Quando vicino (ma anche lontano) è singolare maschile non si distingue nella forma dall'avverbio, ed è, pertanto, difficile stabilire se abbia funzione di aggettivo o di avverbio. Ovviamente, se l'aggettivo si riferisce a un nome femminile e/o plurale il problema si risolve automaticamente: in il papa la volle vicina il papa li volle vicini la parola è un aggettivo; in il papa la volle vicino o il papa li volle vicino è un avverbio di luogo. La coincidenza morfologica rende difficile stabilire la funzione della parola perché, a monte, è difficile stabilire la differenza di funzione, quindi di significato, tra vicino aggettivo e vicino avverbio di luogo. Un modo per rilevare questa differenza è considerare che l'aggettivo rappresenta una qualità del nome a cui si riferisce, mentre l'avverbio indica una posizione relativa nello spazio. Per questo quando vogliamo comunicare la nostra partecipazione al dolore di una persona diciamo ti siamo vicini, non ti siamo vicino, perché vogliamo esprimere un sentimento, una caratteristica che in quel momento ci qualifica, non una posizione nello spazio. Con il verbo essere costruiamo comunemente espressioni che contrastano con questo principio: "- Dove sono i cani? - Sono vicini" (più insolito, sebbene più logico, sono vicino). Questo, però, si spiega con l'ambiguità semantica propria del verbo essere, che è prima di tutto la copula, quindi seleziona preferibilmente l'aggettivo, e solo secondariamente è un verbo spaziale, equivalente a trovarsi. L'ambiguità tocca comunque quasi tutti i verbi, perché è insita nella parola stessa vicino (così come in lontano): la posizione nello spazio, infatti, è affine a una qualità. Per questo, anche se sostituiamo si trovano a sono nell'esempio precedente, la costruzione non cambia di molto: "- Dove si trovano i cani? - Si trovano vicini". Va detto, però, che con trovarsi l'avverbio diviene molto più accettabile (si trovano vicino), perché il verbo seleziona più decisamente l'informazione relativa al luogo.
In definitiva, quindi, nel suo esempio vicino può essere tanto un aggettivo quanto un avverbio. Se è aggettivo, l'espressione è parafrasabile come il papa volle che lui gli fosse vicino; se è avverbio, propende per il papa volle che lui gli stesse vicino. Difficilmente, comunque, il parlante medio coglierebbe tale distinzione; sarebbe portato, invece, a considerare le due versioni della frase assolutamente equivalenti.
Dal punto di vista dell'analisi logica, l'aggettivo può essere considerato un attributo o un complemento predicativo dell'oggetto (a seconda dell'impostazione seguita); l'avverbio è, invece, un complemento di stato in luogo.
Fabio Ruggiano