Entrambe le varianti sono corrette. La prima è più formale perché rispetta la norma, che non è obbligatoria in questo caso, di usare l'infinito nella subordinata oggettiva quando il suo soggetto coincide con quello della reggente (come in questo caso); la seconda è accettabile, ma meno appropriata, perché, come detto, l'uso dell'infinito non è obbligatorio (anzi nella comunicazione parlata e nello scritto poco sorvegliato si preferisce l'indicativo) e perché la forma della reggente è simile a quella tipica dei verbi di comando (richiedere, ordinare, imporre...), con i quali vige l'obbligo di usare l'infinito nella subordinata, ma quando il soggetto di quest'ultima coincide con il destinatario dell'ordine (quindi non in questo caso). In altre parole, desidero informarti di avere a disposizione si confonde con desidero richiederti di avere pazienza, nella quale l'inifinito è richiesto perché il soggetto è tu, non io.
Nella frase c'è un altro problema: la formula allocutiva gentile cliente stride con il pronome tu; ci si aspetterebbe, invece, il lei (informarla). Dopo il complemento di vocazione iniziale, inoltre, è richiesta la virgola. Le forme più coerenti, in conclusione, sono "Gentile cliente, desidero informarla di avere a disposizione" (più formale), oppure "Caro cliente, desidero informarti che ho a disposizione" (amichevole).
Fabio Ruggiano