QUESITO:
Se il testo preso in esame è redatto in lingua italiana, la sillabazione dei forestierismi in esso contenuti dovrà seguire le regole della sillabazione dell’italiano oppure le norme della sillabazione d’origine (ad es. latina o inglese)?
Vi sono differenze tra la sillabazione dei forestierismi entrati nel lessico italiano e quella dei forestierismi non adattati?
I nomi propri latini e inglesi prevedono particolari regole di sillabazione?
In relazione a termini stranieri, quando è opportuno (e/o necessario) evitare del tutto la sillabazione di una parola?
RISPOSTA:
Non esiste una regola specifica per la sillabazione dei forestierismi. Dobbiamo, pertanto, applicare anche a queste parole le regole generali dell’italiano (non sarebbe economico, infatti, applicare le regole della lingua di provenienza). Non c’è, altresì, motivo per trattare diversamente i nomi propri. Nel caso di parole la cui grafia è distante dalla pronuncia, o di parole che hanno una pronuncia non stabile, non è possibile individuare una soluzione certa: è preferibile, quindi, non dividere queste parole, o almeno dividerle soltanto nei punti inequivocabili.
Qualche esempio dal mondo del cibo.
Hamburger si pronuncia in italiano più o meno [amburger]; una divisione ragionevole sarebbe, pertanto, ham-bur-ger. Il vocabolario Zingarelli propone, però, am-burg-er, probabilmente perché applica il principio morfologico della separazione del suffisso -er. Il vocabolario Treccani online propone, invece, ham-burger. Il fatto stesso che esistano più possibilità consiglia di usare il criterio più conservativo, ovvero lasciare hamburger, o, al limite, visto che la parola è lunga, ham-burger. Non si può, comunque, censurare ham-bur-ger (mentre mi sembra cervellotica la soluzione ham-burg-er).
Ratatouille si pronuncia [ratatuj] o [ratatui] (o anche [ratatuui] e [ratatuuj]): le opzioni più rispettose delle pronunce sarebbero, rispettivamente, ra-ta-touille e ra-ta-tou-ille. Lo Zingarelli ha, invece, ra-ta-touil-le, che segue un criterio grafico senza rispecchiamento nella pronuncia. Anche in questo caso, considerando che la parola è lunga, una soluzione fondata è rata-touille, o anche ra-ta-touille. Le altre sono più complicate e discutibili.
Prendiamo, infine, steak (che troviamo in steakhouse o steak house). La pronuncia è più o meno [stejk], che corrisponde a steak, senza divisioni. Da scartare, invece, ste-ak, che assimilerebbe indebitamente la sequenza grafica ea di questa parola, corrispondente, nella pronuncia, a un dittongo, allo iato effettivo di area, linea, nucleare ecc.
Fabio Ruggiano
