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Categorie: Semantica, Sintassi

QUESITO:

Nel periodo: “Avevo visto Mario e gli avevo chiesto di passare dal mio studio, ma non ha portato i documenti che avrei dovuto consultre” la coordinata avversativa¬†ma non ha portato i documenti¬†√® da considerare legata alla coordinata copulativa¬†e gli avevo chiesto¬†oppure alla subordinata oggettiva¬†di passare dal mio studio?

 

RISPOSTA:

La coordinata introdotta da ma è formalmente collegata alla coordinata alla principale e gli avevo chiesto; nessun elemento al suo interno, infatti, può collocarla su un piano della gerarchia sintattica diverso dal primo. Certo, se sottraessimo la subordinata oggettiva, il contenuto della seconda coordinata non sarebbe comprensibile (e gli avevo chiesto, ma non ha portato i documenti); questo, però, è un effetto della forza del legame di subordinazione completivo (quello che lega gli avevo chiesto e di passare dal mio studio), per il quale la reggente risulta incompleta senza la subordinata.
Fabio Ruggiano

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Categorie: Sintassi

QUESITO:

Avrei bisogno di un chiarimento in seguito ad un diverbio per l’uso del verbo avere dopo la preposizione se.

Durante una conversazione riguardante una persona che dovrebbe unirsi a me e ad altre persone per un viaggio (persona con un atteggiamento poco incline al girare a piedi una citt√†) √® stata detta la seguente frase ¬ęcerto, se avrebbe anche a Londra questa visione di visitare la citt√† meglio che non venga¬Ľ, volevo sapere se ¬ęavrebbe¬Ľ usato in questa maniera diciamo ipotetica pu√≤ essere giusta o se si sarebbe dovuto usare ¬ęse avesse¬Ľ.

 

RISPOSTA:

La congiunzione (e non preposizione) se, in questo caso, introduce la protasi di un periodo ipotetico e dunque non pu√≤ mai reggere un condizionale, ma soltanto un congiuntivo, oppure un indicativo: ¬ęse avesse‚Ķ sarebbe meglio¬Ľ, ¬ęse ha‚Ķ √® meglio¬Ľ. Le ragioni dell‚Äôerrore sono facilmente intuibili: il/la parlante coglie la dubitativit√† dell‚Äôevento e la esprime dunque la condizionale: ¬ępotrebbe avere anche a Londra questa visione‚Ķ allora √® meglio che non venga¬Ľ. Tuttavia, come ripeto, dato che il periodo √® ipotetico, dopo se √® ammissibile soltanto o l‚Äôindicativo o il congiuntivo, mai il condizionale. Peraltro, se si vuole rendere a pieno la modalit√† della protasi, in questo contesto, a met√† tra il volitivo e l‚Äôepistemico, la soluzione migliore sarebbe la seguente: ¬ęCerto, se deve avere anche a Londra questa visione di visitare la citt√†, √® meglio che non venga per niente¬Ľ.

Fabio Rossi

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Categorie: Semantica, Sintassi

QUESITO:

Ho una domanda riguardante la seguente frase, tratta da The Game di Alessandro Baricco:

L’istinto era quello di fermarli. Il pregiudizio, diffuso, quello che fossero dei distruttori punto e basta.

Nella frase,¬†quello che fossero equivale a (l’istinto) era che fossero (l’uso del congiuntivo imperfetto √® stilistico e non √® semantico). La mia confusione riguarda il fatto che in quello che il che √® un pronome relativo, mentre nella mia versione della frase il che √® una congiunzione. Nella frase originale perch√©¬†che √® un pronome relativo?¬†Non riesco a sostituirlo con il quale. A che cosa si referisce quello? Potrebbe farmi un altro esempio in cui quello che viene usato come nella frase di Baricco?

 

RISPOSTA:

Nella frase originale, quello serve a ripetere il sintagma l’istinto. Questa ripetizione √® possibile (anche se appesantisce la sintassi) e pu√≤ servire a far risaltare il sintagma ripreso. Essa, per√≤, non √® necessaria e non cambia la natura della proposizione introdotta da che; il che, infatti,¬†non si riferisce a¬†quello (infatti non pu√≤ essere sostituito da¬†il quale), ma √® una congiunzione, proprio come nella versione modificata. La proposizione introdotta da¬†che √® una completiva: nella variante con quello √® una dichiarativa; nella variante senza quello viene considerata soggettiva, anche se sostituisce una parte nominale (per un approfondimento si veda questa risposta). Frasi come quella da lei citata potrebbero essere “La paura era quella di non riuscire a vincere”; “La paura era quella che la mia squadra non avrebbe vinto”.

Fabio Ruggiano

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QUESITO:

1. Seppur sbagliando, ho fatto tutto in buona fede.
Mi è capitato di sentire delle frasi del genere e mi chiedevo se fossero corrette.
Per me, le uniche due versioni corrette sono quelle formate da “seppure” + verbo di modo finito e “pur(e)” con gerundio:
2. Seppure io abbia sbagliato, ho fatto tutto in buona fede.
3. Pur sbagliando, ho fatto tutto in buona fede.

 

RISPOSTA:

La frase 1. √® senza dubbio scorretta; la 2. e la 3., invece, sono ben formate. Le proposizioni concessive esplicite, come nel caso di 2., possono avere il verbo al congiuntivo o all’indicativo, a seconda delle congiunzioni dalle quali sono introdotte. Reggono il congiuntivo, per esempio, le congiunzioni seppure, sebbene, malgrado ecc.: “Seppure/Sebbene/Malgrado abbia sbagliato”; regge l’indicativo una locuzione congiuntiva come anche se: “Anche se ho sbagliato”. Le concessive implicite, come nel caso di 3., sono costruite invece con il gerundio (o con il participio e in rari casi con l’infinito) preceduto da un connettivo come pure: questa costruzione √® possibile soltanto nel caso in cui il soggetto della concessiva coincida con quello della reggente.
Raphael Merida

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Categorie: Sintassi

QUESITO:

Ho letto il contributo sulla vostra pagina sull‚Äôargomento ¬ęa condizione che¬Ľ (qui) e mi sarei interessato perch√© non avete consigliato il congiuntivo trapassato nella terza frase: ¬ęcasomai avesse studiato molto avrebbe superato l‚Äėesame¬Ľ. Secondo me si tratta del 3. grado ipotetico.

 

RISPOSTA:

Se si vuole esprimere l‚Äôirrealt√†, va usato certamente il periodo ipotetico del terzo tipo; si d√† cio√® per scontato (si presuppone) che non ha studiato molto: ¬ęSe avesse studiato molto avrebbe superato l‚Äôesame¬Ľ. Va precisato, per√≤, che questo periodo ipotetico funziona perfettamente con se (che √® la congiunzione ipotetica, o condizionale, per antonomasia), ma funziona meno bene con gli altri connettivi (dunque non del tutto sinonimici) quali a patto che, a condizione che, purch√©, caso mai (o casomai), i quali si conciliano meglio con il periodo ipotetico dei primi due tipi. Purch√©, per esempio, si adatta soprattutto a contesti al congiuntivo presente: ¬ęleggi i fumetti, purch√© tu legga¬Ľ; casomai (quando √® usato come congiunzione e non come avverbio) si usa quasi esclusivamente all‚Äôimperfetto congiuntivo: ¬ęcasomai passassi da Messina, fammi uno squillo¬Ľ. Non a caso, se consulta la banca dati repubblica.it, scopre che la grande maggioranza dei casomai ha valore avverbiale (¬ęPi√Ļ controlli (casomai armati) o pi√Ļ educazione¬Ľ); nei rari casi di casomai congiunzione ipotetica, essa √® costruita praticamente sempre soltanto con il congiuntivo imperfetto (¬ęAccetto suggerimenti, casomai mi ricapitasse¬Ľ).

Fabio Rossi

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QUESITO:

Si dice: ¬ęMio padre, prima di morire, dieci anni fa (o prima?), aveva gi√† pensato al futuro dei suoi ragazzi¬Ľ.

 

RISPOSTA:

La locuzione temporale ‚ÄúX fa‚ÄĚ (per es. ¬ędieci anni fa¬Ľ) pu√≤ essere usata soltanto se il riferimento cronologico rispetto al quale si sta dicendo ‚ÄúX fa‚ÄĚ √® il momento stesso in cui si riporta l‚Äôaffermazione. Quindi, ponendo che chi sta parlando lo stia facendo adesso, nel 2024: ¬ęMio padre, prima di morire, dieci anni fa, aveva gi√† pensato al futuro dei suoi ragazzi¬Ľ vuol dire che il povero padre, nel momento in cui √® morto (cio√® dieci anni fa, rispetto al momento in cui si fa l‚Äôaffermazione, e dunque nel 2014), aveva gi√† pensato al futuro dei figli. ¬ęPrima¬Ľ, invece, √® usato rispetto a un altro termine temporale, sempre al passato, oltre al momento in cui si riporta l‚Äôevento. Quindi, sempre ponendo che chi sta parlando lo stia facendo adesso, nel 2024: ¬ęMio padre, prima di morire, dieci anni prima, aveva gi√† pensato al futuro dei suoi ragazzi¬Ľ significa che il padre dieci anni prima di morire aveva gi√† pensato al futuro dei figli. Per cui, ponendo che il padre sia morto nel 2014, gi√† nel 2004 aveva pensato al loro futuro. Per riassumere: si usa ¬ędieci anni fa¬Ľ se i riferimenti temporali sono soltanto due, cio√® il momento in cui si parla o scrive dell‚Äôevento e il momento in cui l‚Äôevento √® avvenuto; si usa invece ¬ędieci anni prima¬Ľ se i riferimenti temporali sono tre, cio√® il momento in cui si parla o scrive dell‚Äôevento, il momento in cui l‚Äôevento √® avvenuto e un terzo momento (cio√®, per l‚Äôappunto, ¬ędieci anni prima dell‚Äôevento 2, cio√® quello della morte). Se io dico, nel 2024, ¬ęci siamo conosciuti due anni fa¬Ľ, vuol dire che ci siamo conosciuti nel 2022; ma non posso dire ¬ęci siamo conosciuti due anni prima¬Ľ, perch√© chi mi ascolta chiederebbe ¬ęprima di che cosa?¬Ľ. Posso invece dire: ¬ęci siamo conosciuti due anni prima della maturit√† (oppure: due anni prima che finissimo la scuola)¬Ľ, perch√©, oltre al 2024 e al momento in cui ci siamo conosciuti, viene specificato anche un terzo riferimento cronologico (cio√® la maturit√†, o la fine della scuola).

Fabio Rossi

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QUESITO:

Queste frasi possono essere scritte in tutti i modi proposti?
“Sarebbe bello se nella vita di tutti i giorni avessimo dei motori, come quelli scacchistici, che ci indicassero / indicano / indichino sempre la mossa migliore”.
“Da quando i Fenici hanno inventato / inventarono il denaro(,) il mondo va / sta andando a rotoli”.
√ą possibile inserire la virgola tra parentesi?

 

RISPOSTA:

Nella proposizione relativa della prima frase l’indicativo presente rappresenta l’azione dell’indicare¬†come fattuale e atemporale; la relativa, cos√¨ costruita, serve esclusivamente a identificare¬†dei motori, come se fosse un aggettivo (dei motori che ci indicano la mossa migliore¬†=¬†dei motori indicanti la mossa migliore). Il congiuntivo imperfetto aggiunge una sfumatura di eventualit√†, che viene interpretata come desiderabilit√†, per via della doppia attrazione esercitata dalla reggente ipotetica (se avessimo dei motori) e dalla principale, perch√© la relativa viene facilmente scambiata per una completiva (sarebbe bello… che ci indicassero). Il congiuntivo presente nella relativa √® in teoria possibile, con lo stesso valore del congiuntivo imperfetto, ma di fatto √® poco accettabile proprio a causa dell’attrazione della struttura¬†sarebbe bello… che ci indicassero: la completiva retta da verbi o espressioni di desiderio richiede, infatti, il congiuntivo imperfetto (si veda la discussione di questa norma¬†qui).
Nella seconda frase nella temporale √® preferibile il passato prossimo, perch√© l’evento dell’inventare¬†√® chiaramente ancora influente sul presente; nella principale si possono usare il passato prossimo¬†√® andato, per indicare che l’evento √® iniziato nel passato ma √® ancora attuale, il presente, per focalizzare l’attenzione sul presente, la perifrasi progressiva¬†sta andando, per sottolineare ulteriormente la contemporaneit√† tra l’enunciazione e l’andare.
L’inserimento della virgola √® possibile, ma non obbligatorio. La virgola tra una subordinata anteposta alla reggente e la reggente stessa √® possibile, e persino consigliabile, nel caso in cui si vogliano separare le due informazioni in modo da far risaltare ciascuna. Questa separazione sarebbe pi√Ļ funzionale, per la verit√†, se la subordinata fosse posposta: “Il mondo √® andato / va / sta andando a rotoli, da quando i Fenici hanno inventato il denaro” (= “Il mondo √® andato / va / sta andando a rotoli; e questo sta succedendo da quando i Fenici hanno inventato il denaro”); nel caso specifico, invece, il collegamento logico tra le informazioni instaurato proprio dalla anteposizione della subordinata √® talmente forte che il segno risulta controintuitivo. Esso, per√≤, mantiene la sua utilit√† dal punto di vista sintattico, perch√© segmenta la frase in modo chiaro.
Fabio Ruggiano

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Categorie: Semantica, Sintassi

QUESITO:

√ą sbagliato far seguire il congiuntivo presente all‚Äôespressione¬†come se, oppure √® obbligatorio l’imperfetto?
“Ne parli come se sia colpa mia!”
“Apri le finestre come se faccia caldo”.
√ą possibile omettere¬†se fosse¬†senza alterare il significato della frase dal punto di vista temporale?
“Carlo cammina come se fosse un ubriaco che non riuscisse a reggersi in piedi”.
“Carlo cammina come un ubriaco che non riuscisse / riesca a reggersi in piedi”.
La seconda alternativa conserva la stessa sfumatura ipotetica oppure colloca l’azione nel passato?

 

RISPOSTA:

La proposizione comparativa ipotetica, introdotta da¬†come se, presenta un evento ipotetico che somiglia a quello descritto nella reggente e che potrebbe, pertanto, spiegarlo. L’ipoteticit√† dell’evento presentato richiede una costruzione che ricalca quella della proposizione ipotetica, ovvero il congiuntivo imperfetto per la possibilit√†, il congiuntivo trapassato per l’irrealt√†. L’irrealt√†, si noti, corrisponde in questa proposizione all’atteggiamento di incertezza dell’emittente riguardo alla somiglianza tra gli eventi); ad esempio: “Rispose come se avesse paura” (l’avere paura¬†√® presentato come potenzialmente simile al modo di rispondere del soggetto e potrebbe, pertanto, spiegarlo), “Rispose come se avesse avuto paura” (l’avere paura¬†√® presentato come incertamente simile al modo di rispondere del soggetto e potrebbe, pertanto, essere preso in considerazione tra le spiegazioni possibili).
Per quanto riguarda le due frasi confrontate, la prima presenta una comparazione ipotetica, la seconda presenta una comparazione oggettiva; con la prima, pertanto, l’emittente √® pi√Ļ cauto nell’accostare il modo di camminare di Carlo a quello di un ubriaco. In ogni caso, la rappresentazione della comparazione non condiziona la costruzione della proposizione relativa (che non riesca / riuscisse). Questa proposizione pu√≤ essere costruita nella prima e nella seconda frase tanto con il presente quanto con l’imperfetto; nel primo caso il¬†riuscire¬†√® semplicemente rappresentato come presente, nel secondo si aggiunge una sfumatura ipotetica, conferita dalla sovrapposizione tra¬†che non riuscisse¬†e¬†se non riuscisse.
Fabio Ruggiano

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QUESITO:

Leggendo in rete questa frase: ‚ÄúMichelangelo disegnava la lista della spesa siccome la sua domestica era analfabeta‚ÄĚ, mi sono imbattuto in un commento che criticava l‚Äôuso della congiunzione causale (siccome¬†pu√≤ essere usato soltanto a inizio frase). Dal momento che mi sembra una vera e propria regola fantasma, approfitto del portale per chiedere se ci√≤ sia vero o meno.

 

RISPOSTA:

Possiamo definirla una regola fantasma per due ragioni: 1. non c’√® una vera e propria restrizione dell’uso di¬†siccome¬†in tutte le posizioni, per quanto questa congiunzione in contesti formali preferisca una certa posizione; 2. la posizione preferita della congiunzione non √® a inizio frase, cio√® prima della principale, ma prima della reggente, anche quando quest’ultima segue la principale (si pensi a una frase come “Sono stanco di sentire che siccome sono basso non posso giocare a pallacanestro”).
Fabio Ruggiano

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Categorie: Morfologia, Sintassi

QUESITO:

Ho notato che, in presenza di come e quanto, per ragioni a me ignote, il congiuntivo prevale sull’indicativo, che tuttavia non dovrebbe essere scorretto:

1) Ho visto quanto tu la amassi / amavi.

2) Mi aggiornò su come volesse / voleva intervenire.

 

RISPOSTA:

Nelle frasi da lei proposte le subordinate sono interrogative indirette, che sono il tipo di completiva pi√Ļ naturalmente costruito con il congiuntivo. Come pu√≤ anche sostituire che in proposizioni soggettive e oggettive, come nella frase ‚ÄúSo / √ą noto come tu ritenga la cosa sbagliata‚ÄĚ (= ‚Äú‚Ķ che tu ritieni la cosa sbagliata‚ÄĚ). Nelle proposizioni cos√¨ costruite √® decisamente preferibile il congiuntivo, probabilmente perch√© esse vengono associate alle interrogative indirette.

Fabio Ruggiano

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Categorie: Sintassi

QUESITO:

Ho un dubbio che riguarda le proposizioni correlative costruite con non solo… ma anche, come nel periodo seguente:
‚ÄúSi occuper√† non solo della gestione, ma anche della programmazione‚ÄĚ.
Ma se io scrivessi:
‚ÄúMarco si occuper√† non solo della gestione, ma Andrea dovr√† lasciargli (anche) la programmazione‚ÄĚ, per la correttezza del periodo √® necessario che ci sia¬†anche?
Inoltre, avendo un rapporto di interdipendenza, sono considerate entrambe proposizioni coordinate correlative? E la principale?

 

RISPOSTA:

Anche¬†pu√≤ essere omesso sempre, non solo nel suo caso; i parlanti, per√≤, preferiscono inserirlo perch√© chiarisce il rapporto di correlazione con¬†non solo, che il solo¬†ma¬†lascia in parte sospeso (aumentando l’ambiguit√† della frase). Nella seconda frase, in ogni caso, il problema √® un altro: i due termini in correlazione non sono¬†la gestione¬†e¬†la programmazione, bens√¨ i comportamenti di Marco e Andrea; la frase risulta, pertanto, pi√Ļ chiara se entrambe le locuzioni correlative vengono inserite prima dei due nomi (‚ÄúNon solo Marco si occuper√† della gestione, ma Andrea dovr√† anche lasciargli la programmazione‚ÄĚ). Si noti che¬†anche¬†non pu√≤ essere inserito prima di¬†Andrea, perch√© questo avverbio (che molti considerano una congiunzione) ha una portata ristretta: si riferisce al costituente immediatamente adiacente, quindi¬†anche Andrea¬†significherebbe ‘Andrea oltre a qualcun altro’. La posizione obbligata di¬†anche, per√≤, non √® un problema, perch√© la correlazione tra¬†Non solo Marco si occuper√†¬†e¬†ma Andrea dovr√† anche lasciargli¬†(ovvero ‘dovr√†¬†in pi√Ļ¬†lasciargli la programmazione’) funziona perfettamente. La frase sarebbe ben formata anche cos√¨: ‚ÄúNon solo Marco si occuper√† della gestione, ma Andrea dovr√† lasciargli anche la programmazione‚ÄĚ; in questo caso si metterebbe in evidenza che Andrea dovr√† lasciare a Marco la programmazione¬†oltre alla gestione.
Dal punto di vista dell’analisi del periodo, la proposizione che contiene¬†ma anche¬†√® coordinata all’altra, che possiamo considerare reggente, in cui appare l’altra parte della correlazione (non solo). La prima parte della correlazione funziona da anticipazione della seconda parte; un po’ come¬†tanto¬†funziona da anticipazione del¬†che¬†che introduce la proposizione consecutiva: “Sono¬†tanto¬†stanco¬†che¬†vado subito a letto”.
Fabio Ruggiano

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Categorie: Sintassi

QUESITO:

Vorrei sapere se in un periodo come il seguente sia opzionale l’uso del che, e quali differenze ci sono.
‚ÄúNon mi serve (che) tu venga‚ÄĚ.

 

RISPOSTA:

Le proposizioni completive esplicite (come la soggettiva¬†che tu venga¬†nella sua frase) sono introdotte da¬†che¬†(e pi√Ļ raramente da¬†come). La congiunzione introduttiva pu√≤ essere omessa senza alcuna conseguenza semantica; la frase senza¬†che¬†√®, per√≤, percepita come pi√Ļ raffinata. L’omissione del¬†che¬†√® favorita dalla presenza di un altro¬†che¬†nella frase, nella reggente (“Ho capito tardi che lei pensava (che) io non fossi quello giusto”) o in una subordinata (“Ritengo (che) non sia conveniente che tu partecipi alla riunione”). Si noti che nella completiva non introdotta da¬†che¬†√® fortemente richiesto il modo congiuntivo: l’indicativo risulta quasi sempre molto trascurato.
Fabio Ruggiano

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QUESITO:

Leggo sulla Treccani che nella proposizione concessiva il verbo è al congiuntivo tranne quando introdotta da anche se. Dunque volevo la conferma che solo il primo di questi due periodi sia corretto, e perché:
“Anche se vai in Ferrari, non significa che tu debba andare sfrecciando”.
“Seppure vai in Ferrari, non significa che tu debba andare sfrecciando”.
Inoltre volevo sapere cosa ne dite della variante:
“Se anche vai in Ferrari, non significa che tu debba andare sfrecciando”.

 

RISPOSTA:

La prima frase √® del tutto corretta; la seconda pu√≤ essere considerata scorretta in qualsiasi contesto scritto, nonch√© in contesti parlati medi. Va detto, per√≤, che esempi di¬†seppure vai,¬†seppure sei¬†e simili non mancano in rete, per quanto siano di gran lunga minoritari rispetto alle varianti con il congiuntivo. Il modo congiuntivo ha un ambito d’uso variegato: in alcune proposizioni √® obbligatorio, in altre √® in alternanza con l’indicativo, in altre √® richiesto da alcune congiunzioni e locuzioni congiuntive ma non da altre. Un esempio di quest’ultimo caso, oltre a quello discusso qui, √® la proposizione temporale, che richiede il congiuntivo soltanto se √® introdotta da¬†prima che. L’associazione di¬†anche se¬†all’indicativo √® probabilmente dovuta alla vicinanza di questa locuzione alla congiunzione ipotetica¬†se, che al presente richiede l’indicativo (se vai in Ferrari…). Il parallelo tra¬†se¬†e¬†anche se¬†√® confermato dal fatto che entrambe richiedono il congiuntivo all’imperfetto e al trapassato (anche se tu andassi / fossi andato). Proprio questa vicinanza semantica rende indistinguibile in molti casi¬†anche se¬†da¬†se anche, sebbene la seconda sia una locuzione congiuntiva ipotetica, non concessiva, che equivale a¬†se, eventualmente,. La differenza emerge chiaramente se l’ipotesi presenta una realt√† certamente verificatasi o certamente non verificatasi; per esempio: “Anche se il computer si √® rotto, non ne comprer√≤ un altro” / *”Se anche il computer si √® rotto…”. La seconda frase √® impossibile, perch√© non presenta una concessione contrastata dal contenuto della proposizione reggente, ma presenta un fatto sicuramente avvenuto come un’ipotesi. Si noti, comunque, che in una comunicazione autentica il ricevente tenderebbe a interpretare anche nel secondo caso la proposizione ipotetica come una concessiva, vista la vicinanza tra le due costruzioni. Con l’imperfetto e il trapassato, per di pi√Ļ, le due locuzioni diventano praticamente equivalenti: “Anche se il computer si rompesse, non ne comprerei un altro” / “Se anche il computer si rompesse…”. In questi casi, sebbene la locuzione¬†se anche¬†sia sempre ipotetica, non concessiva, essa sarebbe interpretata dalla maggioranza dei parlanti come concessiva.
Fabio Ruggiano

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QUESITO:

Ho bisogno del vostro aiuto per capire come interpretare uno dei criteri previsti per l’authorship di un articolo su una rivista scientifica.
La frase, tradotta da me in italiano è la seguente:
“Contributi sostanziali all’ideazione o alla progettazione dell’opera; o all’acquisizione, analisi o interpretazione di dati per il lavoro”.
Dalla prima parte della frase mi √® chiaro che √® sufficiente avere contribuito in maniera sostanziale all’ideazione O alla progettazione dell’opera; ho per√≤ un dubbio su come interpretare la seconda parte della frase, laddove si tratta dell’analisi dei dati. Tra¬†acquisizione¬†e¬†analisi¬†√® possibile che si intenda una E, oppure, visto che l’ultima congiunzione dell’elenco pu√≤ essere solo sottintesa (senza alcun dubbio) una O?
Per completezza riporto anche la frase originale inglese:
“The ICMJE recommends that authorship be based on the following 4 criteria:
Substantial contributions to the conception or design of the work; or the acquisition, analysis, or interpretation of data for the work; AND (…)”.

 

RISPOSTA:

Si tratta di tre alternative; per attribuirsi il titolo di author, cioè, bisogna aver contribuito sostanzialmente almeno a una delle tre fasi di elaborazione del lavoro (oppure anche a nessuna delle tre, se si è contribuito alla ideazione o alla progettazione).
Ovviamente, bisogna considerare anche gli altri tre criteri (qui non riportati), che sono chiaramente indicati come aggiuntivi (non alternativi) tramite AND.
Sottolineo che in italiano bisogna ripetere la preposizione articolata o almeno l’articolo davanti a tutti i membri dell’elenco:¬†oppure all’acquisizione, all’analisi o all’interpretazione¬†/¬†oppure all’acquisizione, l’analisi o l’interpretazione.
Fabio Ruggiano

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Categorie: Sintassi

QUESITO:

Perch√© nella frase “Molti trovano che Steve Jobs sia stato un genio”,¬†un genio¬†√® complemento predicativo dell’oggetto? Lo capirei se ci fosse scritto “Molti ritengono Steve Jobs un genio”.
Riesco a fare l’analisi del periodo ma quando provo a fare l’analisi logica non mi ritrovo pi√Ļ:
Molti: sogg.
trovano: p. verbale
Steve Jobs: c. ogg.
che (il quale): sogg.
sia stato: copula
un genio: c. pred. del soggetto
Evidentemente così non va.

 

RISPOSTA:

L’analisi logica si applica alle frasi semplici. Nella frase da lei proposta, invece, ci sono due proposizioni legate da un rapporto di subordinazione. A causa di questo rapporto specifico, di tipo completivo, il soggetto della proposizione subordinata (Steve Jobs) √® nello stesso tempo il complemento oggetto “logico” del verbo della proposizione reggente, tanto che lei stesso ha riformulato la frase trasformando la subordinata oggettiva in un complemento oggetto seguito da un complemento predicativo dell’oggetto. La frase, insomma, non pu√≤ essere analizzata con gli strumenti dell’analisi logica senza incappare in questo dilemma.
Va sottolineato, per chiarezza, che nella frase “Molti trovano che Steve Jobs sia stato un genio”¬†che¬†non √® un pronome relativo (come √® indicato nella sua analisi, effettivamente impossibile), ma √® una congiunzione che introduce la proposizione oggettiva.
Fabio Ruggiano

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Categorie: Sintassi

QUESITO:

Desidero, per favore, chiedere se la consecutio di questa frase è errata:
“Navigher√≤ fintanto ch√© ci siano mari da navigare”.

 

RISPOSTA:

La costruzione √® corretta. La congiunzione fintantoch√© introduce una proposizione temporale e ammette il verbo al congiuntivo (come nell’esempio) o all’indicativo: “Navigher√≤ fintantoch√© ci saranno mari da navigare”. Pu√≤ approfondire l’argomento anche in queste due risposte: Le mille forme della proposizione temporale e Usi dei tempi con fintantoch√©.

Raphael Merida

Parole chiave: Congiunzione, Verbo
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QUESITO:

‚ÄúLe ricordo che, qualora ci fosse bisogno di contattarci in tempo reale, al momento della sottoscrizione del modulo le abbiamo indicato i nostri recapiti telefonici.‚ÄĚ

Vorrei sapere se il periodo √® sintatticamente corretto, oppure se sarebbe preferibile evitare di “spezzare” la proposizione principale con una subordinata (in questo caso, “qualora ci fosse…”).

 

RISPOSTA:

La frase è ben costruita e l’inciso, segnalato opportunamente dalle due virgole, non crea problemi alla comprensione del messaggio. Tuttavia, il testo, che sembra di natura amministrativa, può essere semplificato:

  1. spostando l‚Äôinciso all‚Äôinizio o alla fine del periodo, in modo tale da non spezzare la proposizione principale (‚ÄúQualora ci fosse bisogno di contattarci in tempo reale, le ricordo che al momento della sottoscrizione del modulo le abbiamo indicato i nostri recapiti telefonici.‚ÄĚ / ‚ÄúLe ricordo che al momento della sottoscrizione del modulo le abbiamo indicato i nostri recapiti telefonici, qualora ci fosse bisogno di contattarci in tempo reale‚ÄĚ);
  2. sostituendo la congiunzione composta qualora con quella semplice se (‚ÄúSe ci fosse bisogno di contattarci in tempo reale, le ricordo che al momento della sottoscrizione del modulo le abbiamo indicato i nostri recapiti telefonici.‚ÄĚ);
  3. riducendo le informazioni non necessarie o ridondanti (in tempo reale non si presta bene a designare un servizio telefonico; semmai, potrebbe essere attribuito a un servizio di messaggistica istantanea).

Raphael Merida

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QUESITO:

 

Vorrei capire se in questo elenco (¬ęcamicie a righe, a disegni, a scacchi color corallo e verde mela e lavanda e arancione chiaro, coi monogrammi in indaco¬Ľ) le due coppie di colori ‚Äď corallo e verde mela, lavanda e arancione chiaro ‚Äď sono riferite soltanto alle camicie a scacchi o all‚Äôintero elenco di camicie. E, nel secondo, caso se a tutt‚Äôe tre i tipi di camicia.

Questa citazione √® tratta da ‚ÄúIl grande Gatsby‚ÄĚ.

 

RISPOSTA:

 

Il dubbio pu√≤ essere sciolto controllando la versione originale del testo: ¬ęshirts with stripes and scrolls and plaids in coral and apple-green and lavender and faint orange, with monograms of Indian blue¬Ľ. Stando al testo in inglese, sarei orientato ad affermare che i colori non si riferiscono necessariamente ai tipi di camicie descritti prima; lo si deduce dalle preposizioni che seguono la parola shirts ‚Äėcamicie‚Äô: with, in e dopo ancora with. Si suppone, quindi, che le camicie siano di vario genere (a righe e a disegni e a scacchi) e di vari colori (color corallo e verde-mela e lavanda e arancione chiaro). La presenza della virgola prima di with monograms (coi monogrammi in indaco) mi pare dimostri quasi sicuramente il riferimento dei monogrammi a tutti i tipi di camicia. Del resto, una persona cifra tutte le camicie (per marcarne l‚Äôappartenenza e l‚Äôidentit√†), non solo un certo tipo. Sia i colori sia il monogramma, quindi, si riferiscono, a mio modo di vedere, a tutte le camicie, non soltanto a quelle a scacchi.

