preposizione¬†di. Ferma restando l’impossibilit√† di confondere anche questa variante accorciata della locuzione preposizionale con la locuzione avverbiale¬†a mezzo¬†(peraltro oggi rarissima), rileviamo che tale accorciamento √® tipico dell’italiano contemporaneo: le preposizioni cadono in espressioni come¬†pomeriggio¬†(per¬†di pomeriggio) e, proprio nel linguaggio burocratico,¬†(in) zona¬†(per¬†nella zona di) in frasi come “La viabilit√† in zona Olimpico √® stata ripristinata” (o anche “La viabilit√† zona Olimpico √® stata ripristinata”),¬†causa¬†(per¬†a causa di) in frasi come “La ditta dovr√† pagare una penale causa ritardo dei lavori” e simili. L’eliminazione della preposizione √®, come si vede dagli esempi, adatta a contesti burocratici o, in alcuni casi, contesti comunicativi rapidi e informali (√® favorita, per esempio, dalla scrittura di messaggi istantanei); √® facile prevedere, per√≤, che le riformulazioni accorciate di queste espressioni diventeranno prima o poi pi√Ļ comuni di quelle complete, fino a scalzarle del tutto dall’uso. Non a caso, nella sua stessa domanda lei propone di sostituire¬†a mezzo¬†con¬†per mezzo, ugualmente priva della preposizione¬†di.
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Nell’espressione¬†godere di un diritto¬†a quale complemento corrisponde¬†di un diritto?

 

RISPOSTA:

In analisi logica √® un complemento di specificazione. Pi√Ļ utile, per√≤, √® l’interpretazione data dalla grammatica valenziale, secondo cui si tratta di un complemento oggetto obliquo, ovvero di un sintagma che ha la stessa funzione del complemento oggetto, ma non √® diretto, bens√¨ preposizionale, semplicemente perch√© il verbo richiede tale preposizione (come in¬†fidarsi di,¬†contare su,¬†obbedire a¬†e tanti altri). Il sintagma¬†di un diritto, infatti, √® necessario per completare sintatticamente il verbo¬†godere, quindi √® un argomento di questo verbo, mentre il complemento di specificazione non √® mai un argomento del verbo, perch√© indica un dettaglio relativo a un sintagma nominale (la casa di Mario,¬†il cancello della scuola,¬†l’introduzione del libro…). Se confrontiamo, inoltre,¬†godere di un diritto¬†con, per esempio,¬†esercitare un diritto, vediamo che la struttura profonda del predicato √® identica, perch√© la preposizione fa da collegamento formale tra il verbo e il sintagma, non contribuisce in alcun modo al significato del sintagma. Infine, un’ulteriore prova del fatto che questo sintagma ha la funzione di un complemento oggetto √® che nel parlato e nello scritto trascurato si tende a dimenticare la preposizione, producendo espressioni come¬†godere un diritto¬†(ma anche¬†abusare qualcuno¬†al posto di¬†abusare di qualcuno,¬†obbedire un ordine, invece di¬†obbedire a un ordine). Sebbene queste realizzazioni siano scorrette, bisogna notare che se in queste espressioni la preposizione avesse un significato preciso (e non fosse, invece, un collegamente soltanto formale), non sarebbe possibile escluderla; nessuno, infatti, direbbe o scriverebbe mai¬†la casa Mario¬†invece di¬†la casa di Mario.
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Nella frase “Sono venuti tutti”, tutti¬†potrebbe sostituire, per esempio,¬†tutti gli invitati, che √® soggetto del verbo. Mi chiedo se entrambe le posizioni, pre e postberbale, di¬†tutti pronome siano del tutto valide e se c’√® una prevalenza di una posizione rispetto all’altra. A me la posizione postverbale sembra pi√Ļ naturale, ma non so spiegarmi il motivo.

 

RISPOSTA:

Bisogna fare un ragionamento in due passaggi.

Consideriamo innanzitutto la frase in astratto. Il soggetto pu√≤ essere collocato quasi sempre in posizione postverbale: con i verbi non inaccusativi (gli inergativi, cio√® gli intransitivi con l’ausiliare¬†avere, e i transitivi), per√≤, tale posizione √® tendenzialmente focalizzata (il soggetto ha un valore informativo di rilievo), mentre con i verbi inaccusativi (gli intransitivi con l’ausiliare¬†essere) questa posizione √® tendenzialmente non marcata. Al contrario, con i verbi non inaccusativi la posizione preverbale √® non marcata (al netto di intonazioni speciali), quella postverbale √® focalizzata. Si confrontino le seguenti frasi:

1. Al ricevimento tutti hanno mangiato [verbo inergativo] a sazietà;

2. Al ricevimento hanno mangiato tutti a sazietà.

Nella 1 il soggetto preverbale √® non marcato; nella seconda √® focalizzato, cio√® rappresentato come l‚Äôinformazione pi√Ļ rilevante nella frase. Come si √® detto, un‚Äôintonazione speciale pu√≤ marcare il soggetto rendendolo focalizzato anche se √® collocato in posizione non marcata: in questo caso un‚Äôintonaziona enfatica su tutti nella frase 1 renderebbe il soggetto focalizzato.

Ora si osservino queste due frasi:

3. Dieci persone sono venute alla festa;

4. Sono venute dieci persone alla festa / Alla festa sono venute dieci persone.

In 3 il soggetto preverbale è automaticamente focalizzato; nella coppia 4 è non marcato, perché forma un’informazione unitarica con il verbo (sono venute dieci persone). Si potrebbe al limite focalizzare anche nelle due frasi della coppia 4, ma soltanto pronunciandolo con enfasi.

Nel suo caso, ‚ÄúSono venuti tutti‚ÄĚ ricalca, in astratto, la costruzione della coppia 4; una eventuale costruzione ‚ÄúTutti sono venuti‚ÄĚ, invece, ricalcherebbe la frase 3. Diversamente, ‚ÄúHanno tutti voti alti‚ÄĚ (verbo transitivo) e ‚ÄúGiocano tutti a calcio‚ÄĚ (verbo inergativo) ricalcano la coppia 2.

Secondo passaggio. Il pronome tutti, se la frase è inserita in una sequenza, quindi in un testo, assume una funzione anaforica ineludibile, che è associata, al netto di costruzioni particolari della frase e di intonazioni speciali, al valore marcato tematico (il soggetto è rappresentato nettamente come argomento della frase al fine di collegare con chiarezza la frase al discorso sviluppato precedentemente). Tale funzione si manifesterà a prescindere dal verbo della frase, quindi si manterrà anche in posizione focalizzata, anche se il valore focalizzato è nettamente distinto da quello tematico:

5. Gli studenti della terza C sono bravissimi; hanno tutti voti alti!

6. I miei amici fanno sport; giocano tutti a calcio!

Nelle frasi, tutti √® anaforico e focalizzato. La focalizzazione non √® evidente proprio a causa della funzione anaforica di tutti, che sfuma la rilevanza dell‚Äôinformazione; essa, per√≤, emerge chiaramente se sostituiamo tutti con un sintagma nominale, privo di funzione anaforica: ‚ÄúAl ricevimento hanno mangiato a saziet√† tutti gli ospiti‚ÄĚ. Con il sintagma nominale, si noti, sarebbe molto innaturale inserire il soggetto tra il verbo e il sintagma preposizionale (‚ÄúAl ricevimento hanno mangiato tutti gli ospiti a saziet√†‚ÄĚ), perch√© tale sintagma risulta fortemente legato al verbo (√® un suo circostante). La stessa cosa avviene con i verbi transitivi, che richiedono il complemento oggetto come argomento (‚ÄúAl ricevimento hanno mangiato tutti gli ospiti la torta‚ÄĚ): con i verbi transitivi e i verbi inergativi accompagnati da un circostante, quindi, la posizione postverbale del soggetto √® possibile soltanto se tra il verbo e il soggetto si inserisce il complemento oggetto o il circostante.

7. Ho invitato dieci persone alla festa; sono venute tutte.

8. Ho invitato dieci persone alla festa; tutte sono venute.

Nella frase 7 il pronome è anaforico e non marcato; nella 8 è anaforico e focalizzato. Anche in questo caso, sostituendo il pronome anaforico con un sintagma non anaforico si fa emergere il valore informativo del sintagma, come avviene nelle frasi 3 e 4.

Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
1
0

QUESITO:

Le espressioni¬†per la prima volta¬†(es. “Lo vedo per la prima volta”) e¬†prima del tempo¬†(es. “Invecchiare prima del tempo”) possono essere considerate locuzioni avverbiali di tempo (nel secondo caso come equivalente di¬†anzitempo) o vanno analizzate differentemente? In particolare,¬†prima del¬†+¬†tempo¬†deve altrimenti essere analizzata come locuzione prepositiva?

 

RISPOSTA:

Si tratta di locuzioni avverbiali di tempo. Il termine¬†locuzione¬†riguarda esclusivamente il significato dell’espressione, a prescindere dalla forma; a esso si sovrappone in parte il termine, scientificamente pi√Ļ trasparente,¬†sintagma, che riguarda sia la forma sia il significato (√® l’unit√† formalmente pi√Ļ piccola della costruzione linguistica dotata di significato autonomo): molte locuzioni avverbiali e aggettivali hanno la forma di sintagmi preposizionali (tra quelle aggettivali si pensi, ad esempio, a quelle usate per descrivere le colorazioni dei tessuti:¬†a quadretti,¬†a losanghe,¬†a pois…). Locuzioni prepositive (che, per la precisione, si chiamano¬†locuzioni preposizionali) sono, invece, espressioni come¬†davanti a,¬†fuori da,¬†invece di¬†e anche¬†prima di. Come si vede, quindi, nella locuzione avverbiale¬†prima del tempo¬†√® contenuta la locuzione preposizionale¬†prima di; mentre, per√≤, la locuzione avverbiale¬†prima del tempo¬†√® un sintagma preposizionale, la locuzione preposizionale¬†prima di¬†(cos√¨ come tutte le altre locuzioni preposizionali) non √® un sintagma, perch√© non √® dotata di significato autonomo.
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Semantica, Sintassi

QUESITO:

Nella frase ‚ÄúStringo la coppa tra le mani‚ÄĚ che funzione logica ha il sintagma¬†tra le mani? Indica uno stato in luogo o un complemento di mezzo?

 

RISPOSTA:

Indica uno stato in luogo, ma l’interpretazione come complemento di mezzo √® legittima. Non √® raro che un’indicazione di luogo sia ulteriormente interpretabile come informazione circa un mezzo. Succede, per esempio, in espressioni come¬†in treno,¬†in macchina,¬†in bicicletta…: in una frase come “Vado a scuola in bicicletta”, infatti, il complemento introdotto da¬†in¬†indica il luogo in cui mi trovo mentre vado a scuola, ma quel luogo ha anche la funzione del mezzo con cui copro il tragitto.
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Analisi logica, Preposizione
Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Semantica, Sintassi

Quale complemento rappresenta il sintagma introdotto da in base a nella seguente frase?
“√ą necessario agire in base alle esigenze del volgo”.

L’analisi logica non permette di classificare con la stessa precisione tutti i sintagmi possibili, nonostante la tipologia sia ricca (secondo alcuni persino troppo ricca). Nel caso in questione, il complemento pi√Ļ vicino alla funzione sintattico-semantica svolta dal sintagma¬†in base alle esigenze¬†√® quello di causa, visto che si pu√≤ parafrasare il sintagma con ‘in modo che il nostro agire sia l’effetto di’.
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Ho un dubbio nato da questa conversazione:
Tizio: ¬ęHo una brutta notizia da darti?¬Ľ
Caio: ¬ęPerch√®? Ne hai anche (di) belle?
In questo caso il di è di troppo e quindi impossibile?

 

RISPOSTA:

Innanzitutto non sempre un sintagma di troppo √® impossibile. Nella lingua d’uso comune √® frequente l’inserimento nelle frasi di sintagmi superflui dal punto di vista sintattico, ma utili sul piano testuale o comunicativo (per esempio perch√© enfatizzano la partecipazione emotiva del parlante). In altri casi ancora il sintagma superfluo deriva dall’attrazione di un altro elemento della frase, ma rimane giustificabile perch√© non rende la frase ambigua e, anzi, la sua sottrazione rende la frase meno naturale. In questo caso il¬†di¬†√® superfluo per attrazione, perch√© serve a costruire un sintagma partitivo non necessario attratto dall’altro sintagma partitivo presente nella frase, costruito con¬†ne. La domanda, in altre parole, si pu√≤ parafrasare cos√¨: “Hai anche alcune tra le notizie tra quelle che sono belle?”, mentre √® sufficiente “Hai anche alcune tra le notizie che sono belle?” (ovvero “Ne hai anche belle?”). La domanda, pertanto, pu√≤ ben essere costruita come “Ne hai anche belle?”. L’inserimento di¬†di, per√≤, non danneggia in alcun modo la sintassi e, per la verit√†, si pu√≤ anche giustificare sul piano sintattico: in teoria, infatti, le notizie belle sono un sottogruppo delle notizie, per cui √® possibile indicare le notizie possedute dall’interlocutore come una parte delle notizie belle, che a loro volta sono una parte delle notizie.
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Analisi logica, Preposizione
Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Chiedo delucidazioni sull’uso dell’espressione proseguire gli studi.
Queste forme sono tutte corrette e alternative?
PROSEGUIRE GLI STUDI AL CORSO DI STUDI…
PROSEGUIRE GLI STUDI PRESSO IL CORSO DI STUDI…
PROSEGUIRE GLI STUDI NEL CORSO DI STUDI…

 

RISPOSTA:

La variante pi√Ļ naturale √®¬†nel corso di studi. Accanto a questa si pu√≤ usare¬†presso il;¬†presso, infatti, √® usato comunemente con il significato di ‚Äėin, dentro‚Äô, sebbene significhi propriamente ‚Äėvicino a‚Äô e sebbene l‚Äôuso con il significato di ‚Äėin‚Äô sia pi√Ļ adatto all‚Äôambito burocratico. La scelta pi√Ļ insolita sarebbe¬†al, visto che la preposizione¬†a _√® preferita per introdurre ambienti associati fortemente a specifiche esperienze (_a casa,¬†a scuola,¬†all‚Äôuniversit√†) oppure ambienti dai confini non facilmente determinabili (a Roma,¬†a Venezia, ma¬†in Italia). Possibile sarebbe anche riformulare la frase inserendo il verbo¬†iscriversi, per esempio cos√¨:¬†proseguire gli studi iscrivendosi al corso di¬†(o anche¬†nel corso). In questo caso la preposizione¬†a _(o _in) sarebbe richiesta direttamente dal verbo.
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Morfologia, Sintassi

QUESITO:

Vorrei sottoporre un quesito in seguito a una breve discussione nata dalla diversa percezione dell’uso del passato remoto nella frase seguente:
¬ęIo comprai gli armadi luned√¨.¬Ľ
Mi è stato chiesto per quale motivo la gente di origini meridionali è così incline all’utilizzo del passato remoto quando bisogna descrivere un’azione collocata in un passato non lontano.
Questa domanda mi ha stupito, non tanto perché inaspettata, ma perché non notavo nessuna forma colloquiale in quella frase così comune. Riflettendoci qualche istante, ho risposto dicendo che non c’era niente di sintatticamente errato nella frase, che l’uso del passato remoto dipende dalle sensazioni che il parlante vuole trasmettere.
Mi è stato risposto che si tratta pur sempre di un avvenimento distante temporalmente soltanto quattro giorni, e non quattro anni.
Tornandoci a riflettere mi ritrovo sommerso di dubbi. In effetti quella frase cos√¨ ‚Äúnormale‚ÄĚ mi sembra problematica e mi chiedo:
1. se c‚Äô√® un passato pi√Ļ indicato per descrivere un fatto avvenuto pochi giorni prima.
2. Se è consigliabile, quando non esiste possibilità di fraintendimenti, non specificare il soggetto.
3. Dove √® meglio collocare il complimento di tempo in una frase. E nel caso di giorni della settimana se √® pi√Ļ opportuno affiancarli all‚Äôaggettivo¬†scorso¬†o aggiungere una preposizione:
¬ę(Io) comprai gli armadi (di) luned√¨¬Ľ
¬ę(Io) ho comprato gli armadi (di) luned√¨¬Ľ
¬ę(Io) avevo comprato gli armadi (di) luned√¨¬Ľ

 

RISPOSTA:

L’italiano contemporaneo sta lentamente abbandonando il passato remoto in favore del passato prossimo. Questa semplificazione del sistema verbale dipende da ragioni morfologiche (il passato prossimo si forma in modo pi√Ļ regolare del passato remoto), ma soprattutto psicologiche. Il passato prossimo, infatti, √® il tempo della vicinanza psicologica, mentre il passato remoto √® quello della lontananza. Con¬†psicologico¬†si intende che, come dice lei, la distanza dell’evento dal presente dipende da come il parlante vuole rappresentare l’evento, ovvero dalla sua volont√† di lasciare intendere che l’evento ha prodotto effetti sul presente (in questo caso user√† il passato prossimo) o no (passato remoto). Come si pu√≤ intuire, nella comunicazione quotidiana gli eventi di cui si parla hanno quasi sempre rilevanza attuale, e da qui deriva la propensione per il passato prossimo, a prescindere dalla distanza temporale oggettiva. Per esempio, √® pi√Ļ comune una frase come “Ci siamo conosciuti 50 anni fa” piuttosto che “Ci conoscemmo 50 anni fa”. Si aggiunga che un evento avvenuto poco tempo prima ha un’alta probabilit√† di essere ancora attuale; nel suo caso, per esempio, lei avr√† probabilmente informato il suo interlocutore di aver acquistato gli armadi per ragioni legate alla sua situazione presente. L’acquisto, in altre parole, non √® stata un’azione senza conseguenze, ma ha provocato riflessi sul presente, che sono rilevanti nel discorso che il parlante sta facendo.
Quello che vale per l’italiano standard non sempre vale per l’italiano regionale, perch√© in questa variet√† l’italiano entra in contatto con il dialetto, con effetti di adattamento reciproco. Molti dialetti meridionali non hanno una forma verbale comparabile con il passato prossimo (si ricordi che tale forma √® un’innovazione del fiorentino, assente in latino), ma usano per descivere gli eventi passati eclusivamente il passato semplice (proprio come in latino), che √® comparabile con il passato remoto. Avviene, allora, che un parlante meridionale che usa l’italiano, ma √® influenzato dal modello soggiacente del proprio dialetto di provenienza, tenda a sovraestendere l’uso del passato remoto rispetto a quanto √® tipico dell’italiano standard (nonch√© degli italiani regionali di tutte quelle regioni in cui si parlano dialetti dotati di tempi composti per il passato). Questa tendenza si indebolisce quanto pi√Ļ il parlante ha una forte competenza in italiano standard, e quanto pi√Ļ si trova in una situazione di formalit√†. Pu√≤ capitare, quindi, che un parlante meridionale, anche colto, usi qualche passato remoto in pi√Ļ in contesti informali e, viceversa, che un parlante mediamente colto rifugga dal passato remoto, che percepisce come marcato regionalmente, in contesti formali.
Per quanto riguarda la sua seconda domanda, la risposta √® s√¨: il soggetto pu√≤ essere omesso (e in alcuni casi √® obbligatorio ometterlo) se √® rappresentato da un pronome non focalizzato, cio√® non necessario per conferire alla frase una certa sfumatura. Per esempio, se comunicare chi ha comprato l’armadio non √® rilevante si potr√† dire “Ho comprato l’armadio”; se, invece, √® rilevante, per esempio per sottolineare che non √® stato qualcun altro a farlo, si dir√† “Io ho comprato l’armadio” (con enfasi intonativa su¬†io).
Per la terza domanda, la posizione del complemento di tempo dipende dal rilievo che si vuole dare a questa informazione: pi√Ļ l’informazione si sposta a destra della frase, pi√Ļ diviene saliente. Per esempio, in “Luned√¨ ho comprato i divani” l’informazione di quando √® avvenuto l’evento √® poco rilevante; in “Ho comprato i divani luned√¨”, al contrario, √® molto rilevante. Sulla questione della preposizione la rimando a¬†quest’altra risposta.
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Sarebbe possibile inserire una virgola tra un sostantivo e il suo aggettivo?

“Ha una bella macchina, rossa”

Oppure prima di una preposizione?

“√ą andato via, a casa”

 

RISPOSTA:

S√¨, in certi contesti la virgola pu√≤ dividere in pi√Ļ unit√† informative una struttura semantica altrimenti addensata in una singola unit√† testuale. In questo caso, l‚Äôaggettivo rossa in posizione conclusiva e separato dal nome attraverso la virgola crea un doppio fuoco informativo che mette in rilievo sia il fatto che la macchina √® bella sia il fatto che la macchina √® rossa.

La virgola si inserisce perfettamente anche nel secondo esempio: la separazione del sintagma preposizionale (a casa) dal resto della frase è favorita dalla posizione conclusiva del sintagma. Non avremmo potuto separare, invece, la preposizione dal nome con cui essa costituisce un sintagma (*a, casa).

Raphael Merida  

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Mi chiedevo se tutte e 3 le espressioni possano essere considerate corrette:

Si accoglie il paziente X, SU SEGNALAZIONE del medico curante Y, per sintomatologia Z.

