In generale, le lingue non amano i sinonimi, perché sono uno spreco di materiale. Per questo, le parole che ci sembrano avere lo stesso significato si sovrappongono solo parzialmente, oppure hanno ambiti d'uso diversi (come comprare, comune, e acquistare, tecnico). Nel caso di sparlare e sproloquiare, i due verbi hanno un significato vicino, ma che rimane distinto. Sparlare significa, secondo il GRADIT (Grande dizionario italiano dell'uso, diretto da Tullio De Mauro), quasi esclusiavamente 'parlare con maldicenza', come suggerisce il prefisso s-, che indica in questo caso lo stravolgimento in negativo, la degenerazione, del significato della base. Il prefisso s- di sproloquiare non ha lo stesso significato di quello di sparlare, ma indica la ripetizione dell'azione espressa dal verbo (come in sbatteresfarfalliospennellare...): chi sproloquia, insomma, ripete l'introduzione (proloquium in latino è proprio l'introduzione al discorso) senza arrivare mai a trattare il cuore dell'argomento.
La sfumatura di malevolenza insita nel verbo sparlare, quindi, non appartiene a sproloquiare, che riguarda un modo di fare confuso e prolisso, a volte da fanfaroni, ma non malevolo.
Anche nel significato secondario di sparlare, 'parlare a sproposito', si mantiene una certa sfumatura di inopportunità, estranea a sproloquiare (e si consideri anche che il GRADIT classifica questa accezione di sparlare come BU, cioè 'basso uso').
Fabio Ruggiano