La traduzione in italiano, pur fedele, rende meno tutta la distinzione che, invece, si nota meglio nel testo originale (anche se l’assenza della virgola dopo plaids lascia un certo margine di ambiguità). La differenza fra testo originale e traduzione risiede nel modo di elencare: il primo per polisindeto, cioè attraverso l’accumulo della congiunzione and (e); il secondo per asindeto nella prima parte (a righe, a disegni, a scacchi) e per polisindeto nella seconda (color corallo e verde-mela e lavanda e arancione chiaro). L’elencazione per polisindeto rallenta la prosa, quella per asindeto, al contrario, la velocizza.

Raphael Merida

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Categorie: Semantica, Sintassi

Quesito:

Ho un dubbio riguardo alla corretta interpretazione dell’uso di anche¬†nella seguente frase:

Si consiglia intervento psico-educativo (2-4 ore a settimana, anche in piccolo gruppo).

Sulla base delle diverse definizioni del significato di anche“, sembrerebbe che la frase dovrebbe interpretarsi nel seguente modo:

Si consigliano 2/4 ore di intervento psico-educativo e anche 2/4 ore del medesimo intervento da svolgersi in piccolo gruppo (per un totale dunque di 4/8 ore).

L’interpretazione in senso “additivo” di anche del secondo elemento intervento in gruppo rispetto al primo elemento intervento sottinteso √® corretta?¬†L’interpretazione, se corretta, pu√≤ definirsi univoca o pu√≤ essere ambigua?

 

RISPOSTA:

Il significato di anche nella frase è senza dubbio rafforzativo; con esso, cioè, si ammette che l’intervento descritto precedentemente venga svolto nella modalità indicata subito dopo (in piccolo gruppo). Non bisogna, quindi, considerare l’intervento in piccolo gruppo come aggiuntivo rispetto a un altro intervento da svolgere con modalità diversa. Si tratta comunque di un’aggiunta, a ben vedere, ma ciò che viene aggiunto è una modalità alternativa per lo stesso intervento, non un ulteriore intervento. Se fosse aggiunto un intervento, la frase sarebbe stata formulata diversamente, esplicitando i termini salienti dell’intervento aggiuntivo (2-4 ore); per esempio (2-4 ore a settimana in seduta individuale e anche / inoltre 2-4 ore in piccolo gruppo).

Fabio Ruggiano

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Categorie: Morfologia, Sintassi

QUESITO:

Le due proposizioni introdotte dalla negazione ‚Äún√©‚ÄĚ sono ben collegate al resto del periodo?

1) Ho effettuato due chiamate al vostro numero: non sono riuscita a parlare con un operatore, né sono stata richiamata, come (invece) promesso.

2) Ho effettuato due chiamate al vostro numero senza aver parlato con un operatore, né essere stata richiamata, come (invece) promesso.

Domando, a latere, se l’avverbio ‚Äúinvece‚ÄĚ in questi casi sia consigliato, da evitare perch√© ridondante, oppure sbagliato.

 

RISPOSTA:

Nel primo periodo la congiunzione n√© √® usata del tutto correttamente, nel secondo no. N√© vuol dire e non, quindi ¬ęe non sono stata richiamata¬Ľ ecc. Invece √® del tutto pleonastico in entrambi i periodi, quindi da evitare, anche se non √® errato. Nel secondo periodo, non si pu√≤ sostituire n√© con e non: *¬ęsenza… e non…¬Ľ. Tuttavia, la coordinazione copulativa negativa n√© correlata a senza √® abbastanza diffusa (perch√© senza, sebbene non sia una negazione, esprime un concetto di negazione, cio√® di privazione di qualcosa), nell‚Äôitaliano colloquiale, quindi si pu√≤ anche ammettere, nei registri meno sorvegliati. Ma √® senza dubbio da evitare nello scritto pi√Ļ sorvegliato.

Fabio Rossi

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Categorie: Sintassi

QUESITO:

Su varie grammatiche, incluso Treccani, si legge che tra avverbi interrogativi (interrogativa diretta) e verbo è impossibile frapporre un elemento, che sia soggetto o qualsiasi altro elemento:

1)Quando marco arriverà a destinazione?*

2)Dove oggi andrai?*

Se si parla di congiunzione interrogativa, e di conseguenza di interrogative indirette

è possibile la frapposizione solo del soggetto:

3)Non so quando Marco arriverà.

4)Non so dove oggi andrà a fare shopping.*

Tutte queste regole e regolette, per√≤, non valgono con “Perch√©”, usato sia come avverbio interrogativo che come congiunzione interrogativa; infatti con “perch√©” √® possibile sia frapporre complementi (“Qui”, “con me” ecc…) sia soggetti (“Lui”, “Marco”), anche insieme, volendo, come nelle frasi 5 e 6.

Tutto questo sia nelle interrogative dirette o indirette che siano, per esempio:

5)Perch√© Marco all’estero si trova male?

6)Non so Marco all’estero si trovi cos√¨ male.

Credo e spero che da 1 a 6 lei possa concordare con me.

Ci sono però dei casi, che non so per idiomaticità o meno, ma contravvengono a ciò che ho detto da 1 a 6, cioè:

a)Ricordo quando da bambino giocavo al parco con gli amichetti.

b)Non ho mai saputo quando da bambino hai avuto la prima fidanzatina.

c)Quanto la fortuna potrà incidere sul risultato?

Le frasi “a” e “b” sono dello stesso tipo della frase 4, mentre la frase “c” mi sembra dello stesso tipo della frase “1”.

Seguendo la (mia) logica, a meno che non abbia fatto un discorso errato dall’inizio alla fine, le tre frasi in questione sono scorrette, eppure le ho sentite spesso, anche con una certa frequenza; infatti anche a me √® capitato di dirle in svariate occasioni, poich√© al mio orecchio suonano particolarmente idiomatiche e non vi ravviso nessuna stonatura.

Qual è quindi la verità?

 

RISPOSTA:

Da assiduo navigatore di DICO, sa bene che la grammatica e la linguistica non si valutano in base alla verit√† (ammesso che si sappia cosa sia, la verit√†…), bens√¨ ad altre categorie, quali la frequenza, l‚Äôaccettabilit√†, la variabilit√† ecc. Ci√≤ premesso, non √® affatto vero che gli interrogativi non ammettano elementi tra s√© e il verbo, e, tra i miliardi di frasi possibili, basterebbe questa: ¬ęPerch√© Marco non arriva?¬Ľ. Quindi, non soltanto concordo con lei, ma le confermo che nessuna delle frasi da lei citate (a, b, c) √® sbagliata, e non perch√© siano idiomatiche (e infatti non lo sono), ma perch√© la mobilit√† dei costituenti consente queste e altre modificazioni dell‚Äôordine cosiddetto diretto. Neppure le altre frasi da lei citate sono scorrette n√© agrammaticali, tranne la 2: ¬ę*Dove oggi andrai?¬Ľ, che per√≤ diventa quasi accettabile se al verbo si aggiunge un altro elemento: ¬ęDove, oggi, andrai a fare la spesa?¬Ľ (non naturalissima, ma possibile).

Fabio Rossi

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Categorie: Morfologia, Sintassi

QUESITO:

Possono gli indefiniti reggere il condizionale?

Ecco alcune frasi:

Chiunque vorrebbe partecipare, deve mettere il suo nome sulla lista.

Ecco una piccola guida per chi vorrebbe avere maggiori informazioni.

Quale tempo e modo regge, invece, dovunque?

-Ti seguirò, dovunque tu vai/vada/andrai/andresti/andassi.

E se nella principale c¬ī√© un condizionale?

-Ti seguirei, dovunque …

-Ti avrei seguito, dovunque…

 

RISPOSTA:

Gli indefiniti possono reggere il condizionale soltanto se si trovano nella proposizione reggente, non se si trovano in una proposizione relativa con sfumatura ipotetica come tutte quelle da lei indicate, nelle quali è ammesso soltanto il congiuntivo o l’indicativo. Vediamo caso per caso.

¬ęChiunque volesse/voglia partecipare, deve mettere il suo nome sulla lista¬Ľ: la relativa retta da chiunque ha un evidente valore ipotetico, cio√® √® analoga alla protasi del periodo ipotetico: ¬ęse qualcuno volesse partecipare…¬Ľ. Quindi comprende bene come il condizionale sarebbe del tutto abnorme: *se qualcuno vorrebbe…

Identico discorso per le altre frasi:

¬ęEcco una piccola guida per chi volesse/voglia avere maggiori informazioni¬Ľ.

¬ęTi seguir√†, dovunque tu vai/vada/andrai/ andassi¬Ľ (ma non *andresti).

¬ęTi seguirei, dovunque tu andassi¬Ľ: identico a sopra, con preferenza per andassi, sempre in parallelo con il periodo ipotetico: ¬ęse andassi in qualunque luogo, io ti seguirei¬Ľ.

¬ęTi avrei seguito, dovunque fossi andato¬Ľ.

Diverso il caso in cui l‚Äôindefinito si trovasse nella reggente, cio√® con valore analogo a quello di una apodosi di un periodo ipotetico, cio√® con valore condizionale, appunto: ¬ęchiunque potrebbe partecipare¬Ľ (se volesse);

¬ęTi seguirei dovunque¬Ľ (se partissi);

¬ęTi avrei seguito dovunque¬Ľ (se fossi partito).

Molto interessanti le ultime frasi, perch√©, come vede, a seconda della pausa (o, per meglio dire, a seconda della relazione col verbo reggente), dovunque pu√≤ avere funzione avverbiale (¬ęTi seguirei/avrei seguito dovunque¬Ľ), e in questo caso, come parte della reggente, pu√≤ accompagnarsi a un condizionale, oppure funzione pronominale o di congiunzione relativa (¬ęTi avrei seguito, dovunque fossi andato¬Ľ), in cui il valore √® di pronome doppio ‚Äėin qualunque luogo in cui‚Äô, il quale, essendo alla testa di una subordinata relativa ipotetica, non pu√≤ ammettere il condizionale.

Ecco un‚Äôaltra coppia di esempi: ¬ęti seguo/seguirei ovunque (tu) vada/andassi¬Ľ DIVERSO DA ¬ęse io non ti seguissi tu andresti ovunque¬Ľ. Nel primo caso ovunque ha valore di congiunzione relativa (cio√® di pronome relativo doppio: ‚Äėin qualunque luogo in cui‚Äô), mentre nel secondo caso ha valore di avverbio (‚Äėdappertutto, in qualunque luogo‚Äô).

Prevengo subito un‚Äôaltra domanda possibile: allora non pu√≤ esistere una subordinata relativa al condizionale? S√¨, ma soltanto se ha valore condizionale, cio√® come una sporta di apodosi di periodo ipotetico con protasi sottintesa: ¬ęquesti sono i soldi che ti lascerei¬Ľ (protasi sottintesa: ¬ęse io morissi/se dovessi averne bisogno¬Ľ ecc.).

Fabio Rossi

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QUESITO:

“√ą arrivato il momento che il proprietario venga a ritirare la macchina”. La frase √® corretta o si dovrebbe scrivere con in cui?
“√ą arrivato il momento in cui il proprietario venga a ritirare la macchina”.
Perché mi suona meglio la prima?

 

RISPOSTA:

Subordinate come quella da lei presentata si collocano a met√† strada tra le relative, le temporali e le soggettive. Se la consideriamo una relativa dobbiamo costuirla con in cui, perch√© un evento succede in un momento; se la consideriamo temporale la costruiremo con quando; se la consideriamo soggettiva useremo la congiunzione che (in questo caso √® il momento che viene assimilato a √® il caso che o simili). I parlanti sfavoriscono decisamente l’opzione temporale e oscillano tra la relativa e la soggettiva, per via della somiglianza tra le due costruzioni (non a caso il che usato in casi come questi rientra nella casistica del cosiddetto che polivalente), preferendo, di solito, la seconda. Quest’ultima √® da considerarsi del tutto regolare e utilizzabile in ogni contesto. A conferma della vicinanza di questa subordinata alle soggettive, se il soggetto della subordinata √® impersonale essa si costruisce con di + infinito, proprio come le soggettive: “√ą arrivato il momento di andare”. Va detto, per√≤, che la costruzione relativa diviene preferibile se il momento non √® all’interno di un costrutto presentativo, per esempio “Nel momento stesso in cui l’ho visto ho provato una forte emozione”. In questo caso la costruzione con che¬†√® percepita come pi√Ļ trascurata.
Fabio Ruggiano

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QUESITO:

In realt√† non penso di aver trovato una risposta. Qualcuno (per es. nella voce ¬ęrelative, congiunzioni¬Ľ, di Giuliana Fiorentino, nell‚ÄôEnciclopedia dell‚Äôitaliano Treccani) considera questi casi (Mi sembra ieri che/quando eri ancora piccolo tra le mie braccia e guardati adesso invece;

Mi sembra di essere ritornato piccolo che/quando la vita era pi√Ļ spensierata; Chiami proprio adesso che/quando sono cos√¨ impegnato; L‚Äôinformazione √® arrivata proprio ieri che/quando √® successo il casino) come introdotti da una congiunzione relativa. Ho semplicemente detto che sui dizionari si parla di congiunzione relativa assimilabile a “in cui” (“quell’estate quando lo incontrai”) o di congiunzione relativa doppia (“lo conobbi quando ero a Roma”). Tuttavia, nelle quattro frasi riportate (soprattutto la seconda), non mi sembra che la funzione di “quando” sia n√© quella di una congiunzione relativa n√© quella una congiunzione relativa doppia, visto che Lei stesso mi ha fatto notare che n√© “in cui” n√© “nel momento in cui” possono sostituire quel “quando” nelle frasi. Infatti, da l√¨ √® nato il mio dubbio, visto che ho chiesto quale valore avesse quel “quando” (vista la connessione che aveva con l’antecedente a mo’ di pronome relativo) e come lo si potesse eventualmente parafrasare.

 

RISPOSTA:

In effetti la classificazione di questi casi √® problematica, n√© le grammatiche n√© i dizionari aiutano molto, dato che taluni classificano alcune subordinate introdotte da quando soltanto come temporali (escludendo dunque la possibilit√† di un quando congiunzione relativa), mentre altri pongono il caso. Ancora una volta, come ribadito pi√Ļ volte nelle nostre risposte di DICO, non esiste una risposta giusta e una sbagliata, ma √® solo questione di diversi punti di vista da cui guardare al fenomeno. Chi classifica tutti i casi come temporali (Serianni), chi, invece, fa definizioni pi√Ļ sottili (come la voce ¬ęrelative, congiunzioni¬Ľ, di Giuliana Fiorentino, nell‚ÄôEnciclopedia dell‚Äôitaliano Treccani. Certamente, per√≤, il discrimine non pu√≤ essere quello della parafrasi, perch√©, da questo punto di vista, anche una congiunzione temporale pu√≤ essere parafrasata con ‚Äėnel periodo/momento in cui‚Äô o simili: ¬ęandr√≤ al mare quando avr√≤ finito gli esami¬Ľ. Allora forse sarebbe pi√Ļ prudente (ma, ripeto, √® soltanto una delle tante soluzioni possibili) considerare quando come congiunzione relativa (o pronome relativo) soltanto nei casi di un antecedente chiaro: “quell’estate quando lo incontrai”. Per tutti gli altri casi, invece, ivi compresi quelli da lei segnalati in ‚ÄúChe temporale‚ÄĚ (risposta di DICO), ritengo ancora pi√Ļ prudente la classificazione come temporale, senza dare rilievo alla parafrasi, che porta fuori strada per i motivi gi√† detti. Infatti, in buona sostanza, in tutti e 4 i casi da lei segnalati la parafrasi possibile √® uguale sia nel valore temporale, sia nel valore relativo. Ma allora che senso ha aggiungere quest‚Äôaltra categoria? Entia multiplicanda non sunt praeter necessitatem. A meno che non si guardi alla struttura profonda della frase, sceverando di volta in volta se il valore sia pi√Ļ vicino all‚Äôamplificazione di un sintagma nominale (relativo), oppure a un valore avverbiale, cio√® extranucleare (temporale). Per riprendere i suoi esempi:

  1. ¬ęMi sembra ieri che/quando eri ancora piccolo tra le mie braccia e guardati adesso invece¬Ľ. Parafrasi: nel periodo/all‚Äôepoca in cui
  2. ¬ęMi sembra di essere ritornato piccolo che/quando la vita era pi√Ļ spensierata¬Ľ. Parafrasi: nel periodo in cui.
  3. ¬ęChiami proprio adesso che/quando sono cos√¨ impegnato¬Ľ. Parafrasi: in un momento in cui.
  4. ¬ęL‚Äôinformazione √® arrivata proprio ieri che/quando √® successo il casino¬Ľ. Parafrasi: nel momento in cui.

 

Come vede, in nessun caso c‚Äô√® un antecedente (specifico) espresso, ma andrebbe ricostruito come se fosse inglobato nella congiunzione (o pronome) quando. Cosa che ho fatto nella parafrasi, che per√≤, attenzione, √® solo a scopo esplicativo. Se le frasi fossero davvero prodotte con la parafrasi da me proposta, sarebbero delle pessime frasi, cio√® del tutto innaturali. In conclusione, come ripeto, ma che senso avrebbe addurre la parafrasi a riprova del valore relativo se quella stessa parafrasi spiegherebbe anche il valore temporale propriamente detto? ¬ęRispondi quando ti chiamo¬Ľ, parafrasi: nel momento in cui.

Ovviamente, in altre frasi, quando può avere anche valori (interrogativo, ipotetico, avversativo), ma questa è un’altra storia.

Fabio Rossi

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QUESITO:

1a) Cosa è bastato a fargli cambiare idea?

1b) A fargli cambiare idea è bastato qualche esempio pratico.

2a) Cosa è bastato per fargli cambiare idea?

2b) Per fargli cambiare idea è bastato qualche esempio pratico.

Sono sicuro della correttezza grammaticale di 2a e 2b, mentre non saprei esprimermi sulla correttezza grammaticale di 1a e 1b?

Ho consultato vari dizionari, ma non ho trovato esempi di quello che intendo: Se all’interno della frase il complemento di fine (introdotto da “a”) √® focalizzato/marcato(su cui cade la tonica), allora so per certo che tale preposizione si pu√≤ utilizzare:

-Questo a cosa è bastato?

-Questo è bastato a chiarire.

Se invece √® il soggetto quello ad essere focalizzato/marcato (ovvero sempre l’elemento su cui cade la tonica), allora su ci√≤ non ho trovato esempi:

-Cosa è bastato a fargli cambiare idea?(???)

-A fargli cambiare idea è bastato qualche esempio pratico(???)

Lei cosa ne pensa?

 

RISPOSTA:

Tutte le frasi sono corrette. Non si tratta in nessuna di complemento di fine, né di soggetto, bensì di proposizioni subordinate finali. Inoltre, se la finale è anteposta alla reggente non è focalizzata, bensì topicalizzata, cioè in funzione di topic.

Diverso il caso di ¬ęQuesto a cosa √® bastato?¬Ľ, in cui il pronome interrogativo ¬ęa cosa¬Ľ ha in effetti funzione di complemento di fine ed √® sicuramente pi√Ļ comune di ¬ęper¬Ľ (che comunque non sarebbe scorretto), in dipendenza da bastare. Tuttavia, nella frase successiva, in cui il complemento di fine diventa invece una subordinata finale, a e per sono intercambiabili: ¬ęCosa √® bastato a/per fagli cambiare idea?¬Ľ.

Fabio Rossi

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QUESITO:

  1. Mi sembra ieri che/quando eri ancora piccolo tra le mie braccia e guardati adesso invece.
  2. Mi sembra di essere ritornato piccolo che/quando la vita era pi√Ļ spensierata.
  3. Chiami proprio adesso che/quando sono così impegnato.
  4. L’informazione √® arrivata proprio ieri che/quando √® successo il casino.

Il “che” in queste frasi che valore ha, di pronome relativo assimilabile a “in cui”?

“Quando” invece potrebbe essere una congiunzione relativa col valore di “in cui” oppure invece potrebbe essere una congiunzione relativa doppia, paragonabile a “il periodo in cui/nel periodo in cui”?

Fermo restando che tutti le alternative proposte in sostituzione di “che” o “quando” non mi suonerebbero nelle quattro frasi elencate.

 

RISPOSTA:

Il che in questione √® un tipico ¬ęche temporale¬Ľ, vale a dire di valore intermedio tra il pronome relativo e la congiunzione, in alcuni casi; in altri con valore decisamente di congiunzione temporale. Quando √® una congiunzione temporale e non un pronome relativo doppio, anche se la distinzione √® di carattere pi√Ļ convenzionale-nomenclatorio che sostanziale: per esempio, √® chiaro il parallelismo con dove pronome relativo doppio (‚Äėnel luogo in cui‚Äô: ¬ęva‚Äô dove di pare¬Ľ); per√≤, per convenzione, esistono le subordinate temporali, e non le ‚Äúlocali‚ÄĚ, che vengono invece categorizzate come relative. In nessuna delle frasi proposte sarebbe possibile la sostituzione con ‚Äúin cui‚ÄĚ. Anche la sostituzione con ‚Äúil periodo in cui‚ÄĚ sarebbe del tutto innaturale.

Fabio Rossi

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QUESITO:

Il condizionale passato pu√≤ essere impiegato – come spiegato a pi√Ļ riprese – per indicare il futuro nel passato; pu√≤, per√≤, esprimere anche anteriorit√† rispetto a un dato momento di riferimento e, nel contempo, mantenere la sua funzione di eventualit√†?

In un periodo come quello riportato pi√Ļ sotto, l’azione descritta con il condizionale passato sarebbe interpretata come anteriore, posteriore (rispetto a quella della subordinata) o sarebbero possibili entrambe le soluzioni?

1. Laura sapeva che nel momento in cui (valore ipotetico-temporale) avesse raggiunto lo stabilimento balneare, i suoi amici avrebbero lasciato la spiaggia.

In assenza di altri elementi, la semantica mi porterebbe a optare per l’interpretazione posteriore; ma, in astratto, potrebbe anche essere vero il contrario.

Con verbi differenti, ad esempio, non avrei alcuna esitazione a stabilire il rapporto tra le due proposizioni.

2. Laura sapeva che nel momento in cui (valore ipotetico-temporale) avesse raggiunto lo stabilimento balneare, i suoi amici sarebbero andati a casa (condizionale passato = posteriorità rispetto al congiuntivo trapassato: Laura raggiunge lo stabilimento e i suoi amici, dopo, vanno a casa).

3. Laura sapeva che nel momento in cui (valore ipotetico-temporale) avesse raggiunto lo stabilimento balneare, i suoi amici sarebbero stati a casa (condizionale passato = anteriorità rispetto al congiuntivo trapassato. Laura raggiunge lo stabilimento, ma i suoi amici se ne sono andati a casa).

In sintesi, il condizionale passato, a seconda dei casi, pu√≤ esprimere anteriorit√† o posteriorit√† rispetto a un momento di riferimento (anche tralasciando l’enunciazione), come negli esempi sopra indicati?

Riguardo al periodo 1, l’inserimento di un avverbio come gi√† potrebbe fugare ogni dubbio circa la collocazione temporale dell’azione, spingendo a considerare la proposizione espressa con il condizionale passato nel passato rispetto alla subordinata? (“Laura sapeva che nel momento in cui avesse raggiunto lo stabilimento balneare, i suoi amici avrebbero gi√† lasciato la spiaggia” = Gli amici di Laura hanno lasciato la spiaggia prima che lei abbia raggiunto lo stabilimento).

 

RISPOSTA:

Il condizionale descrive un evento condizionato rispetto a un altro condizionante (tipicamente costruito con una proposizione ipotetica); il rapporto tra la condizione e la conseguenza attiva automaticamente un rispecchiamento temporale in cui la condizione precede la conseguenza. Questa funzione modale e temporale che lega la proposizione con il condizionale alla proposizione con il congiuntivo (o l’indicativo) da essa dipendente si intreccia con quella relativamente temporale che lega la stessa proposizione con il condizionale a quella che la regge (se la frase la prevede). In questa seconda relazione entra in gioco il valore di futuro nel passato.

In particolare, quando la reggente √® al presente, quindi il momento dell’enunciazione √® presente, il condizionale passato descrive un evento anteriore, quindi passato: “Penso [adesso] che lui avrebbe agito diversamente [nel passato] se le condizioni lo avessero consentito”. Lo stesso vale se il momento dell’enunciazione √® futuro: “Ti renderai conto che lui avrebbe agito diversamente…”. Se il momento dell’enunciazione √® passato, la funzione relativamente temporale del condizionale passato diviene di posteriorit√† (√® il cosiddetto futuro nel passato). Per questo, nelle sue tre frasi, gli eventi al condizionale passato sono sempre successivi a quello del sapere espresso nella proposizione principale Laura sapeva. Per quanto riguarda la relazione tra la proposizione con il¬† condizionale e la subordinata al congiuntivo nelle sue frasi, bisogna considerare l’ambiguit√† provocata dalla semantica dei verbi e dalla congiunzione che introduce la subordinata stessa. Nella frase 1 non c’√® dubbio che l’evento del lasciare sia conseguente, quindi anche successivo, a quello del raggiungere;¬† nella frase 2 l’evento dell’andare potrebbe essere avvenuto precedentemente a quello del raggiungere, quindi potrebbe non esserne la conseguenza. Questa possibilit√† vale perch√© la locuzione congiuntiva nel momento in cui ammette un’interpretazione temporale, quindi √® possibile che l’andare segua il sapere ma preceda il raggiungere. Questa interpretazione non sarebbe possibile se al posto di nel momento in cui ci fosse se (“Se avesse raggiunto lo stabilimento balneare, i suoi amici sarebbero andati a casa” = gli amici vanno certamente via come conseguenza dell’arrivo di Laura, quindi dopo). Lo stesso vale a maggior ragione per la frase 3, in cui il verbo essere costringe a un’interpretazione anteriore rispetto a raggiungere (ma comunque sempre successiva a sapere), perch√© indica uno stato e non un’azione (diversamente da lasciare e andare). Nella frase, infatti, la congiunzione se sarebbe ammessa soltanto con una sfumatura concessiva (se = anche se), perch√© rappresentare un evento precedente a un altro come la conseguenza di quest’ultimo sarebbe incoerente. Ovviamente, l’aggiunta di gi√† enfatizza la precedenza dell’essere rispetto al raggiungere.

Fabio Ruggiano

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QUESITO:

Tre esempi da <> Elisa Morante

(1) (p234 ): Fin dalla mattina presto, io li udivo dalla mia stanza CHE subito appena svegli incominciavano a mischiarsi fra loro due in giochi e risate……

Il che mi pare una congiunzione.   Quale tipo di proposizione èa la subordinata? Una dichiarativa?

Possiamo trasformare la frase cosi:

Fin dalla mattina presto, io li udivo dalla mia stanza INCOMINCIARE subito appena svegli a mischiarsi far loro due in giochi e risate…

(2) p227¬†¬† e mentr’esse, in coro, gli magnificavano quel nuovo figlio, lui gli accord√≤ solo un’attenzione opaca distratta, con l’aria di un ragazzo forastico, e cresciuto fuori della famiglia, A CUI LE SORELLE MINORI MOSTRASSERO la propria bambola.

La subordinata dopo a cui è una proposizione relativa impropria consecutiva?   Possiamo scriverla cosi:

in modo tale che le sorelle minori mostrassero la propria bambola?

L’indicativo e’ anche accettabile?

(3) p. 264¬† Intanto SI SAPPIA ‚Ķche il fatale bacio, nella mia memoria capricciosa, s‚Äôera fatto pi√Ļ ingenuo del vero (come una musica di cui SI RAMMENTI solo il semplice tema).

Si sappia viene considerata l’imperativo o l’esortativo?

Possiamo anche usare Si RAMMENTA senza cambiare il significato della subordinata?  (non mi sembra ne’ una proposizione finale ne’ consecutiva).

 

RISPOSTA:

1) Il primo caso √® una relativa dipendente da verbi di percezione, che pu√≤ essere trasformata in una completiva. Pertanto: in ¬ęli udivo che incominciavano¬Ľ il che √® relativo, ma se trasformiamo la frase in una completiva (con il medesimo significato) il che diventa completivo: ¬ęudivo che loro incominciavano¬Ľ. √ą, come dice lei, possibile anche la trasformazione in relativa/completiva implicita: ¬ęli udivo incominciare¬Ľ.

2) S√¨, pu√≤ sostituire l‚Äôindicativo al congiuntivo senza alcun cambiamento di significato. Il congiuntivo si spiega non tanto per la sfumatura consecutiva (pure possibile) quanto per la sfumatura comparativo-ipotetica di tutta la frase: aveva l‚Äôaria come uno che…, come se…

3) ¬ęSi sappia¬Ľ √® congiuntivo esortativo impersonale. Anche in ¬ęri rammenti/a¬Ľ la sostituzione dell‚Äôindicativo al congiuntivo non cambia in nulla il significato della frase. Non occorre ipotizzare, ancora una volta, una sfumatura consecutiva (pure possibile, mentre √® del tutto sbagliata la sfumatura finale), perch√©, ancora una volta, il congiuntivo si giustifica con la sfumatura eventuale.

Fabio Rossi

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Categorie: Morfologia, Sintassi

QUESITO:

Nella frase “porta il latte con te, ma che sia freddo”, il “che” si riferisce a latte?

 

RISPOSTA:

No, il che √® un mero introduttore del congiuntivo desiderativo. Come se fosse: ¬ę[fa‚Äô in modo] che sia freddo¬Ľ.

Fabio Rossi

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QUESITO:

Quali e quante sono le forme ormai cristallizzate che risulterebbero fuori norma se impiegate senza la ‚Äúd‚ÄĚ eufonica, a parte ad esempio, ad eccezione, ad ogni buon conto?

 

RISPOSTA:

Non esiste una norma precisa che regoli l‚Äôuso della d eufonica. Per esempio, alcune delle locuzioni da lei citate possono scriversi legittimamente senza la d eufonica: a eccezione di e a ogni buon conto (cos√¨ sono riportate anche nei principali vocabolari dell‚Äôuso). Una delle rarissime eccezioni in cui la d eufonica √® quasi sempre presente per via della sua specificit√† √® la locuzione ad esempio, divenuta a tutti gli effetti una formula (insieme a per esempio). Tuttavia, potremmo trovare la locuzione a esempio in una frase tipo: ‚ÄúLa pazienza di Luca viene sempre portata a esempio di virt√Ļ da imitare‚ÄĚ.

In generale, la d eufonica, che in realt√† √® etimologica perch√© risalente a un d o a un t latini in ad, et o aut (da cui a, e, o), ha goduto nel corso del tempo di una certa elasticit√†: molto usata nella lingua antica, ridotta nell‚Äôitaliano moderno. Secondo il linguista Bruno Migliorini, l‚Äôuso della d eufonica dovrebbe essere limitato ai casi di incontro della stessa vocale come in ad Alberto, ed ecco ecc., ma anche in esempi come questi, per via della flessibilit√† dell‚Äôitaliano contemporaneo nei confronti dello iato (cio√® l‚Äôincontro di due vocali di due sillabe diverse), si potrebbe omette la d come in ‚ÄúHo chiesto a Luca e Erica‚ÄĚ.