Si accoglie il paziente X, SOTTO SEGNALAZIONE del medico curante Y, per sintomatologia Z.

Si accoglie il paziente X, SOTTO LA SEGNALAZIONE del medico curante Y, per sintomatologia Z.

RISPOSTA:

Tutt‚Äôe tre le espressioni sono corrette, ma la prima (su segnalazione) √® la variante pi√Ļ attestata. La preposizione su introduce una determinazione di modo; espressioni come su segnalazione, su indicazione, su richiesta ecc. possono essere parafrasate come attraverso la segnalazione, in seguito alla segnalazione, dopo la richiesta. La mancanza dell‚Äôarticolo nella sequenza preposizione + nome indica quasi sempre la cristallizzazione di un‚Äôespressione (su segnalazione, prendere per buono ‚Äėaccettare come vero‚Äô, a scuola ecc.). Diversamente da su (in cui la presenza dell‚Äôarticolo cambierebbe il senso della frase: sulla segnalazione di‚Ķ), nella locuzione sotto (la) segnalazione √® possibile aggiungere o no l‚Äôarticolo senza che il significato cambi; in questa espressione, quindi, il processo di cristallizzazione √® in corso. La preposizione impropria sotto si comporta allo stesso modo di su in altre espressioni, come sotto cauzione (“√ą stato liberato sotto cauzione‚ÄĚ), sotto commissione (‚ÄúHa eseguito il lavoro sotto commissione‚ÄĚ), o quando assume il significato di ‚Äėcondizione di debolezza dovuta a fattori esterni‚Äô, come nelle formule sotto accusa, sotto pressione ‚Äėcostretto a un‚Äôattivit√† impegnativa e costante‚Äô ecc.

Per completezza va ricordato che oltre a su e sotto anche la preposizione impropria dietro pu√≤ essere usata per formare espressioni equivalenti (dietro richiesta,¬†dietro segnalazione¬†ecc.). Quest’ultima preposizione √®¬†marcata da alcuni vocabolari contemporanei come appartenente all‚Äôuso burocratico.

Raphael Merida

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

In frasi come la seguente, il valore del costrutto mi sembra temporale o causale:

 

  1. Alla mia vista, è rimasto sorpreso = quando mi ha visto è rimasto sorpreso.

 

Nelle seguenti frasi mi sembra pi√Ļ vicino ad un complemento di luogo che temporale o causale:

  1. √ą davvero piacevole alla vista.
  2. Si trova tutto alla tua vista = si trova tutto davanti a te.
  3. √ą stato messo pi√Ļ alla vista di qualsiasi altra cosa.

 

Nella 4. si potrebbe utilizzare anche “in vista”, che infatti suona (quantomeno a me) pi√Ļ naturale.

In ogni caso, è un ragionamento corretto il mio o ci sono delle falle evidenti?

 

 

RISPOSTA:

  1. Alla vista assume un valore temporale-causale, perfettamente traducibile come ha fatto lei (‚Äúquando mi ha visto, √® rimasto sorpreso‚ÄĚ, oppure ‚Äúa causa del fatto che mi ha visto, √® rimasto sorpreso‚ÄĚ).
  2. Si tratta di un complemento di vantaggio (‚Äú√® piacevole [a vantaggio di che cosa?] alla vista‚ÄĚ).
  3. Indica un complemento di stato in luogo (“si trova tutto [dove?] alla tua vista).
  4. Alla vista coincide con la locuzione in vista; tuttavia, riformulerei la frase 4 cambiando il verbo mettere, che richiama alla mente la locuzione cristallizzata mettere in (bella) vista ‚Äėesporre qualcosa alla vista di tutti‚Äô. Sostituendo il verbo mettere con esporre possiamo scrivere la seguente frase senza alcuna ambiguit√† nell‚Äôuso delle locuzioni alla vista/in vista: ‚Äú√ą stato esposto alla vista pi√Ļ di qualsiasi altra cosa‚ÄĚ.

L‚Äôultima frase, in cui alla vista o in vista rappresenterebbe comunque un complemento di stato in luogo, evidenzia bene un concetto gi√† espresso pi√Ļ volte in molte risposte di DICO (pu√≤ cercare le varie risposte scrivendo la parola chiave complementi): per comprendere le strutture sintattiche e lessicali di una lingua, alle volte, non √® necessario applicare acriticamente la tassonomia dei complementi a tutti i sintagmi della frase, ma occorre proporre diversi tipi di analisi che tengano conto dei parametri sintattici e semantici della frase.

Raphael Merida

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

1) ‚ÄúNon riesco a crederci che sia andata cos√¨‚ÄĚ. √ą corretto l‚Äôuso della particella ci oppure sarebbe pi√Ļ corretto usare solamente l‚Äôinfinito ‚ÄúNon riesco a credere che ‚Ķ‚ÄĚ. Perch√©?

2) ‚ÄúSe ne hai voglia, leggi questo libro‚ÄĚ. √ą corretto l‚Äôuso di ne oppure sarebbe pi√Ļ corretto scrivere/dire ‚ÄúSe hai voglia‚Ķ‚ÄĚ. Qual √® la differenza?

3) ‚ÄúIn pi√Ļ, consiglio di dare un‚Äôocchiata, anche a questi libri‚ÄĚ. √ą ammissibile la virgola dopo consiglio di dare un‚Äôocchiata oppure viola le norme della punteggiatura?

4) Dei clienti entrano in un ristorante; dovrebbero dire: ‚ÄúBuongiorno, siamo quattro‚ÄĚ oppure ‚Äú‚Ķ siamo in quattro?‚ÄĚ C‚Äô√® una differenza?

 

RISPOSTA:

1) Il pronome atono ci in crederci serve ad anticipare il tema: ‚ÄúNon riesco a crederci che sia andata cos√¨‚ÄĚ. La costruzione dell‚Äôenunciato con il tema isolato a destra (o a sinistra) √® definita dislocazione e serve a ribadire il tema, per assicurarsi che l‚Äôinterlocutore l‚Äôabbia identificato. Si tratta di un costrutto tipico del parlato o dello scritto informale.

2) S√¨, √® corretto. Il sostantivo voglia unito al verbo avere (‚Äúavere voglia‚ÄĚ) richiede l‚Äôargomento di ci√≤ di cui si ha voglia, per avere senso; deve essere seguito, quindi, dalla preposizione di (‚Äúho voglia di‚ÄĚ). La frase pu√≤ essere infatti parafrasata come segue: ‚ÄúSe hai voglia di leggere, leggi questo libro‚ÄĚ. Il ne sostituisce il complemento di tipo argomentale di leggere.

3) No, non √® ammissibile. Non bisogna mai separare con una virgola il predicato dall‚Äôoggetto. In questo caso il predicato √® formato dalla locuzione dare un‚Äôocchiata, facilmente parafrasabile con guardare. Questo tipo di costrutti √® definito dai linguisti ‚Äúa verbo supporto‚ÄĚ (per questo argomento la rimando alla risposta Fare piacere, i verbi supporto e i verbi causativi).

4) In questo caso non esiste una regola precisa, ma potrebbe esserci una sottilissima sfumatura semantica tra le due varianti. La presenza della preposizione tra il verbo e il numerale (‚Äúsiamo in quattro) sembra indicare un gruppo definito di persone, il cui numero non √® casuale ma gi√† stabilito; l‚Äôassenza della preposizione (‚Äúsiamo quattro‚ÄĚ), invece, d√† l‚Äôidea di un gruppo il cui numero √® variabile e in corso di definizione. La preposizione in √® essenziale, infine, con i verbi diversi da essere: ‚ÄúGiocheremo in cinque‚ÄĚ, ‚ÄúAbbiamo viaggiato in venti‚ÄĚ ecc. ¬†

Raphael Merida

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

  1. Forse al 23 di Ottobre saremo già salvi.

In italiano standard si direbbe:

  1. Forse il 23 di Ottobre saremo già salvi.

Tuttavia (a proposito della frase ‚Äúa‚ÄĚ) la preposizione articolata al posto dell’articolo mi sembra piuttosto ricorrente, sentendo anche parlare gente di diverse zone d‚ÄôItalia, da nord a sud.

√ą solo un regionalismo/dialettalismo oppure √® ammissibile anche in italiano standard?

RISPOSTA:

Entrambe le varianti sono corrette e si differenziano per una leggera sfumatura semantica. La frase 1., formata con la preposizione articolata al prima della data, indica l‚Äôidea di tempo continuato, cio√® per quanto tempo dura l‚Äôazione o la circostanza espressa dal verbo: ‚Äúforse (da questo momento fino) al 23 ottobre saremo salvi‚ÄĚ; la frase 2., formata con l‚Äôarticolo determinativo il, specifica un tempo determinato, cio√® il momento esatto in cui si verificher√† l‚Äôazione espressa dal verbo. Entrambe le frasi possono essere scritte anche senza la preposizione di prima del mese senza che il significato cambi.

L‚Äôindicazione della data con l‚Äôarticolo determinativo maschile singolare √® una caratteristica dell‚Äôitaliano moderno. Anticamente, infatti, l‚Äôarticolo era condizionato dal numerale seguente: per il numero ‚Äė1‚Äô l‚Äôarticolo era il (oppure al, nelecc.: ¬ęil primo di giugno¬Ľ; dal numero ‚Äė2‚Äô in poi i (oppure ai, nei ecc.: ¬ęai 23 di ottobre¬Ľ). L‚Äôarticolo plurale li (oggi non pi√Ļ in uso) permane tuttora in alcuni formulari burocratici: Roma, li 13 luglio (sull‚Äôerronea accentazione di li rimando alla risposta Numeri, date, forme con q e con g dell‚Äôarchivio di DICO).

Segnalo, infine, che i nomi dei giorni della settimana e dei mesi vanno scritti con la lettera minuscola, quindi lunedì, giugno ecc.

Raphael Merida

Parole chiave: Articolo, Preposizione
Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Sintassi

QUESITO:

“Tante di cose” o “tante di persone”, come dice Lei, sono agrammaticali, ma in caso di ripresa nominale, cio√® col “ne” come ripresa pronominale in aggiunta al “di” partitivo (“Ne vede tante di cose/persone”), sarebbero legittime.

Se non si vuole utilizzare il pronome di ripresa “ne” allora bisognerebbe modificare il nome “cose”:

“Ogni giorno vede tante di queste cose/persone”.

Secondo lei, se cambiassimo ”vede tante di cose/persone” in “Vede tante di cose/persone interessanti” cambierebbe qualcosa o si resterebbe nell’agrammaticalit√†?

 

RISPOSTA:

Secondo me s√¨, sarebbe agrammaticale; accettabile, forse, soltanto in uno stile molto informale. L‚Äôindefinito tanto pu√≤ reggere il partitivo, ma in contesti in cui sia chiara la ripartizione di un sottogruppo: ¬ętanti dei miei amici non sono laureati¬Ľ, oppure: ¬ęvedo qui presenti tante delle persone che ho conosciuto al corso di francese¬Ľ o simili. Invece, nel suo esempio (¬ęvede tante di persone interessanti¬Ľ) non c‚Äô√® questa ripartizione, perch√© ¬ętante persone¬Ľ indica genericamente un numero elevato di persone e non un sottogruppo nell‚Äôambito di un gruppo pi√Ļ ampio o di una totalit√†.

Fabio Rossi

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Sintassi

QUESITO:

“√ą arrivato il momento che il proprietario venga a ritirare la macchina”. La frase √® corretta o si dovrebbe scrivere con in cui?
“√ą arrivato il momento in cui il proprietario venga a ritirare la macchina”.
Perché mi suona meglio la prima?

 

RISPOSTA:

Subordinate come quella da lei presentata si collocano a met√† strada tra le relative, le temporali e le soggettive. Se la consideriamo una relativa dobbiamo costuirla con in cui, perch√© un evento succede in un momento; se la consideriamo temporale la costruiremo con quando; se la consideriamo soggettiva useremo la congiunzione che (in questo caso √® il momento che viene assimilato a √® il caso che o simili). I parlanti sfavoriscono decisamente l’opzione temporale e oscillano tra la relativa e la soggettiva, per via della somiglianza tra le due costruzioni (non a caso il che usato in casi come questi rientra nella casistica del cosiddetto che polivalente), preferendo, di solito, la seconda. Quest’ultima √® da considerarsi del tutto regolare e utilizzabile in ogni contesto. A conferma della vicinanza di questa subordinata alle soggettive, se il soggetto della subordinata √® impersonale essa si costruisce con di + infinito, proprio come le soggettive: “√ą arrivato il momento di andare”. Va detto, per√≤, che la costruzione relativa diviene preferibile se il momento non √® all’interno di un costrutto presentativo, per esempio “Nel momento stesso in cui l’ho visto ho provato una forte emozione”. In questo caso la costruzione con che¬†√® percepita come pi√Ļ trascurata.
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Non sempre riesco a trovare la preposizione giusta, proprio come nel caso dei verbi e aggettivi seguenti:

discutere di politica so che √© corretto ma va anche bene ¬īdiscutere di Carlo o su Carlo¬ī?

parlare di musica o sulla musica

persuado Ines a iscriversi…

sono persuaso di o a

mi sono persuaso di o a

convinco Ines di o a

mi convinco di o a

mi sono convinto di o a

fortunato di o a 

sono d¬īaccordo di o a

badare di non cadere o a non cadere

sono deluso di o per aver perso

Come ci si comporta quando non si riescono a trovare le giuste preposizioni per un verbo, un aggettivo … nel dizionario?

 

RISPOSTA:

La scelta della preposizione √® tutt‚Äôaltro che semplice, anche per i madrelingua. In caso di dubbio, i vocabolari migliori aiutano quasi sempre, perch√© di solito specificano le principali reggenze preposizionali soprattutto dei verbi, talora anche dei sostantivi e degli aggettivi. I dizionari pi√Ļ utili in questo senso sono il Sabatini Coletti (gratuitamente consultabile nel sito del Corriere della sera), il GRADIT di Tullio De Mauro (gratuitamente consultabile nel sito internazionale.it) e il Nuovo Devoto Oli. Vediamo ora i suoi casi specifici.

¬ęDiscutere di politica¬Ľ, ¬ędi Carlo¬Ľ vanno benissimo. Si pu√≤ anche discutere su qualcosa, per√≤ √® sicuramente una scelta pi√Ļ formale o adatta a una discussione pi√Ļ specifica, non per parlare del pi√Ļ e del meno, per cui ¬ędiscutere su Carlo¬Ľ, ancorch√© corretto, suonerebbe un po‚Äô strano.

¬ęParlare di musica¬Ľ √® la scelta migliore. Se si sta parlando a un convegno si pu√≤ dire anche ¬ęfare una conferenza sulla musica di Chopin¬Ľ. Su presuppone un parlare pi√Ļ specificamente, mentre di ha un uso esteso a tutte le situazioni.

¬ęPersuado Ines a iscriversi¬Ľ: benissimo.

¬ęSono persuaso di¬Ľ va bene, ma √® possibile anche a, che accentua il fine: ¬ęmi persuasi ad ascoltarlo¬Ľ, ¬ęsono persuaso di volerlo fare¬Ľ.

¬ęConvinco Ines di o a¬Ľ vanno bene entrambi, ma, se il contesto sottolinea il fine, allora √® meglio a, come per persuadere: ¬ęConvinco Ines a venire a cena con me¬Ľ, ¬ęsono convinto di volerla invitare a cena¬Ľ.

¬ęFortunato di¬Ľ √® meglio di ¬ęfortunato a¬Ľ, se segue una proposizione infinitiva, ma se segue un nome si pu√≤ usare solo a: ¬ęsono fortunato di giocare a tennis con te¬Ľ, ma ¬ęsono fortunato al gioco¬Ľ, ¬ęa carte¬Ľ. Ma √® possibile anche di in alcuni casi: ¬ęfui fortunato del risultato¬Ľ. Ed √® possibile anche in: ¬ęfortunato in amore¬Ľ. Dipende dal contesto: in certe espressioni √® meglio a, in altre di, in altre in: in casi simili la consultazione del vocabolario √® indispensabile.

¬ęSono d‚Äôaccordo¬Ľ pu√≤ reggere sia di sia a. ¬ęSono d‚Äôaccordo di finire prima¬Ľ, ¬ę√® d‚Äôaccordo a vendermi la moto¬Ľ. Per l‚Äôargomento su cui si √® d‚Äôaccordo si usa su: ¬ęessere d‚Äôaccordo su qualcosa¬Ľ.

¬ęBadare di non cadere¬Ľ o ¬ęa non cadere¬Ľ vanno bene entrambi, il primo √® pi√Ļ comune.

¬ęsono deluso di¬Ľ o ¬ęper aver perso¬Ľ vanno bene entrambi.

Fabio Rossi

Parole chiave: Preposizione, Registri, Verbo
Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Morfologia, Sintassi

QUESITO:

1) Ti darò qualunque/qualsiasi cosa tu voglia o che tu voglia?

2) Si fa suggestionare da qualsiasi/qualunque rumore potrebbe sentire o che potrebbe sentire durante la notte?

3) Chiamami, di qualunque/qualsiasi cosa tu abbia bisogno o di cui tu abbia bisogno?

4) Ci sarà sempre da ridire, in qualunque/qualsiasi modo tu lo faccia o in cui tu lo faccia?

5) Mi troverai in qualsiasi/qualunque luogo si mangi bene o in cui si mangia?

Vanno bene sempre bene entrambe le soluzioni?

La mia impressione è che quando la preposizione che si usa nella frase principale è la stessa della relativa, allora il pronome relativo + preposizione si può anche omettere.

Diverso, penso, sia il caso in cui non ci sia questo combaciamento, dove bisogna inserirlo:

6a) Parliamo di qualsiasi/qualunque luogo in cui si mangi bene

6b)Parliamo di qualsiasi/qualunque si mangi bene*

A pensarci¬† bene, neanche nella frase 2 c’√® una corrispondenza tra preposizioni, ma √® anche vero che la relativa non ne ha nessuna.

√ą solo una mia impressione, sbagliata o giusta che sia, o c’√® una spiegazione grammaticale dietro?

 

RISPOSTA:

La sua domanda contiene già la risposta (quasi del tutto) corretta e denota un’eccellente capacità di ragionamento induttivo sulla lingua: cioè, lei ha ricavato la regola sulla base di un’analisi attenta degli esempi. I pronomi relativi doppi (chi, chiunque: alcuni funzionano sia come indefiniti sia come relativi), cioè quelli che sottintendono, o per meglio dire inglobano, l’antecedente (chi/chiunque = la persona/qualunque persona la quale; con gli aggettivi qualunque e qualsiasi l’antecedente va invece espresso: cosa, persona ecc.) e alcuni aggettivi relativi indefiniti (qualunque, qualsiasi) possono omettere la preposizione nella proposizione relativa soltanto a condizione che l’elemento pronominalizzato della relativa sia un complemento diretto oppure un soggetto, con qualche eccezione se le due preposizioni, quella della reggente e quella della relativa, sono uguali. Se dunque il complemento pronominalizzato nella subordinata relativa richiede una preposizione, essa di norma non può essere omessa. Se il pronome è doppio, nel caso di reggenza preposizionale esso va sciolto in due elementi (cioè antecedente + pronome):

– ¬ęvai con chiunque ami¬Ľ ma ¬ęvai con qualunque persona alla quale/a cui vuoi bene¬Ľ e non ¬ęvai con chiunque vuoi bene¬Ľ. √ą possibile l‚Äôomissione della preposizione se √® uguale alla preposizione della reggente: ¬ęvai con chi vuoi stare¬Ľ = ¬ęvai con la persona con quale vuoi stare¬Ľ (la prima frase √® pi√Ļ informale).

Commentiamo di seguito uno a uno tutti i suoi esempi:

1) ¬ęTi dar√≤ qualunque/qualsiasi cosa tu voglia¬Ľ o ¬ęche tu voglia¬Ľ? Il che √® pleonastico, e dunque da eliminare, perch√© qualunque ha gi√† valore di aggettivo relativo/indefinito e dunque non richiede un ulteriore pronome relativo: ¬ęqualunque cosa tu voglia¬Ľ.

2) ¬ęSi fa suggestionare da qualsiasi/qualunque rumore potrebbe sentire¬Ľ o ¬ęche potrebbe sentire durante la notte¬Ľ? Come sopra: il che va eliminato.

3) ¬ęChiamami, di qualunque/qualsiasi cosa tu abbia bisogno¬Ľ o ¬ędi cui tu abbia bisogno¬Ľ? In teoria bisognerebbe dire e scrivere ¬ędi cui tu abbia bisogno¬Ľ, perch√© ¬ęavere bisogno di qualcosa¬Ľ richiede la preposizione di; tuttavia nell‚Äôitaliano comune √® altrettanto corretta l‚Äôomissione del secondo di, attratto dal primo.

4) ¬ęCi sar√† sempre da ridire, in qualunque/qualsiasi modo tu lo faccia¬Ľ o ¬ęin cui tu lo faccia¬Ľ? Come sopra: vanno bene entrambi, e anzi il secondo (ancorch√© pi√Ļ corretto grammaticalmente) √® decisamente innaturale.

