​Nella prima coppia, la soluzione con la subordinata implicita è più formale. Essa ha il vantaggio di nascondere il problema dell'accordo del verbo con il soggetto della subordinata (detta pseudorelativa). Se si considera attentamente, infatti, il che che introduce la subordinata è a metà strada tra la prima e la terza persona, come se ci fosse un colui (o quello o simili) sottinteso: "Non sono io (colui) che deve rispondere". A riprova di questo, se capovolgiamo le posizioni del soggetto e del verbo essere nella proposizione reggente colui diventa obbligatorio, e di conseguenza l'accordo del verbo della subordinata è alla terza persona: "Io non sono colui / quello / la persona che deve rispondere". La concordanza alla terza persona, che in presenza di colui è obbligatoria, è, però, innaturale senza colui, quindi preferiamo concordare il verbo "logicamente" con io, oppure aggirare il problema con l'infinito.
Nella seconda coppia, la variante con l'aggettivo possessivo è decisamente poco comune e formale, tanto da essere adatta a uno scritto letterario ed essere, invece, da evitare in qualsiasi altra sede. Si pensi a quanto suonerebbe ironica tale costruzione associata a un evento quotidiano: "Il parrucchiere taglia i miei capelli". Se, però, rendiamo la frase più aulica, ecco che la costruzione diviene accettabile: "Il parrucchiere acconciò la mia chioma con maestria".
Fabio Ruggiano