Le qualità delle persone o delle cose possono essere espresse in modi diversi. Prima di tutto c'è la possibilità di usare un aggettivo qualificativo (una donna di bassa statura = una donna bassa). Se si vuole usare un sintagma preposizionale si può scegliere soprattutto tra di e da. La differenza tra le due preposizioni è vaga e la scelta tra l'una e l'altra dipende soprattutto dalla preferenza dei parlanti. Volendo essere precisi, di è piuttosto rara, è seguita preferibilmente da un aggettivo e non vuole l'articolo: di bassa statura (non *della bassa statura), di poco conto (non *del poco conto). Dal punto di vista del significato, di rappresenta la qualità come inseparabile dal possessore: questa preposizione, infatti, indica una relazione stretta tra due elementi (è usata, non a caso, nel complemento di specificazione); da, invece, rappresenta la qualità come caratterizzante, posseduta in modo parziale o temporaneo. Con, infine, introduce una qualità che accompagna una persona o una cosa rimanendo ben distinta dalla persona o la cosa. Introduce anche il modo in cui un'azione è compiuta. Si osservino i seguenti esempi:
Luca è una persona di grande umanità;
Luca è una persona dalla grande umanità;
Luca è una persona con una grande umanità.
Il primo indica che l'umanità è connaturata in Luca, tanto che l'uno e l'altra non sono separabili.
Il secondo indica che Luca è caratterizzato dall'umanità, ma quest'ultima non lo identifica.
Il terzo è un po' forzato; nell'uso sarebbe costruito con una proposizione relativa (Luca è una persona che ha una grande umanità) oppure con dalla grande umanità. Rispetto a da, con indica che la qualità è associabile a Luca, ma in modo non stabile. Questa preposizione è più comunemente legata a un verbo, per introdurre il modo in cui l'evento descritto dal verbo avviene: "Luca si è comportato con grande umanità" (meno comune con una grande umanità). 
Dida + articolo e per + articolo possono esprimere anche la causa di un evento. Anche in questo caso di è raro e indica una relazione stretta tra i due elementi collegati (in questo caso il verbo e la causa). Piangere di gioia, quindi, è la descrizione di un tipo speciale di pianto, diverso da tutti gli altri. Piangere dalla gioia instaura una relazione meno stretta tra i due elementi, ma ancora speciale, tipica. Piangere per la gioia, infine, indica semplicemente la causa del pianto in una determinata situazione. Si noti che di e da non si possono usare sempre per esprimere la causa, ma descrivono soltato situazioni uniche o tipiche: si può, per esempio, piangere di dolore, ma piangere dal dolore è forzato; si può, invece, piangere dal gran dolore (e, al contrario, non è possibile *piangere di gran dolore). Non si può *piangere di fidanzato, né *piangere dal fidanzato, ma si può piangere per il fidanzato
Infine, andare da un luogo a un altro è preferito ad andare da un luogo in un altro perché il verbo andare non esprime l'ingresso, ma soltanto l'avvicinamento a un luogo. Andare in una stanza, infatti, è un po' forzato (molto meglio è entrare in una stanza), anche se in un contesto poco sorvegliato è accettabile. 
Fabio Ruggiano