I due casi sono riconducibili alla stessa figura, la diafora, ovvero la ripetizione dello stesso termine a breve distanza con un significato diverso. Lo scarto tra il nome proprio e il nome comune ricorda l'uso che della figura fa Manzoni nei Promessi sposi: "La mattina seguente Don Rodrigo si destò Don Rodrigo", in cui il secondo Don Rodrigo funge più da sintagma nominale comune che da nome proprio e si interpreta come 'la solita persona', 'la persona che era sempre stata'. Nel secondo caso, il significato dell'aggettivo passa da quello figurato (cieca) a quello proprio (cieco detto di Amore) nuovamente a quello figurato (cieco detto del popolo).
La aequivocatio è un caso estremo di paronomasia, nel quale due parole omografe sono usate nella stessa frase, ad esempio: "L'uomo è solito amare le cose amare", o "Salutare le persone cordialmente è salutare ('giovevole alla salute')".
​Fabio Ruggiano