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QUESITO:

Volevo chiedere gentilmente quale delle versioni è corretta:

“Il giudice NON può esercitare alcuna attività decisionale nella causa X,

– COMPRESA l’adozione dei decreti relativi alla composizione del collegio giudicante o la fissazione della data dell‚Äôudienza di discussione‚ÄĚ – (cos√¨ in lingua originale del testo da tradurre – lingua polacca)

– ‚ÄúTRA CUI l’adozione dei decreti relativi alla composizione del collegio giudicante o la fissazione della data dell‚Äôudienza di discussione‚ÄĚ

– ‚ÄúNEMMENO adottare i decreti relativi alla composizione del collegio giudicante, n√©/o fissare la data dell‚Äôudienza di discussione‚ÄĚ.

 

RISPOSTA:

Dai punti di vista strettamente morfosintattico e lessicale vanno bene tutte e tre le frasi in questione. Tuttavia, dato che nei testi giuridici, amministrativi e burocratici √® sempre bene essere chiari, per evitare equivoci, la terza soluzione, con le leggere modificazioni qui proposte, √® la migliore: ‚ÄúIl giudice non pu√≤ esercitare alcuna attivit√† decisionale nella causa X, cio√® non pu√≤ nemmeno adottare i decreti relativi alla composizione del collegio giudicante, n√© fissare la data dell‚Äôudienza di discussione‚ÄĚ.

Riguardo al contenuto, mi chiedo, per√≤, da non esperto di procedure giuridiche, se ‚Äúadottare‚ÄĚ sia il termine corretto, o se invece nel testo non si voglia intendere ‚Äúpromulgare‚ÄĚ o ‚Äúemanare‚ÄĚ. In effetti, dal contesto, il divieto sembra riguardare il ruolo attivo del giudice (cio√® quello di ‚Äúemanare decreti‚ÄĚ) nella causa in questione.

Le prime due soluzioni proposte, ancorch√© corrette, possono ingenerare equivoci per via dell‚Äôassenza di un chiaro segnale di negazione in ‚Äúcompresa‚ÄĚ e ‚Äútra cui‚ÄĚ. La negativit√† del concetto √® invece ben presente in ‚Äúnemmeno‚ÄĚ e ribadita, a ulteriore chiarezza, dal ‚Äúcio√®‚ÄĚ e dalla ripetizione del verbo ‚Äúcio√® non pu√≤ nemmeno‚ÄĚ, che riconducono questa parte di testo a quella precedente. Inoltre, la terza soluzione √® migliore anche perch√© contiene una pi√Ļ chiara espressione verbale (‚Äúadottare‚ÄĚ e ‚Äúfissare‚ÄĚ) rispetto all‚Äôespressione nominale ‚Äúadozione‚ÄĚ e ‚Äúfissazione‚ÄĚ.

Infine, meglio ‚Äún√©‚ÄĚ rispetto a ‚Äúo‚ÄĚ, dato che si tratta di una disgiuntiva negativa.

Fabio Rossi

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QUESITO:

Ho un dubbio sull’uso della parola¬†sino¬†per determinare l’esatta conclusione di una azione in un determinato tempo. Provo a chiarire la mia richiesta attraverso un esempio. Dire che “l’azienda rimane chiusa dal 29 sino al giorno 2”, significa che il 2 l’azienda √® aperta, o che l’azienda √® chiusa?

 

RISPOSTA:

Il problema non dipende dalla locuzione preposizionale¬†sino a, ma √® concettuale (infatti permane anche se eliminiamo¬†sino): quando il termine di un periodo di tempo non √® momentaneo, ma ha una certa durata (come una giornata), il periodo potrebbe finire in coincidenza con l’inizio del termine o con la fine dello stesso.
Questo problema √® alla base delle gag comiche classiche in cui due personaggi non riescono a mettersi d’accordo se il conto alla rovescia finisca in coincidenza con la parola¬†uno¬†o dopo che questa √® stata pronunciata. Nel suo caso, in teoria il periodo di chiusura potrebbe finire all’inizio del giorno 2, quindi il giorno 2 sarebbe escluso dalla chiusura, o alla fine dello stesso giorno, che quindi sarebbe incluso. Questo in teoria, perch√© in pratica l’indicazione del giorno implica che questo faccia parte del periodo; se, infatti, il giorno 2 fosse escluso il periodo finirebbe il giorno 1 e sarebbe antieconomico, quindi fuorviante, nominare il giorno 2 per riferirsi al giorno 1. Anche nel conto alla rovescia, del resto, dopo¬†uno¬†si dice spesso¬†via¬†o qualcosa di simile, a conferma che il conto include¬†uno. Ancora, per fare un altro esempio, una frase come “Hai tempo fino al 2 per ridarmi i soldi” significa che i soldi devono essere restituiti al massimo alla fine del giorno 2, quindi il giorno 2 fa parte del periodo indicato.
In ogni caso, per evitare qualsiasi incertezza, anche teorica, √® possibile aggiungere la dicitura¬†incluso¬†o¬†compreso¬†al termine finale del periodo: “l’azienda rimane chiusa dal 29 sino al giorno 2 incluso” (oppure¬†sino al giorno 1 incluso¬†se il 2 √® escluso). Tale dicitura √® tipica del linguaggio burocratico ed √® spesso usata insieme alla preposizione¬†entro:¬†entro il giorno 2 incluso / compreso. Esiste anche la possibilit√† di aggiungere¬†escluso, che, per√≤, √® paradossale e difficilmente giustificabile: come detto sopra, se un termine √® escluso dovrebbe essere semplicemente non nominato.¬†Incluso¬†pu√≤ essere anche sostituito da¬†e non oltre, creando l’espressione bandiera del burocratese¬†entro e non oltre. Questa alternativa √® meno trasparente, quindi non preferibile, ma √® tanto apprezzata perch√© conferisce al testo una (malintesa) patina di ufficialit√†.
Fabio Ruggiano

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QUESITO:

Ieri ho scritto la seguente frase in un mio elaborato: ¬ęUsc√¨ di casa alle 10 per farne ritorno alle 12¬Ľ.

