Sto continuando a scorrere con sommo interesse il vostro archivio.
Mi sono recentemente soffermata su uno degli ultimi articoli inseriti e ammetto di essere entrata un po' in difficoltà davanti alla spiegazione in esso contenuta.
Temo, ahimè, di non aver afferrato bene date regole.
È l'articolo 2800723.
Il fatto che nelle subordinate ipotetiche il grado di ipoteticità degli eventi sia escluso a favore della consecutio è un regola generale, oppure è limitato all'esempio posto dall'utente?
Mi è capitato, e mi capita ancora adesso, di scrivere frasi come
"Scrivimi, nel caso ti avessi/abbia bisogno di sfogarti", "Esco con l'ombrello, nel caso piovesse".
Sceglierei il tempo del congiuntivo non sulla scorta della consecutio, ma su quella del grado di ipoteticità: imperfetto meno probabile del presente.
Ricollegandomi a uno degli esempi dell'articolo, mi sarebbe venuto spontaneo scrivere
"Rimango fermo nel caso arrivasse qualcuno".
A proposito di consecutio, perdonatemi l'ultima preghiera di delucidazione.
Le locuzioni e le congiunzioni usate nelle proposizioni ipotetiche ammettono di norma solo il congiuntivo; suppongo dunque che sia il congiuntivo trapassato a fare ufficio del condizionale composto nella proiezione nel futuro.
Cerco di spiegarmi con una frase:
"Servì il dolce nel caso qualcuno avesse voluto gustarlo" = "Servì il dolce nel caso qualcuno (dopo che fosse stato servito) avesse voluto gustarlo".
Qui, mi pare che il congiuntivo trapassato tratteggi un'azione che, per quanto ipotetica, si rivela osteriore a quella della reggente.
Chiedo venia per la verbosa esposizione delle mie riflessioni e per essere tornata su un argomento esposto; ma la vostra sezione "archivio delle domande" è molto stimolante e formativa, oltreché ben organizzata.