Insomma, l’uso della d eufonica non ha regole precise ma cammina costantemente con l’evoluzione della lingua e la sensibilità di chi parla o scrive.

Di seguito suggeriamo alcuni casi in cui l’aggiunta di una d sarebbe sconveniente (1 e 2) o da evitare (3 e 4):

 

  1. quando la presenza di una d appesantisce la catena fonica e la vocale della parola successiva √® seguita da d come in ‚Äúedicole ed editoriali‚ÄĚ;
  2. in frasi come ‚Äúsi dice ubbidire od obbedire‚ÄĚ perch√© la presenza della d dopo la vocale o risulterebbe ormai rara e antiquata.
  3. prima di un inciso: ‚ÄúHo chiesto a Luca di uscire ed, ogni volta, risponde di no‚ÄĚ;
  4. davanti alla‚Äôh aspirata di parole o nomi stranieri: ‚ÄúCase ed hotel‚ÄĚ o ‚ÄúSabine ed Halil‚ÄĚ.

 

Raphael Merida

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Categorie: Semantica, Sintassi

QUESITO:

Nelle frasi indicate, l’uso del gerundio è appropriato?

1a) Non immaginava che avesse perso la prima battaglia, vincendo però la guerra.

1b) Chi non avesse la possibilità di presenziare alla cerimonia di premiazione [domanda un candidato, nda] perderebbe esclusivamente il diritto al ritiro del premio, mantenendo quindi il piazzamento ottenuto, oppure no?

 

RISPOSTA:

S√¨, il modo gerundio √® appropriato in entrambe le frasi, dal momento che esprime una subordinata implicita (in entrambi i casi di tipo avversativo, con le precisazioni fatte sotto) con identit√† di soggetto rispetto alla reggente. Per quanto riguarda la consecutio temporum, √® perfetta nella seconda frase (perderebbe il diritto ma manterrebbe il piazzamento), mentre nella prima sarebbe in realt√† preferibile usare il gerundio passato, se davvero si vuole mantenere un rapporto di parallelismo con l‚Äôaver perso la prima battaglia (anteriore rispetto a immaginava) e l‚Äôaver vinto la guerra. Dunque una versione pi√Ļ corretta della frase sarebbe: ¬ęNon immaginava che avesse perso la prima battaglia, avendo per√≤ vinto la guerra¬Ľ. Se invece si volesse intendere che la vittoria della guerra √® causa della sconfitta della prima battaglia, allora andrebbe bene il gerundio presente; ma quest‚Äôultima interpretazione sarebbe incoerente: semmai, dovrebbe essere ribaltata (per quanto anche in questo caso la coerenza sarebbe labile): ¬ęNon immaginava che avesse vinto la guerra perdendo la prima battaglia¬Ľ. Per evitare equivoci sull‚Äôesatto significato della frase, sarebbe meglio trasformare la gerundiva in una subordinata esplicita, oppure utilizzando comunque un connettivo che ne chiarisca il rapporto logico tra gli elementi. Per es. ¬ęNon immaginava di aver vinto la guerra pur avendo perso la prima battaglia¬Ľ; oppure (visto che il verbo immaginare, a differenza di sapere, fa ipotizzare che ancora non si sapesse l‚Äôesito della guerra, che dunque non era ancora finita all‚Äôepoca dell‚Äôimmaginava; pertanto bisognerebbe ipotizzare una subordinata posteriore, e non anteriore, alla reggente): ¬ęNon immaginava che avrebbe vinto la guerra, dato che aveva perso la prima battaglia¬Ľ. Quest‚Äôultima mi sembra la versione pi√Ļ coerente della frase 1a, e dunque forse la pi√Ļ fedele all‚Äôintento dell‚Äôemittente.

Fabio Rossi

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QUESITO:

Vorrei sapere se le due soluzioni indicate pi√Ļ sotto sono, per motivi di registro, ammissibili.

1) Esserci impegnate / 2) Essersi impegnate.

Cerco di contestualizzare.

Un gruppo di studentesse contesta una valutazione da parte di un’insegnante. Una di esse, a nome del gruppo, si pronuncia in questi termini:

‚ÄúPrendiamo atto che (l‚Äô)esserci/essersi impegnate al massimo e (l‚Äô)aver applicato, laddove possibile, gli insegnamenti ricevuti nel corso del tempo, non √® bastato per ottenere una valutazione almeno sufficiente‚ÄĚ (ho incluso l‚Äôarticolo determinativo tra parentesi perch√© credo che il parlante possa liberamente decidere se esplicitarlo od ometterlo).

Vorrei inoltre domandarvi se, modificando dati elementi della costruzione ed esulando dal caso specifico, si possa ‚Äúspersonalizzare‚ÄĚ il concetto, creando cos√¨ una sorta di ‚Äúcausa-effetto‚ÄĚ generale:

‚ÄúPrendiamo atto che (l‚Äô)essersi impegnati [non pi√Ļ femminile plurale, ma maschile] al massimo e (l‚Äô) aver applicato gli insegnamenti ricevuti negli anni, potrebbe non bastare per ottenere una valutazione sufficiente‚ÄĚ.

 

RISPOSTA:

L‚Äôespressione da lei evidenziata si trova all‚Äôinterno di una proposizione subordinata soggettiva retta dall‚Äôoggettiva non √® bastato, che √® impersonale; se la soggettiva condivide lo stesso soggetto della reggente essa deve essere ugualmente impersonale, quindi deve prendere la forma essersi impegnato, con il pronome si¬†e il participio al singolare maschile. Tale soluzione risulta doppiamente controintuitiva, perch√© il soggetto logico √® plurale e di sesso femminile (anche se il costrutto √® grammaticalmente impersonale) e perch√© la proposizione che regge l‚Äôoggettiva √® a sua volta dipendente dalla principale (per giunta collocata subito alla sinistra della soggettiva) costruita con il soggetto noi. Ne deriva un comprensibile rifiuto della forma che sarebbe corretta. Le alternative a questa soluzione sono: 1. la forma essersi impegnate, che a rigore √® scorretta, perch√© √® per met√† impersonale (l‚Äôinfinito essersi) e per met√† personale (il participio concordato con il soggetto logico plurale femminile); 2. la forma esserci impegnate, che √® internamente ben formata, ma sintatticamente scorretta perch√© costruisce la proposizione dipendente da una proposizione impersonale con un soggetto logico personale; 3. la costruzione personale, ma esplicita, della soggettiva: che ci siamo impegnate, corretta da tutti i punti di vista ma resa impossibile dalla coincidenza della presenza di un altro che¬†subito prima (‚ÄúPrendiamo atto che che ci siamo impegnate al massimo‚Ķ‚ÄĚ). Insomma, presupponendo di voler scartare la costruzione impersonale essersi impegnato¬†e l‚Äôalternativa 3, bisogna ammettere che scegliere una delle altre due comporta una scorrettezza tutto sommato veniale; in particolare la soluzione 2 sarebbe la pi√Ļ facilmente giustificabile, vista la costruzione personale della proposizione principale. Una soluzione del tutto corretta e priva di controindicazioni √® ovviamente possibile, ma comporta una riorganizzazione sintattica della frase; per esempio: ‚ÄúPrendiamo atto che non √® bastato che ci siamo impegnate al massimo e abbiamo applicato, laddove possibile, gli insegnamenti ricevuti nel corso del tempo per ottenere una valutazione almeno sufficiente‚ÄĚ, oppure ‚ÄúPrendiamo atto che non √® bastato il nostro massimo impegno e l‚Äôapplicazione, laddove sia stata possibile, degli insegnamenti ricevuti nel corso del tempo per ottenere una valutazione almeno sufficiente‚ÄĚ (che ha il vantaggio di evitare la sgradevole ripetizione di che¬†a breve distanza).

A margine aggiungo che la virgola tra tempo e non non è richiesta, e anzi è al limite dell’errore, perché separa due parti non separabili della frase (prendiamo atto che… non è bastato) per il solo fatto che si trovano collocate a distanza.

In ultimo, la sua ipotesi di ‚Äúspersonalizzazione‚ÄĚ √® valida, purch√© la forma sia quella corretta, ovvero essersi impegnato.

Fabio Ruggiano

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Categorie: Semantica, Sintassi

QUESITO:

Ho dei dubbi riguardo alla possibile collocazione dei modificatori nominali in diversi contesti e situazioni.

Modificatori del nome preceduti da un modificatore verbale:

1a. Ho messo una cosa qui bellissima / di marmo / che potrebbe aiutarmi.

Modificatori del nome dopo il verbo dell’interrogativa:

2a. Quale cosa hai venduto di plastica / plasticosa / che non andava venduta?

3a. Quante ne hai dezuccherate / senza zucchero / che non fanno male alla salute?

4a. Cosa hai osato toccare di colore giallo / di legno / che non andava toccato?

5a. Di quale parte sei della Svezia?

Questione ancora pi√Ļ complicata:

Modificatori del nome, preceduti da un modificatore verbale, collocati dopo il verbo di un’interrogativa:

6a. Quale cosa hai messo qui di colore rosso / rossa / che non apprezzi pi√Ļ di tanto?

7a. Quale cosa hai comprato senza nemmeno avvisarmi di colore rosso / rossa / che ti piace?

Chiaramente tutte le frasi possono essere riformulate in questo modo:

1b. Ho messo qui una cosa bellissima / di vetro / che potrebbe aiutarmi.

2b. Quale cosa di plastica / plasticosa / che non andava venduta hai venduto?

3b. Quante dezuccherate / senza zucchero / che fanno male ne hai?

4b. Cosa di colore giallo / di legno / che non andava toccato hai osato toccare?

5b. Di quale parte della Svezia sei?

6b. Quale cosa di colore rosso / rossa / che non apprezzi hai messo qui?

7b. Quale cosa di colore rosso / rossa / che ti piace hai comprato senza avvisarmi?

La questione potrebbe farsi pi√Ļ intricata se si pensa che in alcune di queste frasi il complemento preposizionale / aggettivo potrebbe essere interpretato come modificatore verbale, pi√Ļ precisamente come complemento predicativo del soggetto / oggetto, non come modificatore nominale, vista la sua posizione postverbale, per la precisione negli esempi da 2 e 4.

Inoltre, l’esempio 7 potrebbe essere ambiguo, in quanto che ti piace¬†potrebbe essere anche inteso come subordinata esplicita del verbo avvisare, dando il senso che qualcuno compra un qualcosa che gli piace, senza per√≤ avvisare qualcun altro.

Chiaramente queste situazioni di ambiguità si possono creare, ma quello che mi chiedo è questo: sintatticamente e grammaticalmente parlando, possiamo parlare di frasi corrette in questi significati e nel senso che vorrei dare? Cioè, i vari modificatori nominali (di legno, che non andava toccato, della Svezia, bellissima ecc.) delle frasi b si possono considerare dei modificatori nominali tanto nelle varianti a quanto nelle varianti b?

 

RISPOSTA:

Qualunque sia la posizione del modificatore, esso sar√† sempre ricondotto al sintagma modificato; anche se interpretiamo i modificatori come complementi predicativi (o predicazioni supplementari), dal punto di vista sintattico e semantico essi modificano ancora i sintagmi nominali a cui si riferiscono. Va, per√≤, detto, che il modificatore √® tipicamente adiacente al modificato, tranne che non ci siano ragioni per allontanarlo (per esempio l‚Äôinserimento di un altro modificatore pi√Ļ strettamente legato al modificatore o la funzione predicativa del modificatore): alcune frasi a, pertanto, risultano innaturali e al limite dell‚Äôaccettabilit√† (per esempio ‚ÄúHo messo una cosa qui bellissima‚ÄĚ, perch√© difficilmente si pu√≤ accettare che l‚Äôaggettivo qualificativo sia legato al sintagma nominale qualificato meno strettamente di un‚Äôindicazione di luogo). La proposizione esclusiva nella frase 7 non √® in nessun caso un modificatore del nome (infatti non pu√≤ essere in alcun modo trasformata in una relativa il cui pronome introduttore riprenda il sintagma nominale o in un aggettivo); modificatori di sintagmi nominali introdotti da senza sarebbero, ad esempio, borsa senza manici (ovvero che non ha i manici), oppure maglietta senza maniche (smanicata).

Fabio Ruggiano

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QUESITO:

Tutte queste frasi e alternative sono corrette?

“Mi ha chiesto che cosa significasse quel gesto”

“Mi ha chiesto che cosa significhi quel gesto”

“Mi ha chiesto che cosa significherebbe quel gesto”

“Mi ha chiesto che cosa significa quel gesto”

 

“Un bambino che legga / leggesse / legge per bene una enciclopedia(,) imparerebbe tutto ci√≤ che una scuola pu√≤ / potesse / possa / potrebbe offrirgli”.

 

“Un amico che diffami / diffama / diffamasse non √® / sarebbe un buon amico”.

 

Attenendomi, per esempio, a queste tabelle della “Treccani” (https://www.treccani.it/enciclopedia/consecutio-temporum%28La-grammatica-italiana%29/), una frase del genere sarebbe agrammaticale: “Credo che l’avesse visto”?

A che attenersi per sapere se si sta (o stia?) costruendo una frase che rispetta (o rispetti?) la concordanza dei tempi verbali?

 

RISPOSTA:

Tutte le varianti dei tre gruppi sono corrette. Nel primo gruppo la subordinata √® una interrogativa indiretta, che √® strettamente vincolata alla consecutio temporum; non tutte le varianti presentate, per√≤, hanno a che fare direttamente con il sistema della consecutio. Le varianti con significa / significhi sono semanticamente equivalenti; in questo caso la differenza tra l’indicativo e il congiuntivo √® di tipo diafasico, cio√® di registro (lo stesso vale per sta / stia e rispetta / rispetti della frase finale della sua domanda). Quella con il condizionale contiene, ovviamente, una sfumatura di condizionalit√†; presuppone, cio√®, che ci sia una condizione (espressa altrove o implicita) per l’avverarsi dell’evento del significare (per esempio “…che cosa significherebbe quel gesto +se lui lo facesse+”). In alternativa (ma la corretta interpretazione dipende dal contesto), il condizionale pu√≤ essere interpretato come un segnale di cortesia, ovvero come una variante indiretta di significa. Per quanto riguarda la consecutio temporum, queste tre varianti esprimono tutte la contemporaneit√† con il presente; il passato prossimo (qui ha chiesto), infatti, pu√≤ funzionare da passato ma anche da presente, se descrive un evento che √® ancora in corso (ha chiesto comporta che la domanda √® ancora valida nel momento in cui l’emittente parla). Diversamente da queste tre, la variante all’imperfetto esprime (anche qui l’interpretazione dipende dal contesto) la contemporaneit√† con il passato, l’anteriorit√† rispetto al presente o anche l’anteriorit√† rispetto al passato; per esempio “L’ho incontrato ieri e mi ha chiesto (passato) che cosa significasse (contemporaneit√† con il passato) il nostro incontro”; “L’ho appena incontrato e mi ha chiesto (domanda ancora valida = presente) che cosa significasse il mio discorso di ieri (anteriorit√† rispetto al presente)”; “L’ho incontrato ieri e mi ha chiesto (passato) che cosa significasse (anteriorit√† rispetto al passato) il mio discorso del giorno prima”.

La seconda e la terza frase contengono subordinate relative, che non sono strettamente legate alla consecutio temporum; le varianti legge / legga funzionano come significa / significhi del gruppo precedente; leggesse qui non √® interpretabile come passato, per via del verbo della reggente (imparerebbe), che √® presente; esso va, quindi, interpretato come una variante di legga favorita dalla sovrapposizione del modello del periodo ipotetico: che leggesse …imparerebbe = se leggesse …imparerebbe. Si noti che se il verbo della reggente fosse passato, leggesse sarebbe interpretato come passato (per esempio “Un bambino che cinquant’anni fa leggesse per bene una enciclopedia avrebbe imparato…”).

Per “…tutto ci√≤ che una scuola pu√≤ / potesse / possa / potrebbe offrirgli” vale quanto appena detto, tranne che qui √® ammesso sia il congiuntivo imperfetto, con la stessa sfumatura ipotetica della prima relativa, sia il condizionale presente (non ammesso nella prima relativa per via della sovrapposizione del modello del periodo ipotetico), attratto dal condizionale della proposizione reggente. A margine sottolineo che la virgola tra enciclopedia e imparerebbe non va inserita, perch√© si configurerebbe come virgola tra il soggetto (Un bambino che legga / leggesse / legge per bene una enciclopedia) e il verbo.

Per la relativa della terza frase vale tutto quello che è stato detto per la prima relativa della seconda. Chiaramente, se si opta per diffamasse la reggente prenderà il condizionale sarebbe per via della sovrapposizione del modello del periodo ipotetico.

La frase “Credo che l’avesse visto” non √® affatto agrammaticale, ma descrive una situazione in cui un parlante riferisce di un evento passato precedente un altro; per esempio “Luca ieri √® rimasto a guardare il film per pura gentilezza; credo che l’avesse gi√† visto”. Lo schema presentato nella pagina a cui lei rimanda contiene soltanto i casi pi√Ļ comuni di relazione temporale tra reggente e subordinata completiva; i tanti casi non contemplati non sono esclusi, ma solo tralasciati per brevit√†. Sulla consecutio temporum in generale rimando alle tante risposte dell’Archivio di DICO che contengono la parola consecutio; in particolare la scelta dei tempi nelle relative √® al centro di questa: https://dico.unime.it/ufaq/congiuntivo-e-consecutio-nella-proposizione-relativa/.

Fabio Ruggiano

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Categorie: Morfologia, Sintassi

QUESITO:

La costruzione sotto indicata dovrebbe essere valida:

‚ÄúSia l‚Äôindicativo sia il congiuntivo sono ammessi.‚ÄĚ

Due domande in proposito: sarebbe accettabile anche la coniugazione al singolare del verbo (è ammesso)?

E se il parlante decidesse di anteporre il predicato, quale soluzione sarebbe preferibile?

‚Äú√ą ammesso sia l‚Äôindicativo sia il congiuntivo‚ÄĚ, ‚ÄúSono ammessi sia l‚Äôindicativo sia il congiuntivo.‚ÄĚ

 

 

RISPOSTA:

La correlazione di sia… sia equivale alla coordinazione con e, quindi sia l’indicativo sia il congiuntivo equivale a l’indicativo e il congiuntivo. Ne consegue che il verbo deve essere coniugato al plurale, qualunque sia la sua posizione rispetto al soggetto. Il verbo al singolare, attratto dalla forma singolare del soggetto pi√Ļ vicino (“Sia l’indicativo sia il congiuntivo √® ammesso“, o “√ą ammesso sia l’indicativo sia il congiuntivo “), √® un errore non grave, accettabile in contesti informali.

Fabio Ruggiano

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Categorie: Morfologia, Sintassi

QUESITO:

Bisogna attenersi a quanto affermato dal ‚ÄúSabatini‚ÄĚ: ¬ęSe l’elemento negato √® anteposto al verbo, questo rifiuta il non: neanche io so come fare¬Ľ?

¬ęAnche se dovessimo aspettare non sarebbe un problema¬Ľ e ¬ęNeanche se dovessimo aspettare sarebbe un problema¬Ľ sono le uniche possibilit√† corrette? Tuttavia mi √® capitato di leggere esempi contradditori con quanto appena affermato anche in La luna e i fal√≤.

E se l‚Äôelemento di negazione √® posposto al verbo: ¬ęNon sarebbe un problema neanche se dovessimo aspettare di pi√Ļ¬Ľ?

 

RISPOSTA:

Sebbene l‚Äôitaliano richieda, o ammetta, la doppia negazione in alcuni casi (¬ęnon voglio niente¬Ľ), la rifiuta in altri, precisamente quando un elemento (avverbio, congiunzione, aggettivo o pronome, a seconda dei casi) di negazione come neanche, neppure, nemmeno, niente, nessuno √® anteposto al verbo. Come giustamente osserva Serianni nel cap. VII, par. 193, della sua Grammatica, ¬ęquesta norma va oggi osservata scrupolosamente, almeno nello scritto formale. Tuttavia, nell‚Äôitaliano dei secoli scorsi e anche in quello contemporaneo non mancano le deflessioni in un senso o nell‚Äôaltro¬Ľ, dovute per esempio a forme regionali, di italiano popolare, di trascuratezza, di espressivit√†. Tra le deflessioni, troviamo addirittura Manzoni: ¬ęUna di quelle donnette alle quali nessuno, quasi per necessit√†, non manca mai di dare il buongiorno¬Ľ. Deflessioni, tra i moltissimi altri, in Pavese: ¬ęNeanche tra loro non si conoscevano¬Ľ, ¬ęneanche qui non mi credevano¬Ľ. Cionondimeno, ci√≤ non altera la norma dell‚Äôitaliano. Pertanto, ¬ęAnche se dovessimo aspettare non sarebbe un problema¬Ľ e ¬ęNeanche se dovessimo aspettare sarebbe un problema¬Ľ vanno bene, mentre ¬ęNeanche se dovessimo aspettare non sarebbe un problema¬Ľ va evitato. Quando l‚Äôelemento di negazione √® posposto al verbo, la doppia negazione √® ammessa: ¬ęNon sarebbe un problema neanche se dovessimo aspettare di pi√Ļ¬Ľ va altrettanto bene quanto ¬ęNon sarebbe un problema anche se dovessimo aspettare di pi√Ļ¬Ľ.

Fabio Rossi

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Categorie: Semantica, Sintassi

QUESITO:

Nel verso della canzone “Dammi solo un’ora baby / e un po’ di coca-cola che mi graffi la gola”, la relativa √® consecutivo-finale, ma se al posto del congiuntivo graffi usassimo l’indicativo graffia la semantica della frase cambierebbe?

 

RISPOSTA:

Nel verso la relativa con che e il congiuntivo ha un valore a met√† strada tra il consecutivo e il finale; il modo migliore per trasformarla √® tale che + congiuntivo. La trasformazione con tale che + indicativo non sarebbe equivalente; tale costruzione sarebbe, anzi, molto strana, perch√© il graffiare √® qui rappresentato non come una qualit√† della Coca-Cola (come sarebbe in una frase come “La Coca-Cola contiene una tale quantit√† di anidride carbonica che graffia la gola”), ma come lo scopo per cui il parlante chiede la Coca-Cola.

Fabio Ruggiano

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QUESITO:

Mi hanno sempre insegnato che la congiunzione ‚Äúsemmai‚Äú, quando ha valore condizionale, regge il congiuntivo e, talvolta, l’indicativo futuro.
Mi sono recentemente trovato a scrivere, di getto, il periodo seguente:
‚ÄúDove erano andati a finire il suo autocontrollo ‚Äď semmai c’era stato ‚Äď e la sua ironia?‚Äú
Magari è un mio limite, ma incontrerei molta resistenza nel sostituire quel trapassato prossimo con il trapassato del congiuntivo (fosse stato).
La grammatica che cosa dice in proposito?
Vi domando inoltre se questa congiunzione ammette tutti i verbi del congiuntivo ‚Äď quindi anche il presente e il passato ‚Äď, se il futuro semplice possa essere considerato una variante meno formale ‚Äď ma ugualmente corretta ‚Äď del congiuntivo presente e se, infine, il futuro anteriore, al di l√† della ‚Äúregola‚Äú cui accennavo pi√Ļ sopra, possa essere incluso nei verbi compatibili, quale alternativa al congiuntivo passato.
Elenco alcuni esempi per illustrare la mia richiesta multipla:
1) Chiamami, semmai ce ne sia/sarà la possibilità.
2) Puoi ascoltare la musica, semmai tu ne abbia/avrai voglia.
3) Verrò a prenderti, semmai ce ne sia/sarà bisogno.
4) Parteciperà alla festa, semmai abbia avuto/avrà avuto lo slancio giusto per uscire dalla sua stanza.

 

RISPOSTA:

Semmai √® un connettivo ipotetico o condizionale (usato anche, qualche volta, come avverbio o per meglio dire segnale discorsivo, col significato di ‚Äėeventualmente‚Äô, ‚Äėcaso mai‚Äô: ¬ęSemmai non preoccuparti, ci vedremo un‚Äôaltra volta¬Ľ) che regge perlopi√Ļ il congiuntivo e che si comporta sostanzialmente come la congiunzione ipotetica da cui deriva, cio√® se. Come osservato da grammatiche (per es. quella di Serianni) e dizionari (per es. il Sabatini-Coletti nel sito del Corriere della sera), pu√≤ reggere anche l‚Äôindicativo (soprattutto futuro), che rappresenta la scelta meno formale ma comunque sempre corretta.

La sua frase (¬ęDove erano andati a finire il suo autocontrollo ‚Äď semmai c’era stato ‚Äď e la sua ironia?¬Ľ) va benissimo all‚Äôindicativo, e condivido la sua resistenza a volgerla al congiuntivo trapassato, decisamente troppo ricercato e anche meno adatto alla sintassi meno legata e pi√Ļ colloquiale dell‚Äôinciso nel quale semmai si trova.

L‚Äôuso dei tempi nei verbi retti da semmai dipende dalla consecutio temporum esattamente come se, pertanto sia il presente sia il passato congiuntivo, sia il futuro, vanno bene. Sicuramente l‚Äôimperfetto e il trapassato congiuntivo sono i pi√Ļ frequenti, in virt√Ļ della loro frequenza nei costrutti che esprimono eventualit√†: ¬ęSemmai avessi tempo potresti passare a trovarmi¬Ľ, ¬ęsemmai ti fossi ricordato ti passare sarei stato molto contento¬Ľ ecc. (ma si veda comunque sotto sulla preferibilit√† accordata a costrutti pi√Ļ semplici e retti da se piuttosto che da semmai).

Il futuro semplice √® dunque corretto (ancorch√© meno formale del congiuntivo), e in determinati contesti anche il futuro anteriore (per indicare anteriorit√† nel futuro), che per√≤ risulta sempre un po‚Äô innaturale, motivo per cui spesso si preferisce il presente (indicativo o congiuntivo) o addirittura il passato prossimo, con proiezione del punto di vista al passato: ¬ęSemmai avrai preso un bel voto, ti porter√≤ a Londra¬Ľ, che nella lingua spontanea sarebbe ¬ęSemmai prendi un bel voto ti porto a Londra¬Ľ o ¬ęSe/Semmai hai preso un bel voto ti porto/porter√≤ a Londra¬Ľ.

Per quanto riguarda gli altri esempi da lei proposti:

1) ¬ęChiamami, semmai ce ne sia/sar√† la possibilit√†¬Ľ: entrambi corretti, con una terza possibilit√†: ¬ę… semmai ce ne fosse…¬Ľ, o, ancor pi√Ļ naturale: ¬ęChiamami, se possibile¬Ľ o ¬ęChiamami se puoi¬Ľ (quest‚Äôultima √® la scelta migliore, pi√Ļ semplice e comune in un italiano sciolto, snello e comprensibile).
2) ¬ęPuoi ascoltare la musica, semmai tu ne abbia/avrai voglia¬Ľ. Come sopra. In italiano comune: ¬ęPuoi ascoltare la musica, se ti va¬Ľ.
3) ¬ęVerr√≤ a prenderti, semmai ce ne sia/sar√† bisogno¬Ľ. Come sopra. In italiano comune: ¬ęTi vengo a prendere, se serve¬Ľ.
4) ¬ęParteciper√† alla festa, semmai abbia avuto/avr√† avuto lo slancio giusto per uscire dalla sua stanza¬Ľ. In base a quanto gi√† detto, vanno bene entrambe le forme, ma quella al futuro anteriore √® abbastanza forzata. La scelta pi√Ļ naturale sarebbe al presente indicativo: ¬ę… se/semmai ha lo slancio…¬Ľ.

Tendenzialmente, se √® quasi sempre preferibile a semmai, sempre nell‚Äôottica di un italiano fluido e snello. Perch√© ricorrere a semmai se nella lingua comune (e anche in quella formale) se √® molto pi√Ļ comune? Tutti gli esempi da lei fomiti funzionerebbero molto meglio con se. La semplicit√† nei costrutti √® quasi sempre da preferirsi, e non soltanto nell‚Äôitaliano parlato e familiare. A maggior ragione negli esempi da lei forniti, che si muovono tutti nell‚Äôambito comunicativo della quotidianit√†: un conto √® la (sublime) sintassi arrovellata di Marcel Proust per scandagliare i meandri interiori e sociali, un altro conto √® l‚Äôinutile complicazione di situazioni normalissime come l‚Äôincontrarsi, l‚Äôascoltare musica, il dare un passaggio a qualcuno e simili.

Fabio Rossi

Parole chiave: Congiunzione, Registri, Verbo
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QUESITO:

Mi sto occupando dello studio delle temporali. Vorrei cercare di capire quali tempi verbali possono essere usati in queste proposizioni al fine di poter esprimere sfumature di significato.

РCompro la pizza quando lui arriva / arrivi / arrivasse / arriverà / è arrivato / sia arrivato / fosse arrivato / sarà arrivato.

РNon compro la pizza finché lui non torna, torni, tornasse, tornerà (tempi composti?)

РGli ho promesso un lavoro non appena sarà / sia / fosse / sarebbe / sarebbe stato / fosse stato possibile

РLavorerai non appena è / sarà / sia / fosse possibile.

– A lui non importava fintantoch√© c’era / ci sarebbe stata / ci fosse stata Dorothy insieme a lui.

– Il direttore gli aveva promesso un posto di lavoro non appena fosse possibile, fosse stato possibile, sarebbe stato possibile.

– Pare che facesse suonare la campana ogni volta che trovava / trovasse / avrebbe trovato / avesse trovato un nome per il suo personaggio.

РGlielo dirò non appena tu lo vuoi / vorrai / voglia / volessi.

– Parliamo fino a quando non ci stanchiamo (indicativo e congiuntivo) / ci stancheremo / ci stancassimo / stancheremmo (tempi composti?).

РRifiutò di andarsene finché non avesse finito il pasto, avrebbe finito.

– Lo temeva ma pensava di temerlo solo finch√© non aveva accettato / avesse accettato / avrebbe accettato / ebbe accettato di completare l¬īopera.

– Stavo bene attento a muovermi ogniqualvolta ne avessi avuto bisogno / ne avessi bisogno / ne avrei avuto bisogno / ne avrei bisogno / ne avevo bisogno.

РDobbiamo proseguire finché non avremo / abbiamo (indicativo e congiuntivo) / avessimo ritrovato la strada dei mattoni gialli.

 

RISPOSTA:

Sulla scelta della forma verbale nelle frasi dell’elenco agiscono diversi fattori che si influenzano a vicenda (tra cui la semantica della frase), producendo restrizioni non sempre riconducibili a una regola generale. Di seguito le varianti pi√Ļ accettabili, con qualche nota illustrativa:

РCompro la pizza quando lui arriva / arriverà / sarà arrivato.

Il futuro anteriore √® un po’ spiazzante in relazione al presente usato come futuro (meglio sarebbe “Comprer√≤… quando sar√† arrivato”); possibile – ma forzato – √® arrivato, che, per√≤, funziona meglio con congiunzioni come una volta che e appena. Sono esclusi i tempi passati del congiuntivo sia arrivato e fosse arrivato. Non √® escluso il congiuntivo presente, se si attribuisce a quando il senso di qualora. Molto forzato √® arrivasse, che mette l’evento fattuale al presente della reggente in relazione con un’ipotesi possibile.

