Il primo punto da considerare è il verbo della proposizione Roma esisterà / esisterebbe. La scelta del modo del verbo dipende qui dalla volontà di rappresentare l'esistenza come un fatto certo (indicativo) o come la conseguenza di una condizione (condizionale).
Nel primo caso ci si aspetta che anche la subordinata temporale (che essendo al futuro ha già in sé una sfumatura di potenzialità) sia all'indicativo futuro (versione 1). Così facendo, i due eventi, pur in un rapporto di condizione-conseguenza, sono rappresentati come certi (per quanto sia possibile rappresentare come certi eventi non ancora avvenuti).
Possibile è anche il congiuntivo presente nella temporale dipendente dalla principale all'indicativo futuro (versione 3); si tratta della variante più formale della versione 1.
Con il condizionale nella principale, la subordinata temporale ammette ancora l'indicativo futuro ("Roma esisterebbe fino a quando esisterà il Colosseo"). In questo caso il condizionale è giustificato da un'altra condizione, diversa da quella dell'esistenza del Colosseo, recuperabile dal co-testo, ovvero la veridicità della predizione: "Roma esisterebbe (se fosse vera la predizione) fino a quando esisterà il Colosseo". Sarebbe un caso di condizionale di distanziamento; lo stesso che usano i giornalisti quando riportano fatti non confermati (per esempio: "L'imputato avrebbe ricattato il vicino di casa", ovvero "L'imputato avrebbe ricattato se l'accusa fosse vera, il vicino di casa").
Se, invece, costruiamo la temporale con il congiuntivo imperfetto (versione 2) mettiamo in relazione diretta la condizione del perdurare dell'esistenza del Colosseo e la conseguenza dell'esistenza di Roma.
La versione 4 della frase, infine, è scorretta, perché rappresenta la condizione all'interno della temporale ipotetica con il condizionale presente, che, invece, serve a rappresentare la conseguenza.
Fabio Ruggiano