Il complemento di vocazione è, in questo caso come in tutti gli altri, tematicamente e prosodicamente separato dal predicato, quindi è bene farlo precedere, ma anche seguire, dalla virgola. Tematicamente è separato in quanto rappresenta un'informazione secondaria, un'aggiunta; prosodicamente perché nel parlato lo racchiudiamo tra due pause. Qualche esempio letterario (che rispecchia espressioni molto comuni): "Sicché tanti, tanti auguri, Gigi mio! Salutami la tua mammina e dalle un bacio per me!" (Carlo Emilio Gadda, Novelle dal ducato in fiamme, 1953); "Mo' me ne devo andare, poi oggi vi faccio venire a spolverare da Assunta, eh? Tanti auguri, papà, e buon anno" (Giuseppe Montesano, Nel corpo di Napoli, 1999);  "Auguri, Federì. Tornò a casa fuori di sé per la gioia" (Domenico Starnone, Via Gemito, 2001). 
La mancanza della virgola prima e dopo il complemento di vocazione è una pecca che diminuisce la precisione dello scritto, a meno che non dipenda da una scelta espressiva, ad esempio la mimesi di un'enunciazione concitata in un contesto letterario.
Fabio Ruggiano