QUESITO:
«Quella ragazza viene etichettata, vista ‘strana’» o «come strana»?
«Questa forma è avvertita ‘sbagliata’» o «come sbagliata»?
RISPOSTA:
Entrambe le costruzioni sono possibili, dal momento che il complemento predicativo del soggetto può essere introdotto da come, ma può anche non esserlo. In generale, le forme con come sono un po’ più pesanti e dunque, specialmente se il verbo, volto in forma attiva, ha un elevato grado di solidarietà con l’oggetto, sarebbe meglio evitare il come, che però a volte è richiesto e altre volte è semplicemente più formale. Altre volte il come è necessario, per disambiguare la frase. Facciamo alcuni esempi. «Prendo la tua frase come esempio» / «La tua frase è presa come esempio». In questo caso, il come non può essere eliminato, a meno di non sostituirlo con a: *«Prendo la tua frase esempio» / *«La tua frase è presa esempio» (le forme con * sono agrammaticali); «Prendo la tua frase a esempio» / «La tua frase è presa a esempio». Con il verbo vedere, la solidarietà con l’oggetto è estrema, come dimostrano casi come «ti vedo arrivare e simili». Quindi «Quella ragazza viene vista strana» è del tutto normale. Con altri verbi in cui la solidarietà con l’oggetto è meno spiccata, l’uso di come è più formale, e a volte migliore in ogni registro: «Quella ragazza viene etichettata come strana» e «Questa forma è avvertita come sbagliata» funzionano meglio delle corrispettive frasi senza il come. «È stato nominato/eletto presidente» funziona meglio (più snello, più naturale) di «È stato nominato/eletto come presidente». Viceversa «Sei stato classificato (una) persona spiacevole» funziona meno bene rispetto a «Sei stato classificato come persona spiacevole», sebbene, in presenza dell’articolo, la presenza del come possa essere ambigua e attenuante, a metà tra valore comparativo, modale e ipotetico: «Sei stato classificato come una persona spiacevole» ‘come se fossi una persona spiacevole’. Come si vede, in questi, come del resto in moltissimi altri casi, la lingua italiana è ricca si sfumature, non tutte riconducibili a motivi strutturali (sintattici, reggenze verbali ecc.), bensì a motivi ora semantici (il significato di certi verbi) ora testuali e sociolinguistici (la maggiore o minore consuetudine o formalità di certi costrutti).
Fabio Rossi