5) ¬ęMi troverai in qualsiasi/qualunque luogo si mangi bene¬Ľ o ¬ęin cui si mangia¬Ľ? La preposizione in √® necessaria: ¬ęin qualunque luogo in cui si mangi¬Ľ, anche se nell‚Äôitaliano comunque √® possibile anche l‚Äôomissione del secondo in, attratto, per cos√¨ dire, dal primo.

6a) ¬ęParliamo di qualsiasi/qualunque luogo in cui si mangi bene¬Ľ: giusto, ci vogliono entrambe le preposizioni.

6b) ¬ęParliamo di qualsiasi/qualunque si mangi bene¬Ľ: √® errata; la versione corretta √®: ¬ęParliamo di qualsiasi/qualunque luogo in cui si mangi bene¬Ľ.

Fabio Rossi

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Volevo sapere la differenza tra : di questa e su questa.

Es: ‚Äúnon mi hanno detto nulla di questa cosa‚ÄĚ;

‚Äúnon mi hanno detto nulla su questa cosa‚ÄĚ.

 

RISPOSTA:

 

Dire di o dire su si equivalgono perch√© sia la preposizione di sia la preposizione su introducono un complemento di argomento. L‚Äôoscillazione tra queste due preposizioni √® da sempre presente in italiano, basti vedere alcuni titoli di opere del passato come ‚ÄúSulle guerre di Fiandra‚ÄĚ o ‚ÄúDei sepolcri‚ÄĚ (in quest‚Äôultimo caso la preposizione di ricalca il complemento di argomento latino, costruito con la preposizione DE + ablativo come ‚ÄúDe bello gallico‚ÄĚ).

Raphael Merida

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

1)Ripensandoci meglio, ho dovuto rettificare/emendare/correggere il mio precedente “s√¨” in un “no”.

2) ho dovuto specificare il mio “no, grazie, non posso venire” in “no, non verr√≤ MAI”.

√ą legittimo questo uso di questi verbi con la preposizione “in”?

La sua funzione che sembra avere, ammesso che siano corrette le frasi, √® la stessa che hanno verbi come “trasformare”, “cambiare” e simili:

– Lo ha trasformato in un brav’uomo.

– Ho cambiato una banconota da 20 euro in monete da 2 euro.

– Il malcontento si tradusse in rivolta.

Il complemento in questione non saprei descriverlo, in quanto in maniera generica parlerei di “complemento di moto a luogo figurato”, per via del passaggio/della transizione che sembra essere da una condizione all’altra, da uno stato all’altro.

Per quanto riguarda la prima frase sono sicuro di aver letto e sentito frasi simili.

Per quanto riguarda la seconda, col verbo “specificare”, invece no, in quanto ho pensato che potesse avere senso e rientrare in quel tipo di frase che riguarda appunto “trasformare” e affini.

 

RISPOSTA: solitamente

La preposizione in non √® appropriata con nessuno dei quattro verbi. Semmai, potrebbe essere usata la preposizione con, con funzione di introduttore di complemento di mezzo: correggere/emendare/rettificare/specificare A con B. Inoltre, emendare solitamente √® costruito soltanto con il complemento oggetto e non con altro complemento che indichi la versione sostituita a quella emendata. Pi√Ļ o meno lo stesso vale per rettificare. Se segue un altro complemento, oltre all‚Äôoggetto, con emendare, esso √® introdotto o da da o da di, per intendere i difetti dai quali (o dei quali) il documento √® stato emendato: ¬ęemendare qualcosa dai (o dei) vizi¬Ľ.

Fabio Rossi

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Quali e quante sono le forme ormai cristallizzate che risulterebbero fuori norma se impiegate senza la ‚Äúd‚ÄĚ eufonica, a parte ad esempio, ad eccezione, ad ogni buon conto?

 

RISPOSTA:

Non esiste una norma precisa che regoli l‚Äôuso della d eufonica. Per esempio, alcune delle locuzioni da lei citate possono scriversi legittimamente senza la d eufonica: a eccezione di e a ogni buon conto (cos√¨ sono riportate anche nei principali vocabolari dell‚Äôuso). Una delle rarissime eccezioni in cui la d eufonica √® quasi sempre presente per via della sua specificit√† √® la locuzione ad esempio, divenuta a tutti gli effetti una formula (insieme a per esempio). Tuttavia, potremmo trovare la locuzione a esempio in una frase tipo: ‚ÄúLa pazienza di Luca viene sempre portata a esempio di virt√Ļ da imitare‚ÄĚ.

In generale, la d eufonica, che in realt√† √® etimologica perch√© risalente a un d o a un t latini in ad, et o aut (da cui a, e, o), ha goduto nel corso del tempo di una certa elasticit√†: molto usata nella lingua antica, ridotta nell‚Äôitaliano moderno. Secondo il linguista Bruno Migliorini, l‚Äôuso della d eufonica dovrebbe essere limitato ai casi di incontro della stessa vocale come in ad Alberto, ed ecco ecc., ma anche in esempi come questi, per via della flessibilit√† dell‚Äôitaliano contemporaneo nei confronti dello iato (cio√® l‚Äôincontro di due vocali di due sillabe diverse), si potrebbe omette la d come in ‚ÄúHo chiesto a Luca e Erica‚ÄĚ.

Insomma, l’uso della d eufonica non ha regole precise ma cammina costantemente con l’evoluzione della lingua e la sensibilità di chi parla o scrive.

Di seguito suggeriamo alcuni casi in cui l’aggiunta di una d sarebbe sconveniente (1 e 2) o da evitare (3 e 4):

 

  1. quando la presenza di una d appesantisce la catena fonica e la vocale della parola successiva √® seguita da d come in ‚Äúedicole ed editoriali‚ÄĚ;
  2. in frasi come ‚Äúsi dice ubbidire od obbedire‚ÄĚ perch√© la presenza della d dopo la vocale o risulterebbe ormai rara e antiquata.
  3. prima di un inciso: ‚ÄúHo chiesto a Luca di uscire ed, ogni volta, risponde di no‚ÄĚ;
  4. davanti alla‚Äôh aspirata di parole o nomi stranieri: ‚ÄúCase ed hotel‚ÄĚ o ‚ÄúSabine ed Halil‚ÄĚ.

 

Raphael Merida

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Vorrei sapere se √® pi√Ļ corretto dire: “Ho dormito fino adesso”¬†oppure “fino ad adesso”. Ritengo che entrambe le espressioni siano corrette.

 

RISPOSTA:

Entrambe le locuzioni sono corrette. La preposizione fino è seguita, di solito, da un avverbio o da una preposizione che determina il momento preciso in cui si conclude qualcosa che ha una durata nel tempo. Con alcuni avverbi di tempo, come adesso, ora, allora, la preposizione a può essere omessa. Fino adesso, dunque, equivale a fino ad adesso, così come, per esempio, la locuzione finora (o con grafia non comune fin ora) corrisponde a fino a(d) ora. Per ragioni di eufonia si può usare sino al posto di fino.
Raphael Merida

Parole chiave: Avverbio, Preposizione
Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

La preposizione di può  essere impiegata nella formazione di complementi di tempo.

Esempio:

“Il panettone si mangia di marted√¨” = ‘ogni marted√¨’.

Forse sarebbe utilizzabile anche davanti a mesi e periodi festivi dell’anno:

“il panettone si mangia sempre di dicembre / ¬†Natale” = ‘ogni dicembre / ¬†Natale’.

In generale, per√≤, l’uso non “dovrebbe”, ma magari mi sbaglio, essere impiegabile nelle interrogative e nelle relative:

“Di quando / di che periodo/ di che mese / di che giorno si mangia il panettone?”

“Questo √® il periodo / mese / giorno di cui si mangia il panettone”.

Ripensando, però, a verbi come ricorrere o cadere, che fanno uso della preposizione di, mi sono sorti dei dubbi.

Ecco una frase tratta da un dizionario:

‚ÄúQuest’anno Pasqua cade di marzo”.

Quello che mi chiedo √® se l’uso e le regole cambino in presenza di simili verbi:

‚ÄúDi quando / di che periodo / di che mese / di che giorno cade / ricorre Pasqua?‚ÄĚ (???)

‚ÄúQuesto √® il periodo / mese / giorno di cui cade / ricorre questa festa‚ÄĚ (???).

 

RISPOSTA:

La preposizione di si pu√≤ usare per formare un complemento di tempo determinato; quando si combina con i nomi della settimana conferisce al sintagma un significato accessorio specifico, riguardante la tendenziale iterazione del processo (‚ÄúCi vediamo di domenica = ‚Äė‚Ķ solitamente la domenica‚Äô / ‚ÄúCi vediamo domenica‚ÄĚ = ‚Äė‚Ķ questa domenica‚Äô ). Di l√† dalla combinazione con i nomi della settimana, la preposizione √® poco usata per questo scopo; a essa vengono preferite in o a, ciascuna preferenzialmente o obbligatoriamente in combinazione con alcune serie di parole (per esempio (in / di / a maggio, ma a Natale, difficilmente di Natale, mai in Natale). Le interrogative che le sembrano innaturali, pertanto, sono semplicemente insolite; l‚Äôunica costruzione effettivamente scorretta √® di quando, perch√© quando¬†esprime gi√† senza preposizione quel significato (di quando √® usato, in uno stile trascurato, soltanto insieme al verbo essere con il significato di ‚Äėa quando risale‚Äô; per esempio: ‚ÄúDi quando √® il pollo che √® in frigo?‚ÄĚ). Le relative, invece, risultano estremamente innaturali, per quanto in linea di principio corrette. Diversamente dalle interrogative (escluse quelle introdotte da quando), che ripropongono il sintagma preposizionale con il nome (di che periodo, di che mese…), le relative spostano la preposizione sul pronome, producendo una combinazione molto complessa, vista la scarsa frequenza d’uso di di con questa funzione. Qualsiasi parlante preferirebbe, in questo caso, in cui.

I verbi cadere e ricorrere ‚Äėcapitare regolarmente‚Äô sono, in forza del loro significato, completati da argomenti costruiti come sintagmi preposizionali introdotti proprio da di, ma anche da in e a, con le stesse precisazioni circa la combinabilit√† con diverse serie di nomi e all’interno di tipi di frasi fatte in precedenza.

Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Semantica, Sintassi

QUESITO:

Ho dei dubbi riguardo alla possibile collocazione dei modificatori nominali in diversi contesti e situazioni.

Modificatori del nome preceduti da un modificatore verbale:

1a. Ho messo una cosa qui bellissima / di marmo / che potrebbe aiutarmi.

Modificatori del nome dopo il verbo dell’interrogativa:

2a. Quale cosa hai venduto di plastica / plasticosa / che non andava venduta?

3a. Quante ne hai dezuccherate / senza zucchero / che non fanno male alla salute?

4a. Cosa hai osato toccare di colore giallo / di legno / che non andava toccato?

5a. Di quale parte sei della Svezia?

Questione ancora pi√Ļ complicata:

Modificatori del nome, preceduti da un modificatore verbale, collocati dopo il verbo di un’interrogativa:

6a. Quale cosa hai messo qui di colore rosso / rossa / che non apprezzi pi√Ļ di tanto?

7a. Quale cosa hai comprato senza nemmeno avvisarmi di colore rosso / rossa / che ti piace?

Chiaramente tutte le frasi possono essere riformulate in questo modo:

1b. Ho messo qui una cosa bellissima / di vetro / che potrebbe aiutarmi.

2b. Quale cosa di plastica / plasticosa / che non andava venduta hai venduto?

3b. Quante dezuccherate / senza zucchero / che fanno male ne hai?

4b. Cosa di colore giallo / di legno / che non andava toccato hai osato toccare?

5b. Di quale parte della Svezia sei?

6b. Quale cosa di colore rosso / rossa / che non apprezzi hai messo qui?

7b. Quale cosa di colore rosso / rossa / che ti piace hai comprato senza avvisarmi?

La questione potrebbe farsi pi√Ļ intricata se si pensa che in alcune di queste frasi il complemento preposizionale / aggettivo potrebbe essere interpretato come modificatore verbale, pi√Ļ precisamente come complemento predicativo del soggetto / oggetto, non come modificatore nominale, vista la sua posizione postverbale, per la precisione negli esempi da 2 e 4.

Inoltre, l’esempio 7 potrebbe essere ambiguo, in quanto che ti piace¬†potrebbe essere anche inteso come subordinata esplicita del verbo avvisare, dando il senso che qualcuno compra un qualcosa che gli piace, senza per√≤ avvisare qualcun altro.

Chiaramente queste situazioni di ambiguità si possono creare, ma quello che mi chiedo è questo: sintatticamente e grammaticalmente parlando, possiamo parlare di frasi corrette in questi significati e nel senso che vorrei dare? Cioè, i vari modificatori nominali (di legno, che non andava toccato, della Svezia, bellissima ecc.) delle frasi b si possono considerare dei modificatori nominali tanto nelle varianti a quanto nelle varianti b?

 

RISPOSTA:

Qualunque sia la posizione del modificatore, esso sar√† sempre ricondotto al sintagma modificato; anche se interpretiamo i modificatori come complementi predicativi (o predicazioni supplementari), dal punto di vista sintattico e semantico essi modificano ancora i sintagmi nominali a cui si riferiscono. Va, per√≤, detto, che il modificatore √® tipicamente adiacente al modificato, tranne che non ci siano ragioni per allontanarlo (per esempio l‚Äôinserimento di un altro modificatore pi√Ļ strettamente legato al modificatore o la funzione predicativa del modificatore): alcune frasi a, pertanto, risultano innaturali e al limite dell‚Äôaccettabilit√† (per esempio ‚ÄúHo messo una cosa qui bellissima‚ÄĚ, perch√© difficilmente si pu√≤ accettare che l‚Äôaggettivo qualificativo sia legato al sintagma nominale qualificato meno strettamente di un‚Äôindicazione di luogo). La proposizione esclusiva nella frase 7 non √® in nessun caso un modificatore del nome (infatti non pu√≤ essere in alcun modo trasformata in una relativa il cui pronome introduttore riprenda il sintagma nominale o in un aggettivo); modificatori di sintagmi nominali introdotti da senza sarebbero, ad esempio, borsa senza manici (ovvero che non ha i manici), oppure maglietta senza maniche (smanicata).

Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

1a) Le parole che iniziano / terminano per a.

1b) La lettera per cui inizia / termina la parola mela è proprio questa.

1c) Per quale lettera inizia / termina questa parola?

2a) Le parole che iniziano / terminano in a.

2b) La lettera in cui inizia / termina la parola mela è proprio questa.

2c) In quale lettera inizia / termina questa parola?

Sempre con per e in, a livello sportivo, ho sentito frasi come:

3a) La partita che è finita per 1-1.

4a) La partita che è finita in 1-1.

Azzarderei anche delle frasi (che ovviamente sono di mia invenzione e non ho ancora sentito, onestamente, ma che sono la versione in forma di frase interrogativa e relativa delle due frasi precedenti) come ad esempio:

3b) Questo è il risultato per cui è finita la partita.

4b) Questo è il risultato in cui è finita la partita.

3c) Per quale risultato è finita la partita?

4c) In quale risultato è finita la partita?

Quali sono rispettivamente i complementi introdotti da per e in nelle frasi?

Per quanto riguarda in azzarderei che si possa trattare di complemento di luogo figurato, mentre per quanto riguarda per non saprei che dire.

 

RISPOSTA:

Dobbiamo distinguere tra le frasi del gruppo 1, in cui il verbo iniziare significa ‘essere formato nella parte iniziale’ e terminare significa ‘essere formato nella parte finale’, e le altre, in cui finire significa ‘raggiungere un certo stato’, quindi ‚Äėdiventare alla fine‚Äô. Nelle frasi 1 i due verbi sono completati da un sintagma argomentale (cio√® sintatticamente necessario alla costruzione della frase) che nell’analisi logica rientrerebbe nel complemento di mezzo e pu√≤ essere formato con le preposizioni per, in o anche con. Si noti che termina in a¬†va interpretato non come ‚Äėnella a‚Äô (complemento di stato in luogo), ma, appunto, come ‚Äėper mezzo di a‚Äô (complemento di mezzo). Nelle altre frasi, il verbo finire richiede un complemento predicativo (anch‚Äôesso argomentale), che di norma non √® preceduto da alcuna preposizione; la forma pi√Ļ comune della frase 3a sarebbe, infatti, “La partita √® finita 1 a 1”, ovvero ‚Äėalla fine √® diventata 1 a 1‚Äô.¬† In questo stesso contesto il verbo finire pu√≤ anche prendere il significato di ‘completarsi, essere chiuso’, avvicinandosi molto al terminare delle frasi del gruppo 1; quando √® usato con questo significato esso pu√≤ richiedere il completamento con il complemento di mezzo formato con le proposizioni¬† per, in e con. Per la verit√†, in questo contesto quest‚Äôuso √® limitato a pochi casi e a poche espressioni, spesso cristallizzate (quindi soltanto con un po‚Äô di sforzo inquadrabili nello schema dei complementi): in particolare il complemento formato con per si usa soltanto nella forma semplice e affermativa della frase (le frasi 3b e 3c sono del tutto innaturali), in si usa soltanto nell’espressione in parit√† o in espressioni come in modo imprevedibile, che dal complemento di mezzo sfuma nel complemento di modo (tutte le frasi 4 sono, invece, impossibili), con si usa in espressioni come con un pareggio, con la vittoria di…, con la sconfitta di…

Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Semantica, Sintassi

QUESITO:

Se io dico “Siamo in 4 con mamma”, quest‚Äôultima √® inclusa nel 4?

 

RISPOSTA:

S√¨, il con in questo caso indica che il numero viene raggiunto considerando anche la persona nominata. Se si volesse aggiungere una persona al numero si direbbe pi√Ļ, o anche oltre a.

Fabio Ruggiano

Parole chiave: Preposizione
Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

“A proposito” sappiamo che √® una locuzione avverbiale, ma si pu√≤ usare anche come avverbio. Ma in quale gruppo di avverbi pu√≤ essere inserito?

 

RISPOSTA:

Locuzione significa ‚Äėinsieme di pi√Ļ parole che esprime il medesimo contenuto di una parola sola‚Äô, quindi locuzione avverbiale di fatto √® sinonimo di avverbio, con l‚Äôunica differenza che l‚Äôavverbio √® costituito da una parola sola (per es. limitatamente), mentre la locuzione √® costituita da pi√Ļ parole (per es. a proposito). A proposito pu√≤ essere sia una locuzione preposizionale, sia una locuzione avverbiale. Nel primo caso, accompagnata da di, ha il significato della preposizione su e pu√≤ introdurre un complemento di argomento: ¬ęNon ho nulla da aggiungere a proposito della tua bocciatura¬Ľ. √ą sinonima di un‚Äôaltra locuzione preposizionale: riguardo a. Quando funge da locuzione avverbiale, invece, ha un valore pi√Ļ o meno riconducibile a quello degli avverbi di modo (ma con sfumature anche di avverbio di giudizio o di limitazione): ¬ęCapita proprio a proposito¬Ľ, ¬ęHa parlato proprio a proposito¬Ľ.

Fabio Rossi

Hai trovato questa risposta utile?
2
0

QUESITO:

Nelle frasi sotto riportate, l’articolo e la proposizione, a seconda dei casi, posti tra parentesi, sono facoltativi (e quindi corretti) oppure errati?

La loro presenza nel testo, specie nel caso dell’articolo dei primi due esempi, modifica, anche lievemente, il senso generale del messaggio; oppure non c’√® differenza tra le frasi complete e quelle ellittiche?

1) (Il) pensarti mi fa star bene.

2) (Il) leccarsi le ferite è un inutile atteggiamento di autocompatimento.

3) Mi spiace (di) non essere venuta alla festa.

4) Cerco (di) te.

 

RISPOSTA:

Le frasi sono tutte ben formate, sia con l’articolo (o la preposizione), sia senza. Nessuno dei quattro casi è però configurabile come ellissi, perché si tratta di costrutti alternativi e dotati di loro autonomia senza dover ipotizzare la caduta di un elemento. Nei primi due casi, addirittura, la trafila storica è esattamente al contrario: prima nasce la forma senza articolo, poi quella con articolo.

1) e 2) √ą sempre possibile trasformare un infinito in un infinito sostantivato, mediante l‚Äôaggiunta dell‚Äôarticolo. Non c‚Äô√® alcuna apprezzabile differenza semantica tra l‚Äôinterpretazione come infinito sostantivato e l‚Äôinterpretazione come completiva soggettiva; stilisticamente, la variante con l‚Äôinfinito sostantivato √® un po‚Äô pi√Ļ pesante, dunque meno adatta a un contesto formale.

3) Le due frasi sono del tutto equivalenti. In molti casi l‚Äôitaliano presenta alternative nella reggenza verbale, con o senza preposizione. La forma senza preposizione √® la pi√Ļ antica (cio√® come il latino, che non ammetteva la preposizione davanti all‚Äôinfinito), mentre quella con la preposizione √® pi√Ļ recente; quella con la preposizione √® meno formale.

4) La forma con di √® decisamente rara e ha anche una sfumatura semantica diversa: ‚Äėchiedere di qualcuno‚Äô: ¬ęcercano dell‚Äôavvocato Rossi¬Ľ, cio√® chiedono se c‚Äô√® l‚Äôavvocato.