 

РNon compro la pizza finché lui non torna / torni / tornerà (tempi composti?).

In questa frase la congiunzione finch√© non ammette l’indicativo e il congiuntivo come variante formale (non con slittamento di significato verso la non fattualit√†). Per questo √® impossibile tornasse. Possibili sono, invece, l’indicativo futuro anteriore e il congiuntivo passato, perch√© finch√© non permette di considerare il processo del non comprare o come contemporaneo all’attesa, o come successivo, quindi con una prospettiva dal futuro al passato sull’evento del tornare.

 

РGli ho promesso un lavoro non appena sarà / sia / fosse / sarebbe stato / fosse stato possibile.

L’unica forma esclusa √® sarebbe, perch√© l’evento della subordinata non pu√≤ essere considerato condizionato da quello della reggente. Il condizionale passato, invece, pu√≤ avere la funzione di futuro nel passato.

 

РLavorerai non appena è / sarà / sia possibile.

Esclusa fosse.

 

– A lui non importava fintantoch√© c’era / ci sarebbe stata / ci fosse stata Dorothy insieme a lui.

Tutte le forme sono possibili.

 

– Il direttore gli aveva promesso un posto di lavoro non appena fosse / fosse stato / sarebbe stato possibile.

Tutte le forme sono possibili.

 

– Pare che facesse suonare la campana ogni volta che trovava / trovasse un nome per il suo personaggio.

Esclusa avrebbe trovato, perch√© l’evento del trovare non pu√≤ essere successivo a quello del suonare; avesse trovato potrebbe essere usata come variante formale di aveva trovato (forma a sua volta del tutto possibile), ma risulterebbe forzata, perch√© suggerirebbe che l’evento √® non fattuale, quando non pu√≤ esserlo.

 

РGlielo dirò non appena tu lo vuoi / vorrai / voglia / volessi.

Tutte le forme sono possibili.

 

– Parliamo fino a quando non ci stanchiamo (indicativo e congiuntivo) / stancheremo / stancheremmo (tempi composti?).

Le forme escluse sono ci stancheremmo, perch√© l’evento della subordinata non pu√≤ essere considerato condizionato da quello della reggente, e ci fossimo stancati; ci stancassimo √® al limite dell’accettabilit√† (rispetto a finch√© non la presenza di quando la rende leggermente pi√Ļ accettabile, ma sarebbe difficilmente selezionata dai parlanti).

 

РRifiutò di andarsene finché non avesse finito il pasto.

Impossibile avrebbe finito, perch√© l’evento del finire non pu√≤ essere n√© condizionato n√© successivo a quello dell’andarsene.

 

– Lo temeva ma pensava di temerlo solo finch√© non avesse accettato / avrebbe accettato di completare l’opera.

In questa frase la reggente della temporale di temerlo è equivalente a che lo avrebbe temuto, quindi la temporale introdotta da finché non non ammette il congiuntivo ebbe accettato. Potrebbe ammettere aveva accettato, che, però, è sfavorito dalla sovrapposizione sulla frase dello schema del periodo ipotetico del terzo tipo (condizionale passato-congiuntivo trapassato).

 

– Stavo bene attento a muovermi ogniqualvolta ne avessi avuto bisogno / avessi bisogno / avevo bisogno.

La reggente della temporale qui equivale a mi muovevo: nella temporale sono impossibili avrei bisogno e avrei avuto bisogno, perch√© l’avere bisogno deve precedere e non pu√≤ essere condizionato dal muoversi.

 

РDobbiamo proseguire finché non avremo / abbiamo (indicativo e congiuntivo) la strada dei mattoni gialli.

Impossibile avessimo trovato.

Fabio Ruggiano

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QUESITO:

Il testo che segue è la parte di una favola. Vorrei sapere se la punteggiatura e i verbi sono corretti:
¬ęIn una grande prateria ci vivevano bufali, cavalli e insetti. Tra questi un bellissimo bufalo: forte, bello, veloce… Per√≤ con tutte queste qualit√† era diventato superbo, si credeva chiss√† chi √® proprio per questo non gli parlava pi√Ļ nessuno.
Un giorno un insetto decise di sfidare il bufalo e gli disse: “Sei cos√¨ lento che non riesci a prendermi!”. Perci√≤ il bufalo si arrabbi√≤, prese una rincorsa molto lunga e fece uno scatto che per√≤ fin√¨ male, infatti, il piccolo insetto si era messo davanti a un albero che cos√¨ appena gli sarebbe venuto incontro, sarebbe bastato spostarsi e si sarebbe preso una botta/crapata e cos√¨ and√≤¬Ľ.

 

RISPOSTA:

In brano presenta svariate inesattezze, che commenterò sotto.

¬ęIn una grande prateria ci vivevano [il ci √® pleonastico: indica infatti il complemento di luogo gi√† espresso da in una grande prateria; ci va dunque eliminato] bufali, cavalli e insetti. Tra questi un bellissimo bufalo: forte, bello, veloce… [eviterei i due punti che spezzano inutilmente il discorso; li sostituirei con una virgola] Per√≤ con tutte queste qualit√† era diventato superbo, si credeva chiss√† chi √® [refuso per e congiunzione] proprio per questo non gli parlava pi√Ļ nessuno.
Un giorno un insetto decise di sfidare il bufalo e gli disse: “Sei cos√¨ lento che non riesci a prendermi!”. Perci√≤ il bufalo si arrabbi√≤, prese una rincorsa molto lunga e fece uno scatto che per√≤ fin√¨ male, [prima di infatti va un segno di punteggiatura forte, come un punto e virgola] infatti, il piccolo insetto si era messo davanti a un albero che [eliminare il che e aggiungere due punti] cos√¨ [virgola] appena gli sarebbe [fosse: qui il condizionale √® sbagliato perch√© √® come se fosse un periodo ipotetico: se gli fosse venuto incontro, sarebbe bastato…] venuto incontro, sarebbe bastato spostarsi e [manca il soggetto, altrimenti il lettore crede che si tratti sempre dell‚Äôinsetto, mentre invece qui il soggetto cambia ed √® il bufalo] si sarebbe preso una botta/crapata [crapata √® troppo informale/regionale e stona in un racconto; anche il generico botta non √® il massimo; meglio testata, o gran testata, seguito da un punto] e cos√¨ and√≤¬Ľ.

Quindi il brano corretto sarebbe come segue:

¬ęIn una grande prateria vivevano bufali, cavalli e insetti. Tra questi un bellissimo bufalo, forte, bello, veloce… Per√≤ con tutte queste qualit√† era diventato superbo, si credeva chiss√† chi e proprio per questo non gli parlava pi√Ļ nessuno.
Un giorno un insetto decise di sfidare il bufalo e gli disse: “Sei cos√¨ lento che non riesci a prendermi!”. Perci√≤ il bufalo si arrabbi√≤, prese una rincorsa molto lunga e fece uno scatto che per√≤ fin√¨ male; infatti, il piccolo insetto si era messo davanti a un albero: cos√¨, appena gli fosse venuto incontro, sarebbe bastato spostarsi e il bufalo si sarebbe preso una gran testata. E cos√¨ and√≤¬Ľ. Oppure: ¬ęcos√¨, appena il bufalo gli fosse venuto incontro, sarebbe bastato spostarsi e quello si sarebbe preso una gran testata¬Ľ.

Fabio Rossi

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Categorie: Punteggiatura, Semantica

QUESITO:

Quando scrivo utilizzo molto spesso la virgola insieme alla congiunzione, sempre con una specifica motivazione determinata dal senso che desidero attribuire alla frase. Talvolta, nemmeno cos√¨ raramente, mi capita di usare la virgola anche negli elenchi in cui √® presente una “e”.

Mi sento spesso dire che non so scrivere, che non conosco l’uso della punteggiatura. Solitamente sorrido, ascolto, mi stanco. Mi piacerebbe capire se ho torto, ed ammettere i miei limiti.

Faccio degli esempi: “pane, pasta, e pomodoro” ha un significato diverso da “pane, pasta e pomodoro”. Lo stesso vale anche per “l’amava, e l’odiava”. Anche questa espressione √® diversa e differente da “l’amava e l’odiava”. Cos√¨ “Dio, patria e famiglia” non √® esattamente lo stesso di “Dio, patria, e famiglia”. Giusto?

 

RISPOSTA:

Ha ragione lei su tutta la linea: questa del divieto della virgola prima della congiunzione √® una delle tante regole di fantagrammatica (come la chiama Sgroi, o, per essere pi√Ļ generosi, di norma sommersa, come la chiama Serianni) inventate senza alcuna ragione dai maestri di scuola. A volte l‚Äôerrore, come in molti dei suoi begli esempi, √® proprio nel non metterla, la virgola prima della e.

Fabio Rossi

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Categorie: Semantica, Sintassi

QUESITO:

Desidererei sapere se questa frase √® corretta: ¬ęNon sono come te che ti (invece che ¬ęa cui¬Ľ) piacciono le auto di lusso¬Ľ.

 

RISPOSTA:

Entrambe le frasi sono corrette, anche se la prima √® meno formale della seconda. Le due alternative non sono peraltro identiche: il che della prima frase infatti non √® propriamente un pronome relativo, bens√¨ un che polivalente, con valore, in questo caso, vicino a quello di una congiunzione consecutiva: ‘tale che ti piacciono’. Dunque, oltre a essere meno formale, la prima frase esprime qualcosa in pi√Ļ rispetto alla seconda, cio√® un maggior distacco (o un giudizio pi√Ļ negativo) nei confronti di una persona tale (talmente superficiale, materialista, capitalista, o che so io) da dar valore alle auto di lusso.

Fabio Rossi

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Categorie: Semantica, Sintassi

QUESITO:

Di che tipo sono le seguenti proposizioni introdotte da¬†che, e come mai la prima √® costruita con l’indicativo e la seconda con il congiuntivo?
(1) Il lato positivo è che è andata bene. 
(2) Ciò che conta è che io riesca a uscire di casa.  

 

RISPOSTA:

Le due proposizioni sono soggettive; possono essere interpretate, infatti, come il soggetto del verbo¬†essere¬†della reggente. La scelta del modo verbale in queste proposizioni, come anche nelle altre completive, √® legata a ragioni prima di tutto stilistiche: il congiuntivo √® pi√Ļ formale dell’indicativo. Entrambe le proposizioni possono, infatti, essere costruite con l’indicativo e il congiuntivo:¬†“Il lato positivo √® che sia andata bene”; “Ci√≤ che conta √® che io riesco a uscire di casa”. Oltre alla ragione stilistica, altri fattori possono spingere a usare l’indicativo o il congiuntivo. Primo fra tutti √® la cristallizzazione dell’uso, cio√® l’abitudine dei parlanti di costruire una certa costruzione tipica sempre allo stesso modo: nella prima frase, per esempio,¬†il lato positivo¬†√® che¬†somiglia alla costruzione tipica¬†√® che¬†o¬†il fatto √® che, che normalmente sono seguite dall’indicativo. Il congiuntivo, inoltre, pu√≤ veicolare, in alcuni casi, una sfumatura di non fattualit√†, ovvero di eventualit√†, possibilit√†, incertezza: nella seconda frase, per esempio,¬†che io riesco a uscire¬†sarebbe facilmente interpretato come la constatazione del fatto che il parlante pu√≤ effettivamente uscire;¬†che io riesca a uscire, invece, sarebbe interpretato come la proiezione della possibilit√† nel futuro.
Fabio Ruggiano

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Categorie: Semantica, Sintassi

QUESITO:

Da giorni mi tormenta l’analisi di questo periodo:
‚ÄúQuanto pi√Ļ egli ha fatto al di l√† del proprio merito, tanto pi√Ļ √® ritenuto degno
di ammirazione‚ÄĚ.
√ą corretto dire che si tratta di due principale legati dalla correlazione ‚Äúquanto
pi√Ļ‚Ķ tanto pi√Ļ ‚Äú?
 

 

RISPOSTA:

Sì, sono due proposizioni coordinate dalla coppia di congiunzioni correlative quanto, tanto.

Fabio Rossi 

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Categorie: Sintassi

QUESITO:

a) “Bisogna sempre impegnarsi, sia che si tratti di lavoro, sia che si tratti di
occupazioni extralavorative.“

Per snellire la parte correlativa della frase, mi sono venute in mente alcune
soluzioni, che vorrei proporvi per una valutazione.

b) “Bisogna sempre impegnarsi, che si tratti di lavoro o di occupazioni
extralavorative.“
c) “Bisogna sempre impegnarsi, che si tratti (o) di lavoro o di occupazioni
extralavorative.“
d) “Bisogna sempre impegnarsi, sia che si tratti di lavoro o di occupazioni
extralavorative.“

Le soluzioni sono tutte accettabili, considerando anche quella originaria? Quale
consigliereste per uno scritto formale? E infine, a proposito dell’esempio numero
due, la prima congiunzione è preferibile specificarla oppure ometterla?

 

RISPOSTA:

Le soluzioni vanno tutte bene, tranne la d): √® sconsigliabile alterare la serie correlativa¬†sia… sia…¬†o¬†sia… che…¬†utilizzando un’atra congiunzione (o).
Per quanto riguarda la c), essa √® preferibile nella versione senza la prima¬†o, perch√© la¬†o¬†√® in certo qual modo pleonastica, visto che il senso della correlazione √® introdotto gi√† da “che si tratti”.
In conclusione, in uno scritto formale vanno bene la a), la b), la c1, senza particolari predilezioni. 

Fabio Rossi

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QUESITO:

Nella frase “Sei talmente ingenuo che non ti accorgeresti di essere in una dittatura, nemmeno quando, appeso a testa in gi√Ļ, CREDERESTI di avere il cielo sotto i tuoi piedi”¬†quando¬†pu√≤ reggere il condizionale o era indispensabile CREDESSI?

 

RISPOSTA:

Nella sua frase¬†quando¬†equivale a¬†se, quindi introduce una proposizione ipotetica. Tale proposizione rifiuta il condizionale, in quanto esprime la condizione al cui avverarsi un altro evento avviene, mentre il condizionale esprime proprio l’evento condizionato.
Fabio Ruggiano 

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Categorie: Semantica, Sintassi

QUESITO:

In quali casi è corretto il SE con il condizionale?
Es. ‘Se potremmo resistere due giorni senza mangiare, non potremmo fare lo stesso senza bere’ √® corretta?
Come si chiama, in questo periodo, la subordinata introdotta dal SE?

 

RISPOSTA:

Di norma, se + condizionale si usa nelle interrogative indirette per esprimere un rapporto di posteriorit√†, cio√® quando l’oggetto della domanda √® futuro rispetto alla richiesta. Per es.: “Mi chiedo se mi daresti una mano”; Mi chiedevo se mi avresti dato una mano”.
In rari casi il condizionale dopo¬†se¬†si pu√≤ usare anche nelle ipotetiche, come quella da lei segnalata, che per√≤, di fatto, sembra un’ipotetica ma in realt√† √® un avversativa:
“Se potremmo resistere due giorni senza mangiare, non potremmo fare lo stesso senza bere”, che in uno stile pi√Ļ formale sarebbe espressa con¬†mentre:¬†“Mentre potremmo resistere due giorni senza mangiare, non potremmo fare lo stesso senza bere”.
In questo caso (cio√® in una ipotetica con valore di avversativa), l’imperfetto congiuntivo (cio√® il tempo e il modo corretti se fosse stata un’ipotetica pura) sarebbe scorretto:
*”Se potessimo resistere due giorni senza mangiare, non potremmo fare lo stesso senza bere”.
Se fosse un’ipotetica pura sarebbe per es. cos√¨:
“Se potessimo resistere due giorni senza mangiare, probabilmente lo faremmo”.

Fabio Rossi

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QUESITO:

Vorrei inoltrarvi due quesiti.
Il primo di questi riguarda la negazione “n√©”.
РLa comunicazione potrà essere diffusa entro la fine della settimana, senza però che il suo contenuto sia circolato negli uffici, né (che) abbia subito modifiche.
Р Si può inviare una domanda che non contenga richieste specifiche, né (che) sia stata presentata ad altri uffici?
– Senza essere stato nominato n√© aver ottenuto riconoscimenti in precedenti competizioni, l’autore √® libero di presentare le sue opere?
Le tre costruzioni sono corrette dal punto di vista sintattico? I “che” indicati tra parentesi nelle prime due sono consigliati, errati o a discrezione dello scrivente?

 

RISPOSTA:

N√©¬†significa letteralmente ‘e non’, quindi si pu√≤ usare soltanto in frasi che richiederebbero, se non coordinate, un¬†non¬†inziale.¬†Senza¬†non equivale a¬†non, sebbene esprima, ovviamente, l’idea negativa della privazione. Dunque se a senso, e nell’italiano informale, le alternative da lei proposte sono accettabili, non lo sono a rigore secondo l’italiano atteso in un testo formale. Eccone le possibili riscritture, che tengono conto anche della richiesta sull’uso di¬†che¬†e di altri fattori.
– La comunicazione potr√† essere diffusa entro la fine della settimana, senza per√≤ che il suo contenuto sia circolato prima negli uffici e senza che abbia subito modifiche. In questo caso andrebbe aggiunto un¬†prima, forse: se la notizia pu√≤ essere diffusa, come potrebbe non circolare? Inoltre, l’intera frase √® davvero molto faticosa (anche a causa di quel¬†sia circolato, che tra l’altro andrebbe preferibilmente cambiato in¬†abbia circolato). Eccone una possibile variante pi√Ļ elegante, pi√Ļ chiara e meno burocratica:¬†La comunicazione potr√† essere diffusa entro la fine della settimana; prima di allora, non potr√† circolare negli uffici n√© essere modificata.
– ¬†Si pu√≤ inviare una domanda che non contenga richieste specifiche, n√© [il¬†che¬†non si ripete quasi mai, in coordinazione a precedente proposizione con¬†che] sia stata presentata ad altri uffici (oppure: e che non sia stata presentata ad altri uffici). Questa frase √® davvero strana: perch√© mai una domanda non dovrebbe contenere richieste specifiche, dal momento che √®, per l’appunto, una domanda, cio√® una richiesta? Insomma, il primo requisito di un testo √® che dica cosa sensate, non senza senso, di l√† dalla forma in cui √® scritto.
– Senza essere stato nominato e senza aver ottenuto riconoscimenti in precedenti competizioni, l’autore √® libero di presentare le sue opere? Anche qui si pu√≤ esprimere lo stesso concetto in modo pi√Ļ chiaro, elegante e meno faticoso: Un autore che non abbia presentato domande ad altre competizioni pu√≤ presentare le sue opere?

Fabio Rossi 

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QUESITO:

√ą¬†normale che alcuni verbi come¬†constatare,¬†verificare,¬†accertare,¬†appurare¬†reggano ora il congiuntivo ora l’indicativo in funzione dell’azione che veicolano?

a) Ho verificato che la casa fosse vuota.
(Qui il verbo starebbe a indicare un’azione che non ha ancora portato esito: non si sa se la casa sia effettivamente vuota, e determinate operazioni di controllo disposte all’interno sono finalizzate a questo obiettivo).

b) Ho verificato che la casa era vuota.
(Qui il verbo starebbe invece a indicare un’azione dall’esito definitivo: le operazioni di controllo si sono concluse, e la casa √® certamente vuota).

Augurandomi di essere stata chiara nell’enunciazione del mio dubbio, vorrei sapere se la mia osservazione sia giusta, oppure se con i verbi summenzionati si possa impiegare o l’uno o l’altro modo a prescindere dalla semantica.

 

RISPOSTA:

La sua osservazione √® sostanzialmente corretta: i¬†verbi da lei citati¬†reggono una proposizione completiva (preferenzialmente)¬†al congiuntivo se prendono il significato di ‘controllare che uno stato di cose corrisponda a quello atteso o previsto’; reggono, invece, l’indicativo se prendono il significato di ‘attestare che lo stato di cose corrisponde¬†a quello atteso o previsto’. Si noti che nel primo caso la proposizione retta √® una interrogativa indiretta (infatti la congiunzione¬†che¬†pu√≤ essere sostituita da¬†se); nel secondo √® una oggettiva. Si noti anche che se l’interrogativa indiretta √® introdotta da¬†se¬†pu√≤ essere costruita anche all’indicativo: “Va accertato se la malattia di massa costituisce un reato” (da sanita24.ilsole24ore.com, 2015).
Preciso che tra i verbi da lei elencati,¬†che possiamo considerare sinonimi,¬†constatare¬†√® quello che pi√Ļ forzatamente ammette il significato di ‘controllare…’, e pi√Ļ forzatamente, quindi, regge l’interrogativa indiretta. Una frase come “Ho constatato che la casa fosse vuota” potrebbe essere facilmente interpretata come una variante pi√Ļ formale, ma del tutto equivalente in quanto al significato, di “Ho constatato che la casa era vuota”. Anche “Ho constatato se la casa fosse vuota”, del resto, mi sembra meno naturale di¬†“Ho verificato / accertato /¬†appurato se la casa fosse vuota”. La ricerca di¬†constatato se¬†in Internet, non a caso, restituisce soltanto esempi proiettati nel futuro, come “La problematica in discussione¬†non pu√≤ essere analizzata e risolta senza aver preliminarmente¬†constatato se¬†alla base del comportamento posto in essere dall‚Äôazienda ricorrente vi sia stato un comportamento…” (fiscooggi.it, 2007), in cui √® proprio la proiezione nel futuro a giustificare il significato e la reggenza.
Fabio Ruggiano

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Categorie: Semantica, Sintassi

QUESITO:

Nelle seguenti frasi ci sono proposizioni relative; in tutte e tre le frasi c’√®¬†la sfumatura di eventualit√† (e forse ipotetica nella prima):
“Si pu√≤ dire che cosa rischiano i lavoratori che dovessero portare avanti la mobilitazione nonostante questo avviso?”.
“Chiedo alle persone che conoscessero (anche conoscano) gi√† la risposta di restare in silenzio”.
“Non mi piacerebbe un cagnolino che non mi venisse incontro quando rientro a casa”.
Le mie domande:
1. il pronome relativo che in tutte e tre le frasi è improprio?
2. Quando troviamo una proposizione relativa che con un verbo al congiuntivo, il relativo è sempre considerato improprio?
3. Se la risposta è sì, penso che ci siano soltanto due possibilità: valore finale o valore consecutivo. Giusto?
Ho delle difficolt√† a individuare una¬†che¬†improrio con valore consecutivo: √® pi√Ļ facile per me individuare un valore finale.¬†Quindi mi domando:
1. quando c’è un congiuntivo nella proposizione relativa, non è possibile considerare il che un relativo proprio? 
2. Quando una proposizione con un che relativo ha il verbo al congiuntivo e sicuramente non ha valore finale, posso concludere che è una consecutiva?
3. Se la risposta è sì, possiamo concludere che le relative in queste due frasi hanno valore consecutivo?
“Non c‚Äô√® niente che tu possa fare”.
“Marco √® il ragazzo pi√Ļ simpatico che io conosca”.

 

RISPOSTA:

Innanzitutto bisogna ricordare che il pronome¬†che¬†non √® mai detto¬†improprio. In tutte le frasi da lei proposte (tranne l’ultima, come vedremo alla fine) ha sempre la funzione di pronome relativo, e tale funzione non pu√≤ che essere propria.¬†Sono, piuttosto, le proposizioni relative nel loro complesso a essere definite da alcuni¬†improprie¬†quando assumono un significato non esattamente relativo, ma assimilabile a quello di altre proposizioni. L’etichetta¬†improprio, si noti, non √® precisa, perch√© fa pensare che ci sia qualcosa di sbagliato nella costruzione di queste¬†proposizioni, che invece sono del tutto regolari. Le proposizioni relative con un significato vicino ad altre proposizioni possono essere:
consecutive (cerco un centro di gravità permanente che [= tale che] non mi faccia mai cambiare idea, cantava Franco Battiato nella canzone Centro di gravità permanente);
causali (ho prestato a Luca il libro che mi [= perché me lo] aveva richiesto con insistenza);
concessive (Luca, che [= anche se] non voleva venire, alla fine si è divertito.
Per quanto riguarda il significato finale, esso è di solito contemplato nelle grammatiche, ma, come dice lei, è quasi indistinguibile da quello consecutivo. Per semplicità, si può parlare di significato consecutivo-finale.
Come si pu√≤ vedere, l’interpretazione speciale della proposizione relativa non √® collegata al modo congiuntivo: le relative con significato causale e consecutivo, infatti, richiedono l’indicativo. Inoltre, l’uso del congiuntivo nella proposizione relativa non produce necessariamente un significato speciale, ma a volte serve soltanto a elevare il registro della frase. √ą il caso della prima delle sue ultime frasi, nella quale il significato non cambia se sostituiamo il congiuntivo con l’indicativo (“Non c‚Äô√® niente che puoi fare”), anche se l’antecedente indefinito¬†niente¬†fa propendere senz’altro per il congiuntivo nella relativa. L’ultima frase, invece, contiene non una proposizione relativa, ma una comparativa, che serve a esprimere il secondo termine di un paragone¬†ed √® introdotta dalla congiunzione (non dal pronome)¬†che. Per la precisione, anche nella proposizione comparativa il congiuntivo serve a elevare il registro; se lo sostituiamo con l’indicativo il significato non cambia:¬†“Marco √® il ragazzo pi√Ļ simpatico che conosco”.
Fabio Ruggiano

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QUESITO:

Scrivo per chiedere se, secondo voi, nel contesto della frase sotto riportata la¬†congiunzione¬†ebbene¬†ha pi√Ļ valore avversativo o conclusivo.¬†
“Gli avevo chiesto se poteva farmi un favore, ebbene ha rifiutato”.
Io ritengo che abbia pi√Ļ un senso avversativo, √® pi√Ļ facile sostituirla con¬†ma,¬†per√≤,¬†tuttavia¬†rispetto che con¬†quindi¬†o¬†pertanto,¬†ma mi interessa capire¬†anche il vostro punto di vista.
Ho consultato il dizionario Sabatini-Coletti in cui, a proposito di¬†ebbene¬†si¬†legge che tale congiunzione pu√≤ essere utilizzata “con valore anche avversativo,¬†per segnalare una decisione o una circostanza contrarie all’aspettativa”. Vi √® inoltre la seguente frase a mo’ di esempio: “la sua proposta √® che io mi dimetta;¬†ebbene, non ci sto”. Mi sembra molto simile a quella da me proposta: in entrambi i casi,¬†infatti, vi sono sottese un’aspettativa (la proposta di una persona che io mi¬†dimetta; la mia richiesta di farmi un favore) e una decisione o una circostanza¬†contraria all’aspettativa (io non voglio dimettermi; una persona ha rifiutato la¬†mia richiesta di favore).¬†

 

RISPOSTA:

La domanda √® pi√Ļ insidiosa di quanto sembri a prima vista. Innanzitutto escludo che¬†ebbene¬†sia sostituibile¬†con¬†tuttavia¬†o simili, perch√© tale sostituzione (per quanto grammaticalmente possibile) modificherebbe il significato della frase. La frase, infatti, non mette in contrapposizione due eventi, ma presenta prima un evento e poi un altro che ne rappresenta l’esito. Il significato che tale esito sia contrario alle speranze dell’emittente non √® contenuto in¬†ebbene, ma √® inferito dal ricevente sulla base della sua conoscenza del mondo: la frase¬†“Gli avevo chiesto se poteva farmi un favore, ebbene ha accettato” sarebbe ugualmente coerente nel contesto adeguato. Dal punto di vista testuale,¬†ebbene¬†ha la funzione di segnale discorsivo metatestuale che serve a introdurre la conclusione di un racconto; il valore che meglio lo descrive, anche se in termini non tecnici, √® pertanto quello conclusivo (ebbene¬†si avvicina qui a¬†insomma:¬†“Gli avevo chiesto se poteva farmi un favore, insomma ha rifiutato”).
Possiamo considerare l’esempio del Sabatini-Coletti analogo alla sua frase; non condivido, per√≤, l’interpretazione data dal dizionario.¬†Aggiungo che il valore avversativo per¬†ebbene¬†non √® menzionato n√© dal Sabatini-Coletti on line, n√© dal GRADIT, n√© dallo Zanichelli, n√© dal Devoto-Oli, n√© dal Dizionario Garzanti.¬†
Sulla base dell’analisi condotta – si noti – la frase risulta formata da due enunciati giustapposti, tant’√® che richiederebbe un segno di interpunzione forte prima di¬†ebbene¬†(…¬†se poteva farmi un favore; ebbene, ha rifiutato¬†o anche …¬†se poteva farmi un favore. Ebbene, ha rifiutato), proprio come nell’esempio del Sabatini-Coletti.
Fabio Ruggiano

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QUESITO:

Ho bisogno di un chiarimento circa l’uso dei due punti e le congiunzioni. Ho letto che i due punti possono svolgere la funzione di connettivo e possono essere usati al posto di congiunzioni¬†dichiarative (infatti, tant’√® vero che) oppure al posto di quelle conclusive¬†(perci√≤, quindi, dunque, pertanto) o quelle esplicative (cio√®, vale a dire, in altre parole). √ą corretto ci√≤ che ho letto?
Alcune fonti dicono che nulla esclude la possibilit√† di usare contemporaneamente i due punti e la congiunzione. Secondo questi ultimi usarli entrambi renderebbe pi√Ļ¬†particolarmente evidente il nesso logico. Altre, invece, asseriscono che l’uso di entrambi non sia giusto dal punto di vista stilistico, poich√© la congiunzione¬†finisce per smorzare l’effetto di immediatezza perseguito con i due punti.
Volevo un vostro parere al riguardo. 
Oltre a ciò, volevo chiedere se i due punti possono precedere il ma. Su questo non ho trovato niente in rete, però nella scrittura giornalistica è abbastanza usato. Voi che ne pensate? In quali casi è possibile farlo? 

 

RISPOSTA:

I due punti possono fare le veci di un connettivo:¬†√® tardi, quindi sbrigati¬†=¬†√® tardi: sbrigati. Si pu√≤ dire, pertanto, che possono avere la funzione di un connettivo. L’uso dei due punti insieme a un connettivo √® un fatto, come lei stesso scrive, di stile: in questo ambito ogni scelta √® ammissibile e deve essere commisurata al gusto personale. I due punti inseriti prima di¬†ma¬†sono insoliti; questo segno, infatti, introduce una spiegazione, un’informazione aggiuntiva, una conseguenza, mentre¬†ma¬†stabilisce un’opposizione. Non si pu√≤ escludere che ci siano contesti in cui l’accostamento sia sensato, ma in generale pu√≤ essere considerato una forzatura.
Fabio Ruggiano

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Categorie: Sintassi

QUESITO:

Credo sia corretto dire: “Sei tu che mi ispiri”, ma forse √® preferibile il verbo in terza persona: “Sei tu che mi ispira”. Quale frase √®¬†consigliabile?