La particella ne equivale, in questo caso, a ‚Äúin‚ÄĚ o eventualmente ad ‚Äúa‚ÄĚ: ‚Äú(‚Ķ) per fare ritorno in casa/a casa‚ÄĚ.

La costruzione è corretta?

 

RISPOSTA:

No, la forma corretta, semmai, sarebbe: ¬ę‚Ķper farvi ritorno‚Ķ¬Ľ. La particella pronominale atona ne, infatti, pu√≤ pronominalizzare un complemento di moto da luogo (¬ęand√≤ a Roma e ne ripart√¨ subito dopo¬Ľ, cio√® ripart√¨ da Roma), oppure un complemento partitivo: ¬ęQuanta ne vuoi? Ne vuoi una fetta?¬Ľ; o qualche altro complemento (per es. di argomento). Ci e vi, invece, pronominalizzano i complementi di stato in luogo, moto a luogo e moto per luogo. Peraltro, nel suo esempio, neppure vi sarebbe il massimo, ma suonerebbe un po‚Äô ridondante e burocratico: che bisogno c‚Äô√®, infatti, di specificare il luogo? √ą ovvio che torni a casa. E inoltre, √® proprio necessario quel brutto verbo supporto, da antilingua calviniana, fare ritorno? Senta com‚Äô√® pi√Ļ naturale cos√¨: ¬ęUsc√¨ di casa alle 10 per ritornare alle 12¬Ľ. Evviva la semplicit√†!

Fabio Rossi

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Categorie: Morfologia, Semantica

QUESITO:

  1. Esiste una varietà di discipline, quali quelle umanistica, artistica e scientifica.

Vorrei sapere se la costruzione è corretta, o se sarebbe consigliato strutturarla in maniera leggermente diversa sul piano della flessione.

  1. Esiste una varietà di discipline, quale quella umanistica, quella artistica e quella scientifica.
  2. Esiste una varietà di discipline, quali quella umanistica, quella artistica e quella scientifica.

 

RISPOSTA:

La 1 e la 3 sono parimenti corrette, mentre la seconda presenta un errore di accordo in quale, che deve concordare con discipline, da cui dipende, e non con quella n√© con variet√†. In verit√†, pur corrette, la prima e la terza frase sono entrambe un po‚Äô faticose e ridondanti, soprattutto la terza, per via della ripetizione di quella. Forse si potrebbe snellire il tutto cos√¨: ¬ęci sono diversi ambiti disciplinari: umanistico, artistico e scientifico¬Ľ. In effetti, pi√Ļ che di disciplina, si sta qui trattando di ambiti disciplinari (ciascuno strutturato, al suo interno, in diverse discipline: la letteratura, la filologia ecc.; la biologia, la fisica ecc.

Fabio Rossi

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QUESITO:

√ą corretto usare espressioni come¬†risposta inviata a mezzo mail,¬†richiesta evasa a mezzo pec, oppure √® pi√Ļ corretto l‚Äôuso della locuzione¬†per mezzo mail,¬†per mezzo pec?

 

RISPOSTA:

Le locuzioni preposizionali¬†a mezzo,¬†con il mezzo,¬†per il mezzo,¬†per mezzo¬†sono tutte attestate nella storia della lingua italiana, con fortuna diversa a seconda delle epoche e del gusto dei parlanti. Il Grande dizionario della lingua italiana, infatti, le riporta tutte insieme come varianti della stessa locuzione (s. v.¬†M√®zzo^2^). Bisogna, per√≤, ricordare che tutte queste varianti sono, nell’italiano standard, completate dalla preposizione¬†di, quindi¬†a mezzo di,¬†con il mezzo di,¬†per il mezzo di,¬†per mezzo di. Contro¬†a mezzo di¬†si pronunciano Pietro Fanfani e Costantino Arl√≠a nel loro famoso “Lessico dell’infima e corrotta italianit√†” del 1881, un dizionario di voci considerate dai due studiosi scorrette o ingiustificate. Il dizionario ottocentesco suggerisce che¬†a mezzo di¬†sia un calco del francese¬†au moyen¬†(ma chiaramente intende¬†au moyen de) e sostiene che non ci sia motivo per usare in italiano questa espressione perch√©¬†a¬†non pu√≤ sostituire¬†per¬†(quindi¬†a mezzo¬†non pu√≤ sostituire il ben pi√Ļ comune¬†per mezzo) e perch√© la locuzione¬†a mezzo¬†esiste gi√† e significa ‘a met√†’. Il dizionario registra persino l’uso del simbolo matematico¬†1/2¬†al posto della parola¬†mezzo¬†nella locuzione, ovviamente condannandolo sprezzantemente, a testimonianza che la sostituzione delle parole con i numeri era una strategia gi√† sfruttata a met√† Ottocento.
Gli argomenti dei due studiosi contro¬†a mezzo di¬†funzionano in ottica puristica: non c’√® motivo di introdurre in una lingua nuove espressioni se la lingua ha gi√† gli strumenti per esprimere gli stessi concetti. Bisogna, per√≤, rilevare che molte parole ed espressioni sono entrate in italiano da altre lingue in ogni epoca, anche se la lingua italiana in quel momento aveva strumenti espressivi equivalenti; l’innovazione, l’accrescimento, l’adattamento ai tempi sono fenomeni fisiologici in una lingua. Inoltre, l’ipotesi che¬†a mezzo di¬†si confonda con¬†a mezzo¬†√® pretestuosa: intanto la preposizione¬†di¬†distingue nettamente le due espressioni, e poi il loro significato e la loro funzione sintattica sono talmente diversi che √® impossibile scambiare l’una per l’altra.
Rispetto ad¬†a mezzo di, oggi si va diffondendo¬†a mezzo, senza la preposizione¬†di. Ferma restando l’impossibilit√† di confondere anche questa variante accorciata della locuzione preposizionale con la locuzione avverbiale¬†a mezzo¬†(peraltro oggi rarissima), rileviamo che tale accorciamento √® tipico dell’italiano contemporaneo: le preposizioni cadono in espressioni come¬†pomeriggio¬†(per¬†di pomeriggio) e, proprio nel linguaggio burocratico,¬†(in) zona¬†(per¬†nella zona di) in frasi come “La viabilit√† in zona Olimpico √® stata ripristinata” (o anche “La viabilit√† zona Olimpico √® stata ripristinata”),¬†causa¬†(per¬†a causa di) in frasi come “La ditta dovr√† pagare una penale causa ritardo dei lavori” e simili. L’eliminazione della preposizione √®, come si vede dagli esempi, adatta a contesti burocratici o, in alcuni casi, contesti comunicativi rapidi e informali (√® favorita, per esempio, dalla scrittura di messaggi istantanei); √® facile prevedere, per√≤, che le riformulazioni accorciate di queste espressioni diventeranno prima o poi pi√Ļ comuni di quelle complete, fino a scalzarle del tutto dall’uso. Non a caso, nella sua stessa domanda lei propone di sostituire¬†a mezzo¬†con¬†per mezzo, ugualmente priva della preposizione¬†di.
Fabio Ruggiano