Fabio Rossi

Parole chiave: Preposizione, Registri, Verbo
Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

vorrei sapere la differenza tra in frigorifero e nel frigorifero.
Inoltre, se nella frase ¬ęChi √® senza, dovrebbe indossare un cappello¬Ľ, la virgola sia errata.

 

RISPOSTA:

In √® pi√Ļ adatto a espressioni generiche (come conservare in frigorifero, da tenere in frigorifero, mettere la spesa in frigorifero), mentre nel √® pi√Ļ indicato per espressioni specifiche, in cui si sottolinei il luogo o l‚Äôazione di riporre qualcosa di specifico nel luogo: ho messo il latte nel frigorifero (ma anche in frigorifero); nel frigorifero non c‚Äô√® niente (ma anche in frigorifero) ecc. Come vede dagli esempi, in (in quanto pi√Ļ generico) √® molto pi√Ļ comune di nel, che invece √® usato in un numero minore di frasi: nessuno direbbe mai (o quasi) il vino bianco va tenuto nel frigorifero. Una piccola prova di frequenza relativa: in Google adesso in frigorifero conta oltre 6 milioni di occorrenze, a fronte delle 277 mila di nel frigorifero.

La frase da lei segnalata si pu√≤ scrivere con o senza la virgola; anche se sarebbe pi√Ļ elegante e pi√Ļ chiaro fare l‚Äôellissi dopo (e non prima) che si √® nominato l‚Äôelemento pieno: ¬ęChi √® senza cappello dovrebbe indossarlo¬Ľ (oppure ¬ęindossarne uno¬Ľ), che √® meglio scrivere senza virgola. Nel primo caso la virgola pu√≤ andare (pur contravvenendo alla regola di non separare mai il soggetto dal predicato) proprio per arginare la stranezza dell‚Äôadiacenza di senza con dovrebbe e segnalare dunque una forte ellissi.

Fabio Rossi

Parole chiave: Preposizione
Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Morfologia, Sintassi

QUESITO:

Vorrei sapere se l’espressione esclusi eventi imprevedibili pu√≤ essere definita corretta. Ho letto che, secondo alcuni studiosi, il termine escluso dovrebbe essere trattato come una sorta di avverbio quando significa ‚Äėad eccezione di‚Äô, per cui nella fattispecie sarebbe corretto usare l’espressione escluso eventi imprevedibili. Io penso che entrambe le soluzioni siano corrette, comunque vorrei il vostro piacere a riguardo.

 

RISPOSTA:

Il processo di grammaticalizzazione del participio passato (con valore aggettivale o nominale) di escluso, ancora in corso, non pu√≤ certo dirsi concluso (come invece √® accaduto per eccetto). Quindi oggi √® decisamente minoritario l‚Äôuso di escluso (invariabile) come preposizione (e non avverbio), in casi come escluso la domenica. Decisamente maggioritario (43 mila contro 16 mila oggi in Google) l‚Äôuso aggettivale: esclusa la domenica (impossibile invece, oggi, eccetta la domenica). Quindi, oggi √® decisamente pi√Ļ corretta (e accetta in tutte le variet√† di lingua) la sua frase (esclusi eventi imprevedibili), piuttosto che l‚Äôaltra (escluso eventi imprevedibili). Chiss√†, per√≤, che tra cent‚Äôanni (pi√Ļ o meno, a grammaticalizzazione conclusa) le cose non si invertano.

Fabio Rossi

Hai trovato questa risposta utile?
2
0
Categorie: Sintassi

QUESITO:

a) I negozi che sono vicino/vicini a casa mia praticano dei prezzi competitivi.

Credo che entrambe le soluzioni siano corrette.

Vorrei sapere se rendendo la frase ellittica del primo predicato il parlante possa
comunque decidere quale soluzione adottare.

b) I negozi vicino/vicini a casa mia praticano dei prezzi competitivi.

 

RISPOSTA:

Entrambe le soluzioni vanno bene, e sono chiare, sia nella versione con verbo espresso, sia nella versione nominale, cioè priva di verbo.
Vicino a¬†√® locuzione preposizionale costruita con l’avverbio (come tale invariabile)¬†vicino¬†+ la preposizione a.
Vicini¬†√® invece l’aggettivo (e come tale flesso) costruito con la preposizione¬†a¬†(ovvero un aggettivo che richiede un argomento preposizionale). Non c’√® alcun motivo per preferire l’una costruzione all’altra.

Fabio Rossi

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

√ą¬†corretto scrivere¬†fuori dal¬†o¬†fuori del?

 

RISPOSTA:

La forma comune √®¬†fuori dal¬†(e¬†fuori¬†dallo,¬†dalla¬†ecc.);¬†fuori di¬†si usa soltanto in alcune espressioni cristallizzate, nelle quali non si mette l’articolo, come¬†fuori di casa¬†e¬†fuori di testa¬†(ed equivalenti,¬†come¬†fuori di zucca,¬†di melone¬†ecc.). Con gli avverbi di luogo¬†qui,¬†qua,¬†l√¨,¬†l√†¬†sono possibili sia¬†fuori da¬†sia¬†fuori di.
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Articolo, Avverbio, Preposizione
Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Qual è la forma corretta tra insegna all’Università e insegna nell’Università?

 

RISPOSTA:

L’espressione corretta √®¬†insegna all’universit√†¬†(l’iniziale maiuscola √® opzionale). La preposizione¬†a¬†si usa in espressioni di questo tipo per indicare l’ambiente o l’esperienza tipica che un individuo sperimenta in un luogo; al contrario,¬†la preposizione¬†in¬†indica il luogo, fisico o figurato. Per questo si direbbe, per esempio, “la presenza delle donne nell’universit√† √® in crescita”, ma “ho incontrato Luisa all’universit√†”.¬†
Lo stesso rapporto con le preposizioni √® intrattenuto dal nome¬†scuola¬†(“sono a scuola”, ma “bisogna investire nella scuola”). Anche¬†i nomi¬†casa¬†e¬†mare¬†ammettono la doppia costruzione, ma preferiscono¬†in¬†senza preposizione¬†(ad esempio¬†sono a casa,¬†rimango in casa).¬†Richiedono la preposizione articolata se sono accompagnati da un aggettivo o un complemento di specificazione: “il coniuge superstite ha diritto di abitare nella casa familiare”.
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Analisi logica, Nome, Preposizione
Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Leggendo su internet i vari nomi dati alla morte, come Tristo Mietitore o Signora in Nero, mi chiedo se è così che ci si debba regolare nel caso se ne volessero coniare di nuovi. Mi riferisco alle maiuscole, che vengono messe anche alle parole seguenti, ma non alle preposizioni.

 

RISPOSTA:

Le convenzioni sull’uso della maiuscola sono poco vincolanti quando si tratta di usi non canonici. Nel suo caso possiamo considerare le espressioni da lei citate come nomi propri composti (in questo senso anche¬†Morte¬†pu√≤ essere scritto maiuscolo, se √® usato come nome proprio). I nomi propri formati da pi√Ļ di una parola sono piuttosto rari: esempi del genere sono quelli geografici, come¬†Monte Bianco,¬†Mar Nero¬†e anche¬†L’Aquila,¬†Il Cairo¬†ecc. Per convenzione, tutte le parole che compongono questi nomi si scrivono maiuscole; questa convenzione, per√≤, si scontra con quella, opposta, che sfavorisce la maiuscola per le parole vuote (articoli, preposizioni, congiunzioni). Nel caso di¬†L’Aquila¬†e simili questa eccezione √® aggirata dal fatto che la parola vuota √® iniziale, quindi la maiuscola si giustifica per quest’altra via; in casi come¬†Mare dei Sargassi, invece, si propende senz’altro per la minuscola per le preposizioni.¬†
Il suo caso pu√≤ essere ben assimilato a quello dei nomi geografici, per cui vanno bene¬†Tristo Mietitore¬†(come¬†Mar Nero) e¬†Signora in Nero¬†(come¬†Mare dei Sargassi). Non sono esclusi, per√≤,¬†tristo Mietitore, visto che¬†tristo¬†√® decisamente distinguibile come attributo, mentre¬†Nero¬†di¬†Mar Nero¬†√® pi√Ļ nettamente parte del nome, e¬†Signora in nero, perch√©, similmente,¬†in nero¬†√® una specificazione abbastanza autonoma, laddove¬†dei Sargassi¬†di¬†Mare dei Sargassi¬†√® nettamente parte del nome.
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Aggettivo, Nome, Preposizione
Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

√ą un errore scrivere che qualcuno √®¬†incapace a¬†invece di¬†incapace¬†di?

 

RISPOSTA:

Nella lingua comune¬†incapace¬†regge la preposizione¬†di¬†(incapace a¬†√® in astratto possibile, ma raro e da evitare). L’espressione¬†incapace a¬†√® tipica del linguaggio giuridico, nel quale indica la condizione di chi non pu√≤ ottemperare a un compito per un impedimento esterno, non perch√© privo dell’abilit√†:¬†incapace a testimoniare,¬†incapace a pagare.
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Analisi logica, Preposizione
Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Sintassi

QUESITO:

Si può dire di dubitare su qualcosa (esempio: dubito sul mio coraggio) o bisogna scegliere la preposizione di?

 

RISPOSTA:

Il verbo¬†dubitare¬†regge la preposizione¬†di¬†(o la congiunzione¬†che¬†se l’elemento retto non √® un sintagma ma una proposizione);¬†ammissibili sono locuzioni preposizionali come¬†riguardo a¬†e¬†in riferimento a. La preposizione¬†su¬†non √® esclusa, ma √® senz’altro una opzione rarissima, che va evitata in contesti sorvegliati.
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Volevo chiedervi alcune delucidazioni in merito alla punteggiatura, in particolar modo riguardo alla virgola prima delle preposizioni in, con o per. Vi chiedo di controllare se queste frasi sono state scritte correttamente.
1) Salta la fila, con la nostra app.
2) Effettua il pagamento, in contanti o con carta.
3) Puoi pagare in contanti oppure direttamente sul nostro sito, con la tua carta di credito.
4) Oggi vado in montagna, per rilassarmi.
Io so perfettamente che, come regola, si mette la virgola prima di tali preposizioni, quando queste ultime non si riferiscono alla parola che precede (es. “Vado al mare, in vacanza”), oppure nel caso di un inciso alla fine della frase. Inoltre so che pu√≤ essere messa la virgola anche per creare effetti stilistici particolari, ma non credo che ci√≤ sia permesso al di fuori della scrittura creativa.¬†

 

RISPOSTA:

Nessuna preposizione richiede una certa punteggiatura. L’unica regola, piuttosto ovvia, che bisogna rispettare √® che non si pu√≤ separare la preposizione dal nome con cui essa costituisce un sintagma (*in, barca), o dalla proposizione che essa introduce, tranne nel caso di incisi (*per, fare pace, ma¬†per, una volta per tutte, fare pace). Nei suoi esempi, la virgola √® del tutto corretta, come corrette sarebbero le varianti senza virgola. In questi casi, infatti, l’inserimento della virgola √® una scelta legittima, che modifica il senso della frase, separando due informazioni che altrimenti sarebbero lette unitariamente. Con la separazione, le informazioni assumono pari importanza, mentre senza virgola la seconda, quella alla destra della frase, sarebbe pi√Ļ pregnante di quella alla sinistra. Prendiamo il primo esempio:
1a. Salta la fila con la nostra app = ‘usa la nostra app¬†per saltare la fila’.
1b.¬†Salta la fila, con la nostra app = ‘salta la fila, ma fallo non in un modo qualsiasi bens√¨ con la nostra app’.
Nel secondo esempio l’effetto √® lo stesso,¬†mutatis mutandis:
2a. Effettua il pagamento in contanti o con carta = ‘paga¬†in un modo o nell’altro‘.
2b.¬†Effettua il pagamento, in contanti o con carta = ‘paga, e inoltre scegli tu in che modo’.
E così via per gli altri.
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Preposizione
Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Sintassi

QUESITO:

Il comparativo di maggioranza o minoranza con il verbo piacere si forma usando di oppure che?

 

RISPOSTA:

Gli avverbi¬†pi√Ļ¬†e¬†meno¬†che accompagnano il verbo¬†piacere¬†non formano un comparativo, perch√© non sono uniti a un aggettivo, ma sono comunque seguiti da un secondo termine di paragone: “Il cinema mi piace pi√Ļ della televisione”. In questi casi, quindi, tali avverbi sono autonomi e possono richiedere sia la preposizione¬†di¬†sia la congiunzione¬†che. Se il secondo termine di paragone √® un nome o un pronome si possono usare entrambe:¬†“Il cinema mi piace pi√Ļ della televisione” /¬†“Il cinema mi piace pi√Ļ che la televisione”. Il¬†che¬†√® pi√Ļ comune se il secondo termine di paragone √® anticipato:¬†“Pi√Ļ che la televisione mi piace il cinema”, oppure se il primo termine di paragone √® posto dopo il verbo: “Mi piace il cinema pi√Ļ che la / della televisione”. La differenza tra le due forme √® che la preposizione costruisce il secondo termine di paragone come un sintagma (complemento di paragone):¬†il cinema mi piace / pi√Ļ della televisione; la congiunzione, invece, lo costruisce come una proposizione (proposizione comparativa):¬†pi√Ļ che (mi piace) la televisione / mi piace il cinema,¬†oppure¬†mi piace il cinema / pi√Ļ che (mi piace) la televisione.
Per questo motivo, se il secondo termine di paragone √® una proposizione, o anche soltanto un infinito verbale, il secondo termine di paragone √® senz’altro introdotto da¬†che: “Mi piace andare al cinema pi√Ļ che guardare la televisione”, “Mi piace sciare pi√Ļ che nuotare”.¬†
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

√ą giusto dire: “Ho comprato una maglietta dal negozio Benetton” oppure¬†al negozio Benetton?

 

RISPOSTA:

La preposizione¬†a¬†retta da un verbo di stato o un verbo che implica indirettamente la permanenza in un luogo indica non esattamente il luogo in cui ci si trova, ma la situazione di cui si √® parte, che pu√≤ essere tipica di un luogo. Per questo diciamo “Sono a scuola”¬†(e non *nella scuola), “Rimango a casa”, “Ho molti amici al lavoro”. Diversamente, la preposizione¬†da¬†indica una provenienza, che pu√≤ essere legata a un verbo di movimento o di origine, oppure a un verbo di ricezione (“Non me l’aspettavo da te”). Il verbo¬†comprare¬†pu√≤ indicare ricezione, ma se lo associamo a un luogo (come¬†negozio) questa parte del significato rimane in secondo piano ed emerge l’aspetto della situazione tipica del luogo, che richiede la preposizione¬†a. La preposizione¬†da, pertanto, non √® adatta alla sua frase, che √®, al contrario, ben costruita con¬†a.
La scelta cambia se togliamo il nome¬†negozio¬†e lasciamo soltanto il nome proprio del marchio, perch√©¬†il nome proprio accentua la personalit√† dell’elemento costruito con la preposizione, e fa passare in secondo piano la sua natura di luogo. Quindi si dice “Ho comprato una maglietta al negozio”, ma “Ho comprato una maglietta da Benetton” (come si direbbe “Ho comprato una maglietta dal mio amico Andrea”).
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Preposizione, Verbo
Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Sto elaborando uno slogan aziendale per un drone che si pu√≤ usare in agricoltura, ma mi sorge un dubbio.¬†√ą pi√Ļ corretto dire:
РUn supporto moderno PER la tua agricoltura 
oppure
– Un supporto moderno ALLA tua agricoltura?

 

RISPOSTA:

Entrambe le preposizioni sono corrette e ampiamente attestate. C’√®, tra le due, una differenza semantica:¬†a¬†indica che l’oggetto che fa da supporto¬†√® inteso in senso astratto, come un complesso di attivit√† di cura e aiuto tipico di una situazione.¬†Per questo si dice¬†supporto al cliente,¬†supporto al paziente,¬†supporto alla causa,¬†supporto al progetto.¬†Per, al contrario, indica che il supporto √® un oggetto concreto:¬†supporto per il monitor,¬†supporto per il collo,¬†supporto per la bicicletta.¬†
Il confronto tra le seguenti frasi chiarirà meglio il concetto:
1. “Mi (=¬†a me) hai dato un grande supporto” = ‘mi hai simbolicamente aiutato molto, con una frase di conforto, uno sguardo, un gesto (senza riguardo per gli effetti pratici di queste azioni)’. Si noti che sarebbe impossibile *”Hai dato un grande supporto per me”.
2. “Sei stato un grande supporto per me” = ‘la tua presenza, le tue azioni, le tue parole mi hanno concretamente aiutato molto’. Sarebbe impossibile *”Sei stato un grande supporto a me”; sarebbe possibile “Mi sei stato grandemente di supporto”, perch√©¬†essere di supporto¬†recupera il significato astratto del nome.
Nel suo caso la scelta non √® obbligata, ma dipende da come vuole rappresentare il drone: come un oggetto che si inserisce nel processo produttivo con un’azione concreta, quindi un supporto¬†per¬†l’agricoltura, oppure come un oggetto che apporta un contributo di aiuto all’agricoltura intesa come situazione. Si noti che la prima scelta √® quella pi√Ļ immediata e lineare, ma √® anche la pi√Ļ banale, perch√© non lascia niente all’immaginazione: descrive l’oggetto esattamente per quello che √®; la seconda, pi√Ļ sorprendente, lascia intendere che l’oggetto possa avere un impatto sistemico, che supera le operazioni concretamente svolte in una fase del processo e arriva a toccare tutto il processo.
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Preposizione
Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Gradirei sapere se la frase “Non posso pi√Ļ osare di chiederglielo” √® corretta. Mi riferisco a quel¬†di¬†dopo il verbo¬†osare. Una frase di significato simile che escludesse il verbo¬†potere¬†non richiederebbe quel¬†di. Per esempio: “Non oso pi√Ļ chiederglielo”, ma la presenza di quel¬†potere¬†mi sembra richieda la presenza del¬†di.

 

RISPOSTA:

La presenza del verbo servile¬†potere¬†(o di altri verbi servili) non influisce minimamente sulla reggenza di¬†osare. Piuttosto, questo verbo, che preferisce la reggenza diretta, senza preposizioni (osare chiedere), ammette anche la reggenza con la preposizione¬†di¬†(osare di chiedere), dovuta in parte al modello della maggioranza dei verbi che possono reggere la completiva implicita (pensare /¬†sperare / immaginare…¬†di chiedere), in parte all’influenza del significato latente di¬†osare, ovvero ‘avere il coraggio’:¬†avere il coraggio di chiedere.
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Preposizione, Verbo
Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

La locuzione¬†a quel tempo¬†funziona anche riferita¬†al futuro? Es. “A quel tempo accadr√† questo”. Per¬†in quel tempo¬†le grammatiche dicono che pu√≤ riferirsi sia al passato che al¬†futuro, ma non trovo specifiche riguardo alla forma con¬†a.

 

RISPOSTA:

L’espressione¬†a quel tempo¬†√® usata esclusivamente in riferimento al passato, sebbene non ci siano ragioni semantiche o sintattiche a sostegno di questa restrizione. Si tratta di uno dei tanti usi che si impongono per convenzione. Diversamente, l’espressione¬†in quel tempo¬†e l’avverbio¬†allora¬†(si noti, dal latino¬†ad illam horam) possono riferirsi al futuro, sebbene siano quasi sempre diretti al passato.
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Preposizione
Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Sintassi

QUESITO:

Vorrei sapere se l’espressione¬†fissare la data per¬†(per esempio: “La data della partenza √® stata fissata per il 10/5 del 22”) √® corretta.

 

RISPOSTA:

L’espressione non √® ben formata. Si consideri, infatti, che il 10/5 (o qualsiasi altra data) √®, per l’appunto, una data, quindi, dal punto di vista sintattico,¬†data¬†√® un complemento predicativo di¬†10/5.¬†Sar√† il complemento predicativo, non il complemento oggetto a cui questo si riferisce, a essere preceduto dalla preposizione¬†per, quindi¬†fissare per data il 10/5¬†(o¬†fissare il 10/5 per data). La preposizione¬†per¬†pu√≤ anche essere sostituita dalla congiunzione¬†come:¬†fissare come data il 10/5¬†(o¬†fissare il 10/5 come data).
La situazione cambia diametralmente se¬†al posto di¬†data¬†appare un evento che avviene in quella data, per esempio¬†fissare un appuntamento per il 10/5. In questo caso, infatti,¬†un appuntamento¬†√® il complemento oggetto del verbo, mentre¬†per il 10/5¬†diviene un complemento interpretabile come di vantaggio (per il 10/5¬†=¬†‘in favore del 10/5’).
Il complemento predicativo rimane¬†come data¬†anche se si arricchisce la frase usando sia¬†data¬†sia, per esempio,¬†partenza¬†o¬†appuntamento:¬†“Come data per l’appuntamento √® stato fissato il 10/5”. In questo caso¬†per l’appuntamento¬†√® un’ulteriore espansione (complemento di fine), che non intacca gli altri ruoli sintattici.
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Desidererei sapere se √® corretta l’ espressione¬†lesinare sul denaro¬†o¬†sul centesimo. Alcuni sostengono che √® corretto dire¬†lesinare il denaro¬†o¬†il centesimo.

