Il problema non è semantico né sintattico, ma d'uso. Nella lingua, infatti, alcuni blocchi di parole si cristallizzano e, con il tempo, diventano persino quasi immodificabili (e prendono il nome di collocazioni). Si pensi a pioggia torrenzialescorrere l'indiceprofondamente ingiusto. Il nome angolatura con il significato di 'punto di vista' di solito è usato nell'espressione considerare / esaminare / guardare / osservare / valutare (qualcosa) da una (certa) angolatura; qualsiasi altra espressione suona insolita, a prescindere dalla legittimità semantica e dalla correttezza sintattica. Assumere un'angolatura e porsi in un'angolatura, per esempio, sono semanticamente possibili e sintatticamente corrette, ma mentre la prima è effettivamente usata, per quanto non frequentemente (la ricerca con Google restituisce circa 1.600 risultati, che è un numero piuttosto basso), la seconda è del tutto ignota all'uso. Per angolo visuale valgono le stesse restrizioni di angolatura. Anche prospettiva predilige da una (certa) prospettiva; rispetto alle altre parole qui considerate, però, è certamente quella più comune e quindi ammette più facilmente la composizione con parole diverse: assumere una prospettiva, infatti, restituisce circa 230.000 occorrenze nella ricerca con Google, porsi in una certa prospettiva circa 130.000.
Fabio Ruggiano