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QUESITO:

Ho un dubbio sull’uso del congiuntivo/condizionale¬†avesse¬†/¬†avrebbe¬†nella frase che segue.

L‚Äôufficio ha quindi proceduto all‚Äôistruttoria ed all‚Äôesitazione delle istanze per impedire da un lato che il condono potesse agire da ‚Äúscudo giudiziario‚ÄĚ (in quanto la presentazione della domanda di condono sospende il procedimento penale e quello per le sanzioni amministrative) e dall‚Äôaltro per evitare all‚Äôente eventuali richieste di risarcimento da chi¬†avesse¬†/¬†avrebbe¬†voluto avere ragione della propria istanza di sanatoria prima che l‚ÄôAG procedesse, ad ogni modo, all‚Äôabbattimento dell‚Äôimmobile abusivo.

 

RISPOSTA:

Il dubbio tra il condizionale passato e il congiuntivo trapassato dipende dalla presenza, nella frase, di due possibili momenti di riferimento, uno precedente al¬†volere avere ragione¬†(coincidente con il¬†procedere all’istruttoria e all’esitazione delle istanze), uno successivo (coincidente con il¬†procedere all’abbattimento). Il condizionale passato ha la funzione di esprimere la posteriorit√† rispetto a un punto prospettico collocato nel passato, quindi descrive il processo del¬†volere avere ragione¬†come posteriore all’evento, passato, del¬†procedere all’istruttoria e all’esitazione delle istanze. Il congiuntivo trapassato, diversamente, descrive il¬†volere avere ragione¬†come precedente rispetto all’evento, pure passato (ma, attenzione, successivo al¬†procedere all’istruttoria e all’esitazione delle istanze), del¬†procedere all’abbattimento. Entrambe le scelte sono, pertanto, legittime in astratto; entrambe, per√≤, presentano dei difetti: la prima non veicola alcuna sfumatura eventuale, che sarebbe, invece, utile; la seconda veicola s√¨ un senso di eventualit√† (per via della sovrapposizione tra la proposizione relativa e la condizionale:¬†da chi avesse voluto¬†=¬†se qualcuno avesse voluto), ma costringe a cambiare il momento di riferimento a met√† frase, creando una certa ambiguit√† (il¬†volere avere ragione¬†precede il¬†procedere all’abbattimento¬†o il¬†procedere all’istruttoria e all’esitazione delle istanze?). Consigliamo, allora, una terza soluzione: il congiuntivo imperfetto (da chi volesse avere ragione), che non cambia il momento di riferimento e veicola una sfumatura eventuale. Il congiuntivo imperfetto ha, inoltre, il vantaggio di essere percepito come pi√Ļ formale del condizionale passato, quindi pi√Ļ appropriato a un contesto come questo.
Fabio Ruggiano
Francesca Rodolico

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QUESITO:

Chiedo delucidazioni sull’uso dell’espressione proseguire gli studi.
Queste forme sono tutte corrette e alternative?
PROSEGUIRE GLI STUDI AL CORSO DI STUDI…
PROSEGUIRE GLI STUDI PRESSO IL CORSO DI STUDI…
PROSEGUIRE GLI STUDI NEL CORSO DI STUDI…

 

RISPOSTA:

La variante pi√Ļ naturale √®¬†nel corso di studi. Accanto a questa si pu√≤ usare¬†presso il;¬†presso, infatti, √® usato comunemente con il significato di ‚Äėin, dentro‚Äô, sebbene significhi propriamente ‚Äėvicino a‚Äô e sebbene l‚Äôuso con il significato di ‚Äėin‚Äô sia pi√Ļ adatto all‚Äôambito burocratico. La scelta pi√Ļ insolita sarebbe¬†al, visto che la preposizione¬†a _√® preferita per introdurre ambienti associati fortemente a specifiche esperienze (_a casa,¬†a scuola,¬†all‚Äôuniversit√†) oppure ambienti dai confini non facilmente determinabili (a Roma,¬†a Venezia, ma¬†in Italia). Possibile sarebbe anche riformulare la frase inserendo il verbo¬†iscriversi, per esempio cos√¨:¬†proseguire gli studi iscrivendosi al corso di¬†(o anche¬†nel corso). In questo caso la preposizione¬†a _(o _in) sarebbe richiesta direttamente dal verbo.
Fabio Ruggiano