 

RISPOSTA:

La difficolt√† nella scelta della persona della proposizione subordinata deriva dalla natura incerta di questa proposizione. Essa, infatti, non √® propriamente una relativa, diversamente da quello che si pu√≤ pensare. Se fosse una relativa, non avremmo dubbi nello scegliere la terza persona, perch√© il pronome relativo sarebbe senz’altro preceduto da un antecedente alla terza persona; per esempio: “Tu sei¬†quello¬†che mi ispira”. Nella sua frase, invece, la proposizione √® di tipo pseudorelativo, simile a una relativa ma in realt√† pi√Ļ prossima a una completiva. In questo tipo di proposizione¬†che¬†non √® un pronome relativo, ma una congiunzione, come dimostra il fatto che √® invariabile: “√ą a te *a cui ho dato la penna” (corretto: “√ą a te¬†che¬†ho dato la penna”). Come conseguenza,¬†che¬†non ha un vero e proprio antecedente nella reggente e anche quando¬†sembra fungere da soggetto della proposizione subordinata, come nel suo caso, non pu√≤ svolgere questa funzione. Il soggetto della subordinata, pertanto, sar√† o espresso nella subordinata (per esempio “√ą lui che ho visto”) oppure sar√†¬†lo stesso della reggente, come nel suo caso: “Sei tu che mi ispiri”. A ulteriore dimostrazione della correttezza di questa scelta, si noti che la subordinata pu√≤ anche essere costruita con l’infinito, proprio perch√© ha come soggetto lo stesso della reggente: “Sei tu a ispirarmi”.¬†
Fabio Ruggiano

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Categorie: Semantica, Sintassi

QUESITO:

Se dico che “per quanti pregi abbia, a Tizio non servono, se essi¬†sono un dono prezioso ma / e nelle sue mani diventano come quel cibo tanto buono che¬†viene gettato nella spazzatura”, a me sembra sia corretto¬†ma nelle sue mani,¬†per√≤ vorrei sapere se scrivere¬†e nelle sue mani¬†sia un errore o se possa essere¬†un’opzione, anche per evitare la ripetizione di suoni che avverrebbe con¬†ma nelle¬†sue mani.

 

RISPOSTA:

Vanno bene entrambe le congiunzioni.¬†Ma¬†pone il segmento che segue in contrasto con¬†se essi sono un dono prezioso, mentre¬†e¬†instaura una relazione di aggiunta, come se la frase fosse¬†se essi¬†sono un dono prezioso e se nelle sue mani diventano…¬†
Si noti, a margine, che in questa frase¬†se¬†non introduce una proposizione ipotetica, ma una causale (=¬†visto che). Sul¬†se causale si pu√≤ vedere la FAQ¬† “Se” causale o ipotetico dell’archivio di DICO.
Fabio Ruggiano

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QUESITO:

Mi chiedo se una citazione possa avere o no la maiuscola a seconda di come¬†√® scritta. Per esempio: se scrivo: “Qualcuno ha detto: ‘La vita non √® aspettare che¬†passi la tempesta, √® imparare a danzare sotto la pioggia’”, so che ci vuole la¬†maiuscola, ma mi capita di leggere invece: “Qualcuno ha detto che ‘la vita non √®¬†aspettare che passi la tempesta, √® imparare a danzare sotto la pioggia’”. √ą corretto?¬†la seconda frase si scrive cos√¨ perch√© √® un discorso indiretto?

 

RISPOSTA:

Uno dei pochi punti fermi dell’ortografia nell’ambito della punteggiatura √® che il discorso diretto deve cominciare con la lettera maiuscola. Si noti, a parte, che questa¬†convenzione, in teoria utile per distinguere il discorso riportato dalla cornice che lo inquadra, va accolta senza dogmatismo: in pratica, infatti, non √® affatto necessario segnalare con la maiuscola la alterit√† del discorso riportato rispetto alla cornice quando il discorso riportato ha gi√† una sua precisa segnalazione introduttiva (: ” oppure : ‚Äď) e conclusiva (” oppure ‚Äď).
Tornando al tema centrale, le citazioni letterali di parole altrui possono essere assimilate a un discorso diretto oppure no; nel primo caso si ricade nell’obbligo della lettera maiuscola, nel secondo caso, invece, no. Che cosa distingue il primo caso dal secondo? La presenza, nel secondo caso, di un connettivo (come nella sua frase¬†che)¬†che integra la citazione all’interno della sintassi della cornice. Anche in questo caso, va ricordato, √® bene mantenere le virgolette intorno alla citazione, per segnalare che quelle parole provengono da un’altra fonte.
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Congiunzione
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Categorie: Sintassi

QUESITO:

Si può dire di dubitare su qualcosa (esempio: dubito sul mio coraggio) o bisogna scegliere la preposizione di?

 

RISPOSTA:

Il verbo¬†dubitare¬†regge la preposizione¬†di¬†(o la congiunzione¬†che¬†se l’elemento retto non √® un sintagma ma una proposizione);¬†ammissibili sono locuzioni preposizionali come¬†riguardo a¬†e¬†in riferimento a. La preposizione¬†su¬†non √® esclusa, ma √® senz’altro una opzione rarissima, che va evitata in contesti sorvegliati.
Fabio Ruggiano

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Categorie: Sintassi

QUESITO:

Il comparativo di maggioranza o minoranza con il verbo piacere si forma usando di oppure che?

 

RISPOSTA:

Gli avverbi¬†pi√Ļ¬†e¬†meno¬†che accompagnano il verbo¬†piacere¬†non formano un comparativo, perch√© non sono uniti a un aggettivo, ma sono comunque seguiti da un secondo termine di paragone: “Il cinema mi piace pi√Ļ della televisione”. In questi casi, quindi, tali avverbi sono autonomi e possono richiedere sia la preposizione¬†di¬†sia la congiunzione¬†che. Se il secondo termine di paragone √® un nome o un pronome si possono usare entrambe:¬†“Il cinema mi piace pi√Ļ della televisione” /¬†“Il cinema mi piace pi√Ļ che la televisione”. Il¬†che¬†√® pi√Ļ comune se il secondo termine di paragone √® anticipato:¬†“Pi√Ļ che la televisione mi piace il cinema”, oppure se il primo termine di paragone √® posto dopo il verbo: “Mi piace il cinema pi√Ļ che la / della televisione”. La differenza tra le due forme √® che la preposizione costruisce il secondo termine di paragone come un sintagma (complemento di paragone):¬†il cinema mi piace / pi√Ļ della televisione; la congiunzione, invece, lo costruisce come una proposizione (proposizione comparativa):¬†pi√Ļ che (mi piace) la televisione / mi piace il cinema,¬†oppure¬†mi piace il cinema / pi√Ļ che (mi piace) la televisione.
Per questo motivo, se il secondo termine di paragone √® una proposizione, o anche soltanto un infinito verbale, il secondo termine di paragone √® senz’altro introdotto da¬†che: “Mi piace andare al cinema pi√Ļ che guardare la televisione”, “Mi piace sciare pi√Ļ che nuotare”.¬†
Fabio Ruggiano

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Categorie: Semantica, Sintassi

QUESITO:

Gradirei conoscere quali tra le quattro costruzioni ‚Äď a condizione che siano tutte¬†valide ‚Äď √® da preferire.
1. Prima che i miei nipoti arrivino al mare, noi torneremo a casa.
2. Prima che i miei nipoti siano arrivati al mare, noi torneremo a casa.
3. Prima che i miei nipoti arrivino al mare, noi saremo (già) tornati a casa.
4. Prima che i miei nipoti siano arrivati al mare, noi saremo (già) tornati a casa.

 

RISPOSTA:

Le frasi sono tutte corrette. La 1 e la 3 non presentano difficolt√†: nella 1 gli eventi futuri dell’arrivare¬†e del¬†tornare¬†sono rappresentati con il congiuntivo presente, che in effetti pu√≤ avere la funzione di presente proiettato nel futuro, e con il futuro semplice, quindi senza specificare il dettaglio dell’anteriorit√† nel futuro (opzione del tutto normale); nella 3 il dettaglio dell’anteriorit√† √® specificato per mezzo del futuro anteriore. La 2 e la 4 presentano il problema del congiuntivo passato usato per descrivere un evento futuro successivo rispetto a un altro evento (tanto che nella 4 l’altro evento √® espresso con il futuro anteriore). Si noti che il congiuntivo passato pu√≤ descrivere regolarmente un evento futuro precedente rispetto a un altro, perch√© la sua funzione pu√≤ essere soltanto anaforica, ovvero quella di indicare che l’evento √® precedente a un altro, a prescindere di quando esso sia avvenuto (per esempio, in una frase come “Quando torner√≤ dal viaggio ti accorgerai che ti sono mancato”¬†sono mancato¬†√® un evento futuro). Il problema qui √® che l’evento espresso con il congiuntivo passato (siano arrivati) √® successivo, non precedente all’altro con cui √® in relazione (torneremo / saremo tornati).
La ragione di questa scelta apparentemente illogica √® che la congiunzione¬†prima che¬†spinge a considerare l’evento descritto all’interno della proposizione come la conclusione di un processo. Nelle frasi, quindi,¬†prima che i miei nipoti siano arrivati¬†√® interpretato come ‘prima che si concluda il processo dell’arrivo dei miei nipoti’.¬†
Per quanto riguarda la validit√† delle frasi, ognuna veicola sfumature semantiche diverse, quindi va scelta in base al significato che si vuole intendere. Quelle con il futuro anteriore sottolineano la relazione dell’informazione del¬†tornare¬†con quella dell’arrivare, mentre quelle con il futuro semplice indicano che l’informazione del¬†tornare¬†ha una sua autonomia rispetto a quella dell’arrivare. Quelle con il congiuntivo presente rappresentano l’arrivare come un evento momentaneo, cio√® puntano l’attenzione sul momento dell’arrivo, quelle con il congiuntivo passato lo rappresentano come la fine di un processo, quindi puntano l’attenzione sul processo che ha portato all’evento.
Fabio Ruggiano

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Categorie: Morfologia, Sintassi

QUESITO:

Nel periodo “Tale materiale si trova anche in una cartellina che¬†¬†prender√≤ io all’ingresso del
palazzo e che lascer√≤ in ufficio”, nell’ultima frase √® meglio scrivere “e che lascer√≤ in ufficio” oppure “e lascer√≤
in ufficio”. Il secondo “che” ha funzione di pronome o congiunzione?

 

RISPOSTA:

Il secondo che è un pronome relativo esattamente come il precedente, e si riferisce a cartellina; può essere omesso. Ogni qual volta vi sono due pronomi relativi a breve distanza e riferiti al medesimo referente il secondo che può essere sottinteso. Le due alternative, con il secondo che espresso oppure sottinteso, sono identiche, senza alcuna differenza di registro.
Un trucchetto ingenuo ma utile per riconoscere la differenza tra che pronome e che congiunzione è provare a sostituire che con il quale: se la sostituzione funziona (cioè se dà luogo a una frase di senso compiuto), che è pronome; se non funziona, che è congiunzione.
“… Si trova in una cartellina la quale lascer√≤ in ufficio”, ancorch√© faticosa (nessuno userebbe¬†la quale¬†con valore di oggetto, in questo caso), funziona e si comprende. Se fosse: “penso che la lascer√≤ in ufficio”, la sostituzione “penso la quale lascer√≤ in ufficio” non funziona, e infatti in quest’ultimo caso il¬†che¬†ha valore di congiunzione¬†(o complementatore) completiva, cio√® che introduce una subordinata oggettiva.

Fabio Rossi

 

Parole chiave: Congiunzione, Pronome
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Categorie: Semantica, Sintassi

QUESITO:

Vorrei esporre un dubbio sull’analisi del periodo di una coordinata introdotta dalla congiunzione “anzi” e che, a detta delle grammatiche correnti, dovrebbe inserirsi tra le coordinate avversative.
La frase è questa:
-Restituiscimi i miei soldi: proposizione principale
-O non ti dar√≤ pi√Ļ nulla, : coordinata alla principale (disgiuntiva)
– anzi non ti considerer√≤ pi√Ļ un amico: coordinata di tipo avversativo? In realt√†, a me sembra avere un valore accrescitivo (non solo non ti dar√≤ pi√Ļ i soldi, in pi√Ļ non ti considerer√≤ come amico) o di tipo sostitutivo (in sostituzione della prima minaccia ne uso un’altra).
√ą lecito il mio ragionamento? Come si pu√≤ definire in questo caso la congiunzione?
 

 

RISPOSTA:

In effetti qui non si tratta tanto di contrastare qualcosa (avversativa), quanto, semmai, di aggiungere una minaccia. Casi come questi, perfettamente comuni e corretti, mostrano quanto le categorie della grammatica (intesa come libri di grammatica) siano molto pi√Ļ strette, poco utili, poco funzionali e spesso incoerenti di quelle della Grammatica (intesa come funzionamento di una lingua).
Nei libri di grammatica, per comodit√† e per brevit√†, la relazione di sostituzione viene di solito trattata insieme a quella avversativa, e dunque in fondo l’analisi che lei ha trovato non √® del tutto scorretta, ancorch√© migliorabile. Nella sua frase, tuttavia, il valore di¬†anzi¬†non √® tanto quello di congiunzione, bens√¨ quello di avverbio, o meglio di segnale discorsivo, col valore di ‘e per di pi√Ļ, addirittura’ o simili.
Come ben mostra questo esempio, il confine tra coordinate e subordinate √® davvero molto debole, talvolta, ed √® il classico confine posto dai libri di grammatica pi√Ļ che dalla Grammatica della lingua, che vede le due relazioni (di paratassi e ipotassi) pressoch√© sullo stesso piano.
In questo caso le strade per analizzare questo periodo sono almeno tre (oltre a quello di¬†anzi…¬†come avversativa), tutte e tre difendibili:
1) considerare la proposizione introdotta da anzi come coordinata di tipo aggiuntivo (sebbene i libri di grammatica di solito non annoverino questa categoria);
2) Considerare la proposizione introdotta da¬†anzi¬†come coordinata per asindeto, visto che¬†anzi¬†ha qui valore pi√Ļ avverbiale che di congiunzione (e sempre di valore aggiuntivo);
3) Concentrarsi soltanto sul valore semantico del periodo e analizzarlo, dunque, così:
– Restituiscimi i miei soldi = se non mi restituisci i miei soldi (ipotetica)
– o non ti dar√≤ pi√Ļ nulla = non ti dar√≤ pi√Ļ nulla (principale)
– anzi non ti considerer√≤ pi√Ļ un amico = coordinata per asindeto (oppure aggiuntiva) alla principale.
Il suo ragionamento è del tutto valido e mostra una notevole capacità di riflessione metalinguistica

Fabio Rossi

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Categorie: Sintassi

QUESITO:

Nel parlato si sente dire spesso¬†a¬†proposito che il nostro Andrea va in giro a dire di essere una persona onesta…:¬†quell’a¬†proposito¬†pu√≤ essere seguito dal¬†che?

 

RISPOSTA:

Attualmente in italiano non esiste la locuzione congiuntiva¬†a proposito che, ma esiste soltanto la locuzione preposizionale¬†a proposito di, che introduce un complemento di argomento.¬†A proposito che il nostro Andrea…¬†dovrebbe essere costruito con una perifrasi relativa:¬†a proposito del fatto che Andrea…¬†
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Congiunzione
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Categorie: Semantica, Sintassi

QUESITO:

Ho un dubbio sulla seguente frase:
“Ma se unicredit comprerebbe di mps solo le parti sane, e le parti in perdita deve accollarsele lo Stato, a che serve l‚Äôofferta di unicredit?”
Chi l’ha scritta adduce che intendeva dire ‘Se (la posta √® che) unicredit comprerebbe…’; a parte che non √® cos√¨ scontato il sottinteso, √® comunque corretto scrivere cos√¨?

 

RISPOSTA:

La congiunzione¬†se¬†pu√≤ reggere il condizionale se ha significato causale. Quindi¬†se unicredit comprerebbe¬†= ‘visto che unicredit comprerebbe’;¬†se unicredit comprasse¬†= ‘nel caso in cui unicredit comprasse’. Sottolineo che la spiegazione data dallo scrivente non √® accettabile, perch√©, come dice lei, non √® possibile per il lettore inferire la parte considerata implicita.
Sul¬†se¬†causale pu√≤ vedere anche la FAQ¬† L’insolito “se” causale dell’archivio di DICO.
Fabio Ruggiano

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Categorie: Sintassi

QUESITO:

Vorrei sapere se l’espressione¬†fissare la data per¬†(per esempio: “La data della partenza √® stata fissata per il 10/5 del 22”) √® corretta.

 

RISPOSTA:

L’espressione non √® ben formata. Si consideri, infatti, che il 10/5 (o qualsiasi altra data) √®, per l’appunto, una data, quindi, dal punto di vista sintattico,¬†data¬†√® un complemento predicativo di¬†10/5.¬†Sar√† il complemento predicativo, non il complemento oggetto a cui questo si riferisce, a essere preceduto dalla preposizione¬†per, quindi¬†fissare per data il 10/5¬†(o¬†fissare il 10/5 per data). La preposizione¬†per¬†pu√≤ anche essere sostituita dalla congiunzione¬†come:¬†fissare come data il 10/5¬†(o¬†fissare il 10/5 come data).
La situazione cambia diametralmente se¬†al posto di¬†data¬†appare un evento che avviene in quella data, per esempio¬†fissare un appuntamento per il 10/5. In questo caso, infatti,¬†un appuntamento¬†√® il complemento oggetto del verbo, mentre¬†per il 10/5¬†diviene un complemento interpretabile come di vantaggio (per il 10/5¬†=¬†‘in favore del 10/5’).
Il complemento predicativo rimane¬†come data¬†anche se si arricchisce la frase usando sia¬†data¬†sia, per esempio,¬†partenza¬†o¬†appuntamento:¬†“Come data per l’appuntamento √® stato fissato il 10/5”. In questo caso¬†per l’appuntamento¬†√® un’ulteriore espansione (complemento di fine), che non intacca gli altri ruoli sintattici.
Fabio Ruggiano

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QUESITO:

Come faccio a capire quando usare la virgola prima di e congiunzione senza alterare il senso della frase? E per quanto riguarda la congiunzione disgiuntiva o?
La virgola va sempre utilizzata prima del se?
La virgola va utilizzata quando si usa il gerundio? O è facoltativa?
Quando si utilizzano quindi, perciò, si utilizza una virgola o se ne utilizzano due?
Quando si utilizzano espressioni tipo vale a dire oppure anche congiunzioni come ovvero, la virgola viene usata quasi sempre?

 

RISPOSTA:

Innanzitutto le consiglio di consultare la sezione¬†Lo sapevate che?¬†del sito di DICO (http://www.dico.unime.it/category/lo-sapevate-che/), che contiene diversi interventi sull’uso della punteggiatura.
Le sue domande non possono essere risolte in poche parole, perché la punteggiatura è legata a ragioni diverse, grammaticali, testuali, convenzionali, stilistiche. Come conseguenza, i casi di uso obbligato sono pochissimi, e quasi ogni scelta produce un cambiamento di significato della frase. 
Per quanto riguarda la virgola prima della¬†e, essa √® fortemente richiesta quando i due pezzi di frase uniti dalla congiunzione non sono sullo stesso piano; quasi sempre, per√≤, √® proprio la virgola che permette di stabilire se i due pezzi sono o non sono sullo stesso piano: il suo inserimento, pertanto, √® una scelta dello scrivente legata al significato che vuole dare alla frase, non un obbligo. Mettiamo a confronto le seguenti frasi: “Ho comprato le mele e sono tornato a casa” / “Ho comprato le mele, e sono tornato a casa”. Sono entrambe corrette, ma la virgola produce un cambiamento di significato: nella prima frase le due azioni sono sullo stesso piano, come se l’emittente dicesse ‘ho fatto l’azione 1 e l’azione 2’, senza gerarchizzazione tra le due; nella seconda frase la seconda azione √® rappresentata come separata dalla prima, come se l’emittente dicesse ‘ho fatto l’azione 1, dopodich√© (ma la relazione logica potrebbe anche essere di consecuzione: di conseguenza) ho fatto l’azione 2′. In una frase isolata come quella usata qui la differenza pu√≤ sembrare trascurabile, ma se inseriamo la frase in un testo si noter√† l’importanza del dettaglio:
“- Che cosa hai fatto ieri?
–¬†Ho comprato le mele e sono tornato a casa (= ‘ho fatto due cose’)”.
“- Che cosa hai fatto ieri?
– Ho comprato le mele, e sono tornato a casa (= ‘ho fatto una cosa sola’)”.
La differenza √® talmente importante che la prima risposta potrebbe essere addirittura considerata incoerente con la domanda. Se qualcuno mi chiede che cosa ho fatto, infatti, di certo non elencher√≤ tra le cose fatte anche il tornare a casa; al contrario, se il tornare a casa serve a concludere l’elenco (come se dicessi¬†e non ho fatto altro), allora ha senso che io lo inserisca nella risposta.¬†
La stessa spiegazione data per la e vale per la o.
Con¬†se la virgola rappresenta la condizione e la conseguenza come in qualche modo autonome l’una dall’altra. Prendiamo una frase come esempio: “Vieni se vuoi” / “Vieni, se vuoi”. La prima frase mette tutto il peso informativo sulla condizione della volont√† del ricevente, quindi subordina fortemente l’informazione relativa all’evento del venire¬†a quella relativa alla volont√†; nella seconda le due informazioni sono autonome, come se si dicesse ‘Vieni. Sempre che tu voglia’. Come si vede da quest’ultima parafrasi, non √® escluso neanche il punto fermo tra la proposizione reggente e la condizionale, per sottolineare ulteriormente la separazione tra le due informazioni.
Quanto detto per la proposizione condizionale vale anche per le proposizioni con il gerundio.
Per la virgola (o il punto e virgola) con¬†quindi,¬†perci√≤,¬†infatti,¬†tuttavia ecc. rimando a questo articolo. Ovvero¬†e¬†vale a dire¬†come segnali discorsivi si comportano come le parole elencate in precedenza (quindi,¬†perci√≤…), tranne per il fatto che possono apparire soltanto all’inizio della proposizione o della frase, e non in inciso (ovvero tra due virgole, trattini o parentesi).
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Congiunzione, Verbo
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Categorie: Sintassi

QUESITO:

In un caso come il seguente, si può considerare l’ultimo elemento (né alcun’altra creatura) come riassuntivo, perciò dominante per la concordanza del verbo al singolare (potrà)?
‚ÄúIo sono infatti persuaso che n√© morte n√© vita, n√© angeli n√© principati, n√©¬†presente n√© avvenire, n√©¬† potenze, n√© altezza n√© profondit√†, n√© alcun’altra¬†creatura potr√† mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Ges√Ļ, nostro Signore‚Ä̬†(Lettera ai Romani 8:38, 39, CEI).

 

RISPOSTA:

L’aggettivo¬†altra¬†contenuto nel sintagma¬†n√© alcun’altra creatura¬†esclude che questo sintagma riassuma in s√© tutti gli elementi precedenti, ma configura le possibili creature evocate come aggiuntive rispetto agli elementi elencati precedentemente. Del resto, il nome¬†creatura¬†non pu√≤ essere usato correttamente come iperonimo di¬†morte,¬†vita,¬†presente,¬†avvenire,¬†altezza,¬†profondit√†, che identificano stati dell’essere o qualit√†, non certo creature.
Non bisogna, comunque, ritenere il verbo singolare¬†potr√†¬†un errore (sebbene sia, in effetti, una forzatura grammaticale): quando il soggetto √® rappresentato da pi√Ļ elementi collegati tra loro mediante la congiunzione¬†o¬†o, come in questo caso, mediante¬†n√©,¬†la concordanza al singolare √® comune e ci sono buone ragioni per ammetterla al pari di quella al plurale. Con la congiunzione¬†o, infatti, gli elementi dell’elenco sono l’uno in alternativa all’altro, quindi soltanto uno di essi realizza l’azione; con¬†n√©, invece,¬†addirittura tutti gli elementi sono esclusi dall’azione: nessuno di essi, infatti, √® il soggetto logico,¬†Nella sua frase, per esempio, il soggetto logico, soggiacente a tutta la costruzione, √®¬†niente.
Fabio Ruggiano

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QUESITO:

√ą corretto dire “Non capisco il perch√© Mario non mi abbia scritto”, oppure si dovrebbe eliminare¬†il?
Dopo il condizionale presente vorrei nella forma negativa si usa il congiuntivo presente o imperfetto? Non vorrei che tu fossi o Non vorrei che tu sia?

 

RISPOSTA:

Il perch√© Mario… non √® corretto, perch√© in questo caso¬†perch√©¬†√® una congiunzione (secondo alcuni un avverbio) nel pieno delle sue funzioni e non c’√® ragione di sostantivarlo. La forma corretta √®, pertanto,¬†non capisco perch√© Mario…¬†Si pu√≤, per√≤, costruire la frase cos√¨: “Non capisco il perch√© della mancata risposta di Mario”. In questo caso, come si vede,¬†il perch√©¬†non √® una congiunzione (o un avverbio), ma √® un nome, equivalente a¬†motivo, infatti¬†non capisco il perch√© della mancata risposta¬†=¬†non capisco il motivo della mancata risposta.¬†
I verbi di volontà, opportunità, obbligo al condizionale reggono preferibilmente il congiuntivo imperfetto nella proposizione completiva per esprimere la contemporaneità nel presente. Questo vale anche quando non sono preceduti da non, quindi vorrei che tu fossi e non vorrei che tu fossi.
Fabio Ruggiano

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Categorie: Semantica, Sintassi

QUESITO:

“Ne trassi l’impressione che, se Guglielmo avrebbe visto volentieri Bernardo in¬†qualche cella imperiale, Bernardo certamente avrebbe visto con favore Guglielmo¬†colto da morte accidentale e subitanea”
(Da Il nome della rosa). 
Nel brano riportato, qual è la funzione della proposizione se Guglielmo avrebbe visto volentieri Bernardo in qualche cella imperiale?
Si tratta di una proposizione oggettiva?

 

RISPOSTA:

Non si tratta di una oggettiva, anche se √® subordinata a una oggettiva (che¬†Bernardo certamente avrebbe visto con favore Guglielmo). Si tratta, invece, di una proposizione comparativa; potremmo, infatti, sostituire¬†se¬†con¬†cos√¨ come¬†o¬†nel modo in cui¬†o simili. La congiunzione¬†se¬†aggiunge al significato della proposizione una sfumatura epistemica di ipotesi, cio√® lascia intendere che il parlante non sia del tutto certo dell’informazione contenuta nella proposizione.¬†
L’uso comparativo della congiunzione¬†se¬†√® molto insolito, come anche quello causale, per il quale si veda la risposta n.¬†2800840 dell’archivio di DICO.
Fabio Ruggiano

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Categorie: Semantica, Sintassi

QUESITO:

РRipensai a ciò che avevo udito: se non era un sogno, ma la realtà, allora avevo sognato.
Sar√† che a me, personalmente, l’indicativo imperfetto in costrutti ipotetici non convince e tendo a escluderlo (mi vengono sempre in mente, come un automatismo i¬†se lo sapevo, te lo dicevo); ma, tornando all’esempio, vi chiedo se sarebbe stato possibile sostituire¬†era¬†con¬†fosse stato.
– Se era veramente questa la situazione, non le restava che fare ammissione di colpa.
Come sopra: si potrebbe migliorare la frase sul piano della formalit√†, sostituendo l’imperfetto?

 

RISPOSTA:

Premetto che la prima frase sembra complessivamente incoerente (se non era un sogno allora avevo sognato). Non avendo a disposizione un contesto pi√Ļ ampio, per√≤, sorvoler√≤ su questo aspetto.
La sostituzione di¬†era¬†con¬†fosse stato¬†√® possibile; oltre a innalzare la formalit√†, per√≤, questa scelta cambierebbe leggermente il significato della frase. L’indicativo imperfetto, infatti, riesce a coprire le funzioni del congiuntivo trapassato pur rimanendo indicativo imperfetto, quindi continuando a svolgere anche quelle previste per questo tempo dalla grammatica standard. In questo modo¬†se non era un sogno¬†signfica contemporaneamente ‘se non fosse stato un sogno’ e ‘se non era un sogno’, ovvero ‘se in quel momento io non stavo sognando’. Questo secondo significato, inscindibile dal primo nella frase con¬†era, viene ovviamente perso nella frase con¬†fosse stato.
Nella seconda frase la sostituzione √® possibile tecnicamente, ma costerebbe probabilmente il tradimento delle reali intenzioni comunicative dell’emittente.¬†Se era veramente questa la situazione, infatti, non √® una vera proposizione ipotetica, ma √® una causale travestita da ipotetica (se era¬†=¬†visto che era). Di questo tipo di proposizioni si parla nella risposta n.¬†2800840. Se sostituiamo¬†era¬†con¬†fosse stata¬†la frase continua a essere corretta, ma il significato della proposizione cambia da causale a ipotetico, modificando sostanzialmente il senso di tutta la frase.
Fabio Ruggiano

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Categorie: Semantica, Sintassi

QUESITO:

Vorrei proporre questa frase: “Se fossi stato al telefono mentre qualcuno SUONAVA / AVESSE SUONATO alla porta, non avrei interrotto la comunicazione cos√¨ bruscamente”.
Quale delle due soluzioni è quella corretta? Lo sono entrambe?

 

RISPOSTA:

La congiunzione¬†mentre¬†presuppone che tra l’evento della proposizione temporale e quello della reggente ci sia un rapporto di contemporaneit√†, quindi forza all’uso dell’imperfetto, che descrive tale rapporto. Il trapassato, al contrario, sarebbe¬†difficilmente giustificabile.
Fabio Ruggiano

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QUESITO:

Quando si fa il comparativo con il verbo piacere si usa la preposizione di oppure il pronome che?

 

RISPOSTA:

La parola che introduce il secondo termine di paragone dipende dalla composizione del secondo termine stesso (non da quella del primo termine). Si usa che (che in questo caso è una congiunzione, non un pronome) quando il secondo termine è costituito da un nome o un pronome preceduti da una preposizione, oppure se è un verbo, un aggettivo o un avverbio. In tutti gli altri casi si usa di. Gli aggettivi inferiore e superiore richiedono a (inferiore alla media).
Quindi, per esempio, si dir√†¬†piace ad Andrea pi√Ļ che a Luca¬†(il secondo termine di paragone √® costituito da un nome preceduto da una preposizione),¬†mi piace pi√Ļ sciare che nuotare¬†(il secondo termine di paragone √® costituito da un verbo),¬†quel modello mi piace pi√Ļ rosso che bianco¬†(il secondo termine di paragone √® costituito da un aggettivo) ecc.¬†
Non √® escluso che la congiunzione¬†che¬†si usi anche quando il secondo termine di paragone √® costituito¬†da un nome senza preposizione:¬†mi piacciono pi√Ļ i leoni dei / che i giaguari.¬†
Fabio Ruggiano

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Categorie: Sintassi

QUESITO:

Vorrei sapere se nella frase “Chiesi alla maestra che cosa¬†avesse fatto studiare e che cosa avesse chiesto”, la proposizione¬†e che cosa¬†avesse chiesto¬†√® una subordinata oppure una coordinata.

 

RISPOSTA:

La proposizione √® coordinata a una subordinata, quindi √® anche subordinata. In particolare, √® una interrogativa indiretta coordinata a un’altra interrogativa indiretta,¬†che cosa avesse fatto studiare.
Fabio Ruggiano

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QUESITO:

n

RISPOSTA:

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QUESITO:

“Non passano n√© per la mente e nemmeno per il cervello” si pu√≤ anche esprimere: “Non passano per la mente e nemmeno per il cervello”?¬†Il¬†n√©¬†si pu√≤ togliere?

