Il condizionale presente si comporta, ai fini della consecutio temporum con le proposizioni completive, come l'indicativo presente, quindi penserei che = penso che. Ne consegue che per rappresentare un evento contemporaneo alla reggente la proposizione completiva vada costruita con il presente: "Penserei (= penso) che tu sia stupido"; per rappresentare un evento precedente, invece, la completiva richiede il passato: "Penserei (= penso) che tu sia stato stupido", oppure l'imperfetto, se l'evento si è prolungato nel tempo: "Penserei (= penso) che tu fossi stupido". Con verbi che esprimono volontà, necessità, opportunità, la consuetudine (talmente radicata da avere quasi la forza di una regola) è che per esprimere la contemporaneità si usi l'imperfetto: "Vorrei che tu fossi più cortese", e per esprimere l'anteriorità si usi il trapassato: "Vorrei che tu fossi stato più cortese". Se nella reggente al posto del condizionale presente si usa l'indicativo imperfetto con funzione di condizionale presente la consuetudine rimane valida: "Volevo (= vorrei) che tu fossi più cortese". 
Per quanto riguarda la scelta tra l'indicativo e il congiuntivo nell'oggettiva la rimando alle tante risposte sull'argomento presenti nell'archivio di DICO. 
Fabio Ruggiano