Perché “anch’io” ma non “anch’un”?

Categorie: Fonetica e fonologia Lessico e fraseologia Ortografia e stili grafici

QUESITO:

Nel mio corso di italiano per stranieri, uno dei miei studenti mi ha chiesto perché si può scrivere anch’io, quindi con un’elisione della parola anche davanti alla parola io, che inizia per vocale, mentre non si può scrivere (o risulta molto strano) anch’un.

Ho trovato varie spiegazioni, ma nessuna convincente e molte anche in contraddizione tra loro.

Ecco un paio di esempi:

  • Ieri alla festa c’ero anch’io.

  • Ieri alla festa c’era anch’un amico di mio padre.

 

RISPOSTA:

Anche si può, in teoria, elidere davanti a qualsiasi parola (che cominci per vocale). L’elisione è, però, in netto declino in tutto il sistema da molti decenni, tanto che si è conservata soltanto in una serie ristretta di casi. Uno di questi casi è proprio anche seguito da io. La sopravvivenza di questa combinazione è dovuta a due fattori: è ad alta frequenza, per cui si è quasi cristallizzata; la vocale iniziale del secondo elemento è palatale, per cui assorbe la e nella pronuncia. Bisogna ricordare, infatti, che l’elisione grafica, segnalata dall’apostrofo, rappresenta nello scritto la naturale tendenza del parlato a far confluire le parole l’una nell’altra. Così la pronuncia anchio si rappresenta nello scritto con anch’io.

Accanto ad anch’io, sono rimaste a lungo frequenti nell’uso anch’egli e anch’esso/essi/essa/esse, che presentavano lo stesso incontro tra la e finale di anche e una vocale palatale (anzi, proprio un’altra e). Queste ultime combinazioni sono quasi scomparse perché i pronomi egli e esso sono in disuso.

L’elisione, in ogni caso, non è mai obbligatoria. Alcune grammatiche considerano alcuni casi obbligatori, ma la mancata appllicazione nell’uso non può essere considerata un errore.

Fabio Ruggiano

Parole chiave: Scritto-parlato-mediato, Storia della lingua
Hai trovato questa risposta utile?
Thumbs Up Icon 0
Thumbs Down Icon 0