I due nomi condividono l'origine, che è il verbo francese croquer 'scricchiolare' (ma in italiano esiste anche il verbo croccare) e sono stati coniati in ambito gastronomico. Fin dal Settecento, il croccante è un dolce di mandorle e zucchero caramellato, mentre ottocentesca è la polpetta di patate o carne impanata e fritta nota come crocchetta. Va detto che la crocchetta non è affatto croccante, ma deriva il suo nome probabilmente dalla forma di un biscotto, chiamato crochetto (quello sì croccante), che esisteva già nel Settecento.
Croccantino, diminutivo di croccante, è recentissimo, addirittura degli anni Duemila (il dizionario Treccani lo ha inserito solamente nel 2016), e designa esattamente il cibo secco per gli animali domestici, oltre che, marginalmente, il gusto di gelato o altro dolce ispirato al croccante.
Entrambi i nomi sono ben formati; dal punto di vista semantico, croccantino è del tutto legittimo (sebbene di recente coniazione), mentre l'uso di crocchetta è curioso, visto che le crocchette tradizionali non richiamano affatto, per forma e consistenza, il cibo secco per gli animali. Si aggiunga che il GRADIT registra sotto il lemma crocchetta solamente quello tradizionale di 'polpetta'. Per quanto curioso, però, non si può dire scorretto: l'evoluzione della lingua segue spesso dei percorsi non riconducibili solamente alla logica razionale; e nemmeno poco comune: una rapida ricerca in Internet con il motore di ricerca google restituisce molti più risultati per "crocchette per cani e gatti" che per "croccantini per cani e gatti". I parlanti, quindi, nonostante la poca somiglianza tra le crocchette e il cibo secco per gli animali, sembrano preferire crocchette a croccantini per definire questo alimento. La preferenza dei parlanti è un argomento decisivo per ritenere legittimo anche crocchetta, accanto a croccantino.
Fabio Ruggiano