QUESITO:
Le espressioni: a settimana, per settimana sono legittime quanto alla, la settimana?
“Mi alleno una volta a settimana”.
In questo articolo a settimana viene escluso.
RISPOSTA:
Tutte le varianti sono possibili, ma hanno un diverso grado di accettabilità. La forma con l’articolo senza preposizione è la più antica, ma è oggi sfavorita nell’uso; ancora meno usata è la variante per settimana, pure regolarmente distributiva (come in fila per tre). Più frequenti sono alla settimana e a settimana. Tra le due, la prima è standard, perché mantiene l’articolo; la seconda può essere considerata neostandard: attesta, infatti, con la perdita dell’articolo, la cristallizzazione incipiente dell’espressione, sul modello di a testa, a persona e simili. E va sottolineato che anche la variante per settimana non prevede l’articolo. Si noti che il processo di fissazione è iniziato proprio da settimana: molto più rari di a settimana (ma comunque attestati) sono a giorno, a mese, ad anno. In considerazione dell’andamento di questo sviluppo, a settimana va riservato a contesti informali.
L’accettabilità bassa di quest’ultima variante è sottolineata proprio dalla risposta da lei citata, del compianto Luca Serianni: lo studioso riconduce a settimana, a mese e simili esclusivamente al significato di “la durata di tempo per la quale si fornisce un certo servizio o si percepisce un certo compenso” (come in essere pagato a settimana). Non contempla, invece, un uso come giocare una volta a settimana. Si noterà, però, che l’esistenza antica dell’espressione nel significato indicato da Serianni deve aver favorito l’estensione semantica. Si osservi, del resto, l’esempio seguente per rendersi conto di quanto i due significati siano vicini:
“- No, vengo di Spagna; vorrei sapere a press’a poco quanto dovrò pagar per l’alloggio.
– Se si tratta a mese, non posso far a meno per quelle due camere di quattro luigi il mese” (C. Goldoni, Il matrimonio per concorso, 1763).
Fabio Ruggiano
