Qualche parola sulla retorica

Categorie: Letteratura e cultura Semantica

QUESITO:

Retorica è una parola ricorrente non solo nel linguaggio letterario, ma anche in quello giornalistico e politico, con significati non chiari e a volte contrastanti. Potete fornirmi una spiegazione univoca, possibilmente accompagnata da esempi?

 

RISPOSTA:

La retorica è l’insieme degli accorgimenti linguistici (chiamati figure) che arricchiscono un discorso di sfumature formali e sostanziali. Tra le figure formali, o figure del significante, o ancora figure del discorso, rientrano l’allitterazione, la paronomasia e tutti i cosiddetti giochi di parole; tra le figure del significato, o figure retoriche in senso stretto, o anche tropi, rientrano la metafora, la similitudine, la metonimia, la sineddoche, la sinestesia e molte altre.

Le figure retoriche sono immediatamente associate alla lingua letteraria, ma in realtà la retorica è onnipresente nel discorso privato e pubblico. Basti pensare, a questo proposito, che la parola stessa retorica nasce per riferirsi non alla letteratura, ma al discorso politico e giudiziario: in greco, infatti, rhētorikḗ (téchnē) è l’arte dell’oratore, cioè di colui che parla per mestiere, in tribunale o nelle aule della politica.

Sarebbe impossibile ridurre l’illustrazione delle figure a un elenco di esempi, per almeno due motivi: il confine tra lingua comune e accorgimento retorico è fallace: la lingua è per sua natura sempre arricchita retoricamente; la classificazione (e persino l’identificazione) delle figure è opinabile.

A testimonianza della onnipresenza della retorica, anche nella lingua comune, si possono considerare esempi altamente convenzionalizzati come le iperboli muoio di fame, sono mille anni che non ci vediamo, mi piace da morire, o le metafore sei una lumaca, sei un’aquila e simili, nonché quelle intrecciate con la litote, come non è una lince, non è un leone, o ancora le similitudini, come dormire come un ghiro ecc., le personificazioni (che sono forme di metafora, talvolta con un evidente carattere iperbolico), come fare il buon samaritano.

Accanto a questi esempi, inoltre, è comune che il parlante o lo scrivente condisca il discorso di elementi brillanti, giri di parole, congegni di vario tipo originali (per quanto riconducibili sempre agli stessi tipi), che servono a far risaltare o, al contrario, nascondere o mascherare alcune informazioni, abbellire l’eloquio, velocizzare l’espressione di concetti non banali.

Dal momento che il potere della retorica di rendere il discorso accattivante e di pilotare l’attenzione del ricevente è noto, in alcuni tipi di discorso pubblico essa è usata con mestiere. Ambiti come la propaganda politica e la pubblicità sfruttano la retorica soprattutto per rappresentare la realtà in modi convenienti all’emittente, per esempio accentuando i difetti delle posizioni degli avversari o dei concorrenti, ed enfatizzando i pregi delle proprie.

Fabio Ruggiano

Parole chiave: Etimologia, Lingua letteraria, Retorica
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