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QUESITO:

Vorrei sapere se una frase che comincia con “che peccato” abbia bisogno dei puntini di sospensione (tralasciando il punto esclamativo) o possa farne anche a meno. Esempi:

Che peccato dover andarmene cos√¨ presto…

Che peccato sia morto cos√¨ giovane…

 

RISPOSTA:

Che peccato! √® di per s√© una formula esclamativa che pu√≤ indicare dolore, dispiacere o, in alcuni casi, ironia, quindi il segno interpuntivo richiesto √® il punto esclamativo; in frasi che cominciano con che peccato per√≤ √® possibile aggiungere i puntini di sospensione. Aggiungendoli, infatti, il discorso rimane sospeso volontariamente (in questo caso per reticenza o per un sottinteso allusivo) lasciando intendere per√≤ gli impliciti sviluppi. La prima frase pu√≤ essere, per esempio, interpretata cos√¨: ‚ÄúChe peccato dover andarmene cos√¨ presto‚Ķ mi stavo proprio divertendo!‚ÄĚ; la seconda, invece: ‚ÄúChe peccato sia morto cos√¨ giovane‚Ķ era un bravissimo ragazzo!‚ÄĚ. Le stesse considerazioni valgono per ‚ÄúChe peccato‚Ķ‚ÄĚ, che lascia intendere all‚Äôinterlocutore o al lettore qualcosa di non detto.

Raphael Merida

Parole chiave: Interiezione, Retorica
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QUESITO:

Se esistesse un’interruzione con la¬†c¬†seguita o preceduta dall’h¬†non cambierebbe il suono dolce della¬†c? Mi √® venuto questo dubbio per 2 motivi: se la¬†c¬†√® in fine di parola (hhhc) √® dura e anche quando √® seguita da una consonante (cccch). Quelle fra parentesi sono le ipotesi che secondo me sono sbagliate.
Nelle interiezioni l’h¬†divide il suono delle vocali (Ahahah)? Allunga il suono della vocale che la precede o che le sta davanti (hhhhhe,¬†ohhh,¬†ehhhhi)? Le cose che ho elencato delle interiezioni non riguardano le parole?
In pezzi di parola e acronimi, nel caso dei dittonghi e trittonghi, l’h¬†cambierebbe il suono?:¬†ghn,¬†ghli,¬†glhi,¬†hgli,¬†gliho,¬†shci. La¬†c¬†quando √® da sola viene considerata pi√Ļ come affricativa? Un esempio √®:¬†c’ho.
Le parole composte seguono una regola di lettura diversa da una parola normale? Un esempio di parola composta è scioglilingua e un esempio di parola è glicemia. Il suono della gli in glicemia è duro mentre in scioglilingua è diverso. Le parole composte si pronunciano separatamente?
Una parola composta potrebbe perdere la sua validità in quanto parola composta se si aggiungessero accenti, doppie oppure delle h sparse in modo casuale: sscioglilingua, scíoglilingua, scioglilinguà, scioghlilingua, scioglilihngua?
Nel caso di¬†hascisconore¬†si rischia la pronuncia sbagliata per quanto riguarda le parole composte, ma questo a cosa √® dovuto?¬†Hashishonore, invece, √® pi√Ļ fattibile perch√© √® una parola straniera riconoscibile? Le parole composte con le parole straniere talvolta possono essere complicate per via della riconoscibilit√† del termine? Per esempio le parole inglesi:¬†I,¬†me,¬†a¬†e¬†do. Le parole composte seguono uno schema (nome+nome, aggettivo+aggettivo ecc.) oppure le parole possono essere messe a caso (nome+articolo). Le parole composte si potrebbero fare con qualsiasi tipo di parola: Interiezioni, nomi di persona, cognomi ecc.? Sono sempre composte da 2 parole? Le parole macedonia con i casi tipo¬†hascisc¬†non si potrebbero creare? Potrebbero coesistere le parole composte e le parole normali? Es:¬†liberamente¬†(√® un avverbio, ma non si potrebbe creare un composto¬†libera+mente?). Se esistesse una parola come¬†ascisconore¬†sarebbe assolutamente infattibile fare un composto come¬†ascisc+onore?

