“La prima volta che una lingua migra”

Categorie: Morfologia, Semantica, Sintassi

QUESITO:

Ho dovuto tradurre un testo dal tedesco, che include la frase che segue. L’editor della casa editrice ha trasformato migra in migri. Ma a me questa soluzione non piace. È davvero sbagliato migra?

“Dubito che l’arabo diventerà un giorno un idioma europeo, ma non sarebbe la prima volta, nella storia del continente, che una lingua migra qui da Paesi lontani”.

 

RISPOSTA:

L’indicativo migra è decisamente preferibile; il congiuntivo è, invece, al limite dell’accettabile. La proposizione che una lingua migra qui da Paesi lontani è, infatti, una relativa, che ammette il congiuntivo con una sfumatura consecutivo-finale, qui assente, oppure se l’antecedente è indeterminato (per esempio “Non c’è una volta che non si faccia riconoscere”), mentre qui è determinato (la prima volta).

Il congiuntivo sarebbe la forma preferibile se la proposizione fosse una soggettiva; in quel caso, però, che non sarebbe un pronome, bensì una congiunzione, e la frase avrebbe un’altra forma, per esempio ma non sarebbe strano/sorprendente/insolito che una lingua migri qui… (per quanto riguarda il tempo del congiuntivo in una frase come questa si veda qui).

Le relative con antecedenti come la volta, il momento, il giorno presentano il problema della forma del pronome: qualcuno preferisce, infatti, la volta/il momento/il giorno in cui, visto che il pronome avrebbe la funzione sintattica di complemento di tempo determinato. Non c’è ragione, però, di non usare che, considerando che il complemento di tempo determinato non richiede sempre la preposizione (“Quella volta ci siamo divertiti”, non *“In quella volta ci siamo divertiti”).

Fabio Ruggiano

Parole chiave: Analisi del periodo, Analisi grammaticale, Analisi logica, Congiunzione, Pronome, Verbo
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