Il verbo pensare presenta delle difficoltà di non facile soluzione. In molti casi non ci sono dubbi: "io penso a lei", "io penso bene di lei". Quando, però, il verbo pensare è seguito da un verbo all'infinito, sorgono dubbi.
Faccio degli esempi: "Lui pensa a vendere la macchina" ben diverso da "Lui pensa di vendere la macchina". Nel primo caso s'intende che lui si occupa della vendita della macchina, nel secondo caso lui è dell'idea di vendere la macchina. Altri esempi: "Lui pensa a lavorare bene" contrapposto a " Lui pensa di lavorare bene". Nel primo caso lui s'impegna a lavorare bene, nel secondo caso lui ritiene di lavorare bene. La differenza non è sottile. Altro esempio: "Lui pensa a trovar moglie" e "Lui pensa di trovare moglie". Nel primo caso lui si dà da fare nella ricerca di una moglie, nel secondo caso lui pensa che troverà una moglie. Anche qui sono due concetti ben diversi. In altri casi la differenza è invece minima,
impercettibile: "Lui pensa a lasciare l'incarico"; " Lui pensa di lasciare l'incarico".
Ora  le chiedo: le risulta che esista una regola nell'utilizzo del verbo pensare?
Quando pensare a e quando pensare di