Dativo etico

Categorie: Morfologia Semantica Sintassi

QUESITO:

«La vita mi passa davanti agli occhi», «mi si è rotto un dente», «te lo metto in tasca», «gli hanno sputato sul braccio», «gli ha sparato alle gambe», «le hanno rotto il giocattolo», «gli hanno riso in faccia», «il bambino gli ha vomitato la palla sul braccio» e via dicendo.

Si tratta di dativo etico? Mi destano dubbi le frasi con complementi di luogo, mentre le altre mi sembrano rientrare nella categoria.

Il dubbio è se questo tipo di complemento che, fra mille virgolette, “sostituisce” un aggettivo possessivo (o magari un complemento di specificazione possessiva) sia applicabile anche ai sintagmi nominali facenti parte di un sintagma preposizionale, i quali, in casi di questo genere, formano un complemento di moto a luogo o complemento di stato in luogo.

 

RISPOSTA:

Sì, tutti gli esempi da lei elencati possono, genericamente, rientrare nell’ampia e sfumata categoria del dativo etico, ovvero un generico complemento di termine (ma dirò sotto che non si tratta di un vero complemento di termine) che indica un certo coinvolgimento di un attante all’azione o al processo espresso dalla frase, stando almeno alla voce Dativo etico dell’Enciclopedia dell’italiano Treccani. Quasi sempre, come giustamente osserva lei, il clitico dativo può essere parafrasato più o meno come un pronome possessivo o un generico complemento di specificazione che ha a che vedere col possesso o la pertinenza o addirittura il luogo («gli è andato addosso», «mi è venuto incontro»: addosso a, incontro a sono locuzioni preposizionali che introducono un complemento di luogo). Tuttavia la sua domanda, davvero interessante, solleva un’enormità di problemi, tali da far vacillare, come spesso accade, l’intera fragilissima impalcatura dell’analisi logica tradizionale. Problemi quali: può il clitico dativo essere trasformato in sintagma pieno? A quale complemento corrisponderebbe tale sintagma? Avrebbe valore argomentale, oppure di circostante, oppure di espansione? La natura del clitico è più sintattica o più lessicale? O, per meglio dire, pertiene alla natura del verbo o no? La risposta a tutte queste domande è tutt’altro che univoca, tutt’altro che pacifica, tutt’altro che semplice. Proviamo a rispondere nel modo più sintetico e semplice possibile. No, la sostituzione del clitico dativo con una forma piena non è quasi mai naturale, ancorché talora possibile: «Si è rotto un dente di Mario/a Mario» è possibile ma del tutto artificiale, quale mai parlante la userebbe nella realtà? Questo dimostrerebbe non soltanto la natura non argomentale di questo dativo etico, ma anche la sua scarsa salienza semantica e, addirittura, la sua tendenza a essere considerato una sorta di appendice, quasi lessicalizzata, del verbo, rendendo cioè il verbo una specie di verbo pronominale. Questo non è tanto evidente nei suoi esempi, quanto in un caso come il seguente: bersi una birra, o farsi una passeggiata (usi transitivi pronominali del verbo). Una cosa è certa: sarebbe insensato ricondurre i clitici sopra esposti a un complemento tradizionalmente inteso, proprio perché ricondurrebbe forzatamente alla natura argomentale (complemento di termine) o circostanziale (complemento di specificazione) o di espansione (complemento di luogo) ciò che invece ha una funzione sfumata e, come già detto, a metà strada tra lessico, morfologia e sintassi. Quindi, tutto sommato, la buona (anche se un po’ vuota nella sua genericità) e vecchia etichetta di dativo etico mi pare la soluzione meno indecente, nell’ambito dell(’inutile e dannosa) analisi logica tradizionale.

Fabio Rossi

Parole chiave: Analisi logica, Italiano a scuola, Preposizione, Pronome, Verbo
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