QUESITO:
Nelle interrogative indirette, l’uso della negazione conferisce una sfumatura di significato ulteriore oppure è un elemento pleonastico?
Es. «Mi chiedo se molti degli atti che non hanno commesso NON siano stati loro attribuiti solo in virtù delle idee […] che hanno sostenuto» (U. Eco, Il nome della rosa).
RISPOSTA:
Ha un mero valore pleonastico, detto espletivo, che non nega la predicazione successiva (è insomma, una falsa negazione). L’origine di quest’inutile negazione è da costrutti completivi latini quali quelli retti dal verbo timeo ‘temo’ e altri, nei quali si assisteva a una curiosa conflagrazione tra discorso diretto e indiretto: «timens ne cornu circumveniretur» ‘temendo che il lato venisse circondato’. In casi siffatti, la presenza della negazione stava a indicare una sorta di passaggio verso il discorso diretto, cioè è come se il locutore o lo scrivente dicesse o scrivesse: «temo questo: non voglio che accada una certa cosa (nella fattispecie, che il lato venga circondato»).
Sulla negazione espletiva può consultare anche quest’altra risposta di DICO.
Fabio Rossi