 

RISPOSTA:

S√¨, la congiunzione¬†n√©¬†(che si scrive sempre con l’accento, per distinguerla dal pronome¬†ne) in questo caso rafforza la contrapposizione tra i due elementi correlati, ma non √® necessaria.
Fabio Ruggiano 

Parole chiave: Congiunzione
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QUESITO:

“Lo mand√≤ in quel luogo affinch√© non potesse pi√Ļ uscire”.
“Lo mand√≤ in quel luogo cosicch√© non potesse pi√Ļ uscire”.
La prima frase contiene una subordinata finale, la seconda una consecutiva. Basta solamente una congiunzione diversa per cambiare la natura di una subordinata?

 

RISPOSTA:

S√¨, basta cambiare la congiunzione per ottenere una proposizione diversa; per esempio: “Non so se arrivo” / “Non so quando arrivo”. Nel suo caso, per√≤, la proposizione rimane finale.
Non c’√® sempre una corrispondenza univoca tra una congiunzione e una proposizione (si pensi a quante proposizioni diverse pu√≤ introdurre¬†che) e¬†cosicch√©, in particolare,¬†pu√≤ introdurre sia una finale sia una consecutiva. Per distinguere le due proposizioni √® sufficiente provare a sostituire¬†cosicch√©¬†con¬†affinch√©: se √® possibile, come nel suo esempio, la proposizione √® una finale; altrimenti √® una consecutiva. Si pu√≤ distinguere la finale dalla consecutiva anche considerando il significato della proposizione. La proposizione finale descrive il fine che il soggetto della reggente aveva in mente quando ha fatto o fa quello che √® descritto nella reggente. Entrambe le sue frasi fanno questo: descrivono il fine per cui il soggetto sottinteso della reggente (lui¬†o¬†lei)¬†mand√≤¬†il complemento oggetto (lo)¬†in quel luogo.
Una consecutiva, invece, descrive una conseguenza dell’evento descritto nella reggente. Una proposizione consecutiva adatta alla reggente delle sue frasi potrebbe essere¬†cosicch√© lui non pot√© pi√Ļ uscire. Come si vede, questa proposizione ci comunica che cosa successe in conseguenza dell’evento del¬†mandare, non qual era stato il fine del¬†mandare. Si noti anche che la proposizione consecutiva non ammette il congiuntivo, al contrario della finale, che, quando √® esplicita, lo pretende.
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Congiunzione, Verbo
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QUESITO:

In un elenco in cui gli elementi sono separati dal punto e virgola, √® ammisibile che tale segno di punteggiatura preceda la congiunzione¬†e¬†che introduce l’ultimo della serie?
1) La ragazza aveva begli occhi, scuri, profondi; una bocca carnosa, armoniosa; e una cascata fluente di capelli d’ebano.
Posto che la congiunzione in questo esempio si potrebbe omettere, l’accostamento con il punto e virgola √® scorretto?
La virgola, inoltre, prima della proposizione relativa è obbligatoria, facoltativa o errata?
2) Ha salutato i suoi amici, i cui figli sono in vacanza.
3) Ha salutato i suoi amici, i figli dei quali sono in vacanza.
E un’ultima cosa.
Ho la tendenza a inserire la virgola all’interno di frasi in cui credo che essa potrebbe essere tralasciata. Due esempi:
4) Lei osservava il suo riflesso sul lago, e l’autunno accendeva di colori il parco deserto.
5) Mi piacerebbe conoscere la sintassi italiana, e, inoltre, studiare l’etimologia delle parole pi√Ļ diffuse.
La virgola, a differenza della sola congiunzione, mi sembra che segnali meglio lo stacco tra le due proposizioni. √ą un uso sconsigliato?

 

RISPOSTA:

In astratto l’inserimento di un segno di punteggiatura prima della congiunzione¬†e¬†√® legittimo, quando la costruzione e il senso della frase lo richieda; quando, cio√®, la¬†e¬†introduca una parte della frase costruita in modo diverso rispetto alla parte precedente e l’informazione veicolata da questa parte sia solo indirettamente legata a quelle precedenti. Ad esempio: “L’ho invitato per farti un favore; e ti ricordo che non mi sta simpatico”; e anche¬†“L’ho invitato per farti un favore. E¬†ti ricordo che non mi sta simpatico”.
Con la e questo succede non frequentemente (perché questa congiunzione solitamente unisce sintagmi o proposizioni molto solidali): per questo si è generalizzata la falsa regola che non sia possibile far precedere la e da un segno di punteggiatura.
Nella sua frase 1 il caso √® diverso: la¬†e¬†conclude un elenco omogeneo, con membri nominali, ma che¬†al loro interno sono articolati in segmenti pi√Ļ piccoli separati da virgole. Questa situazione giustifica sintatticamente¬†la separazione dell’ultimo membro dell’elenco con il punto e virgola; la solidariet√† tra i membri dell’elenco, per√≤, potrebbe suggerire di evitare non la punteggiatura, ma proprio la¬†e: “La ragazza aveva begli occhi, scuri, profondi; una bocca carnosa, armoniosa; una cascata fluente di capelli d’ebano”. Si tratta, comunque, di una scelta libera.
La virgola che precede la proposizione relativa √® stata pi√Ļ volte trattata nelle risposte di DICO: la rimando alla risposta “Quel ragazzo che parlava a vanvera” o “Quel ragazzo, che parlava a vanvera”?” , ma potr√† trovarne altre cercando le parole chiave esplicativa¬†e¬†limitativa¬†nell’archivio.
Per le frasi 4 e 5 vale quanto detto per la 1: la virgola √® possibile, ma bisogna valutare quanto si vogliono rappresentare come¬†autonome¬†semanticamente le¬†proposizioni coordinate. Il cambiamento sintattico (del soggetto della proposizione, del tipo di sintagma preposizionale…)¬†√® un segnale di autonomia: √® il caso della frase 4, nella quale la proposizione coordinata ha un soggetto diverso da quella precedente. Anche se la sintassi non cambia, per√≤, √® sempre possibile lasciare intendere che la parte introdotta dalla¬†e¬†sia da considerarsi semanticamente non solidale con quella precedente. La frase 5, quindi, pu√≤ ammettere la virgola prima della¬†e, per rappresentare i due eventi come non strettamente collegati (come a dire¬†vorrei fare la prima cosa, e poi vorrei fare anche l’altra cosa).
Bisogna, comunque, chiedersi sempre che cosa si vuole rappresentare, e selezionare gli strumenti adatti di volta in volta allo scopo (si noti in questa stessa frase la virgola prima della e). 
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Coerenza, Congiunzione
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Categorie: Punteggiatura, Sintassi

QUESITO:

Vorrei sapere quale delle tre costruzioni indicate di seguito √® quella pi√Ļ rispondente alle regole grammaticali, e, inoltre, se la congiunzione¬†o¬†tra parentesi sia consigliata o sconsigliata e se sia preferibile far precedere la suddetta congiunzione, a prescindere dagli esempi, dalla virgola, dal punto e virgola oppure no.
1) √ą richiesta una quota d’adesione(,) o l’acquisto di un numero minimo di copie?
2) √ą richiesta una quota d’adesione(,) o √® richiesto l’acquisto di un numero minimo di copie?
3) Sono richiesti (o) una quota d’adesione(,) o l’acquisto di un numero minimo di copie?

 

RISPOSTA:

Le tre varianti sono tutto sommato corrette; dovendo metterle in una scala di corrispondenza alle regole, però, direi che la 1 è al terzo posto, cioè è la meno corretta, la 2 è al secondo e la 3 è al primo.
La congiunzione¬†o¬†configura un’alternativa tra due elementi, che possono essere considerati autonomi oppure uniti. Nel primo caso, se i due elementi sono soggetti della frase¬†richiedono ciascuno un verbo (√® la costruzione della variante 2); nel secondo¬†concordano con un unico verbo al plurale (√® la costruzione della variante 3). Nel primo caso, inoltre, √® possibile sottintendere il secondo verbo, se coincide con il primo (√® la costruzione della variante 1).¬†Il problema della variante 1 √® che i due soggetti,¬†una¬†quota¬†e¬†l’acquisto, sono di genere diverso, quindi il primo e il secondo verbo non coincidono esattamente (lo si vede nella variante 2). Si tratta di un difetto veniale, che in un contesto di media formalit√† anche scritto passerebbe inosservato.
La 2 e la 3 non presentano problemi, ma la 3 è preferibile in astratto perché la ripetizione del verbo appesantisce la sintassi. La ripetizione della congiunzione nella 3 è una possibilità lasciata allo stile dello scrivente. 
Per quanto riguarda la virgola, la variante 3 la esclude, perch√© i due soggetti sono considerati molto solidali, tanto da concordare con un unico verbo. Pi√Ļ plausibile, ma comunque non necessario, √® il suo inserimento nella variante 2, che presenta un’alternativa pi√Ļ marcata.
Pi√Ļ marcata √® l’alternativa, sintatticamente e semanticamente, pi√Ļ la virgola diviene necessaria: “Paga quello che devi, o sar√≤ costretto a denunciarti”. Il punto e virgola diviene necessario quando i due elementi sono sintatticamente diversi e semanticamente opposti: “Ho visto Maria in quel negozio; o forse me lo sono sognato”.
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Analisi logica, Congiunzione
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QUESITO:

Vorrei sapere se √® corretto dire: ‚ÄúCi sono dei familiari seduti intorno ad un tavolo. Dentro la¬†¬†stanza, altri carcerati ed i loro cari‚ÄĚ.

 

RISPOSTA:

In mancanza di ulteriori indicazioni contestuali, la frase √® indubbiamente corretta.¬†√ą peraltro migliorabile, per esempio eliminando le¬†d¬†eufoniche: “Ci sono dei familiari seduti intorno a un tavolo. Dentro la¬†¬†stanza, altri carcerati e i loro cari”.¬† Oppure usando un verbo meno trito di¬†esserci: “Alcuni familiari sedevano a un tavolo. Nella stanza, altri carcerati e i loro cari”. Infine, se comunque l’ambiente √® lo stesso, non si vede la necessit√† di duplicare l’informazione sui familiari = cari: “I carcerati con alcuni familiari sedevano a un tavolo” sarebbe meno ridondante.

Fabio Rossi

Parole chiave: Congiunzione
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Categorie: Sintassi

QUESITO:

E’ giusta questa frase? “Gli uomini si sposano 3-4 anni pi√Ļ tardi che/delle donne”.

 

RISPOSTA:

“Pi√Ļ tardi delle donne”.
Il secondo termine di paragone è introdotto, in casi come questi, da di + sostantivo o pronome.
Se il secondo termine di paragone √® espresso da un verbo, cio√® da una proposizione, allora si usano altri costrutti; per esempio: “pi√Ļ tardi di quanto (non) si sposino le donne”.
Certe volte, sempre nel caso in cui il secondo termine di paragone sia costituito da una proposizione, si pu√≤ usare¬†che, ma non con¬†pi√Ļ tardi. Per esempio: “√® meglio stare all’aria aperta che rimanere tre ore in una stanza chiusa”.

Fabio Rossi
 

Parole chiave: Congiunzione, Pronome
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Categorie: Sintassi

QUESITO:

Lo studente che ha la febbre e non sa di averla oppure e che non sa di averla: qual è corretta? Si può omettere il doppio che? 

 

RISPOSTA:

Le due costruzioni sono corrette e quasi del tutto equivalenti. La prima riunisce le due caratteristiche (il fatto che abbia la febbre e il fatto che non lo sappia) in un’unica proposizione relativa, rappresentandole come strettamente collegate l’una all’altra (perch√© ai fini della comunicazione non importa tenerle separate). La seconda le divide in due proposizioni coordinate, sottolineando che possono essere considerate indipendenti l’una dall’altra.
Fabio Ruggiano

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Categorie: Sintassi

QUESITO:

La seguente affermazione: “La stessa persona che ritiene la terra sia sovrappopolata”, sarebbe pi√Ļ corretta cos√¨: “La stessa persona che ritiene CHE la terra sia sovrappopolata”?¬†

 

RISPOSTA:

Le frasi sono ugualmente corrette. L’omissione del¬†che¬†introduttivo della proposizione completiva √® una opzione sempre valida, che, in virt√Ļ della basa frequenza, conferisce allo scritto un’aura di letterariet√†. In questo caso l’omissione √® preferibile per ragioni formali: evitare la ripetizione di¬†che¬†a distanza di poche parole (che ritiene che).
Fabio Ruggiano

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QUESITO:

In tempi relativamente recenti, mi pare che sia invalso l’uso (o l’abuso?) della congiunzione¬†anche¬†in contesti forse impropri (mi riferisco in special modo al primo dei due esempi sotto riportati).
“Ti va di studiare? Anche no”,
“Hai scritto tanto, talmente tanto che anche la met√† bastava”.
Fermo restando che in quest’ultima costruzione si sarebbe potuta migliorare la sintassi del verbo (ho scelto di presentare le frasi come le avevo sentite pronunciare); la congiunzione¬†anche¬†in entrambi gli esempi √® ben impiegata?

 

RISPOSTA:

Non si pu√≤ dire che nelle frasi da lei proposte ci siano degli errori. Si tratta certamente di frasi adatte a contesti informali, in cui non si bada molto alla precisione, ma, al contrario, si cerca di caricare la lingua di espressivit√† emotiva. La congiunzione¬†anche¬†si presta a questo scopo perch√© permette di presentare come alternativa, quindi meno perentoria, una soluzione in realt√† contraria a quella proposta dall’interlocutore. In questo modo la soluzione contraria risulta pi√Ļ cortese, quindi pi√Ļ socialmente accettabile, e si pu√≤ arricchire anche di una sfumatura ironica.¬†
Nel suo primo esempio¬†la congiunzione presenta la negazione decisamente netta¬†no¬†come un’alternativa possibile tra altre: si tratta certamente di un modo per rendere pi√Ļ cortese il rifiuto, ma si intravede, oltre a questo, un intento ironico nel contrasto tra la nettezza della negazione e l’apertura alla possibilit√† garantita dalla congiunzione¬†anche.
Nel secondo esempio l’ironia √® meno percepibile (probabilmente √® assente), mentre rimane chiaro l’intento di moderare la perentoriet√† della proposta alternativa. Senza¬†anche¬†il giudizio sulla quantit√† della scrittura prodotta risulta automaticamente critico; con¬†anche, invece, la soluzione di scrivere la met√† √® presentata come alternativa possibile che non esclude l’altra.
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Avverbio, Congiunzione, Retorica
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QUESITO:

La costruzione “non mi esprimerei in termini (tanto) emotivi quanto professionali”¬†equivale a “non mi esprimerei tanto in termini emotivi quanto in termini professionali”?
√ą una soluzione ragionevole per evitare la ripetizione della locuzione¬†in termini?
Sia nel primo sia nel secondo esempio ‚Äď dunque, in generale ‚Äď la congiunzione¬†tanto¬†√® omissibile?

 

RISPOSTA:

La costruzione¬†tanto in termini… quanto in termini¬†non √® equivalente a¬†in termini tanto… quanto.
Nel primo caso abbiamo una correlazione negativa, che contrappone due possibilit√† contrastanti: ‘non mi esprimerei in termini emotivi; mi esprimerei, piuttosto, in termini professionali’. Nel secondo caso, invece, abbiamo una correlazione positiva, che mette le due possibilit√† dalla stessa parte: ‘non mi esprimerei in termini n√© emotivi n√© professionali’.
L’omissione di¬†tanto¬†in entrambi i casi rende improbabile l’interpretazione positiva. Sia¬†“non mi esprimerei in termini emotivi quanto professionali”, sia “non mi esprimerei in termini emotivi quanto in termini professionali” rappresentano la contrapposizione tra due possibilit√† contrastanti.
Di conseguenza, se, invece, si vuole presentare una correlazione positiva, è necessario mantenere tanto.
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Avverbio, Coerenza, Congiunzione
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Categorie: Punteggiatura, Sintassi

QUESITO:

Ho un dubbio sull’analisi della seguente frase: “Non credevo che saresti arrivato in tempo, ma evidentemente c’era poco traffico¬†e cos√¨ non hai avuto problemi”.
Non credevo = principale.
che saresti arrivato in tempo¬†= subordinata oggettiva (1¬į grado);
ma evidentemente c’era meno traffico¬†= coordinata avversativa alla subordinata oggettiva;
e così non hai avuto problemi = coordinata conclusiva alla coordinata.
√ą corretto considerare la proposizione¬†e cos√¨ non hai avuto problemi¬†come¬†coordinata alla precedente coordinata avversativa?

 

RISPOSTA:

S√¨, √® corretto. Se, infatti, proviamo a escludere la prima coordinata (ma evidentemente c’era meno traffico), notiamo che la seconda non pu√≤ collegarsi direttamente alla subordinata (*che saresti arrivato in tempo e cos√¨ non hai avuto problemi) n√© alla principale (*non credevo e cos√¨ non hai avuto problemi). Ne consegue che la seconda coordinata sia direttamente collegata alla prima coordinata e, attraverso questa, alle altre proposizioni.
Sottolineo che, per la precisione, la proposizione e così non hai avuto problemi non è conclusiva ma copulativa: la congiunzione, infatti, è e. Sarebbe conclusiva se mancasse la e: così non hai avuto problemi. In quel caso, però, dovrebbe essere preceduta da una virgola, un punto e virgola o i due punti.
Fabio Ruggiano

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QUESITO:

Mi trovo a combattere con la seguente struttura: “La informiamo come beneficiare dei vantaggi” senza la preposizione¬†su.
Vorrei sapere se posso considerarla una struttura errata e quindi correggerla. Sospetto variante regionale del Ticino e purtroppo non ho trovato nulla finora su grammatiche e dizionari.

 

RISPOSTA:

Alcuni verbi di¬†dire¬†o¬†pensare¬†non reggono il complemento oggetto della cosa, eppure reggono comunque¬†la proposizione oggettiva con¬†che. Per esempio,¬†ti informo dell’arrivo di Maria¬†=¬†ti informo che √® arrivata Maria;¬†penso all’esame di domani¬†=¬†penso che domani dovr√≤ sostenere l’esame. Questa possibilit√† √® garantita dalla congiunzione¬†che, per sua natura capace di svolgere funzioni diverse, anche contemporaneamente, tanto da rendere difficile definirla (si pensi al¬†che¬†pseudorelativo di una frase scissa, come¬†√® di lui che ti parlavo, o al¬†che¬†a met√† tra congiunzione e pronome di una frase come¬†devo fare la revisione, che mi √® scaduta).
Sulla scorta della reggenza diretta della completiva introdotta da¬†che, anche l’interrogativa indiretta tende a essere costruita senza preposizione. Se, per√≤, la congiunzione¬†che¬†ammette senz’altro la reggenza diretta (e non prevede alternative), le congiunzioni, gli avverbi, i pronomi e gli aggettivi interrogativi la tollerano meno, rendendo costruzioni come¬†ti informo come devi fare,¬†ti informo quando devi venire,¬†ti informo perch√© non va bene¬†ecc. ancora oggi adatte soltanto al parlato e allo scritto informale.¬†
La tendenza alla semplificazione della costruzione sintattica su questo versante non √® legata a una regione, ma √® panitaliana. Vero √®, per√≤, che il modello del tedesco potebbe favorirla; in tedesco, infatti, il verbo¬†informieren, che regge la preposizione¬†√ľber, equivalente all’italiano¬†su, davanti a un sintagma nominale, ammette la reggenza senza preposizione dell’interrogativa indiretta. Si vedano i seguenti esempi, tratti da contesti scritti (on line) di media formalit√†: “Wir informieren Sie wann¬†Sie es in der Apotheke abholen k√∂nnen” (letteralmente ‘Vi informeremo quando¬†potete ritirarlo in farmacia”); “Wir informieren Sie wie¬†und¬†in welchem¬†Umgang Daten gespeichert werden” (letteralmente ‘Vi informeremo come¬†e¬†in che modo¬†vengono archiviati i dati’).
Fabio Ruggiano

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QUESITO:

Nella seguente frase, come faccio a riferire che lo hanno generato sia alle memorie sia alle convinzioni?
“Cancellazione di tutte le memorie e convinzioni che lo hanno generato”.

RISPOSTA:

Con questa costruzione,¬†che¬†rimanda a entrambi gli antecedenti, come da lei desiderato. Ci√≤ √® dovuto alla mancanza dell’articolo davanti a¬†convinzioni, che induce a collegare senz’altro anche questo nome all’articolo¬†le¬†di¬†memorie, creando un unico sintagma. Per la verit√†, anche se inserissimo l’articolo prima di¬†convinzioni¬†(cosa che sarebbe obbligatoria se al posto di¬†convinzioni¬†avessimo un nome di genere o numero diversi da¬†memorie), il pronome relativo rimanderebbe comunque a entrambi gli antecedenti, per via del legame della congiunzione¬†e, che mette i sintagmi sullo stesso piano.
Sarebbe, semmai, il contrario, la volont√† di riferire¬†che¬†al solo¬†convinzioni,¬†a dover essere segnalato. Questa precisazione si potrebbe realizzare sfruttando la punteggiatura, per esempio cos√¨:¬†le memorie, e le convinzioni¬†che; oppure¬†le memorie, nonch√© le convinzioni che;¬†o anche:¬†le memorie, ma anche le convinzioni che. Ancora pi√Ļ esplicita sarebbe la costruzione separata:¬†le memorie. A cui si aggiungerebbero le convinzioni che¬†(o simili).
Fabio Ruggiano

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QUESITO:

Vorrei sapere se nel seguente testo le congiunzioni all’inizio delle frasi sono corrette. Inoltre, √® preferibile scrivere¬†che quando ARRIVI il momento dei saluti?

Mi piacerebbe scrivere che √® tutta la vita che dico addio alle persone, perch√© amo le frasi ad effetto, ma sarebbe un po‚Äô esagerato. E fa un po‚Äô ridere ma √® allo¬†stesso tempo un po‚Äô triste che quando arriva il momento dei saluti io me ne esca con un semplice ‚Äúciao‚ÄĚ, come se fosse un giorno qualunque, come se fosse tutto a posto. Ma a volte non ci si saluta nemmeno. Nemmeno con un semplice ciao. E allora lo scrivo qui, per quelli a cui capiter√† di leggerlo: ciao.

 

RISPOSTA:

Le congiunzioni a inizio frase sono legittime: hanno la funzione di collegare logicamente il pezzo di testo successivo al precedente, in un’ottica transfrastica, cio√® che guarda non alle singole frasi come se fossero isolate, ma alla loro cooperazione nell’architettura del testo. In particolare, la¬†e¬†di¬†e fa un po’ ridere…¬†indica che l’enunciato successivo aggiunge una nuova considerazione a quella dell’enunciato precedente. La congiunzione¬†ma¬†di¬†ma a volte capita, a sua volta,¬†ha un significato concessivo; significa, cio√®, ‘anche se √® vero quanto ho detto finora, √® anche vero quello che sto per dire adesso’.¬†Nemmeno¬†√® considerato da molte grammatiche una congiunzione, ma √®, piuttosto, un avverbio. Il collegamento tra l’enunciato¬†nemmeno con un semplice ciao¬†e il precedente √® implicito, ed √® di tipo esemplificativo: il nuovo enunciato, cio√®, fornisce un esempio di come non ci si saluta. Infine, il significato della¬†e¬†di¬†e allora lo scrivo qui…¬†√® chiarito dall’avverbio¬†allora: la relazione tra i due enunciati √® di consecuzione.
Per quanto riguarda il congiuntivo nella temporale¬†quando arriva il momento, √® un’alternativa possibile. Avrebbe come conseguenza l’innalzamento del livello di formalit√† (forse in modo eccessivo rispetto allo scopo del testo).
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Avverbio, Congiunzione, Registri
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Categorie: Sintassi

QUESITO:

Gradirei sapere se le costruzioni di partenza possano essere semplificate, quindi snellite, con le soluzioni alternative che ho composto.
1) L’assortimento non è dei migliori, sia in termini di qualità, sia in termini di quantità.
1a) L’assortimento non è dei migliori in termini sia di qualità sia di quantità.
2) Se avesse necessità di un intervento, (o) si rivolgerebbe a me o si rivolgerebbe a te.
2a) Se avesse necessità di un intervento, si rivolgerebbe (o) a me o a te. 

 

RISPOSTA:

S√¨, le alternative si equivalgono. Nella 1 e nella 1a √® possibile anche sostituire¬†sia… sia¬†con¬†n√©… n√©, visto che il contesto √® negativo.
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Congiunzione
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Categorie: Semantica, Sintassi

QUESITO:

Dopo le espressioni si dice, dicono quale modo verbale si usa? 
Riguardo al condizionale passato, secondo le grammatiche¬†lo si usa se nel presente o nel futuro un’intenzione non puo¬†avverarsi. Ma pare che non sia obbligatorio. Cio√®¬†posso usarlo ma l’italiano permette in questi casi anche il condizionale semplice: “Verrei / sarei venuta con te al cinema ma ho molto da fare”.
Riguardo ai relativi che e il quale, quando sono alternative e quando si usa esclusivamente che?
1. Ci sono molte agenzie che / le quali organizzano viaggi economici per i giovani.
2. Ho parlato con il meccanico che / il quale mi ha detto che non riuscirà a riparare l’auto per giovedì.
3. Com’era lo spettacolo che¬†avete visto ieri? ¬†
4. Le informazioni che ci ha dato il vigile non erano corrette. 
Mi pare che quando si tratta di una proposizione soggettiva entrambi sono giusti, mentre se la subordinata è oggettiva si usa solo che. Ho ragione?

 

RISPOSTA:

Il verbo¬†dire¬†preferisce l’indicativo nella proposizione completiva: “Il giornale dice che ieri c’√® stato un terremoto in Turchia”. Le espressioni¬†si dice¬†e¬†dicono, per√≤, ammettono facilmente il congiuntivo, perch√© sono impersonali: “Si dice / dicono che ci sia stato un terremoto in Turchia”. Quando¬†dicono¬†ha il soggetto, si comporta come¬†dire¬†in generale, e preferisce l’indicativo: “I miei amici dicono che sono simpatico”.
Il condizionale presente indica un evento possibile, che può ancora avverarsi; quello passato indica un evento molto improbabile o impossibile.
Il pronome relativo non ha niente a che fare con le proposizioni soggettive e oggettive. Queste ultime sono introdotte da¬†che¬†con funzione di congiunzione, non di pronome (infatti nelle oggettive e nelle soggettive¬†che¬†rimane sempre fisso:¬†penso che…,¬†si dice che…).
Il quale¬†non pu√≤ sostituire¬†che¬†nelle relative limitative, cio√® quelle che contribuiscono a identificare l’antecedente. Relative limitative sono quelle presenti nelle sue frasi 1, 3 e 4 (quindi nella 1 la sostituzione non va bene). In realt√† la sostituzione non √® vietata, ma non avviene mai.¬†
Il quale¬†pu√≤ sostituire¬†che¬†nelle relative esplicative, che aggiungono informazioni secondarie all’antecedente. Nella sua frase 2, per esempio, la relativa¬†che mi ha detto¬†non serve a chiarire chi sia¬†il meccanico, ma aggiunge un’informazione riguardante ci√≤ che il meccanico ha fatto. Nella 1, invece, la relativa chiarisce quali siano le¬†molte agenzie¬†appena nominate.
Per un approfondimento sulle relative limitative ed esplicative pu√≤ consultare l’archivio di DICO con le parole chiave¬†esplicativa¬†ed¬†esplicative.
Fabio Ruggiano

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Categorie: Semantica, Sintassi

QUESITO:

Qual è l’analisi di questo periodo?
E se la vita non fosse una cosa seria, alla fine ce la saremo guastata prendendo tutto maledettamente sul serio.
√ą corretto l‚Äôuso di¬†maledettamente?

 

RISPOSTA:

Il periodo √® formato da una proposizione condizionale (E se la vita non fosse una cosa seria,), subordinata di primo grado alla principale (alla fine ce la saremo¬†guastata), che regge un’altra subordinata di primo grado, strumentale implicita (prendendo tutto maledettamente sul serio), intrepretabile anche come una causale.
La proposizione condizionale ha una evidente sfumatura concessiva, che potrebbe essere sottolineata o cos√¨: “Anche se la vita non fosse una cosa seria, alla fine noi ce la saremo guastata…”, o, in modo ancora pi√Ļ netto, cos√¨:¬†“Anche se la vita non fosse una cosa seria, alla fine noi ce la saremo comunque guastata…”
Maledettamente è corretto, ma si deve ricordare che, per il suo significato, abbassa il registro del discorso: deve essere usato, quindi, nel contesto appropriato.
Nella costruzione del periodo vanno sottolineate due particolarit√†: la prima √® la congiunzione¬†e¬†all’inizio del periodo, che collega il periodo stesso al testo precedente, oppure, in assenza di un testo precedente, all’universo del discorso (come se implicasse:¬†oltre a tutto quello che gi√† sappiamo aggiungo cio…).
La seconda √® il futuro anteriore¬†ce la¬†saremo guastata, che instaura un rapporto complesso con il congiuntivo imperfetto¬†fosse. Il congiuntivo, infatti, rappresenta la condizione come possibile, mentre l’indicativo rappresenta la conseguenza come un fatto, e in pi√Ļ, per via del tempo futuro anteriore, osserva l’evento dalla prospettiva futura, rispetto alla quale l’evento √® gi√† compiuto.
Un’alternativa possibile per la costruzione della principale √® il condizionale passato (ce la¬†saremmo guastata). Con esso, la prospettiva sarebbe dal passato verso il presente, con una fattualit√† sfumata; senza la certezza, cio√®, che l’evento si sia davvero realizzato cos√¨ come descritto.
Fabio Ruggiano

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QUESITO:

Vi propongo due questioni riguardanti la scelta tra i modi indicativo e condizionale.
Prima questione.

1a. Spero che lei sia indisposta, altrimenti non vengo / verrò alla festa.
1b. Spero che lei sia indisposta, altrimenti non verrei alla festa.

Le frasi sono entrambe ben costruite?
Ci sono casi in generale in cui sia debba usare obbligatoriamente soltanto uno dei due modi (indicativo o condizionale) in frasi introdotte dalla congiunzione altrimenti?
Seconda questione.

2. Non ho intenzione di vendere la mia casa al mare. Se lo facessi, l’acquirente entrerebbe in possesso di un immobile che avrei ristrutturato da poco.

Il condizionale passato (avrei ristrutturato) potrebbe essere interpretato meramente come azione precedente a quella dell’entrare in possesso da parte dell’acquirente, oppure, sulla scorta del classico periodo ipotetico, porta con sé soltanto l’irrealizzabilità dell’evento?
Provo a snebbiare un po’ la domanda esplicando la base logica della frase: in questo contesto mi sentirei di adottare il condizionale passato per creare un rapporto temporale tra le due azioni (entrerebbe in possesso e avrei ristrutturato) distinguendole appunto sul piano della successione cronologica e non su quello semantico. L’azione eventuale del ristrutturare sarebbe difatti precedente a quella dell’entrare in possesso. Con un altro condizionale presente (ristrutturerei) tale stacco per me non sarebbe evidenziabile.
Avevo valutato anche due tempi dell’indicativo (passato prossimo e futuro anteriore), che però non mi sembrano adeguati al messaggio da trasferire all’interlocutore. Scegliendo tali forme verbali, a patto che siano valide, in che modo cambierebbe la semantica?

