QUESITO:
Un esercizio proposto in un manuale di grammatica mi ha messo in difficoltà: “L’aggettivo impenitente a quale sostantivo può essere attribuito? Le risposte valide sono cinque (scapolo, poliziotto, amico, giocatore, peccatore), ma la consegna chiede di individuarne tre.
Secondo me impenitente si può usare in tutte le situazioni.
RISPOSTA:
Se la consegna dell’esercizio fosse esattamente quella da lei riportata, lei non avrebbe tutti i torti: si possono immaginare frasi in cui ciascuno dei nomi può essere definito impenitente. Sarebbero frasi decisamente bizzarre, però, e certamente antifrastiche. Non è difficile capire che lo scopo dell’esercizio è individuare gli accoppiamenti tipici, ovvero le collocazioni. L’aggettivo impenitente, infatti, è tipicamente collocato con nomi che indicano persone use a comportamenti socialmente censurati. Una persona impenitente, del resto, è una che non si pente, quindi si suppone che tenga un comportamento di cui, secondo la mentalità corrente, si dovrebbe pentire. Questa considerazione esclude il poliziotto e l’amico, che sono definiti da comportamenti socialmente apprezzati. Al contrario, il peccatore, il giocatore (qui si intende ovviamente il giocatore d’azzardo) e lo scapolo sono guardati con rimprovero. Certo, c’è dell’ironia nel definire qualcuno uno scapolo impenitente, e in generale l’aggettivo impenitente oggi porta con sé sempre una sfumatura ironica. Questo è dovuto all’evoluzione della società: oggi il giudizio sociale è percepito come molto meno vincolante di quanto non fosse una paio di generazioni fa.
Fabio Ruggiano