 

RISPOSTA:

Il verbo¬†lesinare¬†pu√≤ essere transitivo o intransitivo. In questo secondo caso richiede la preposizione¬†su. Quando √® transitivo significa ‘spendere con estrema parsimonia’; quando √® intransitivo significa ‘risparmiare’. Sebbene i due usi siano vicini, pertanto, con un oggetto come¬†denaro¬†il verbo si costruisce transitivamente:¬†lesinare il denaro¬†= ‘spendere con parsimonia il denaro’; con un oggetto come¬†spese, invece, si costruisce intransitivamente:¬†lesinare sulle spese¬†= ‘risparmiare sulle spese’.
Fabio Ruggiano 

Parole chiave: Analisi logica, Preposizione, Verbo
Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Parlando con uno straniero mi √® venuto un dubbio. √ą meglio dire¬†ero interessato a¬†questa cosa¬†o¬†me ne ero interessato? Gli ho detto che erano due espressioni equivalenti invece ora mi rendo conto che hanno un significato diverso. Lui¬†intendeva dire che una cosa aveva destato interesse in lui per un po’, ma voleva sapere come dirlo senza indicare quella cosa specifica.
Il mio dubbio è questo: posso dire ero interessato a questa cosa senza un pronome indiretto o devo dire
mi interessava questa cosa? Mi ha chiesto se si può usare il ne al posto di questa cosa, ma così mi sembra che cambi il senso. Leggendo sulla Treccani sembra che sia giusto solo interessarsi a, ma a me le frasi ero interessato a lui e mi sono interessata a lui sembrano diverse.

 

RISPOSTA:

Nella sua domanda si sovrappongono due questioni diverse: da una parte la differenza tra il verbo¬†interessarsi¬†e l’espressione¬†essere interessato; dall’altra la possibilit√† di pronominalizzare (ovvero sostituire con un pronome) il sintagma proposizionale¬†a questa cosa¬†con¬†ne.¬†
Per quanto riguarda la prima questione,¬†interessarsi¬†√® quasi un sinonimo di¬†essere interessato; contiene, per√≤, una sfumatura di partecipazione emotiva del soggetto non riscontrabile in¬†essere interessato. Con¬†interessarsi, cio√®, si descrive l’interesse come attivo, non statico; per questo motivo¬†interessarsi¬†significa anche ‘prendersi cura, occuparsi’, e persino ‘intervenire per la risoluzione di un problema’.¬†
Oltre alla differenza semantica, tra le due forme c’√® una differenza sintattica, perch√©¬†interessarsi¬†richiede la preposizione¬†a¬†quando √® sinonimo di¬†essere interessato, la preposizione¬†di¬†quando¬†significa ‘prendersi cura, occuparsi’ o ‘provvedere per la risoluzione di un problema’;¬†essere interessato, invece, richiede sempre la preposizione¬†a, mai¬†di. Come conseguenza,¬†essere interessato a una cosa¬†√® molto simile a¬†interessarsi a una cosa;¬†interessarsi di una cosa, invece, significa tutt’altro, ovvero ‘occuparsi di una cosa’, oppure ‘provvedere’ (nel caso in cui¬†la cosa¬†sia una problema da risolvere).¬†
A rigore, un complemento di termine (come¬†a una cosa) pu√≤ essere pronominalizzato con¬†gli¬†o¬†le; questi pronomi, per√≤, hanno un chiaro riferimento umano e difficilmente li associamo a oggetti inanimati; in questo caso, inoltre, il complemento di termine non indica una persona a cui viene dato qualcosa, ma soltanto l’oggetto di un interesse (e pu√≤ essere definito, infatti,¬†complemento oggetto preposizionale), quindi rifiuta a maggior ragione la pronominalizzazione con i pronomi indiretti. Per questo motivo un parlante nativo non direbbe mai¬†esserle interessato¬†(o¬†io le sono interessato), ma preferir√† sempre¬†essere interessato a una / quella cosa¬†(e¬†io sono interessato a una / quella cosa). Lo stesso vale per¬†interessarsi: nessun parlante direbbe¬†interessarlesi¬†(o¬†io le mi interesso), ma dir√† sempre¬†interessarsi a una / quella cosa¬†(e¬†mi interesso a una / quella cosa).¬†
Diversamente, un complemento di specificazione o partitivo pu√≤ essere pronominalizzato quasi sempre con¬†ne, per questo √® possibile dire¬†interessarsene. Si badi, per√≤, che non √® possibile dire *esserne interessato¬†perch√© significherebbe *essere interessato di una cosa, che non √® corretto. Inoltre,¬†interessarsene¬†non significa¬†essere interessato a una cosa, ma ‘occuparsi di una cosa’ oppure ‘provvedere alla risoluzione di un problema’.
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Semantica, Sintassi

QUESITO:

“Ci sono¬†stati 10 decessi (mi riferisco al numero di deceduti registrati complessivamente) fra Germania e Svizzera”. Intendo dire, poniamo, 6 in Germania e 4 in Svizzera. Quel¬†fra¬†Germania e Svizzera √® corretto?

 

RISPOSTA:

La preposizione¬†fra¬†nella frase √® sintatticamente corretta, ma semanticamente imprecisa. Se nel contesto ci fosse bisogno di precisare sarebbe bene specificare la sproporzione, aggiungendo l’informazione.

Parole chiave: Preposizione
Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Quando si fa il comparativo con il verbo piacere si usa la preposizione di oppure il pronome che?

 

RISPOSTA:

La parola che introduce il secondo termine di paragone dipende dalla composizione del secondo termine stesso (non da quella del primo termine). Si usa che (che in questo caso è una congiunzione, non un pronome) quando il secondo termine è costituito da un nome o un pronome preceduti da una preposizione, oppure se è un verbo, un aggettivo o un avverbio. In tutti gli altri casi si usa di. Gli aggettivi inferiore e superiore richiedono a (inferiore alla media).
Quindi, per esempio, si dir√†¬†piace ad Andrea pi√Ļ che a Luca¬†(il secondo termine di paragone √® costituito da un nome preceduto da una preposizione),¬†mi piace pi√Ļ sciare che nuotare¬†(il secondo termine di paragone √® costituito da un verbo),¬†quel modello mi piace pi√Ļ rosso che bianco¬†(il secondo termine di paragone √® costituito da un aggettivo) ecc.¬†
Non √® escluso che la congiunzione¬†che¬†si usi anche quando il secondo termine di paragone √® costituito¬†da un nome senza preposizione:¬†mi piacciono pi√Ļ i leoni dei / che i giaguari.¬†
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Se scrivo “Penso che l‚Äôossessione di Carla per Marco sia di gran lunga inferiore DELLA tua per lei (Carla)” √® sbagliato?

 

RISPOSTA:

Il secondo termine di paragone è sempre introdotto da di (o che se è costituito da un nome o un pronome preceduti da una preposizione, oppure se è un verbo, un aggettivo o un avverbio), tranne che con gli aggettivi inferiore e superiore, che richiedono a. 
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Semantica, Sintassi

QUESITO:

√ą corretto dire¬†portarsi in casa¬†come nella frase “portarsi in casa un cane”?

 

RISPOSTA:

Portarsi in¬†in cui¬†in¬†indichi l’ingresso in un luogo non √® escluso, anzi in alcuni casi non ha alternative:¬†“Che cosa bisogna portarsi in Danimarca?” (non si pu√≤ entrare *a Danimarca¬†o¬†*alla Danimarca,¬†mentre si pu√≤ entrare¬†a Milano); “Luca si √® portato il figlio in chiesa” (non sarebbe possibile *a chiesa¬†o¬†*alla chiesa). Nel caso di¬†portarsi a casa¬†o¬†in casa¬†si pu√≤ scegliere, ma, come sempre quando c’√® una scelta, c’√® una differenza tra le varianti:¬†a casa¬†significa ‘nell’ambiente familiare, nella propria sfera privata’;¬†in casa¬†significa ‘nel luogo in cui si vive’. Di conseguenza¬†portarsi in casa un cane¬†suggerisce, rispetto a¬†portarsi¬†a casa,¬†un certo distacco emotivo, al limite un certo fastidio, per la situazione (che, ovviamente, potrebbe essere ironico, quindi, antifrastico).¬†
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Sintassi

QUESITO:

La preposizione su che esprime quantità approssimativa è corretta in questa frase?
“Rimaniamo a Aosta su 10 giorni”.
Questa frase con quale preposizione è giusta?
“I turisti ritornano nei / con i primi giorni caldi”.

 

RISPOSTA:

Nella prima frase la preposizione √® corretta, ma bisogna aggiungere l’articolo:¬†sui 10 giorni¬†= ‘all’incirca 10 giorni’.
Nella seconda frase la preposizione sicuramente corretta √®¬†con, che in questo caso indica la concomitanza, la coincidenza, tra il ritorno dei turisti e quello dei giorni caldi. La preposizione¬†in¬†non va bene perch√© indica il tempo determinato (“I turisti ritornano in aprile”), mentre¬†i primi giorni caldi¬†descrive una situazione pi√Ļ che un momento.¬†In¬†andrebbe bene¬†in una frase come¬†“I turisti ritornano nei primi giorni caldi di aprile”.
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Semantica, Sintassi

QUESITO:

Nella frase “Finalmente ci siamo liberati da tutti quei curiosi” l’espressione “da tutti quei curiosi” svolge la funzione logica di:
A) complemento di separazione
B) complemento di allontanamento
Mi è capitata questa domanda in un concorso ma ho il dubbio che sia errata. Ho sempre studiato il complemento di allontanamento o separazione come un unico complemento, è possibile invece farne una distinzione come indicato nella domanda?

 

RISPOSTA:

La risposta pi√Ļ corretta √® complemento di separazione, visto che l’allontanamento in questo caso √® figurato (√® una liberazione, per l’appunto), anzich√© letterale. Ma Lei ha ragione da vendere quando osserva che i due complementi andrebbero studiati insieme, dal momento che la funzione sintattica e il connettivo (da) che ne sono alla base sono i medesimi (anche se nella frase in questione si potrebbe usare anche¬†di, che anzi sarebbe preferibile: “liberarsi di qualcuno”) sia per esprimere l’allontanamento sia per esprimere la separazione. Allontanamento e separazione sono concetti meramente semantici che nulla hanno a che vedere n√© con la sintassi n√© con la analisi “logica” (in questo caso molto poco logica). Quindi chi ha costruito quel test mostra competenze linguistiche limitate o eccessivamente (quanto inutilmente) rigide.

Fabio Rossi
 

Parole chiave: Analisi logica, Preposizione
Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Un insegnante, rivolgendosi agli studenti, dice:‚Äô “Per malattia domani non sar√≤¬†presente per la lezione di scienze”. La frase √® corretta oppure avrebbe dovuto dire¬†presente alla lezione di scienze? C‚Äô√® una qualche¬†differenza?

 

RISPOSTA:

Entrambe le frasi sono corrette. Presente a sottolinea il luogo, la situazione in cui si è (o non si è) presenti; presente per sottolinea la funzione, lo scopo per cui si è (o non si è) presenti.
Fabio Ruggiano 

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Vorrei sapere se il verbo¬†esitare¬†possa essere utilizzato transitivamente col¬†significato di ‘dare esito a√¨¬† nella terminologia della linguistica e delle materie¬†affini. Esempio: “Le palatali indoeuropee esitano velari o palatali”, col significato di ‘danno esito a velari o palatali’.

 

RISPOSTA:

Il verbo¬†esitare¬†2 (derivato da¬†esito), diverso da¬†esitare¬†1 (trasfornazione dal latino¬†haesitare), significa¬†‘smerciare, vendere al dettaglio’, ‘recapitare’ o¬†‘risolversi in un certo modo’. Nel primo caso si usa soltano in riferimento a merci, nel secondo in riferimento a posta o simili, ed √® un burocratismo, nel terzo¬†riferito a malattie in espressioni come¬†esitare in guarigione,¬†esitare in demenza,¬†esitare in una forma di nanismo¬†(tutti esempi autentici tratti da Internet). Si noti che in quest’ultimo caso il verbo non √® transitivo, ma richiede sempre la preposizione¬†in.
Escludo, quindi, che un’espressione come¬†esitare velari¬†o simili sia oggi accettabile.
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Spesso sento dire:¬†¬†“Ho condiviso il documento sul tuo Drive”.¬†¬†Mi chiedo quale sia la forma¬†¬†corretta tra “condiviso sul Drive, con Drive, in Drive”.

 

RISPOSTA:

La forma meno comune √® quella con¬†con,¬†col,¬†con il. Le altre con in/nel, su/sul¬†vanno tutte ugualmente bene. Come tutti gli anglicismi correnti nel linguaggio telematico, non necessariamente compresi da chi non fa parte della comunit√† degli “smanettoni”, √® bene attenersi all’uso pi√Ļ frequente. L’ideale sarebbe trovare un sostituto per¬†drive, che per√≤ al momento non sembra essersi stabilizzato in italiano (anche perch√© √® quasi un nome di marchio:¬†Google drive). Anche¬†condividere¬†√® un calco semantico dall’inglese¬†to share, ormai talmente diffuso che cambiarlo sembrerebbe davvero impossibile. Proprio in quanto calco semantico, √® bene non creare fraintendimenti con l’altro significato italiano di¬†condividere, cio√® ‘avere le stesse idee ecc.’. Quindi √® da evitare “condividere con il drive”, o simili, che sembrerebbe umanizzare troppo il drive!
Nella scelta tra le preposizioni¬†su¬†e¬†in, entrambe possibili, ormai da vent’anni la telematica opta per¬†su, di solito, perch√© rende ancora pi√Ļ “fisici” i luoghi virtuali dell’archiviazione e dello scambio dei dati. Stranamente, per√≤, da una ricerca in Google sui due costrutti, prevalgono in questo caso decisamente quelli con¬†in/nel,¬†forse perch√© in questo caso l’idea del contenitore, piuttosto che del supporto digitale, fa scattare l’idea dell’inserimento espressa meglio da¬†in. Come ripeto, per√≤, sia in/nel¬†sia¬†su/sul¬†vanno benissimo entrambe.

Fabio Rossi

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

La forma nulla ha che vedere è scorretta giusto? Si dice nulla a che vedere?

 

RISPOSTA:

L’espressione comune √®¬†nulla a che vedere, che, tra l’altro, richiede il verbo¬†avere, per esempio:¬†non ha nulla a che vedere con me.¬†
In caso di dubbi sulla distinzione tra la preposizione¬†a¬†e il verbo¬†ha, un trucco risolutivo √® cambiare il tempo del verbo, per esempio:¬†nulla aveva che vedere. In questo modo si capisce se l’espressione ha senso con il verbo oppure no (come in questo caso) e quindi la parola da inserire √® la preposizione.
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Analisi logica, Preposizione
Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Punteggiatura, Sintassi

QUESITO:

¬ęNon voglio tormentarti,¬Ľ si scus√≤ Marco, ¬ęper√≤, mi sono chiesto spesso se fosse corretto sostenere, come qualcuno fa, che i figli dei genitori single, dei separati o divorziati crescono meglio e pi√Ļ responsabilmente di quelli che vivono in una famiglia tradizionale. Tu cosa pensi?¬Ľ

 

RISPOSTA:

Sul versante della punteggiatura, la virgola dopo¬†tormentarti¬†vale sia per il discorso diretto (non voglio tormentarti, per√≤…) sia per la cornice (¬ęNon voglio tormentarti¬Ľ, si scus√≤ Marco, ¬ęper√≤,…). Sarebbe antieconomico e razionalistico inserire una doppia virgola (¬ęNon voglio tormentarti,¬Ľ, si scus√≤ Marco, ¬ęper√≤,…), ma¬†consiglio di far prevalere il segno relativo alla cornice, quindi:¬†¬ęNon voglio tormentarti¬Ľ, si scus√≤ Marco, ¬ęper√≤,…
Diverso il caso del punto interrogativo, che va per forza inserito dentro le virgolette e pu√≤ essere seguito da altri segni relativi alla cornice. Alla fine, quindi, scriverei¬†Tu cosa pensi?¬Ľ.¬†(con il punto fermo fuori dalle virgolette).
La domanda finale, per la verit√†, sarebbe espressa meglio se fosse completata con un complemento di argomento:¬†tu cosa ne pensi?, oppure¬†tu cosa pensi di questo argomento¬†/¬†tema¬†/¬†del mio dubbio?¬†o simili,¬†per sottolineare che si sta chiedendo il parere su un argomento specifico, quello introdotto subito prima della domanda. Senza il pronome la domanda perde di coesione, perch√© non √® collegata all’argomento introdotto. Ovviamente qualunque interlocutore sarebbe in grado di riferire la domanda a quanto detto prima, quindi la coerenza non √® a rischio, ma la mancanza dell’elemento coesivo rende meno felice il passaggio.
Aggiusterei anche l’elenco¬†dei genitori single, dei separati o divorziati¬†inserendo la preposizione anche davanti all’ultimo membro, per simmetria:¬†dei genitori single, dei separati o dei divorziati. Ancora meglio sarebbe togliere la preposizione articolata dal secondo membro:¬†dei genitori single, separati o divorziati. In questo modo¬†separati¬†e¬†divorziati¬†non sono sostantivati e rimangono correlati con¬†single, tutti concordati con il primo¬†genitori.
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Analisi logica, Preposizione
Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Mi trovo a combattere con la seguente struttura: “La informiamo come beneficiare dei vantaggi” senza la preposizione¬†su.
Vorrei sapere se posso considerarla una struttura errata e quindi correggerla. Sospetto variante regionale del Ticino e purtroppo non ho trovato nulla finora su grammatiche e dizionari.

 

RISPOSTA:

Alcuni verbi di¬†dire¬†o¬†pensare¬†non reggono il complemento oggetto della cosa, eppure reggono comunque¬†la proposizione oggettiva con¬†che. Per esempio,¬†ti informo dell’arrivo di Maria¬†=¬†ti informo che √® arrivata Maria;¬†penso all’esame di domani¬†=¬†penso che domani dovr√≤ sostenere l’esame. Questa possibilit√† √® garantita dalla congiunzione¬†che, per sua natura capace di svolgere funzioni diverse, anche contemporaneamente, tanto da rendere difficile definirla (si pensi al¬†che¬†pseudorelativo di una frase scissa, come¬†√® di lui che ti parlavo, o al¬†che¬†a met√† tra congiunzione e pronome di una frase come¬†devo fare la revisione, che mi √® scaduta).
Sulla scorta della reggenza diretta della completiva introdotta da¬†che, anche l’interrogativa indiretta tende a essere costruita senza preposizione. Se, per√≤, la congiunzione¬†che¬†ammette senz’altro la reggenza diretta (e non prevede alternative), le congiunzioni, gli avverbi, i pronomi e gli aggettivi interrogativi la tollerano meno, rendendo costruzioni come¬†ti informo come devi fare,¬†ti informo quando devi venire,¬†ti informo perch√© non va bene¬†ecc. ancora oggi adatte soltanto al parlato e allo scritto informale.¬†
La tendenza alla semplificazione della costruzione sintattica su questo versante non √® legata a una regione, ma √® panitaliana. Vero √®, per√≤, che il modello del tedesco potebbe favorirla; in tedesco, infatti, il verbo¬†informieren, che regge la preposizione¬†√ľber, equivalente all’italiano¬†su, davanti a un sintagma nominale, ammette la reggenza senza preposizione dell’interrogativa indiretta. Si vedano i seguenti esempi, tratti da contesti scritti (on line) di media formalit√†: “Wir informieren Sie wann¬†Sie es in der Apotheke abholen k√∂nnen” (letteralmente ‘Vi informeremo quando¬†potete ritirarlo in farmacia”); “Wir informieren Sie wie¬†und¬†in welchem¬†Umgang Daten gespeichert werden” (letteralmente ‘Vi informeremo come¬†e¬†in che modo¬†vengono archiviati i dati’).
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Semantica, Sintassi

QUESITO:

√ą nata una diatriba in relazione alla seguente frase:¬†“Abele fu vittima di una delle pi√Ļ comuni cause di odio: la gelosia”. Cos√¨ com’√® strutturata la frase, a quale conclusione si giunge, che l’odio √®¬†causato dalla gelosia, o la gelosia √® causata dall’odio?

