QUESITO:
Se tutti o quasi scriveranno cieco (non vedente) senza <i> questa grafia diventerà NORMALE in senso statistico. Tuttavia, l’intestino cieco è la porzione di intestino a cul de sac, senza sbocchi, senza aperture (come un bagno cieco o un vicolo cieco).
L’aggettivo che indica qualcosa che si riferisce all’intestino cieco deve avere la <i> (appendice ciecale, valvola ileo-ciecale etc.). Scrivere cecale andrebbe corretto. Oppure dovremmo iniziare a scrivere anche intestino ceco e immaginare che sia un intestino della Repubblica Ceca?
RISPOSTA:
Attualmente la scrizione ceco per cieco è scorretta. In futuro, però, non si può escludere che diventi normale. Questa innovazione (potenziale), si badi, comporterebbe un’ambiguità semantica del tutto trascurabile: gli unici casi in cui ci si potrebbe confondere tra cieco e ceco sono quelli in cui ci si riferisse a una persona non vedente di nazionalità ceca. Il problema sarebbe, inoltre, facilmente superabile usando altre espressioni chiarificatrici. In tutti gli altri casi il contesto della frase è sempre sufficiente per disambiguare la parola. A maggior ragione in contesti tecnico-scientifici.
Si noti, per di più, che le parole cieco e ceco sono già in questa forma omofone: hanno, cioè, la stessa pronuncia. La distinzione garantita dalla <i> vale, pertanto, soltanto nello scritto. L’italiano registra già, infine, una serie di omonimi: stagno ‘specchio d’acqua’ e stagno ‘metallo’, fiera ‘mercato’ e fiera ‘animale selvatico’, cappa ‘mantello’ e cappa ‘lettera’ ecc. La permanenza di queste coppie è ammessa proprio dallo scarsissima probabilità di confonderle in un contesto reale.
Fabio Ruggiano