 

RISPOSTA:

Non esistono regole, ma solo consuetudini e analogie, sulla pronuncia di pezzi di parola (quali acronimi o parole inventate o sezioni pi√Ļ o meno riconducibili a parti di parola esistente). Comunemente, se una parola inventata, o un pezzo di parola, o un acronimo, finisce per¬†c¬†(nessuna parola italiana esistente finora pu√≤ finire per¬†c), la¬†c¬†si pronuncia come velare, e non come affricata, perch√© la pronuncia velare √® quella meno marcata, per cos√¨ dire, cio√® quella pi√Ļ comune, dal momento che le affricate (come la¬†c¬†di¬†cena¬†e la¬†g¬†di¬†gelo, per intenderci) sono fonemi rarissimi, nelle lingue del mondo, e infatti l‚Äôitaliano √® una delle poche lingue a possederle nel proprio apparato fonologico.
Per quanto riguarda le interiezioni e gli ideofoni (cio√® parole che indicano rumori), anche qui val pi√Ļ la convenzione, la consuetudine e l‚Äôanalogia che la regola fonetica (inesistente). E dunque, l‚Äôh¬†di solito non modifica la pronuncia n√© delle vocali n√© delle consonanti cui si accompagna, con la parziale eccezione per la¬†c¬†e la¬†g, per analogia con le parole italiane: dunque¬†ch¬†e¬†gh¬†non possono che pronunciarsi, almeno in italiano, come velari. Anche¬†hc¬†e¬†hg¬†si pronuncerebbero come velari, sia per il mutismo della¬†h¬†sia per quanto appena detto sulla pronuncia non marcata delle velari. Per quanto riguarda le vocali, una parziale deroga al mutismo della¬†h¬†si ha nell‚Äôinteriezione (o ideofono) che riproduce la risata, che da taluni (ma non necessariamente) viene pronunciata con una serie di¬†a¬†separate da aspirazione:¬†ahahahah. L‚Äôallungamento vocalico delle interiezioni non √®, di solito, segnalato dalla presenza o meno della¬†h, bens√¨ dal valore pragmatico, e dunque dal contesto d‚Äôuso, di quell‚Äôinteriezione. E infatti, bench√© molte (non tutte) le interiezioni siano presenti nella gran parte dei dizionari, non v‚Äô√® un accordo perfetto sulla loro grafia: chi scrive¬†hm, chi¬†mh, chi¬†hmh, chi¬†hmm¬†ecc. Dicevo che √® il contesto d‚Äôuso, pi√Ļ che la grafia, a segnalare la lunghezza vocalica (di norma non graficamente segnalata, in italiano, eccezion fatta per alcune interiezioni, per l‚Äôappunto, e con notevoli oscillazioni da autore ad autore). E dunque, anche per l‚Äôah¬†di meraviglia, per esempio, e anche a parit√† di scrittura (ah), ci sar√† un caso come: ‚ÄúAh, che spavento!‚ÄĚ (che si pronuncia con una a breve) e un altro caso come ‚ÄúAh, qui ti volevo! Lo vedi che avevo ragione io?!‚ÄĚ, che si pronuncia con una¬†a¬†molto allungata.
D‚Äôaltra parte, √® possibile che talora lo scrivente senta l‚Äôesigenza di segnalare graficamente (o con l‚Äôh¬†o con la duplicazione della vocale) il diverso valore pragmatico, e dunque anche la diversa pronuncia, delle interiezioni, distinguendo, per es., tra¬†ehi¬†e¬†eeeeehi, o¬†hhhhei¬†o in altro modo ancora. Se, nella letteratura tradizionale, si tendeva a non ripetere stesse serie di grafemi per pi√Ļ di due volte, l‚Äôeffervescenza grafica, e talora grafomane, incoraggiata dai nuovi media ha immesso in italiano (anche in letteratura) talune interiezioni fatte anche di lunghe serie di vocali e/o di¬†h. Se accetta un consiglio, il troppo stroppia sempre, e il ricorso a questi mezzucci grafici √® considerato, da taluni linguisti superciliosi come chi le scrive, un modo di scrivere assai¬†cheap.