RISPOSTA:

Dalla frase si ricava che la gelosia causa l’odio.
Il termine¬†causa¬†rappresenta la ragione che produce una conseguenza, quindi il complemento di specificazione collegato a questo nome ne rappresenta la conseguenza. L’interpretazione di¬†causa¬†come conseguenza (la causa dell’odio¬†=¬†‘la conseguenza prodotta dall’odio’) √® piuttosto improbabile. La mancanza dell’articolo nel sintagma¬†di odio¬†non fa che rafforzare l’interpretazione pi√Ļ comune, perch√© costruisce l’espressione come cristallizzata (sulla relazione tra la perdita dell’articolo e la cristallizzazione di un’espressione si veda ad esempio la risposta¬†2800124 dell’archivio di DICO).
Potrebbe indurre in confusione l’esistenza della locuzione preposizionale¬†a causa di, che, in effetti, apparentemente nega questa ricostruzione. Da una parte, infatti, abbiamo¬†la causa dell’odio¬†= ‘la ragione che produce l’odio’, dall’altro¬†a causa dell’odio¬†= ‘come conseguenza dell’odio’. La contraddizione, per√≤, √® apparente, perch√© anche all’interno della locuzione¬†causa¬†= ‘ragione che produce’:¬†a causa dell’odio, infatti, significa ‘essendo l’odio la ragione scatenante’. Se volessimo adattare fedelmente la frase alla locuzione, quindi, dovremmo dire che¬†a causa della gelosia nasce l’odio, non che¬†a causa dell’odio nasce la gelosia.
L’ambiguita tra complemento di specificazione soggettivo e oggettivo si pu√≤ manifestare in dipendenza da altri nomi, come¬†paura¬†(la paura dei soldati¬†= ‘la paura provata dai soldati’, ma anche ‘la paura incussa dai soldati’); pi√Ļ spesso, per√≤, essa √® prevenuta dal significato del nome da cui dipende il complemento di specificazione (come nel caso di¬†causa) o dal significato del nome all’interno del complemento di specificazione, come nel caso di¬†preparazione di:¬†la preparazione della torta¬†= ‘la preparazione che ha come conseguenza la torta’;¬†la preparazione di Maria¬†= ‘la preparazione svolta da Maria’.
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Si dice appassionarsi a o appassionarsi di?
√ą corretto dire: “Ci pu√≤ portare a trascurare noi stessi e ad appassionarci di cose che non ci riguardano”?¬†¬†
Non si può usare la preposizione a?

 

RISPOSTA:

La preposizione¬†a¬†√® molto pi√Ļ comune, ma¬†di¬†non √® esclusa; per esempio: “Studi√≤ al Liceo classico di Formia e cominci√≤ ad appassionarsi di letteratura” (dalla scheda¬†Pietro Ingrao¬†del Dizionario biografico degli italiani Treccani, 2017). Possibile, ma uscito dall’uso, anche¬†appassionarsi per; per esempio: “Un grande desiderio della cultura […] lo port√≤ ad appassionarsi per le questioni religiose del suo tempo” (dalla scheda¬†Fanino Fanini, sempre dal¬†Dizionario biografico degli italiani Treccani, 1932).
La scelta tra le tre opzioni dipenderà dallo stile personale.
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Morfologia, Sintassi

QUESITO:

Nella frase “√ą un bell‚Äôuomo dalle spalle larghe, dagli occhi nocciola, dai modi affascinanti”,¬†√® possibile omettere la ripetizione delle preposizioni articolate? “√ą un bell‚Äôuomo dalle spalle larghe, gli occhi nocciola, i modi affascinanti”.
Quale soluzione è da preferire?
Sempre relativamente alle ellissi:
nella frase “Mi piacerebbe rivederti nella citt√† dove ti ho conosciuto; in una spiaggia che sia frattanto tornata alla sua normalit√†: ombrelloni, secchielli, vitalit√†”, si potrebbe omettere¬†che sia? Ne risentirebbe il senso generale della costruzione? “Mi piacerebbe rivederti nella citt√† dove ti ho conosciuto; in una spiaggia tornata frattanto alla sua normalit√†: ombrelloni, secchielli, vitalit√†”.

 

RISPOSTA:

In entrambe le frasi le ellissi da lei proposte sono possibili e non producono conseguenze sul senso generale. Si tratta di scelte stilistiche, che lo scrivente può fare liberamente in base al proprio gusto.
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Preposizione
Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Sintassi

QUESITO:

Come posso capire la regola nel caso della comparazione di due avverbi?
1. Elena ha studiato pi√Ļ oggi che ieri.¬†
2. Mario √® tornato pi√Ļ stanco di prima.¬†
In queste due frasi si usano congiunzioni diverse, perché?

 

RISPOSTA:

Nelle sue frasi √® presente una comparazione, che richiede il secondo termine di paragone, anche detto¬†complemento di paragone. Questo complemento √® introdotto dalla preposizione¬†di¬†o dalla congiunzione¬†che¬†secondo queste regole:¬†di¬†√® preferito (ma la sostituzione con¬†che¬†√® possibile) quando il complemento √® costituito da un nome (pi√Ļ stanco di Luca)¬†o un pronome (pi√Ļ stanco di te)¬†non preceduti da altre preposizioni, oppure un avverbio. In quest’ultimo caso rientra la sua seconda frase.
Che¬†√® obbligatorio quando il complemento di paragone √® costituito da un nome o un pronome preceduti da una preposizione: “Mi piace di pi√Ļ parlare con te / con Luca che con lui / con Marco”; quando √® costituito da un aggettivo, se questo riguarda lo stesso oggetto del primo aggettivo: “Luca √® pi√Ļ studioso che intelligente”, “Questa occasione √® pi√Ļ unica che rara”, oppure da un avverbio se questo riguarda lo stesso evento (pi√Ļ oggi che ieri, come nella sua prima frase); quando √® costituito da un verbo, ovvero da un’intera proposizione: “Mi piace di pi√Ļ sciare che pattinare”, “Correndo si arriva prima che camminando”, “Se ogni tanto ti limiti nel bere √® meglio che se bevi sconsideratamente”.
Si noti che, nella sua prima frase, se cambiamo l’ordine delle parole¬†di¬†diventa preferibile a¬†che: “Elena ha studiato pi√Ļ oggi che ieri”, ma “Oggi Elena ha studiato pi√Ļ di ieri”. In questa forma, infatti, il complemento di paragone diventa analogo a quello della seconda frase.¬†
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Posso dire che si studia molto alla scuola? 
Si usa in italiano l’espressione¬†il serial televisivo?

 

RISPOSTA:

Alla scuola non è corretto: questo sintagma è fortemente cristallizzato nella forma a scuola (come a casa). Si può usare la preposizione articolata se scuola è accompagnato da un aggettivo o un complemento di specificazione: alla scuola media; alla scuola di Giulia. Anche in questi casi, comunque, si può usare a scuola.
Serial televisivo¬†si pu√≤ usare, ma suona un po’ antiquato. Oggi si preferisce¬†serie (televisiva).
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Sono il segretario di una Associazione nazionale di professionisti di una¬†disciplina del benessere denominata Wa… Il nome √® un¬†marchio registrato, ma identifica ormai comunemente la nostra professione e¬†disciplina. Stiamo realizzando il nuovo logo dell’associazione sotto il quale dobbiamo¬†usare la parola¬†Professionisti¬†e¬†Wa…¬†√ą¬†stato proposto¬†Professionisti del¬†Wa…, ma alcuni lo ritengono grammaticalmente scorretto perch√© prima di un nome¬†proprio, come ritengono essere¬†Wa…, andrebbe semmai la preposizione¬†di.¬†Suggeriscono, quindi,¬†Professionisti di Wa…¬†Altri invece ritengono¬†Wa…¬†il nome comune¬†della disciplina e utilizzerebbero senza problemi la preposizione articolata.¬†
Anche l’articolo da utilizzare crea dubbi. Dobbiamo scrivere¬†il Wa…¬†o¬†lo Wa…?

 

RISPOSTA:

Il nome della disciplina dovrebbe essere allineato con altri nomi di sport come¬†calcio,¬†tennis,¬†aquagym¬†ecc. Dovrebbe, quindi, essere comune, non proprio. Detto questo, ricordiamo che anche i nomi comuni singolari, che¬†di norma sono preceduti da un articolo, possono non avere l’articolo; ma solo ad alcune condizioni. Rimanendo nell’ambito dei nomi di sport, notiamo che essi sono spesso senza articolo quando sono preceduti dalle preposizioni¬†di¬†o¬†da, a loro volta rette da alcuni nomi o aggettivi (esperto di calcio,¬†tifoso di calcio,¬†squadra di calcio,¬†scarpette da calcio…).¬†La caduta dell’articolo si pu√≤ avere anche dopo¬†a¬†retta da alcuni verbi:¬†giocare a calcio.
Dopo¬†professionisti di¬†di solito l’articolo √® mantenuto (professionisti del calcio,¬†del tennis,¬†della pallavolo); molto forte, per√≤, √® l’attrazione di¬†esperti di, che, invece, di solito non ha l’articolo (esperti di calcio): ne deriva la possibilit√† di scegliere liberamente tra le due varianti, considerando, per√≤, che quella con l’articolo √® la pi√Ļ regolare.
L’articolo da scegliere √® anche una questione aperta. In italiano il suono [w] (corrispondente alla vocale¬†u¬†seguita da un’altra vocale) √® preceduto da¬†lo, che, per√≤, √® sempre apostrofato:¬†l’uomo,¬†l’uovo¬†(molto innaturale¬†lo uomo¬†ecc.). Davanti alle parole straniere inizianti per¬†w, per√≤, √® invalsa l’abitudine di usare¬†il¬†(il w√ľrstel,¬†il wasabi), sebbene il suono della lettera¬†w¬†coincida perfettamente con [w]. Paradossalmente, la scelta pi√Ļ corretta,¬†l’w-, √® percepita come scorretta dalla maggioranza dei parlanti, che propende per¬†il w-¬†(ma¬†l’u-). Chiaramente, la ragione per cui i parlanti non accettano¬†l’wasabi¬†√® che graficamente il nome comincia per consonante (sebbene foneticamente, che √® ci√≤ che conta, cominci per vocale). A dimostrazione di questo, il nome di un gruppo musicale famoso qualche anno fa,¬†One direction, era quasi sempre preceduto da¬†gli, sebbene¬†one¬†si pronunci [wa-] (come¬†wasabi).
In conclusione, il mio consiglio √®¬†professionisti del Watsu¬ģ, ma tutte le altre opzioni sono pi√Ļ o meno valide.¬†
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Articolo, Nome, Preposizione
Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Si dice vestito di oppure a tinta unita?

 

RISPOSTA:

Esistono entrambe le forme, anzi se ne pu√≤ aggiungere una terza:¬†in tinta unita. La locuzione¬†tinta unita¬†infatti non richiede una determinata preposizione, ma, a seconda dei contesti, √® adattabile, senza che il significato dell’espressione cambi. Il vocabolario Devoto-Oli offre alcuni esempi d’uso:¬†alla voce¬†Unito¬†registra la locuzione¬†in tinta unita¬†‘tutto di un colore’, mentre alle voci¬†Lidite¬†(il nome di una roccia) troviamo: “Variet√† di diaspro¬†di tinta unita¬†nera”, e alla voce¬†Operato¬†(una lavorazione del tessuto): “Di qualsiasi tessuto o altro materiale a disegni (contrapposto a quelli¬†a tinta unita)”.¬†
Raphael Merida 
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Preposizione
Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Sintassi

QUESITO:

√ą meglio scrivere¬†privata dalla libert√†¬†oppure¬†privata della libert√†.

 

RISPOSTA:

Il verbo¬†privare ‘rendere qualcuno o qualcosa privo di qualcosa’ richiede sempre la preposizione¬†di, perci√≤ l’unica forma corretta √®¬†privata della libert√†. Ovviamente si pu√≤ sempre essere privati di qualcosa da / da parte di qualcuno, per esempio: “Gli schiavi sono privati della libert√† dai / da parte dei padroni”. Volendo estremizzare, quindi, si potrebbe dire: “Sono stata privata dei miei affetti pi√Ļ cari dalla libert√†”, intendendo che la libert√† mi ha allontanato dai miei affetti pi√Ļ cari.
Raphael Merida 

Parole chiave: Preposizione
Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Semantica, Sintassi

QUESITO:

Il verbo¬†pensare¬†presenta delle difficolt√† di non facile¬†soluzione. In molti casi non ci sono dubbi: “io penso a lei”, “io penso bene di lei”.¬†Quando, per√≤, il verbo¬†pensare¬†√® seguito da un verbo all’infinito, sorgono dubbi.
Faccio degli esempi: “Lui pensa a vendere la macchina” ben diverso da “Lui pensa di¬†vendere la macchina”. Nel primo caso s’intende che lui si occupa della vendita della¬†macchina, nel secondo caso lui √® dell’idea di vendere la macchina.¬†Altri esempi: “Lui pensa a lavorare bene” contrapposto a ” Lui pensa di lavorare bene”. Nel primo caso lui s’impegna a lavorare bene, nel secondo caso lui ritiene di¬†lavorare bene. La differenza non √® sottile. Altro esempio: “Lui pensa a trovar¬†moglie” e “Lui pensa di trovare moglie”. Nel primo caso lui si d√† da fare nella¬†ricerca di una moglie, nel secondo caso lui pensa che trover√† una moglie. Anche qui¬†sono due concetti ben diversi. In altri casi la differenza √® invece minima,
impercettibile: “Lui pensa a lasciare l’incarico”; ” Lui pensa di lasciare¬†l’incarico”.
Ora¬†¬†le chiedo: le risulta che esista una regola nell’utilizzo del verbo¬†pensare?
Quando pensare a e quando pensare di? 

 

RISPOSTA:

Il verbo¬†pensare¬†seguito da una proposizione completiva all’infinito ammette una duplice reggenza preposizionale (sebbene in questo caso le preposizioni fungano da congiunzioni) in grazia del suo significato molto ampio; le due preposizioni, cio√®, selezionano ciascuna una diversa parte del significato del verbo, coerente con la propria funzione. La¬†a, che √® la preposizione della direzione, seleziona il significato pi√Ļ fattivo del verbo, quello relativo al trovare, grazie al pensiero, il modo per raggiungere un obiettivo (quindi ‘progettare’, ma anche ‘adoperarsi per’). La preposizione¬†di, invece, che instaura relazioni di pertinenza, anche riguardo all’argomento (discutere di politica), seleziona il significato pi√Ļ contemplativo: ‘ponderare, riflettere, valutare’. La reggenza di¬†di, si noti, √® limitata ai casi in cui¬†pensare¬†regga una proposizione completiva all’infinito; per il resto la preposizione selezionata √®¬†a.
Pensare¬†pu√≤ essere anche transitivo, e reggere un nome o un pronome:¬†pensare una soluzione,¬†che cosa ne pensi?, o una proposizione:¬†pensa quanto ci divertiremo domani. In questi casi il verbo assume il suo significato pi√Ļ generico: ‘immaginare, formare un giudizio nella mente’. Si noti che l’ultima frase (pensa quanto ci divertiremo domani) pu√≤ essere costruita anche con la preposizione / congiunzione¬†a:¬†pensa a quanto ci divertiremo domani, senza che questo faccia scattare il significato di ‘progettare’ o quello di ‘occuparsi di’. Questo avviene perch√© tale specializzazione si attiva quando sono possibili entrambe le costruzioni, con¬†a¬†e con¬†di, ovvero quando la proposizione completiva √® all’infinito. Negli altri casi, quando¬†di¬†√® esclusa,¬†la¬†a¬†non aggiunge una sfumatura particolare al significato generico del verbo.
Quando¬†pensare¬†√® seguito da un nome, regge preferenzialmente¬†a¬†e a volte, come si √® visto, √® transitivo. Non regge mai¬†di¬†(ma √®¬†possibile, quando √® transitivo, farlo seguire da un complemento di argomento:¬†che ne pensi di Luca?‚Äč).¬†Seguito da un nome,¬†pensare¬†pu√≤ oscillare tra un significato pi√Ļ fattivo e uno pi√Ļ contemplativo;¬†la specializzazione semantica, in questi casi, si coglie dal senso della frase:¬†penso io alla cena¬†=¬†mi occupo io della cena;¬†penso ancora alla cena di ieri¬†=¬†rifletto ancora sulla cena di ieri.
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Sintassi

QUESITO:

Vorrei chiedere¬†se questa frase √® giusta con la preposizione¬†da¬†o solo con¬†a: “Portano via la capacita di concentrarsi dagli / agli studenti”.

 

RISPOSTA:

‚ÄčIl verbo¬†portare via¬†richiede la preposizione¬†a:¬†portare via qualcosa a qualcuno.¬†
Non si pu√≤, per√≤, sostenere che la preposizione¬†da¬†sia sbagliata. L’idea di allontanamento o sottrazione √® espressa di solito con la preposizione¬†da, mentre¬†a¬†indica esattamente l’opposto: un movimento verso o la consegna di qualcosa. Per questo motivo √® comune che i parlanti usino¬†da¬†anche con questo verbo, quindi¬†portare via qualcosa da qualcuno. Direi, quindi, che¬†a¬†√® pi√Ļ corretto di¬†da, ma¬†da¬†√® accettabile, sebbene meno regolare.
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Preposizione, Verbo
Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

In una frase come restare a / al fianco di un nazista è meglio usare a oppure al prima della parola fianco?

 

RISPOSTA:

‚ÄčAl fianco di¬†e¬†a fianco di¬†sono usate oggi in modo intercambiabile, un po’ come¬†al livello di¬†e¬†a livello di. La perdita dell’articolo √® una conseguenza della solidarizzazione a cui √® soggetta l’espressione, cio√® del fatto che i parlanti la percepiscano sempre pi√Ļ come un’unica parola, perch√© √® molto frequente nell’uso. A volte, questo fenomeno produce una vera e propria univerbazione, come √® successo a¬†soprattutto¬†(sopra¬†+¬†tutto) e come sta succedendo a¬†avvolte¬†(a¬†+¬†volte), che, per√≤, √® ancora da considerare sbagliata.¬†
Al fianco¬†√® preferito quando √® usato come locuzione avverbiale, in casi come questo: “Lei si sforz√≤ di leggere la scena, e con trepidazione vide sua madre sorridere a qualcuno che le stava¬†al fianco” (Ugo Riccarelli,¬†Il dolore perfetto, 2004).¬†√ą, inoltre, l’unica forma possibile quando ha significato letterale: “Ecco che mi solleva la maglietta, e comincia una tortuosa marcia di avvicinamento fatta di baci e di succhiotti, dal petto fino¬†al fianco” (Sandro Veronesi,¬†Caos calmo, 2006).
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Articolo, Preposizione
Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Morfologia, Sintassi

QUESITO:

Mi √® sorto un dubbio in merito alla frase “Indicare il mese nel quale / in cui / durante¬†il quale / durante cui si intende realizzare l‚Äôattivit√†”. Vorrei sapere se sono corrette tutte e¬†tre le forme.

 

RISPOSTA:

‚ÄčLe forme sono tutte corrette; si differenziano sul piano della formalit√† e su quello della precisione. Le forme con¬†cui¬†sono pi√Ļ formali di quelle con preposizione articolata +¬†quale, ma non modificano la sostanza;¬†durante, rispetto a¬†in, sottolinea che le attivit√† avranno una certa durata. Si tratta di una sfumatura, perch√©¬†in¬†non esclude che le attivit√† abbiano una durata; lo lascia, per√≤, in secondo piano, facendo risaltare solamente che si svolgeranno nei limiti temporali del mese.
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Preposizione, Registri
Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

I miei dubbi sono i seguenti:
1. nella frase “Al giorno d’oggi √® importante essere sul web”, √® giusto scrivere¬†sul¬†web?
2.¬†√ą¬†pi√Ļ corretto dire cerco in Internet o su Internet?
3. nella frase “L’agenzia si occupa della realizzazione di siti internet in provincia¬†di Genova, di Savona e di La Spezia”, √® corretto ripetere la preposizione¬†di¬†¬†oppure √® meglio scrivere¬†di Genova, Savona e La Spezia?
4. Nella frase “√ą¬†necessaria una fase di studio e progettazione iniziali”, √® corretto¬†il plurale¬†iniziali?

 

RISPOSTA:

‚Äč1.¬†Sul web,¬†sul Web, o¬†sul¬†web (vale a dire “sul¬†web“) √® la costruzione pi√Ļ comune, motivata dal fatto che i contenuti del¬†web¬†ci raggiungono sotto forma di stringhe di testo e immagini su uno schermo. I parlanti, quindi, assimilano per metonimia il contenuto al contenitore. Pi√Ļ preciso √®¬†nel web, visto che il¬†web¬†√® l’ambiente figurato nel quale si trovano i contenuti. Si ripropone con questa espressione la stessa alternanza che c’era gi√† tra¬†in un libro¬†e¬†su un libro,¬†nel giornale¬†e¬†sul giornale.
2. Come sopra.
3. Le due varianti sono ugualmente corrette; visto che non c’√® ragione di ripetere la preposizione, per√≤, √® preferibile non ripeterla.
4. S√¨, un aggettivo riferito con due o pi√Ļ nomi di genere diverso (a prescindere dal loro numero) concorda di norma al maschile plurale.
‚ÄčFabio Ruggiano
 

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Come dobbiamo dire: “lavorare per un talk show in / su una televisione privata”?

