QUESITO:
In un’intervista di sergio Zavoli a Mario Moretti, ho sentito il secondo pronunciare la seguente frase:
“Se Eleonora Moro volesse parlami, ascolterei cosa avesse da dirmi”.
Ho pensato alla correttezza della frase col condizionale “se Eleonora Moro volesse parlarmi, ascolterei cosa avrebbe da dirmi”.
Potete darmi un vostro parere sulla correttezza delle frasi e anche una spiegazione per via di un’analisi del periodo di entrambe le frasi?
RISPOSTA:
La costruzione con il congiuntivo imperfetto è legittima perché i parlanti la preferiscono a quella a rigore più regolare. Questa, però, non è cosa avrebbe, bensì cosa abbia da dirmi (o, in modo più trascurato, cosa ha da dirmi). La proposizione interrogativa indiretta dipende, infatti, da un condizionale presente, che ai fini della consecutio temporum opera come un indicativo presente. Molto forte è, però, l’attrazione esercitata dalla proposizione ipotetica sulle completive rette dal condizionale, tanto che in alcuni casi è divenuto obbligatorio far dipendere dal condizionale presente il congiuntivo imperfetto: sarebbe necessario che andasse via (non *che vada via).
Il condizionale presente è pure usato in questo contesto. Lo si spiega con l’attrazione dell’evento descritto dalla subordinata nell’orbita semantica della condizionalità della reggente.
Fabio Ruggiano