La prima parte della domanda sui pezzi di parola e gli acronimi non ha senso, perché MANCA una regola fonetica per la pronuncia delle parole inventate, dei pezzi di parola, degli acronimi, quindi i casi da lei elencati possono pronunciarsi come si vuole. Per quanto riguarda la seconda parte della domanda, la pronuncia affricata (affricativa non esiste, esistono le fricative, ma sono un’altra cosa) della c isolata in c’ho è la classica eccezione che conferma la regola della pronuncia velare di c in isolamento. In effetti, dato che la grafia c’ho (non a caso da taluni contestata e riflettente un caso di lingua parlata trascritta) contrassegna la caduta della i per elisione, allora lì la pronuncia permane quella affricata, come se la i rimanesse: ci ho.
La pronuncia dei composti non cambia, di norma, rispetto a quella delle parole componenti, tranne, talvolta, per questioni di accento (nel senso che tende a perdersi, anche come accento secondario, quello del primo elemento) o di raddoppiamento fonosintattico: per esempio, caffè + latte = caffellatte; così + che = cosicché.
Nel caso di¬†scioglilingua, la pronuncia √® quella normale, con¬†l¬†palatale, della parola¬†sciogli.¬†√ą semmai¬†glicemia¬†l’eccezione (come¬†glicine¬†e altre), nel senso che la pronuncia non palatale del nesso¬†gl dipende dal fatto che quella parola deriva dal greco, lingua in cui la laterale palatale non esisteva (su quest‚Äôargomento pu√≤ vedere la FAQ Pronuncia di Gliaca dell‚Äôarchivio di DICO).
Bench√© l‚Äôitaliano, a differenza dell‚Äôinglese, sia una lingua che segue l‚Äôordine determinato + determinante, sono numerosi i composti (soprattutto dal greco o dall‚Äôinglese) che seguono l‚Äôordine inverso: agopuntura, psicoterapia ecc., motivo per cui anche hashishonore nel significato di ‚Äėonore dell‚Äôhashish‚Äô potrebbe andar bene.
Dopodich√© √® ovvio che le parole non possano esser messe a caso, n√© in italiano n√© in inglese n√© in nessuna altra lingua, direi, ed √® altres√¨ chiaro che bisognerebbe tentare di evitare ambiguit√† di pronuncia e di senso. La libert√† di scelta delle componenti di un composto √® lasciata, un po‚Äô come la pronuncia, al buon senso, anche qui tentando di evitare ambiguit√†: eviterei, per esempio, l‚Äôuso delle interiezioni nei composti, e forse anche l‚Äôuso degli articoli, nei limiti del possibile. Composti con nomi propri sono possibili, anche qui entro i limiti del buon senso e della comprensibilit√†. Per es., cos√¨ come era comune, anni fa, il D‚ÄôAlema-pensiero, oggi sarebbe possibile il Salvini-pensiero (ammesso che esista…), che tra l‚Äôaltro segue l‚Äôordine determinante + determinato.
Su¬†libera mente¬†inteso come ‚Äúqualcosa che libera la mente‚ÄĚ, ci hanno gi√† pensato in molti prima di Lei, come scoprir√†¬†on line.
Fabio Rossi
Raphael Merida

Parole chiave: Interiezione, Neologismi
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QUESITO:

Vorrei chiedere che differenza c’√® tra le parole. spesso usate da sole come interiezioni,¬†auguri,¬†complimenti,¬†congratulazioni. Magari¬†tra¬†auguri¬†e le altre e pi√Ļ facile, perch√©¬†auguri¬†guarda al futuro; ma le altre¬†due a volte sono intercambiabili, a volte no. Me ne pu√≤ spiegare l’uso?

