QUESITO:
Vorrei un chiarimento riguardo all’uso di aversene a male, in particolare nella forma della terza persona singolare del congiuntivo presente.
Mi ha colpito la forma non ne abbia a male, in cui sembra cadere il se rispetto all’atteso non se ne abbia a male. Le risulta che questa ellissi sia standard o comunque attestata nell’uso formale? Si tratta di una variante idiomatica cristallizzata, oppure esiste una spiegazione sintattica più precisa per la caduta del se?
RISPOSTA:
L’esistenza dell’unità polirematica averne a male (di cui non ne abbia a male è una forma) è nei fatti, anche se i vocabolari non la registrano. Se ne trovano, infatti, attestazioni anche in sedi scritte di media formalità (come quotidiani e riviste culturali).
L’espressione averne a male è probabilmente l’esito della semplificazione di aversene a male, operata sul modello dei verbi pronominali in cui il pronome che si riferisce al soggetto (nel suo esempio se) è esclusivamente enfatico e il pronome ne è anaforico. Per esempio, in “Ho comprato una torta e me ne sono mangiato tre fette” il pronome me non è necessario, ma ribadisce a vantaggio di chi è stata compiuta l’azione (il soggetto), quindi può essere omesso: … ne ho mangiato tre fette. L’omissione, anzi, è preferibile in contesti di media formalità, perché i verbi rafforzati da questi pronomi sono percepiti come più espressivi e informali. Il pronome ne, a sua volta, è anaforico di torta, quindi non può essere omesso (… ho mangiato tre fette risulterebbe sintatticamente inaccettabile).
Fabio Ruggiano
