QUESITO:
Nel caso già discusso di «lui si spara», si tratta di riflessivo indiretto o diretto?
1) «Sparare a qualcuno» è intransitivo + complemento di termine (secondo Treccani);
2) «Sparare un proiettile/colpo a qualcuno» è transitivo + complemento di termine.
3) «Spararsi un proiettile/colpo» è (transitivo) riflessivo indiretto col complemento di termine.
Se il verbo è intransitivo, come nel caso proposto, qual è la classificazione?
Non è sicuramente riflessivo indiretto, visto che non c’è un complemento oggetto come in “3” o come in un’ipotetica frase “mi chiedo il perché”, cioè “chiedo a me stesso il perché”.
In maniera ancora più tassativa direi che non si tratta nemmeno si tratta di un riflessivo diretto, visto che manca il complemento oggetto della persona sulla quale ricade l’azione messa in atto dal soggetto, che (in quel caso) coinciderebbe col soggetto della frase, per quanto semanticamente “spararsi/ sparare a sé stessi” mi pare sia (in qualche modo) abbastanza simile a “colpirsi/ colpire sé stessi (con un’arma)” “fucilarsi/ fucilare sé stessi”.
Lei cosa ne pensa?
RISPOSTA:
«Spararsi» nel significato di «sparare a sé stesso» è senza dubbio un verbo riflessivo proprio, o se preferisce diretto (termine però equivoco), poiché l’azione, esattamente come in «colpirsi», «uccidersi» ecc., compiuta dal soggetto, ricade su un oggetto (che però in spararsi è obliquo, cioè introdotto da una preposizione) rappresentato da un clitico coreferente del soggetto. La categoria tradizionale di complemento di termine, in questo caso, ancorché utilizzata da molti (Treccani), è particolarmente imprecisa ed equivoca, e dunque da evitarsi. Il “vizio” del suo discorso, e di molte altre trattazioni, è quello di considerare riflessivi soltanto i verbi in cui sia il soggetto sia il clitico oggetto indicano lo stesso referente. Bisognerebbe aggiungere, infatti, che la coincidenza può riguardare anche il soggetto e l’oggetto obliquo clitico, come nel caso dei verbi che reggono un oggetto introdotto da una preposizione, come sparare o fare del male. Entrambi questi verbi possono essere costruiti anche con un clitico coreferente del soggetto: «io mi sparo» (sparo a me stesso), «io mi faccio del male» (faccio del male a me stesso). Il concetto di riflessività è problematico perché talora viene riferito alla forma (pronomi riflessivi), talaltra al contenuto (coincidenza tra chi compie l’azione e la persona su cui l’azione ricade, come nel caso dei verbi riflessivi). Per questo è più prudente, come fanno molte trattazioni, parlare di verbi pronominali, cioè limitarsi alla forma, intendendo tutti i verbi costruiti con un clitico, o meglio che funzionano grazie alla presenza di un clitico.
Fabio Rossi
