QUESITO:
In questo incipit della mia poesia, dopo mare e prima di Che (al primo verso), è corretto inserire il punto (come nel testo) o sarebbe meglio usare i due punti?
«Sogno il mare. Che ancora mi sveli
il petto incostante, le possibilità».
RISPOSTA:
Se c’è un tipo di testo che non è mai soggetto a vincoli grammaticali, o meglio che può consapevolmente infrangerli tutti, è proprio quello poetico. Se a questo si aggiunge che la punteggiatura è tra gli ambiti meno rigorosamente normati dalla grammatica italiana, comprende bene che entrambe le soluzioni da lei prospettate sono adeguate e corrette. Dipende dall’effetto che vuole ottenere. Senza dubbio la scelta più canonica, se si trattasse di un testo in prosa e di carattere perlopiù referenziale (che so, un racconto), sarebbe quella di una virgola. I due punti sottolineerebbero il rapporto finale che lega il sognare il mare e ciò che dal mare si spera (lo svelamento di un mistero, di un’infinita gamma di possibilità, dell’infinita varietà del tutto). La scelta del punto è quella più ambigua, perché sottolinea l’autonomia delle due enunciazioni (il sognare il mare e ciò che dal mare si vuole, si spera), lasciando al lettore l’onere di trovare un legame logico tra le due. E, dato che tra le prerogative del testo poetico, rispetto a quello in prosa, c’è proprio l’ambiguità e il chiamare in causa il lettore a compiere impegnative scelte di comprensione, direi che quella del punto è proprio la scelta più felice, più poetica.
Fabio Rossi
