Costruzioni e significati di “passare”

Categorie: Italiano e lingue straniere Lessico e fraseologia Semantica Sintassi

QUESITO:

Studio il vocabolario dell’italiano da trent’anni, e ho dei dubbi riguardo al verbo passare. Da quale preposizione è seguito questo verbo: da, per oppure di?
Possiamo dire “Passo da Via Barzelletta” oppure è meglio dire “Passo per Via Barzelletta”? Forse si può anche dire “Passo per di qua”.
In francese si dice je passe PAR e solo questo. 

RISPOSTA:

Il verbo passare può essere costruito in molti modi, assumendo di volta in volta significati diversi. Di seguito propongo una panoramica ragionata dell’intreccio tra significati e preposizioni richieste.

Il verbo può essere transitivo: passare un esame, una visita medica, ma anche un fiume, il limite. In questi casi prende il significato di ‘superare, andare oltre un ostacolo’. Come transitivo, il verbo può significare anche ‘far passare, far transitare’, per esempio in passare la farina ‘setacciare’ e passare qualcosa al setaccio, in cui dal significato di ‘far passare (attraverso qualcosa)’ si ottiene il significato figurato ‘esaminare attentamente’. Ancora come transitivo, passare può significare ‘porgere, offrire’. In questo caso, però, è trivalente, cioè deve essere costruito, oltre che con il soggetto e il complemento oggetto, con il complemento di termine: passami il salepassami Luca (al telefono)le passo la parola, la linea, il testimone. Il verbo è trivalente anche quando richiede il complemento predicativo dell’oggetto: passare un periodo lieto. In questo caso significa ‘trascorrere, esperire’. Un significato simile prende nelle espressioni idiomatiche passare dei guai, passare un brutto momento, passare un brutto quarto d’ora ‘avere problemi nel periodo considerato’.

Come intransitivo, passare significa in molti casi ‘muoversi attraverso un passaggio’. A seconda della natura e della forma del passaggio, il verbo preferisce o richiede una certa preposizione: passare per (o lungo o attraverso) è adatto a passaggi lunghi che vengono percorsi interamente (una città, una piazza, il bosco); passare davanti, dietro, accanto, sotto, sopra o simili, seguito da qualcuno o a qualcuno, oppure da qualcosa o a qualcosa significa ‘incontrare qualcuno o qualcosa in una certa posizione mentre si attraversa un luogo’. Per esempio, io posso passare davanti al bar mentre passo per la piazza. La preposizione per deve essere seguita da di se il luogo è rappresentato da un avverbio: per di quaper di là (impossibili *per qua, *per là).

Se il passaggio attraverso il luogo prevede una sosta, il luogo si costruisce con la preposizione a, in o anche da. L’una o l’altra preposizione, si noti, non è richiesta dal verbo, ma dal nome; ancora il nome, inoltre, richiede o non richiede l’articolo: passare al supermercato, al negozio, passare in ufficio, in banca, passare da Mario o da casa di Mario. In quest’ultimo caso bisogna precisare tre cose: se il luogo in cui si fa la sosta è espresso da un pronome personale, questo si può anche omettere (è passato Luca da me = è passato Luca); l’uso, inoltre, può anche essere esteso fino a significare ‘sostare in un luogo per rimanerci poco tempo, anche senza avere una meta successiva’, per esempio: “Ieri è passato Luca e mi ha raccontato le ultime novità”; con i nomi che ammettono sia da sia a, infine, a implica una sosta più lunga. Per esempio, se il soggetto si ferma a casa di Mario per salutarlo mentre va in aeroporto dirà che passa da casa di Mario; se, invece, si ferma a casa di Mario per una visita di cortesia dirà che passa a casa di Luca. I nomi che ammettono anche in si comportano allo stesso modo: mentre passare dall’ufficio indica ‘fermarsi poco o anche pochissimo tempo in ufficio’, passare in ufficio e all’ufficio indicano entrare e fermarsi per un certo periodo in ufficio’. La differenza, in questo caso, non ha niente a che fare con il verbo, ma dipende dal nome ufficio (come banca e pochissimi altri), che richiede in quando ci si riferisce all’ufficio del soggetto, a + articolo quando ci si riferisce a un ufficio generico o all’ufficio di qualcun altro. 

Dal momento che passare da implica una sosta breve o brevissima, è possibile dire passare da via Barzelletta nel senso di ‘toccare quel luogo come punto di un tragitto verso una certa meta’.

Attenzione: se nella frase sono indicati sia il luogo di partenza sia quello di arrivo, il verbo prende il significato di ‘trasferirsi, spostarsi, cambiare argomento, ambito, contesto’. In questo caso, la preposizione da serve a introdurre proprio il luogo di partenza, non quello in cui ci si ferma lungo il passaggio: passare da Milano a Roma. Il sintagma che indica il luogo di partenza può essere sottinteso: passare a un altro punto ‘procedere nella discussione’. Questo significato è usato spesso con riferimento proprio al cambiamento di significato: “Il significato del verbo passare passa a ‘cambiare argomento’ quando il verbo è accompagnato dalla preposizione a”.

Molte espressioni idiomatiche sono costruite con il modello daa…: passare dalle parole ai fatti ‘passare dalla discussione astratta all’azione’. In molte espressioni di questo tipo la preposizione da è sostituita da di (un uso ammissibile soltanto in espressioni cristallizzate) e a da in: passare di bocca in bocca ‘essere discusso da un grande pubblico’, passare di mano in mano ‘cambiare di proprietà molte volte’, passare di padre in figlio ‘essere tramandato’.

Passare può anche reggere una proposizione introdotta da a: passare a fare due chiacchiere. In questo caso il luogo in cui si sosta è sottinteso e viene rappresentato soltanto il fine per cui si sosta: la preposizione a non ha, quindi, niente a che fare con il luogo, ma indica finalità. Lo stesso vale per passare a cena, che sta per passare (a casa di qualcuno) per cenare.

Non ha niente a che fare con il movimento neanche passare per + nome (non di luogo): passare per un cretino, per un galantuomo, per un ignorante. Qui passare prende il significato di ‘essere scambiato per, essere giudicato’.

Infine, il significato ‘trascorrere’, già visto quando passare è transitivo, caratterizza il verbo usato da solo, riferito al soggetto il tempo: “Il tempo passa e non torna più”, “Il tempo non passa mai”. Questo significato sfuma verso ‘finire’ quando il verbo è usato al passato prossimo o remoto: “Il temporale è passato”, “La siccità passò con l’arrivo delle piogge”.

Fabio Ruggiano

Parole chiave: Analisi del periodo, Analisi logica, Articolo, Avverbio, Preposizione, Verbo
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