QUESITO:
Ribattere/controbattere, nella loro forma transitiva, possono avere il significato di ‘confutare, smentire’: ribattere un’accusa. Possono anche significare, a giudicare dall’utilizzo che si fa e non quello che riportano i dizionari, ‘rispondere, replicare a’: “All’accusa ha ribattuto/controbattuto di non saperne niente”.
Questa costruzione con complemento oggetto/proposizione oggettiva e complemento di termine, per quanto diffusa, come dicevo prima, non trova spazio nei dizionari in mio possesso e quelli consultabili in rete.
L’altro verbo di cui volevo parlare è replicare. Replicare può certamente significare ‘rispondere’:
“All’accusa ha replicato di non saperne niente”. Considerando, però, un altro possibile significato del verbo, cioè ‘ribadire, ripetere’, è possibile utilizzare la costruzione con la proposizione oggettiva anche per questa accezione? “Ho replicato (ribadito/ripetuto) che gli ingredienti da utilizzare sono questi”.
Anche di questo possibile uso del verbo in questione non si trova menzione nei dizionari.
RISPOSTA:
L’uso intransitivo con la preposizione a di ribattere e di controbattere non può essere considerato impossibile né scorretto. Per quanto riguarda, invece, replicare, questo verbo con il significato di ‘ribadire, ripetere’ è, in effetti, sempre transitivo. L’uso intransitivo di replicare diviene possibile (ma non è contemplato dai dizionari, proprio come per ribattere e controbattere) quando il verbo significa ‘rispondere’.
Il verbo ribattere (come il verbo controbattere, che ne è un sinonimo e ne riprende la costruzione, e replicare) nel significato di ‘rispondere a un’opinione’, che sfuma facilmente in quello di ‘smentire, controargomentare’, è considerato dai dizionari o transitivo (ribattere le critiche, le ragioni, le accuse…) o assoluto (per esempio “Non ebbe il coraggio di ribattere”). Per inciso, la costruzione assoluta è di fatto intransitiva, ma in questa sede ci interessa la possibilità di costruire il verbo con la preposizione a. Nel descrivere il verbo come transitivo o assoluto, i dizionari trascurano un altro costituente che spesso entra nella costruzione di ribattere (controbattere, replicare), rappresentato dalla persona a cui si ribatte. I dizionari, per la verità, trascurano questo costituente perché non lo considerano ammissibile. Del resto, se guardiamo all’etimologia, ribattere significa ‘battere di nuovo’, quindi richiede un oggetto diretto e non contempla una persona a cui si ribatta. Lo stesso vale per replicare, che significa ‘piegare di nuovo’. Ancora più netto sarebbe il rifiuto per la preposizione a del verbo controbattere ‘battere contro’. Le costruzioni ribattere (controbattere, replicare) a qualcuno e ribattere (controbattere, replicare) a qualcosa si spiegano, pertanto, con l’analogia: sono, cioè, attratte dalla costruzione di rispondere, di cui i verbi sono sinonimi.
Nei termini della grammatica valenziale, quindi, il verbo è ufficialmente bivalente: io ribatto qualcosa (oppure con proposizione oggettiva io ribatto che…), anche con l’oggetto sottinteso: io ribatto. Il dizionario Sabatini-Coletti contempla anche una costruzione trivalente, ma non con il complemento di termine: ribattere alla porta ‘battere di nuovo su qualcosa’ e ribattere sullo stesso punto ‘insistere’. Nessun esempio di io ribatto qualcosa a qualcuno (oppure con proposizione oggettiva io ribatto a qualcuno che…), né di io ribatto a qualcuno, né di io ribatto a qualcosa. Eppure, lo stesso dizionario Treccani on line riporta come esempio di costruzione transitiva (!) al punto 3b la frase “Ha ribattuto a tutte le tue critiche” (ovvero, appunto, io ribatto a qualcosa).
La ricerca di esempi di ribattere a qualcosa sia on line sia nell’archivio della Biblioteca Italiana Zanichelli (BIZ) non restituisce attestazioni autorevoli; l’uso, quindi, è da considerarsi meno formale di quello senza complemento di termine.
Fabio Ruggiano