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QUESITO:

Ho bisogno del vostro aiuto per capire come interpretare uno dei criteri previsti per l’authorship di un articolo su una rivista scientifica.
La frase, tradotta da me in italiano è la seguente:
“Contributi sostanziali all’ideazione o alla progettazione dell’opera; o all’acquisizione, analisi o interpretazione di dati per il lavoro”.
Dalla prima parte della frase mi √® chiaro che √® sufficiente avere contribuito in maniera sostanziale all’ideazione O alla progettazione dell’opera; ho per√≤ un dubbio su come interpretare la seconda parte della frase, laddove si tratta dell’analisi dei dati. Tra¬†acquisizione¬†e¬†analisi¬†√® possibile che si intenda una E, oppure, visto che l’ultima congiunzione dell’elenco pu√≤ essere solo sottintesa (senza alcun dubbio) una O?
Per completezza riporto anche la frase originale inglese:
“The ICMJE recommends that authorship be based on the following 4 criteria:
Substantial contributions to the conception or design of the work; or the acquisition, analysis, or interpretation of data for the work; AND (…)”.

 

RISPOSTA:

Si tratta di tre alternative; per attribuirsi il titolo di author, cioè, bisogna aver contribuito sostanzialmente almeno a una delle tre fasi di elaborazione del lavoro (oppure anche a nessuna delle tre, se si è contribuito alla ideazione o alla progettazione).
Ovviamente, bisogna considerare anche gli altri tre criteri (qui non riportati), che sono chiaramente indicati come aggiuntivi (non alternativi) tramite AND.
Sottolineo che in italiano bisogna ripetere la preposizione articolata o almeno l’articolo davanti a tutti i membri dell’elenco:¬†oppure all’acquisizione, all’analisi o all’interpretazione¬†/¬†oppure all’acquisizione, l’analisi o l’interpretazione.
Fabio Ruggiano

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QUESITO:

‚ÄúLe ricordo che, qualora ci fosse bisogno di contattarci in tempo reale, al momento della sottoscrizione del modulo le abbiamo indicato i nostri recapiti telefonici.‚ÄĚ

Vorrei sapere se il periodo √® sintatticamente corretto, oppure se sarebbe preferibile evitare di “spezzare” la proposizione principale con una subordinata (in questo caso, “qualora ci fosse…”).

 

RISPOSTA:

La frase è ben costruita e l’inciso, segnalato opportunamente dalle due virgole, non crea problemi alla comprensione del messaggio. Tuttavia, il testo, che sembra di natura amministrativa, può essere semplificato:

  1. spostando l‚Äôinciso all‚Äôinizio o alla fine del periodo, in modo tale da non spezzare la proposizione principale (‚ÄúQualora ci fosse bisogno di contattarci in tempo reale, le ricordo che al momento della sottoscrizione del modulo le abbiamo indicato i nostri recapiti telefonici.‚ÄĚ / ‚ÄúLe ricordo che al momento della sottoscrizione del modulo le abbiamo indicato i nostri recapiti telefonici, qualora ci fosse bisogno di contattarci in tempo reale‚ÄĚ);
  2. sostituendo la congiunzione composta qualora con quella semplice se (‚ÄúSe ci fosse bisogno di contattarci in tempo reale, le ricordo che al momento della sottoscrizione del modulo le abbiamo indicato i nostri recapiti telefonici.‚ÄĚ);
  3. riducendo le informazioni non necessarie o ridondanti (in tempo reale non si presta bene a designare un servizio telefonico; semmai, potrebbe essere attribuito a un servizio di messaggistica istantanea).

Raphael Merida

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Categorie: Morfologia, Sintassi

QUESITO:

Nel mio lavoro di rilevazione degli incidenti stradali, quando si raccoglie la dichiarazione √® prassi scrivere: “proveniente da Via X percorrevo Via Y in direzione di Piazza Z …”. Io per√≤ preferisco cominciare usando il gerundio: “Provenendo da …”. L’inizio con il participio presente in funzione verbale √® da ritenersi errato, tollerato o corretto? Se corretto non √® comunque preferibile il gerundio?

 

RISPOSTA:

Il participio presente con funzione verbale √® raro e solitamente sgradito dai parlanti (anche se non pu√≤ essere definito scorretto). Si usa quasi esclusivamente in ambito burocratico, da cui proviene, non a caso, il suo esempio; anche in questo contesto, per√≤, pu√≤ essere sostituito da altre forme, come il gerundio, nell’ottica di un salutare avvicinamento del burocratese alla lingua comune.
Fabio Ruggiano

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Categorie: Morfologia

QUESITO:

E’ giusto scrivere: “Quadri orario o quadri orari” , “Moduli orari o moduli orario”?
 

 

RISPOSTA:

Vanno bene entrambe le soluzioni, in italiano. L’una, pi√Ļ tradizionale (quadri orari,¬†moduli orari), tratta il secondo termine come aggettivale e dunque lo accorda col sostantivo precedente, mentre l’altra (pi√Ļ sul modello inglese, e dunque forse meno apprezzata in uno stile pi√Ļ tradizionale) tratta¬†orario¬†come sostantivo con ellissi della preposizione reggente: cio√®¬†quadro orario¬†= quadro dell’orario. I sintagmi con omissione della preposizione (come anche, ad es.,¬†monte ore), ancorch√© ammissibili, hanno spesso un sapore tra il tecnologico e il burocratico sgradito ai palati pi√Ļ raffinati e pertanto, se possibile, potrebbero essere utilmente sostituiti dai costrutti pi√Ļ tradizionali (quadri orari,¬†moduli orari,¬†monte orario¬†ecc.).

