QUESITO:
Mi piacerebbe conoscere il motivo per cui i vocabolari dell’uso non attestano l’aggettivo paurevole, lemmatizzato, invece, nel vocabolario del Battaglia e in quello del Tommaseo-Bellini. Eppure c’è una differenza semantica tra pauroso e paurevole. Il primo significa ‘che ha paura’, e ce lo dice il suffisso -oso (“Giovanni è un uomo pauroso”); il secondo sta per ‘che mette paura’, e si evince dal suffisso -evole (“Quel film è veramente paurevole”).
RISPOSTA:
L’aggettivo non è registrato perché, appunto, non è usato correntemente. Lo stesso Grande Dizionario della Lingua Italiana da lei citato, del resto, lo etichetta ant.(ico) e lo correda di un’unica attestazione, proveniente da un brano duecentesco.
La ragione per cui è uscito dall’uso è che ha subito la concorrenza di pauroso. Questo aggettivo condensa, infatti, in sé sia il significato di ‘che ha paura’ sia quello di ‘che incute paura’. Il secondo significato, si noti, è antico quanto il primo, visto che è attestato già in Dante (lo si vede, ancora, nel GDLI, s. v. Pauroso, accezione n. 4).
Fabio Ruggiano