 

RISPOSTA:

√ą preferibile¬†in una televisione.¬†Il termine¬†televisione indica diverse realt√† che ruotano intorno alla tecnologia della trasmissione delle immagini a distanza. Prima di tutto,¬†televisione¬†√® proprio tale tecnologia; non √®, per√≤, il significato pi√Ļ comune associato a questa parola. Pi√Ļ comunemente, infatti,¬†televisione¬†indica la trasmissione stessa e i suoi contenuti, come nella frase fatta “l’ha detto la televisione”, ovvero ‘√® stato detto in un programma trasmesso in televisione’. In questo senso,¬†televisione¬†entra in concorrenza con¬†canale, che √® ciascuna delle frequenze che trasmettono il segnale televisivo. Se¬†televisione¬†√® la trasmissione che contiene i dati,¬†canale¬†√® il mezzo sul quale viaggia la trasmissione: facile confondere le due cose,¬†che, quindi, finiscono per scambiarsi anche le preposizioni. L’accoppiamento pi√Ļ sensato √®¬†in televisione¬†e¬†su un canale, quindi le varianti¬†sulla televisione¬†(si noti che, con¬†televisione,¬†in¬†non vuole l’articolo, mentre¬†su¬†lo richiede obbligatoriamente)¬†e¬†in un canale¬†sono pi√Ļ trascurate (in un canale, per la verit√†, √® molto pi√Ļ diffuso di¬†sulla televisione).
Il suo caso specifico, infine, √® ancora diverso, perch√© in esso¬†televisione¬†indica una terza realt√†: l’ambiente nel quale gli addetti lavorano, cos√¨ come si lavora¬†in una banca,¬†in una scuola,¬†in una azienda¬†e cos√¨ via. In questo caso, la preposizione¬†in √® ancora pi√Ļ rispondente alla situazione descritta.¬†
Fabio Ruggiano 

Parole chiave: Preposizione
Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

√ą¬†pi√Ļ corretto dire¬†a mare¬†o¬†al mare? Comunemente ho notato che si usa¬†al mare¬†quando si risiede in una citt√† lontana da esso o ci si stabilisce in una casa strategicamente vicina, ma queste sfumature non possono avere senso, grammaticalmente. Altra questione annosa: la¬†e¬†negli anni (almeno oralmente) √® un errore o solo una mia mortale antipatia?

 

RISPOSTA:

Per quanto riguarda le espressioni al mare¬†e¬†a mare, pu√≤ leggere il quesito Al mare/a mare/in spiaggia/a spiaggia nell’archivio di DICO.
Sulla congiunzione e nelle date, immagino si riferisca a quella che unisce il mille iniziale alle cifre seguenti, ad es. in mille e novecentodue. Sia nel parlato che nello scritto, sono considerate accettabili, ed effettivamente usate, tanto le forme univerbate (ad es. millenovecentodue) quanto quelle con la congiunzione (che si scriveranno separate, appunto: mille e novecentodue).
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Perch√© secondo i pi√Ļ si dovrebbe dire “vado al mare” e non “vado a mare”?

 

RISPOSTA:

Andare al mare significa “andare in una localit√† che si trova nei pressi del mare”. Se ci si trova in citt√†, e si va verso una localit√† del genere, allora si sta andando al mare; se, invece, ci si trova gi√† in spiaggia, e semplicemente ci si avvicina al mare, non si sta andando al mare, ma piuttosto in acqua.

La forma “(andare) a mare” sembra essere non standard, ma diffusa solamente nel Sud Italia. Tra le ragioni che hanno portato alla sua diffusione possiamo immaginare che essa funzioni da compromesso tra al mare e in acqua nel caso in cui ci si trovi in una localit√† marittima o balneare, ma non in prossimit√† del mare, e ci si stia dirigendo verso il mare. Questa condizione √® tipica, ma non esclusiva, del Meridione (nella Liguria di Ponente esiste l’espressione “andare a spiaggia”, che sembra rispondere alla stessa esigenza di rappresentare la condizione di andare al mare pur essendo gi√† molto vicini ad esso); su “andare a mare” deve aver influito anche il fenomeno linguistico dell’assimilazione, marcatamente meridionale, per cui al mare si pronuncia [am’mare] e da qui viene reinterpretato nello scritto come a mare.

A mare non √® del tutto estraneo all’italiano: √® accettato nello standard in pochissimi casi, come “buttare/buttarsi a mare”, “tuffarsi a mare” e simili; oppure nel senso di ‘sul mare’, come in “porta a mare”, usato da Guicciardini, “tira vento di greco a mare” (D’Annunzio), “passeggiata a mare”; e in alcuni toponimi, non a caso quasi tutti meridionali, Praia a Mare, Castello a Mare, ma anche Gatteo a Mare e, nell’Ottocento, Bologna a Mare, italianizzazione di Boulogne-sur-Mer.

Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Sintassi

QUESITO:

Il seguente periodo, pur essendo migliorabile, pu√≤¬†essere considerato corretto, con particolare riferimento alla funzione del¬†n√©?¬†“√ą una strategia di cui non si ha controllo, n√© delle sue possibili ripercussioni”.

 

RISPOSTA:

‚ÄčLa correlazione tra le due negazioni non √® ben costruita. L’espressione¬†avere controllo, inoltre, non dovrebbe essere completata dalla preposizione¬†di, bens√¨¬†da¬†su;¬†quindi “su cui non si ha controllo”. Diversamente, se inseriamo l’articolo nell’espressione, entrambe le preposizioni divengono possibili: “Su / di cui non si ha il controllo”. Casi di¬†avere controllo di¬†sono riscontrabili¬†on line, anche in sedi giornalistiche, ma ritengo che siano al limite dell’accettabilit√†.
Per quanto riguarda la correlazione tra le negazioni,¬†non¬†si riferisce all’avere controllo, per cui la seconda negazione,¬†n√©,¬†deve riferirisi a un elemento simmetrico all’avere controllo; per esempio: “Su cui non si ha controllo n√© si hanno dati storici sufficienti”, oppure “Su cui non si hanno controllo n√© dati storici sufficienti”.
In alternativa, si pu√≤ inserire un elemento veramente simmetrico di¬†possibili ripercussioni, manipolando tutta la frase; per esempio:¬†“√ą una strategia che non consente¬†il¬†controllo¬†degli¬†esiti, n√©¬†delle¬†possibili ripercussioni”. Si noti che la preposizione¬†di¬†richiede l’inserimento dell’articolo prima di¬†controllo: difficilmente accettabile sarebbe “… consente controllo degli esiti…”. Una soluzione ulteriore √® subordinare¬†possibili ripercussioni¬†a¬†controllo,¬†eliminando la correlazione; per esempio cos√¨: “√ą una strategia che non consente¬†il¬†controllo¬†delle¬†possibili ripercussioni” (anche qui, la preposizione¬†di¬†richiede l’inserimento dell’articolo davanti a¬†controllo).¬†
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Semantica, Sintassi

 

QUESITO:

Il verbo giocare richiede la preposizione a o con? Sono intercambiabili (Giocare a giochi di società, Giocare a puzzle)?

Inoltre: ci si può concentrare su fare qualcosa o solo su una cosa?

E infine: si può essere appassionati di cucinare o solo appassionati della cucina?

 

 

RIPOSTA:

‚Äč‚ÄčQuando si fa un gioco o uno sport, si gioca¬†a qualcosa:¬†giocare a pallavolo,¬†a rugby,¬†a nascondino,¬†alle belle statuine,¬†a guardie e ladri… La preposizione¬†con¬†si usa quando il verbo¬†giocare¬†prende il significato di¬†manipolare,¬†gingillarsi, o pi√Ļ genericamente,¬†usare; si noti, ad esempio, la differenza tra¬†giocare a carte¬†‘fare un gioco di carte’ e¬†giocare con le carte¬†‘maneggiare le carte in vari modi per ammazzare il tempo’,¬†giocare a dadi¬†‘lanciare i dadi scommettendo sul numero che uscir√†’ e¬†giocare con i dadi¬†‘tirare i dadi per passare il tempo’, oppure ‘fare un gioco nel quale √® previsto l’uso dei dadi’,¬†giocare a pallone¬†‘giocare a calcio’ e¬†giocare con il pallone¬†‘usare un pallone come parte di un altro gioco’ ecc. La preposizione¬†con¬†√® usata anche quando¬†giocare¬†ha un senso figurato:¬†giocare con il fuoco¬†‘sottovalutare una situazione pericolosa’,¬†giocare con i sentimenti di qualcuno¬†‘fingere di ricambiare l’amore di una persona’.
Per quanto riguarda i suoi esempi, il primo va bene, anche se nella realt√† √® molto improbabile: pi√Ļ comunemente si dice¬†giocare a un gioco di societ√†, o meglio¬†giocare a¬†seguito dal nome del gioco.
*Giocare a puzzle¬†√®, invece, impossibile per due ragioni: il¬†puzzle¬†non √® considerato un gioco e la parola richiede l’articolo; la frase tipica √®¬†fare un puzzle¬†o¬†realizzare un puzzle. Possibili anche¬†lavorare a un puzzle¬†e¬†cominciare¬†/¬†continuare¬†/¬†completare¬†un puzzle (o sinonimi).

Il verbo¬†concentrare¬†pu√≤ reggere un infinito (anche se √® sempre preferibile il complemento oggetto), ma questo √® quasi sempre sostantivato mediante l’articolo, quindi¬†concentrarsi sul fare qualcosa.¬†Concentrarsi su fare qualcosa¬†√® anche possibile, ma solo con il verbo¬†fare; con altri verbi √® molto raro e da evitare.

L’espressione pi√Ļ comune √®¬†essere¬†appassionati¬†di cucina; possibile, ma insolita, √®¬†del cucinare; impossibile¬†di cucinare.¬†Essere appassionati della cucina¬†√® l’espressione migliore se la frase continua con un modificatore, per esempio: “Sono (un) appassionato della cucina giapponese / italiana / messicana”, oppure “Sono (un) appassionato della cucina di mia suocera”. Possibile anche¬†“Sono (un) appassionato di cucina giapponese / italiana / messicana”, ma non *”Sono (un) appassionato di cucina di mia suocera”.
Fabio Ruggiano

 

Parole chiave: Preposizione, Verbo
Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Mi son venuti dei dubbi leggendo un libro di esercizi. Leggo:
1. Tradurre dall’italiano al tedesco.
2. Tradurre Platone in italiano.
3. Tradurre le parole nella tua lingua.

A me sembrano la stessa struttura: “tradurre a una lingua”. Ma perch√© si usa una¬†volta¬†a¬†e altre volte¬†in? O sono intercambiabili?

 

RISPOSTA:

L’uso delle preposizioni √® legato a fattori solo in parte logici. A volte a pesare √® la storia della lingua o anche altre ragioni difficili da riconoscere. Si pensi, per fare un esempio tra mille, alla preposizione di, che √® richiesta tanto da un aggettivo come¬†degno¬†(“Degno di lode”) quanto dal secondo termine di paragone (“Meglio di niente”), pu√≤ esprimere provenienza se segue il verbo¬†essere¬†(“Sono di Atene” = “Vengo da Atene”), ma anche un certo momento della giornata in alcune espressioni (“Ci vediamo di pomeriggio”).
Il verbo¬†tradurre¬†regge di norma la preposizione¬†in, come dimostrano le sue frasi 2 e 3. L’assenza dell’articolo nella 2 √® dovuta alla idiomaticit√† dell’espressione¬†in italiano¬†(che si comporta come¬†in¬†casa,¬†in banca,¬†in classe…). Nella frase 1, la presenza della lingua di provenienza, introdotta dalla preposizione¬†da, configura l’azione del¬†tradurre¬†come uno spostamento fisico di un corpo da un luogo a un altro: questo favorisce l’uso, altrimenti sbagliato (non si pu√≤ *”tradurre a una lingua”) della preposizione¬†a. Rimane comunque possibile usare¬†in¬†anche quando sia esplicitata la lingua da cui si traduce: “Tradurre dall’italiano in tedesco” √® corretto, sebbene meno comune.
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Sintassi

QUESITO:

Nella frase “La partita √® durata pi√Ļ del dovuto”,¬†√® durata¬†√® predicato verbale o¬†nominale?
In “Gioiva con il canto”,¬†con il canto¬†√® complemento di modo o di mezzo?

 

RISPOSTA:

√ą durata¬†√® predicato verbale.¬†Con il canto¬†non pu√≤ essere complemento di modo, perch√© non indica in che modo l’azione era compiuta (un complemento di modo adatto a questo verbo potrebbe essere¬†immensamente); potrebbe essere complemento di mezzo (“Gioiva per mezzo del canto”), ma anche di causa, se intendessimo la frase come “Gioiva¬†per via del canto”. La frase √® ambigua e non √® possibile fare una scelta precisa.
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Analisi logica, Preposizione, Verbo
Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Quando si dice giocare a qualcose quando con qualcosa? Per esempio giocare a o con un gioco di società?

 

RISPOSTA:

Si gioca¬†a un gioco di societ√†. In generale, si gioca a qualcosa quando si partecipa a un’attivit√†¬† organizzata e con un regolamento:¬†giocare a calcio,¬†a carte,¬†a scacchi,¬†a Monopoli. Si gioca¬†con¬†qualcosa, invece, quando si usa un oggetto per divertirsi:¬†giocare con il pallone¬†‘giocare usando un pallone’ (mentre¬†giocare a pallone¬†significa ‘giocare a calcio’),¬†con il frisbee,¬†con le bambole¬†ecc.

Fabio Ruggiano 

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Semantica, Sintassi

‚ÄčQUESITO:

“Mi sono emozionato nel vederlo”
“Mi sono emozionato nell’averla vista”
Differiscono solamente per il fatto che la seconda, diversamente dalla prima, indica¬†l‚Äôanteriorit√† dell‚Äôevento rappresentato dall’infinito passato, ma sono entrambe¬†corrette?
Senza discostarmi dall’oggetto della domanda, vi chiedo se si possono riscontrare dei¬†contesti in cui l‚Äôinfinito presente e il passato siano intercambiabili, escludendo¬†qualunque distinguo di carattere semantico.
Mettiamo il caso che ci si voglia congedare da un collega che ha appena presentato le dimissioni; si potrebbe dire indifferentemente
“√ą stato un piacere lavorare con te”
“√ą stato un piacere aver lavorato con te”?¬†

 

RISPOSTA:

l’infinito passato, come da lei stesso ricordato, indica che l’evento o la situazione sia antecedente all’evento o situazione della reggente. Tale regola, per√≤, si scontra con la funzione deittica di questa forma verbale, che colloca l’evento espresso nel passato. A seconda di quale funzione facciamo prevalere, quella anaforica o quella deittica (su questi concetti rimando alla risposta n.¬†2800175 dell’archivio di DICO), possiamo avere l’una o l’altra versione della frase, entrambe accettabili.
Questo vale per la seconda coppia di frasi; nella prima coppia, invece, la versione con l’infinito passato risulta un po’ forzata, al limite dell’accettabilit√†. La preposizione¬†nel¬†come introduttore di una subordinata¬†temporale-causale, infatti, indica automaticamente che l’evento contenuto nella subordinata sia contestuale a quello contenuto nella reggente. Questo fa emergere il valore anaforico del tempo dell’infinito della subordinata, quindi richiede che tale infinito sia presente, in linea con la contemporaneit√† con la reggente indicata da¬†nel. La costruzione diviene pienamente accettabile se, per esempio, sostituiamo la preposizione¬†nel¬†con¬†a:¬†“Mi sono emozionato ad averla vista”. In questo modo la proposizione¬†subordinata, pur rimanendo temporale-causale, non implica necessariamente la contemporaneit√† con la reggente¬†(ma neanche la esclude: “Mi sono emozionato a vederla”)¬†.
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Semantica

QUESITO:

Si dice “Ho visto in televisione” oppure “Ho visto alla televisione”?

RISPOSTA:

‚ÄčAlla televisione¬†rimanda alla funzione precipua della preposizione¬†a¬†riferita a luoghi. Rispetto a¬†in, che √® pertinente allo spazio,¬†a¬†riguarda gli ambienti, cio√® le attivit√†, le procedure, le abitudini, le funzioni svolte tipicamente in determinati spazi. Per questo motivo, di ritorno da un viaggio diciamo “Sono a casa”, intendendo il nostro ambiente privato opposto al mondo esterno, non “Sono in casa”, ovvero nello spazio delimitato dai muri dell’abitazione. Per lo stesso motivo, se sentiamo che qualcuno si trova¬†all’ospedale¬†pensiamo che sia senz’altro malato, perch√© √® ricorso alle¬†procedure mediche tipiche di quell’ambiente, mentre se si trova¬†in ospedale¬†potrebbe essere malato, oppure essere in visita a un parente, o essere un dottore.
Alla televisione, quindi, significa¬†‘nell’ambiente dei programmi televisivi’, con riferimento alla trasmissione delle immagini, opposta alla testimonianza diretta.¬†L’espressione¬†in televisione¬†si √® imposta oggi nell’uso¬†probabilmente per via della confusione tra¬†televisione¬†e¬†televisore¬†‘elettrodomestico utile a mostrare le immagini trasmesse per mezzo della televisione’.¬†In televisione, cio√®, significa quasi ‘all’interno del televisore’, come¬†in vetrina,¬†in stanza,¬†in ospedale¬†ed √®, pertanto, meno preciso. La larghissima diffusione di¬†in televisione, comunque, rende questa espressione pienamente legittima in quasi tutti i contesti, sebbene sia sempre possibile preferire¬†alla televisione, in ossequio alla precisione semantica.
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Preposizione, Registri
Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Ho il seguente dubbio: √® pi√Ļ corretto dire¬†costruzioni in calcestruzzo¬†o¬†di calcestruzzo? Struttura¬†in legno¬†o¬†di legno? Nella mia attivit√† di¬†ingegnere civile ho potuto notare che nei testi normativi (es.¬†Norme Tecniche per¬†le Costruzioni, 2018) prevale l’uso della preposizione¬†di, mentre nei manuali e nel linguaggio parlato √® molto pi√Ļ diffusa la preposizione¬†in. La mia domanda √®:¬†sono corrette entrambe? Se s√¨, qual √® la differenza?

 

RISPOSTA:

‚ÄčNell’uso comune √® difficile individuare una distinzione funzionale tra le preposizioni¬†di¬†e¬†in¬†nel complemento di materia. Una differenza di fondo, per√≤, c’√® e dipende dalla semantica delle due preposizioni. Il complemento di materia √® costruito con¬†di¬†quando la materia √® intesa come una delle qualit√† di un oggetto; diversamente, pu√≤ essere costruito con¬†in¬†quando si vuole attirare l’attenzione sulla materia usata per costruire l’oggetto. Cos√¨, ad esempio, una¬†statua di legno¬†√® una statua che, tra le altre qualit√†, possiede quella di essere fatta di legno; una¬†statua in legno¬†√® una statua di cui si vuole sottolineare che √® stata scolpita nel legno. Non a caso, la preposizione¬†in¬†√® preferibilmente preceduta dall’azione che indica il processo usato per realizzare l’oggetto (statua scolpita in legno¬†(ma non *statua scolpita di legno), e, anche quando non lo sia, lo sottintende.
La preposizione¬†in, di conseguenza, √® preferita nei cataloghi d’arte, nei registri, negli inventari, che hanno interesse a enfatizzare il materiale costitutivo degli oggetti, in quanto distintivo; √® ovvio, inoltre, che¬†√® tipica degli oggetti realizzati con¬†materiali preziosi. Quando si tratta di strutture edili, nelle quali i materiali sono standard e persino obbligati dalla normativa, l’uso di¬†in¬†non √® quasi mai giustificato; lo diventa nel caso in cui¬†si voglia¬†enfatizzare il materiale con cui una struttura √® stata costruita:¬†costruzioni in calcestruzzo, ad esempio,¬†equivale a¬†costruzioni realizzate in calcestruzzo¬†(e non in acciaio o altro).
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Analisi logica, Preposizione
Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Morfologia

QUESITO:

Ho notato che in italiano non si fa praticamente mai uso dell’articolo determinativo davanti ai nomi propri di organizzazioni, laddove in inglese (e forse in altre lingue) ci√≤ √® previsto e a volte richiesto: Agenzia delle Entrate (non “L’Agenzia delle¬†Entrate”); Chiesa cattolica (non “La Chiesa cattolica”), ma “The Church of England”,¬†“The Church of Jesus Christ of Latter-day Saints”, “The Association of Commonwealth Universities” ecc.
Sembra che questo¬†The¬†dia un’immagine di unicit√†, autorevolezza o veridicit√† all’organizzazione ‚ÄĒ non si tratta cio√® di¬†A¬†Church of‚Ķ¬†(UNA¬†Chiesa di‚Ķ), bens√¨ di THE Church of‚Ķ (LA Chiesa di‚Ķ) ‚ÄĒ pur non esistendo altre organizzazioni con nome identico (il che forse potrebbe essere un motivo valido per usare un articolo¬†determinativo al posto di uno indeterminativo e distinguere tra l’originale e la “copia”).
In italiano mi sembra che non sia necessario, o perlomeno che non ci sia questa¬†abitudine. Grammaticalmente, inoltre, darebbe adito a innumerevoli problemi a causa¬†dell’esistenza (a differenza dell’inglese e di molte altre lingue) delle preposizioni¬†articolate, che renderebbero arduo mantenere un nome proprio contenente un articolo¬†determinativo. Infatti, non avendo il solo, unico e onnipresente¬†the, l’italiano¬†riuscirebbe a fatica a usare in articolo determinativo davanti al nome proprio di un ente o di un’organizzazione, a meno di non scegliere la forma preposizione+articolo,¬†credo sconsigliata: “Appartengo a ‘La Chiesa di‚Ķ'”, “Sono diventato parte de ‘La¬†Chiesa di‚Ķ'”. “Mi √® arrivata una lettera da ‘L’Agenzia delle Entrate'”. Ci√≤,¬†ovviamente, sarebbe un problema solo dell’italiano scritto, dato che nel parlato¬†useremmo comunque la preposizione articolata, a meno di non voler sembrare pedanti‚Ķ
C’√® un motivo, storico o grammaticale, per la “regola” di non usare articolo¬†determinativo come parte del nome proprio di un’organizzazione o di un ente, nella¬†lingua italiana? Ci sono eccezioni?

