Le forme successe e succedette sono varianti, ugualmente corrette, morfologiche (cioè relativamente alla forma), del tutto equivalenti nel significato. Nell'italiano contemporaneo è decisamente preferita la forma successe, sia nel senso di 'accadde' sia in quello di 'prese il posto di'. Visto che la forma succedette è più rara, a essa è stato associato il significato meno comune del verbo, ovvero 'prese il posto di'. Tale associazione non ha un vero fondamento; si osservino i due esempi seguenti:
"la fissò [...] facendo una faccia stranissima, [...] a cui succedette [= 'di cui prese il posto'] una pallidezza di coleroso" (E. De Amicis, Amore e ginnastica,1892).
"Un silenzio profondo, che la impaurì, succedette [= 'accadde'] nella classe" (E. De Amicis, La maestrina degli operai, 1891).
Fabio Ruggiano