Fabio Rossi
 

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QUESITO:

Volevo chiedervi alcuni consigli per riformulare una frase che vorrei usare in due testi diversi. Io ho provato a riformularla, però non so se  possa risultare un tantino ripetitiva; perciò vi chiedo se posso riscriverla meglio. Inoltre volevo sapere se il termine suddetto e la locuzione [non so se sia giusto definirla così] di cui sopra possano essere utilizzati per far riferimento a quanto descritto in precedenza, o se fossero meglio altri termini, come sopra descritte o sopracitate.

1a) Svolgi tutte le azioni di cui sopra in modo disinvolto e deciso, mostrandoti disinteressata e noncurante a tutto ciò che ti sta intorno.
1b) Esegui tutte le suddette azioni con disinvoltura e decisione, mostrandoti distaccata e indifferente a tutto ciò che ti sta attorno.

 

RISPOSTA:

Entrambe le frasi da lei proposte vanno bene, con preferenza per la seconda versione (con disinvoltura¬†√® sicuramente pi√Ļ agile, rispetto a¬†in modo disinvolto). Sono per√≤ forse proprio quel¬†suddetto¬†e¬†di cui sopra¬†a renderle un po’ troppo burocratiche. Non si potrebbero eliminare? in fondo, se qualcosa √® stato gi√† detto non c’√® bisogno di sottolinearlo: in quanto gi√† detto, il lettore √® in grado da s√© di recuperarlo.
Propongo pertanto la seguente versione ulteriormente semplificata della frase:

Svolgi tutte le azioni [oppure: queste azioni] con disinvoltura e decisione, mostrandoti distaccata e indifferente a ciò che ti sta attorno.

Ripeto:¬†suddetto¬†e¬†di cui sopra¬†(s√¨, √® una locuzione aggettivale) sono corretti e vanno bene per esprimere qualcosa che √® stato gi√† detto in precedenza, ma si confanno meglio a uno stile burocratico che a uno medio, piano e narrativo. In quest’ultimo caso, possono essere omessi oppure sostituiti con locuzioni pi√Ļ agili quali “di cui abbiamo gi√† parlato”, “di cui s’√® gi√† detto”, “gi√† nominate”, “gi√† descritte” e simili.

Fabio Rossi

Parole chiave: Lingua della burocrazia
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QUESITO:

Vorrei inoltrarvi due quesiti.
Il primo di questi riguarda la negazione “n√©”.
РLa comunicazione potrà essere diffusa entro la fine della settimana, senza però che il suo contenuto sia circolato negli uffici, né (che) abbia subito modifiche.
Р Si può inviare una domanda che non contenga richieste specifiche, né (che) sia stata presentata ad altri uffici?
– Senza essere stato nominato n√© aver ottenuto riconoscimenti in precedenti competizioni, l’autore √® libero di presentare le sue opere?
Le tre costruzioni sono corrette dal punto di vista sintattico? I “che” indicati tra parentesi nelle prime due sono consigliati, errati o a discrezione dello scrivente?

 

RISPOSTA:

N√©¬†significa letteralmente ‘e non’, quindi si pu√≤ usare soltanto in frasi che richiederebbero, se non coordinate, un¬†non¬†inziale.¬†Senza¬†non equivale a¬†non, sebbene esprima, ovviamente, l’idea negativa della privazione. Dunque se a senso, e nell’italiano informale, le alternative da lei proposte sono accettabili, non lo sono a rigore secondo l’italiano atteso in un testo formale. Eccone le possibili riscritture, che tengono conto anche della richiesta sull’uso di¬†che¬†e di altri fattori.
– La comunicazione potr√† essere diffusa entro la fine della settimana, senza per√≤ che il suo contenuto sia circolato prima negli uffici e senza che abbia subito modifiche. In questo caso andrebbe aggiunto un¬†prima, forse: se la notizia pu√≤ essere diffusa, come potrebbe non circolare? Inoltre, l’intera frase √® davvero molto faticosa (anche a causa di quel¬†sia circolato, che tra l’altro andrebbe preferibilmente cambiato in¬†abbia circolato). Eccone una possibile variante pi√Ļ elegante, pi√Ļ chiara e meno burocratica:¬†La comunicazione potr√† essere diffusa entro la fine della settimana; prima di allora, non potr√† circolare negli uffici n√© essere modificata.
– ¬†Si pu√≤ inviare una domanda che non contenga richieste specifiche, n√© [il¬†che¬†non si ripete quasi mai, in coordinazione a precedente proposizione con¬†che] sia stata presentata ad altri uffici (oppure: e che non sia stata presentata ad altri uffici). Questa frase √® davvero strana: perch√© mai una domanda non dovrebbe contenere richieste specifiche, dal momento che √®, per l’appunto, una domanda, cio√® una richiesta? Insomma, il primo requisito di un testo √® che dica cosa sensate, non senza senso, di l√† dalla forma in cui √® scritto.
– Senza essere stato nominato e senza aver ottenuto riconoscimenti in precedenti competizioni, l’autore √® libero di presentare le sue opere? Anche qui si pu√≤ esprimere lo stesso concetto in modo pi√Ļ chiaro, elegante e meno faticoso: Un autore che non abbia presentato domande ad altre competizioni pu√≤ presentare le sue opere?

