​Le sue riflessioni semantiche su conquistare sono soggettive e non toccano il signficato codificato del verbo. Incidono, piuttosto, sul senso che lei vuole veicolare nel suo testo particolare. Per veicolare la sfumatura da lei ricercata, dovrebbe esplicitarla in modo più disteso, piuttosto che affidarla al significato di un singolo verbo. Va sottolineato che proprio il significato dei due verbi modifica la rappresentazione degli oggetti a essi legati. Conquistare si lega a oggetti (in senso lato) raggiungibili attraverso il superamento di ostacoli; conseguire ha in sé il tratto del 'seguire' e per questo raffigura l'oggetto come l'esito di un processo (tacendo delle qualità di questo processo). Tanto per chiarire la differenza, si può conquistare una coppa, ma non si può conseguire una coppa, perché comunemente la coppa è considerato il simbolo di una vittoria, quindi allude al superamento di una prova. Anche con vittoria, il verbo conquistare sottolinea la difficoltà, conseguire solamente il risultato. Tipicamente, non a caso, l'oggetto che si consegue è proprio un risultato; molto innaturale, invece, è conquistare un risultato, perché il significato di risultato non è facilmente associabile 'difficoltà'. E, per fare un ultimo esempio, si può conquistare la vetta di una montagna, ma non si può conseguire lo stesso oggetto. 
Consquistare, insomma, rimane, tra i due, il verbo più adatto a un oggetto come il Paradiso, ferma restando la possibilità di sottolineare la natura del tutto particolare delle difficoltà da superare.
Fabio Ruggiano