L'uso dell'aggettivo con funzione avverbiale è attestato fin dal Trecento ed è codificato nell'italiano standard. Se osserviamo la distribuzione di questo fenomeno oggi, notiamo che esso è tipico di espressioni idiomatiche o comunque cristallizzate: andare piano (e andarci piano), parlare fortetenere duro... Questo tipo di espressioni sposta di norma il registro verso il basso, al limite dell'informalità (e in casi come andarci piano supera questo limite).
A parte questi casi, però, l'aggettivo con funzione avverbiale è anche sfruttato in testi letterari o che hanno scopi estetici (ad esempio pubblicitari: vota comunistamangia sano...). Anche questi usi, pur rimanendo standard, sono diafasicamente orientati verso l'alto, ovvero verso la varietà letteraria.
Il suo esempio fa parte di questa seconda fenomenologia, nella quale l'aggettivo è scelto come variante libera dell'avverbio, funzionale a un effetto estetico o poetico.
Si noti che tra attento e attentamente si coglie anche una differenza semantica: l'aggettivo è un complemento predicativo, che indica l'atteggiamento del soggetto (= 'lo studiai rimanendo attento'); l'avverbio è un complemento di modo, che indica il modo in cui è svolta l'azione (= 'lo studiai in modo attento').
Fabio Ruggiano