QUESITO:
Parlando con un collega, mi ha detto che le locuzioni come “a mamma”/ “a papà” / “a nonna” e simili (per esempio in frasi come: “Vieni qui a mamma”) non sono altro che un residuo del dativo di relazione latino. È davvero così?
RISPOSTA:
I casi da lei ricordati, rientranti nel fenomeno della allocuzione inversa tipica del baby talk, cioè il tipo di lingua usato da genitori e parenti per rivolgersi a bambini piccoli, è assai noto e studiato, tipico di molte varietà diatopiche e diafasiche di italiano. Consiste in una sorta di sdoppiamento secondo il quale chi parla è come se si rivolgesse a sé stesso piuttosto che al bambino o alla bambina. Quell’a, infatti (che può anche essere omesso) non indica un complemento di termine, né un complemento di vantaggio, bensì un vocativo: «Mangia, a mamma» o «Mangia, mamma» non vuol dire ‘mangia per la mamma, o mangia la mamma’, bensì ‘Mangia, o mamma!’. Stando così le cose, non trovo molto convincente l’ipotesi etimologica della discendenza dal dativo di relazione latino, anche se non è possibile escluderla del tutto, giacché del fenomeno dell’allocuzione inversa sono state fornite spiegazione varie e articolate: cfr. per esempio Savoia, Leonardo M. (1984), Grammatica e pragmatica del linguaggio bambinesco (baby-talk). La comunicazione ritualizzata in alcune culture tradizionali, Bologna, CLUEB.
Fabio Rossi
