L'alternanza tra indicativo e congiuntivo nelle proposizioni completive non è dovuta alla certezza dell'emittente su ciò che sta dicendo, ma al grado di formalità che vuole adottare. In particolare, in dipendenza da verbi di opinione (che, come capisce bene, esprimono già da sé l'idea dell'incertezza) il congiuntivo è fortemente consigliato, mentre l'indicativo (passato remoto o prossimo) suona un po' trascurato.
L'uso dei tempi del congiuntivo è regolato dalla consecutio temporum, che attribuisce a ogni tempo il suo ambito.
Il condizionale presente del verbo volere e di tutti i verbi che indicano desiderio, aspirazione, necessità regge di norma i tempi del passato del congiuntivo, quindi imperfetto e trapassato. Le ragioni di questa reggenza passata per un tempo presente sono spiegate nella risposta n. 2800136 dell'archivio.
Il congiuntivo presente in dipendenza dal condizionale presente di questi verbi è considerato errato, ma è comune, e accettabile, in contesti informali. Una frase come "Non vorrei che tu abbia sonno", insomma, è accettabile tra amici, sebbene più formale sia "Non vorrei che tu avessi sonno". Allo stesso modo, a "Non vorrei che tu abbia pensato di andare a dormire" si preferisce, in contesti formali, "Non vorrei che tu avessi pensato di andare a dormire".
Fabio Ruggiano