 

RISPOSTA:

Tutte le frasi sono legittime. Nella 1, la proposizione disgiuntiva introdotta da¬†altrimenti¬†pu√≤ essere costruita con il presente indicativo (vengo), il futuro semplice (verr√≤) e il condizionale presente (verrei). La scelta fra le tre opzioni √® determinata da fattori semantici e diafasici: l’indicativo presente e il futuro¬†rappresentano l‚Äôalternativa come un fatto certo nel futuro immediato o lontano. Il presente √®, a questo scopo, meno formale del futuro. Il condizionale rappresenta la stessa alternativa¬†come una conseguenza condizionata da un altro evento. In assenza di altre indicazioni, tale evento sarebbe automaticamente fatto coincidere dal ricevente con l’indisposizione di lei: “Spero che lei sia indisposta, altrimenti (se lei non fosse indisposta) non verrei alla festa.
Nella frase 2, come ha giustamente notato lei, il valore del condizionale passato √® relativo alla consecutio temporum, non al grado di possibilit√† della conseguenza di un evento. Il condizionale passato, cio√®, indica che l’evento del ristrutturare √® passato rispetto a quello di riferimento, cio√® la vendita, ma futuro rispetto al momento dell’enunciazione, che √® ora. Non va dimenticato, per√≤, che il condizionale veicola sempre una sfumatura di potenzialit√†; dalla frase, infatti, traspare, per via del condizionale, che la ristrutturazione non sia stata ancora decisa.¬†
Si noter√† che il momento dell’enunciazione √® considerato passato nella frase, perch√© √® osservato dalla prospettiva futura del momento di riferimento; per questo si giustifica l’uso del condizionale passato, che, come √® noto, esprime il futuro nel passato, cio√® un evento futuro rispetto a un altro evento passato (qui coincidente, per l’appunto, con il presente). Non √® necessario spostare il centro deittico, cio√® il punto di vista, al futuro per costruire correttamente la frase: √® possibile anche mantenere quello del momento dell’enunciazione. In questo modo, il momento in cui avviene la ristrutturazione √® futuro rispetto al presente, ma passato rispetto alla vendita, ovvero √® futuro anteriore:¬†l‚Äôacquirente entrerebbe in possesso di un immobile che avr√≤ ristrutturato da poco. Con l’indicativo, per√≤, si perderebbe la sfumatura potenziale veicolata dal condizionale e la ristrutturazione apparirebbe concreta, gi√† decisa.
Il condizionale presente (ristrutturerei) al posto del passato cambia il senso della frase perch√© la funzione temporale preminente nel condizionale passato sarebbe in questo caso esclusa ed emergerebbe soltanto quella potenziale:¬†l‚Äôacquirente entrerebbe in possesso di un immobile che ristrutturerei (se potessi). Il condizionale presente, inoltre, impedisce l’uso della locuzione¬†da poco, visto che indica un‚Äôazione ancora da venire (forse).
Con il passato prossimo (ho ristrutturato) la frase sarebbe ancora corretta, ma la ristrutturazione sarebbe rappresentata come gi√† avvenuta al momento in cui l’emittente sta parlando.
Fabio Ruggiano
Raphael Merida

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QUESITO:

“Caro amico, hai ragione che sono trascorse tante settimane da quando ci siamo visti”.
Il che quale funzione ha (credo nessuna)? Andrebbe eliminato e magari sostituito con una virgola?

 

RISPOSTA:

Il¬†che¬†ha una funzione completiva: sintetizza¬†riguardo al fatto che¬†o simili. Si pu√≤ certamente sostituire con una virgola, o ancora meglio con due punti. Cos√¨ facendo, per√≤, si trasforma una subordinata in una coordinata per asindeto, rendendola sintatticamente pi√Ļ autonoma. Sul piano semantico, la diversa organizzazione sintattica produce qualche effetto: la subordinata si pone come completamento della reggente, che rimarrebbe sospesa se ne fosse privata, come a dire che la¬†ragione¬†√® legata al fatto specifico descritto nella subordinata. La coordinata, invece, si pone come aggiunta: con la virgola mette il secondo fatto sullo stesso piano del primo, in una relazione di difficile interpretazione; con i due punti configura il secondo fatto come una spiegazione del primo (i due punti si interpretano come¬†ci√≤ che segue spiega il motivo per cui √® stato detto ci√≤ che precede).
Il¬†che¬†che sintetizza o sostituisce altri connettivi, come¬†perch√©,¬†cosicch√©,¬†il fatto che¬†ecc.,¬†prende il nome di¬†che¬†polivalente ed √® una scelta da limitare a contesti poco formali. Per un approfondimento di questo argomento rimandiamo alla risposta 2800522 dell’archivio di DICO.
Fabio Ruggiano
Raphael Merida

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Categorie: Semantica, Sintassi

QUESITO:

Leggo su un giornale a diffusione nazionale, nell’articolo di¬†fondo: “… non prendeteci in giro, che non siamo ragazzini …”. Quel¬†che¬†non dovrebbe essere accentato ed avere quindi valore di¬†perch√©¬†o¬†poich√©? Altrimenti,¬†come definire quel¬†che?

 

RISPOSTA:

Uno dei tratti pi√Ļ caratteristici dell’italiano contemporaneo √® la diffusione nello scritto del¬†che¬†polivalente, ovvero di usi del connettivo¬†che¬†non facilmente inquadrabili nella classificazione grammaticale tradizionale. Si tratta di usi ben noti alla tradizione dell’italiano, ma fino a qualche decennio fa tipici del parlato. Tipici, ma non esclusivi, come dimostrano, per fare un esempio tanto antico quanto illustre, i tanti passi danteschi nei quali la funzione di¬†che¬†√® indecidibile (per una disamina di questi passi si pu√≤ leggere¬†la voce dell’Enciclopedia dantesca dedicata proprio a¬†che). Il pi√Ļ famoso √® probabilmente il verso 3 dell’Inferno: “ch√© la diritta via era smarrita”, che nell’edizione Petrocchi (qui riprodotta) appare come¬†ch√©, ma sul quale ci sono parecchi pareri discordi che vorrebbero la restituzione di¬†che¬†(secondo la lezione di molti codici). Il valore del connettivo nel passo, infatti, pu√≤ s√¨ essere causale, ma non si possono escludere il valore consecutivo (=¬†tanto che la diritta via era smarrita), quello semplicemente aggiuntivo (=¬†e la diritta via era smarrita), quello che alcuni definiscono modale (=¬†in modo tale che / sicch√© la diritta via era smarrita) e addirittura, ma si tratta dell’interpretazione meno accreditata, quello relativo (=¬†nella quale la diritta via era smarrita).¬†Tra gli usi del¬†che¬†polivalente, infatti, rientra anche quello di relativo generico, che pu√≤ sostituire¬†cui¬†e tutti gli altri casi (in cui,¬†per cui¬†ecc.).¬†
Questi usi sono rimasti ai margini della tradizione scritta fino a qualche decennio fa; anche le occorrenze dantesche sono da interpretare come tentativi di imitare il parlato o occasionali abbassamenti di tono. L’avvicinamento relativamente recente tra lo scritto e il parlato ha portato a una sempre maggiore accoglienza di tratti come questo nello scritto, a partire ovviamente da testi di bassa formalit√†¬†(famoso il verso della canzone di Jovanotti¬†perch√© non c’√® niente che ho bisogno) o brillanti, come certi articoli giornalistici di commento. Lo scritto mediamente formale ancora rifiuta questi usi, ma √® possibile che essi si diffondano sempre di pi√Ļ in futuro. Gi√† oggi, per esempio, il¬†che¬†pseudorelativo all’interno della frase scissa (“√ą lui¬†che¬†ho visto”) √® pienamente accettato. Sulla frase scissa, in particolare, si possono leggere diverse risposte nell’archivio di DICO.
Fabio Ruggiano

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Categorie: Semantica, Sintassi

QUESITO:

Vorrei sapere se le frasi seguenti sono corrette nell’uso dei tempi e modi verbali e che tipo di proposizioni sono.
РIl nostro liceo non era un vivaio di non conformismo. Tutti vestivano allo stesso modo. Leo e Luca pensarono che la nuova compagna non sarebbe resistita in quella scuola se non la smetteva con le sue stranezze.

– Il nostro liceo non era un vivaio di non conformismo. Tutti vestivano allo¬†stesso modo. Leo disse a Luca che la compagna se fosse stata ‚Äúreale‚ÄĚ sarebbe / era nei guai.

– Il nostro liceo non era un vivaio di non conformismo. Tutti vestivano allo¬†stesso modo. Leo e Luca si dissero che se era una persona ‚Äúvera‚ÄĚ, non sarebbe¬†resistita a lungo in quella scuola.

 

RISPOSTA:

1) Il nostro liceo non era un vivaio di non conformismo [proposizione indipendente]. Tutti vestivano allo stesso modo [indipendente]. Leo e Luca pensarono [principale] che la nuova compagna non sarebbe resistita in quella scuola [oggettiva] se non la smetteva con le sue stranezze [condizionale].
I verbi vanno bene. L‚Äôindicativo imperfetto (se non la smetteva) √® una variante meno formale del congiuntivo trapassato (se non l’avesse smessa), qui coerente con il tono generale del testo.

2) Il nostro liceo non era un vivaio di non conformismo [indipendente]. Tutti vestivano allo stesso modo [indipendente]. Leo disse a Luca [principale] che la compagna sarebbe stata nei guai [oggettiva], se fosse stata ‚Äúreale‚ÄĚ [condizionale].
Il condizionale presente¬†sarebbe¬†non √® un’opzione valida, perch√© l’evento dell’essere nei guai¬†pu√≤ essere o contemporaneo a quello del¬†dire¬†della reggente (Leo disse) o successivo. Nel primo caso sarebbe richiesto l’indicativo imperfetto¬†era¬†o il congiuntivo imperfetto¬†fosse¬†(per la verit√† molto forzato in dipendenza dal verbo¬†dire); nel secondo caso sarebbe richiesto il condizionale passato (che esprime il futuro nel passato)¬†sarebbe stata¬†o, ancora, l’indicativo imperfetto¬†era. Quest’ultima forma, quindi, rimane ambigua tra la contemporaneit√† e la posteriorit√†, perch√© pu√≤ assumere entrambe le funzioni. Va sottolineato che la presenza della proposizione condizionale (se fosse stata “reale”) configura la proposizione oggettiva come una apodosi di un periodo ipotetico. Anche se la costruiamo con il condizionale passato, per√≤, questo non rappresenta la conseguenza per forza come irreale, perch√©, lo ricordiamo, ha la funzione di esprimere il futuro nel passato (e lo stesso vale per l’indicativo imperfetto). Possiamo, quindi, avere sia¬†la compagna sarebbe stata / era nei guai, se fosse stata ‚Äúreale‚Ä̬†(periodo ipotetico dell’irrealt√†), sia¬†la compagna sarebbe stata / era nei guai, se fosse ‚Äúreale‚Ä̬†(periodo ipotetico della possibilit√†).

3) Il nostro liceo non era un vivaio di non conformismo [indipendente]. Tutti vestivano allo stesso modo [indipendente]. Leo e Luca si dissero [principale], se era una persona ‚Äúvera‚ÄĚ [condizionale], che non sarebbe resistita a lungo in quella scuola [oggettiva].¬†
Si noti che la congiunzione¬†che¬†√® stata spostata dopo l’incidentale per permettere l’analisi.
In questo caso era è usato al posto del congiuntivo trapassato fosse stata. Si tratta di una variante legittima, ma meno formale.
L’indicativo imperfetto, come si vede, pu√≤ prendere il posto tanto del condizionale passato quanto del congiuntivo trapassato; √®, del resto, quello che succede in una frase come “Se lo sapevo venivo” = ‘Se lo avessi saputo sarei venuto’.
Fabio Ruggiano
Raphael Merida

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QUESITO:

Vorrei sapere se le seguenti frasi sono giuste:
1. Sul naso aveva una spruzzata di lentiggini, ma nel complesso somigliava a cento altre ragazze, se non che aveva degli occhi enormi e non era truccata.
2. Nessuno le si sedette accanto.
3. Pareva in un mondo tutto suo, isolata in una mare di occhi fissi su di lei.
4. Il secondo giorno arriv√≤ vestita in modo sempre strano, ma diverso, e questa¬†volta cant√≤…
5. Infatti in quella scuola erano tutti uguali: se per caso capitava di distinguersi, in un nanosecondo sarebbero tornati alla normalità.

 

RISPOSTA:

1. Il connettivo se non che è la sintesi di se non per il fatto che. Si può usare come fa lei (anche nella forma univerbata sennonché), anche senza che che abbia un aggancio preciso. Possibile, eventualmente, usare la variante completa se non per il fatto che.
2. Niente da segnalare.
3. Niente da segnalare.
4. Niente da segnalare.
5. La forma impersonale¬†capitava¬†non va bene in dipendenza dalla reggente con soggetto personale¬†in un nanosecondo sarebbero tornati¬†alla normalit√†. Si pu√≤ correggere cos√¨: “Se per caso a qualcuno capitava di¬†distinguersi, in un nanosecondo sarebbe tornato alla normalit√†”.
Fabio Ruggiano

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QUESITO:

Quanti errori ho commesso?

1) La sua spavalderia non gli permetteva di riflettere, di capire che dare libero sfogo agli istinti giovanili fosse una cosa; che [si può eliminare?] agire con sfrontatezza e leggerezza, invece, sarebbe diventato pericoloso.  
2) Riguardo all‚Äôinferno, disse che l’aveva considerato una punizione solo per gli adulti;¬†e se¬†tutte le¬†ragazze che si comportavano come lei fossero finite all’inferno, per stare calde, non ci sarebbe stato¬†bisogno del fuoco eterno.¬†
3) Sapevano che essere genitori comportasse anche subire grandi delusioni e provare forti dispiaceri. 
4) Quando i ragazzi cominciarono a guardarla con interesse, capì che stava andando nella giusta direzione; o meglio, che lei immaginava fosse quella giusta. 
5) Suor Teresa iniziò dicendo che il giorno dopo sarebbe partita per i ritiri spirituali e che [questo che si può togliere?] sarebbe stata assente per due giorni.   
6) Si consol√≤ pensando che l’esame saltato, in definitiva, era /¬†fosse¬†stato una fortuna, anche se dal¬†retrogusto amarissimo: gli aveva permesso di scoprire le bugie raccontategli.
7) In quel momento entrò la sua segretaria che, vedendolo in quello stato, gli chiese preoccupata… [le virgole si possono togliere?] 
8) Lo pestarono senza piet√†, peggio di come lui aveva /¬†avesse¬†fatto con l’altro.¬†
 

RISPOSTA:

1) Il¬†che¬†si pu√≤ togliere. Facendolo, per√≤, la struttura della frase, e il suo significato, cambiano leggermente, perch√©¬†sarebbe diventato pericoloso¬†si configura non pi√Ļ come subordinata di¬†di capire¬†ma come coordinata alla principale.
2) Corretta. Qui l’assenza del¬†che¬†introduttivo di¬†non ci sarebbe stato bisogno del fuoco eterno¬†non cambia quasi niente, perch√© la proposizione non pu√≤ che essere subordinata a¬†disse.¬†
3) Corretta. Il congiuntivo imperfetto è usato secondo i modi della consecutio temporum per esprimere contemporaneità nel passato.
4) La seconda parte è poco coesa, perché che rimane a metà strada tra il pronome relativo e la congiunzione correlativa del primo che. Una possibile correzione è la seguente: o meglio, nella direzione che lei immaginava fosse quella giusta. 
5) Come la 2.
6) Corrette entrambe le varianti. Il congiuntivo √® la soluzione pi√Ļ formale. Dopo i due punti si potrebbe aggiungere un segnale discorsivo per maggiore chiarezza:¬†gli aveva, infatti, permesso di scoprire le bugie raccontategli.
7) Le proposizioni incidentali, come la gerundiva vedendolo in quello stato, richiedono le virgole di apertura e chiusura.
8)¬†Corrette entrambe le varianti. Il congiuntivo √® la soluzione pi√Ļ formale.
Raphael Merida 
Fabio Ruggiano

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Categorie: Morfologia

QUESITO:

Nella frase “Adesso ti ci metti anche tu a prendermi in giro” come si analizza la¬†parola¬†anche? √ą un avverbio o una congiunzione? E la parola¬†neppure¬†nella frase “Non¬†c’era neppure un libro”? A me paiono avverbi, ma i libri da cui sono tratte le¬†indicano come congiunzioni… Perch√©? Cosa uniscono?

 

RISPOSTA:

Le grammatiche scolastiche tendono a considerare queste parole congiunzioni sulla scorta di frasi come “Ho incontrato lui e anche quell’altro” e “Non voglio studiare e neppure leggere”; √® chiaro, per√≤, che anche in esempi del genere la parola che congiunge √® un’altra (e, ma potrebbe essere anche¬†ma¬†o¬†o), mentre¬†anche¬†e¬†neppure¬†si legano a un nome, un verbo, un pronome, un aggettivo, come fanno gli avverbi.
In conclusione concordo con lei: si tratta di avverbi.
Fabio Ruggiano

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QUESITO:

‚ÄčA proposito del congiuntivo:¬†la congiunzione¬†purch√©¬†si usa come¬†se?¬†¬†
“Sarei andato in macchina,¬†purch√©¬†(=¬†se) avessimo diviso le spese” (contemporaneit√† nel passato);
“Andrei in macchina purch√© dividessimo le spese”
In questo contesto perché si usa il trapassato. Non basta il congiuntivo passato?
– Giorgio ieri sera ha fatto dei discorsi strani.
– Anche a me e sembrato che il suo comportamento non fosse normale.
РChe avesse bevuto troppo? (oppure Che abbia bevuto troppo?)

Qui invece del trapassato dell’indicativo si usa il trapassato del congiuntivo?
РLuisa non mi parló del suo progetto di cercare un altro lavoro.
РChe avesse cambiato idea?
E anche qui?
РFranco ha ripetuto ciò che mi aveva detto Giulio.
– Che¬†si fossero messi¬†d’accordo?

 

RISPOSTA:

La congiunzione¬†purch√©¬†√®¬†quasi sempre usata nel periodo ipotetico, come semplice variante di¬†se, rispetto alla quale veicola una sfumatura restrittiva. Nella sua frase, per esempio,¬†purch√©¬†si pu√≤ parafrasare con ‘soltanto se, soltanto nel caso in cui’.
Ha, per√≤, anche un uso specifico, condizionale-restrittivo, con il quale indica la condizione che deve realizzarsi (o avrebbe dovuto realizzarsi) perch√© un evento possa verificarsi (o avesse potuto verificarsi). Quando √® usata con questa funzione in riferimento a eventi presenti o futuri, non pu√≤ essere sostituita perfettamente¬†da¬†se; ad esempio: “Far√≤ come tu vuoi, purch√© tu me lo chieda per favore”. Se proviamo a sostituire¬†purch√©¬†con¬†se¬†in questa frase, otteniamo un risultato al limite dell’accettabilit√†: *”Far√≤ come tu vuoi, se tu me lo chieda per favore”.¬†Si noti anche che qui¬†purch√©¬†√® preferibilmente preceduta dalla virgola, perch√© il legame logico tra condizione e conseguenza √® percepito come meno diretto di quello tra ipotesi e conseguenza. Al passato, la specificit√† di¬†purch√©¬†si annulla in ogni caso, perch√© la condizione viene a confluire automaticamente nell’ipotesi:¬†“Avrei fatto come tu volevi, purch√© / se tu me lo avessi chiesto per favore”. Si noti, per√≤, che anche in questo caso¬†purch√©¬†richiede la virgola pi√Ļ fortemente di¬†se.

Le proposizioni interrogative che esprimono un dubbio richiedono, come nota lei, il congiuntivo. Possiamo considerare queste proposizioni subordinate a una reggente sottintesa come¬†√® possibile…¬†La sua prima frase, quindi, equivale a: “√ą possibile che abbia / avesse bevuto troppo”. Dal momento che l’evento del bere sarebbe avvenuto prima di un altro evento passato, corrispondente al comportamento non normale, il tempo pu√≤ essere trapassato. Il passato non sarebbe comunque scorretto, perch√© l’evento del bere pu√≤ essere rappresentato come semplicemente passato, senza il riferimento alla precedenza rispetto al comportamento non normale. In 4 la scelta del tempo del congiuntivo modifica sostanzialmente il senso della frase: “Che abbia¬†cambiato¬†idea?” implica che il cambiamento di idea sia ancora attuale, mentre “Che¬†avesse cambiato¬†idea?” lo riferisce solamente al passato (il che, per√≤, non esclude che sia ancora attuale).
Fabio Ruggiano 
Raphael Merida 

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Categorie: Semantica, Sintassi

QUESITO:

Il verbo¬†pensare¬†presenta delle difficolt√† di non facile¬†soluzione. In molti casi non ci sono dubbi: “io penso a lei”, “io penso bene di lei”.¬†Quando, per√≤, il verbo¬†pensare¬†√® seguito da un verbo all’infinito, sorgono dubbi.
Faccio degli esempi: “Lui pensa a vendere la macchina” ben diverso da “Lui pensa di¬†vendere la macchina”. Nel primo caso s’intende che lui si occupa della vendita della¬†macchina, nel secondo caso lui √® dell’idea di vendere la macchina.¬†Altri esempi: “Lui pensa a lavorare bene” contrapposto a ” Lui pensa di lavorare bene”. Nel primo caso lui s’impegna a lavorare bene, nel secondo caso lui ritiene di¬†lavorare bene. La differenza non √® sottile. Altro esempio: “Lui pensa a trovar¬†moglie” e “Lui pensa di trovare moglie”. Nel primo caso lui si d√† da fare nella¬†ricerca di una moglie, nel secondo caso lui pensa che trover√† una moglie. Anche qui¬†sono due concetti ben diversi. In altri casi la differenza √® invece minima,
impercettibile: “Lui pensa a lasciare l’incarico”; ” Lui pensa di lasciare¬†l’incarico”.
Ora¬†¬†le chiedo: le risulta che esista una regola nell’utilizzo del verbo¬†pensare?
Quando pensare a e quando pensare di? 

 

RISPOSTA:

Il verbo¬†pensare¬†seguito da una proposizione completiva all’infinito ammette una duplice reggenza preposizionale (sebbene in questo caso le preposizioni fungano da congiunzioni) in grazia del suo significato molto ampio; le due preposizioni, cio√®, selezionano ciascuna una diversa parte del significato del verbo, coerente con la propria funzione. La¬†a, che √® la preposizione della direzione, seleziona il significato pi√Ļ fattivo del verbo, quello relativo al trovare, grazie al pensiero, il modo per raggiungere un obiettivo (quindi ‘progettare’, ma anche ‘adoperarsi per’). La preposizione¬†di, invece, che instaura relazioni di pertinenza, anche riguardo all’argomento (discutere di politica), seleziona il significato pi√Ļ contemplativo: ‘ponderare, riflettere, valutare’. La reggenza di¬†di, si noti, √® limitata ai casi in cui¬†pensare¬†regga una proposizione completiva all’infinito; per il resto la preposizione selezionata √®¬†a.
Pensare¬†pu√≤ essere anche transitivo, e reggere un nome o un pronome:¬†pensare una soluzione,¬†che cosa ne pensi?, o una proposizione:¬†pensa quanto ci divertiremo domani. In questi casi il verbo assume il suo significato pi√Ļ generico: ‘immaginare, formare un giudizio nella mente’. Si noti che l’ultima frase (pensa quanto ci divertiremo domani) pu√≤ essere costruita anche con la preposizione / congiunzione¬†a:¬†pensa a quanto ci divertiremo domani, senza che questo faccia scattare il significato di ‘progettare’ o quello di ‘occuparsi di’. Questo avviene perch√© tale specializzazione si attiva quando sono possibili entrambe le costruzioni, con¬†a¬†e con¬†di, ovvero quando la proposizione completiva √® all’infinito. Negli altri casi, quando¬†di¬†√® esclusa,¬†la¬†a¬†non aggiunge una sfumatura particolare al significato generico del verbo.
Quando¬†pensare¬†√® seguito da un nome, regge preferenzialmente¬†a¬†e a volte, come si √® visto, √® transitivo. Non regge mai¬†di¬†(ma √®¬†possibile, quando √® transitivo, farlo seguire da un complemento di argomento:¬†che ne pensi di Luca?‚Äč).¬†Seguito da un nome,¬†pensare¬†pu√≤ oscillare tra un significato pi√Ļ fattivo e uno pi√Ļ contemplativo;¬†la specializzazione semantica, in questi casi, si coglie dal senso della frase:¬†penso io alla cena¬†=¬†mi occupo io della cena;¬†penso ancora alla cena di ieri¬†=¬†rifletto ancora sulla cena di ieri.
Fabio Ruggiano

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Categorie: Sintassi

QUESITO:

Volevo chiedere se sbaglio omettendo la congiunzione se nel testo della mia poesia che vi riporto qui sotto, oppure se è indifferente:

…√® ricamata col verde, e scintilla
di quelle che all’occhio sembrano gemme
(se) non fosse per la sinfonia di profumi
che orchestrano l’arancio e il limone…

 

RISPOSTA:

L’omissione √® consentita: il congiuntivo preceduto da¬†non¬†veicola sufficientemente il senso dell’eccezione (se non¬†o, qui,¬†se non fosse¬†= ‘tranne che’). L’omissione della congiunzione conferisce al verso una vaghezza che √® stata apprezzata nella lirica tradizionale e oggi √® un tratto di arcaicit√† o aulicit√†:¬†

“E tanto li agradisce il vostro regno /¬†che mai da voi partire non d√©’¬†ello, /¬†non [‘tranne che,¬†a meno che’]¬†fosse¬†da la morte a voi furato” (Bonagiunta Orbicciani,¬†S’eo sono innamorato e duro pene, XIII sec.).

Fabio Ruggiano

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QUESITO:

Porto alla vostra attenzione alcune frasi negative, o che includono congiunzioni ad esse riconducibili, su cui vertono i miei dubbi.
 

1. Non si vedeva niente intorno: né ombrelloni e lettini, né bagnanti, né barche o pattini.

La frase è corretta? Si possono collegare con il né elementi che al loro interno abbiano congiunzioni Рcome e, o Рe che potrebbero essere intesi come unità inscindibili, oppure sarebbe meglio scegliere altre forme?
 

2. All’uomo non era permesso di bere alcolici, anche / neppure a tavola.

Meglio anche o neppure?
 

3. Il fenomeno mediatico √® privo di (non ha prodotto) ricadute positive, neppure / anche¬†minime, per l’indotto.

Meglio anche o neppure?
 

4. Serve niente?

La frase √® equivalente a “serve qualcosa”?

 

RISPOSTA:

La prima frase √® ben costruita: le congiunzioni¬†e¬†e¬†o¬†operano in un √†mbito ristretto rispetto ai membri dell’elenco, uniti da¬†n√©. La seconda frase ammette entrambe le soluzioni:¬†neppure¬†(o¬†neanche) rafforza la negazione, soluzione spesso preferita in italiano, anche se non obbligatoria. Lo stesso vale per la terza frase.¬†
La quarta frase √® molto interessante, perch√© rivela un comportamento specifico della proposizione interrogativa diretta. In questa proposizione, la negazione iniziale pu√≤ avere valore retorico, interpretato convenzionalmente come richiesta di una risposta positiva: “Non vuoi venire alla festa?” (sottinteso: ‘certo che vuoi’). La frase “Non serve niente?”, pertanto, potrebbe essere interpretata come un invito a rispondere positivamente; l’eliminazione della negazione iniziale previene questa interpretazione. In questo modo, si noti, si viene a creare una frase agrammaticale; ci√≤ si vede se la confrontiamo, per esempio, con¬†la sua prima frase: “Non si vedeva niente intorno”. Se togliessimo la negazione del verbo (come avviene in “Serve niente?”), questa frase diventerebbe *”Si vedeva niente intorno”, che √® inaccettabile. L’impossibilit√† di “Serve niente?” non preoccupa i parlanti, che interpretano correttamente la frase come ‘serve qualcosa?’, sebbene letteralmente significhi il contrario.¬†√ą, infatti, come se interpretassimo¬†la frase *”Si vedeva niente intorno”¬†vista sopra come ‘si vedeva qualcosa intorno’.¬†
Che questa costruzione, certamente propria di un registro colloquiale, valga solamente nelle domande √® dimostrato, oltre che dal confronto fatto, anche dalla risposta negativa normale alla domanda “Serve niente?”, che non √® *”No, serve niente” (a meno che non si voglia scherzare), bens√¨ “No, non serve niente”.
Fabio Ruggiano

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QUESITO:

Ho dei dubbi sulla punteggiatura e correttezza formale delle tre frasi seguenti:
1. Oggi sono andato al fiume con il mio amico Giulio, subito abbiamo iniziato a
pescare con il fluttuante. Sono elettrizzato ancora adesso; lui è già bravo e
subito ha preso una bella trota che purtroppo è riuscita a slamarsi. (Il punto e
virgola dopo ‚Äúadesso‚ÄĚ va bene?)
2.  Ho preso una iridea di 37 cm, era sbalordito, era veramente un esemplare
gigante, subito mi sono trovato con la bocca spalancata e le pupille dilatate al
massimo. (Dopo la parola gigante è meglio una virgola o un punto e virgola?)
3. Naturalmente ho partecipato ad altri campeggi, ma non ero mai stata con dei
ragazzi molto pi√Ļ grandi di me. Infatti sento di aver compreso che ci si pu√≤
divertire anche stando con persone pi√Ļ grandi o pi√Ļ piccole, pi√Ļ simpatiche o
meno,¬†¬†che conosco gi√† o che non conosco affatto. (La congiunzione ‚Äúinfatti‚ÄĚ √®
corretta).

 

RISPOSTA:

Rispondo sotto ciascun esempio, punto per punto.
1. Oggi sono andato al fiume con il mio amico Giulio, subito abbiamo iniziato a
pescare con il fluttuante. Sono elettrizzato ancora adesso; lui è già bravo e
subito ha preso una bella trota che purtroppo è riuscita a slamarsi. (Il punto e
virgola dopo ‚Äúadesso‚ÄĚ va bene?).
S√¨, va bene, meglio della virgola, perch√© tra la prima proposizione (“sono elettrizzato”) e la seconda (“lui √® gi√† bravo”) c’√® un notevole cambiamento di piano, da quello emotivo a quello narrativo.
2.  Ho preso una iridea di 37 cm, era sbalordito, era veramente un esemplare
gigante, subito mi sono trovato con la bocca spalancata e le pupille dilatate al
massimo. (Dopo la parola gigante è meglio una virgola o un punto e virgola?).
Meglio il punto e virgola per motivo analogo a quello del punto 1. E c’√® un refuso era > ero. Anche altri segni interpuntivi possono essere migliorati alla luce del cambiamento di piano dall’emotivo al narrativo o viceversa e simili. Provo a riformulare tutto il brano:
Ho preso una iridea di 37 cm; ero sbalordito: era veramente un esemplare
gigante. Subito mi sono trovato con la bocca spalancata e le pupille dilatate al
massimo.
3. Naturalmente ho partecipato ad altri campeggi, ma non ero mai stata con dei
ragazzi molto pi√Ļ grandi di me. Infatti sento di aver compreso che ci si pu√≤
divertire anche stando con persone pi√Ļ grandi o pi√Ļ piccole, pi√Ļ simpatiche o
meno,¬†¬†che conosco gi√† o che non conosco affatto. (La congiunzione ‚Äúinfatti‚ÄĚ √®
corretta).
Non molto, perch√© non si sta deducendo qualcosa sulla base di quanto precede, bens√¨ aggiungendo un nuovo elemento. Infatti [stavolta ci sta bene] si pu√≤ non essere mai stati prima con ragazzi ecc. senza per questo aver compreso ecc. Sarebbe meglio eliminarlo e attaccare con “Sento…”.
 