 

RISPOSTA:

La sua curiosit√† non mi pare trovi conferma nell’uso reale dell’italiano; come dimostrano gli esempi da lei riportati (“Appartengo a ‘la Chiesa di‚Ķ'”, “Sono diventato parte de ‘la Chiesa di‚Ķ'”. “Mi √® arrivata una lettera da ‘l’Agenzia delle Entrate'”), l’articolo determinativo √® richiesto anche davanti ai nomi di organizzazioni,¬†a meno che queste non siano designate da titoli assimilati a nomi propri (ad es.: “A Natale sar√† presentato il nuovo telefonino di Apple”, che non esclude, comunque, l’articolo), oppure non sia necessario distinguere il nome dell’organizzazione dal sintagma comune (ad es.: “Medici senza frontiere ha lanciato una campagna”, non “I medici senza frontiere hanno lanciato una campagna”). Per quanto riguarda le preposizioni articolate, tra l’altro, non c’√® alcun problema nello scrivere¬†dell’Agenzia delle Entrate,¬†della Chiesa evangelica¬†o simili, visto che l’articolo non fa parte del nome dell’organizzazione. Diversamente, qualche dubbio possono suscitare le preposizioni che entrano in conflitto con articoli integrati nei nomi, come avviene, ad esempio, nei titoli di romanzi o altre opere.¬†In questo caso, alcuni propendono per la separazione tra la preposizione e l’articolo: “Ho letto un saggio su¬†I promessi sposi“; si tratta, per√≤, di un’operazione artificiosa, che produce un’inesistente sequenza preposizione + articolo. Risulta, pertanto, preferibile sacrificare l’unitariet√† del titolo unendo, come di norma, la preposizione e l’articolo: “Ho letto un saggio sui¬†Promessi sposi“. Tale consiglio vale per tutti i casi del genere: “Ho ascoltato un disco dei¬†Nomadi” ecc.
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Articolo, Preposizione
Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Volevo sapere se, oltre a “fare la spesa al tuo mercato preferito”, si possa dire anche “fare la spesa sul tuo mercato preferito”. Secondo me no, ma ho preferito chiedere. Vi ringrazio.

 

RISPOSTA:

L’espressione non √® ben formata, perch√© non rispetta la funzione associata alla preposizione¬†su; anche volendo ipotizzare una evoluzione di tale funzione, inoltre, l’espressione non √® comunque attestata n√© on line n√© altrove. Essa va, pertanto, evitata. Il dubbio potrebbe derivare dall’analogia con “fare la spesa su Internet”, che, al contrario, √® molto diffusa. Ricordiamo, a questo proposito, che l’espressione¬†su Internet¬†(favorita dall’influenza dell’inglese¬†on the Internet), sebbene non scorretta e accettabile in tutti i contesti, √® una variante meno formale di¬†in Internet.
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Preposizione, Registri
Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Sintassi

QUESITO:

Ho un dubbio sull’utilizzo del verbo¬†incidere. Mi chiedo quale sia la forma corretta nel seguente esempio: “il provvedimento amministrativo incide negativamente sulla/nella/la sfera giuridica del privato”.

 

RISPOSTA:

La preposizione pi√Ļ comune con il verbo¬†incidere¬†√®¬†su, sia quando il verbo assume il significato di ‘influire profondamente’ (incidere sul carattere), sia quando prende quella specialistica del diritto di ‘gravare negativamente’ (incidere sul reddito). La ricerca di “incidere nella sfera” in Internet con il motore di ricerca Google mostra che l’espressione √® piuttosto diffusa, ma solamente in ambito specialistico, mentre “incidere sulla sfera” √® di gran lunga preferita nella lingua comune (“Fare l’amore allunga la vita e incide sulla sfera lavorativa”, titolo di un articolo del¬†Giornale¬†del 13 settembre 2015), con diversi esempi anche specialistici.¬†La preferenza per la preposizione¬†su¬†√® coerente con la semantica del verbo, che metaforizza¬†una caduta su una superficie; ricordiamo, infatti, che l’etimologia del verbo √® IN + CADERE ‘cadere su’.¬†Nel suo caso specifico, poich√© il complemento oggetto √® rappresentato da un luogo figurato, o meglio ancora da un ambiente figurato, √® naturale essere indotti a usare¬†in, perch√© l’atto dell’incidere si configura, diversamente dal solito, come un ingresso nell’ambiente.¬†
In conclusione: entrambe le preposizioni sono corrette; tra le due,¬†su¬†√® pi√Ļ comune e da preferire nella lingua comune,¬†in¬†√® adatta, ma non obbligatoria, all’ambito specialistico.
Da scartare, invece,¬†incidere la sfera, che √® frutto della confusione tra i due omografi¬†incidere¬†‘influire’ e¬†incidere¬†‘intagliare’. Quest’ultimo, non il primo, regge il complemento oggetto (ad esempio¬†incidere un disco…).
Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Sintassi

QUESITO:

Buongiorno,¬†¬†√® corretto scrivere “…per parlare di una o pi√Ļ persone” anzich√© “… per parlare di una o di pi√Ļ persone” a conclusione di una frase, omettendo la seconda preposizione¬†di? Potrebbe dirmi se c‚Äô√® una regola a cui rifarsi?
Inoltre, posso scrivere “…senza cambiare una nota della tua e della mia voce” anzich√© “…della tua voce e della mia”, indicando il sostantivo alla fine? In questo caso, poi, √® d’accordo sul fatto che la preposizione¬†articolata¬†della¬†non pu√≤ essere omessa prima del secondo membro, perch√© altrimenti¬†si capirebbe che ci si riferisce a un’unica voce e non a non due separate (tua e mia)?
 
 

 

DOMANDA:

Nel caso di un unico elenco √® preferibile omettere la preposizione, in virt√Ļ della presenza della congiunzione, che rende evidente il collegamento logico tra il primo (una)¬†e il secondo membro (pi√Ļ persone)¬†dell’elenco. Lo stesso vale se l’elenco √® pi√Ļ lungo e i membri sono separati da virgole: “Parlare di una, due, tante persone”.¬†
La ripetizione della preposizione, al contrario, indica che i membri fanno parte di elenchi diversi: “Parlare di una o pi√Ļ persone, di uno o pi√Ļ parenti”. Per questo motivo, nel suo caso la ripetizione della preposizione indurrebbe a pensare che i due membri vadano considerati separatamente, ad esempio: “Parlare di una o di pi√Ļ persone non √® la stessa cosa”.
Venendo alla seconda domanda, entrambe le costruzioni (“una nota della tua e della mia voce” e “una nota della tua voce e della mia”) sono corrette: la scelta tra le due dipender√† da sfumature semantiche, o anche dall’effetto sonoro, che risultano dalla diversa disposizione delle parole.
Per quanto riguarda la ripetizione della preposizione articolata, questa √® necessaria per via dell’articolo, non della preposizione: l’articolo, infatti, non pu√≤ mancare (tranne rari casi) davanti a un nome singolare che indica un oggetto determinato; dal momento che in questo caso l’articolo si trova unito alla preposizione, √® naturale ripetere anche quella. Nel caso specifico, inoltre, la preposizione deve essere ripetuta anche per evitare un’ambiguit√†: “una nota della tua e la mia voce”, infatti, separerebbe da una parte¬†una nota della tua (voce), e dall’altra¬†la mia voce¬†(senza¬†nota).
In altri casi in cui non si crea ambiguit√† √® sempre possibile omettere la preposizione in un elenco (come ho¬†scritto sopra); quindi vanno bene sia “Sono amico di Luca, Andrea e Carlo” (preferibile perch√© meno ridondante), sia “Sono amico di Luca, di Andrea e di Carlo”. Ovviamente, la ripetizione della preposizione separa pi√Ļ nettamente i membri dell’elenco, che, per√≤, sono comunque interpretati, con o senza preposizione, come membri distinti di un elenco.
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Preposizione
Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Morfologia

QUESITO:

Desidererei sapere se le preposizioni “sopra”, “sotto”, “dentro”, “dietro” debbano essere seguite dalla preposizione “a” o dal semplice articolo.

 

DOMANDA:

Le reggenze preposizionali sono spesso non poco oscillanti, in italiano. Vige pertanto la regola aurea di consultare sempre il dizionario, per i casi dubbi. In particolare, nei casi da Lei richiesti, spesso sono ammesse sia la reggenza diretta (sopra la manica), sia la locuzione preposizionale (vale a dire l’avverbio pi√Ļ una preposizione:¬†sopra alla manica). Nei casi di oscillazione, dunque, non si tratta di forma pi√Ļ o meno corretta, bens√¨ di grado di formalit√†: pi√Ļ o meno formale. In altri casi, invece, una delle due forme √® decisamente sbagliata, vale a dire non ancora riconosciuta come accettabile in italiano standard. Pi√Ļ specificamente:
sopra e sotto sono costruite preferibilmente senza preposizioni (sopra la testa, sotto i piedi), possibili (ma meno formali) anche con a (sopra/sotto alla manica), mentre vogliono di se seguite da pronome personale (sotto/sopra di me) o nelle locuzioni al di sopra/sotto di.
Intercambiabili sono insieme con e insieme a.
Meglio davanti a (spesso scritto davanti + sostantivo: davanti casa, forma decisamente meno formale).
Unica forma corretta: riguardo a qualcosa (e non riguardo qualcosa).
Intercambiabili dietro o dietro a (ma di, se segue un pronome: dietro di te).
Intercambiabili¬†fuori¬†o¬†fuori di,¬†dentro¬†o¬†dentro a¬†(ma¬†di¬†con i pronomi personali e nell’espressione¬†fuori di testa).
E inoltre, uniche forme corrette sono:¬†in cima a,¬†nell‚Äôintento di,¬†per mezzo di,¬†in modo da,¬†al punto da¬†(pi√Ļ formale rispetto a:¬†al punto di, comunque corretto), ecc. ecc. (come da vocabolario).

Fabio Rossi

Parole chiave: Preposizione
Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Morfologia, Sintassi

QUESITO:

Se mi trovo dinanzi un edificio pubblico o privato √® pi√Ļ corretto dire¬†al¬†o¬†il? Es. “Mi trovo¬†dinanzi al¬†o¬†il¬†museo”?

 

RISPOSTA:

La forma pi√Ļ comune √® dinanzi a (al pari di davanti a ); l’uso senza a, attestato nella storia della lingua italiana, non √® escluso, ma √® da giudicarsi ormai antiquato (al pari di davanti senza a ).

Fabio Ruggiano

Hai trovato questa risposta utile?
0
0

Il nome¬†casa¬†indica al contempo un luogo delimitato e un ambito sociale; per questo motivo, quando √® accompagnato da verbi di stato e di moto, pu√≤ essere costruito con preposizioni diverse, a seconda di quale aspetto vogliamo valorizzare. Con il verbo¬†uscire¬†(ma la doppia costruzione si pu√≤ trovare, pi√Ļ raramente, con verbi analoghi, come¬†partire,¬†allontanarsi,¬†scappare), la preposizione¬†da¬†fa pensare al luogo (ed √® la scelta pi√Ļ naturale):¬†“‘Vigliacchi! Spudorati! Uscite¬†da casa¬†mia!’, si era messa a urlare” (Giorgio Bassani,¬†Cinque storie ferraresi, 1956, p. 260). La preposizione¬†di¬†indica, invece, l’ambito sociale, come se in questo caso¬†casa¬†indicasse le abitudini, le dinamiche, le relazioni che si intrecciano nel luogo¬†(ed √® la scelta pi√Ļ carica di forza idiomatica, o pi√Ļ marcata, se vogliamo):¬†“Sarebbe capace di non uscire pi√Ļ¬†di casa, se si accorgesse che tu vai fuori soltanto per farla muovere” (Giuseppe Berto,¬†Il tempo di uccidere, 1947, p. 197). Si noter√† che, in linea con quanto detto, quando¬†casa¬†√® costruito con¬†di¬†indica obbligatoriamente la casa del soggetto.
Un altro nome che condivide¬†con¬†casa¬†la doppia costruzione¬†√®¬†prigione: si pu√≤, infatti,¬†uscire dalla prigione¬†(dal luogo delimitato) o¬†uscire di prigione¬†(dall’ambito sociale).
Per quanto riguarda l’articolo, √® vero che la costruzione con la preposizione¬†da¬†ne preferisce, e a volte obbliga, l’uso, mentre quella con¬†di¬†lo impedisce: questo dipende dal fatto che le espressioni con una forte valenza idiomatica tendono a cristallizzarsi e a perdere proprio l’articolo. Anche con¬†da, del resto, l’articolo pu√≤ essere escluso quando l’espressione √® molto comune: “Sono uscito da¬†casa di XXX¬†alle sei” (e si veda anche, nell’esempio riportato sopra,¬†da casa mia).
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Articolo, Preposizione, Verbo
Hai trovato questa risposta utile?
0
0
Categorie: Semantica, Sintassi

QUESITO:

Riguardo al sintagma “non √® da me”, ho trovato nella grammatica di Serianni la seguente spiegazione: costrutto con valore destinativo-vincolativo, in cui “da” significa ‘che si addice a’.
La mia domanda √® questa: non esiste un complemento tipico dell’analisi logica che potrebbe identificarlo?
Mi sembra di capire che per Serianni è solo un costrutto senza etichette di complemento.
Aggiungo una richiesta simile: nella frase “Un comportamento simile non √® da lui” il costrutto potrebbe avere un valore di complemento predicativo?¬†Ma come sarebbe l’analisi logica di una frase del genere?

 

RISPOSTA:

Il valore¬†destinativo-vincolativo¬†attribuito alla preposizione¬†da¬†√® un modo per spiegare la semantica di questo connettivo usato in costrutti che indicano una qualit√† che si addice a qualcuno o a qualcosa. Dal punto di vista dell’analisi logica, questi costrutti vanno ascritti al complemento predicativo del soggetto, che completa il significato del verbo¬†essere¬†nella sua funzione di copula, oppure di qualunque altro verbo copulativo (ad esempio nella frase “Questo comportamento non sembra da lui”). Molte grammatiche distinguono il particolare complemento predicativo retto¬†dal verbo¬†essere,¬†chiamandolo¬†parte nominale, con riferimento¬†al predicato nominale formato con la copula. Si tratta di una distinzione non del tutto giustificata dal punto di vista semantico, o, se vogliamo, logico (nonostante il nome diverso, infatti, il complemento √® lo stesso), che serve a distinguere il verbo¬†essere, la copula per eccellenza, dai verbi copulativi, che si comportano come il verbo¬†essere.¬†√ą, questo, uno dei tanti punti discutibili dell’analisi logica, che rendono questa attivit√† cavillosa e spesso ingannevole.
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Analisi logica, Preposizione, Verbo
Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

√ą corretto dire “Andiamo a mangiare al McDonald” oppure “Andiamo a mangiare al McDonald’s”? E infine si scrive “Andiamo a mangiare dal o al…”?

 

RISPOSTA:

I nomi stranieri in italiano tendono ad essere invariabili. A maggior ragione, anche i marchi commerciali sono invariabili, quindi in questo caso si mantiene sempre la forma McDonald’s. Certo, questo marchio √® formato con un cognome pi√Ļ la s del genitivo sassone, che √® una forma tradizionale per i nomi di ristoranti e negozi inglesi. A questa forma corrisponde in italiano Da pi√Ļ il cognome del proprietario: quindi, in astratto, McDonald’s si tradurrebbe ‘Da McDonald’. Dico in astratto, perch√©, ripeto, si tratta di un marchio commerciale, e va preso cos√¨ com’√®, a prescindere dalla lingua nella quale √® usato.

Per quanto riguarda la preposizione, l’ambiguit√† √® dovuta al fatto che in italiano la preposizione per il moto a luogo, quando il luogo sia rappresentato da una persona (identificata da un nome comune o da un nome proprio), √® da : “vado al forno/vado in gioielleria/vado dal fornaio/vado da Gucci” (si noti che per i luoghi non personalizzati si usa tanto a quanto in ). Nel caso del McDonald’s, la maggior parte dei parlanti riconosce nel nome di questo ristorante un cognome (che, per√≤, √® McDonald, non McDonald’s), in parte grazie alla pubblicit√† della catena, che usa la preposizione da (“Succede solo da…”). Questa ambiguit√†, in realt√†, si presenta ogni volta che il nome di un esercizio commerciale di qualunque tipo sia percepito come un nome proprio: “vado al Burger King √® pi√Ļ frequente, ma “vado da Burger King” √® anche possibile. Non √® un caso, tra l’altro, che la pubblicit√† scelga la preposizione da, perch√© il nome proprio crea un’atmosfera pi√Ļ familiare e affettivamente vicina, come se il locale portasse davvero il nome di una persona in carne ed ossa.

Si noti che quando il nome proprio esiste nella competenza culturale dei parlanti autonomamente rispetto al nome dell’esercizio commerciale, l’ambiguit√† √® molto improbabile: nessuno, tornando da un viaggio, direbbe “ho soggiornato da Hilton” invece di “Ho soggiornato all’Hilton”, perch√© lascerebbe intendere di aver soggiornato a casa di un signor Hilton (o della cantante Paris Hilton). Allo stesso modo √® difficile che si vada a mangiare da Garibaldi piuttosto che al Garibaldi (a meno che il proprietario del ristorante non sia veramente il signor Garibaldi o che il tipo di conduzione evidenzi la dimensione affettiva e faccia, quindi, dimenticare il nome del patriota).Nel caso in questione, quindi, entrambe le preposizioni sono accettabili: al McDonald’s √® ricalcato su al ristorante, da McDonald’s su da Mario.

Fabio Ruggiano

Parole chiave: Preposizione
Hai trovato questa risposta utile?
1
0

QUESITO:

Occhiali da/di riposo?

Spesso sento molte persone dire “occhiali di riposo”, ma esiste come parola in
italiano?? E soprattutto si dice “occhiali di riposo”, “occhiali da riposo” o
“occhiali riposanti”?
 
 
RISPOSTA:

S√¨, esiste, e si dice “occhiali da riposo”, vale a dire, da indossare per far riposare gli occhi, o almeno per non farli affaticare troppo nello sforzo della messa a fuoco. La preposizione “da”, in questo caso, esprime una sorta di complemento di fine o di proposizione finale: “per riposarsi” e simili, similmente a quanto accade in altre locuzioni come “da asporto”, “da passeggio”, “da viaggio”, “da sera” (pizza da asporto,¬†abito da sera…) ecc. In genere (ma non √® una regola fissa), le locuzioni introdotte da ¬†“di” non indicano tanto il fine quanto la situazione, il luogo ecc., per es. “casa di riposo” (eufemismo per ‘centro per anziani’, ovvero: casa nella quale ci si riposa, o meglio ci si ritira’). “Occhiali riposanti” non sarebbe scorretto, in teoria, visto che esprime lo stesso concetto di “occhiali da riposo”, per√≤ non √® utilizzato, a differenza di “occhiali da riposo” che √® diventato un’espressione comune e anche commerciale (gli ottici che vendono occhiali la usano quasi fosse un’espressione tecnica e insostituibile). ¬†La lingua (non soltanto l’italiana, ma ogni lingua del mondo) non √® fatta soltanto di regole grammaticali, ma anche di consuetudini che tendono a stabilizzarsi, dando vita a frasi fatte, dette tecnicamente¬†collocazioni. “Occhiali da riposo” √®, per l’appunto, una collocazione, e come tale √® difficilmente sostituibile.

Fabio Rossi

Parole chiave: Preposizione
Hai trovato questa risposta utile?
0
0

QUESITO:

Si dice “la neve si sta poggiando per terra” o “la neve si sta appoggiando per
terra”?

 

RISPOSTA:

La soluzione migliore sarebbe: “la neve si sta posando a terra”.

Poggiarsi e appoggiarsi, in questo caso, non sono errati, ma lievemente inappropriati, perch√© lasciano pensare a una volontariet√† dell’azione e anche alla presenza di un certo sostegno o appiglio, che sembrano stridere con la leggerezza della neve che cade e si posa a terra senza alcun sostegno o appiglio e senza esplicita e umana volont√†.

Inoltre, anche la preposizione per non √® del tutto consona al contesto, che richiede preferibilmente a o in : cade a (o in ) terra e simili, a differenza di frasi fatte, come la conclusione del girotondo: tutti gi√Ļ per terra. Pi√Ļ che un motivo grammaticale vero e proprio, in questo caso, valgono le sfumature semantiche e la consuetudine dell’uso; sia a, sia in, sia per possono indicare, infatti, il complemento di moto a luogo, ma con modalit√† e consuetudini differenti: andare al mare , andare in montagna , andare per mari e per monti.

Fabio Rossi

Parole chiave: Preposizione
Hai trovato questa risposta utile?
0
0