QUESITO:
Nei testi normativi, in particolare nelle premesse degli atti, termini come «legge», «decreto legislativo» e «decreto ministeriale» sono generalmente riportati con l’iniziale minuscola. Ad esempio: VISTA la legge 23 agosto 1988, n. 400, recante “Disciplina dell’attività di Governo e …”; VISTO il decreto-legge 9 gennaio 2020, n. 1 …
Vorrei sapere se, in questi casi, sarebbe da considerarsi errato scrivere «Legge» o «Decreto» con l’iniziale maiuscola, dal momento che si tratta di un riferimento a uno specifico atto normativo.
RISPOSTA:
La maiuscola (Legge, Decreto) non può dirsi errata. Non c’è infatti una norma codificata su questo uso grafico. Tuttavia, la maiuscola appare estranea all’uso tecnico più sorvegliato e introduce un’enfasi grafica non necessaria.
Nei testi giuridico-amministrativi italiani si è consolidata una convenzione grafica piuttosto stabile: i nomi delle fonti normative (legge, decreto legge, decreto legislativo, decreto ministeriale, insieme alle relative forme abbreviate l., d.l., d.lgs., d.m.) sono normalmente scritti con iniziale minuscola, anche quando rinviano a un atto preciso e determinato: «la legge 23 agosto 1988, n. 400», «il decreto legge 9 gennaio 2020, n. 1» ecc.
La ragione è di natura lessicale e redazionale insieme. In questi casi, infatti, legge o decreto non funzionano come nomi propri, ma come denominazioni di categoria: indicano il tipo di fonte normativa cui l’atto appartiene. Per questo la prassi redazionale della lingua giuridica italiana privilegia stabilmente la minuscola. Nella Costituzione, per esempio, le parole legge e decreto compaiono sempre scritte con la lettera minuscola, anche quando queste si riferiscano a fonti normative precise.
Raphael Merida
