QUESITO:
Dichiarata all’anagrafe con la – D’ Andrade – maiuscola, da qualche anno uso la d’Andrade minuscola. Incorro in qualche sanzione?
RISPOSTA:
DICO è un servizio di consulenza linguistica e non giuridica, pertanto non abbiamo le competenze necessarie per rispondere alla sua domanda. Possiamo però dirle che il nome e il cognome sono elementi identificativi molto importanti, al punto che anche una differenza minima, come la minuscola al posto della maiuscola o viceversa, potrebbe comportare il mancato riconoscimento della persona. Per fare un esempio pratico: alcune compagnie aeree si riservano il diritto di non consentire l’imbarco ai passeggeri che presentano difformità grafiche tra la registrazione del nome nel biglietto o nella carta d’imbarco e il nome scritto nel passaporto o nella carta d’identità. Altrettanto si dica per controlli di altra natura (documenti doganali e altro). Pertanto prudenza vorrebbe che ripristinasse la grafia con la D maiuscola, conforme a quanto scritto nei suoi documenti d’identità.
Il problema della d/D nei cognomi è annoso, con casi celebri quali d’Annunzio/D’Annunzio e altri. V’è anche il vezzo, per taluni, di alludere a origini nobiliari, utilizzando la minuscola (de, di, d’, in effetti, sono di norma le grafie di molti cognomi nobiliari, contrassegnati dal luogo oggetto di possesso o sfera d’influenza ecc.: Camillo Benso, conte di Cavour). In epoche, latitudini e ideologie iperburocraticizzate e con capillari controlli d’identità come le nostre, tuttavia, sarebbe bene evitare che tali velleità giungano a compromettere la perfetta identità grafica del nome e del cognome con quanto registrato nei documenti ufficiali di riconoscimento.
Fabio Rossi