Fabio Rossi 

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QUESITO:

Chiedo, cortesemente, se il seguente testo va bene: “Gent.mo Dirigente F,
sono con la presente per comunicarLe che nel mese di giugno mi ha contattato/sono
stata contattata il Dirigente S. e mi ha comunicato/ che mi ha comunicato  che il
prossimo anno scolastico mi verranno assegnate due classi seconde. Ha individuato
anche le docenti che mi dovrebbero sostituire in terza. Spero tanto che Lei tenga
conto di questa disposizione, voluta per tutelare le classi, visto che… “
 

 

RISPOSTA:

Diciamo che lo stile burocratico come al solito è sgradevolmente quanto inutilmente pomposo, e la sintassi delle alternative che propone non sempre è corretta. Ecco una possibile riscrittura, con le relative varianti.
“Gent.mo dirigente F.,

nel mese di giugno mi ha contattato il dirigente S. [oppure: sono stata contattata dal dirigente S.] e mi ha comunicato che [oppure: il quale mi ha comunicato che; oppure: comunicandomi che] il prossimo anno scolastico mi verranno assegnate due classi seconde. Ha individuato anche le docenti che mi dovrebbero sostituire in terza. Spero tanto che Lei tenga conto di questa disposizione, voluta per tutelare le classi, visto che… “

Fabio Rossi

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QUESITO:

Quale delle tre frasi è corretta?
1. “Gent.le dottore, Le comunico che ieri ho chiamato in Regione per informazioni in merito al vaccino anti COVID, ho anche sentito il sindaco che mi confermato che¬†posso prenotarmi”.
2 “Gent.le dottore, Le comunico che ieri ho chiamato in Regione per informazioni¬†in merito al vaccino anti COVID, ho anche sentito il sindaco, ENTRAMBI (Regione e¬†sindaco) mi hanno confermato che posso prenotarmi”, per√≤ la regione non √® una¬†persona!?
3. “Gent.le dottore, ieri ho chiamato in Regione in merito al vaccino anti COVID,¬†mi √® stato detto (= persona con la quale ho parlato) che posso prenotarmi; ci√≤ mi √®¬†stato confermato anche dal sindaco”.

 

RISPOSTA:

Le tre frasi differiscono in diversi punti e sono tutte migliorabili nella composizione, sebbene nessuna contenga errori grammaticali evidenti. 
Nella prima frase si attribuisce l’autorizzazione al solo sindaco (il verbo¬†confermare¬†non √® sufficientemente esplicito circa il ruolo della Regione); se, per√≤, la fonte dell’autorizzazione √® anche la Regione √® consigliabile chiarire questa informazione.
Nella seconda frase il pronome¬†entrambi¬†√® effettivamente innaturale se riferito a un’istituzione.
L’espressione¬†chiamare per informazioni, inoltre,¬†√® fortemente burocratica: pi√Ļ comune sarebbe¬†chiamare per chiedere / avere / ricevere informazioni.
La terza frase risulta, in conclusione, la migliore; questa pu√≤ essere, per√≤, migliorata nella punteggiatura:¬†“Gent.le dottore, ieri ho chiamato in Regione in merito al vaccino anti COVID: mi √® stato detto che posso prenotarmi; ci√≤ mi √®¬†stato confermato anche dal sindaco”.
Un’altra piccola limatura si potrebbe fare sul piano della coesione:¬†“Gent.le dottore, ieri ho chiamato in Regione in merito al vaccino anti COVID e mi √® stato detto che posso prenotarmi per la somministrazione. L’informazione mi √®¬†stata confermata anche dal sindaco”. In alternativa alla forma impersonale¬†mi √® stato detto¬†(che comunque va bene), infine, si pu√≤ esplicitare il riferimento:¬†la persona con cui ho parlato / il responsabile del servizio mi ha detto¬†o altro.
Fabio Ruggiano

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QUESITO:

Ho qualche dubbio in merito alla seguente affermazione. Il¬†vogliate¬†che spesso si usa all’interno di questa frase non mi convince:
“Nel caso in cui aveste ricevuto questo mail per errore, vogliate avvertire il mittente al pi√Ļ presto a mezzo posta elettronica e distruggere il…”

 

RISPOSTA:

La forma √® pienamente legittima, sebbene adatta a contesti molto formali o burocratici. Si tratta del congiuntivo presente, seconda persona plurale, del verbo¬†volere, qui con la funzione esortativa, ovvero finalizzato a indurre il ricevente a fare una certa azione. Il congiuntivo esortativo √® la forma che sostituisce l’imperativo in contesti formali; l’alternativa a¬†vogliate avvertire, infatti, √®¬†avvertite, decisamente pi√Ļ diretta e aggressiva.
L’accordo al maschile con il nome¬†mail¬†(ma in realt√† dovrebbe essere¬†e-mail, o¬†email) √® al limite dell’accettabilit√†. Il nome¬†e-mail¬†√® comunemente femminile, per cui ci si aspetterebbe¬†questa e-mail, non¬†questo mail. Il maschile non si pu√≤ definire un errore in assoluto, visto che il genere dei prestiti dall’inglese √® soggetto a oscillazione, ma visto che questo nome √® saldamente femminile, il maschile appare discutibile.
Fabio Ruggiano

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QUESITO:

Vorrei sapere se il verbo¬†esitare¬†possa essere utilizzato transitivamente col¬†significato di ‘dare esito a√¨¬† nella terminologia della linguistica e delle materie¬†affini. Esempio: “Le palatali indoeuropee esitano velari o palatali”, col significato di ‘danno esito a velari o palatali’.

