Dipende da quanto bisogna essere fini nella valutazione. In entrambe le risposte c'è un difetto di fondo, che, però, forse potrebbe essere trascurato: di fronte alla domanda su un nomen rei actae (l'atto dello sproloquio), la prima descrive un nomen agentis (colui che produce uno sproloquio), la seconda un verbo (sproloquiare). Un errore di questo genere è comunissimo, tanto negli studenti quanto negli adulti, e dipende quasi sempre dalla scarsa abitudine a fare riflessione metalinguistica, cioè a riflettere analiticamente sulla lingua. Non saprei, quindi, quanto sia utile tenerne conto per i suoi fini.
Per quanto riguarda il contenuto delle risposte, mi sembra che siano entrambe equivalenti e sostanzialmente corrette.
Le consiglio anche di rileggere le risposte già date sull'argomento pubblicate nell'archivio di DICO. Le troverà facilmente usando la parola chiave sproloquio.
Fabio Ruggiano