Le consonanti velari (la c di casa e la g di gatto) a volte vengono a trovarsi davanti a o a i a causa della flessione o della derivazione. Quando questo succede ci sono due possibilità: che si mantenga il suono, modificando la grafia (inserendo una h tra la consonante e la vocale), o che si mantenga la grafia, modificando il suono (le consonanti velari diventano palatali). Un esempio del primo tipo è il plurale dei nomi e degli aggettivi che al singolare finiscono in -co-ca-go-ga: teca techebongo > bonghilargo > larghi (e quindi anche largo > larghissimo). Un esempio del secondo tipo è l'alternanza vinco / vinci nel verbo vincere (ma anche simpatico > simpaticissimo).
Il criterio secondo cui si mantiene il suono o la grafia non è preciso; quasi sempre, se la parola di base è piana (cioè ha l'accento sulla penultima sillaba) nella flessione o nella derivazione si mantiene il suono (larghi e larghissimotecheantichi), se, invece, la parola è sdrucciola (cioè ha l'accento sulla terzultima sillaba) si mantiene la grafia (simpatico > simpaticisimpaticissmo). Un'eccezione a questa regola è amico > amici (non amichi). Tra i verbi, se l'infinito è piano si mantiene il suono (legare > io legotu leghi), se l'infinito è sdrucciolo si mantiene la grafia (oltre a vincere ricordiamo spingere > io spingotu spingi). 
Fabio Ruggiano