La posizione del “ne”, la ristrutturazione e la risalita dei clitici

Categorie: Morfologia Sintassi

QUESITO:

Affrontando il tema di ne (coi miei studenti spagnoli, adulti) e la sua posizione nella frase, faccio questi due esempi:
1) È esperto di Dante e gli piace parlarne.
2) Conosci Mario Draghi? No, ma ne sento parlare alla radio.
I miei studenti chiedono: se il ne va dopo l’infinito, perché in questi due esempi una volta va prima e una volta va dopo? Rispondo che dire «sento parlarne» è in disuso. Continuano a dirmi che per loro i due casi sono uguali e perché la stessa regola non vale per entrambi.
Mi possono suggerire che spiegazione dare?

 

RISPOSTA:

L’unica spiegazione, un po’ complessa, consiste nel tirare in ballo il fenomeno sintattico della ristrutturazione o risalita del clitico, del quale, tra l’altro, abbiamo parlato qui. Per riassumere e semplificare molto. Alcuni verbi (servili, aspettuali, causativi, di percezione), avvertiti come strettamente solidali con l’infinito che reggono, al punto da essere assimilati quasi agli ausiliari, comportano la risalita del clitico, cioè dalla posizione enclitica a quella proclitica. Quando il clitico risale, anziché avere due proposizioni (quella del verbo che regge + quella dell’infinito retto) se ne ha una sola, cioè il costrutto si ristruttura. Il fenomeno ha toccato senza dubbio sentire, vedere ecc. + infinito: «lo vedo arrivare», «ne sento parlare» ecc. (ma è ancora possibile «sento parlarne»), mentre non tocca l’espressione mi piace + infinito; sebbene nei registri informali almeno dell’Italia centrale un esempio come «mi ci piace andare», «mi ci piace mettere il sale» sarebbero possibili. Il principio è più o meno il seguente: se il legame tra il clitico e il verbo semanticamente più saliente del costrutto (cioè l’infinito) è avvertito come molto stabile, allora è improbabile che il costrutto si ristrutturi e il clitico risalga; viceversa, se il legame tra il clitico e il verbo è più debole e invece è fortissimo il legame tra il verbo che regge e quello che è retto, allora scatta la ristrutturazione e la risalita del clitico. Naturalmente vi sono molte sfumature e il fenomeno è abbastanza oscillante e in movimento, nell’italiano contemporaneo, anche in base ai registri e all’area geografica. Si tratta dunque di uno di quei fenomeni particolarmente inclini al cambiamento nei decenni o nei secoli e che le grammatiche non descrivono quasi mai esaustivamente in tutte le sue peculiarità, tranne quelle più specialistiche (quali Renzi, Salvi, Cardinaletti, Grande grammatica italiana di consultazione, Bologna, il Mulino).

 

Fabio Rossi

Parole chiave: Analisi logica, Dialetti e italiani regionali, Pronome, Registri, Verbo
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