La sua analisi grammaticale è corretta, ma la sua conclusione no, perché considera soltanto il singolo sintagma e trascura il piano più importante: quello testuale (che comprende anche quello logico). È, infatti, vero in astratto che chiunque fosse sul luogo può riferirsi a qualunque momento, passato, presente o futuro; in questo contesto particolare, però, non può che riferirsi al momento dell'incidente, sia perché esso è stato appena evocato, sia perché è logico pensare che i presenti siano chiamati a testimoniare sull'incidente, non sui loro spostamenti abituali. Non a caso, lei non ha avuto dubbi nell'interpretare così la frase, e, immagino, sarebbe stata molto sorpresa se il giornalista avesse inteso riferirsi, con questa espressione, al presente o al futuro.
Le sue proposte di correzione non sono, quindi, necessarie e, per quanto non impossibili, peggiorano la frase. Il trapassato è incompatibile con la consecutio temporum (perché non avrebbe senso chiedere l'aiuto di persone che fossero state sul luogo dell'incidente prima che l'incidente avvenisse e non mentre avveniva), quindi può essere interpretato soltanto come forma dell'ipotesi improbabile. Con questo tempo, quindi, il giornalista descriverebbe come improbabile l'eventualità della presenza sul luogo dell'incidente delle persone mentre sta chiedendo a queste stesse persone di farsi avanti e aiutare la polizia. Il passato, infine, cancella la sfumatura continuata dell'imperfetto, risultando un po' ambiguo. Con l'imperfetto, infatti, non c'è dubbio che la presenza vada interpretata come contemporanea all'incidente; con il passato, invece, la presenza potrebbe anche situarsi in un altro momento. In altre parole, con il passato il giornalista potrebbe intendere che è richiesto l'aiuto di persone che siano state sul luogo in qualunque momento del passato, prima dell'incidente, durante l'incidente, dopo l'incidente, come se l'importante sia non il fatto che abbiano assistito all'incidente, ma il fatto che conoscano il posto. 
Fabio Ruggiano