La funzione dell'indicativo e del condizionale è sempre chiara; è facile cogliere il cambiamento di significato tra, per esempio, che tu vuoi e che tu vorresti. La variante all'indicativo è oggettiva, reale, fattuale; quella al condizionale è potenziale, o meglio condizionata (presuppone, cioè, un evento che renda possibile l'avverarsi dell'evento al condizionale: che tu vorresti se ne avessi la possibilità). Più difficile è stabilire la funzione del congiuntivo, che figura spesso (non sempre) come un'alternativa più formale all'indicativo e non aggiunge nessun significato specifico alla frase. 
Il congiuntivo ha appunto una funzione di innalzamento del registro nelle sue tre frasi; non si apprezza, infatti, alcuna differenza di significato tra che tu vuoi e che tu voglia nelle prime due, né tra dove ci si può dove ci si possa nella terza.
Per quanto riguarda il tempo da usare, la proposizione relativa è particolarmente slegata dalla consecutio temporum; al suo interno i tempi segnalano il momento in cui avviene l'evento, nel presente, nel passato o nel futuro, non quale rapporto temporale ci sia tra questo evento e l'evento della reggente. La relativa che tu vuoi, pertanto, riguarda il presente, la relativa che tu vorrai, invece, riguarda il futuro. Servirebbe... dove si potesse, infine, è incoerente, perché il verbo della reggente (servirebbe) implica che l'evento della relativa sia presente o futuro, non passato.
Fabio Ruggiano