 

RISPOSTA:

La parola¬†auguri¬†√® stata oggetto di un approfondimento etimologico nella rubrica di DICO “La parola che non ti aspetti”. Trova l’articolo qui:¬†http://www.dico.unime.it/2015/12/28/tanti-buoni-presagi-da-dico/.
Complimenti¬†√® un prestito adattato antico, dallo spagnolo¬†cumplimiento¬†‘completamento, compimento di un compito’. Quando si fa un complimento a qualcuno, o si esclama “Complimenti!”, quindi, si compie il proprio dovere di dimostrare il proprio favore a quella persona. Come si pu√≤ immaginare, questo dovere √® virtuale, convenzionale, non ha niente di concreto; i complimenti, infatti, sono spesso vuoti e possono addirittura servire a mascherare sentimenti opposti. Non a caso,¬†fare complimenti¬†indica l’atteggiamento di chi rifiuta ostentatamente offerte o favori, anche se vorrebbe accettarli (un atteggiamento che √® definito¬†complimentoso); spesso, inoltre, l’esclamazione “Complimenti (per…)!” √® fatta con un intento dichiaratamente ironico, per “onorare” un insuccesso.
Le congratulazioni, invece, sono tipicamente sincere e raramente ironiche. L’etimologia della parola¬†congratulazioni¬†rimanda al latino CONGRATULOR ‘rallegrarsi insieme’ e rivela, quindi, che l’atto riguarda i sentimenti, e in particolare la gioia che si prova per il successo di qualcuno a cui si vuole bene. Il nome¬†congratulazioni¬†√® imparentato con¬†grazie, che a sua volta pu√≤ essere usato come interiezione. Di questo ci siamo occupati in un’altra risposta, che pu√≤ leggere qui.
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Etimologia, Interiezione
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QUESITO:

Buonasera,

vi scrivo per chiedere informazione riguardo all’espressione¬†molte grazie, che √® stata oggetto di un’accesa discussione con un signore che sosteneva fosse errata. Secondo codesto signore l’espressione giusta sarebbe¬†molto grazie. Vi chiedo gentilmente se mi potete chiarire la questione.

 

RISPOSTA:

Grazie¬†√® un nome (√® il plurale di¬†grazia), e come tutti i nomi concorda con l’aggettivo in genere e numero:¬†molte grazie,¬†tante grazie,¬†infinite grazie¬†ecc. La parola, per√≤, si usa spesso come interiezione, da sola, con un significato del tutto diverso rispetto al singolare: infatti non posso dire *No, grazia. La specializzazione del plurale in questa funzione induce alcuni parlanti a considerare questa parola come un avverbio (al pari, ad esempio, di¬†bene¬†o¬†male) e, di conseguenza, a pensare che debba essere accompagnata solamente da avverbi. Da qui il *molto grazie¬†(sul modello di¬†molto bene)¬†proposto dal suo interlocutore,¬†in realt√† scorretto, ma anche il¬†grazie assai, diffuso in alcune regioni meridionali e accettabile solamente in contesti molto informali.
L’uso di¬†grazie¬†come interiezione, quindi, non ha fatto perdere a questa parola la sua natura di nome; tanto che pu√≤ ancora essere usata in frasi come “Madonna del Bosco ‚Äď La Vergine che dispensa le sue grazie da un castagneto” (a proposito di una apparizione mariana in un bosco).
Si noti che l’interiezione¬†grazie¬†√® una semplificazione dell’espressione¬†rendere grazie¬†‘restituire benevolenze’ (dal latino¬†gratias agere, dal significato simile). Quando ringraziamo, quindi, dichiariamo di contraccambiare con la benevolenza il favore ricevuto.
Fabio Ruggiano

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