Come scritto nella risposta 2800836, nella costruzione della relativa vorrei X che agisce il modello della completiva vorrei che X. La preferenza sempre più marcata per il congiuntivo imperfetto in quest'ultimo tipo di proposizione in dipendenza dal condizionale (anche di verbi non di desiderio, opportunità, necessità) si trasmette anche all'altro tipo (la relativa), senza, però, che ci sia una ragione sintattica per questo. Si noti che la preferenza per il congiuntivo imperfetto nella completiva è a sua volta dovuta al modello del periodo ipotetico, nel quale il condizionale presente è di norma associato proprio al congiuntivo imperfetto (vorrei che tu fossi < vorrei se tu fossi; mi aspetterei che tu venissi < mi aspetterei se tu venissi). Se consideriamo questi passaggi, è prevedibile che il senso ipotetico rimanga percepibile nella completiva e nella relativa dipendente da un condizionale. Dobbiamo, però, rilevare che nella completiva e nella relativa l'ipoteticità dipende non da ragioni sintattiche, ma di analogia: il congiuntivo imperfetto, infatti, non veicola in astratto una sfumatura semantica particolare, ma si carica di questa sfumatura quando è inserito nello schema del periodo ipotetico. La proposizione completiva e quella relativa, pertanto, dovrebbero essere estranee a questo significato.
Insomma "Guarderei volentieri un film che abbia come protagonista Al Pacino" è la forma attesa per la relativa al presente; "Guarderei volentieri un film che avesse come protagonista Al Pacino" è una forma che ricalca il periodo ipotetico del secondo tipo, ma che, rimanendo nel costrutto della proposizione relativa, indica che la qualità del film (avere come protagonista Al Pacino) riguarda il passato (e, al pari della frase della risposta 2800836, è un po' bizzarra, perché la qualità passata non può che permanere nel presente). A riprova di questa ricostruzione, osserviamo che cosa succede se sostituiamo l'indicativo al congiuntivo nella proposizione relativa: guarderei un film che abbia come protagonista... è del tutto equivalente (ma più formale) a guarderei un film che ha come protagonista...guarderei un film che avesse come protagonista... è equivalente a guarderei un film che aveva come protagonista...
Non mi spingerei fino a definire sbagliato il congiuntivo imperfetto nella proposizione relativa retta da un condizionale: vero è, infatti, che il modello del periodo ipotetico è forte e che molti parlanti attribuiscono all'imperfetto, per via di questo modello, un maggiore grado di ipoteticità rispetto al presente. Dopo tutto, la lingua è fatta di percezione: non ci sono strutture obbligate per natura, ma soltanto strutture alle quali gruppi di parlanti assegnano concordemente gli stessi significati. Finché si potrà scegliere tra il presente e l'imperfetto (è possibile, infatti, che in futuro l'imperfetto diventi la forma dominante), però, propenderei ancora per il presente; oltre a essere la forma sintatticamente attesa, si noti, il presente evita l'ambiguità tra guarderei un film che avesse (= 'eventualmente ha') e guarderei un film che avesse (= 'aveva'). 
Fabio Ruggiano