 

RISPOSTA:

Il verbo¬†esitare¬†2 (derivato da¬†esito), diverso da¬†esitare¬†1 (trasfornazione dal latino¬†haesitare), significa¬†‘smerciare, vendere al dettaglio’, ‘recapitare’ o¬†‘risolversi in un certo modo’. Nel primo caso si usa soltano in riferimento a merci, nel secondo in riferimento a posta o simili, ed √® un burocratismo, nel terzo¬†riferito a malattie in espressioni come¬†esitare in guarigione,¬†esitare in demenza,¬†esitare in una forma di nanismo¬†(tutti esempi autentici tratti da Internet). Si noti che in quest’ultimo caso il verbo non √® transitivo, ma richiede sempre la preposizione¬†in.
Escludo, quindi, che un’espressione come¬†esitare velari¬†o simili sia oggi accettabile.
Fabio Ruggiano

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QUESITO:

“La dichiarazione √® sottoscritta e presentata unitamente a copia fotostatica di un documento di identit√† in corso di validit√† del sottoscrittore ai¬†sensi degli articoli 35 e 38 del D.P.R. n. 445/2000.
Esenta da imposta di bollo ai sensi dell‚Äôart. 37 D.P.R.¬†28 dicembre 2000¬†n.¬†445″.

 

RISPOSTA:

La voce¬†esenta¬†in questione potrebbe anche rappresentare, come da lei suggerito, un caso di verbo con soggetto sottinteso (e anche con oggetto sottinteso: esenta il sottoscrittore), ma sarebbe assai strano, in un testo burocratico che tende, semmai, all’iperspecificazione piuttosto che all’omissione. Sarebbe corretto ma comunque non comune, anche in un testo non burocratico, dal momento che il verbo¬†esentare¬†richiede di norma tutti i suoi argomenti: chi esenta chi da che cosa. √ą dunque pi√Ļ plausibile pensare a un refuso per¬†esente, in una frase nominale, tipica dello stile burocratico. Vale a dire che la dichiarazione non richiede l’imposta di bollo, ma pu√≤ esser fatta in carta semplice.
Purtroppo, quello da lei sottopostoci √® un ennesimo esempio delle falle dei testi burocratici, che riescono a rendere criptici anche i concetti pi√Ļ semplici. Fosse per me, lo riscriverei cos√¨:¬†
 

“La dichiarazione deve essere firmata ed essere presentata insieme alla fotocopia¬†di un documento di identit√† valido ai¬†sensi degli articoli 35 e 38 del D.P.R. n. 445/2000.
La dichiarazione va presentata in carta semplice, senza imposta di bollo ai sensi dell‚Äôart. 37 D.P.R.¬†28 dicembre 2000¬†n.¬†445″.

Fabio Rossi

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QUESITO:

Io lavoro all’universit√† e malgrado la mia, diciamo cos√¨, buona conoscenza dell’italiano, mi trovo a chiedere sempre: ma come devo scrivere:¬†l’8 aprile,¬†l’1 aprile,¬†lo 08¬†o¬†lo 01?¬†O √® meglio scrivere¬†il 1¬į¬†o¬†scriverlo in lettere? Inoltre,¬†si scrive¬†dall’1¬†o¬†dallo 01?
E poi¬†conseguente¬†o¬†consequente?¬†Io ho scritto¬†conseguente¬†perch√® da una azione primaria dovrebbero seguirne altre…¬†consequenziali¬†(o¬†conseguenziali?). Sono giuste tutte e due?

 

RISPOSTA:

Tutti dubbi pi√Ļ che legittimi, stia pur tranquillo/a, e condivisi dalla gran parte degli italiani, anche colti, per via del fatto che certe cose non vengono (quasi) mai spiegate dalle grammatiche, oppure perch√© l‚Äôitaliano √® pi√Ļ elastico (e dunque ammette pi√Ļ soluzioni) di quanto comunemente si creda. Rispondiamo con ordine a tutte le sue domande.
1) Decisamente meglio l’8, l’11 ecc. La soluzione con lo zero davanti è tipicamente burocratica e da riservarsi a quei formulari che pretendono due cifre per ogni numero: 04/05/15 per il 4 maggio del 2015, per intenderci.
2) Se per√≤ il giorno del mese √® il primo (nella scrittura distesa, meglio scrivere i numeri a lettere, piuttosto che in cifre, ma nelle date secche, e nei formulari burocratici, la scrittura in cifre √® obbligatoria), allora sarebbe meglio scrivere ‚Äú1¬į maggio‚ÄĚ, piuttosto che ‚Äú1 maggio‚ÄĚ, e pronunciare ‚Äúprimo maggio‚ÄĚ (o giugno ecc.) piuttosto che ‚Äúuno maggio‚ÄĚ. Questo per via della consuetudine antica (conservatasi quasi soltanto per il primo giorno di ogni mese) di intendere il numero del giorno come numero ordinale (primo, secondo ecc., sottinteso giorno) e non cardinale. Comunque, anticamente, si utilizzavano per le date anche i numeri cardinali, ma li si introduceva con gli articoli: per es., ‚Äúli 22 di aprile‚ÄĚ. Sottinteso: giorni. Naturalmente,¬†li¬†√® un articolo arcaico, oggi non pi√Ļ possibile, anche se rimasto disponibile nei soliti formulari burocratici: es. Messina, li… Dato che √® articolo e non avverbio di luogo, la forma con l‚Äôaccento (pure talora attestata) √® erronea: Messina, l√¨… Erronea perch√©, come ripeto, non si tratta di un avverbio di luogo.
3) Si dice e si scrive ‚Äúdal 2 all‚Äô8‚ÄĚ, ‚Äúdal 1¬į al 10 luglio‚ÄĚ e simili. Ovviamente, se il formulario impone sia l‚Äôarticolo sia lo zero iniziale, l‚Äôunica forma corretta non pu√≤ che essere ‚Äúdallo 01 allo 08‚ÄĚ, anche se, come ripeto, √® brutto (sia a vedersi scritto, sia a sentirsi pronunciato) e burocratico. Meglio sempre senza zero.
4) Seguente e conseguente si scrivono con la g in quanto derivano direttamente dall’italiano, come participi presenti del verbo seguire. Invece consequenziale è ripreso dalla forma latina consequentia, e per questo si scrive con la q. Si tratta comunque, all’origine, sempre di eredi del verbo latino sequi. Tuttavia, quando la parola che ne è derivata in italiano ha avuto una trafila etimologica popolare, vale a dire di uso ininterrotto dall’antichità fino ad oggi, con tutti gli inevitabili cambiamenti fonetici, la q si è trasformata (tecnicamente, sonorizzata) in g, come in conseguenza, seguire ecc. Quando, invece, la parola che ne è derivata ha seguito una trafila dotta, recuperando cioè artificiosamente l’antica forma latina, la q si è mantenuta: sequenza, consequenziale. Spessissimo, dalla medesima forma latina, derivano diverse forme italiane (dette allotropi) con esiti fonetici diversi. Per es., dal latino vitium derivano tanto l’italiano vizio, quanto l’italiano vezzo. Da radium derivano radio, razzo e raggio ecc. ecc.
Fabio Rossi
 