Fabio Rossi
 

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Categorie: Semantica, Sintassi

QUESITO:

Si pu√≤ usare il ‚Äúperch√©‚ÄĚ in una frase a s√© per non fare una domanda, ma per affermare?¬†
Es.: ‚ÄúDomani¬†non andremo al mare. Perch√© non ho voglia‚ÄĚ.

 

RISPOSTA:

S√¨, si pu√≤ usare. Sicuramente il punto che separa una subordinata dalla reggente √® la soluzione meno formale, e pi√Ļ espressiva, adatta per esempio a un articolo giornalistico piuttosto che a un saggio critico, nel quale si opta di solito per una maggiore coesione sintattica. Questo in linea di massima. Per essere pi√Ļ specifici, la subordinata causale √® solitamente tra quelle pi√Ļ solidali con la reggente, cio√® il cui significato (la causa, la conseguenza di qualcosa, appunto) pi√Ļ delimita il significato della reggente, e per questo motivo si tende a non separare con una virgola la causa dall‚Äôeffetto. Tuttavia subentra talora l‚Äôesigenza di dare pari valore sia alla causa sia all‚Äôeffetto, e in casi simili il punto aiuta proprio a non mettere in secondo piano, in ombra, la causa rispetto all‚Äôeffetto. Pare proprio questo il senso dell‚Äôenunciato da Lei riportato, nel quale il non aver voglia ha pari importanza, se non addirittura superiore, rispetto al non andare la mare. Lo stesso enunciato senza la virgola conferirebbe meno valore al non avere voglia: ‚ÄúDomani non andremo al mare perch√© non ho voglia‚ÄĚ, in cui la prima parte del periodo ha decisamente pi√Ļ importanza della seconda.
A queste ragioni si aggiunga che talora il¬†perch√©¬†causale ha in italiano non tanto il valore della causa in s√© (cosiddetta¬†causa de re), quanto della causa del dire o pensare una determinata cosa (cosiddetta¬†causa de dicto). Questo secondo valore del¬†perch√©¬†(causa de dicto), usualmente pi√Ļ comune nel parlato che nello scritto, o nello stile colloquiale piuttosto che in quello formale, √® preferibilmente separato da un punto rispetto alla reggente. L‚Äôesempio classico del¬†perch√© de dicto¬†√® il seguente: ‚ÄúPiove. Perch√© prendo l‚Äôombrello‚ÄĚ. La causale ‚Äúperch√© prendo l‚Äôombrello‚ÄĚ non √® la causa del piovere (semmai ne √® l‚Äôeffetto), bens√¨ del mio dire, o ipotizzare, che piove.
 
Fabio Rossi

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Categorie: Morfologia, Sintassi

QUESITO:

Ho un dubbio sull’uso del plurale in questa frase: “Mantenendo meglio che¬†possiamo la dignitosa posizione seduta che abbiamo adottato, ci¬†concentriamo sulle sensazioni date dal respiro nelle parti del corpo in cui¬†sono pi√Ļ evidenti, di solito le narici o l’addome.”¬†
La mia domanda √® questa: utilizzando la congiunzione¬†o¬†tra le parole¬†le¬†narici¬†e¬†l’addome, non si dovrebbe scrivere “nella parte del corpo”?

 

RISPOSTA:

Entrambe le soluzioni, parte del corpo e parti del corpo, sono accettabili, con un piccolo scarto semantico tra l’una e l’altra. Il singolare suggerisce che la prima parte nominata, le narici, sia l’unica propriamente contemplata, e l’altra sia marginale. Per questo motivo, se si usa parte, ci si aspetta una separazione pi√Ļ netta tra le narici e l’addome, per esempio cos√¨: “di solito le narici, o, pi√Ļ difficilmente, l’addome”. Il plurale, invece, mette le due parti sullo stesso piano, suggerendo che abbiano la stessa probabilit√† di essere interessate dal fenomeno.
Fabio Ruggiano

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Categorie: Punteggiatura, Sintassi

QUESITO:

Chiedo delucidazioni in merito all’uso delle virgola prima delle¬†congiunzioni¬†o¬†e¬†oppure.
Ho letto su una rivista: “Estate legata ai cibi, o ai fiori, o ai colori”: √® corretta¬†la punteggiatura? Altre frasi dubbiose sono:
– Vuoi restare a casa, oppure uscire con gli amici?
– Vuoi andare al mare, o in montagna?

 

RISPOSTA:

‚ÄčLa virgola prima della¬†o¬†non √® necessaria nel caso in cui la congiunzione separi due sintagmi, o due proposizioni: “Estate legata al cibo o ai fiori”, “L’estate √® il tempo giusto per andare in vacanza o per rimanere in citt√† a riposarsi”. Niente vieta, comunque, di inserirla anche in questi casi, al fine di sottolineare l’opposizione tra i due membri disgiunti:¬†“Estate legata al cibo, o ai fiori”, “L’estate √® il tempo giusto per andare in vacanza, o per rimanere in citt√† a riposarsi”.
Nel caso di un elenco di almeno tre membri, la virgola diviene pi√Ļ fortemente richiesta, per cadenzare chiaramente l’andamento sintattico. Nel caso di membri sintagmatici si pu√≤ valutare anche in questo caso se non inserirla: “Estate legata ai cibi o ai fiori o ai colori”. Si tratta di una scelta insolita, giustificabile se i membri siano non in opposizione, ma in alternativa (una sfumatura non sempre percepibile). Se i membri sono proposizionali, la mancanza della virgola √® molto marcata; in una frase come la seguente la versione con le virgole √® preferibile: “L’estate √® il tempo giusto per andare in vacanza, o per rimanere in citt√† a riposarsi, o per continuare a lavorare”.
La congiunzione¬†oppure¬†richiede la virgola pi√Ļ fortemente di¬†o: non a caso introduce spesso il terzo membro (o, nel caso di pi√Ļ membri, l’ultimo) dell’elenco:¬†“Estate legata ai cibi o ai fiori, oppure ai colori”. Come si nota, la mancanza della virgola tra i primi due membri e l’uso di¬†oppure¬†segnalano che l’ultimo membro √® in contrapposizione con gli altri, automaticamente accomuncati proprio per effetto della contrapposizione instaurata. Se, invece, mettiamo la virgola anche prima di¬†o, la contrapposizione si indebolisce, e¬†oppure¬†viene interpretata come una variante di¬†o, che, del resto, √® la sua funzione propria (oppure¬†=¬†o pure):¬†“Estate legata ai cibi, o ai fiori, oppure ai colori”.
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Congiunzione
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QUESITO:

Porto alla vostra attenzione il seguente brano:

“Mettiamo che il medico voglia approfondire l’origine dei tuoi disturbi. Tra uno o¬†due mesi potrebbe suggerirti un semplice prelievo venoso per controllare i tuoi¬†valori; e se, nel frattempo, fosse maturato in lui il sospetto della presenza di una¬†patologia severa, potrebbe prescriverti un esame diagnostico pi√Ļ invasivo”.
Apprezzerei la vostra opinione relativamente alla validità di tre aspetti:
1. Il punto e virgola prima della congiunzione e;
2. L‚Äôuso del congiuntivo trapassato¬†(fosse maturata), anzich√© del congiuntivo imperfetto, nella protasi, per introdurre¬†un’ipotesi di cui non si ha contezza al momento dell’enunciazione;
3. L’accordo del¬†sostantivo plurale¬†mesi¬†con l‚Äôaggettivo numerale¬†due¬†nonostante il precedente¬†uno¬†avrebbe richiesto il singolare. In questo caso sarebbe stato maggiormente¬†formale ripetere il sostantivo (“Tra un mese o due mesi‚Ķ”)?

 

RISPOSTA:

‚ÄčIl punto e virgola √® corretto: separa, all’interno di un enunciato complesso, due unit√† informative,¬†la seconda delle quali √® ulteriormente divisa in pi√Ļ unit√† informative, ben separate da virgole.¬†
Quello che non convince, piuttosto √® il connettivo¬†e¬†dopo il punto e virgola, che introduce quella che si rivela essere un’alternativa. Propongo questa correzione: “… i tuoi valori; oppure, se nel frattempo fosse maturato in lui il sospetto della presenza di una¬†patologia severa, …”.
Il congiuntivo trapassato √® ugualmente corretto: indica che il parlante giudichi l’evento improbabile. Vista la delicatezza dell’argomento, si tratta di una sfumatura fortemente indotta dalle convenzioni della cortesia, per sottolineare che l’ipotesi peggiore √® anche quella pi√Ļ remota. Remota, ma sempre possibile, come rivela l’apodosi al condizionale presente (potrebbe prescriverti).
L’accordo di¬†mesi¬†con¬†uno o due, infine, segue la regola dell’accordo al plurale tra referenti di generi diversi e una proforma che li raggruppa. Si pensi a “Ieri ho incontrato i miei¬†amici¬†Laura, Giulia e Andrea”. Tale regola √® largamente accettata, anche in contesti formali, perch√© evita ridondanze come¬†un mese o due mesi, o¬†le mie amiche Laura e Giulia e il mio amico Andrea.¬†Rimane, per√≤, possibile, e tutto sommato pi√Ļ preciso (quindi anche pi√Ļ formale), fare tale distinzione, se il contesto lo richiede.
Fabio Ruggiano

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QUESITO:

√ą¬†pi√Ļ corretto dire¬†a mare¬†o¬†al mare? Comunemente ho notato che si usa¬†al mare¬†quando si risiede in una citt√† lontana da esso o ci si stabilisce in una casa strategicamente vicina, ma queste sfumature non possono avere senso, grammaticalmente. Altra questione annosa: la¬†e¬†negli anni (almeno oralmente) √® un errore o solo una mia mortale antipatia?

 

RISPOSTA:

Per quanto riguarda le espressioni al mare¬†e¬†a mare, pu√≤ leggere il quesito Al mare/a mare/in spiaggia/a spiaggia nell’archivio di DICO.
Sulla congiunzione e nelle date, immagino si riferisca a quella che unisce il mille iniziale alle cifre seguenti, ad es. in mille e novecentodue. Sia nel parlato che nello scritto, sono considerate accettabili, ed effettivamente usate, tanto le forme univerbate (ad es. millenovecentodue) quanto quelle con la congiunzione (che si scriveranno separate, appunto: mille e novecentodue).
Fabio Ruggiano

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Categorie: Sintassi

QUESITO:

Il seguente periodo, pur essendo migliorabile, pu√≤¬†essere considerato corretto, con particolare riferimento alla funzione del¬†n√©?¬†“√ą una strategia di cui non si ha controllo, n√© delle sue possibili ripercussioni”.

 

RISPOSTA:

‚ÄčLa correlazione tra le due negazioni non √® ben costruita. L’espressione¬†avere controllo, inoltre, non dovrebbe essere completata dalla preposizione¬†di, bens√¨¬†da¬†su;¬†quindi “su cui non si ha controllo”. Diversamente, se inseriamo l’articolo nell’espressione, entrambe le preposizioni divengono possibili: “Su / di cui non si ha il controllo”. Casi di¬†avere controllo di¬†sono riscontrabili¬†on line, anche in sedi giornalistiche, ma ritengo che siano al limite dell’accettabilit√†.
Per quanto riguarda la correlazione tra le negazioni,¬†non¬†si riferisce all’avere controllo, per cui la seconda negazione,¬†n√©,¬†deve riferirisi a un elemento simmetrico all’avere controllo; per esempio: “Su cui non si ha controllo n√© si hanno dati storici sufficienti”, oppure “Su cui non si hanno controllo n√© dati storici sufficienti”.
In alternativa, si pu√≤ inserire un elemento veramente simmetrico di¬†possibili ripercussioni, manipolando tutta la frase; per esempio:¬†“√ą una strategia che non consente¬†il¬†controllo¬†degli¬†esiti, n√©¬†delle¬†possibili ripercussioni”. Si noti che la preposizione¬†di¬†richiede l’inserimento dell’articolo prima di¬†controllo: difficilmente accettabile sarebbe “… consente controllo degli esiti…”. Una soluzione ulteriore √® subordinare¬†possibili ripercussioni¬†a¬†controllo,¬†eliminando la correlazione; per esempio cos√¨: “√ą una strategia che non consente¬†il¬†controllo¬†delle¬†possibili ripercussioni” (anche qui, la preposizione¬†di¬†richiede l’inserimento dell’articolo davanti a¬†controllo).¬†
Fabio Ruggiano

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Categorie: Semantica, Sintassi

QUESITO:

La congiunzione appena, con valore temporale, può essere assimilata a quando dal punto di vista della consecutio temporum?

1. Appena l’uomo sia entrato in casa, la donna pu√≤ / potr√† salutarlo.
2. Appena l’uomo avesse potuto entrare in casa, la donna avrebbe potuto salutarlo.
3. Appena l’uomo entrasse in casa, la donna potrebbe / pu√≤ / potr√† salutarlo.

Molti anni addietro, in un prontuario lessicale, trovai una notazione dei cosiddetti “puristi” in cui si sconsigliava l’uso della suddetta congiunzione con i verbi¬†futuri dell’indicativo.¬†Il seguente esempio sarebbe pertanto sbagliato?

4. Appena l’uomo sar√† entrato / entrer√† in casa, la donna potr√† salutarlo.

 

RISPOSTA:

Come congiunzione, appena si comporta come quando, rispetto alla quale ha una sfumatura di significato in pi√Ļ, indicando la coincidenza esatta tra l’evento descritto nella proposizione introdotta e quello descritto nella reggente. La proposizione introdotta da appena, pertanto, pu√≤ avere, come quando, tutti i tempi del congiuntivo, ma anche tutti quelli dell’indicativo (pi√Ļ comune ma meno formale).

Qualche perplessit√† suscita la frase 2., ma solamente per via della ripetizione del verbo potere; consiglierei questa soluzione: “Appena l’uomo fosse riuscito a entrare in casa, la donna avrebbe potuto salutarlo”.

Nessun problema neanche con la frase 4. Il divieto “puristico” era probabilmente diretto all’alternanza tra indicativo e congiuntivo, sulla quale il prontuario prendeva le parti del congiuntivo: prescriveva, cio√®, di costruire la frase 4. come la 1., equivalente ma pi√Ļ formale.
Fabio Ruggiano

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Categorie: Punteggiatura, Sintassi

QUESITO:

Vorrei sapere se le varianti ellittiche contrassegnate di seguito dalla lettera b sono ben formate.

1a) Ho parlato con Anna e con Marco.
1b) Ho parlato con Anna e Marco.

2a) Nell’aria c’√® un eccesso di microparticelle e di pollini.
2b) Nell’aria c’√® un eccesso di microparticelle e pollini.

3a) A Luca e a Matteo vorrei dedicare pi√Ļ tempo.
3b) A Luca e Matteo vorrei dedicare pi√Ļ tempo.

4a) Negli ultimi anni o nelle ultime ore è successo qualcosa.
4b) Negli ultimi anni od ore è successo qualcosa.

5a) Le case erano ville, i palazzi erano regge, i giardini erano parchi.
5b) Le case erano ville; i palazzi, regge; i giardini, parchi.

 

RISPOSTA:

Tutte le varianti vanno bene. Ovviamente, le varianti ellittiche rappresentano i due elementi raggruppati come pi√Ļ solidali. “Ho parlato con Anna e Marco”, per esempio, √® pi√Ļ adatto al caso in cui il soggetto abbia parlato con i due insieme; al contrario “Ho parlato con Anna e con Marco” allude al fatto che il soggetto abbia avuto due diversi colloqui.
Ho qualche riserva sulla 4b) perch√© l’articolo¬†gli¬†della preposizione¬†negli¬†stride un po’ nell’accordo con¬†ore.¬†√ą vero che vale la regola dell’accordo al plurale maschile con serie di nomi tra i quali almeno uno sia maschile, ma √® comunque preferibile costruire la frase come la 4a) (a meno che non si voglia sottolineare, per qualche ragione, la solidariet√† tra¬†anni¬†e¬†ore). Inoltre, la¬†d¬†epitetica per la congiunzione¬†o¬†mi sembra eccessiva, anche davanti a un’altra¬†o: si pu√≤ tranquillamente eliminare.
La 5b), infine, pu√≤ essere punteggiata diversamente, risultando pi√Ļ scorrevole: “Le case erano ville, i palazzi regge, i giardini parchi”.
‚ÄčFabio Ruggiano

Parole chiave: Analisi logica, Congiunzione
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Categorie: Sintassi

QUESITO:

La congiunzione¬†se¬†pu√≤ essere sostituita¬†all’occorrenza da¬†qualora¬†o¬†nel caso che¬†per evitare che dentro lo stesso¬†enunciato vengano a crearsi ripetizioni? Tali ripetizioni (se…¬†se…), laddove¬†fossero presenti, sarebbero riconducibili a una sgrammaticatura?
Esempio:¬†“Non so se Niccol√≤ userebbe ancora oggi quelle parole, qualora / se avesse l’occasione di
esprimersi sul fatto.

 

RISPOSTA:

‚ÄčLa sostituzione da lei immaginata √® quasi sempre possibile, con un cambiamento di significato trascurabile. Volendo essere precisi, rispetto al generico¬†se,¬†qualora¬†aumenta il grado di improbabilit√† dell’evento espresso nella proposizione che introduce, mentre¬†nel caso che¬†(ma anche¬†nel caso in cui) specifica che quella espressa nella proposizione introdotta √® una tra due o pi√Ļ possibilit√†.
In ogni caso, la ripetizione di¬†se¬†non si pu√≤ considerare un errore; qualche fastidio pu√≤ provocare, al massimo, la ripetizione per tre o pi√Ļ volte a poca distanza.
‚ÄčFabio Ruggiano

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Categorie: Semantica, Sintassi

QUESITO:

Il periodo: “Non c’√® niente di anomalo (n√©) nel rapporto con le cose n√© in quello con le persone” si sarebbe potuto scrivere anche cos√¨: “Non c’√® niente di anomalo nel rapporto n√© con le cose n√© con le persone” senza commettere errori o operare variazioni di significato?

 

RISPOSTA:

‚ÄčLa posizione del primo¬†n√©¬†in astratto¬†modifica¬†il significato della frase; in questo caso specifico, il significato rimane¬†grosso modo¬†lo stesso dovunque mettiamo la congiunzione, ma con una piccola sfumatura di differenza: nella prima frase si sottolinea che la mancanza di anomalia riguardi il rapporto con le cose e le persone, e non si evoca alcun’altra entit√†; nella seconda frase si lascia intendere che la mancanza di anomalia possa riguardare altre entit√† oltre alle cose e alle persone, quindi si lascia aperta la possibilit√† che ci sia qualcosa di anomalo nel rapporto con entit√† diverse dalle cose e dalle persone. La sfumatura tende ad annullarsi perch√© le cose e le persone rappresentano pi√Ļ o meno tutta la realt√†, quindi si farebbe fatica a trovare un’altra entit√† oltre a queste. Si immagini, per√≤, due frasi del genere, formate sullo stesso modello delle sue: “Non sono in disaccordo n√© con Luca n√© con Mario” = potrei essere in disaccordo con altri / “Non sono n√© in disaccordo con Luca n√© in disaccordo con Mario” = Non considero la possibilit√† di essere in disaccordo con altri.
La forma delle due frasi √®, comunque, corretta, visto che, nella prima, ha avuto l’accortezza di riprendere¬†rapporto¬†con il pronome¬†quello. Molto meno felice sarebbe stata la formulazione: “Non c’√® niente di anomalo n√© nel rapporto con le cose n√© con le persone”.
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Congiunzione, Pronome
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Categorie: Sintassi

QUESITO:

Vi domando se le locuzioni con valore condizionale o dubitativo e tutte quelle concessive (non solo benché) possono essere utilizzate senza il verbo. 

1. Anche se spaventato, sarebbe giunto alla fine del tunnel.
2. Seppure / sebbene difficili, gli esami possono essere superati.
3. Gli alunni frequenteranno la classe quinta, purché promossi.

Al di l√† degli esempi, quali sono le congiunzioni che ammettono l’ellissi del¬†verbo nelle proposizioni che introducono?¬†

RISPOSTA:

Le frasi da lei portate ad esempio sono tutte ben formate. In generale, l’ellissi del verbo √® possibile, a prescindere dalle congiunzioni usate, ogni volta che il verbo sottinteso sia facilmente recuperabile nel co-testo o nel contesto. Come esempio di recupero dal co-testo si veda la seguente conversazione, nella quale il verbo della risposta si suppone sia lo stesso della domanda (sebbene con un adattamento morfologico dovuto al cambiamento del soggetto): “- Sar√† Luca ad accompagnarti? – No, Andrea”. Un caso di recupero dal contesto √® il seguente: “Io amo i film comici, e tu?”. Ovviamente, ancora pi√Ļ tipico √® il recupero all’interno della stessa frase, come avviene negli esempi da lei proposti, o nelle frasi coordinate, come: “Luca √® andato a casa presto e Andrea tardi”.

Fabio Ruggiano‚Äö Fabio Rossi

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QUESITO:

Vi chiederei di argomentare la sintassi di certe costruzioni negative, per stabilire se e quando la negazione né possa essere sostituita o dalla congiunzione e o dalla semplice virgola. Nella fattispecie, le frasi sotto indicate sono tutte valide?

1. Senza olio di palma, grassi idrogenati, conservanti e coloranti.
2. Senza olio di palma, grassi idrogenati, conservanti né coloranti.
3. Senza olio di palma né grassi idrogenati né conservanti né coloranti.

4. Uscì di casa senza cappello e guanti.
5. Uscì di casa senza cappello né guanti.
6. Uscì di casa senza né cappello né guanti.

7. Il prodotto non contiene olio di palma, grassi idrogenati, conservanti e coloranti.
8. Il prodotto non contiene olio di palma, grassi idrogenati, conservanti né coloranti.
9. Il prodotto non contiene né olio di palma né grassi idrogenati né conservanti né coloranti.

E per concludere, la negazione¬†n√©¬†deve essere preceduta dalla virgola o essa √®¬†consigliabile solo in avvio di una proposizione particolarmente complessa (ad esempio: “La donna non parl√≤, n√© avrebbe voluto farlo nelle ore successive”)?

RISPOSTA:

‚ÄčLa congiunzione¬†n√©¬†pu√≤ essere scomposta in due componenti,¬†e¬†+ NEG (‘negazione’). Se ricordiamo tale composizione risulta pi√Ļ facile stabilire quale delle varianti da lei proposta sia ben formata e quale sia ridondante o difettosa. In particolare, la 1., la 4. e la 7. vanno bene, perch√© la negazione contenuta in¬†senza¬†ed esplicitata nella 7. si applica a tutti gli elementi degli elenchi che seguono, rendendo superfluo ribadirla. La 1. e la 7. andrebbero bene anche sostituendo la¬†e¬†con una ulteriore virgola.
La ripetizione della negazione, comunque, non pu√≤ essere considerata un errore, vista la tolleranza dell’italiano per la doppia negazione; per questo motivo le frasi 3. e 5. vanno ugualmente bene. Qualche precisazione meritano le altre.
Nella 2. la negazione ripetuta solamente per l’ultimo elemento dell’elenco crea una asimmetria che lo fa emergere sugli altri (ci√≤ √® molto meno percettibile, ovviamente, se l‚Äôelenco √® bimembre, come nella frase 5.). In questa frase tale focalizzazione dell‚Äôattenzione sull’ultimo elemento non sembra giustificata, alla luce della natura degli elementi dell‚Äôelenco, ma l‚Äôemittente potrebbe avere qualche motivo per mettere in evidenza¬†coloranti¬†sul resto degli ingredienti. In ogni caso, pi√Ļ efficace a questo scopo sarebbe una congiunzione pi√Ļ pregnante: “Senza olio di palma, grassi idrogenati, conservanti e neppure / e neanche coloranti”, oppure la ripetizione di¬†senza, preferibilmente accompagnata dalla virgola: “Senza olio di palma, grassi idrogenati, conservanti, e senza coloranti”.
La stessa riflessione vale per la frase 8., che pu√≤ essere parafrasata, nella sua composizione attuale, cos√¨: “Il prodotto non contiene olio di palma, grassi idrogenati, conservanti e non contiene coloranti”.
La costruzione della 6. (senza n√©) e¬†della 9. (non¬†+¬†n√©)¬†√® in astratto ridondante, eppure molto comune, quindi generalmente accettabile, tanto nel parlato e nello scritto poco sorvegliato, quanto in letteratura, al fine di mantenere gli elementi di un elenco sullo stesso piano. Un esempio di questo uso √® in questo brano dallo¬†Zibaldone¬†di Leopardi: “Ma il giovane senza presente n√© futuro, cio√®¬†senza n√©¬†beni, attivit√†, piaceri, vita ec.¬†n√©¬†speranze e prospettiva dell’avvenire, dev’essere infelicissimo e disperato”; un altro √® in questo estratto, pi√Ļ recente, dal romanzo¬†Suo marito¬†di Pirandello: “apparve subito chiaro agli occhi di Silvia che cosa egli avesse compreso¬†senza n√©¬†sdegno¬†n√©¬†offesa”.
Per quanto riguarda i segni di interpunzione, essi dipendono dall’omogeneit√† dei membri coordinati. All’interno di elenchi di elementi analoghi, la virgola prima di¬†n√©¬†non √® formalmente richiesta (visto che¬†n√©¬†“contiene” la congiunzione¬†e), ma¬†√® bene inserirla, visto che convenzionalmente gli elenchi sono separati dalle virgole: “Non voglio andare (n√©) in macchina, n√© in treno, n√© in aereo”. Lo stesso vale per elenchi di proposizioni: “Non voglio andare in macchina, n√© voglio andare in treno, n√© voglio andare in aereo”.¬†Negli elenchi bimembri si fa pi√Ļ facilmente a meno della virgola, che, per√≤, si pu√≤ sempre usare: “Non voglio andare (n√©) in macchina n√© in treno”; “Non voglio andare in macchina n√© voglio andare in treno”.
Quando non ci si trova in una sintassi elencativa, ma gli elementi hanno una relazione pi√Ļ complessa tra loro, la presenza della virgola mette in evidenza una separazione tematica. Per fare una riflessione del genere, abbandoniamo l‚Äôanalisi della frase e prendiamo quella dell‚Äôenunciato, cio√® osserviamo lo scopo comunicativo della frase. In questo ambito possiamo riconoscere le relazioni semantiche tra gli enunciati e, al loro interno, la presenza di unit√† tematiche di primo piano e unit√† tematiche di sfondo. In un enunciato come “Ti ho detto che non voglio andare, n√© √® il caso che lo ripeta”, il segmento introdotto da¬†n√©¬†non rappresenta il secondo elemento di un elenco, ma √® una precisazione rispetto al primo segmento; funge, cio√®, da unit√† tematica di sfondo (mentre “Ti ho detto che non voglio andare” √® l‚Äôunit√† tematica di primo piano). In questi casi, la virgola √® necessaria. Se, per fare un esperimento, la togliessimo (“Ti ho detto che non voglio andare n√© √® il caso che lo ripeta”) il lettore sarebbe portato a interpretare la seconda parte dell‚Äôenunciato come dipendente da¬†ho detto, ma costruita male; come se fosse “Ti ho detto che non voglio andare e che non √® il caso che lo ripeta”.
Ancora, nel caso in cui¬†n√©¬†unisca non due unit√† tematiche, ma due enunciati, deve essere preceduto non dalla virgola, ma da un punto e virgola, o un punto: “Ti ho detto che non voglio andare; n√© voglio che insisti a portarmi”; “Ti ho detto che non voglio andare. N√© mi piace che continui a insistere”.
Fabio Ruggiano

Parole chiave: Congiunzione, Registri
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Categorie: Punteggiatura, Sintassi

QUESITO:

Il presente quesito verte su rafforzativi ed eventuali usi pleonastici. Le frasi sotto riportate sono corrette o sarebbe opportuno apportare modifiche per migliorarle?
“Preferisci bere o, invece, mangiare?”
“Io domani studier√≤ tutto il giorno, tu, per contro, guarderai la TV”.

 

RISPOSTA:

In queste frasi non si può parlare di pleonasmo: invece e per contro sono segnali discorsivi, che rafforzano il senso della coordinazione, nel primo caso realizzata con la congiunzione o, nel secondo realizzata con la virgola (ovvero per asindeto).

Fabio Ruggiano

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Categorie: Sintassi

QUESITO:

“Non so come possa ricompensarti per tutto ci√≤ che hai fatto per me”. “Che hai fatto per me”, nell’analisi del periodo, √® una subordinata relativa o dichiarativa? Non riesco a capirlo. Grazie in anticipo.

 

RISPOSTA:

La proposizione √® relativa. Che √® pronome relativo e ci√≤ ne rappresenta l’antecedente. Sarebbe stata una dichiarativa se che fosse stata una congiunzione, collegata al verbo della reggente, non a un pronome: “Non posso tollerare ci√≤: che tu mi manchi di rispetto”. Pi√Ļ comune di ci√≤, come pronome che anticipa una dichiarativa, √® questo : “Nel rapporto con il mostro, essenziale √® innanzitutto questo: che il mostro possiede o protegge o addirittura √® il tesoro” (Roberto Calasso, Le nozze di Cadmo e Armonia, 1989, p. 382).

Fabio Ruggiano

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Categorie: Semantica, Sintassi

QUESITO:

Nell’espressione “il male pu√≤ annidarsi anche laddove sembri non esistere” √® corretta la forma col congiuntivo o andrebbe corretta in “il¬†male pu√≤ annidarsi anche laddove sembra non esistere”?

 

RISPOSTA:

Nel suo esempio laddove¬†ha il valore di avverbio, del tutto equivalente a¬†l√† dove. La proposizione introdotta da questo connettivo spesso esclude il congiuntivo: “Laddove un tempo crescevano solo i fiori del male ora sono stati piantati semi di iris, glicine e narciso” (repubblica.it, 2018). Il congiuntivo √® ammesso, sebbene non obbligatorio,¬†quando, come nel suo esempio, la proposizione ha una forte sfumatura eventuale. Quando √® usato, esso produce anche un innalzamento della formalit√† della frase.
Oltre che da avverbio,¬†laddove¬†pu√≤ fungere da congiunzione avversativa (analoga a¬†mentre), costruita obbligatoriamente con l’indicativo (fatta salva la possibilit√†, sempre valida, di sostituire l’indicativo con il condizionale): “ma in alcuni casi questo stesso vizio pu√≤ portare all’errore esattamente opposto, decretando la pura e semplice insopportabilit√† del dolore altrui,¬†laddove¬†invece quel dolore non¬†√®¬†affatto insopportabile, o non lo √® ancora” (Sandro Veronesi,¬†Caos calmo, 2006).
Pu√≤, infine, essere una congiunzione condizionale; in questo caso obbligatorio √®¬†il congiuntivo (prevedibilmente, visto che quest’uso √® raro e altamente formale): “Laddove Luca lo desideri, pu√≤ raggiungerci pi√Ļ tardi”.
Fabio Ruggiano

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