La frase è molto comune e non si può dire totalmente scorretta, sebbene al suo interno riconosciamo alcune forzature grammaticali. Innanzitutto notiamo la ridondanza pronominale a me... me, dovuta alla dislocazione a sinistra del sintagma preposizionale a me con conseguente enfatizzazione dello stesso. Il sintagma, cioè, risalta, è più "forte", perché è sistemato all'inizio della frase (a sinistra) e può essere pronunciato con una intonazione particolare e una pausa che lo separa ulteriormente dal resto. Una seconda forzatura riguarda il verbo fregarsene. Questo verbo è formato sulla base di fregare, a cui si aggiungono i pronomi si (nella forma se) e ne. L'unione di queste parti produce un cambiamento non solo della forma, ma anche del significato del verbo base: fregarsene, infatti, ha un significato completamente diverso da fregare. I verbi come fregarsene (andarsenecavarselaintenderseneintendersela, vedersela, metterci, volerci...), detti procomplementari, sono un po' ai margini della grammatica ufficiale, perché i pronomi che ne fanno parte hanno una funzione non chiara, e perché hanno significati "espressionistici", nel senso che veicolano forti sfumature emotive (si pensi alla forza espressiva di me ne vado rispetto a vado via o a quella di me la sono cavata rispetto a ho superato quella difficoltà).
Le forzature abbassano il livello di accettabilità della frase, quindi la rendono particolarmente adatta a contesti comunicativi privati, in cui è più importante manifestare le emozioni che seguire passo passo le regole grammaticali standard. Al contrario, in contesti pubblici, specie scritti, si può usare una variante come non sono affatto interessato / interessata o simili.
Fabio Ruggiano