QUESITO:
È corretta la virgola in questi due esempi?
«È cattiva la gente che non ha mai provato dolore perché quando si prova il dolore, non si può più volere male a nessuno».
«Quando capirete che il problema non è l’allenatore ma (…) sarà troppo tardi».
Nel primo esempio mi sembra necessaria aggiungerne un’altra per creare un inciso, nel secondo che stoni.
RISPOSTA:
Sì, nel primo esempio è meglio aggiungere una virgola dopo perché, per trattare la subordinata temporale di secondo grado come un inciso incassato nella subordinata causale di primo grado. In alternativa, si potrebbe eliminare la virgola dopo dolore e considerare dunque tutte le subordinate talmente coese alla reggente da non richiedere alcun segno interpuntorio, ma sarebbe una soluzione meno canonica, meno formale e meno felice.
La soluzione migliore per il secondo esempio è quello senza alcuna virgola. In subordine, sarebbero possibili anche altre due soluzioni: 1) «Quando capirete che il problema non è l’allenatore ma (…), sarà troppo tardi». 2) «Quando capirete che il problema non è l’allenatore, ma (…), sarà troppo tardi».
Come è noto, l’interpunzione è la branca meno normata e meno stabile della grammatica italiana, per motivi evidenti: è soggetta a più restrizioni e a più funzioni (informativa, pragmatica, sintattica, fonetica, stilistica…), è storicamente instabile (ancora fino a 50 anni fa vi erano usi interpuntori diversi da oggi), è estremamente oscillante negli usi, mette meno a repentaglio la comprensione del testo rispetto ad altre branche (fonetica, morfologia, sintassi, lessico), anche se su quest’ultimo aspetto si potrebbe discutere; spesso, infatti, ciò che crea fraintendimenti anche gravi nella decodifica dei testi, e che dunque li rende meno efficaci, è proprio un cattivo uso della punteggiatura. Gli studiosi che più si sono occupati della punteggiatura italiana, negli ultimi anni, sono Angela Fornara, Simone Fornara, Filippo Pecoarari, dei quali troverà ampia bibliografia anche online e anche open access (per es. nel sito della Treccani). Tra i numerosi testi utili le segnalo almeno Filippo Pecorari, La punteggiatura per scrivere meglio, Firenze, Cesati, 2024, e anche le numerose risposte di DICO su questi temi.
Per riassumere però qui brevemente le questioni più urgenti legate alla sua bella domanda, possiamo dire che le regole ferree (più o meo), a partire almeno dalla metà del Novecento, sull’interpunzione delle subordinate sono le seguenti.
1) Non separare mai, con una virgola, una subordinata completiva (oggettiva, soggettiva o interrogativa indiretta) dalla reggente, a meno che non sia anteposta alla reggente.
2) Non separare mai, con una virgola, una relativa limitativa dalla reggente.
3) Separare sempre, o quasi, una relativa non limitativa dalla reggente.
4) Separare perlopiù, con una virgola, una subordinata anteposta alla reggente, tranne che nel caso della protasi del periodo ipotetico, che non va quasi mai separata dall’apodosi.
La ratio delle regole precedenti è più o meno questa: quando una subordinata ha valore argomentale, o circostanziale (completive e relative limitative), ovvero quando è necessaria premessa o conseguenza della reggente (protasi del periodo ipotetico) e completamento della valenza verbale della reggente (completive), allora non ha senso l’adozione della virgola. Si tratta, in questi casi, di una motivazione informativa e in subordine sintattica.
In quasi tutti gli altri casi, la virgola può esserci (ma non è quasi mai obbligatoria, se non per evitare eventuali ambiguità d’interpretazione) se si vuole sottolineare una certa autonomia informativa della subordinata rispetto alla reggente. Ma contano moltissimo, in questi ultimi casi, il gusto personale e le tradizioni stilistiche.
Un ultimo consiglio: contrariamente a quanto pensano le persone comuni con scarsa dimestichezza con gli studi linguistici, l’intonazione non è quasi mai un motivo dirimente nell’uso della virgola, e in generale dei segni d’interpunzione, e anzi porta spesso fuori strada. Infatti, vi sono molte più pause nel parlato di quanto non avvenga nello scritto e l’intonazione, semmai, è una conseguenza, piuttosto che una causa, di altre funzioni, a partire dalla più importante, cioè quella informativa. Il fatto che non si metta la virgola tra la reggente e una completiva o una relativa limitativa, oppure tra il soggetto, il predicato e l’oggetto, infatti, non dipende dalla mancanza di pause (o per meglio dire flessioni tonali) tra le parti, sebbene dalla coesione informativa e sintattica tra le parti.
Fabio Rossi