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QUESITO:

Vorrei sapere se le seguenti frasi sono corrette:

1. Proporrei di fargli direttamente un bonifico di ‚ā¨…… Incluse le¬†eventuali spese per motivi aggiunti.

2. √ą come se gli stessimo dicendo:”non fare pi√Ļ nulla perch√© siamo disposti ad¬†aderire al ricorso”

RISPOSTA:

Le frasi sono sintatticamente ben formate. Ho sostituito¬†aggiunti¬†con¬†aggiuntivi¬†e qualche altro dettaglio grafico. Per quanto riguarda¬†‚ā¨ …, infine, la sequenza “‚ā¨¬†+¬†importo”¬†√® di stampo burocratico, quindi adatta a comunicazioni istituzionali; in una comunicazione ufficiosa come quella qui considerata, √® preferibile “importo¬†+¬†‚ā¨“, o anche “importo¬†+¬†euro“.
Ecco il risultato:

1. Proporrei di fargli direttamente un bonifico di … euro /¬†‚ā¨, incluse le¬†eventuali spese per motivi aggiuntivi.

2. √ą come se gli stessimo dicendo: “Non fare pi√Ļ nulla perch√© siamo disposti ad¬†aderire al ricorso”.

Fabio Ruggiano

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Categorie: Morfologia, Sintassi

QUESITO:

[…]¬†ho un dubbio su come coniugare il verbo in
questa frase: La povertà, nonché la guerra, è/sono causa delle migrazioni.

 

RISPOSTA:

Se si usa nonch√©¬†come inciso, allora il verbo √® meglio metterlo al singolare: “La povert√†, nonch√© la guerra, √® causa delle migrazioni”. Tuttavia, suggerirei di non usare il¬†nonch√©, che ha un sapore burocratico, ma di usare direttamente due soggetti, e dunque con il verbo al plurale: “Le due principali cause delle migrazioni sono la povert√† e la guerra”. Sempre meglio essere chiari, semplici e lineari: se le cause sono due, meglio dirlo subito, anzich√© occultarne una dietro un¬†nonch√©.

Fabio Rossi

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QUESITO:

Buongiorno, vorrei sapere, per cortesia, se ho scritto bene la seguente frase (ho seri problemi con i verbi, pur conoscendoli a volte trovo serie difficolta ad applicarli): “Ti scrivo per chiederti se hai ricevuto l’isee corretto e se ci sono i presupposti per agire via legale chiedendo il gratuito patrocinio”.

 

RISPOSTA:

Cara Marcella, nella sua frase i verbi sono usati correttamente; l’unico appunto che muoverei √® su “agire via legale”, che sembra un burocratismo fuori luogo: meglio sarebbe “agire per vie legali”.

Fabio Ruggiano

Parole chiave: Lingua della burocrazia, Verbo
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Categorie: Punteggiatura, Sintassi

QUESITO:

√ą scritto bene: “Questi due cagnolini sono stati abbandonati e successivamente
trovati nell’abitazione di una signora, la quale non pu√≤ pi√Ļ tenerli. Se non
viene trovata il prima possibile una soluzione, hanno detto che saranno presi
provvedimenti riguardo la soppressione!”?

 

RISPOSTA:

Il testo √® un po‚Äô faticoso, ma pu√≤ andare, in quanto non presenta errori veri e propri. Se ne potrebbe suggerire una riscrittura pi√Ļ elegante di questo tipo: ‚ÄúI due cagnolini, dopo essere stati abbandonati, sono stati ritrovati nell‚Äôabitazione di una signora che non pu√≤ tenerli. Se non se ne trova presto una sistemazione, i due cagnolini potrebbero essere soppressi‚ÄĚ.
Gli elementi meno felici (troppo contorti o ridondanti, ma non del tutto erronei) del primo testo sono i seguenti:
1) ‚Äúhanno detto‚ÄĚ: chi l‚Äôha detto? Se √® generico, √® meglio eliminarlo.
2 ‚ÄúRiguardo alla‚ÄĚ √® migliore rispetto a ‚Äúriguardo la‚ÄĚ.
3) L‚Äôespressione ‚Äúsaranno presi provvedimenti riguardo la soppressione‚ÄĚ √® inutilmente involuta e burocratica.
4) Il punto esclamativo finale è ingenuo (in quanto inutilmente enfatico) e non ha alcuna ragion d’essere.

Fabio Rossi

Parole chiave: Lingua della burocrazia
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